Tiresia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
L'anima di Tiresia appare a Odisseo, opera del pittore svizzero Johann Heinrich Füssli.

Tiresia è una figura della mitologia greca. Il celebre indovino era figlio di Evereo, della stirpe degli Sparti, e della ninfa Cariclo. Tiresia ebbe una figlia, Manto, anche lei indovina.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

I miti su Tiresia sono molti. Uno dei più diffusi racconta che, passeggiando sul monte Cillene (o secondo un'altra versione Citerone), vide due serpenti che copulavano, ne uccise la femmina perché quella scena lo infastidì. Nello stesso momento Tiresia fu tramutato da uomo a donna. Visse in questa condizione per sette anni provando tutti i piaceri che una donna potesse provare. Passato questo periodo venne a trovarsi di fronte alla stessa scena dei serpenti. Questa volta uccise il serpente maschio e nello stesso istante ritornò uomo.

Un giorno Zeus ed Era si trovarono divisi da una controversia: chi potesse provare in amore più piacere: l'uomo o la donna. Non riuscendo a giungere a una conclusione, poiché Zeus sosteneva che fosse la donna mentre Era sosteneva che fosse l'uomo, decisero di chiamare in causa Tiresia, considerato l'unico che avrebbe potuto risolvere la disputa essendo stato sia uomo sia donna. Interpellato dagli dei, rispose che il piacere sessuale si compone di dieci parti: l'uomo ne prova solo una e la donna nove, quindi una donna prova un piacere nove volte più grande di quello di un uomo. La dea Era, infuriata perché l'indovino aveva svelato un tale segreto, lo fece diventare cieco, ma Zeus, per ricompensarlo del danno subito, gli diede la facoltà di prevedere il futuro e il dono di vivere per sette generazioni: gli dei greci, infatti, non possono cancellare ciò che han fatto o deciso altri dei.[1]

In altre versioni del mito fu la stessa madre a chiedere il dono della profezia, dopo che la dea Atena lo aveva accecato per punirlo di averla vista nuda mentre faceva il bagno.

Nel corso dell'attacco degli Epigoni contro Tebe, Tiresia fuggì dalla città insieme ai tebani; sfiancato si riposò nei pressi della fonte Telfussa dalla quale bevve dell'acqua gelata e morì. In un'altra versione l'indovino, rimasto a Tebe con la figlia Manto, venne fatto prigioniero e mandato a Delfi con la figlia, dove sarebbero stati consacrati al dio Apollo. Tiresia morì per la fatica durante il cammino.

L'anima di Tiresia, una volta entrata nell'Ade, conservò i poteri divinatori, come constatò Ulisse in occasione dell'evocazione dei morti secondo quanto riferito da Omero nell'Odissea.

La storia di Tiresia è narrata tra gli altri da Ovidio nelle Metamorfosi e da Stazio nella Tebaide.

Dante Alighieri lo citò vicino al suo rivale in divinazione nella guerra di Tebe, Anfiarao, tra gli indovini nella quarta bolgia dell'ottavo cerchio dei fraudolenti nell'Inferno (XX, 40-45). Il poeta fiorentino però non fa accenno alle sue arti divinatorie ma cita solo il prodigio del cambio di sesso dovuto all'aver colpito due serpentelli, che rese necessario colpirli di nuovo sette anni dopo. Forse all'Alighieri qui interessava solo deprecare come i maghi talvolta adulterano le cose naturali con il loro intervento. Tiresia è condannato a vagare eternamente con la testa ruotata sulle spalle, che lo obbliga a camminare indietro in contrappasso con il suo potere "preveggente" in vita. Anche sua figlia Manto si trova nello stesso girone.

Letteratura classica[modifica | modifica sorgente]

La figura di Tiresia appare in molti miti classici;

Letteratura moderna[modifica | modifica sorgente]

Il nome di Tiresia è presente anche nella letteratura moderna.

  • Il poeta Guillaume Apollinaire (Roma, 26 agosto 1880 - Parigi, 9 novembre 1918) nel 1917 fu autore di un'opera teatrale surrealista intitolata Les Mamelles de Tirésias.
  • Anche Thomas Stearns Eliot riprende la figura di Tiresia nel suo The Waste Land (1922): lo si incontra nella sezione intitolata "Il sermone del fuoco".
  • "Tiresia" è il titolo di un capitolo del libro La chiave a stella di Primo Levi, dove si spiega la storia del mito, capitolo fondamentale per la comprensione del libro stesso.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Nel programma radiofonico Black-out un personaggio comico chiamato "Mago Teresa" prende spunto dal mito.
  • Nell' LP dei Genesis Selling England by the Pound, Peter Gabriel e compagni fanno riferimento al mito di Tiresia, sia uomo che donna, nel raccontare le differenze di comportamento tra due moderni Romeo e Giulietta nel brano The Cinema Show.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ovidio, Metamorfosi, liber III, 336-7

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L. Brisson, Le mythe de Tirésias. Essai d'analyse structurale, Leiden, 1976.
  • L. Brisson, Sexual Ambivalence. Androginy and Hermafroditism in Graeco-Roman Antiquity, Berkeley-Los Angeles-Londra, 2002. ISBN 0-520-23148-1
  • E. Di Rocco, Io Tiresia: metamorfosi di un profeta, Roma, Editori Riuniti Univ. Press, 2007. ISBN 978-88-359-5989-2
  • N. Loraux, The Experiences of Tiresias. The Feminine and the Greek Man, Princeton (NJ), 1995. ISBN 0-691-02985-7
  • S. Massoni, La stirpe del Serpente, Reggio Emilia, ed. Aliberti, 2008. ISBN 978-88-7424-403-4
  • M. Perniola, Tiresia, Milano, Silva, 1968.
  • G. Ugolini Tiresia e i sovrani di Tebe: il topos del litigio, in «Materiali e Discussioni per l’analisi dei testi classici», 27, 1991, pp. 9–36.
  • G. Ugolini, Teiresias. Untersuchungen zur Figur des Sehers Teiresias in den mythischen Überlieferungen und in der Tragödie, G. Narr, Tübingen, 1995, Tübingen, 1995. ISBN 3-8233-4871-X
  • G. Ugolini, Le metamorfosi di Tiresia tra cultura classica e moderna, in Die Kraft der Vergangenheit. Mythos und Realität der klassischen Kultur, hrsg. von G. Ugolini, Olms, Hildesheim 2005, pp. 169–179.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]