Polissena

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« Non storno il pianto alla vita mia,
che più che sozzura e rovina non è:
ventura migliore la morte, per me. »
(Commento di Polissena, rivolta alla madre. Euripide, Ecuba, versi 213-215. Traduzione di Filippo Maria Pontani.)
Neottolemo rapisce Polissena dalle braccia di Ecuba, scultura di Pio Fedi, 1855-1865
Polissena alla sorgente, spiata da Achille, da una lekythos attica del pittore di Atena, ca. 480 a.C.. Parigi, Musée du Louvre.

Polissena (in greco: Πολυξένη) è una delle figlie di Priamo e di Ecuba, principessa troiana di mirabile bellezza. La si ritiene responsabile della vaticinata e precoce uccisione di Achille, eroe mitico di proverbiale coraggio. Figura assente nell'Iliade, fu sviluppata dai poeti tragici, che ne temperarono la leggenda sino a definirla un personaggio corrispondente a Ifigenia, la fanciulla con la quale condivise la sorte di vittima di un sacrificio umano per la propiziazione del favore degli dèi.

Il suo mito fu ripreso da Euripide in due fortunate tragedie, Le Troiane e l'Ecuba.

Mito[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Polissena è la fanciulla più giovane della casata regnante a Troia, ricordata dai mitografi come ultimogenita della vegliarda coppia reale, Priamo ed Ecuba.[1] Darete, nella stesura del capitolo in cui esamina i protagonisti del conflitto troiano, ha delineato il ritratto di una giovinetta graziosa, alta, ben proporzionata, che con la sua bellezza superava molte altre donne. I suoi capelli erano sciolti, il collo esile, le gambe aggraziate e le mani sottili, ma la sua indole era ingenua e nascondeva un temperamento da bambina.[2]

Polissena era legata da un affetto morboso al bellissimo fratellino Troilo, la cui folgorante avvenenza aveva fatto sorgere dibattiti sulla sua effettiva natura umana. Alcuni autori lo definiscono persino il frutto di un amplesso della regina Ecuba con Apollo,[3] ma in ogni modo l'anziano Priamo lo pose sotto la sua protezione, annoverandolo tra i suoi rampolli favoriti.[4] La figlia di Priamo pare già godesse di liete prospettive di matrimonio, ma solo una di questa sarebbe stata presa in seria considerazione dal padre, quella di Eurimaco, figlio di Antenore, che l'ospitò nella sua dimora in attesa delle regali nozze.[5][6]

Polissena nell'arte[modifica | modifica sorgente]

La storia di Polissena viene indirettamente citata da Dante nella Divina Commedia (Inferno, V 65-66), quale causa della morte di Achille, per questo condannato tra i lussuriosi.

vedi 'l grande Achille,
che con amore al fine combatteo.

Una delle leggende sulla morte di Achille[7] racconta come l'eroe, innamorato della fanciulla, si sarebbe recato al Tempio di Apollo a Timbra per averla in sposa; qui avrebbe trovato la morte per mano delle frecce, forse avvelenate, di Paride. Il figlio di Achille, Neottolemo, immolò sulla sua tomba Polissena per onorare la memoria del padre.

La figura di Polissena ha un ruolo di spicco nella tragedia per musica in tre atti di Nicola Manfroce (1791 - 1813) musicata su libretto di Jean-Baptiste-Gabriel-Marie Milcent e messa in scena per la prima volta al teatro San Carlo di Napoli il 13 dicembre 1812.

Il Ratto di Polissena è una scultura di Pio Fedi collocata nella Loggia dei Lanzi a Firenze.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Igino, Fabula, 90.
  2. ^ Daretis Phrigii de excidio Trojae Historia, 12.
  3. ^ Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro III, 12, 5.
  4. ^ Omero, Iliade, libro XXIV, v. 257.
  5. ^ Euripide, Ecuba, vv. 351-353.
  6. ^ Quinto Smirneo, Posthomerica, libro XIV, v. 323.
  7. ^ Il mito è descritto nell'opera oggi perduta di Sofocle, la Polissena, e nell'Ecuba di Euripide.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti antiche[modifica | modifica sorgente]

Periodo classico[modifica | modifica sorgente]

Traduzione delle fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Apollodoro, Biblioteca, Milano, Mondadori, 1998, ISBN 88-04-55637-4. Traduzione di Marina Cavalli
  • Pietro Bernardini Marzolla, Publio Ovidio Nasone. Metamorfosi. Testo originale a fronte, Torino, Einaudi, 2008, ISBN 978-88-06-17695-2.
  • Anna Beltrametti, Euripide. Le tragedie, volume secondo, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 978-88-04-57001-1., Traduzione di Filippo Maria Pontani.

Moderna[modifica | modifica sorgente]

  • Robert Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, ISBN 88-304-0923-5.
  • Angela Cerinotti, Miti greci e di roma antica, Prato, Giunti, 2005, ISBN 88-09-04194-1.
  • Anna Ferrari, Dizionario di mitologia, Litopres, UTET, 2006, ISBN 88-02-07481-X.
  • Pierre Grimal, Enciclopedia della mitologia 2ª edizione, Brescia, Garzanti, 2005, ISBN 88-11-50482-1. Traduzione di Pier Antonio Borgheggiani
  • Felice Ramorino, Mitologia Classica illustrata, Milano, Ulrico Hoepli, 2004, ISBN 88-203-1060-0.
  • Gaetana Miglioli, Romanzo della mitologia dalla A alla Z, Firenze, G. D'Anna, 2007, ISBN 88-8104-731-4.
  • Ida Biondi, Storia e Antologia della Letteratura Greca, D'Anna(2004)

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