Aiace Telamonio

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Aiace Telamonio
"Il suicidio di Aiace" su cratere etrusco a figure rosse da Vulci, 400-350 a.C., Londra, British Museum
"Il suicidio di Aiace" su cratere etrusco a figure rosse da Vulci, 400-350 a.C., Londra, British Museum
Saga Ciclo troiano
Nome orig.
1ª app. in Iliade di Omero
Parenti Telamone (padre), Eurisace (figlio), Teucro (fratellastro), Peleo (zio), Eaco (nonno paterno), Achille (cugino)
Aiace il grande affronta un Troiano, frontone occidentale del tempio di Afaia a Egina, circa 500 a.C., Gliptoteca, Monaco (Inv. 80)

Aiace (greco: Αἴας; latino: Aiax) è una figura della mitologia greca, leggendario eroe, figlio di Telamone re di Salamina e di Peribea. Era sposo di Tecmessa, schiava e concubina frigia, e padre di un unico figlio, Eurisace.

È uno dei protagonisti dell'Iliade di Omero e del Ciclo epico, cioè quel gruppo di poemi che narrano le vicende della Guerra di Troia e quelle collegate a questo conflitto. Per distinguerlo dal suo omonimo Aiace Oileo, viene chiamato con il patronimico di "Telamonio", o, più raramente, "Aiace il Grande".

Mito[modifica | modifica sorgente]

Il ritratto[modifica | modifica sorgente]

Lekythos attico su fondo bianco raffigurante la lotta tra Aiace e Ulisse per le armi di Achille, Eretria, circa 500 a.C., musée du Louvre, Parigi (CA 545)

Nell'Iliade, Aiace viene descritto come il più alto tra gli achei, dotato di una robusta corporatura, secondo solo all'amico Achille quanto a forza negli scontri; è giudicato un autentico pilastro dell'esercito greco. È stato educato dal centauro Chirone, che era stato istitutore anche del padre Telamone, da Peleo, padre di Achille, e da Achille stesso. Dopo il cugino, Aiace era il più valoroso guerriero dell'esercito guidato da Agamennone, sebbene non fosse dotato della stessa sagacia di Nestore, Idomeneo e, naturalmente, Odisseo.

Si poneva alla testa dei suoi soldati, brandendo un'enorme scure e portando un largo scudo di bronzo, ricoperto con sette strati di pelle di bue. Uscì indenne da tutte le battaglie descritte dall'Iliade ed è l'unico tra i protagonisti del poema a non ricorrere mai all'aiuto di uno degli dei schierati al fianco delle parti in lotta. È l'incarnazione stessa delle virtù della costanza negli impegni e della perseveranza.

Nella Guerra di Troia[modifica | modifica sorgente]

Nell'Iliade, Aiace compie molte imprese valorose. Nel quarto libro colpisce con la lancia il giovane guerriero troiano Simoesio, uccidendolo. Quindi dimostra il suo coraggio nei duelli contro Ettore. Nel settimo libro, Aiace viene sorteggiato per scontrarsi con Ettore e disputa così un duello che si protrae quasi per un giorno intero. All'inizio sembra riuscire a vincere e riesce a ferire Ettore con la sua lancia e a gettarlo a terra, colpendolo con una grossa pietra, ma poi Ettore si riprende e il combattimento continua finché gli araldi, su ordine di Zeus, stabiliscono che lo scontro è pari: i due uomini si scambiano doni in segno di rispetto.

Il secondo duello tra Aiace ed Ettore si verifica quando il troiano entra violentemente nell'accampamento acheo e affronta i greci in mezzo alle loro navi[1]. Aiace scaglia contro Ettore un grosso sasso, che per poco non lo uccide. Nel XV libro, Apollo cura Ettore e gli restituisce le forze. Così, questi torna all'attacco. Aiace riesce intanto a tenere lontano l'esercito troiano praticamente da solo. Nel libro successivo, Ettore disarma Aiace, sebbene non lo abbia ferito, e questi è costretto a ritirarsi, mentre i troiani incendiano una delle navi. Aiace, però, prima che Ettore gli mozzasse di netto la punta dell'asta, e prima che l'incendio divampasse sulla nave di Protesilao, reagì all'atto di appiccare il fuoco alle sue navi, uccidendo molti guerrieri nemici, tra i quali il signore della Frigia, Forci, alleatosi coi troiani.

A causa del suo litigio con Agamennone, Achille non partecipa a questi scontri. Nel IX libro, Agamennone e gli altri capi achei inviano Aiace, Odisseo e Fenice nella tenda di Achille per convincerlo a tornare in battaglia. Sebbene Aiace faccia del suo meglio, la missione fallisce. Durante l'assalto troiano alle navi greche, l'amico di Achille, Patroclo (che aveva tentato di impersonarlo per dare coraggio ai greci), viene ucciso da Ettore, che cerca di prenderne il cadavere e di darlo in pasto ai cani. Aiace, insieme a Menelao, lotta duramente per impedirglielo e alla fine riporta indietro il corpo con un carro all'accampamento e lo consegna ad Achille, che, furioso di dolore, deciderà di tornare a combattere.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Suicidio di Aiace, dipinto di Nicolas Poussin

Aiace Telamonio si preparò a contrattaccare i Troiani, allorché, guidati dalla regina Pentesilea e dalle Amazzoni, avanzarono sul campo di battaglia riempiendo la pianura di cadaveri. Sfiorato da un dardo di Pentesilea, che gli aveva appena scalfito l'elmo, l'eroe rinunciò a scontrarsi con la donna, giudicando una preda così facile degna del cugino. Achille, dopo aver ucciso Ettore in duello, per vendicare Patroclo, in seguito cadrà ucciso per mano di Paride: Aiace e Odisseo combattono contro i troiani per strappare loro il corpo dell'eroe caduto. Aiace, roteando la sua immensa ascia, si occupa di tenere lontani i troiani, mentre Odisseo carica Achille sul suo carro e lo porta via.

Durante questa battaglia, Aiace compie sanguinosi prodigi massacrando Glauco, figlio di Ippoloco e sovrano licio, e ferendo Enea e Paride gravemente. Dopo la cerimonia funebre, entrambi gli eroi reclamano il diritto di tenere per sé le armi di Achille come riconoscimento del loro valore: alla fine, dopo alcune discussioni, è Odisseo a spuntarla e Aiace, infuriato per questo, si accascia a terra esausto. Al suo risveglio, impazzito a causa di un incantesimo lanciatogli da Atena, si lancia contro un gregge di pecore e le massacra, credendo di uccidere i generali Troiani.

Rientrato in sé, si vede coperto di sangue e capisce che cosa abbia in realtà fatto: perduto in questo modo l'onore, preferisce suicidarsi piuttosto che continuare a vivere nella vergogna. E così si trafigge con la spada che Ettore gli aveva donato alla conclusione del loro duello. Dal terreno intriso del suo sangue spunta un fiore rosso (come era accaduto anche al momento della morte di Giacinto), che porta sulle sue foglie le lettere Ai, che rappresentavano sia le iniziali del suo nome che il dolore del mondo per la sua perdita[2]. Le sue ceneri vennero deposte sul promontorio Reteo, all'ingresso dell'Ellesponto.

Questo racconto della morte di Aiace si trova nella tragedia Aiace, scritta da Sofocle, nelle Nemee di Pindaro e nelle Metamorfosi di Ovidio, e di Foscolo in cui l'eroe incarna l'ideale di ribellione nei confronti del tiranno, mentre Omero, nell'Odissea, si mantiene sul vago, riferendo soltanto che la sua morte avvenne a causa della disputa per le armi di Achille: durante il suo viaggio nell'Ade, Odisseo incontrerà l'ombra di Aiace e lo pregherà di parlargli, ma Aiace, ancora risentito nei suoi confronti, rifiuterà e ritornerà silente nell'Erebo; una seconda ipotesi afferma che, come era successo con Achille, Aiace nell'Ade abbia cambiato la sua natura: da guerriero a uomo semplice, quindi Aiace potrebbe aver perdonato Odisseo, ma, non avendo bevuto il sangue necessario alle ombre dell'Ade per parlare (vedi Tiresia) e perciò non abbia parlato. Ma quello che Aiace e Odisseo non sanno è che le armi di Achille, che ormai Odisseo non possiede più, sono state portate sulla tomba di Aiace mentre parlano nell'Ade.

La famiglia[modifica | modifica sorgente]

Aiace era figlio di Telamone, che a sua volta era figlio di Eaco e nipote di Zeus e della sua prima moglie, Peribea. Era anche cugino di Achille, il più forte e famoso degli eroi greci, e fratellastro di Teucro. Molti ateniesi illustri, tra i quali Cimone, Milziade, Alcibiade e lo storico Tucidide sostennero di essere discendenti di Aiace. Anche in Italia il culto di Aiace quale mitico avo di varie famiglie era diffuso. Lo studioso Maggiani ha recentemente mostrato come su una tomba etrusca dedicata a Racvi Satlnei a Bologna (V secolo a.C.) vi sia riportata l'espressione 'aivastelmunsl = della stirpe di Aiace Telamonio', insieme ad una raffigurazione del suicidio di Aiace, come insegna araldica della famiglia etrusca Satlna.

Approfondimenti[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo di Aiace[modifica | modifica sorgente]

Nel 2001, l'archeologo Yannos Lolos cominciò degli scavi nelle rovine di un antico palazzo miceneo, sull'isola di Salamina, che si pensa sia potuto essere la reggia di Aiace. Le rovine sono state portate alla luce nei pressi del villaggio di Kanakia di Salamina, a pochi chilometri al largo di Atene. La struttura copre un'area di 750 m² ed è composta da una trentina di stanze. Pare essere stata abbandonata all'incirca all'epoca della Guerra di Troia.

Vittime di Aiace Telamonio[modifica | modifica sorgente]

Durante la guerra, Aiace uccise molti guerrieri tra i quali:

  1. Acamante, l'anziano condottiero trace (Omero, Iliade, libro VI, vv. 5 ss.)
  2. Aganippo, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro III, v. 230)
  3. Agelao, guerriero troiano, figlio di Meone. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro III, v. 229)
  4. Agestrato, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro III, v. 230)
  5. Anfio, un valoroso e ricco possidente di terre, che il Fato condusse come alleato a Priamo. (Omero, Iliade, libro V, v. 612)
  6. Archeloco, un capitano Dardano residente nello stesso gruppo di Enea e Acamante. Era figlio di Antenore. (Omero, Iliade, libro XIV, versi 465 e seguenti.)
  7. Caletore, figlio di Clitio, uno degli anziani di Troia e figlio di Laomedonte. (Omero, Iliade, libro XV, v. 419)
  8. Deioco, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, vv. 529 ss.)
  9. Doricle, figlio di Priamo. (Omero, Iliade, libro XI, v. 489).
  10. Enieo, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, vv. 529 ss.)
  11. Epicle, un compagno di Sarpedone, il re di Licia. (Omero, Iliade, libro XII, v. 379.)
  12. Erimante, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro III, v. 231)
  13. Eurinomo, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, vv. 529)
  14. Forci, signore della Frigia. (Omero, Iliade, libro XVII, vv. 312 ss.)
  15. Glauco, il giovane capo licio, ricordato per aver scambiato l'armatura con Diomede. (Pseudo-Apollodoro, Epitome, libro III, 34 ss.)
  16. Ippotoo, capitano dei Pelasgi. (Omero, Iliade, libro XVII, vv. 288 ss.)
  17. Illo, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I, vv. 529)
  18. Irtio, capitano dei Misi e figlio di Girtio. (Omero, Iliade, libro XIV, vv. 511 ss.)
  19. Laodamante, capitano troiano, figlio di Antenore. (Omero, Iliade, libro XV, v. 516)
  20. Lisandro, guerriero troiano. (Omero, Iliade, libro XI, v. 491)
  21. Nesso, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro III, v. 231)
  22. Ocitoo, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro III, v. 230)
  23. Pandoco, guerriero troiano. (Omero, Iliade, libro XI, v. 490)
  24. Pilarte, guerriero troiano. (Omero, Iliade, libro XI, v. 491)
  25. Piraso, guerriero troiano. (Omero, Iliade, libro XI, v. 491)
  26. Simoesio, giovane guerriero troiano, figlio di Antemione. (Omero, Iliade, libro IV, v. 473)
  27. Testore, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro III, v. 229)
  28. Zoro, guerriero troiano. (Quinto Smirneo, Posthomerica, libro III, v. 231)

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ È uno degli attacchi più pericolosi sferrati dai troiani, che per poco non cambia le sorti della guerra.
  2. ^ Pausania, I 35,4.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche[modifica | modifica sorgente]

Periodo classico[modifica | modifica sorgente]

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Traduzione delle fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Rosa Calzecchi Onesti, Omero. Iliade, seconda edizione, Torino, Einaudi, 1990, ISBN 978-88-06-17694-5. Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti.
  • Vincenzo Monti, Iliade di Omero, nona edizione, Aroldo Mondadori, 2007, ISBN 978-88-04-53902-5. Traduzione di Manara Valgimigli e Carlo Muscetta
  • Fausto Codino, Odissea, Torino, Einaudi, 2007, ISBN 88-06-11604-5. Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti
  • Apollodoro, Biblioteca, Milano, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-55637-4. Traduzione di Marina Cavalli
  • Igino, Miti, Milano, Adelphi Edizioni, 2000, ISBN 88-459-1575-1. Traduzione di Giulio Guidorizzi
  • Pietro Bernardini Marzolla, Publio Ovidio Nasone. Metamorfosi. Testo originale a fronte, Torino, Einaudi, 2008, ISBN 978-88-06-17695-2.

Moderna[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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