Attaccamento

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L'attaccamento può essere definito come un sistema dinamico di atteggiamenti e comportamenti che contribuiscono alla formazione di un legame specifico fra due persone, un vincolo le cui radici possono essere rintracciate nelle relazioni primarie che si instaurano fra bambino e adulto.

In psicologia, il termine attaccamento è legato alle ricerche sullo sviluppo e sull'infanzia, in relazione ai legami che si creano con le figure di accudimento. Il primo a proporlo come concetto cardine, per spiegare il comportamento dei bambini, fu John Bowlby[1], un ricercatore britannico originariamente di formazione psicoanalitica. Secondo l'autore, il bambino, appena nato, è tendenzialmente portato a sviluppare un forte legame di attaccamento con la madre o con chi si prende cura di lui (figura anche definita con il termine inglese di caregiver).

Fasi dell'attaccamento[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Bowlby, l'attaccamento avviene in 5 fasi:

  • 0-3 mesi, pre-attaccamento: il bambino, pur riconoscendo la figura umana quando compare nel suo campo visivo, non discrimina e non riconosce specificamente le persone;
  • 3-6 mesi, attaccamento in formazione: inizia la formazione di un legame; il bambino discrimina le figure e ne riconosce una in particolare (quella che lo cura, lo coccola, lo nutre), inoltre nell'80% dei bambini subentra la paura dell'estraneo;
  • 7-8 mesi, angoscia: non avendo ancora sviluppato il concetto di “permanenza dell’oggetto”, la lontananza dalla figura allevante provoca angoscia nel bambino perché ha paura che il "caregiver" non ritorni;
  • 8-24 mesi, fase di attaccamento vero e proprio;
  • dai 3 anni in poi, formazione di legami: la figura allevante viene riconosciuta dal bambino che, oltre ad identificarne le caratteristiche fisiche, diviene consapevole del suo provare sentimenti, emozioni, sensazioni.

In base alle risposte che i genitori daranno al bambino, si produrranno in seguito diverse tipologie di legame.

Strange Situation[modifica | modifica wikitesto]

Mary Ainsworth, una collaboratrice di Bowlby, elaborò una situazione sperimentale per determinare il tipo di attaccamento tra madre e figlio. La situazione, denominata "strange situation"[2], era suddivisa in otto episodi, ciascuno della durata di tre minuti, dove il bambino veniva sottoposto a situazioni potenzialmente generatrici di "stress relazionale"[3].

Nella strange situation i principali stili di comportamento attivati sono:

  • il comportamento esploratorio;
  • il comportamento prudente o timoroso;
  • il comportamento di attaccamento;
  • il comportamento socievole;
  • il comportamento arrabbiato/resistente.

L'esperimento, che si dipana in otto fasi, ha queste caratteristiche:

  • 1º episodio. In una stanza apposita vengono fatti entrare, e successivamente lasciati soli, la madre con il figlio.
  • 2º episodio. Nella stanza sono presenti dei giocattoli in un angolo, il bambino ha così la possibilità di esplorare l'ambiente ed, eventualmente, giocare con lei.
  • 3º episodio. Entra un estraneo che siede prima in silenzio, poi parla con la madre e successivamente coinvolge il piccolo in qualche gioco.
  • 4º episodio. La madre esce lasciando il bambino con l'estraneo.
  • 5º episodio. Successivamente rientra la madre nella stanza ed esce lo sconosciuto.
  • 6º episodio. In questo episodio la madre lascia di nuovo il bambino; è da notare che questa volta lo lascia solo.
  • 7º episodio. Entra l'estraneo e, se necessario, cerca di consolare il bambino.
  • 8º episodio. La madre rientra nella stanza.

Le tipologie dell'attaccamento[modifica | modifica wikitesto]

La sequenza osservativa di tutte le fasi della strange situation, permette di definire quattro tipologie di attaccamento che legano la madre (o la figura principale di accudimento) e il bambino:

  • stile "sicuro": il bambino esplora l'ambiente e gioca sotto lo sguardo vigile della madre con cui interagisce. Quando la madre esce e rimane con lo sconosciuto il bambino è visibilmente turbato. Al ritorno della madre si tranquillizza e si lascia consolare.
  • stile "insicuro-evitante": il bambino esplora l'ambiente ignorando la madre, è indifferente alla sua uscita e non si lascia avvicinare al suo ritorno.
  • stile "insicuro-ambivalente": il bambino ha comportamenti contraddittori nei confronti della madre, a tratti la ignora, a tratti cerca il contatto. Quando la madre se ne va e poi ritorna risulta inconsolabile.
  • stile "disorganizzato": il bambino mette in atto dei comportamenti stereotipici, ed è sorpreso/stupefatto quando la madre si allontana.

Attraverso una serie di sperimentazioni con la strange situation, Mary Ainsworth e John Bowlby hanno potuto notare come il comportamento di attaccamento, osservato tra la madre e il suo bambino, oltre a fornire protezione al piccolo, serviva a costituire una "base sicura" a cui il bambino potesse ritornare nelle fasi di esplorazione dell'ambiente circostante. Questa "base sicura" permette così di promuovere nel bambino un senso di fiducia in se stesso, favorendone progressivamente l'autonomia.

La separazione dalla madre[modifica | modifica wikitesto]

Le ricerche di Bowlby e gli esperimenti della Ainsworth hanno dimostrato che ogni esperienza di separazione dalla madre, o anche di semplice minaccia di separazione, determinano nel bambino una reazione di protesta ansiosa e una riduzione del comportamento di esplorazione autonomo. A parere di Bowlby, diversi disturbi infantili e alcune psicopatologie adulte sono imputabili allo stress provocato da queste ripetute esperienze traumatiche. Separazione e minaccia di separazione costituiscono forme di deficit parentale e contribuiscono ad accrescere la dipendenza del bambino dalla madre.

Bibliografia italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • John Bowlby, Attaccamento e perdita 1, Bollati Boringhieri, Torino 1999
  • John Bowlby, Attaccamento e perdita 2, Bollati Boringhieri, Torino 2000
  • Peter Fonagy, Mary Target, Attaccamento e funzione riflessiva, Raffaello Cortina, Milano 2001
  • Peter Fonagy, Psicoanalisi e teoria dell'attaccamento, Raffaello Cortina, Milano 2002
  • Jeremy Holmes, La teoria dell'attaccamento, John Bowlby e la sua scuola, Raffaello Cortina, Milano 2004
  • Giorgio Caviglia, Teoria della mente attaccamento disorganizzato psicopatologia, Carocci, Firenze 2005
  • Manfred Endres, Susanne Hauser (a cura di), La teoria dell'attaccamento in psicoterapia, Zephyro Edizioni, Milano 2006
  • Mary D. Ainsworth, Modelli di attaccamento e sviluppo della personalità, Raffaello Cortina, Milano 2006
  • Blaise Pierrehumbert, L'Attaccamento. Dalla teoria alla pratica, Edizioni Magi, Roma 2007
  • Niels Peter Rygaard, Il bambino abbandonato. Guida al trattamento dei disturbi dell'attaccamento, Giovanni Fioriti, Roma 2007
  • Horst Petri, Non troppo amore per carità! Genitori e figli tra attaccamento e libertà, Koiné, Roma 2009
  • Angela Balzotti, Attaccamento e biologia. La regolazione affettiva in una prospettiva psicobiologica, Franco Angeli, Milano 2010
  • Jude Cassidy, Phillip R. Shaver, "Manuale dell'attaccamento.Teoria, ricerca e applicazioni cliniche",Giovanni Fioriti Editore,Roma 2010

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bowlby J., (1989) Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Cortina, Milano.
  2. ^ Ainsworth M., Bowlby J., (1965). Child Care and the Growth of Love. London, Penguin Books.
  3. ^ Ainsworth M., Blehar M., Waters E., Wall S., (1978). Patterns of Attachment. Hillsdale, Erlbaum, New York.


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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