Narcisismo

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Caravaggio, Narciso, 1594-1596

Il narcisismo è un termine che presenta una vasta gamma di significati, a seconda che venga utilizzato per descrivere un concetto centrale della teoria psicoanalitica, un disturbo mentale, un problema sociale o culturale, o più semplicemente un tratto della personalità. Ad eccezione del narcisismo secondario (o sano amor proprio), il termine viene solitamente usato per descrivere un certo tipo di problema in una persona o legato alle relazioni di gruppo con se stessi o con altri.

Applicato a un gruppo sociale, il narcisismo a volte indica elitarismo o indifferenza nei confronti della condizione altrui. In psicologia, il termine è utilizzato sia per descrivere il normale amore per se stessi sia l'insano egocentrismo causato da un disturbo del senso di sé.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La parola "narcisismo" proviene dal mito greco di Narciso. Secondo il mito Narciso era un bel giovane che rifiutò l'amore della ninfa Eco. Come punizione, fu destinato ad innamorarsi della sua stessa immagine riflessa nell'acqua. Incapace di consumare il suo amore, Narciso "rivolge lo sguardo rapito nello specchio d'acqua, ora dopo ora" e infine viene mutato in un fiore che porta il suo nome, il narciso[1].

Il concetto di eccessivo amor proprio è stato riconosciuto e preso in esame nel corso della storia. Nell'antica Grecia tale concetto è stato inteso come hýbris. Solo in tempi recenti è stato definito in termini psicologici.

  • Nel 1898, Havelock Ellis, sessuologo inglese, utilizzò il termine «narcissus-like» in riferimento all'eccessiva masturbazione, per cui la persona diventa il suo stesso oggetto sessuale[2].
  • Nel 1899 Paul Näcke fu il primo ad usare il termine "narcisismo" in uno studio sulle perversioni sessuali.
  • Nel 1911 Otto Rank pubblicò il primo documento psicoanalitico specificamente interessato al narcisismo, collegando quest'ultimo alla vanità e all'auto-ammirazione[2].
  • Sigmund Freud pubblicò un documento esclusivamente dedicato al narcisismo nel 1914 chiamato Introduzione al narcisismo[3].
  • Nel 1923, Martin Buber pubblicò il saggio Ich und Du nel quale sottolineò che il nostro narcisismo ci porta spesso a relazionarci con gli altri come se questi fossero degli oggetti invece che nostri pari.
  • Dal 2002, all'interno dei test ideati per individuare il narcisismo, i punteggi di coloro che risiedono negli Stati Uniti sono continuamente aumentati. Gli psicologi hanno suggerito un collegamento con il fenomeno dei servizi di social network[4].

Tratti e segni[modifica | modifica wikitesto]

Thomas suggerisce che i narcisisti mostrino la maggior parte – a volte tutti – dei seguenti tratti[5]:

  • Una evidente concentrazione su se stessi negli scambi interpersonali;
  • Problemi nel mantenere relazioni soddisfacenti;
  • Mancanza di consapevolezza psicologica (vedi anche insight, egosintonico);
  • Difficoltà con l'empatia;
  • Problemi nel distinguere se stessi dagli altri;
  • Ipersensibilità a qualsiasi insulto o insulto immaginato;
  • Vulnerabilità alla vergogna piuttosto che al senso di colpa;
  • Linguaggio del corpo altezzoso;
  • Adulazione nei confronti delle persone che li ammirano e li rafforzano;
  • Il detestare coloro che non li ammirano;
  • L'uso di altre persone senza considerare il prezzo di tale azione;
  • Il fingere di essere più importanti di quanto lo siano realmente;
  • Il vantarsi (sottilmente ma con insistenza) dei loro risultati e l'esagerarli;
  • L'affermare di essere un "esperto" in molte cose;
  • Incapacità di vedere il mondo dal punto di vista degli altri;
  • Negazione del rimorso e della gratitudine.

Aspetti clinici e di ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Disturbo narcisistico della personalità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disturbo narcisistico della personalità.

Sebbene la maggior parte delle persone presenti tratti narcisistici, alti livelli di narcisismo possono manifestarsi in forma patologica, chiamata disturbo narcisistico della personalità, a causa del quale il paziente sopravvaluta le sue capacità e ha un eccessivo bisogno di ammirazione e affermazione. Questo disturbo è una condizione definita dalla quarta versione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ma è stata formulata una proposta per rimuoverlo dalla quinta versione.

Alcuni individui affetti da questo disturbo possono avere serie difficoltà a sperimentare l'amore[6].

Studi sul narcisismo[modifica | modifica wikitesto]

Sigmund Freud[modifica | modifica wikitesto]

Sigmund Freud, che presenta il suo primo saggio sul narcisismo nel 1914 (Introduzione al narcisismo), ne amplia il significato introducendo i concetti di narcisismo primario e di narcisismo secondario o protratto.

Il narcisismo primario è inizialmente, per Freud, lo stadio intermedio tra l'autoerotismo e l'alloerotismo (o fase dell'amore oggettuale), nel quale il bambino investe tutta la sua carica erotica su se stesso prima di rivolgerla verso altre persone. Nella fase del narcisismo primario l'appagamento è ancora autoerotico, ma riferito ad un'immagine unificata del proprio corpo o ad un primo abbozzo di Io e non più puramente sessuale. Un arresto allo stadio autoerotico disporrebbe alla schizofrenia. Successivamente Freud pone tale narcisismo primario in una fase della vita antecedente a qualsiasi costruzione dell'Io, senza alcuna relazione oggettuale, come nella vita intrauterina e nello psichismo protomentale.

Melanie Klein[modifica | modifica wikitesto]

Melanie Klein concorda con questa seconda versione, intendendo la relazione con la propria immagine come impossibile in un ambiente privo di relazioni. Secondo la Klein, infatti, anche il neonato è capace di sperimentare relazioni oggettuali d'amore e di odio e non può creare alcuna immagine se privato di esse.

Il narcisismo secondario o protratto è invece il concetto di narcisismo nell'età adulta, e si riferisce come termine al ripiegamento sull'Io.

Studi recenti[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli psicoanalisti più vicini ai nostri giorni va annoverato tra i maggiori studiosi del narcisismo lo psicoanalista statunitense Heinz Kohut considerato tra i principali promotori delle più recenti tendenze di pensiero in seno alla psicoanalisi che vanno dalla psicoanalisi relazionale a quell'altra sua espressione dove si accentua ancor di più l'elemento intersoggettivo presente nella relazione che è appunto la psicoanalisi intersoggettiva. «narcisismo come quête du sens» Kohut (1971; 1978, in PSICHE, Torino, Einaudi, 2007) definisce lo stato narcisistico della mente come un investimento libidico del Sé che non ha caratteristiche patologiche ma rappresenta un'organizzazione che esprime un tentativo di affrontare quelle situazioni maturative irregolari che inevitabilmente si verificano nello sviluppo infantile e che tendono a idealizzare l'imago genitoriale. Da questa operazione nascono per Kohut, quell'amore e attrazione che caratterizzano l'ideale dell'Io, che ha il compito di gestire il mondo delle pulsioni. Ne deriva che il dio della mitologia kouthiana è questo oggetto idealizzato che contiene immagini idealizzate del Sé e degli oggetti-Sé. In Italia, Sassanelli (1982; 1989) si collega al pensiero di Kohut e vede il narcisismo come la dimensione di un'area della personalità coesiva che partecipa alla creazione di una trama organizzatrice, o connettore psichico, che fa da sostegno e contenimento alle esperienze mentali dell'uomo. Naturalmente, in modo parallelo alla strutturazione coesiva, può svilupparsi nel bambino un'organizzazione simbiotica e parassitaria che può rendersi responsabile di forme difensive e antilibidiche del narcisismo stesso che possono condurre a forme di sadismo e distruttività. Kernberg (1984) distingue tra il narcisismo normale che riflette un investimento libidico del Sé che favorisce l'integrazione di componenti libidiche e aggressive da quello patologico che tende all'investimento libidico di una struttura patologica del Sé permeata da onnipotenza e distruttività. Green (1982) differenzia quindi il narcisismo a partire dalle categorie antropologiche vita e morte nelle versioni originarie dell'Eros e Thanatos freudiane ma per quanto concerne il percorso clinico tendono a ridurne il significato causale per tanto nelle patologie gravi soltanto troviamo la psicosi e la personalità borderline.

Una particolare forma di narcisismo è quella legata alle nuove tecnologie, ed al web, viene definita narcisismo digitale simile per certi aspetti all'egosurfing, che si caratterizzerebbe per uno smoderato culto della personalità, dell'apparire e di esibirsi sul web con i propri scritti, foto, video e messaggi; complici le applicazioni web 2.0 che consentono a qualsiasi utente di creare contenuti auto-prodotti con estrema facilità. Per alcuni autori, come Andrew Keen (nel suo libro The Cult of the Amateur) il web partecipativo fatto di blog, video-audio-foto sharing (autoprodotti), twitter, mashup facilita la creazione di prodotti autoreferenziali, autocitazioni che vanno a gratificare appunto il narcisismo digitale. Il narcisismo individuale si connette spesso a quello culturale, Jean Baudrillard, così in una società consumata l'individuo tende a fuggire verso una consumazione della propria immagine, con forme di negazione dell'alterità affogandola in compiacimenti autoreferenziali. Questa definizione sembra affine con quella di Postmoderno dove, come Baudrillard, occorre che questa imago sia venduta per essere contenuto a rischio di patologie, mentre la scrittura narcisistica, può essere "scoperta" e quindi può essere recuperata come riparazione di ferite, di danni subiti, di oltraggi vissuti nel mondo reale dalle persone - dona attraverso questa piccola esposizione portatile, un'esperienza psicologica affine a un prodotto diaristico in cui il soggetto può ritrattare, superare, riparare i traumi senza che questo debba divenire un prodotto feticistico: restituisce la ferita narcisistica al quadro della rielaborazione propria e creativa. Nell'organizzazione narcisistica della personalità è da considerare l'equipaggiamento interno del soggetto, espressione del suo patrimonio genetico, nel far fronte o meno ad un certo fallimento e al dolore mentale collegato alla separazione dall'oggetto che destabilizza il suo sistema di attaccamento e la sua spontanea sintonizzazione affettiva, L'equipaggiamento interno non va visto come espressione di una pulsione, bensì di una funzione mentale collegata al patrimonio genetico indispensabile al soggetto nelle sue componenti affettive, emozionali e cognitive per affrontare la realtà. Quando l'equipaggiamento è inadeguato, l'oggetto è particolarmente frustrante e traumatico e l'ambiente violento e distruttivo (una sorta di sequestro di persona diceva un noto poeta spagnolo), e se costretto il soggetto si ritrova ad introiettare serie di oggetti "cattivi", violenti e persino persecutori cui può solo rispondere con una difesa proiettiva o con una riparazione. Nel primo caso si costituiscono oggetti interni (concetti di mondo o dell'altro) di tipo autarchico, violento e fragile al tempo stesso che appaiono scissi rispetto ad una realtà "buona". Nel secondo riuscirà attraverso la risorsa genetica positiva costruita attorno a sé a impostare quest'altro nella direzione del riconoscimento, della reciprocità e della pluralità, restituendo altresì un'idea di corpo esperienziale che discende da aspetti di buona forma espliciti e regolati. Se grave, per gli autori di cui sopra (Klein, Rosenfeld) questo soggetto può scoprire delle situazioni rischiose che, innestando sistematiche condizioni di aggressione al suo Io, lo riportano alla mancanza di strumenti, alla privazione, ad ambienti negativi, e quindi non sapendo trovare risposte alla situazione, cade nel delirio più o meno scomposto, cui segue l'unica riparazione pulsionale possibile è il dissolvimento dell'aggressività rifiutata. Talvolta questa situazione scomposta è scambiata per personalità patologica narcisistica e invece è atletica - seguente al tentativo di restituire sempre lo sforzo massimo cui ambisce l'atleta nel conquistare una meta - in questo tipo di tensione, il soggetto può incontrare una contrazione spasmodica, una specie di crisi epilettica, non necessariamente cronica e contestualizzata.

Certo la psicologia non è senza dubbi e quindi la personalità è un'architettura relativamente stabile di tendenze comportamentali (tratti), stili cognitivi, preferenze (o motivi), disposizioni valutative (o atteggiamenti) che permettono di riconoscersi e di distinguersi dagli altri è possibile che in una persona si possano stratificare alcune tendenze più o meno personalizzate che sono queste l'ingrediente specifico della personalità unica di ognuno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Neville Symington, Narcissism: A New Theory, H. Karnac Ltd., 1993, pp. 6-7.
  2. ^ a b Theodore Millon, Personality Disorders in Modern Life, 2004.
  3. ^ Sigmund Freud, "On Narcissism: An Introduction", 1914
  4. ^ Person of the Year 2010. URL consultato il 13 settembre 2012.
  5. ^ David Thomas, Narcissism: Behind the Mask, The Book Guild Ltd, 2010.
  6. ^ Psychodynamic Psychotherapy for Personality Disorders: A Clinical Handbook, Narcissistic personality disorder, p. 263

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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