Grande Madre

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La Grande Madre è un'ipotetica divinità femminile primordiale, la cui esistenza è stata teorizzata ma mai dimostrata. Essa sarebbe presente in quasi tutte le mitologie note ed attraverso essa si manifesterebbe la terra, la generatività, il femminile come mediatore tra l'umano e il divino.
Essa attesterebbe l'esistenza di una originaria struttura matriarcale delle civiltà preistoriche, composte da gruppi di cacciatori-raccoglitori.

Mitologia[modifica | modifica sorgente]

Scultura prenuragica - Madre Mediterranea (Sardegna, III millennio a.C.)

Il culto della Grande Madre risale al Neolitico e forse addirittura al Paleolitico, se si leggono in questo senso le numerose figure femminili steatopigie (cosiddette "Veneri") ritrovate in tutta Europa, di cui naturalmente non conosciamo il nome.

Lungo le generazioni, con gli spostamenti di popoli e la crescita di complessità delle culture, le "competenze" della Grande Madre si moltiplicarono in diverse divinità femminili. Per cui la Grande Dea, pur continuando ad esistere e ad avere culti propri, assumerà personificazioni distinte, per esempio, per sovrintendere all'amore sensuale (Ishtar-Astarte-Afrodite pandemia-Venere), alla fertilità delle donne (Ecate triforme, come 3 sono le fasi della vita), alla fertilità dei campi (Demetra / Cerere e Persefone / Proserpina), alla caccia (Kubaba, Cibele, quindi Artemide-Diana).

Inoltre, siccome il ciclo naturale delle messi implica la morte del seme, perché esso possa risorgere nella nuova stagione, la grande dea è connessa anche a culti legati al ciclo morte-rinascita e alla Luna, che da sempre lo rappresenta (i più arcaici di questi riti sono riservati alle donne, come quello di Mater Matuta o della Bona Dea).

Ad esempio, nelle feste e nei misteri in onore del gruppo Demetra / Cerere-Persefone / Proserpina, il suo culto segna il volgere delle stagioni, ma anche la domanda dell'uomo di rinascere come il seme rinasce dalla terra.

L'evoluzione teologica della figura della Grande Madre (giacché nulla va perduto, nel labirinto della mitologia) venne costantemente rappresentata da segnali di connessione tra le nuove divinità e quella arcaica.

Finché le religioni dominanti ebbero carattere politeistico, un segno certo di connessione consisteva nella parentela mitologica attestata da mitografi e poeti antichi (ad esempio, Ecate è figlia di Gea; Demetra è figlia di Rea).

Altro carattere che permette di riconoscere le tracce della Grande Dea nelle sue più tarde eredi, è poi la ripetizione di specifici attributi iconologici e simbolici che ne richiamano l'orizzonte originario.

Ad esempio:

  • il dominio sugli animali, che accomuna i leoni alati che accompagnano Ishtar, la cerva di Diana e il serpente ctonio della dea cretese;
  • l'ambientazione tra rupi (o in caverne, a ricordare il carattere ctonio della divinità originale) e boschi, o presso acque;
  • il carattere e i culti notturni.

Anche nel mutare delle religioni, la memoria della divinità arcaica, "signora" di luoghi o semplicemente di bisogni umani primari, si mantenne e si trasmise lungo le generazioni, dando luogo a culti forse inconsapevolmente sincretistici (le cui ultime propaggini possono essere considerate, ad esempio, le molte Madonne Nere venerate in Europa).

Nell'area mediterranea ne conosciamo i nomi e le storie, nelle diverse civilizzazioni in cui si impose, dall'epoca protostorica:

La variante nordica della Grande Madre, portata fino alle Isole britanniche da migrazioni di popoli pre-achei verso nord ovest, è secondo Robert Graves la Dea Bianca della mitologia celtica (colei che a Samotracia si chiamava Leucotea e proteggeva i marinai nei naufragi).

I compagni della Grande Madre[modifica | modifica sorgente]

L'universo cultuale della Grande Madre prevedeva anche, benché non sempre, figure maschili, inizialmente descritte come figure plurime o collettive (come i Dattili di Samotracia).

L'evoluzione di tali figure e la loro progressiva personificazione individuale sembrano confermare per sottrazione l'idea di un'origine matriarcale della civilizzazione, sia per la forte accentuazione di "figlio della dea" - e la dea rimanda alla Grande Madre, anche se ha un altro nome - che viene attribuita a talune divinità maschili particolarmente legate alla terra (Dioniso, per tutte); sia perché la modifica e l'individuazione in senso patriarcale del pantheon sono attestate in epoca relativamente tarda, quando gli uomini avevano preso coscienza della propria potestà generatrice; sia, infine, per il rapporto misterioso che corre tra la Grande Dea e il suo compagno, caratterizzato dall'essere minore di lei, per età e per poteri, e che spesso si presenta, almeno inizialmente, come una figura di giovane amante, assai simile ad un figlio (si veda in proposito la coppia Cibele-Attis).

Psicologia e simbolismo[modifica | modifica sorgente]

Lugansk, Ucraina (datazione ignota)
  • Nella psicologia di Jung la Grande Madre è una delle potenze numinose dell'inconscio, un archetipo di grande ed ambivalente potenza, distruttrice e salvatrice, nutrice e divoratrice.
  • In Erich Neumann, che più di tutti gli allievi di Jung dedicò i propri studi ai vari aspetti del femminile, l'archetipo della Grande Madre (tendenzialmente conservativo e nemico della differenziazione) è il principale ostacolo allo sviluppo del individuale, che per conquistare la propria parte femminile deve sviluppare le proprie capacità di separazione ed autoaffermazione.
  • Più in generale, la figura (o l'archetipo) della Grande Madre riappare non di rado nelle opere creative: dalla figura di Medea, che ha attraversato i secoli da Euripide a Pasolini, alla Regina della Notte del Flauto Magico di Mozart, a certe battute e immagini del cinema di Woody Allen.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Graves e Alberto Pelissero, La Dea bianca. Grammatica storica del mito poetico, 4ª ed., Milano, Adelphi [1992], 2012, ISBN 978-88-459-2359-3.
  • Roberto La Paglia, La Grande Madre. I culti femminili e la magia lunare, San Giorgio Jonico, Edizioni Akroamatikos, 2008, ISBN 978-88-903535-9-8.
  • Andrea Romanazzi, Guida alla Dea Madre in Italia. Itinerari fra culti e tradizioni popolari, Roma, Venexia, 2005, ISBN 88-87944-35-0.
  • Erich Neumann, Carl Gustav Jung e Gianfranco Tedeschi, Storia delle origini della coscienza, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1978, ISBN 88-340-0099-4.
  • Eric Neumann e Matelda Talarico, La psicologia del femminile, Roma, Casa Editrice Astrolabio, 1975, ISBN 88-340-0100-1.
  • Eric Neumann e Antonio Vitolo, La Grande Madre. Fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio, Roma, Casa Editrice Astrolabio, 1981, ISBN 88-340-0706-9.
  • Eric Neumann e Donatella Besana, La terra Madre e Dea. Sacralità della natura che ci fa vivere, Como, Red, 1989, ISBN 88-7031-729-3.
  • Marija Gimbutas e Selene Ballerini, Il linguaggio della dea, Roma, Venexia, 2008, ISBN 978-88-87944-62-4.
  • Marija Gimbutas, Miriam Robbins Dexter e Martino Doni, Le dee viventi, Milano, Medusa, 2005, ISBN 88-7698-009-1.
  • Vittorio Dini, Il potere delle antiche madri, Firenze, Pontecorboli, 1995, ISBN 88-85207-31-6.

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