Codipendenza

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Si definisce codipendenza una condizione psicologica o una relazione in cui una persona è controllata o manipolata da un'altra che sia affetta da una condizione patologica (solitamente narcisismo o dipendenza da sostanze); e in termini più ampi, si riferisce alla dipendenza dai bisogni o dal controllo di un altro.[1] Spesso comporta anche l'attribuire ai propri bisogni una priorità minore, mentre si è eccessivamente preoccupati per i bisogni degli altri.[2] La codipendenza può presentarsi in ogni tipo di relazione: famiglia, lavoro, amicizia, romantica, in relazioni tra colleghi e comunità.[2] La codipendenza può anche essere caratterizzata da negazione, bassa autostima, eccessiva sottomissione, o meccanismi di controllo. I narcisisti sono considerati calamite naturali per i codipendenti.

A partire dal 1986 negli Stati Uniti sono sorti gruppi di autoaiuto per il trattamento della codipendenza, che si sono sviluppati poi in tutto il mondo assumendo il nome di "Codipendenti Anonimi", e adottando un percorso di recupero in Dodici Passi sul modello dell'associazione Alcolisti Anonimi.

La comprensione della codipendenza si è sviluppata ed evoluta, a partire dagli USA, particolarmente attraverso il lavoro volontario di raccolta di esempi e modelli patologici, svolta dall'associazione Codipendenti Anonimi - CoDA"[3] . L'associazione, a carattere non professionale, ha evitato definizioni cliniche, ed ha invece raccolto e organizzato i principali “schemi e modelli di codipendenza” (cioè comportamenti patologici autodistruttivi) forniti dai propri associati e periodicamente revisionati ed ampliati.

Nel corso della Conferenza Nazionale di CODA USA del 2010, è stata aggiornata la precedente lista comprendente 22 comportamenti e suddivisa in quattro gruppi (o "schemi") denominati rispettivamente di “Negazione”[4], “Bassa autostima”[5], “Accondiscendenza” e “Controllo”[6],. Essa è stata da allora ampliata a 55 punti/comportamenti disfunzionali, aggiungendo agli originari quattro gruppi anche il modello detto di “Evitamento”[7].

Qui di seguito si fornisce un esempio di comportamento codipendente, per ciascuno dei modelli individuati: “Ho difficoltà a identificare i miei sentimenti" (negazione). "Giudico negativamente ciò che penso, dico o faccio, come mai buono abbastanza" (bassa autostima). "Metto in secondo piano i miei interessi per fare ciò che gli altri vogliono" (accondiscendenza). "Offro spontaneamente consigli e indicazioni agli altri senza che mi venga richiesto"(controllo). "Uso comunicazioni indirette o evasive per evitare il conflitto o il confronto” (elusione). L'elenco completo dei modelli di comportamento codipendente e dei corrispondenti comportamenti "sani" per il codipendente in recupero, si trova nella letteratura CoDA, disponibile in molte lingue.[8]

E' indubbio che l'attenzione e l'interesse per il trattamento delle relazioni disfunzionali si stanno progressivamente estendendo anche in Italia assieme alla crescente attenzione per i temi del benessere psicofisico nella vita quotidiana. Anche la stampa non specialistica e divulgativa presta crescente attenzione ai temi dei disagi relazionali e della codipendenza (talora senza nominarla espressamente): si veda ad es. il recente articolo "7 modi per dire basta alle relazioni tossiche" [9] pubblicato su "Repubblica D" online.


Basi teoriche e criteri diagnostici[10][modifica | modifica sorgente]

Il concetto di codipendenza non ha mai trovato un consenso unanime nella letteratura scientifica. Nel tentativo di tracciarne le caratteristiche psicopatologiche secondo un profilo diagnostico clinicamente percorribile, Cermak (1986) propose alcuni criteri diagnostici per il Disturbo Co-dipendente di Personalità:

  1. .controllo di sé e degli altri nonostante l’evenienza di serie conseguenze negative;
  2. .senso di autostima derivante dal sentire che si riesce a controllare, aggiustare, l’altro;
  3. .assunzione di responsabilità per l’altro, anche quando non richiesta;
  4. .disinteresse per i propri bisogni, priorità alle esigenze dell’altro;
  5. .distorsioni del confine di sé in situazioni d’intimità e di separazione;
  6. .coinvolgimento in relazioni con soggetti affetti da disturbi di personalità, dipendenza da sostanze, altra dipendenza o disturbi del controllo degli impulsi.

Vi possono essere inoltre:

  1. .eccessivo ricorso alla negazione;
  2. .costrizione delle emozioni;
  3. .depressione;
  4. .ipervigilanza;
  5. .compulsione;
  6. .ansia;
  7. .abuso di sostanze;
  8. .condizione attuale o pregressa di ricorrenti abusi fisici o sessuali subiti;
  9. .malattie da stress;
  10. .permanenza in una relazione primaria con un soggetto abusatore di sostanze per almeno 2 anni senza richiedere un aiuto esterno.

Pia Melody (1989) individua cinque costrutti cruciali per riconoscere la codipendenza:

  1. .basso livello di autostima;
  2. .difficoltà a stabilire confini definiti e sani con l’altro, con tendenza a invadere e a farsi invadere dall’altro;
  3. .difficoltà a riconoscere i propri bisogni, chi si è, cosa si sente;
  4. .persistenza nel prendersi cura dei bisogni e desideri altrui a costo di dimenticare e a trascurare se stessi;
  5. .difficoltà nell’esprimere ed esperire la realtà con moderazione, tendendo all’eccesso in ogni manifestazione di sé;

Il triangolo drammatico di S. Karpman è la teoria secondo la quale all’interno di una relazione interagiscono tre ruoli diversi, ovvero il salvatore, il persecutore e la vittima, anche se i membri sono due. Nella codipendenza si assumono, alternativamente, questi tre ruoli. La loro relazione è di reciprocità, in quanto la presenza dell’uno implica giocoforza quella degli altri. Nella codipendenza uno dei due membri della relazione può assumere anche due ruoli diversi, contemporaneamente.

La persona che si immedesima nel ruolo del salvatore avverte la necessità di aiutare l’altro, anche se questi non ne ha effettivo bisogno. Egli ritiene che l’altro sia bisognoso del suo aiuto, mentre è lui che ha bisogno di sentirsi utile perché sono presenti sensi di colpa, insicurezza o inferiorità. La vittima, cioè da chi valuta sé e i suoi comportamenti sempre in modo negativo, con il conseguente atteggiamento di forte inferiorità nei confronti degli altri, esercita una forte attrattiva sia nei confronti del salvatore, dal quale riceve attenzioni esagerate, sia nei confronti del persecutore, il quale, criticandolo e maltrattandolo, lo convince sempre di più della sua inferiorità e delle sue insicurezze. È persecutore, colui che nutre disperazione e rabbia che lo spingono ad assumere un atteggiamento punitivo e vendicativo nei confronti di tutti. Egli si considera realizzato se riesce a far giustizia, a prescindere dalle richieste e dai bisogni effettivi degli altri.

Ognuno dei personaggi che assumono i diversi ruoli del triangolo drammatico pensano di agire in funzione del bene dell’altro, ma invece agiscono solo in funzione di ciò che è bene per sé stessi, cosa questa che porta ad incomprensioni e a rapporti patologici. Si è salvatore nel momento in cui il pensiero di salvare l’altro diventa l’obiettivo principale della propria vita, una vera e propria ossessione. Proprio quest’ultima caratteristica rivela anche il ruolo di persecutore. Infatti l’ossessione di “salvare” se spinta all’eccesso e dura nel tempo, assume la forma di una vera e propria persecuzione. Persecuzione che si manifesta col rigido controllo dell’altro, col colpevolizzarlo di ogni azione che compie e via dicendo. Nel momento in cui si fallisce sia nel ruolo di salvatore che di persecutore, ecco che si diventa vittima. Vittima di una persona che si ritiene sia la causa di tutti i nostri mali, che nonostante il nostro “altruismo” ci ha “respinto” al punto da farci sentire vittima. Questo è il gioco perverso della codipendenza.

Trattamento e cura[11][modifica | modifica sorgente]

Il trattamento e la cura della codipendenza è risultato efficace quando l'intervento si è svolto contemporaneamente mediate due strumenti paralleli:

  • psicoterapia individuale personalizzata
  • terapia di gruppo, generalmente svolta in gruppi di autoaiuto, diffusi anche in Italia.

L'efficacia del trattamento appare legata essenzialmente a due fattori:

  • a) intensità della motivazione al recupero, da parte del soggetto affetto;
  • b) costanza e durata del trattamento, mediante gli strumenti sopra descritti.

OBIETTIVI DELLE TERAPIA INDIVIDUALE

  • convivenza psichica tra il bambino interiore ed il sé adulto
  • abbandono dell'ipercriticità verso se stessi
  • adesione coerente ai propri valori profondi

OBIETTIVI DELLA TERAPIA DI GRUPPO

  • incoraggiare l'espressione del proprio dolore e del vissuto personale
  • incoraggiare l'ascolto attivo delle esperienze altrui, nelle quali riconoscersi e confrontarsi
  • confrontarsi con chi è all'inizio e chi è alla fine del percorso di cambiamento individuale
  • mentalizzare il percorso di cambiamento, i tempi e le modalità
  • riconoscimento del valore dell'esperienza soggettiva, delle vicende quotidiane, dei piccoli successi
  • incoraggiare il cambiamento continuo e l'autoeducazione permanente

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Codependency - Medical Definition and More from, Merriam-Webster. URL consultato il 14 novembre 2012.
  2. ^ a b (EN) Codependents Anonymous: Patterns and Characteristics.
  3. ^ Codipendenti Anonimi
  4. ^ negazione (psicologia)
  5. ^ autostima
  6. ^ controllo mentale
  7. ^ evitamento
  8. ^ http://www.coda.org/tools4recovery/Patterns2-2011.htm
  9. ^ http://d.repubblica.it/amore-sesso/2014/04/21/news/21_4_7_modi_per_dire_basta_alle_relazioni_tossiche-2106835/
  10. ^ > Codipendenza: basi teoriche e criteri diagnostici, Antonio Flriani. URL consultato il 30 dicembre 2013.
  11. ^ > Love addiction, Alessandra Paulillo. URL consultato il 15 marzo 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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