Anchise

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
La fuga di Enea, che sorregge Anchise sulle spalle, opera di Charles-André van Loo, 1729, Parigi, Musée du Louvre.

Anchise (in greco antico Ἀγχίσης) è una figura della mitologia greca. Il nome significa "curvo", "storto", e si collega alla sua storia, nella quale Zeus lo rende zoppo.

Il mito[modifica | modifica sorgente]

Giovinezza[modifica | modifica sorgente]

Eroe di Troia, figlio di Capi e di Temisto, era cugino di Priamo in quanto ambedue discendenti da Dardano. In gioventù partecipò alle campagne militari contro le Amazzoni.

Da un amore con Afrodite nacque Enea; secondo una versione, insieme alla dea generò anche Lirno (o Liro), morto ancora bambino. Afrodite s'innamorò di Anchise mentre egli si recava a pascere le sue mandrie nei pressi di Troia. La dea per convincerlo a corrispondere il suo amore aveva assunto le vesti di una principessa frigia. Quando lei stava per procreare l'eroe troiano gli rivelò la vera identità e gli preannunziò che il nuovo arrivato avrebbe avuto fama eterna. L'amore di Afrodite per Anchise è narrato nell'Inno omerico ad Afrodite. Secondo la leggenda, Anchise, ubriaco, osò vantarsi del suo amore con la dea durante una festa: Zeus, per punirlo, lo colpì con un fulmine e lo rese zoppo (cfr. anche Omero, Iliade II, 819 ss.; V, 3 11 ss.; Esiodo, Teogonia 1008 ss.).

Enea non fu l'unico figlio che Anchise generò: già prima della storia con Afrodite, il giovane si era sposato con una certa Eriopide, dalla quale ebbe numerose figlie, la maggiore delle quali si chiamava Ippodamia. Ma Anchise non disdegnò nemmeno la compagnia di alcune schiave, dalle quali ebbe altri figli, tra cui Elimo ed Echepolo. Per l'aggravarsi delle condizioni di salute affidò il piccolo Enea al genero Alcatoo perché se ne occupasse. La moglie Eriopide morì prima che scoppiasse la guerra di Troia.

Ultimi anni e morte[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta di Troia Enea se lo portò a spalla mentre la città era in fiamme. Anchise infatti secondo alcune fonti leggendarie era anche diventato cieco, oppure, secondo altre, paralitico.

Anchise morì a Drepano (l'odierna Trapani) e il figlio gli diede onorata sepoltura sul monte Eryx (dove ora sorge Erice) in cui vi era un tempio consacrato ad Afrodite. Oggi, sulla spiaggia dove egli morì si può vedere la stele che ricorda il mitico evento. La stele, detta appunto stele di Anchise, si trova presso la contrada Pizzolungo facente parte del Comune di Erice.

Secondo quanto afferma Virgilio, Enea, disceso vivo nell'aldilà con l'aiuto della Sibilla, incontra il padre che gli dà le profezie sulla grandezza di Roma.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]