Heinrich Schliemann

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Heinrich Schliemann

Heinrich Schliemann (Neubukow, 6 gennaio 1822Napoli, 26 dicembre 1890) è stato un imprenditore e archeologo tedesco.

Divenne una delle figure più importanti per il mondo dell'archeologia per la rilevanza delle scoperte da lui compiute nel XIX secolo. Raggiunse la celebrità con la scoperta, dopo anni di ricerche e studi, della mitica città di Troia e del cosiddetto tesoro di Priamo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Heinrich Schliemann nacque a Neubukow nel land del Meclemburgo-Pomerania, quinto dei nove figli del pastore protestante Ernst Schliemann (1780-1870) e di Luise, nata Bürger (1793-1831) figlia del sindaco di Sternberg. Fu originariamente battezzato con il nome Julius ma in seguito alla morte di un fratello i genitori gli attribuirono il nome del deceduto.

Fu il padre a trasmettere ad Heinrich l'amore per le civiltà passate, leggendo i versi dei poemi omerici e descrivendo le gesta degli eroi antichi della leggendaria città di Troia, fino ad allora ritenuta dagli studiosi solo frutto della fantasia. Nel 1829 gli venne regalato un libro di storia per bambini e, secondo quanto affermato nella sua autobiografia, rimase impressionato da un'illustrazione raffigurante Troia in fiamme, e chiedendo lumi al padre sull'imponenza delle mura, il piccolo Heinrich espresse il desiderio di ritrovarle[1].

Heinrich frequentò la scuola elementare nel villaggio di Ankershagen dove il padre era stato trasferito, a nove anni perse la madre e fu affidato alle cure dello zio paterno, il pastore Friedrich Schliemann, che abitava nei pressi di Grevesmühlen, lo zio affidò la preparazione per il ginnasio al giovane filologo Carl Andress che apprezzò i rapidi progressi del giovane Heinrich. Schliemann frequentò solo per pochi mesi il ginnasio di Neustrelitz, fu infatti costretto all'abbandono e al trasferimento alla locale Realschule per la scarsità dei mezzi finanziari paterni.

Nel 1836 abbandonò gli studi e iniziò l'apprendistato presso un piccolo commerciante di Fürstenberg, dimenticò così tutto quello che aveva imparato fino a quando, sempre secondo quanto narrato nella sua autobiografia, venne colpito dalla bellezza di alcuni versi in greco recitati da un ubriaco, il figlio di un pastore locale espulso dal ginnasio per cattiva condotta e divenuto apprendista di un mugnaio. Schliemann racconta quindi di avere speso gli ultimi centesimi che gli rimanevano per comprare da bere all'uomo, purché ripetesse i versi recitati che lo avevano profondamente colpito tanto da fargli desiderare di imparare il greco antico.[2] Solo in seguito scoprì che erano versi tratti dall'Iliade e dall'Odissea.

Dopo cinque anni e mezzo dovette interrompere l'apprendistato a causa di un incidente sul lavoro che ne compromise la salute. Nel 1841 si trasferì ad Amburgo ma indebolito nel fisico e poco avvezzo nella pratica della contabilità e della corrispondenza commerciale non riuscì a trovare un'occupazione stabile; decise quindi di emigrare in Venezuela e s'imbarcò su una nave che naufragò sulle coste dell'isola olandese di Texel. Ad Amsterdam lavorò come fattorino e, da autodidatta imparò l'inglese, il francese, l'italiano e il russo.

Nel 1850 salpò per gli Stati Uniti d'America, dove incominciò ad arricchirsi, prestando denaro ai cercatori d'oro. Subì un processo per frode e quindi tornò a San Pietroburgo, dove qualche anno prima aveva intrapreso la carriera di commerciante.

Nel 1852 sposò Caterina Petrovna Lyschinla, figlia di un avvocato benestante della città russa. La Guerra di Crimea, che scoppiò l'anno dopo, gli portò una grande ricchezza: Schliemann rifornì di vettovaglie e materiale bellico le truppe dello Zar. Contemporaneamente iniziò a studiare nuove lingue (circa una ventina: all'inizio francese, inglese, spagnolo, ma poi anche altre come arabo ed ebraico; Schliemann ideò un metodo di studio assai efficace, infatti le prime lingue le studiò in un anno, ma le ultime, come l'arabo, in sole sei settimane) tra cui il greco antico per poter leggere direttamente le imprese degli eroi narrate dal mitico cantore.

La spedizione in Anatolia[modifica | modifica wikitesto]

Schliemann con la seconda moglie Sophia

Nel 1868, ritiratosi dagli affari, Schliemann si dedicò alla realizzazione dei suoi sogni, i viaggi e le scoperte archeologiche. Nel settembre del 1869, divorziato dalla moglie russa, si sposò con la giovane greca Sophia Engastromenou e nel 1870 intraprese un viaggio verso la Cina e il Giappone; successivamente si trasferì in Italia, in Grecia ed infine in Turchia.

Presso la collina di Hissarlik iniziò la ricerca delle mura di Troia con la collaborazione di Frank Calvert, viceconsole britannico proprietario dei terreni, che già aveva ipotizzato di poter trovare le rovine della città presso quel sito. In quell'anno effettuò un primo scavo clandestino, suscitando le ire del governo turco. Nel 1871 ottenne l'autorizzazione a compiere le ricerche in terra turca e organizzò a proprie spese una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli, luogo che la tradizione indicava come possibile sito della città di Troia.

L'archeologo tedesco fermò la propria attenzione sulla collina di Hissarlik, un'altura in posizione favorevole per una roccaforte, dalla quale si poteva dominare tutta la piana circostante; seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, il 4 agosto 1872 Schliemann rinvenne vasellame, oggetti domestici, armi e anche le mura e le fondamenta non di una sola città, quella di Priamo, ma di ben altre otto città diverse, costruite l'una sulle rovine dell'altra (i risultati delle ricerche furono resi noti nel 1874 nell'opera Antichità troiane).

Grazie all'analisi degli oggetti rinvenuti e delle tecniche costruttive utilizzate dagli archeologi che hanno portato a termine il lavoro iniziato da Schliemann, datando i vari strati e tracciando le piante delle ricostruzioni, in cui si notano i cerchi concentrici delle cinte murarie:

  • I strato (3000 a.C.): villaggio dell'Età del Bronzo Antico, con ritrovamenti di utensili in pietra e di abitazioni dalla struttura elementare
  • II strato (2500- 2000 a.C.): piccola città con mura caratterizzate da porte enormi, presenza del megaron (palazzo reale) e case in mattoni crudi che recano segni di distruzione da incendio, che Schliemann suppose potessero riferirsi ai resti della reggia di Priamo rasa al suolo dagli Achei
  • III - IV - V strato (2000 - 1500 a.C.): tre villaggi distrutti ognuno dopo poco tempo dalla fondazione
  • VI strato (1500 - 1250 a.C.): grande città a pianta ellittica disposta su terrazze ascendenti, fortificata da alte e spesse mura, costituite da enormi blocchi di pietra squadrati e levigati, con torri e porte. La distruzione della città dovrebbe essere avvenuta intorno alla metà del XIII secolo a.C. forse a causa di un terremoto.
  • VII strato (1250 - 1200 a.C. ): la città precedente fu immediatamente ricostruita, ma ebbe vita breve. I segni di distruzione da incendio hanno indotto Blegen a identificare questo strato come quello corrispondente alla Troia omerica
  • VIII strato (VII secolo a.C.): colonia greca priva di fortificazioni
  • IX strato (dall'età romana al IV secolo): costruzioni romane edificate sulla sommità spianata della collina e rifacimento.

L'insediamento decadde con la caduta dell'Impero romano d'Occidente.

Nei primi scavi l'archeologo commise gravi errori (demolì costruzioni e mura che avrebbero permesso di ottenere ulteriori e importanti informazioni), ma la sua opera è ugualmente molto importante, come afferma lo storico tedesco Edward Meyer: "Il procedimento antimetodico di Schliemann, di puntare direttamente sullo strato più antico, è stato estremamente proficuo per la scienza; difficilmente uno scavo sistematico avrebbe portato alla luce gli strati più antichi celati dalla collina e con essi quella civiltà che propriamente chiamiamo troiana".

Il Tesoro di Priamo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tesoro di Priamo.
Sophia Schliemann indossa una parte del "tesoro di Priamo"

Il 15 giugno 1873, ultimo giorno di scavo prima della sospensione dei lavori, Schliemann effettuò una nuova e importantissima scoperta: alla base delle "mura ciclopiche" del VI strato vide qualcosa che attirò la sua attenzione; allontanati gli operai, aiutato solo dalla moglie, la greca Sophia Engastromenou, bella come l'immagine che egli si era fatto di Elena di Troia, riportò alla luce un tesoro costituito da migliaia di gioielli d'oro (per la precisione, più di 8.700), definito come il "tesoro di Priamo", che il Re aveva nascosto prima della distruzione della città.

Questo tesoro era stato trovato alla profondità di 10 metri in un recipiente di rame largo 1 metro e alto 45 cm.

Schliemann riuscì ad esportare segretamente il tesoro in Grecia; per questo venne accusato dalla Turchia di esportazione illegale e costretto a pagare una ingente multa; l'archeologo tuttavia pagò una somma maggiore pur di divenirne il proprietario, quindi decise di donare il tesoro alla Germania, dove questo rimase fino alla seconda guerra mondiale.

Il 6 marzo 1945 Adolf Hitler ordinò che fosse nascosto nelle miniere di sale di Helmstedt, in previsione della sconfitta e per evitare che cadesse in mano ai sovietici. L'ordine di Hitler non venne eseguito e il tesoro finì a Mosca.

Negli anni successivi i russi smentirono che questo si trovasse nelle loro mani e così scoppiarono infinite polemiche. La prima conferma ufficiale della presenza del tesoro in Russia si ebbe nel 1993 da parte del ministro della cultura russo che dichiarò che il tesoro si trovava a Mosca, al Museo Puskin, dal 1945.[3][4]

Attualmente quattro nazioni si contendono quel tesoro: la Turchia (dove è stato rinvenuto), la Grecia (erede della tradizione omerica), la Germania (a cui fu donato dall'archeologo) e la Russia (dove si trova attualmente).

La spedizione a Micene[modifica | modifica wikitesto]

Guerrieri armati da un reperto scoperto da Schliemann a Micene. Il vaso è datato 1200-1100 a.C. ed è attualmente conservato al Museo archeologico nazionale di Atene
Maschera funeraria conosciuta come la "Maschera di Agamennone". Maschera d'oro del XVI secolo a.C. trovata nella tomba V a Micene nel 1876 ed ora al Museo archeologico nazionale di Atene
Parte del tesoro delle tombe reali di Micene (Museo archeologico nazionale di Atene)

Tra il 1874 e il 1876 Schliemann si recò "nella vallata d'Argo che nutre cavalli", a Micene "ricca d'oro" (come viene definita generalmente nei poemi omerici) le cui rovine erano ancora visibili e testimoniavano ai visitatori il ricordo dell'antico splendore. Seguendo le indicazioni del geografo greco Pausania, che intorno all'anno 170 aveva visitato e descritto quei luoghi, Schliemann elaborò l'ipotesi che le tombe dei sovrani della città si trovassero all'interno della cinta muraria.

Il 7 agosto 1879 iniziò gli scavi e trovò uno spazio circolare individuato come l'agorà di Micene, in cui avvenivano le assemblee dei grandi della città e dove forse si era alzato l'araldo per convocare il popolo come racconta Euripide nell'Elettra.

Successivamente riportò alla luce una serie di tombe a pozzo e a cupola, che la tradizione attribuisce ai membri della dinastia degli Atridi (Agamennone, Cassandra ed Eurimedonte e i suoi compagni uccisi dalla regina Clitemnestra e dal suo amante Egisto). Gli scheletri mostravano segni di combustione frettolosa e secondo l'archeologo chi aveva sepolto i corpi non aveva permesso al fuoco di bruciarli completamente, con la tipica fretta degli assassini.

Nelle tombe Schliemann trovò inoltre gioielli, armi, utensili, pettorali con cui erano solitamente adornati i morti di stirpe regale, maschere d'oro che conservavano ancora i lineamenti reali e non idealizzati dei defunti; tra questi credette di individuare il volto del leggendario re Agamennone. (Malgrado la maggior parte degli studiosi propenda per la sua autenticità,[5] lo studioso americano William M. Calder III negli anni settanta ha messo in dubbio l'originalità della cosiddetta maschera di Agamennone, sostenendo che sarebbe un falso commissionato dallo stesso Schliemann,[6] tesi ribadita recentemente da David A. Traill[7]).

La morte colse Schliemann a Napoli, nel 1890, mentre aspettava l'autorizzazione per eseguire nuovi scavi nell'area di Pompei, per aver trascurato i postumi di un'operazione recente.

Si concludeva così, sul campo, la storia del povero garzone che aveva immaginato di trovare una città e i suoi tesori e che era riuscito a realizzare il suo sogno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (DE) - Heinrich Schliemann's Selbstbiographie
  2. ^ Schliemann scrisse nella sua autobiografia: Von jenem Augenblick an hörte ich nicht auf Gott zu bitten daß er in seiner Gnade mir das Glück gewähren möge einmal Griechisch lernen zu dürfen [Da quell'istante non smisi di pregare Iddio che nella sua misericordia mi concedesse la fortuna di potere, un giorno, imparare il greco].
  3. ^ Tolstikov, 2007.
  4. ^ Rick Atkinson, Trojan treasure unlocks art war, 6 settembre 1993.
  5. ^ Behind the Mask of Agamemnon: Epilogue
  6. ^ Is the Mask a Hoax?
  7. ^ Inistent questions, articolo su "Archaeology" [Volume 52 Number 4, July/August 1999]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere di Schliemann[modifica | modifica wikitesto]

  • Bericht über die Ausgrabungen in Troja in den Jahren 1871 bis 1873., 2000, ed. Artemis & Winkler, ISBN 3-7608-1225-2
  • I tesori di Troia - gli scavi di Schliemann a Troia, Micene e Tirinto, 1995, ed. Biblioteca Universale Rizzoli, ISBN 88-17-11653-X
  • Ilios: The City and Country of the Trojans, ed. Ayer Co Publishers Inc, ISBN 0-405-08930-9
  • Ithaka, der Peloponnes und Troja: archaologische Forschungen, 1869, ed. Giesecke & Devrient
  • Mycenæ: A narrative of researches and discoveries at Mycenæ and Tiryns, ed. Arno Press, New York, ISBN 0-405-09851-0
  • Tiryns, ed. Arno Press, New York, ISBN 0-405-09853-7
  • Troja, ed. Ayer Co Publishers Inc, ISBN 0-405-09852-9
  • Troy and Its Remains: A Narrative Researches and Discoveries Made on the Site of Ilium and in the Trojan Plain, 1994, ed. Dover Publications, ISBN 0-486-28079-9
  • La scoperta di Troia 2006 ed. Einaudi ISBN 88-06-18339-7

Su Heinrich Schliemann[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria De La Fuente, Schliemann e la nuova archeologia, Edizioni Cremonese, Roma, 1973.
  • Mario La Feria, L'ultimo tesoro, Stampa alternativa, Viterbo, 2006. ISBN 88-7226-903-2
  • Emil Ludwig, Schliemann. Storia di un cercatore d'oro, Rizzoli, Milano, 2000 (ed. originale 1932)
  • Robert Payne, L'oro di Troia, Feltrinelli, Milano, 1960.
  • Irving Stone, Il Tesoro Greco - Il romanzo sulla vita di Henry e Sophia Schliemann, trad. Marisa Vassale Squeo, Dall'Oglio, 1976 (The Greek Treasure 1975)
  • (EN) David Traill, Schliemann of Troy. Treasure and Deceit, St. Martin's Press, Londra, 1996. ISBN 0-312-15647-2

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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