Efeso

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Coordinate: 37°56′23″N 27°20′27″E / 37.939722°N 27.340833°E37.939722; 27.340833

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Planimetria dell'antica città di Efeso.
Il teatro di Efeso.

Èfeso (greco: Έφεσος, Éphesos; latino: Ephesus) fu una delle più grandi città ioniche in Anatolia, situata in Lidia alla foce del fiume Caistro, sulla costa dell'odierna Turchia e città natale dello scrittore Androne di Efeso, autore di un'opera sui Sette savi che pare s'intitolasse Τρίπους.[1]. La città si trovava in quella che è l'attuale Turchia approssimativamente fra le città di Smirne e Aydın.
Fu un importante e ricco centro commerciale e dal 29 a.C. fu la capitale della provincia romana di Asia. Tra le rovine, che ne fanno uno dei più noti siti archeologici del Mar Mediterraneo, sono degne di nota quelle del Teatro, del piccolo tempio di Adriano, della Biblioteca di Celso e dei numerosi stabilimenti di bagni pubblici. Ridotte a una singola colonna sono invece le testimonianze di quello che fu il più celebre monumento di Efeso, e secondo Pausania (4.31.8) il più grande edificio del mondo antico: il Tempio di Artemide, una delle Sette meraviglie del mondo, raso definitivamente al suolo nel 401 per ordine di Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Costantinopoli. Efeso è stata la terza città più potente del mondo antico dopo Roma e Alessandria d'Egitto.

La fondazione della città e la prima storia[modifica | modifica sorgente]

Dagli scritti degli Ittiti del XIV secolo a.C. si trovano informazioni sul regno di Akhhiyava, che si sa fu fondato nella zona di Mileto. Da queste informazioni risulta che un'importante città del regno fu Apasas; la poca distanza di Efeso da Mileto e la somiglianza fra il nome Apasas e il greco Efesos secondo alcuni dimostra che Efeso fu in origine Apasas. Il vasellame di terracotta, trovato nelle tombe del periodo miceneo, e i più antichi reperti storici di Efeso, sono del XV e XIV secolo a.C. Ciò dimostrerebbe che gli abitanti di Micene avevano rapporti con Apasas. Oltre agli elementi storico-archeologici, vi sono le leggende mitologiche e per esempio, secondo Strabone il nome Efeso deriverebbe da quello di una regina delle Amazzoni, le quali sarebbero le fondatrici della città.

Nel VII secolo a.C. Efeso come tutte le città della zona ionica fu invasa dai Cimmeri, che non si stanziarono definitivamente ma causarono molte devastazioni tra cui la distruzione del tempio della dea Cibele, venerata come "Grande Madre" e le cui caratteristiche erano simili a quelle della dea greca Artemide (Diana per i Romani). Nel VI secolo a.C. Efeso fu assediata dagli abitanti della Lidia divenuta uno stato potente con capitale Sardi.

Gli Efesini, sicuri della protezione di Cibele tesero una corda dal tempio fino alla porta della città e si radunarono da una parte senza preoccuparsi dell'attacco di Creso, re di Lidia, che però invase la città. Creso non usò violenza sugli abitanti, anzi li aiutò nella ricostruzione del tempio di Cibele e in una delle colonne utilizzate fece incidere il suo nome. Licenziò poi i suoi soldati mercenari e ritornò a Sardi, ma poco dopo perse la guerra che gli mosse Ciro e fu preso prigioniero. La guerra dei Persiani si estese alle città ioniche ed Efeso finì nelle loro mani. I persiani utilizzarono il porto e le navi di Efeso e imposero tasse gravose.

La rivolta ionica[modifica | modifica sorgente]

Le città ioniche stanche del dominio persiano si coalizzarono e rivolsero le armi contro i Persiani e la lotta finì nel 494 a.C. con la sconfitta della flotta degli Ioni nel golfo di Mileto, dopo di che distrussero e saccheggiarono Mileto e le altre città ioniche. Nelle guerre peloponnesiache Efeso parteggiò un po' per Atene e un po' per Sparta. Nella guerra contro i Persiani Alessandro Magno entrò in Efeso e fu accolto come un dio, dopo la sua morte Efeso nel 313 a.C. cadde sotto il dominio di Kyldop in nome dei Macedoni, però gli scontri e le lotte di potere si estesero a tutta l'Anatolia per diversi anni e si alternarono a periodi brevi d'indipendenza, periodi di dominio di Pergamo, della repubblica romana, del regno del Ponto, e con la sconfitta ad opera dei Romani di Mitridate VI del Ponto, Efeso fu definitivamente sotto Roma.

Efeso all'epoca dell'impero romano[modifica | modifica sorgente]

Marco Antonio dopo la battaglia di Filippi venne ad Efeso dove fu accolto con feste dionisiache da lui gradite. Quando i suoi rapporti con Ottaviano cominciarono a peggiorare Antonio mandò il suo esercito in Cilicia e con Cleopatra tornò ad Efeso, le sue navi si unirono a quelle di Cleopatra e ci fu la battaglia di Azio che sancì la vittoria di Ottaviano e la nascita dell'impero romano. Nel tempo di Ottaviano, chiamato Augusto, Efeso divenne la capitale della provincia romana nell'Asia Minore, sede del prefetto romano e si trasformò in una metropoli centro di commerci con più di 200.000 abitanti. (Le rovine rimaste oggi sono quasi tutte del tempo di Augusto). L'imperatore Adriano venne ad Efeso due volte, la seconda nel 129, e si occupò del dragaggio del porto. Nel 29 a.C. il proconsole Sextus Appuleius provvide alla pavimentazione stradale, mentre lo stesso Augusto finanziò la costruzione di due acquedotti.

Odeon in Efeso.

Nell'anno 262 una flotta di 200 navi di Goti partita dalla Crimea passò il Bosforo e raggiunse ed invase Efeso dove distrusse bruciandolo il Tempio di Artemide. Il tempio, considerato una delle Sette Meraviglie del mondo, fu ricostruito dagli Efesini. Già nella prima metà del I secolo si era diffusa la nuova religione cristiana e Paolo di Tarso fu ad Efeso nel 53. I commercianti che vendevano statuette di Artemide eccitati da un orefice di nome Demetrio manifestarono contro San Paolo che aveva criticato la realizzazione delle statuette della dea al grido di "grande è la Diana degli Efesini!" (Atti, 18:23-21:16). Dopo questo episodio, San Paolo partì per la Macedonia, in seguito tornò nella Ionia ma si stabilì a Mileto. Dopo l'uccisione a Roma di San Paolo capo della chiesa di Efeso fu San Giovanni a cui Cristo aveva affidato la madre. Il celebre Tempio di Artemide, una selle Sette meraviglie del mondo antico fu distrutto ancora una volta e definitivamente nel 401 per ordine del vescovo Nei verbali del concilio di Efeso del 431 si scrive che Giovanni prese con sé Maria e venne ad Efeso e si stabilì per un periodo a Museion che era proprio nel posto dove è la chiesa della Madonna. S.Giovanni nonostante l'età avanzata viaggiò in tutta l'Anatolia per diffondere il cristianesimo, mentre cresceva l'ostilità contro i Cristiani.

San Giovanni fu preso, torturato ed esiliato a Patmo dove, secondo la tradizione scrisse l'Apocalisse. Sempre secondo la tradizione tornò poi ad Efeso, scrisse il Vangelo, morì e fu sepolto, secondo quanto disposto nel suo testamento, dove si trova la chiesa a lui dedicata. Le più accreditate tesi sulla storia delle Scritture concordano nell'identificare in Efeso il luogo in cui fu scritto il Vangelo secondo Giovanni, ma datano la sua realizzazione tra il 90 e il 100 d.C., lasciando quindi forti dubbi che a scriverla sia stato effettivamente l'apostolo.

Nel 431 si tenne ad Efeso un concilio, su disposizione dell'imperatore Teodosio I, per sedare le due fazioni, una che sosteneva che Maria era la madre di Gesù dio e quindi di Dio, l'altra che era madre solo di Gesù uomo. Al concilio parteciparono duecento vescovi.

Il trasferimento ad Ayasuluk[modifica | modifica sorgente]

Nel IV secolo sulla collina di Ayasuluk si era costruita una basilica e la popolazione di Efeso cominciò a trasferirsi sulle pendici della collina perché il porto aveva perduto la sua importanza ed Efeso stava declinando, mentre la collina aumentava di popolazione e d'importanza, favorita anche dalla costruzione della chiesa dedicata a San Giovanni sulla vecchia basilica decisa dall'imperatore Giustiniano. Nel VII e VIII secolo le rive dell'Anatolia furono soggette alle incursioni degli Arabi e fu facile a loro il saccheggio di Efeso essendo scomparsa l'unità dell'Anatolia. Dopo questi avvenimenti la difesa si concentrò sulla collina di Ayasuluk, si costruirono nuove mura mentre rimase indifesa la vecchia Efeso e prosperò Ayasuluk conquistata dai Turchi che vi costruirono moschee, Venezia e Genova vi aprirono il loro consolato e divenne sede vescovile. Dopo qualche anno Efeso passò sotto il dominio ottomano e venne abbandonata.

Gli scavi[modifica | modifica sorgente]

Col passare del tempo la città fu dimenticata del tutto, la costruzione della ferrovia da Istanbul a Baghdad con la stazione di Ayasuluk fu l'occasione per cui si intrapresero i primi scavi nel 1869 alla ricerca del tempio di Artemide, scavi che furono abbandonati, poi ripresi più volte da varie missioni di archeologi europei. Scavi condotti in campagne del 1904-1905 nel basamento del tempio, in uno strato precedente al 560 a.C., hanno portato alla luce il più importante documento monetario, consistente in un cospicuo gruppo di monete globulari in elettro (lega di oro e argento, a basso contenuto d'oro), recanti striature o tipi su di una sola faccia, mentre l'altra (il rovescio) è segnata da un punzone. Siamo probabilmente nel 640-630 a.C., ma l'ipotesi non è da tutti condivisa.

Le mura[modifica | modifica sorgente]

La cinta muraria lunga 8 km. circonda tutta la città, è costruita con blocchi di pietra squadrata ed era larga due metri ed alta sei, spesso sostenute da piccole torri quadrangolari, la sola torre di fronte al porto è a due piani ed è chiamata dalla gente "la prigione di San Paolo". L'entrata e l'uscita dalle mura era assicurata da due porte. Con la pax romana di Augusto che durò dal I al III secolo non vi fu più bisogno di difendersi e le mura furono trascurate, durante il periodo bizantino Efeso perse importanza e divenne povera economicamente, la sua popolazione diminuì e fu più difficile difendersi dagli attacchi dei nemici con porte che avevano una grande lunghezza, si restrinse allora la cinta con nuove dimensioni più modeste e con più economia.

L'Agorà civile[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una piazza di 160x58 m. con l'asse lungo orientato a sud-ovest. La sistemazione risale all'epoca di Augusto: il lato nord prevedeva una lunga stoà-basilikè, una basilica, un edificio a tre navate dedicato tra il 4 e il 14 a.C. ad Artemide, Augusto e Tiberio da parte di un ricco evergete locale, C. Sextilius Pollio. A nord di questa basilica vi era un temenos con due tempietti dedicati a Roma e Cesare inserito tra due tipici edifici greci: un Pritaneo e un Bouleuterion. Nella piazza fu costruito un tempietto dedicato al culto di Augusto dando perciò alla piazza l'aspetto di un vero Sebasteion. In epoca antonina il culto dell'imperatore sarà trasferito nel tempio sub-urbano di Artemide[2].

L'Agorà commerciale[modifica | modifica sorgente]

Rappresentava il vero centro della città. Si tratta di una grande piazza quadrata (tetragona) monumentalizzata a partir dall'età di Augusto grazie anche all'intervento di evergeti locali. In età neroniana fu costruita una via porticata che conduceva al vicino teatro. Adiacente al porticato della piazza si trovano importanti edifici come la Biblioteca di Celso e l'Altare degli Antonini, un monumento dalla forma simile all'Altare di Zeus di Pergamo ma di dimensioni ridotte. Il monumento, dedicato a Marco Aurelio e Lucio Vero con bassorilievi raffiguranti episodi delle Guerre Partiche e scena di apoteosi di Lucio Vero.

Terme[modifica | modifica sorgente]

Vi erano ben quattro impianti termali. Il più grande situato a nord-ovest della agorà civile, detto Terme del Porto. Furono ultimane nel III secolo e contengono, oltre ai consueti ambienti, due "sale marmoree" di transito che svolgevano una funzione di omaggio e esaltazione della figura dell'imperatore. Adiacente alle terme del porto vi è il singolare Portico di Verulanus: un enorme piazzale con funzione di palestra, quadrato e circondato da portici, costruita al tempo di Adriano. In altri quartieri periferici a nord e a est vi erano le terme di Vedius, del Teatro e quelle orientali.

Arkadianè[modifica | modifica sorgente]

Dal teatro, lungo il portico di Verulanus e le terme del porto, in direzione del porto partiva una platēa, un'ampia strada porticata, la cui ultima sistemazione risale all'imperatore d'Oriente Arcadio.

Il Teatro[modifica | modifica sorgente]

Situato nella parte orientale della città, tra l'agorà commerciale e le terme del teatro, l'impianto originale è ellenistico ma ha subito interventi successivi. È un teatro a "schema greco", cioè con la cavea che supera il semicerchio. La cavea fu ulteriormente ingrandita durante il periodo di Claudio e Nerone fece costruire la frons scaenae. Aveva una capienza di 24.000 spettatori, è celebre per l'episodio narrato negli Atti degli Apostoli in cui San Paolo venne duramente contestato dai venditori di statuine di Artemide al grido di "grande è la Diana degli Efesini"[3].

La chiesa di San Giovanni e la casa della Vergine[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casa di Maria.

Secondo alcune fonti[4], l'apostolo Giovanni soggiornò ad Efeso; secondo altre fonti [5] con lui avrebbe dovuto esserci anche Maria; tale ipotesi, non accertata, è negata da alcune fonti[6]. Sul sito a Efeso considerato sede del sepolcro di Giovanni fu costruita una basilica nel VI secolo, sotto l'imperatore Giustiniano, della quale oggi rimangono solo tracce. Ad alcuni chilometri a sud di Efeso si trova una piccola cappella conosciuta come casa della Madre Maria. Preceduta da un vestibolo risalente all'VII secolo, la piccola costruzione risale al IV secolo. Sono state trovate tracce di fondamenta risalenti probabilmente al I secolo.[7]

La caverna dei sette dormienti[modifica | modifica sorgente]

Nei pressi di Efeso si trova una caverna, detta dei sette dormienti, al centro di una vicenda leggendaria comune sia alla tradizione cristiana che a quella musulmana, citata sia nella Legenda Aurea che nella diciottesima sura del Corano, la "sura della caverna".

Negli scavi eseguiti a Efeso si sono trovati i ruderi della chiesa e centinaia di tombe. Sia sui muri della chiesa che sulle tombe del VI secolo ci sono scritte collegate alla vicenda dei sette dormienti considerati santi e per diversi secoli i credenti continuarono ad essere sepolti in questo luogo, dove una credenza ritiene sia sepolta anche Maria Maddalena.[senza fonte]

I monumenti e le costruzioni caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

  • La porta di Magnesia
  • Il Ginnasio dell'Est
  • L'Agorà civile e quella commerciale
  • La basilica
  • le terme di Vario, quelle di Scolastica e quelle bizantine
  • L'odeon o "teatro piccolo"[8]
  • Il teatro[9]
  • Lo stadio
  • I templi della dea Roma e di Giulio Cesare
  • Il tempio di Adriano[10]
  • Il tempio di Domiziano
  • Il tempio di Serapide
  • Il tempio di Artemide
  • Il Prytaneion
  • Le case delle pendici
  • La latrina pubblica
  • Il postribolo o casa dell'amore
  • Le fontane di Pollio, di Traiano e quella bizantina
  • La galleria con le iscrizioni
  • L'ottagono
  • La porta di Adriano e quella di Mazzeo e Mitridate
  • La biblioteca di Celso
  • Il monumento di Memmio[11]
  • I ginnasi di Vedio, dell'Est, del porto e del Teatro
  • Il viale di marmo, la via del Porto e la via dei Cureti
  • Il porto
  • La caverna dei sette dormienti

Il museo di Efeso[modifica | modifica sorgente]

Il museo costruito nel 1929 come semplice deposito per gli scavi, visto il flusso di visitatori, è stato poi opportunamente ampliato e strutturato per raccoglie le opere trovate negli scavi non in ordine cronologico ma in gruppi secondo il luogo di ritrovamenti. È costituito da 10 saloni:

  1. Reperti delle case
  2. Reperti delle fontane
  3. Nuovi reperti
  4. Numismatica e preziosi
  5. Tesoro di Tulum
  6. Tesoro di Ayasuluk
  7. Giardino
  8. Reperti di tombe
  9. Sala di Artemisia
  10. Sala del culto degli imperatori.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology di Smith William (1867)
  2. ^ P. Gros, M. Torelli, Storia dell'Urbanistica: il mondo romano, Laterza, 2010, p. 438
  3. ^ S. R. Tufi, Archeologia delle Province Romane, Carocci, 2011, p. 285.
  4. ^ Adv.Haer.III,1,1
  5. ^ Gv19,26-27
  6. ^ Panarion, 78, 11
  7. ^ PORTALE DI MARIOLOGIA - La casa di Maria ad Efeso
  8. ^ Immagine dell'odeion.
  9. ^ Immagine del teatro
  10. ^ Immagine del tempio di Adriano
  11. ^ Immagine del monumento di Memmio

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]