Disturbo evitante di personalità

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Il disturbo evitante di personalità (nei paesi di lingua inglese abbreviato in APD o AvPD dalla definizione inglese Avoidant Personality Disorder) a volte detto anche disturbo ansioso di personalità, è un disturbo di personalità caratterizzato da uno schema di comportamento penetrante di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, estrema sensibilità a valutazioni negative nei propri confronti e la tendenza a evitare le interazioni sociali. Le persone affette da disturbo evitante di personalità spesso si considerano socialmente incapaci o non attraenti a livello personale ed evitano le interazioni sociali per timore di essere ridicolizzati, umiliati od oggetti di antipatie. Tipicamente, si presentano come persone che amano stare da sole e riferiscono di sentire un certo senso di estraniazione dalla società.

Il disturbo evitante della personalità è di solito osservato all'inizio dell'età adulta, ed è associato ad un certo senso di "rigetto" effettivo o percepito dal genitore o dai coetanei durante l'infanzia. Se il sentimento di rigetto sia dovuto al severo monitoraggio dei comportamenti interpersonali attribuito alla gente affetta dal disturbo, è cosa ancora da dimostrare.

Stile evitante di personalità contro disturbo evitante di personalità[modifica | modifica sorgente]

Dovrebbe essere considerato che molte più persone hanno "stili evitanti" piuttosto che avere questo disturbo di personalità. La differenza sostanziale tra queste due condizioni può essere determinata valutando quanto profondamente esse intacchino il "funzionamento" della vita quotidiana di un individuo. In altre parole la personalità evitante può essere pensata come l'attraversamento di un "ponte" tra il sano e il patologico. Lo stile evitante è all'estremità della parte sana, mentre il disturbo evitante di personalità giace all'estremità della parte non sana.

Caratteristiche dello stile evitante di personalità:

# Sentirsi a proprio agio con l'abitudine, la ripetizione e la routine;
  1. Preferire il conosciuto allo sconosciuto;
  2. Stretta fedeltà alla famiglia e/o a pochi amici; tendenza ad avere la casa come punto di riferimento (e di conseguenza esce poco);
  3. Sensibile e preoccupato circa quello che gli altri pensano di lui; tendenza ad essere impacciato e apprensivo;
  4. Molto discreti e prudenti nel trattare con gli altri
  5. Tendenza a mantenere un modo di comportarsi riservato e autorepresso attorno agli altri;
  6. Tendenza ad essere curiosi e a focalizzare attenzione considerevole sugli hobby e i passatempi; comunque, alcuni si impegnano in comportamenti controfobici con successo.

Caratteristiche del disturbo evitante di personalità:

  1. Esagerano le difficoltà potenziali, i pericoli fisici o i rischi connessi facendo qualcosa di ordinario, ma al di fuori delle loro routine;
  2. Non hanno amici intimi o confidenti o solo uno al di là dei parenti più stretti; evitano attività che implicano un contatto interpersonale significativo;
  3. Riluttanti a coinvolgersi con la gente a meno di avere la certezza di essere accettati; si offendono facilmente davanti a critiche o disapprovazioni;
  4. Timorosi di imbarazzarsi arrossendo, piangendo o mostrando segni di ansia di fronte ad altre persone;
  5. Reticenti in situazioni sociali a causa di un timore di dire qualcosa di inappropriato o sciocco, o di non essere capaci di rispondere a una domanda;
  6. Tendono ad avere un rendimento al di sotto le proprie possibilità e trovano difficile focalizzare l'attenzione sulle attività professionali o sugli hobby.

Criteri diagnostici (DSM-IV TR)[modifica | modifica sorgente]

Il DSM-IV TR dell'American Psychiatric Association, un manuale largamente utilizzato per la diagnosi dei disturbi mentali, classifica il Disturbo evitante di personalità tra i disturbi di personalità del Cluster C, definendolo come un "quadro pervasivo di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza, ipersensibilità a valutazioni negative, che compare entro la prima età adulta, ed è presente in una varietà di contesti, come indicato da quattro (o più) dei seguenti elementi"[1]:

  1. Evita attività professionali che implicano significativi contatti personali, a causa di timori di critiche, disapprovazioni o rifiuti;
  2. È riluttante a coinvolgersi con la gente a meno di avere la certezza di essere accettati;
  3. Mostra ritegno all'interno di relazioni intime a causa del timore di essere deriso o ridicolizzato;
  4. È preoccupato di essere criticato o rifiutato in situazioni sociali;
  5. È inibito nelle nuove situazioni interpersonali a causa di sensazioni di inadeguatezza;
  6. Vede se stesso come socialmente incapace, non attraente a livello personale o inferiore agli altri;
  7. È insolitamente riluttante a intraprendere rischi personali o di impegnarsi in qualsiasi nuova attività perché può provare imbarazzo.

Il disturbo evitante di personalità è spesso confuso con il disturbo antisociale di personalità; in realtà si tratta di un errore assolutamente da non commettere in quanto, in termini clinici, il termine "antisociale" denota sociopatia, non inibizioni sociali.

Collegamento con altri disturbi mentali[modifica | modifica sorgente]

La ricerca suggerisce che le persone affette da disturbo evitante di personalità, in comune con persone affette da altre fobie sociali, monitorano eccessivamente le proprie reazioni interiori quando sono coinvolti in interazioni sociali. Comunque, al contrario invece di persone affette da altre fobie sociali, monitorano eccessivamente anche le reazioni delle persone con cui stanno interagendo. L'estrema tensione creata da questo monitoraggio può giustificare il modo di parlare titubante e la taciturnità di molte persone affette da disturbo evitante della personalità. Sono così preoccupati di monitorare se stessi e gli altri che produrre un discorso fluente diventa difficile.

Viene riportato che il disturbo evitante di personalità è prevalente nelle persone con disturbi d'ansia, sebbene stime di comorbità variano largamente a causa di differenze (tra le altre) negli strumenti diagnostici. La ricerca suggerisce che approssimativamente il 10-50% delle persone che hanno una sindrome da attacchi di panico con agorafobia hanno anche il disturbo evitante di personalità, così come il 20-40% che hanno una fobia sociale (disturbo d'ansia sociale). Alcuni studi riportano tassi di prevalenza fino al 45% tra le persone affette da un disturbo d'ansia generalizzato e fino al 56% delle persone con un disturbo ossessivo-compulsivo (Van Velzen, 2002). Sebbene non sia menzionato nel DSM-IV, teorici precedenti hanno proposto un disturbo della personalità che ha una combinazione di caratteristiche derivanti dal disturbo borderline di personalità e dal disturbo evitante di personalità, chiamato "personalità mista evitante-borderline" (APD/BPD).[2]

Cause[modifica | modifica sorgente]

La causa del disturbo evitante di personalità non è chiaramente definita, e può essere influenzata da una combinazione di fattori sociali, genetici e biologici. Specificamente, vari disturbi d'ansia nell'infanzia e nell'adolescenza sono stati associati a un temperamento caratterizzato da inibizione comportamentale, includendo caratteristiche di timidezza, timore e introversione nelle situazioni nuove.

Molte persone a cui è stato diagnosticato il disturbo evitante di personalità hanno avuto precedenti esperienze croniche dolorose di critica e rigetto da parte dei genitori. Il bisogno di legare con i genitori "inclini al rifiuto" rende la persona affetta dal disturbo "affamata" di relazioni, ma il suo gran desiderio gradualmente si sviluppa in una "corazza" difensiva di autoprotezione contro le critiche ripetute dei genitori.

Molti altri, al contrario, affermano di aver avuto problemi di genitori ultra-protettivi che gli hanno impedito di sviluppare una propria personalità.

Sintomi[modifica | modifica sorgente]

Le persone affette da disturbo evitante della personalità sono preoccupate dei propri deficit e formano relazioni con gli altri solo se credono che non saranno respinti. La perdita e il rigetto sono così dolorosi che queste persone sceglieranno di restare soli piuttosto che rischiare di tentare di mettersi in relazione con gli altri. Inoltre questo disturbo a lungo andare tende a causare stress, depressione e ansia (l'ultima può generare patologie differenti da soggetto a soggetto quali pancia gonfia, nodo alla gola, mancanza di fiato, stanchezza, cicli variabili dell'umore, gesti continui, fobie ingiustificate, attacchi di panico e infine disturbi ossessivi compulsivi.)

I sintomi principali di un affetto dal disturbo sono:

  • Ipersensibilità alla critica o al rigetto;
  • Isolamento sociale autoimposto;
  • Estrema timidezza in situazioni sociali, nonostante si senta un grosso desiderio di relazioni intime;
  • Tendenza ad evitare le relazioni interpersonali;
  • Sensazioni di inadeguatezza;
  • Bassa autostima;
  • Diffidenza nei confronti degli altri;
  • Allontanamento emozionale correlato all'intimità;
  • Avere un'alta consapevolezza di sé;
  • Autocritico circa i propri problemi di relazione con gli altri;
  • Problemi nello svolgere alcuni compiti professionali;
  • Autopercezione di una vita propria di solitudine;
  • Sensazione di sentirsi inferiore agli altri;
  • Creazione di un mondo di fantasia.

Trattamento[modifica | modifica sorgente]

Il trattamento del disturbo evitante di personalità può servirsi di varie tecniche, come ad esempio allenamento delle abilità sociali, terapia cognitiva, trattamento di esposizione per aumentare gradualmente i contatti sociali, terapia di gruppo per far pratica con le abilità sociali e a volte terapia farmacologica.[3] Una questione-chiave nel trattamento è guadagnare e mantenere la fiducia del paziente, dal momento che le persone affette da DEP spesso iniziano ad evitare le sessioni di terapia se non hanno fiducia nel terapista o temono un rigetto. Lo scopo principale sia della terapia individuale sia della terapia di gruppo è, per le persone affette dal disturbo, iniziare a "sfidare" le proprie credenze esageratamente negative sulla propria personalità.[4] Anche se non approvati dalla comunità psicologica, è apparso un certo numero di siti web sull'argomento e tali siti hanno la pretesa di offrire suggerimenti alle persone affette dal disturbo. L'idea principale che corre attraverso questi siti, un'idea che sarebbe condivisa anche dalla comunità psicologica, è che le persone affette dal disturbo hanno visioni negative su loro stesse non realistiche e che lo "sfidare" queste credenze è il primo passo per superare questo disagio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Mini DSM-IV-TR", pg.322
  2. ^ Kantor, 1993, p.4
  3. ^ Comer, 1996
  4. ^ Eckleberry, 2000
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