Telemaco

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Calipso riceve Telemaco e Mentore, William Hamilton, XVIII secolo.

Telemaco (in greco classico: Τηλέμαχος/ Têlémachos; latino: Telemachus), «che combatte lontano», (con riferimento al padre) è un personaggio dell'Odissea. È il figlio di Ulisse e di Penelope. Discendeva da parte di madre dall'eroe Perseo (l'uccisore della Gorgone Medusa), e aveva due fratelli: Poliporte e Arcesilao.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Secondo una versione della leggenda, nacque il giorno in cui Ulisse partì per la guerra di Troia e dovette attendere ben vent'anni prima di rivederlo. Secondo un'altra versione, Telemaco nacque prima della partenza del padre. Infatti, quando arrivarono a Itaca Menelao, Diomede e Palamede per convincere Ulisse ad andare a Troia insieme agli altri re greci, questi si finse pazzo. Gli eroi allora lo andarono a trovare nei campi, dove stava arando, e misero il piccolo Telemaco in fasce davanti ai buoi. Ulisse dovette per forza fermarsi per non uccidere il figlio, manifestando così la propria sanità mentale.

I viaggi di Telemaco a Pilo e Sparta[modifica | modifica sorgente]

Nei primi quattro libri dell'Odissea (la cosiddetta Telemachia) Telemaco, già adulto, parte alla ricerca del padre, su consiglio di Atena, presso le corti di Menelao a Sparta e Nestore a Pilo. Scoperto che Ulisse si trova nell'isola di Ogigia, decide di ritornare ad Itaca. Ma lì lo aspetta Antinoo, capo dei Proci, che medita di ucciderlo.
Durante il viaggio Telemaco è accompagnato da Atena, dea della saggezza, che ha assunto l'aspetto di Mentore, suo aio, al quale Ulisse lo aveva affidato prima di partire per la guerra di Troia.[1]

L'incontro con Ulisse[modifica | modifica sorgente]

Lo sterminio dei pretendenti. Cratere a figure rosse, ca. 330 a.C., Louvre (CA 7124)

Contemporaneamente al ritorno di Telemaco ad Itaca, anche il padre sbarca sull'isola grazie all'aiuto di Alcinoo, re dei Feaci, e Atena con un prodigio lo cela sotto le sembianze di un vecchio mendicante. Nella capanna del porcaro Eumeo, che accoglie il re non riconoscendolo, Ulisse si manifesta a Telemaco. Con l'aiuto di suo figlio e dei due servitori rimastigli fedeli Odisseo stermina i Proci e i familiari che si erano venduti ai pretendenti. Questa sequenza di avvenimenti pone fine all'Odissea.

Altri miti[modifica | modifica sorgente]

Secondo la Telegonia, Telemaco sposò Circe dopo la morte del padre. Secondo Aristotele e Ditti Cretese invece, Telemaco sposò Nausicaa ed ebbe un figlio chiamato Persepolis o Ptoliporthus.

Le tradizioni sulla sua morte variano a seconda degli autori. Secondo una tradizione del tutto aberrante, Telemaco intraprese con i suoi compagni un viaggio via mare per raggiungere un luogo. Mentre passava dalle coste della Campania incontrò le sirene, le ammaliatrici che invano avevano tentato di sedurre suo padre Ulisse molto tempo prima. Quando videro arrivare il figlio di colui che le aveva rifiutate, le fanciulle decisero di vendicarsi, si avventarono furibonde sulla nave di Telemaco e, sotto gli occhi sbalorditi dei compagni, lo uccisero e fecero scempio del suo cadavere, mutilandolo.

L'altra versione, ovvero quella che vuole Telemaco sposo di Circe, racconta diversamente la vicenda. Quando la maga scoprì che suo marito Telemaco si era appena macchiato del sangue di Cassifone, figlia sua e di Ulisse, si vendicò e cercò di ucciderlo. Saputolo, Telemaco respinse l'attacco di Circe e la uccise con un colpo di spada, ma, pentitosi del gesto, si uccise gettandosi da un'altissima rupe.
Per altri fu la stessa Cassifone a uccidere il giovane, a causa della crudeltà che aveva dimostrato verso la madre Circe, uccidendola.

Telemaco nella letteratura e nell'arte[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In italiano la parola mentore ha assunto il significato di guida saggia ed esperta.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Traduzione delle fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Fausto Codino, Odissea, Prima Edizione, Torino, Einaudi, 2007, ISBN 88-06-11604-5. Traduzione di Rosa Calzecchi Onesti

Moderna[modifica | modifica sorgente]

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