Riduzione del danno

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La riduzione del danno è una strategia di intervento nata per arginare il propagarsi di malattie infettive tra i consumatori di sostanze illecite per via endovenosa, e in seguito, data la sua efficacia, allargatasi anche ad ambiti diversi da quello delle sostanze stupefacenti (come ad esempio la prostituzione).

La riduzione del danno si basa, fondamentalmente, su due pratiche: in primo luogo, la distribuzione di materiale sterile gratuito (siringhe, tamponi, acque) ai tossicodipendenti, incentivando la restituzione, da parte di questi, delle siringhe usate: negli anni ottanta la principale causa di infezione da HIV o epatiti nella popolazione tossicodipendente era costituita dallo scambio di sirighe infette; in secondo luogo, sulla promozione della prevenzione mediante il passaggio di informazioni attraverso i diretti interessati (educazione tra pari o peer education). Tali pratiche si svolgono solitamente in strutture preposte fisse (dette "drop-in") o mobili (camper o autobus che raggiungono i luoghi di consumo). La particolare modalità attraverso cui questi servizi accolgono l'utenza è definita come "bassa soglia" .

È sottinteso che alla base di questa strategia deve sussistere quantomeno la non discriminazione dei consumatori di sostanze, se non l'accettazione del consumo.

Le politiche di riduzione del danno sono oramai entrate a pieno titolo nei quattro pilastri che determinano dal 1994 le politiche europee sulle droghe (lotta al narcotraffico, prevenzione, cura e riabilitazione, riduzione del danno), anche se non sono accettate in egual misura in tutti i paesi dell'Unione Europea. A livello medico ed epidemiologico l'efficacia di questo modello di intervento è stata ampiamente dimostrata, così come è dimostrato l'alleggerimento del peso del fenomeno della tossicodipendenza a livello di costi sociali.

Nell'ambito della riduzione del danno rientrano varie altre pratiche. Tra le più controverse si annoverano le cosiddette "Consumption room" (o narcosale, o shooting room, o drug user room: hanno spesso nomi diversi a seconda dei contesti): si tratta di strutture in cui i tossicodipendenti possono usare la sostanza sotto costante controllo medico, il che riduce notevolmente il rischio di overdose oltre che di infezione, e facilita, eventualmente, l'aggancio del tossicodipendente che intende entrare in terapia da parte dei servizi preposti.

Esistono strutture del genere in Australia, Canada, Germania, Inghilterra, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Spagna e Svizzera. Alcune funzionano a regime, altre solo in via sperimentale. Il dibattito sulla loro efficacia è tuttora aperto: nonostante i riscontri scientifici appaiano positivi, la comprensibile avversione morale ed etica di parte dell'opinione pubblica e degli esponenti politici ne frena la diffusione. A livello internazionale, tra i principali avversari della riduzione del danno e delle sale di iniezione sono proprio gli enti ONU che si occupano di contrastare il narcotraffico e il consumo di sostanze (UNODC, United Nation Office fo Drugs and Crime, e UNDCP, United Nation international Drug Control Programme).

Le filosofie, le idee e le posizioni politiche che argomentano e sostengono la riduzione del danno nelle sue varie forme sono molto variegate, fatta salva la base comune descritta sopra. Presentiamo qui tre "tipi ideali", ma la realtà è fatta di sfumature.

  • I "liberalizzatori" fondano il principio sulla libertà individuale, che vede ogni uomo e donna libero di agire come crede, a patto di non recare danno agli altri, e con il diritto di non nuocere a sé stesso per cause che non dipendono dalla sua volontà, ma da fattori come proibizionismo e discriminazione sociale;
  • altri, con un'impostazione più medico-sanitaria, partono dal presupposto che l'uso di sostanze sia una pratica se pur non condivisibile, comunque esistente e motivata da ragioni psicologiche e/o sociali precise, e che occorre affrontare il fenomeno come una questione sanitaria per poterlo gestire in maniera efficace;
  • infine, la posizione "pragmatica", così riassumibile: le sostanze ci sono, molte persone le consumano, che sia un bene o sia un male costa meno allo Stato e alla società accettarlo e limitare il più possibile rischi e danni, che non perpetrare una lotta impari e costosissima contro la "droga": questa impostazione è forse quella che, pur partendo da calcoli meramente economici, ha portato alle sperimentazioni più avanzate (il caso dell'Olanda e della Svizzera sono esemplari), arrivando a attivare la somministrazione controllata di eroina.

Esistono poi almeno due approcci metodologici nell'ambito della riduzione del danno e della bassa soglia.

Quello detto "latino", perché caratteristico dei paesi dell'Europa del Sud o che comunque affacciano sul Mediterraneo, vede nella riduzione del danno non solo un modello di intervento che risponde ad un'emergenza, ma anche (in alcuni casi soprattutto) una modalità attraverso cui è possibile entrare in contatto con persone che, a causa dell'estrema situazione di marginalità in cui vivono, non sono in grado di entrare in relazione con i servizi socio-sanitari "istituzionali"; In questa prospettiva la riduzione del danno diviene anche il "primo passo" verso un (eventuale) reinserimento sociale.

L'approccio detto "anglosassone", invece, si attesta maggiormente sulla risposta immediata all'emergenza, poggiandosi su un'impostazione più medico-sanitaria che sociale. L'obbiettivo primario è la riduzione del danno in senso stretto, dunque la fornitura di strumenti fisici (materiale sterile) e teorici (informazione e prevenzione) utili allo scopo. La presa in carico in questa impostazione è considerata un'eventualità da affrontare, più che una possibilità da cogliere.

L'impegno del Partito Radicale per l'istituzione delle narcosale[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito Radicale di Marco Pannella s'è sempre battuto nel corso dei decenni per l'introduzione in Italia delle narcosale. In particolare l'Associazione Radicale Aglietta di Torino ha portato avanti negli anni 2006, 2007 e 2008 un'intensa campagna per l'apertura d'una narcosala nel capoluogo piemontese[1].

In collaborazione con il regista torinese Alessandro Orsi, è stato inoltre realizzato un videoclip esplicativo sull'efficacia delle narcosale[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per una narcosala a Torino (AssociazioneAglietta.it)
  2. ^ Out & In, il videoclip sulle narcosale di Alessandro Orsi (YouTube.com)

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