Violenza domestica
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| « Ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale e riguarda tanto soggetti che hanno, hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo. » | |
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(World Health Organization, 1996)
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| « La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. E forse è la più pervasiva. Non conosce limiti geografici, limiti culturali o di ricchezza. Fintanto che continua non possiamo dichiarare di fare reali progressi verso l'uguaglianza, lo sviluppo e la pace. » | |
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(Kofi Annan, Nationi Unite, 1999)
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Indice |
[modifica] Uniformità di linguaggio
Uno dei problemi principali della ricerca sulla violenza intrafamiliare resta quello della valutazione dimensionale del fenomeno (a fronte della grande incidenza del numero oscuro). È perciò necessario innanzi tutto fare riferimento a definizioni “comuni” del fenomeno.
Ma la difficoltà di pervenire ad una definizione comune dei fenomeni di abuso costituisce soltanto un aspetto: le differenze -talora molto spiccate– presenti nelle stime proposte dalle fonti scientifiche, istituzionali, giornalistiche poggiano su un complesso di ragioni. Ci si riferisce in particolare alle metologia di indagini.
Varie sono le fonti (sanitarie, di polizia, giurisdizionali, organismi di rilevazione statistica, Centri antiviolenza, Telefono donna, etc.) dalle quali derivano le informazioni su cui si basano i diversi dati.
Il punto di criticità delle informazioni note, riguarda la completezza e l’attendibilità delle stesse, delle casistiche esaminate, considerato il fatto che la maggior parte delle stime riportate in letteratura sono il frutto di estrapolazioni operate su campioni non rappresentativi.
Le indagini di più ampio respiro quali/quantitativo -quali quelle realizzate dall’Istituto Nazionale di Statistica e/o da Enti di ricerca come il Censis- hanno preferito tecniche di campionamento casuale, volte alla rilevazione dei dati tramite survey condotte attraverso indagini telefoniche e interviste dirette di “testimoni privilegiati”. Tale approccio metodologico, scelto anche per motivi di semplicità e di economia, risulta così caratterizzato.
Agli operatori sono fornite le caratteristiche costitutive del campione nonché le istruzioni riguardanti il numero di persone da intervistare, relativamente ad ogni modalità del campione stesso (sesso, classi di età, istruzione, trauma, etc.). L'obiettivo è quello di ottenere un campione nel quale i sessi, i gruppi di età e tutte le altre caratteristiche specificate siano rappresentati in termini proporzionali e con una variabilità più ridotta possibile, rispetto all'universo della popolazione di riferimento e che, quindi, quest’ultimo sia effettivamente rappresentativo e permetta la produzione di statistiche corrette. I campioni sono indagati mediante “inchieste di vittimizzazione” o “interviste confidenziali” -a seconda che i soggetti siano le vittime o gli autori delle condotte in esame- tramite intervista anonima, telefonica o scritta (questionari strutturati).
Spesso, le fonti dei dati da analizzare derivano da dati raccolti dai Centri antiviolenza e dai Telefoni donna a dimensione locale o nazionale. Tali Centri accolgono migliaia di donne che subiscono violenza, ma non sono rappresentativi rispetto una statistica trasversale sulla diffusione del fenomeno in quanto si riferiscono solo a quelle donne che chiedono aiuto alle Associazioni.
Senza disconoscere il significato sia qualitativo che quantitativo di tali Centri, è sempre necessario tenere conto della possibile imprecisione dei dati riferiti, anche se hanno dato grande visibilità al fenomeno raccogliendo e aiutando un grande numero di donne vittime di violenza domestica.
Vari sono in questo caso gli aspetti critici, uno tra questi, forse il più rilevante, è quello della individuazione e scelta delle “fonti” da coinvolgere nella rilevazione (istituzionali, “volontaristiche”, etc.) e nella predisposizione di metodologie, strumenti e tempi omogenei.
Altra criticità -almeno iniziale- è quella di delimitare l’ambito territoriale ove svolgere lo studio, non solo per le necessità che impongono abitudini, costumi, consuetudini, convinzioni e singole prassi operative, ma soprattutto, per la difficoltà di porre “in rete” le varie Istituzioni e inserire nel “bagaglio” della prassi quotidiana di ogni singolo operatore (sanitario, giudiziario, di Polizia, etc.) anche per “la violenza” la percezione, la rilevazione, l’intervento, per quanto di competenza, come parte integrante della propria attività .
I vantaggi della rilevazione “a tappeto” consistono nel condurre l’indagine attraverso tutti gli atti formali (registrazioni sanitarie, denunce etc), evitando, in tal maniera, tanto la soggettività del rilevatore(gli adempimenti e le informazioni richieste sono prestabilite e individuate secondo criteri a ”monte“ dell’accadimento e senza tenere conto delle persone coinvolte) quanto la volontarietà/collaborazione dell’attore interpellato riducendo in sostanza nella analisi dei dati -vista l’esaustività di tipo censuario della rilevazione- gli errori insiti nelle valutazioni condotte tramite stime.
In tal modo, quanto rilevato -sotto il profilo quantitativo e qualitativo- pur costituendo solo la parte “emersa” del fenomeno possiede alla fonte caratteristiche intrinseche di “certezza” (in altri termini, potremmo dire “si tratta solo di quei casi, quelle vittime o autori che sono giunti in contatto con una delle Istituzioni indicate, di certo non la totalità degli eventi che si verificano… ma sono altrettanto di certo indiscutibili nella loro realtà numerica e nelle loro caratteristiche”).
I risultati di una indagine svolta con metodo “a tappeto” e per “vie istituzionali” può a buon diritto costituire base di riflessione, supporto per l’individuazione delle specifiche priorità operative e fondamento di progetti e azioni di prevenzione e/o di repressione per le articolazioni periferiche dello Stato.
[modifica] Dimensioni del problema
La maggioranza degli studiosi concorda nell’attribuire un’estensione assai ampia a questa categoria di condotte violente.
Si consideri a tale proposito come l’incidenza del “numero oscuro”, per il quale si ipotizzano dimensioni variabili fra l’80 e addirittura il 98 % sul totale del fenomeno.
Tutti i dati empirici confermano che, per una donna, il rischio di subire violenza da parte di un altro membro della famiglia è mediamente assai più elevato rispetto a quello di essere aggredita per strada da sconosciuti e si può ritenere che episodi di violenza fisica di una certa serietà si verifichino, almeno una volta, nel 30% di tutti i nuclei familiari.
[modifica] Dati ISTAT 2006
L’indagine svolta nel 2006 è dedicata al fenomeno della violenza fiscia e sessuale contro le donne da Maria Laura Sabattini. È stata la prima indagine vittimologica completa per l'Italia ed ha ottenuto un grande riscontro a livello mediatico e scientifico anche a livello internazione.
Essa ha indato il fenomeno -all’origine, indipendentemente dal legame affettivo, familiare o parentale con l’autore dell’atto violento- attraverso la scelta metodologica del “campionamento a quote”, tramite intervista telefonica a donne comprese tra 16 e 70 anni. Il campione complessivo è di 25.000 donne, quindi si tratta di un campione rappresentativo e trasversale di tutta la polopazione femminile italiana.
I risultati dell’indagine quantificano la dimensione in Italia in:
- 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita; negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila;
- 900 mila i ricatti sessuali sul lavoro.
L'analisi fornisce alcuni raffronti tra violenza avvenuto all’interno della famiglia ed evento violento attribuito a “sconosciuti”:
- 14,3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale all’interno della relazione di coppia (da un partner o da un ex partner)mentre il 24,7% da un altro uomo;
- le violenze non denunciate sono stimate pari al 96% circa se subite da un non partner, al 93% se subite da partner;
- La maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza, nel 67,1% da parte del partner, nel 52,9% da non partner, nel 21% violenza sia in famiglia che fuori;
- 674 mila donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza.
Il Centro Nord presenta valori sostanzialmente simili e in media con l’Italia, mentre il Sud e le Isole si collocano sotto la media. Tassi più elevati sono raggiunti dai centri delle aree di grande urbanizzazione.
Tali dati indicano di certo un fenomeno di particolare entità e di significato “inquietante”, poiché si riferisce e avviene anche in un contesto vissuto come “sicuro, protetto e difeso” qual è il rapporto affettivo tra partner e quindi la famiglia.
[modifica] Dati Osservatorio Nazionale Violenza Domestica (ONVD) 2006
Una indagine del 2006, anche se riferita solo alla provincia di Verona, rileva il fenomeno della violenza domestica che comprende “ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale e riguarda tanto soggetti che hanno, hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo familiare più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo”.
Nell’arco cronologico indicato
- 2.706 sono state le richieste di intervento a una o più istituzioni
- 2.373 è il numero degli eventi segnalati
- 2.284 è il numero delle vittime direttamente oggetto di violenza domestica
- le vittine sono per il 64,8% femmine, per il 33,9% maschi; gli autori sono maschi nel 68,5%, femmine nel 27,7%
- la maggioranza delle vittime è di nazionalità italiana (71,6%), il 28,4% è straniera
- assunzione di alcol, “futili motivi” e problemi connessi alla separazione o alla rottura della coppia sono le motivazioni della condotta violenta maggiormente esplicitate
- nel 70,5% la vittima è percossa con pugni, calci etc. per lo più al capo, al volto o al collo; oltre il 40% presenta lesività (contusioni,ecchimosi, ematomi etc.) in molteplici sedi corporee
- nel 40,2% dei casi i periodo di malattia supera la settimana (nel 5,6% non è quantificabile in sede di Pronto Soccorso, essendo seguito il ricovero in ambito ospedaliero)
- in altre il 30% dei casi si tratta di “violenza reciproca”, ove entrambe sono vittima e autore nel medesimo episodio o in momenti diversi
- per quanto riguarda le ipotesi di reato formulate in sede penale
- 10 gli omicidi e 6 i tentati omicidi
- 148 i maltrattamenti in famiglia
- 20 sono i casi per i quali è formulata ipotesi di reato “atti sessuali con minorenne”;
- 16 le violenze sessuali.
Ogni atto di violenza in “ambito familiare” è rilevato, attraverso gli atti formali, ogni qual volta intercetta un livello istituzionale -Sanitario (Unità operative di Pronto Soccorso), di Polizia (Polizia di Stato – Arma dei Carabinieri) e Giurisdizionale (Procura della Repubblica – Sezione Famiglia del Tribunale civile e penale).
Si tratta di una indagine a tappeto sulla provincia di Verona, la cui popolazione residente assomma 870.122 unità (fonte ISTAT: popolazione residente al 31.12.2006).
[modifica] Controstatistiche
Negli ultimi anni si è assistito ad una crecita del fenomeno particolarmente grave delle false accuse che tende ad approfittare delle campagne mediatiche contro le violenze sulle donne e tende a screditare le reali vittime di reali violenze. Generalmente si tratta di denunce strumentali, fatte per vendetta o per ottenere una posizione di vantaggio in cause legali, specialmente di separazione o divorzio. Sono sempre di più le Procure che denunciano un aumento significativo di questi casi anche se nessun istituto statistico ha ancora raccolto un quadro complessivo della situazione su scala nazionale. Ad esempio, all'inizio del 2009 il Procuratore della Repubblica Carmen Pugliese, specializzato in reati sessuali e familiari, ha rilasciato un'intervista al quotidiano «L'Eco di Bergamo» nella quale ha affermato che «I maltrattamenti in famiglia stanno diventando un'arma di ritorsione per i contenziosi civili durante le separazioni» e che «solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri. Il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione»[1].
Il problema dei falsi abusi è un problema ben conosciuto all'estero, dove ci sono vari studi[2], ma in Italia esistono forti resistenze ad affrontare l'argomento nonostante i dati forniti dalle varie procure ne evidenzino le dimensioni.
[modifica] Bibliografia
- Palermo G., (2005), La violenza intrafamiliare tra diritto e mediazione, La città del sole, Napoli, ISBN: 88-8292-285-5.
[modifica] Voci correlate
- Abuso sessuale
- Campagna del Fiocco Bianco
- Centri antiviolenza
- Colpevolizzazione della vittima
- Cultura dello stupro
- Disturbo post traumatico da stress
- Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne
- Stupro
- Violenza di genere
[modifica] Note
- ^ La verità sulle false accuse strumentali nelle separazioni. E non solo. dal sito "Comunicazione Condiviso".
- ^ Fabrizio Tonelli, «La fabbrica dei Mostri», Feltrinelli 2006, ISBN 978-88-07-74016-9
[modifica] Riferimenti e collegamenti esterni
- "La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia", Istat febbraio 2007.
- "Violenza domestica" , pubblicazione Centro di Ricerca Innocenti Firenze, "United Nations Children's Fund" (UNICEF), Italia
- "Osservatorio Nazionale Violenza Domestica".
- "Rete nazionale dei Centri antiviolenza".
- "Campagna nazionale del Fiocco Bianco".
- ZeroViolenzaDonne.it Progetto di informazione dedicato alle donne e alla loro capacità di reagire alla violenza maschile.