Palamede

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Palamede, scultura di Antonio Canova, conservata a Tremezzo (Como), Villa Carlotta.

Palamede è un personaggio della mitologia greca, figlio di Nauplio e Climene. Re dell’isola di Eubea, esperto nell’arte bellica e valoroso guerriero.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Le origini di Palamede sono discusse e ricche di contraddizioni. Suo padre è generalmente identificato in Nauplio il Giovane, così definito per distinguerlo dall'omonimo antenato figlio di Poseidone. Non mancano tuttavia mitografi che assegnano la paternità. Suoi fratelli erano Eace e Nausimedonte. Palamede fu istruito dal centauro Chirone a fianco di Achille, Aiace, Enea e altri eroi a lui coetanei.

Palamede consolò Menelao, di cui era cugino dal lato materno, quando Paride gli sottrasse Elena, che lo seguì a Troia stregata dal suo fascino orientale ed abbagliata da Afrodite. Si offrì personalmente di portare una lettera di Clitennestra ad Elena per indurla a tornare dal suo marito legittimo.

Palamede dimostrò il suo ingegno smascherando Ulisse il quale, per non partire per la guerra di Troia, si era finto pazzo. Ulisse infatti seminava sulla riva del mare e arava la sabbia. Palamede prese in braccio il piccolo Telemaco, figlio di Ulisse e lo depose davanti all'aratro: Ulisse alzò immediatamente il vomere per non colpire il bambino e così Palamede capì che Ulisse era perfettamente lucido. Da allora però Ulisse meditò come vendicarsi di Palamede. Sotto consiglio di Palamede venne lapidata Epipola, una giovane mascheratasi da uomo per salvare il padre anziano dalla guerra. Più volte aiutò l'esercito degli Achei, inventando dei passatempi per distrarsi dalla guerra o fornendo anche veri e propri viveri per nutrirsi. Ciò attirava su di lui la gran parte dell'ammirazione dei soldati e soprattutto dei capi achei, in particolar modo Agamennone. Ulisse introdusse nella tenda di Palamede una grossa somma di denaro e una falsa lettera di Priamo che ringraziava il greco per le notizie riferite. Andò a denunciarlo come traditore presso Agamennone: l’assemblea dei Greci, viste le prove, condannò l’eroe che fu lapidato. Secondo un’altra tradizione fu ucciso da Ulisse e Diomede mentre era intento a pescare. Oppure, i due eroi raccontarono a Palamede di aver scoperto un tesoro in un pozzo profondo, e lo calarono all'interno con una corda per poi prenderlo a sassate. O ancora, sostenne con coraggio le orde troiane e fu trafitto da una freccia di Paride.

La sua figura e le sue vicende acquisirono notorietà ad Atene poiché furono oggetto di una tragedia perduta di Euripide che venne rappresentata nel 415 a.C.

Palamede fu considerato eroe più ingegnoso di Ulisse: aveva inventato il faro, i pesi, le misure, le lettere doppie dell’alfabeto, i numeri, gli scacchi, i dadi. Fu oggetto di studio del sofista Gorgia che lo prese a simbolo filosofico, con implicazioni giuridiche dell’impossibilità di dimostrare ciò che non è accaduto. Allo stesso modo, viene citato sia nell'Apologia di Socrate che nell'Apologia Senofontea.

Note[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]