Nausicaa

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Nausicaa, Frederic Leighton, circa 1878

Nausicaa (in greco: Ναυσικάα/Ναυσικᾶ) è una figura della mitologia greca, figlia di Alcinoo (re dei Feaci) e di Arete.

Nel libro VI dell'Odissea si narra di una Nausicaa che, consigliata da Atena, gioca a palla presso una riva con le proprie ancelle.

D'un tratto un naufrago nudo esce da un cespuglio: Ulisse. Mentre le ancelle fuggono impaurite, Nausicaa "dalle bianche braccia" accoglie con eleganza e cortesia lo sconosciuto che invoca la sua misericordia.

Gli regala delle vesti e gli suggerisce la via per la dimora del padre Alcinoo. Egli lo accoglie calorosamente e gli fornisce una nave per il ritorno in patria.

Nausicaa sembra quasi innamorarsi dell'Eroe, e lo stesso padre di lei - Alcinoo - offre la sua mano ad Odisseo.

La vicenda, esemplificativa del concetto di ospitalità (xenia) presso gli antichi Greci, viene brevemente riassunta da Igino Astronomo nelle sue Fabulae:

(LA)
« Inde in insulam Phaeacum venit nudusque ex arborum foliis se obruit, qua Nausicaa Alcinoi regis filia vestem ad flumen lavandam tulit. Ille erepsit e foliis et ab ea petit, ut sibi opem ferret. Illa misericordia mota pallio eum operuit et ad patrem suum eum adduxit. Alcinous hospitio liberaliter acceptum donisque decoratum in patriam Ithacam dimisit. »
(IT)
« Quindi arrivò sull'isola dei Feaci e nascose le sue nudita fra gli arbusti là dove Nausicaa, figlia del re Alcinoo, stava portando gli indumenti al fiume per lavarli. Allora egli strisciò fuori dalle fronde e le implorò aiuto. Mossa a pietà, gli diede un manto e lo condusse da suo padre. Alcinoo lo accolse dandogli una decorosa ospitalità, lo onorò con dei doni e lo inviò verso la sua patria, Itaca. »
(Igino Astronomo, Fabulae, 126)
Odisseo e Nausicaa

Secondo Aristotele e Ditti Cretese[1], Nausicaa sposò Telemaco e ebbe un figlio chiamato Persepolis o Ptoliporthus.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pseudo-Ditti Cretese, Ephemeris Belli Troiani

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