Androgino

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L'Androginia è la combinazione e sovrapposizione di un certo numero di caratteristiche fisiche maschili con altre più tipicamente femminili in una stessa persona. Tale "ambiguità" può fondare la propria identità di genere o anche solo lo stile di vita esteriore (ad esempio nel mondo dello spettacolo o della moda).

La parola non è utilizzata in ambito scientifico e non fa in alcun modo riferimento alle modalità di riproduzione o all'orientamento sessuale (pertanto non è neanche sinonimo di Bisessualità); viene invece usata per indicare in un individuo la coesistenza di aspetti esteriori, sembianze o comportamenti propri di entrambi i sessi.[1]

Etimologia e definizioni[modifica | modifica sorgente]

Il termine androgynus deriva dalla lingua greca antica: ἀνδρόγυνος, da ἀνήρ (anèr: uomo) -genitivo ἀνδρός (andròs)- e γυνή (gyné: donna)[2]; secondo il mito che lo riguarda è un individuo che partecipa della natura di entrambi i sessi.

Androgino è un termine che viene a volte impropriamente usato nel linguaggio moderno come sinonimo di transessuale[1]: questa equivalenza non è esatta, poiché ermafrodito è il termine tecnico che, in zoologia e in botanica, indica la presenza contemporanea in un individuo di apparati e caratteri sessuali maschili e femminili che produce comportamenti differenti a seconda delle specie in cui si manifesta e la modalità riproduttiva tipica delle specie interessate. L'organizzazione riproduttiva delle lumache e delle ostriche, ad esempio, si definisce ermafroditismo (fa riferimento al concetto biologico d'intersessualità fisica) e non androginia.

Identità di genere[modifica | modifica sorgente]

In termini d'identità di genere, per quanto riguarda gli esseri umani, androgino è una persona che non si adatta perfettamente ai tipici ruoli di genere di mascolinità-femminilità della società all'interno di cui vive; per descrivere se stesso l'androgino può anche utilizzare i termini "ambigender" o "polygender". Molti androgini si descrivono come esser mentalmente a metà strada fra uomo e donna, ma possono anche identificarsi come totalmente asessuati o agender ovvero privi di genere d'appartenenza, o tra i generi, di genere neutro, genderqueer, multigender, intergendered, pangender o "fluido di genere"[3].

Ruoli di genere[modifica | modifica sorgente]

Secondo la psicologa statunitense Sandra Bem - nota per il suo lavoro pionieristico nel campo degli studi di genere, polarizzazione di genere e androginia[4][5] - uomini e donne androgini sono più flessibili, quindi meno radicati nella concezione mentale che vuole una netta separazione tra i poli maschile e femminile[6].


Cultura[modifica | modifica sorgente]

L'androgino di Platone[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mito di Aristofane o dell'androgino.
Rappresentazione medioevale dell'androgino (XII secolo)
Leonardo da Vinci, il Battista

Nella cultura europea la figura dell'androgino entra con la descrizione che ne fa Platone nel Simposio:[1] è Aristofane, nel dialogo, che narra di questo terzo genere, non figlio del Sole come gli uomini, non figlio della Terra come le donne, ma figlio della Luna, che della natura di entrambi partecipa. Il mito racconta che la completezza autosufficiente rese gli umani così arroganti da immaginare di dare la scalata all'Olimpo, e Zeus (non volendo distruggerli per non privare l'Olimpo dei loro sacrifici), separò ciascuno di loro in due metà, riducendo gli androgini a solo maschio e solo femmina.

Quella che Elémire Zolla chiama "l'umana nostalgia dell'interezza", mai placata, è la radice e in qualche modo la costrizione all'amore («alla brama e all'inseguimento dell'interezza, ebbene, tocca il nome di amore»).

L'androgino come archetipo[modifica | modifica sorgente]

In occidente il racconto platonico, la sua persistenza e il suo riuso in culture successive come l'alchimia, segnalano nell'androgino l'archetipo della coincidentia oppositorum.[1] Coincidenza e superamento.

La potenza dell'archetipo fa sì che esso continui a percorrere sotterraneamente tutti i sistemi mitologici che si avvicendano: le divinità cambiano nome, ma segni ed emblemi trascorrono da una all'altra, collegandole:

  • Dioniso, che per essere uno degli dei più antichi del Pantheon greco è tra quelli più ricchi, dal punto di vista archetipico, è spesso rappresentato in forma androgina, ed ha tra i suoi emblemi la pigna, frutto ermafrodita della specie forse più nota e diffusa nel Mediterraneo. La pigna (come del resto il tralcio di vite) è anche tra gli emblemi del Cristo.
  • androgino è anche Tiresia, il veggente cieco dell'Odissea, divenuto donna per sette anni, dice il mito, per aver assistito al congiungimento di due serpenti sacri (e sappiamo da Delfi come il serpente sia uno dei più antichi simboli delle divinità ctonie, e come, nella forma di Ouroboros - circolare come quella dell'androgino, appunto - rappresenti il globo universale, il tutto, la completezza).

L'androgino nelle religioni[modifica | modifica sorgente]

I popoli dell'antichità facevano una netta differenza tra ciò che Mircea Eliade chiama l'"ermafrodito concreto" e l'"androgino rituale". Un neonato che presentasse segni di ermafroditismo era considerato dalla famiglia un segno della collera degli dei, ed immediatamente eliminato, come accadeva per tutti i neonati gravemente imperfetti. La sua unica speranza di scampo, soggettivamente, era di essere accolto nell'ordine del sacro, come vivente rappresentazione della coincidenza degli opposti e figura che riuniva in sé la potenza magica e religiosa di entrambi i sessi, di cui acquisiva i poteri attraverso pratiche rituali. La principale di queste pratiche era il travestimento (il che rende evidente che non era necessario un ermafrodito concreto, per agire il rito).

Ancora oggi, in India, gli ermafroditi sono dei fuori casta, e tuttavia hanno una propria collocazione sociale precisissima: la benedizione degli eunuchi è molto richiesta, ben pagata, e considerata quasi indispensabile ed eccezionalmente efficace in ogni cerimonia: può cacciare gli spiriti malvagi, rendere fertile una donna, dare un buon augurio ai novelli sposi, assicurare alla coppia un figlio maschio. Nella metafisica induista la polarità maschile rappresentata da Śiva, e quella femminile rappresentata da Shakti hanno bisogno, per fondersi, di Ardhanarishvara, l'androgino.

In altre culture, l'androginia è connessa allo sciamanesimo e a riti iniziatici.

Le divinità della fertilità cosmica sono in masima parte androgini, oppure sono femmine un anno e maschi l'anno dopo (ad esempio lo "Spirito della Foresta" degli Estoni). La maggioranza degli dei della vegetazione (Attis, Adone, Dioniso) e delle Grandi Madri (come Cibele) sono bisessuati. Tracce di androginia sono presenti nelle divinità scandinave: Odino, Loki, Tuisto, Nerthus, ecc. Il dio iranico del tempo illimitato, Zervan, è androgino e lo è pure un'antica divinità cinese del sole e dell'oscurità. L'androginia ha il significato di esprimere la coesistenza dei contrari, dei principi cosmologici in seno alla divinità. [7]

L'androgino moderno[modifica | modifica sorgente]

Non va mai dimenticato che l'immaginario legato all'androginia mira alla completezza e all'integrazione, non solo sul piano religioso o mistico, ma anche su quello psicologico e dell'immagine. Il risultato è talvolta ambiguo, ma il bisogno è reale, e perdura nel tempo e nelle culture.

Nutriti di neoplatonismo e di studi alchemici, gli uomini dell'Umanesimo e del Rinascimento fecero gran conto della figura dell'Androgino.

L'androgino riemerse poi nello spiritualismo mistico che fece da contraltare all'illuminismo a partire dal Settecento, esplodendo poi nel romanticismo, direttamente riferito alla filosofia alchemica. Basti pensare al mondo visionario di William Blake, o al romanzo Séraphîta di Honoré de Balzac; quest'ultimo incentrato proprio sulla figura d'un personaggio androgino i cui caratteri son stati direttamente ripresi dalle teorie filosofico-mistiche di Emanuel Swedenborg.

La modernità dispone del recupero degli archetipi nella psicologia analitica junghiana[1] e inoltre di saggi o trattati, ma anche romanzi, sull'androgino. Fra questi ultimi si vedano:

L'immagine moderna dell'androgino s'impernia soprattutto su figure femminili: dai preraffaelliti a Klimt, da Greta Garbo a Sarah Bernhardt, alla popolare indossatrice Twiggy che fra il 1967 e il 1969 condannò le donne all'estetica del pelle-e-ossa o a personaggi italiani come Rita Pavone che fu addirittura scritturata per interpretare il ruolo maschile di Gian Burrasca, e, di recente, come l'attrice Katherine Moennig.

Nell'immagine maschile, appena superata l'adolescenza, l'estetica dell'androgino mette in risalto soprattutto l'effetto travestimento, e il risultato non sembra più alludere alla completezza, ma piuttosto al doppio mancante. Tuttavia in questo versante maschile si può citare l'ex attore Jaye Davidson, il cantante Bill Kaulitz, il cantante rock David Bowie che negli anni '70 impersonò l'alieno ambiguo e androgino Ziggy Stardust, uno dei suoi personaggi di maggiore successo, che contribui' a farlo entrare nell'olimpo del rock. Un altro esempio di androginia è il modello Andrej Pejic, il quale sfila con successo sia in abbigliamento maschile che femminile.

Oggigiorno certe persone rivendicano l'androginia come identità di genere, cioè per una persona che non si sente né totalmente uomo o donna né transessuale, ma qualcosa fra i due, con una mescolanza di caratteristiche tradizionalmente maschili o femminili.

Anche in altre culture vi sono androgini moderni. Ad esempio nella musica giapponese lo stile estetico dei musicisti della corrente visual kei si basa su una immagine prettamente androginia; tra questi vi sono Moi Dix Mois, X Japan, Dir en Grey, Miyavi. Mana, oltre ad essere un musicista di spicco coi Malice Mizer, è anche uno stilista molto rinomato per le sue influenze sulla Gothic Lolita, una moda giapponese molto in voga tra le teenager.

Ci sono anche personaggi di fantasia androgini in molti anime e manga, come Jasdebi in D.Gray-man, Leo in Tekken 6, Deidara e Haku (Naruto) in Naruto o Karuto della Brigata Fantasma, Neferupito delle Formichimere e Kurapika in Hunter x Hunter. Hideyoshi Kinoshita è un esempio lampante di androginia nel manga Baka To Test uscito per Shoukanjuu Ni; così come l'homunculus Envy in Fullmetal Alchemist.

Androgini famosi[modifica | modifica sorgente]

  1. Bill Kaulitz, cantante della band Tokio Hotel
  2. Brian Molko, cantante dei Placebo (gruppo musicale)
  3. Boy George, cantante di grande successo negli anni '80
  4. Andrej Pejic, modello di carriera internazionale.
  5. Marilyn Manson, cantante della band di Marilyn Manson

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Voce Androgino in Nicola Ubaldo, Atlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, pp. 106-7, 2000. ISBN 88-440-0927-7; ISBN 978-88-440-0927-4. Nuova ed.: 2005. ISBN 88-09-04192-5; ISBN 978-88-090-4192-9.
  2. ^ Online Etymology Dictionary: androgynous. URL consultato il 13 July 2013.
  3. ^ Definition of androgynous: Dictionary and Thesaurus. URL consultato il 13 July 2013.
  4. ^ Polygendered and Ponytailed: The Dilemma of Femininity and the Female Athlete, 2009, Women's Press, Dayna B. Daniels, Gender polarization, Retrieved Aug. 22, 2014, (see page 29) "...Gender polarization can be defined as the organizing principle upon which many cultures and their social institutions have been created...
  5. ^ Bem, S. (1993). Gender polarization. The lenses of gender: transforming the debate on sexual inequality, (p. 80-82). Binghamton, NY: Vail-Ballou Press.
  6. ^ Santrock, J. W. (2008). A Topical Approach to Life-Span Development. New York, NY: The McGraw-Hill Companies. 007760637X
  7. ^ Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, ed. Bollati Boringhieri, 2009, cap. XII.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Platone, Simposio, XIV ss.
  • Elémire Zolla, L'Androgino, Red Edizioni, 1989 (con molte, illuminanti illustrazioni)
  • Mircea Eliade, Mefistofele e l'Androgino, Edizioni Mediterranee, 1971
  • Adriano Marchetti (a cura di), In forma di parole - L'androgino. Invenzioni sul mito, 1995
  • Luciano Bottoni, Leonardo e l'androgino. L'eros transessuale nella cultura, nella pittura e nel teatro del Rinascimento, Franco Angeli, 2004, ISBN 88-464-3566-4.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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