Laerte

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Laerte, Penelope e Telemaco, da una miniatura francese quattrocentesca per i componimenti di Ovidio

Laerte (in greco: Λαέρτης) è una figura della mitologia greca, noto per essere un argonauta e il padre di Ulisse, che per questo viene spesso denominato Laerziade (Λαερτιάδης, "figlio di Laerte").

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Laerte era figlio di Arcesio, o Arcisio, e di Calcomedusa. Dal bisnonno Deione (figlio di Eolo e padre di Cefalo) derivava l'appartenenza alla stirpe di Deucalione.
La sua famiglia era originaria di Cefalonia, difatti suo nonno Cefalo era epònimo dell'isola.

Fu re di Itaca e sposò Anticlea quando lei già aspettava Ulisse.

Il re Laerte fu membro della spedizione degli Argonauti[1], come molti eroi della sua generazione. Rientrato vittorioso dal viaggio con Giasone, partecipò alla caccia del cinghiale di Calidone.

Quando suo figlio Ulisse tornò a Itaca dieci anni dopo la fine della guerra di Troia, durante i quali aveva dovuto soffrire molto per sfuggire alle insidie tramate dal dio del mare Poseidone, Laerte, già molto anziano, non lo riconobbe al primo impatto, ma Ulisse dovette descrivergli il frutteto che un tempo egli stesso gli aveva donato[2]. Nel frattempo Penelope, moglie di Ulisse, aveva tessuto durante il giorno e disfatto durante la notte il velo funerario per Laerte. Quando Eupite venne a reclamare vendetta per la morte del figlio Antinoo, ucciso durante lo scontro con i Proci, la dea Atena infuse allora «una gran forza» in Laerte, il quale trapassò il nemico da parte a parte con un colpo di lancia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Robert Graves, I miti greci, pp. 535-536.
  2. ^ Omero, Odissea, canto XXIV.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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