Cultura dello stupro

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Cultura dello stupro è il termine usato a partire dagli studi di genere[1][2][3] e dalla letteratura femminista[4], per analizzare e descrivere una cultura nella quale lo stupro e altre forme di violenza sessuale sono comuni, e in cui gli atteggiamenti prevalenti, le norme, le pratiche e atteggiamenti dei media, normalizzano, giustificano, o incoraggiano lo stupro e altre violenze sulle donne.

La prima definizione del concetto viene attribuita[5] al documentario dal titolo "Rape culture"[6] del 1975 in cui la regista Margaret Lazarus descrive come lo stupro sia rappresentato nel cinema, nella musica ed in altre forme di "intrattenimento". Patricia Donat e John D'Emilio, in uno scritto del 1992 apparso sul Journal of Social Issues[7], suggeriscono invece che il termine ha origine nel libro del 1975 di Susan Brownmiller[8] come "cultura solidale con lo stupro". Le autrici di "Transforming a Rape Culture", testo pubblicato nel 1993, definiscono la cultura dello stupro come[9]:

(EN)
« It is a complex of beliefs that encourages male sexual aggression and supports violence against women. It occurs in a society where violence is seen as sexy and sexuality as violent. In a rape culture, women perceive a continuum of threatened violence that ranges from sexual remarks to sexual touching to rape itself. A rape culture condones physical and emotional terrorism against women as the norm. In a rape culture, both men and women assume that sexual violence is a fact of life, inevitable as death or taxes. »
(IT)
« (...) un complesso di credenze che incoraggiano l'aggressività sessuale maschile e supportano la violenza contro le donne. Questo accade in una società dove la violenza è vista come sexy e la sessualità come violenta. In una cultura dello stupro, le donne percepiscono un continuum di violenza minacciata che spazia dai commenti sessuali alle molestie fisiche fino allo stupro stesso. Una cultura dello stupro condona come "normale" il terrorismo fisico ed emotivo contro donne. Nella cultura dello stupro sia gli uomini che le donne assumono che la violenza sessuale sia "un fatto della vita", inevitabile come la morte o le tasse. »
(Emilie Buchwald, Pamela Fletcher, Martha Roth; "Transforming a Rape Culture", Minneapolis (1993), MN: Milkweed Editions.)

Cultura dello stupro nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Si è parlato di "cultura dello stupro" nella mentalità occidentale perché si possono trovare diversi pensatori che hanno in qualche misura legittimato l'uso della forza nel corteggiamento. In queste testimonianze, si presume che la donna rifiuti qualunque approccio sessuale, anche se gradito, per difendere il proprio onore.

Fra i Greci, Erodoto sostiene che il matrimonio forzato per rapimento è desiderato dalle donne e quindi è saggio non preoccuparsi del loro destino[10]:

« “Ora, il rapire donne è considerato azione da malfattori, ma il preoccuparsi di donne rapite è azione da dissennati, mentre da saggi è il non darsi delle rapite alcun pensiero, perché è chiaro che se non avessero voluto non sarebbero state rapite” »

Fra i Latini Ovidio, nel suo trattato Ars amatoria, che ebbe enorme successo anche nei secoli successivi, afferma che la donna ama subire violenza: la frase "Grata est vis ista puellis"[11] è all'origine dell'espressione latina Vis grata puellae, utilizzata ancora recentemente nella giurisprudenza sulla violenza sessuale[12].

Nel Medioevo, il genere letterario della "pastorella", diffuso nella letteratura provenzale e in quella italiana del "dolce stil novo", ritrae una pastora avvicinata da un cavaliere che la corteggia. Nel componimento, la pastora può accettare o rifiutare le offerte amorose del cavaliere; quest'ultimo può aver ragione dell'ingenuità della ragazza con l'inganno, come una falsa proposta di matrimonio, o con l'aggressione sessuale[13].

Anche in India, Mallanaga Vatsyayana scrivendo il Kama Sutra contempla fra le modalità di conquista di una donna (seppure fra le peggiori e relegate in fondo alla lista) quella di drogarla o rapirla e quindi violentarla[14] Tuttavia, Vatsyayana mette in guardia sul fatto che:[15].

« [...] una fanciulla goduta a forza da uno che non conosce il cuore delle giovani, diviene nervosa, irrequieta, malinconica, e d'un subito prende a odiare l'uomo che ha abusato di lei: e allora, visto che il suo amore non è compreso né ricambiato, eccola sprofondare nella mestizia o divenire misantropa, o poiché detesta il proprio uomo, cercarne altri. »

In altre culture, come in Kirghizistan, la donna non può esprimere il proprio assenso nemmeno ad una proposta di matrimonio, che infatti nella sua forma tradizionale avviene per rapimento. Ernest Abdyjaparov, regista kirghiso autore del film "Boz Salkyn" (2007), spiega:[16]

« "Oggigiorno, quando un ragazzo fa una proposta di matrimonio, la maggior parte delle volte la risposta della ragazza è no. Anche se vogliono dire sì. È la nostra mentalità. La risposta "no" significa che sei innocente, che sei pura. Con un "sì" tutti penseranno che sei alla disperata ricerca di un matrimonio" »

Espressioni della cultura dello stupro[modifica | modifica wikitesto]

All'interno di questo paradigma, gli atti di "blando" sessismo vengono comunemente usati per validare e razionalizzare pratiche normative misogine; ad esempio, si può dire che le barzellette sessiste promuovano la mancanza di rispetto per le donne e una contestuale mancanza di rispetto per il loro benessere, che in ultima analisi fanno sembrare accettabile il loro stupro e abuso. Esempi di comportamenti che tipizzano la cultura dello stupro comprendono la colpevolizzazione della vittima, la banalizzazione dello stupro carcerario e l'oggettificazione sessuale.

La cultura dello stupro è stata descritta come dannosa per gli uomini oltre che per le donne. Alcuni scrittori come Jackson Katz e Don McPherson, hanno detto che è intrinsecamente collegata al ruolo di genere che limita l'auto-espressione degli uomini e causa loro danni psicologici[17]. È stata collegata anche all'omofobia[18]. Ad esempio, Andrea Dworkin, nel 1983 scrisse: «Se volete fare qualcosa contro l'omofobia, dovete fare qualcosa contro il fatto che gli uomini stuprano e che il sesso forzato non è incidentale alla sessualità maschile, ma è in pratica paradigmatico»[19].

I Centri antiviolenza, i Telefoni donna, le Case delle donne, oltre ad aiutare e assistere le donne che hanno subito violenza, hanno organizzato sia in Italia che in tutto il mondo, molte manifestazioni e iniziative a partire dagli anni '70 per porre fine alla cultura dello stupro basato sul potere dell'uomo sulla donna[20].

Critiche del paradigma[modifica | modifica wikitesto]

La concettualizzazione della cultura dello stupro è stata criticata da diversi autori per diverse ragioni. Alcuni, come Christina Hoff Sommers, hanno tentato di confutare l'esistenza di tale cultura, sostenendo che lo stupro è sovrariportato e sovraenfatizzato. Altri, come Bell Hooks, hanno criticato il paradigma della cultura dello stupro sulla base del fatto che esso ignora la posizione dello stupro in una sovrastante "cultura della violenza". Questi critici dicono che isolare lo stupro e i suoi sostegni sociali da altre forme di violenza, rende meno efficaci gli sforzi per combatterlo e ignora o banalizza altre forme di violenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kathy Davis, Mary Evans, Judith Lorber, "Handbook of gender and women's studies", SAGE Publications Ltd, ISBN 9780761943907
  2. ^ J. Holland, C. Ramazanoglu, S. Sharpe and R. Thompson, "The Male in the Head: Young People, Heterosexuality and Power", London 1998
  3. ^ A.Ayres Boswell, Joan Z.Spade, "Fraternities and collegiate rape culture", Lehigt University 1996
  4. ^ come ad esempio in alcuni testi pubblicati in "Feminist Criminology"
  5. ^ Joyce Williams, "Rape Culture", Blackwell Encyclopedia of Sociology URL visitato il 27 aprile 2010
  6. ^ "Rape Culture" Cambridge Documentary Films
  7. ^ Patricia Donat and John D'Emilio, "Una ridefinizione femminista di stupro e assalto sessuale: fondamenta storiche e cambiamento"; titolo originale: "A Feminist Redefinition of Rape and Sexual Assault: Historical Foundations and Change", Journal of Social Issues, vol 48, numero 1, 1992 consultabile in Di Karen J. Maschke, "The legal response to violence against women", Routledge 1997, ISBN 978-0-8153-2519-2.
  8. ^ Brownmiller S., (1975) Contro la nostra volontà: uomini, donne e stupro titolo originale: Against Our Will: Men, Women, and Rape. Fawcett Books, NY. ISBN 978-0449908204
  9. ^ "Shifting the paradigm: primary prevention of sexual violence", a cura dell'American College Healt Association (ACHA)
  10. ^ Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia, Adelphi, 1991, pagina 20
  11. ^ "Vim licet appelles: grata est vis ista puellis: quod iuvat, invitae saepe dedisse volunt", Ovidio, Ars amatoria, Liber I, l. 673-674
  12. ^ Carbone, Vincenzo, "Alla ricerca dell'arte del giudicare: perché i giudici credono ancora alla 'vis grata puellae'?", Corriere giuridico, 16(3), 1999, 371-374
  13. ^ Edmond Faral, La pastourelle, in Romania, 49, 1923, p. 211
  14. ^ Mallanaga Vatsyayana, Kamasutra, trad. dall'inglese di Francesco Saba Sardi, Oscar Mondadori, 1977, ISBN 88-04-47500-5 Parte terza, cap. V
  15. ^ Mallanaga Vatsyayana, Kamasutra, trad. dall'inglese di Francesco Saba Sardi, Oscar Mondadori, 1977, ISBN 88-04-47500-5 Parte terza, cap. II
  16. ^ Vice News, "Bride kidnapping in Kyrgyzstan - Fuitine in Kirghizistan - Part 3"
  17. ^ Jackson Katz, "Tough Guise (Unabridged)-Violence, Media & the Crisis in Masculinity", videorecording, Media Education Foundation, 2002, ISBN 1-893521-66-4
  18. ^ (EN) Michael A. Messner, "Friendship, intimacy, and sexuality", in Stephen M. Whitehead, Frank J. Barrett"The masculinities reader", Polity press 2001, ISBN 978-0-7456-2689-5, ISBN 0745626882.
  19. ^ Andrea Dworkin, "I Want a Twenty-Four Hour-Truce During Which There Is No Rape", in "Letters from a war zone. Writings 1976-1989"; pubblicato originariamente con il titolo "Talking to Men About Rape," in "Out!", Vol. 2, No. 6, Aprile 1984; e con il titolo attuale in "M.", No. 13, Primavera 1984.URL consultato il 23 agosto 2012
  20. ^ Violenza sessuale, sit-in delle femministe al Campidoglio, dal sito Repubblica.it URL consultato il 26 aprile 2010

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Libreria delle donne di Milano (a cura di), Non credere di avere dei diritti. La generazione della libertà femminile nell'idea e nelle vicende di un gruppo di donne, Torino, Rosenberg & Sellier, 1987, ISBN 88-7011-275-6.
  • Diana E. H. Russell, La politica dello stupro, Roma, Limenetimena, 1976.
  • Lara Scarsella, Dovere di stupro. La cultura della violenza sessuale nella storia, Roma, Datanews, 1992, ISBN 88-7981-000-6.
  • Georges Vigarello, Storia della violenza sessuale. 16.- 20. secolo, Venezia, Marsilio, 2007, ISBN 88-317-7033-0.
  • Bradley A. Te Pask, Il rito dello stupro. Il sacrificio delle donne nella violenza sessuale, Como, Red, 1987.
  • Lea Melandri, L'infamia originaria. Facciamola finita col cuore e la politica, Roma, Manifesto Libri, 1997. Prima edizione Milano, L'Erba voglio, 1977.
  • Davide, Fuligni Carla, Vitagliano Fausta, Donna e abuso sessuale. Storia, cultura e terapia, Franco Angeli, Milano, 1993
  • Di Renzo G. Carlo e Oscari Giovanna, "La violenza sessuale. Un viaggio attraverso miti, stereotipi e realtà", Aracne, Roma, 2007
  • (EN) Emilie Buchwald, Pamela R. Fletcher e Martha Roth, Transforming a Rape Culture, 2005, ISBN 1571312692
  • (EN) M.R. Burt, "Cultural myths and supports for rape", in Journal of personality and social psychology, n.38, 1980, alle pg 217-230.
  • (EN) M.R. Burt and R.S. Albin,"Rape myths, rape definitions, and probability of conviction." in Journal of applied social psychology, n.11, 1981, alle pg 212-230.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]