Priamo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Guerriero troiano detto "Priamo", figura E-II del frontone occidentale del Tempio di Afaia, ca. 485–480 a.C., Monaco, Glyptothek.
Priamo supplica Achille di restituirgli il corpo del figlio Ettore, particolare, affresco di Felice Giani, Faenza, Palazzo Milzetti.

Nella mitologia greca Priamo (greco: Πρίαμος; latino: Priamus), figlio più giovane di Laomedonte, è il re di Troia durante la celebre e terribile omonima guerra, e muore la notte della caduta della città.

Nella cosiddetta Prima guerra di Troia, che vide la città espugnata da Eracle (il quale uccise Laomedonte), il giovane Priamo fu salvato dall'intercessione di sua sorella Esione al momento della divisione del bottino. Da allora venne chiamato Priamo, vale a dire, il riscattato (dal verbo greco Πρίαμαι), mentre fino allora il suo nome era Podarce (il pié veloce).

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Non ci sono molte fonti che si riferiscano alle attività di Priamo prima della seconda Guerra di Troia; si sa (Omero, Iliade III, 84) che il re aveva un rispettabile passato militare, accumulato nelle campagne dei Frigi contro le Amazzoni (divenute sue alleate dopo la sconfitta) e vediamo che è un esperto guidatore di carri (attività decisamente bellica all'epoca) quando si presenta, unica volta in tutta l'Iliade sul campo di battaglia per giurare i patti del duello fra Paride e Menelao.

Matrimoni e figli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco dei figli di Priamo.

Priamo si sposò tre volte ed ebbe numerose concubine; la prima moglie fu Arisbe, da cui ebbe un figlio, Esaco, che secondo la maggior parte degli autori morì prima dell'inizio della seconda guerra di Troia. Priamo in seguito divorziò da lei in favore di Ecabe (o Ecuba), figlia del re della Frigia Dimante (o, come dicono alcune fonti, del sovrano trace Cisseo) da cui ebbe Ettore, l'eroe dell'Iliade ed erede al trono, Paride, il bellissimo giovane causa della seconda guerra di Troia, Deifobo, Eleno, noto indovino, Pammone, Polite, Antifo, Hipponoo, il primo Polidoro, Troilo, ucciso giovanissimo da Achille in un agguato, Creusa, moglie di Enea, Iliona, Laodice, Polissena, e Cassandra, amata da Apollo e punita per il suo rifiuto con il dono della profezia destinata a non essere mai creduta (per diversi autori era gemella di Eleno). Tra le figlie di Priamo ed Ecuba secondo alcuni vi è Ilia sposa di Idamante re di Creta. Priamo elevò al rango di regina anche Laotoe, figlia del sovrano dei Lelegi, da lui sposata senza però ripudiare Ecuba; ella gli diede due maschi, Licaone e il secondo Polidoro, che fu il suo ultimogenito. Il re generò molti altri figli da varie concubine o schiave (i più noti di essi sono Democoonte, Gorgitione, Cebrione, Mestore e Medesicaste). Secondo la versione più diffusa il numero totale dei suoi figli arriverebbe al numero tondo di cinquanta: altre fonti parlano di cinquanta figli e cinquanta figlie. Prima della caduta di Troia il re aveva perso in dieci anni di guerra quasi tutti i suoi figli maschi: in particolare, Licaone subì il disonore della mancata sepoltura, essendo finito il suo corpo nelle acque del fiume Scamandro.

La morte[modifica | modifica sorgente]

La fine di Priamo, non narrata nei poemi omerici, ci è nota da altri scrittori, soprattutto da Virgilio nel II canto dell'Eneide e da Euripide nella tragedia Le troiane. Quando i Greci penetrano infine nella città egli riveste la sua vecchia armatura e vorrebbe cercare la morte nella mischia, ma la moglie Ecuba in lacrime lo convince a rifugiarsi con le donne sull'altare di Zeus Erceo. Così è costretto ad assistere alla morte del figlio Polite, inseguito da Pirro Neottolemo fin sui gradini dell'altare. Priamo in preda alla furia fionda con estrema potenza l'asta contro Neottolemo: nel poema virgiliano il colpo va decisamente a vuoto, mentre altri dicono che l'arma ferisce lievemente a un braccio Pirro, dopo essere passata per il suo scudo. In ogni caso Neottolemo afferra il re troiano e gli conficca la spada in un fianco, causandone la morte. Virgilio poi accenna a una successiva decapitazione del cadavere, senza però fare il nome dell'esecutore.

Neottolemo uccide Priamo percuotendolo a morte col cadavere di Astianatte. Dettaglio da un'anfora attica a figure nere, VI secolo a.C., da Vulci, Museo del Louvre

 "Ed ecco, scampato alla strage di Pirro, Polite,
uno dei figli di Priamo, tra i dardi, tra i nemici
fugge per i lunghi portici, e percorre gli atrii deserti,
ferito: impetuoso lo insegue Pirro con colpi minacciosi
e già lo afferra con la mano e lo preme con l'asta:
come infine giunse davanti allo sguardo dei genitori,
cadde, ed effuse con molto sángue la vita.
Allora Priamo, sebbene già nella stretta della morte,
tuttavia non si contenne, e non risparmiò la voce e l'ira:
"Per tale delitto e prodezza", esclama, "gli dei,
se v'è nel cielo pietà che di questo si curi,
ripaghino degne grazie e rendano i premi
dovuti a te, che m'hai costretto ad assistere
alla morte del figlio, profanando con l'eccidio il volto paterno.
Ma non quell'Achille, del quale ti menti progenie,
si comportò così con il nemico Priamo; ma ebbe riguardo
ai diritti e alla fede del supplice, e rese il corpo esangue
di Ettore al sepolcro, e me rinviò nel mio regno".
Così parlò il vecchio e vibrò priva di slancio
l'innocua lancia che rimbalzò dal fioco bronzo
e pendette inutile dal sommo della borchia dello scudo.
A lui Pirro: "Dunque riferirai questo
ed andrai messaggero al genitore Pelìde; ricòrdati
di narrargli le mie atrocità, e che Neottolemo traligna.
Adesso muori." E dicendo così lo trascina tremante
agli altari, e sdrucciolante nel molto sangue del figlio,
gli afferra la chioma con la sinistra, con la destra solleva
la spada corrusca e gliela immerge tutta nel fianco.
Così si concluse il destino di Priamo, questa morte fatale
lo rapì mentre vedeva Troia in fiamme e Pergamo
crollata, egli un tempo superbo sovrano di tanti
popoli e terre d'Asia. Giace grande sul lido un tronco,
il capo spiccato dal busto, e un corpo senza nome "

(Virgilio, Eneide, libro II, traduzione di Luca Canali)


In alcune raffigurazioni artistiche (vasi e anfore del VI secolo avanti Cristo), invece, il re troiano viene percosso a morte da Neottolemo col cadavere di Astianatte.

Il tesoro di Priamo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tesoro di Priamo.

Il tesoro di Priamo è un insieme di oggetti in metalli preziosi che Heinrich Schliemann scoprì nel sito dell'antica Troia e che egli attribuì al re Priamo. Gli oggetti, ritrovati nel livello denominato Troia II, appartengono in realtà alla seconda metà del III millennio a.C. e sono dunque molto più antichi degli avvenimenti narrati nell'Iliade (che secondo la tradizione risalgono all'inizio del XII secolo a.C.).

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Peter O'Toole ha interpretato Priamo nel film Troy del 2004.

Omonimia[modifica | modifica sorgente]

Secondo Virgilio e altri, Priamo è anche il nome di uno dei nipoti del re troiano. Egli è figlio di Polite, ed è ancora un bambino quando i greci conquistano la sua città: ma viene messo in salvo da Enea. Compare nel quinto libro dell'Eneide, nella parata dei fanciulli troiani durante i giochi funebri per Anchise.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]