Adolf Hitler

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Adolf Hitler
Bundesarchiv Bild 183-S33882, Adolf Hitler retouched.jpg

Cancelliere del Reich
Durata mandato 30 gennaio 1933 –
30 aprile 1945
Presidente Paul von Hindenburg
(fino al 2 agosto 1934)
Predecessore Kurt von Schleicher
Successore Joseph Goebbels

Führer della Germania
Durata mandato 2 agosto 1934 –
30 aprile 1945
Predecessore Paul von Hindenburg
(come Presidente del Reich)
Successore Karl Dönitz
(come Presidente del Reich)

Leader del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori
Durata mandato 29 giugno 1921 –
30 aprile 1945
Predecessore Anton Drexler
Successore Martin Bormann

Dati generali
Partito politico Partito dei Lavoratori Tedeschi (1919-1920)
Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (1920-1945)
Firma Firma di Adolf Hitler

Adolf Hitler (Braunau am Inn, 20 aprile 1889Berlino, 30 aprile 1945) è stato un politico austriaco naturalizzato tedesco, Cancelliere del Reich dal 1933 e dittatore, col titolo di Führer, della Germania dal 1934 al 1945. Fu il capo del Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, noto con il nome abbreviato di Partito Nazista, e il principale ideatore del nazionalsocialismo.

Hitler conquistò il potere cavalcando lo scontento e l'orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar, aggravata poi dal crollo di Wall Street del '29. Sfruttando la sua abilità oratoria e l'insoddisfazione delle classi medie e dei disoccupati, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, e dopo alterne vicende (fallito Putsch nel 1923, e conseguenti otto mesi di carcerazione) arrivò alla Cancelleria, nel gennaio del 1933.

Nel 1934, dopo la morte del presidente Paul von Hindenburg, si attribuì per legge il titolo di Führer e Cancelliere del Reich, accentrando nelle sue mani i poteri dello Stato e instaurando un regime dittatoriale. Grazie a un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler perseguì una politica estera estremamente aggressiva, volta principalmente a espandere il Lebensraum (spazio vitale) tedesco a spese delle popolazioni dell'Europa orientale. In un susseguirsi di atti di sfida alla comunità internazionale, giunse ad invadere la Polonia il 1º settembre del 1939, provocando lo scoppio della seconda guerra mondiale. Sconfitto dagli eserciti Alleati, con le truppe sovietiche ormai penetrate in città, si suicidò nel suo bunker di Berlino il 30 aprile 1945 insieme alla sposa di un giorno Eva Braun.

Responsabile della morte di milioni di persone, Hitler fu autore di una politica di discriminazione e sterminio che colpì vari gruppi etnici, politici e sociali (etnie romanì, popolazioni slave aderenti al panslavismo, testimoni di Geova, omosessuali, prigionieri di guerra, comunisti, oppositori politici, disabili fisici e mentali) e in particolar modo gli ebrei. Segregati sin dal 1933 dalla vita sociale ed economica del Paese, gli ebrei e le altre minoranze furono oggetto dal 1941 di un piano d'internamento ed eliminazione totale noto con il nome di soluzione finale, al quale ci si è riferiti sin dall'immediato dopoguerra con il termine di Shoah od Olocausto[1]. La parola genocidio fu coniata dall'ebreo polacco Raphael Lemkin in un'opera del 1944 sulle politiche di sterminio naziste[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli ascendenti di Hitler[modifica | modifica wikitesto]

Il cognome "Hitler", anche nella forma "Hiedler", "Hüttler", or "Huettler" deriverebbe da Hütte "capanna", oppure da hüten "guardia, pastore";[3] in alternativa potrebbe non avere una origine germanica ma slava, assai probabilmente ceca, dal cognome "Hidlar" e "Hidlarček".[3] Il cognome della nonna paterna di Hitler, Maria Anna "Schicklgruber" ("tagliatore di siepi"), è stato ipotizzato di origine ebraica,[4] sebbene gli storici abbiano smentito tale pretesa[5][6]. Nondimeno, nell'Europa orientale, soprattutto in Polonia, in Ucraina ed in Lituania esistevano effettivamente famiglie ebree che possedevano cognome "Hiedler" e "Hüttler" sebbene non vi sia traccia storicamente accertata di una loro possibile emigrazione in Austria, o - se questa davvero sia avvenuta - di un loro possibile legame di parentela con la famiglia del futuro dittatore[7].

Durante gli anni della Repubblica di Weimar erano parecchie le voci in circolazione sul presunto lignaggio ebraico di Hitler, molte di queste propugnate ad arte da Josef Greiner, uno scrittore austriaco ostile ad Hitler, che - tuttavia - affermava di conoscere bene la di lui famiglia[8]. Costui fece notare più volte che il cognome "Hitler" era un costrutto, come tipicamente erano (e sono) i cognomi ebraici nel mondo germanico: il cognome "Hitler" deriverebbe dal sostantivo "Hut", ovvero "cappello", ma anche "guardia", ed, in effetti, il padre di Hitler lavorava come guardia del dazio[9]. Addirittura, il 14 ottobre 1933 apparve un articolo sul quotidiano londinese "Daily Mirror", corredato da un'esplicita fotografia che mostrava l'immagine d'una lapide funeraria in un cimitero ebraico di Bucarest, in Romania, recante l'epitaffio d'un certo "Adolf Hitler", probabilmente un nonno del futuro dittatore[9]. Nella regione natale di Hitler, la Bassa Austria, non sono poi così rari i cognomi "Hitler", "Hiedler", "Huttler" e le altre sue varianti. Né sono rari i cognomi dei parenti del dittatore, sia i "Pőltzl" che gli "Schicklgruber"[9].

Infanzia e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Salzburger Vorstadt 15, luogo in cui nacque Adolf Hitler

Adolf Hitler nacque alle 18.30 circa[10] di Sabato 20 aprile 1889 a Braunau am Inn, nella "Gasthof Zum Pommern" (in italiano: "Locanda del Pomerano", ancora esistente), nella borgata numero 219, a non molta distanza dal luogo dove Napoleone aveva stabilito nel 1805 un suo quartier generale. La cittadina si trova vicino a Linz nella regione dell'Alta Austria, allora parte dell'Impero austro-ungarico[11]. Hitler fu subito battezzato col rito cattolico nella vicina chiesa. Il padre, Alois, era al suo terzo matrimonio, ed era un impiegato alla dogana austriaca. I genitori di Adolf Hitler erano imparentati fra loro, poiché la madre, Klara, era seconda cugina di Alois, e aveva 23 anni in meno di lui.

La donna era quasi sempre triste e sottomessa dal marito, e istigava il senso di superiorità del terzogenito. I figli della coppia, in ordine cronologico, furono Gustav, Ida, Adolf, Edmund e Paula. Alla nascita del futuro dittatore, il padre aveva 51 anni e la madre 28. Hitler aveva due fratellastri, Alois e Angela, frutto del precedente matrimonio del padre con la cuoca d'albergo Franziska Matzelsberger. Alois, condannato più volte per furto e successivamente per bigamia ad Amburgo nel 1924, fu sempre ignorato da Hitler, anche dopo che aveva avviato a Berlino, in Wittenbergplatz, un florido locale frequentato dai gerarchi del regime. Per lo storico Konrad Heiden, Angela fu invece l'unica parente con cui Hitler conservò un legame affettuoso sino all'ultimo. Fu sua governante a Berchtesgaden dal 1928, fino a quando non si sposò con un professore di architettura di Dresda, nel 1936. Con la figlia di primo matrimonio della sorellastra, Angelika Raubal, egli intrattenne successivamente una profonda relazione.

Della prima infanzia del futuro dittatore tedesco non si conosce molto. Stanti le testimonianze di molti gerarchi nazisti, Hitler fu sempre molto legato al suo paese natale, tanto da farsi effigiare vicino alla chiesa di Braunau in un francobollo del 1938 commemorativo del suo compleanno e dell'annessione dell'Austria al Terzo Reich avvenuta il mese precedente ("Anschluss"). Nelle sue memorie, Albert Speer fa riferimento a confidenze fattegli da Hitler in persona circa la giustificazione del suo amore verso la Germania in virtù del fatto che, fino alla rettifica dei confini operata al Congresso di Vienna del 1814, Braunau apparteneva al Regno di Baviera, il che è storicamente comprovato.

Alois Hitler era figlio illegittimo di Johann Georg Hiedler (1792-1857), e per questo da giovane utilizzò il cognome della madre, Schicklgruber. Successivamente adottò legalmente il cognome del padre naturale (che però non lo riconobbe mai), trasformandolo da Hiedler (o Hüttler) in Hitler. Se effettivamente Alois era il figlio naturale di Johann Georg, era allora probabilmente parente della propria moglie Klara, la cui madre si chiamava Hüttler[12].

Adolf non usò mai il cognome Schicklgruber. In seguito i suoi avversari politici fecero circolare delle voci secondo le quali Hitler era di origine ebrea: infatti, dopo che Maria Teresa d'Austria aveva dato la cittadinanza piena agli ebrei che si convertivano al cattolicesimo, essi erano soliti tradurre i propri cognomi ebraici in tedesco, e Schicklgruber era un cognome comune tra gli ebrei convertiti.

La madre di Hitler (Klara Pölzl)

Un contributo all'ipotesi concernente le origini ebraiche di Hitler proviene altresì da Hans Frank, avvocato di Hitler e governatore generale dei territori polacchi occupati. Nel corso del processo di Norimberga questi produsse un proprio scritto ove sosteneva che Hitler non sapesse con certezza chi fosse stato suo nonno.

Hitler da bambino
Il padre di Hitler (Alois Hitler, nato Aloys Schicklgruber)

L'opinione di Frank era che Hitler sarebbe stato per un quarto ebreo poiché sua nonna Maria Anna Schicklgruber sarebbe rimasta incinta del padre di Adolf ,mentre era al servizio a Graz presso la famiglia di un ricco commerciante ebreo, tale Frankenbergern, il quale avrebbe pagato delle somme a favore del proprio presunto figlio Alois. Tuttavia è stato dimostrato che nessuna famiglia ebrea (né tantomeno alcun ebreo di nome Frankenbergern) si trovasse a Graz in quel periodo, e non esiste alcuna prova dei presunti versamenti a favore di Alois.[senza fonte]Non è vero che Adolf adottò il proprio cognome "Hitler" come nome d'arte quando dipingeva, in quanto Hitler era il suo cognome legittimo[13].

Hitler era un bambino intelligente ma umorale, e fu bocciato due volte agli esami per ottenere l'ammissione all'educazione superiore a Linz.[14] Era devoto alla sua indulgente madre e sviluppò un odio per suo padre, verosimilmente motivato dai crudeli maltrattamenti psicofisici ricevuti.[senza fonte]

Hitler era vegetariano?

Secondo Margot Woelk, sua assaggiatrice ufficiale, Hitler era vegetariano.[15]

Molte altre fonti testimoniano il contrario: Il biografo John Toland riporta che l'alimentazione di Hitler, quand'era studente, consisteva in "latte, pasticci di carne e pane." Un altro suo famoso biografo, Robert Payne ("The Life and Death of Adolf Hitler"), afferma che quella del vegetarismo fu una deliberata montatura, ideata dalla propaganda nazista per dipingere Hitler come una figura pura e dedita al bene (probabilmente ispirandosi al Mahatma Gandhi). Payne scrive:

« L'ascetismo di Hitler aveva un ruolo importante nella sua immagine pubblica in Germania. Secondo una leggenda ampiamente diffusa, non fumava, era astemio e non frequentava donne. Soltanto la prima affermazione era veritiera. Beveva spesso birra e vino, aveva una predilezione particolare per le salse a base carnea bavaresi e prese moglie… il suo ascetismo era una finzione inventata dal Ministro della Propaganda nazista Joseph Goebbels, per enfatizzarne la dedizione totale, l'autocontrollo e la distanza che lo separava dagli altri uomini… »

Il Professor Rynn Berry ha recensito "The Heretics Feast" (un libro che alimenta la leggenda di Hitler vegetariano) con queste parole:

« Mentre è vero che i medici di Hitler gli prescrissero una dieta vegetariana per curarne la flatulenza ed un disturbo cronico dello stomaco, diversi tra i suoi biografi, come Albert Speer, Robert Payne, John Toland ed altri, riportano la sua predilezione per salse a base di carne e carni trattate. Anche Spencer sostiene che Hitler divenne vegetariano soltanto a partire dal 1931: 'Si potrebbe affermare che dal 1931 seguì una dieta vegetariana, ma la trasgrediva in alcune occasioni' »

Quando si suicidò nel bunker della Cancelleria, nel 1945, aveva 56 anni; sarebbe quindi stato vegetariano per 14 anni. Testimonia il contrario anche Dione Lucas, la donna che fu la sua cuoca personale ad Amburgo, verso la fine degli anni Trenta. Nel suo libro "Gourmet Cooking School Cookbook" riporta che il piatto preferito di Hitler - quello che richiedeva abitualmente - era il piccione farcito. "Non vorrei farvi passare la voglia di mangiarlo, ma potrebbe interessarvi sapere che il piccione farcito era in assoluto il piatto preferito del signor Hitler, che cenava spesso in quest'hotel."

Leonding, Vienna e Monaco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dipinti di Adolf Hitler.

Non è facile tracciare organicamente un quadro dell'adolescenza di Adolf Hitler. Il testo più completo al riguardo è quello di Joachim Fest[16]. Dopo esser andato in pensione (1895), Alois si trasferì con la famiglia al seguito a Leonding, vicino a Linz, dove iscrisse il figlio Adolf alle scuole elementari del sobborgo di Fishlman. Alois Hitler morì il 3 gennaio 1903 per un'emorragia polmonare. Aveva sempre avversato la tendenza artistica del figlio, anche con modi molto bruschi, com'ebbe a ricordare Hitler in persona in diverse occasioni[17]. Nel 1904, durante la catechesi per la cresima, Hitler per un paio di mesi meditò di farsi prete, essendo molto affascinato dalle celebrazioni religiose e dall'organizzazione gerarchica della chiesa cattolica[18].

A proposito del cristianesimo, Hitler, che amava particolarmente lo studio della storia, rifiutava l'ascendenza ebrea di Gesù Cristo, sposando la tesi dello scrittore romano anticristiano Celso, secondo il quale il Messia sarebbe nato da una relazione adulterina di Maria con un legionario romano di origine germanica, tal Panthera; aveva illustrato a Joseph Goebbels come il titolo portato dal Papa, di "Sommo Pontefice" era appartenuto in precedenza agl'imperatori romani e che la divisione amministrativa territoriale della chiesa in diocesi riprendeva letteralmente la sistemazione territoriale dell'Impero Romano di Diocleziano e di Costantino[18]. Mentre alla Volkschule (corrispondente all'incirca alla scuola elementare italiana) Hitler s'era rivelato uno studente diligente per tutti i cinque anni di frequenza, non ne volle, invece, sapere di continuare gli studi, ma venne costretto ugualmente dal padre ad iscriversi alla Realschule di Linz, né avrebbe potuto rifiutarsi, pena l'evasione dall'obbligo scolastico, in quanto l'istruzione obbligatoria fu introdotta in Austria nel 1869[19].

Nel frattempo il suo rendimento scolastico peggiorava, subendo una bocciatura al primo anno (1901), ed una seconda al terzo (1904) in francese, e dovendo affrontare gli esami di riparazione a settembre sia nel 1904 che nel 1905, venendo respinto definitivamente nel febbraio 1905 in tedesco, francese, matematica e stenografia[9]. Addirittura, ad ottobre del 1904, gli venne rifiutata l'iscrizione alla sua scuola di Linz per cattiva condotta e venne indirizzato a Steyr, una cittadina lontana 25 km[20]. Terminata la scuola dell'obbligo nel settembre 1905, venne ritrovato privo di sensi a causa di un'ubriacatura, cosa che indusse il futuro dittatore ad avversare l'alcool per il resto dei suoi giorni[21]. L'ubriacatura venne descritta dal futuro dittatore come una sorta di "goliardata di fine anno scolastico" in un'osteria locale, bisboccia durante la quale "erroneamente" scambiò - a suo dire - la pagella per la carta igienica[19]. In ogni caso in quell'anno terminò la carriera scolastica di Hitler, essendo la durata totale della scuola dell'obbligo allora, in Austria, pari a nove anni.

Hitler trascorse due anni da nullafacente[22], girovagando per Linz assieme ad un amico, anch'egli con velleità artistiche, tale August Kubizek, sempre molto pungolato dalla madre affinché trovasse un lavoro. In questo periodo Hitler confidò all'amico d'essersi infatuato di una ragazza bionda di nome Stephanie (Stefanie Rabatsch). Nella primavera del 1906 Hitler partì alla volta di Vienna una prima volta per ritirare il bando d'ammissione all'Accademia delle Belle Arti e per esercitarsi a dipingere soggetti umani ed opere architettoniche (i temi dell'esame di ammissione)[23]. La madre, dal carattere mite e remissivo, accondiscese alle richieste del figlio d'iscriversi all'Accademia delle Belle Arti di Vienna, da dove Hitler venne respinto una prima volta (ottobre 1907) all'esame di ammissione ed una seconda e definitiva volta l'anno successivo (nel 1908 non riuscì nemmeno ad essere ammesso a sostenere l'esame preliminare).

Il 14 gennaio 1907 alla madre, già da alcuni mesi incapace di dormire per i prolungati dolori al petto, venne diagnosticato un carcinoma mammario ulcerato in stadio avanzato e subì una mastectomia radicale una settimana dopo. Ma fu tutto inutile a causa della diagnosi tardiva. Per tutto il 1907 Hitler si prese cura della madre e dell'appartamento in cui vivevano. La vedova, Klara, morì all'età di 47 anni all'alba del 21 dicembre 1907 ("Il Natale peggiore di tutta la mia vita" ebbe ad affermare Hitler a Mussolini durante l'ultima visita che il dittatore italiano fece al Führer nel 1944 alla "Tana del lupo"). Il medico che curò invano la madre di Hitler era ebreo, tale Eduard Bloch, e non soffrì alcuna persecuzione durante tutto il regime hitleriano[24].

Hitler gli espresse tutta la sua gratitudine per aver tentato invano di salvargli la madre: «Sappia che non lo dimenticherò mai!»[25]. Il diciannovenne Adolf rimase così orfano. Sua madre riposa tuttora in una tomba del cimitero di Leonding, ov'era stata tumulata la mattina del 23 dicembre 1907, accanto a quelle del marito e di uno dei figli morto in tenera età; Hitler tuttavia andò a visitare il cimitero soltanto dopo l'annessione dell'Austria alla Germania nel 1938. Ben presto, a fine dicembre, lasciò la sua casa per Vienna, dove aveva vaghe speranze di diventare un artista. Aveva diritto a una pensione da orfano, che integrava lavorando come illustratore. Aveva un certo talento artistico e spesso elaborava dipinti di case e grandi palazzi. Si conservano alcune tele di discreta fattura. Perse la sua pensione nel 1910, ma per allora aveva ereditato qualche soldo da una zia.

Fu a Vienna, dove visse tra il febbraio 1908 e il maggio 1913, che Hitler iniziò ad avvicinarsi all'antisemitismo, un'ossessione che avrebbe dominato la sua vita e sarebbe divenuta la chiave di molte delle sue azioni successive[26]. Vienna aveva una grossa comunità ebraica, comprendente molti ebrei ortodossi dell'Europa orientale. Hitler in seguito ricordò il suo disgusto nell'incontrare gli ebrei viennesi[20]. In quegli anni venne stampata una rivista zeppa di teorie e tesi antisemite dal nome di "Ostara", che pure Hitler risulta leggesse alla sera al dormitorio comunale, come testimoniarono alcuni suoi compagni di camera[16]. A quest'epoca risale la sua iscrizione alla "Lega antisemita" di Lanz von Liebenfels ed ai primi mesi del 1909 la partecipazione alle riunioni iniziatiche di tale associazione[27].

A Vienna l'antisemitismo si era sviluppato dalle sue origini religiose in una dottrina politica, promosso da pubblicisti come Lanz von Liebenfels, i cui libelli venivano letti da Hitler, e da politici come Karl Lueger, borgomastro di Vienna, o Georg von Schönerer, che contribuì agli aspetti razziali dell'antisemitismo. Da loro Hitler acquisì il credo nella superiorità della razza ariana, che formò le basi delle sue idee politiche. Hitler arrivò a credere che gli ebrei fossero i nemici naturali degli "ariani", e fossero anche in qualche modo responsabili per la sua povertà e incapacità di ottenere il successo che credeva di meritare. Il rapporto di Hitler con il problema ebraico e la sua genesi in questi anni è comunque piuttosto controverso, infatti testimonianze di Reinhold Hanisch sottolineano come Hitler tenesse rapporti di amicizia e dialogo con alcuni ebrei.

I soldi ereditati dalla zia ben presto terminarono, e per diversi anni Hitler visse in una relativa oscurità; non si trovò mai in condizioni di reale indigenza, anche se dormiva in ostelli per soli uomini. Durante il tempo libero assisteva spesso all'opera nelle sale da concerto di Vienna, prediligendo i temi della mitologia norrena di Richard Wagner. Tra il 1909 ed il 1910 Hitler venne sfrattato per morosità per ben due volte, la prima da una squallida stanza nel quartiere viennese di Alsergund; la seconda volta da una vera e propria bettola poco distante. Nel biennio 1911 - 1913 Hitler si adattò a dormire al dormitorio pubblico di Meidling, il Männerheim ("Pensionato popolare per uomini") nelle vicinanze della stazione ferroviaria, dove giunse nel dicembre 1910, ed a mangiare alla mensa del Convento dei Fratelli della Carità.

Guadagnava un qualche spicciolo vendendo acquerelli da lui stesso dipinti ed era a tal punto emaciato che un passante ebreo, che vendeva vestiti usati e che probabilmente gli era riconoscente per aver dipinto alcuni cartelloni pubblicitari per il suo negozio, si tolse il cappotto e glielo regalò[28]. A detta di alcuni suoi compagni di dormitorio, gran parte degli acquirenti dei cartelloni di Hitler erano ebrei. In quegli anni il suo più caro amico fu un ceco, il già citato Reinhold Hanisch, fino a quando non litigarono sulla spartizione dei compensi e Hitler lo denunciò per furto, facendolo condannare nell'agosto 1910 ad otto giorni di carcere dopo i quali Hanisch continuò a falsificare acquerelli. Nel 1936 venne condannato dalla corte di Vienna per frode e morì l'anno seguente in carcere, probabilmente a causa di un attacco cardiaco.

Come ebbe a scrivere nel Mein Kampf[29], e come fu riconosciuto da chi lo conobbe nel periodo viennese, egli si dedicava instancabilmente alla lettura, cui dedicava molte ore del giorno e della notte. Ciò, unito alle dure esperienze esistenziali gli avrebbe fatto definire la capitale austriaca come "[…] la più seria e profonda scuola della mia vita… Non mi toccò di aggiunger poi gran cosa a quello che avevo accumulato allora."[29] Il 16 maggio 1913 l'imperial regio tribunale distrettuale di Linz dispose il versamento di una cospicua somma derivante dall'eredità paterna che ammontava a 819 Corone e 98 Heller ed il 24 maggio, assieme all'amico Rudolf Häusler si recò al distretto di polizia della capitale per comunicare la partenza dalla capitale austriaca pur non indicando la meta.

Il 25 maggio 1913 Hitler si spostò a Monaco di Baviera, nel quartiere di Schwabing. La fuga da Vienna avvenne per evitare di prestare servizio militare nell'esercito austro-ungarico, dal momento che, com'ebbe a scrivere nel suo Mein Kampf, "quel crogiuolo di popoli inferiori mi aborriva: volevo togliermi di dosso la polvere viennese e mai avrei militato nell'esercito imperiale (austroungarico)". Lo fece per un motivo: sfuggire alle varie notifiche che gli inviavano a casa, per la leva militare (come Mussolini, del resto, faceva in quegli anni). Tuttavia non riuscì a sfuggire alla polizia che ne chiese e ottenne l'estradizione.

Nel gennaio del 1914, bloccato dalla polizia prussiana in Baviera e riconsegnato a quella austriaca, dovette presentarsi al distretto militare di Salisburgo per la visita di leva. I medici militari lo giudicarono inidoneo senza neppur visitarlo il 5 febbraio e lo mandarono a casa "riformato", inabile perfino al servizio ausiliario, perché "gracile nel fisico, denutrito e mal ridotto nell'intero aspetto da sembrare tisico". Invece di essere contento, quel rifiuto - per Hitler - fu una ferita all'orgoglio. Hitler decise di rinunciare alla cittadinanza austriaca e, non avendo ottenuto quella tedesca, divenne apolide. Hitler visse in una soffitta sita al numero 34 di Schellesserheimerstrasse: curiosamente, al ritorno dalla Svizzera, il futuro capo dell'Unione Sovietica Lenin aveva alloggiato in un'altrettanto squallida stanza al numero civico 106 della medesima via, quaranta metri più avanti[30].

La genesi dell'antisemitismo durante gli anni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

L'antisemitismo di Hitler risale quasi certamente ai tempi della frequentazione della Realschule di Linz, dove gran parte del corpo insegnante e degli studenti - ivi inclusi i compagni di classe del futuro dittatore - erano pangermanisti, ultranazionalisti e xenofobi[31]. Lo stesso padre di Hitler non faceva mistero della sua xenofobia rivolta contro le altre popolazioni dell'impero asburgico, in primis slavi, musulmani, ebrei[9]. L'ambiente scolastico, però, fu determinante per la genesi dell'antisemitismo del futuro Führer, in quanto là circolavano senza censure le idee di Georg von Schönerer, un fanatico della "purezza della razza germanica", sostenitore di un'Austria etnicamente purificata dalle componenti non germaniche della popolazione, repubblicana ed unita territorialmente all'Impero Tedesco ed alla regione dei Sudeti[9]. Schönerer - tra l'altro - fu il primo ad utilizzare il saluto che diverrà quello d'ordinanza della Germania nazista, "Heil!", a propugnare il ritorno al paganesimo precristiano, ad identificare gli ebrei quali rei della speculazione internazionale, a giustificare i pogrom (uccisioni di massa) degli ebrei russi di Odessa, Mogilev e Kisinev (attuale Chisinau), a definire gli ebrei "Todfeind" ("Nemici Mortali")[20].

Seguace di Schönerer era pure l'unico professore che aveva un certo ascendente sul giovane Hitler, tal Leopold Poetsch, insegnante di storia (l'unica materia, assieme all'educazione fisica ed al disegno, in cui Hitler eccelleva), assiduo lettore del mensile antisemita illustrato Der Scherer, pubblicato ad Innsbruck[20]. Tre furono le personalità che più influenzarono le convinzioni antisemite del giovane Hitler. Negli anni viennesi, Hitler era un assiduo lettore di "Ostara", una rivista a carattere antisemita, anticristiana ed antistorica, che esce per la prima volta nel 1905 nell'allora Impero Austro-Ungarico, con una tiratura provvisoria di 100.000 copie, edita da Jorg Lanz von Liebenfels, un ex monaco cistercense del convento "Heligenkreuz" di Vienna. La rivista, che traeva il nome dalla dea germanica della fecondità e dell'abbondanza, le cui celebrazioni cadevano durante i mesi primaverili, e che venne inglobata nella Pasqua cristiana, già conteneva alcuni programmi del futuro nazismo, quali la contrapposizione tra la razza germanica ("razza eletta") e le razze inferiori, la riduzione in schiavitù di queste ultime e la loro messa al bando o tramite deportazione coatta in remote località quali Siberia, Mongolia e Madagascar, oppure mediante la semplice eliminazione fisica attraverso la purificazione col fuoco (testualmente: "Olocausto"), la selezione razziale mediante l'eugenetica e la procreazione favorita di nascituri della razza eletta ("Lebensborn")[32]. La tipografia della rivista era ubicata nel castello austriaco di Burg Werfestein, a picco sul Danubio, presso Studen, nell'Austria Superiore.

Proprio in tale sede, nel dicembre 1907, in occasione del Solstizio d'inverno, venne per la prima volta issato un vessillo contenente una svastica rossa in campo giallo-oro, attorniata da fiordalisi[33]. Il futuro giornale del partito nazista, il "Völkischer Beobatcher" risulterà abbonato annualmente alla rivista "Ostara - Rundschau"[32]. Nonostante questo, Hitler chiuse motu proprio la tipografia quando, nel 1938 invase l'Austria[9]. Al termine della seconda guerra mondiale, von Liebenfels si vanterà, in un'intervista, di diversi fatti, ovvero che anche Lenin avrebbe apprezzato i suoi scritti, così come sua dichiarò la formula del saluto nazista "Sieg Heil" ("Salute alla Vittoria")[9]. Von Liebenfels, però, aveva sviluppato l'ideologia a sua volta mutuandola dal tedesco Guido Von List, che svolge un'attiva propaganda antisemita per mezzo di Alfred Schuler, il cui territorio d'azione è incentrato sul quartiere di Schwabing, a Monaco di Baviera, il "Quartiere degli artisti", ove risiedevano in quegli anni sia Lenin, che Hitler[32]. Nel 1951, tre anni prima di morire, Von Liebenfels concedette un'intervista al giornalista Wilfried Daim, in cui affermava di rammentare una visita del giovane Hitler del 1909 nella sede ove si pubblicava "Ostara". Rammentava che Hitler era talmente indigente da non potersi permettere di acquistare i numeri arretrati della rivista, che gli furono donati assieme ad alcuni spiccioli per il biglietto di ritorno sull'autobus[34]. Hitler stesso, in un passaggio del suo Mein Kampf riconosce che "[…] la documentazione durante gli anni viennesi su quegli opuscoli (Ostara) ha gettato fondamenta di granito per la mia personale visione del mondo". Nel periodo in cui Hitler giunse a Monaco, in tutta la Germania si contavano diverse associazioni più o meno segrete che inneggiavano alla purezza della razza germanica. Le più rappresentative erano:

Gran parte di queste società fioriscono in Baviera tra il 1890 ed il 1930 ed hanno come programma, oltre al pangermanesimo, un antisemitismo più o meno esplicito ed un carattere elitario - esoterico[35][36]. Il simbolo adottato da una di queste, la Thule Gesellschaft, evidenziava un gladio romano sovrapposto ad una svastica. Alcuni dei futuri alti gerarchi nazisti provenivano dalle file di questa associazione, ed anche l'ideatore dell'emblema, un dentista, tal Friedrich Krohn, ne era affiliato e conosceva personalmente Hitler, essendo divenuto il Gauleiter della città bavarese di Rosenheim[37]. Lo stesso simbolo del partito nazista, la svastica, era noto ad Hitler fin dalla giovinezza. Frequentando la scuola annessa al convento benedettino della città austriaca di Lambach, nel periodo tra il 1897 ed il 1898, aveva potuto vedere che in diversi punti del convento era presente la croce uncinata anziché quella romana[38]

La prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Adolf Hitler (seduto, il primo da destra) insieme ad altri soldati durante la Prima Guerra Mondiale

Il primo agosto 1914, quando l'Impero tedesco entrò nella prima guerra mondiale, si arruolò come volontario nel 16º Reggimento di Fanteria Bavarese ("Reggimento List") dell'esercito tedesco del Kaiser Guglielmo II. In quello stesso reggimento militava anche il suo futuro delfino, Rudolf Hess col grado di tenente. Ottenne il grado di caporale e prestò servizio attivo in Francia e Belgio come staffetta porta ordini[39] (Ordonnanz). Contrariamente alla letteratura hitleriana successiva, il Reggimento List non è stato un laboratorio del nazismo: solo il 2% dei commilitoni si iscriverà poi al Partito e molti soldati volontari erano di religione ebraica, autorizzati a praticare tra le trincee i loro riti[40].

Il 29 ottobre del 1914 debutta sul campo ai margini della prima battaglia di Ypres, nel villaggio fiammingo di Gheluvelt[40]. Nel Mein Kampf scriverà di essere stato l’unico sopravvissuto di quella sortita, i documenti, però, fissano a soli tredici i soldati caduti: la vera mattanza di tedeschi avviene a dieci chilometri di distanza e in giorni differenti[41]. Fu ferito ad una coscia durante la battaglia della Somme, il 7 ottobre 1916, e fu ricoverato nell'ospedale di Beelitz, non lontano da Berlino. Nel marzo 1917 tornò al fronte. Hitler combatté tutte le più sanguinose battaglie sul fronte delle Fiandre, ed essendosi distinto in combattimento ricevette la Croce di Ferro di seconda classe (novembre 1916) e quindi di prima classe nell'agosto 1918. Quest'ultima onorificenza era all'epoca raramente usata per premiare militari di truppa. Al Processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti, nel 1946, la testimonianza dell'ufficiale che svolse le mansioni di aiutante di campo del comandante del reggimento in cui Hitler militava asserì che "[…] per il suo coraggio era stata avanzata la proposta circa la promozione di Hitler a sottufficiale, ma il comandante aveva poi soprasseduto perché non era riuscito ad individuare, in quel soldato taciturno che parlava da solo tra sé, le richieste doti di comando". Pur tuttavia, ammise anche che Hitler era divenuto fiduciario di ufficiali, quali i futuri gerarchi Röhm e Mayr, che lo trovarono "stranamente idoneo a risollevare il morale dei commilitoni frustrati dall'imminente sconfitta ed influenzabili dalla propaganda spartachista (comunista)"[42].

Per lunghi mesi scompare dalla prima linea, ma di stanza a Wavrin e si innamora della diciottenne francese Charlotte Lobjoie, alla quale regala diversi acquarelli[40]. Il 28 settembre 1918, Hitler fu ferito durante la battaglia di Cambrai-San Quintino, in Francia, durante un attacco a sorpresa da parte di un plotone inglese del reggimento Duca di Wellington. Uno dei soldati del plotone, Henry Tandey, vedendo Hitler ferito e incapace di difendersi, decise di risparmiargli la vita, gesto che fu confermato dallo stesso soldato anni dopo: "Non potevo sparare a un uomo ferito, così l'ho lasciato andare. Dio sa quanto mi dispiace averlo risparmiato". In seguito fu accecato temporaneamente da un attacco di iprite nella Battaglia di Passchendaele, nell'ottobre 1918, fu ricoverato all'Ospedale Militare di Pasewalk dove, secondo alcune fonti, apprese la notizia della capitolazione tedesca del 9 novembre. Hitler rimase degente a Pasewalk per 29 giorni, ma i registri sanitari e la cartella clinica del futuro dittatore vennero distrutti dalla Gestapo nell'estate 1933, dopo che Hitler ebbe instaurato la dittatura rendendo il partito nazista l'unico ammesso in Germania (Decreto del 14 luglio 1933). Il direttore medico - militare dell'ospedale era il noto psichiatra Edmund Forster che - nella versione ufficiale - si suicidò nella propria abitazione nel settembre 1933.

La versione della vicenda in possesso dal 1943 dei servizi segreti statunitensi riporta, invece, una verità diversa: Hitler a Pasewalk soffriva di una rara forma di psicosi nota col termine scientifico di "cecità isterica", forse imputabile alla dura vita di trincea che da quattro anni era costretto a subire. Il Dott. Forster, per spronarlo, utilizzava metodi molto poco ortodossi, arrivando anche a pesanti diverbi verbali. In base a questi dati, si può spiegare il motivo della distruzione della cartella clinica di Hitler da parte della Gestapo e la versione della morte di Forster per omicidio e non suicidio come ufficialmente decretato[43]. Nonostante l'esperienza della guerra lo abbia reso convinto di esser dotato di una sorta di "protezione divina" in virtù di una "missione salvifica da compiere per il bene della nazione"[44], è durante la degenza a Pasewalk che matura l'idea di dover buttarsi in politica al fine di conquistare il potere: "Quando mi trovai costretto a giacere a letto, nell'immobilità, stringendo dalla rabbia il cuscino, alla notizia dell'armistizio, mi colpì la certezza che avrei liberato la Germania e l'avrei resa nuovamente grande. Seppi immediatamente che ciò si sarebbe immancabilmente realizzato", afferma testualmente Hitler nel Mein Kampf. In realtà, oramai la Germania era al collasso economico ed alla fame, per via del blocco navale inglese. In aggiunta il presidente statunitense Woodrow Wilson, il 24 ottobre 1918 aveva affermato che il governo americano teneva in pugno tutti i governi dei paesi della Triplice Intesa, fortemente indebitati con gli Stati Uniti per via delle spese belliche e che tali paesi si sarebbero "uniformati" alle decisioni statunitensi in tema di pace negoziale. Aveva altresì ribadito che non avrebbe trattato col governo imperiale tedesco, ma soltanto con un governo democraticamente eletto dal popolo tedesco, e che "[…] se i capi dell'esercito germanico e gli autocrati monarchici fossero rimasti al potere, la Germania sarebbe stata costretta alla resa senza condizioni, com'è costume dell'esercito statunitense, o tutt'al più un armistizio temporaneo, preludio di una quasi certa ripresa delle ostilità, una nuova guerra che la Germania non si sarebbe certo potuta permettere"[45].

In un colloquio con Albert Speer al Berghof nel 1943, allorché Speer descrisse un episodio noto come gli "Angeli di Mons"[46], Hitler raccontò un episodio "paranormale" che capitò a lui stesso press'a poco nel medesimo periodo: "Stavo consumando la mia misera cena in trincea, insieme a parecchi commilitoni. All'improvviso, mi parve d'udire una sorta di voce che mi diceva: Alzati ed allontanati di qui!. Era così chiara ed insistente, ch'io obbedii automaticamente, come ad un ordine militare. Al che mi alzai immediatamente in piedi, e camminai per una ventina di metri lungo il bordo della trincea, portandomi appresso il gavettino con la cena. A questo punto, mi sedetti e ricominciai a mangiare, poiché la mia mente era nuovamente in pace. M'ero appena sistemato, quando un lampo accecante, misto ad un'assordante deflagrazione esplosero nella parte di trincea che avevo appena lasciato. Una granata vagante aveva dilaniato il gruppo di soldati coi quali stavo precedentemente cenando, e nessuno era sopravvissuto. Fu in quel preciso istante che capii di godere della protezione divina". Un suo commilitone, tal Mende, confermò quanto riferito da Speer al processo di Norimberga affermando: "[…] a questo proposito, mi viene in mente una strana profezia che Hitler mi fece poco prima del Natale del 1915. In quell'occasione, Hitler asserì che ad un certo momento, nel giro di qualche anno, avremmo udito molto a suo proposito; avremmo sentito parlare tanto di lui, era solo questione di tempo: dovevamo solo attendere che quel momento fosse arrivato"[47].

Durante la guerra Hitler acquisì un appassionato patriottismo tedesco, anche se non era un cittadino dell'Impero germanico (un aspetto a cui non pose rimedio fino al 1932). Il rapido succedersi degli eventi lo ferirono profondamente: ai primi di novembre 1918 - con la definitiva sconfitta dell'Impero Austro-Ungarico ad opera dell'Italia in sèguito alla Battaglia di Vittorio Veneto, assistette alla disintegrazione etnica e territoriale dell'impero asburgico. Fu reso noto che il governo austriaco avrebbe permesso il transito dell'esercito italiano attraverso il Voralberg per invadere la Baviera, aprendo così un secondo fronte di guerra. Visse in prima persona il crollo politico della Germania quando, all'inizio di novembre il kaiser, rifiutando l'abdicazione fuggì da Berlino e si rifugiò nel quartier generale del comando supremo dell'esercito a Spa, sul fronte occidentale, dove i generali in capo, Paul von Hindenburg ed Erich Ludendorff, consultatisi con il loro collega Erich von Falkennhayn, gli comunicarono che non potevano dirsi certi della fedeltà dell'esercito e della lealtà delle truppe, consigliandogli la doppia rinuncia, al trono di Germania ed anche a quello di Prussia[45]. Hitler rimase sconvolto dalla capitolazione tedesca nel novembre 1918, quando l'esercito, a suo dire, non era stato sconfitto (anche il neoeletto presidente Friedrich Ebert pronunciò tali parole nel discorso con cui, a Berlino, ricevette i reduci dal fronte, qualche settimana dopo), occupava tuttora una notevole porzione di territorio francese, era superiore ai nemici per innovazione nell'armamento, nella tattica e nella strategia[45], tanto che nel Mein Kampf, un lustro dopo, scriverà "[…] in un conflitto prossimo venturo, se la vittoria non arriderà affatto alle armi tedesche, sarebbe di gran lunga preferibile avere un crollo militare prima d'un crollo politico" (il che effettivamente si ebbe nel 1945). Egli, come molti altri nazionalisti, incolpò gli ebrei di avere attizzato focolai rivoluzionari bolscevichi, che avrebbero minato dall'interno la resistenza dei soldati al fronte, e indotto i politici (i "criminali di novembre") alla resa e alla sottoscrizione del trattato di Versailles. Hitler ed i suoi commilitoni del Reggimento "List" vennero ritirati dal fronte delle Fiandre a fine novembre 1918 e rientrarono a Monaco di Baviera all'inizio di dicembre, trovandola in preda alla rivoluzione comunista che nel frattempo era scoppiata come in altre città tedesche.

La Repubblica dei Consigli[modifica | modifica wikitesto]

Proclamata la repubblica in tutta la Germania, alcune città non riconobbero il governo a maggioranza socialdemocratica insediatosi a Berlino e Monaco di Baviera, assieme a tutto lo stato, fu tra quelle città che si autoproclamarono "indipendenti". Sotto la guida di Kurt Eisner fu dichiarata la nascita della Repubblica dei consigli Bavarese, di tendenze moderate. Rudolf Hess, superiore gerarchico di Hitler nel suo stesso reggimento ordisce in dicembre un complotto che fallisce[48]. Nel gennaio 1919 Eisner fu messo in minoranza nel parlamento locale, tanto che si presentò a rassegnare le dimissioni il mese successivo (21 febbraio), quando venne ucciso a revolverate da un fanatico ultranazionalista, Anton Graf von Arco auf Valley. La notizia della sua uccisione fece scoppiare una guerra civile e nei disordini che ne seguirono prese il potere la frazione socialista estremista, quella degli spartachisti.

Il 6 aprile venne dichiarata la Repubblica Bavarese dei consigli di matrice leninista e retta da un triumvirato composto da Ernst Toller, Gustav Landauer, e dall'anarchico Erich Mühsam, sostituiti dopo una sola settimana da Eugen Levine, che riportò l'ordine in Baviera grazie alla neonata Armata Rossa Bavarese che seminò il terrore. Il governo centrale della Repubblica di Weimar inviò in Baviera a fine aprile ben 40.000 militi del Freikorps (tra essi combatte anche lo studente Heinrich Himmler, futuro comandante supremo delle SS) ad abbattere la repubblica sovietica ed a reintegrare lo stato nel Reich: il 3 maggio cadde anche Monaco in mano all'esercito regolare[20]. Non si conoscono notizie certe su cosa fece Hitler in questo convulso periodo, però è noto dal Mein Kampf che l'avversione del futuro dittatore per il comunismo risale a questi mesi: "[…] Il comunismo è sinonimo di caos e di anarchia. Il comunismo è una forza disgregatrice della società e dello stato perché fa affiorare l'istinto disfattista che c'è in ogni uomo debole. Io l'ho conosciuto bene il comunismo ed ho rischiato la vita per combatterlo allora come oggi!"[20]. Risulta accertato[49] che Hitler, rientrato a Monaco nel dicembre 1918, si presentò al battaglione di deposito del suo reggimento in attesa di ordini. Ai primi di febbraio del 1919 finì per offrirsi volontario per il servizio di sorveglianza di un campo per prigionieri di guerra in attesa di liberazione presso Traunstein, dove rimase fino a fine marzo.

Quindi, fece ritorno a Monaco e prese servizio nella caserma che sorgeva in Türkenstraße, gestita dall'Armata Rossa Bavarese. Alla caduta della repubblica marxista, ricompare come informatore e delatore del Freikorps, tanto che Otto Strasser, nazista della prim'ora ed avversario interno di Hitler, nel 1924 chiese, davanti ai notabili del partito: "Si può sapere dov'era mai andato a finire Hitler quel giorno in cui entrammo in Monaco, noi del Freikorps? In quale angolo della città era andato a nascondersi tale valoroso soldato, colui che avrebbe dovuto combattere eroicamente nelle nostre file […] ?!"[20] Hitler era passato dalla parte del Freikorps e si mise a disposizione della commissione d'inchiesta sugli abusi commessi dai rivoluzionari, fornendo una vasta mole d'informazioni dettagliate circa nomi e fatti ai fini delle istruttorie in corso. La sua dedizione fu premiata, tanto che da giugno a settembre venne inviato ad un corso d'indottrinamento civico allo scopo di svolgere il delicato compito di informatore (delatore) dell'esercito. In realtà Hitler s'era segretamente accodato al "Freikorps Oberland" finanziato dall'occultista ed ultranazionalista barone Rudolf von Sebottendorff[32].

Il Partito Nazionalsocialista[modifica | modifica wikitesto]

« Già negli anni 1913-1914 io cominciai ad esprimere in diversi circoli, oggi fedeli alla causa nazionalsocialista, il pensiero che la questione del futuro tedesco ruotava attorno alla distruzione del marxismo. »
La tessera di appartenenza al DAP (poi NSDAP) di Hitler
La bandiera del Partito nazista, poi estesa a livello nazionale dopo la nascita del Terzo Reich

Dopo la guerra Hitler rimase nell'esercito, che veniva ora impegnato principalmente nella repressione delle rivoluzioni socialiste che scoppiavano in tutta la Germania, compresa Monaco, dove Hitler tornò nel 1919. L'incarico di confidente dell'esercito era però a termine e sarebbe scaduto alla fine di marzo 1920. Hitler venne a contatto con il futuro Partito Nazista come uomo di fiducia dei circoli militari di Monaco. Mentre era ancora nell'esercito, il 12 settembre 1919 venne incaricato di spiare, in abiti civili, per conto dell'esercito e della polizia, gli incontri di un piccolo partito nazionalista, il Partito dei Lavoratori Tedeschi (DAP)[50]. Al tempo, tale partito era un piccolo movimento locale senza base di massa, quasi un circolo d'élite, anche se il suo programma prevedeva l'espansione su base nazionale. Durante la sessione tenuta dalla formazione politica al Sterneckerbräu, un albergo con annessa birreria nel centro della città, quella sera stessa, Hitler ebbe una discussione violenta con un altro cliente[20].

Assistette all'orazione di Gottfried Feder contro il capitalismo e contro il pangermanismo e partecipò animatamente alla discussione. Ad una successiva riunione del DAP intervenne contro un oratore che si era espresso a favore della secessione della Baviera in una nazione tedesca meridionale e lì s'accorse, come confidò a Galeazzo Ciano successivamente, di aver "una sorta di carisma magnetico sinistro sulla platea che rimase letteralmente estasiata"[20]. Affascinato dal suo intervento Anton Drexler, il fondatore e segretario del partito, lo iscrisse, senza averlo nemmeno consultato, il 16 settembre, pochi giorni dopo averlo udito parlare al partito come membro numero 555 nella primavera del 1920 e con la carica generica di "propagandista". In realtà, già da un paio di settimane, Hitler era presente alle riunioni pubbliche del partito su indicazione delle forze dell'ordine, ma in quelle precedenti sedute non aveva annotato alcun particolare di specifico interesse[9].

Nel Mein Kampf, a tal proposito troviamo scritto: "[…] Dopo alcune riunioni che trovai pedanti ed estremamente noiose, ha luogo una discussione, dove un tale se ne esce con una tesi che mi rese furibondo. Intervenni, indignato dalla tesi esposta da quel tale e dall'accoglienza che alcuni dei presenti riservarono alla medesima. Questi signori richiedevano un'unione della Baviera all'Austria, determinandone la secessione dalla Germania. Non avrei potuto fare altrimenti che controbattere e dire in faccia a quel tale quale fosse la mia opinione su questo punto. Alcuni giorni dopo questo stomachevole episodio, avendo io declinato in quell'occasione le mie generalità e l'indirizzo abitativo, ricevetti per posta una cartolina recante la comunicazione ch'ero stato a mia insaputa iscritto al DAP ed inserito nientemeno che nel suo comitato direttivo! Non mi opposi e non avrei più potuto, voluto o dovuto tornare indietro".

In realtà il partito era talmente piccolo che i primi 500 numeri corrispondevano a tessere inesistenti. Speer testimoniò che Hitler rimase scioccato da questo trucco. Il 14 agosto incontrò per la prima volta Dietrich Eckart, un antisemita e uno dei primi membri chiave del partito, in occasione di un discorso tenuto davanti ai membri del DAP. Il 19 settembre del 1919 venne redatta la prima opera antisemita conosciuta di Hitler, nota coma la lettera Gemlich[9]. Il 20 settembre divenne uno dei sette membri del comitato direttivo presieduto da Karl Harrer ed il 16 ottobre si tenne la prima riunione pubblica del DAP e la lista degli oratori prevedeva come primo intervento quello di Johannes Dingfelder e come secondo intervento quello di Hitler.

Nel gennaio 1920 Harrer lasciò la presidenza del partito ed il nuovo programma venne redatto da un triumvirato composto da Hitler, Feder e Drexler. Hitler non venne congedato dall'esercito fino al 1920 (nel marzo di quell'anno aveva lasciato l'esercito per incompatibilità con l'impegno politico), dopo di che cominciò a prendere parte a tempo pieno alle attività del partito. Ne divenne ben presto il leader (febbraio 1920) e ne cambiò il nome in Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (National Sozialistische Deutsche Arbeitspartei - NSDAP), normalmente conosciuto come "Partito Nazista" da National Sozialistische, in contrasto con Sozi, un termine usato per indicare il Partito Socialdemocratico Tedesco. Il partito adottò (marzo) come emblema la svastica, concepito come simbolo solare "ariano" e indoeuropeo in opposizione agli ebrei creduti da alcuni essere "adoratori della luna", nonché il saluto romano usato dai fascisti italiani.

Il Partito Nazista era solo uno dei numerosi piccoli gruppi estremisti della Monaco di quell'epoca, ma Hitler scoprì ben presto di avere un talento notevole nell'oratoria pubblica e nell'ispirare la lealtà delle persone. La sua retorica, che attaccava gli ebrei, i socialisti e i liberali, i capitalisti e i comunisti, iniziò ad attrarre nuovi aderenti. Tra i primi seguaci troviamo Rudolf Hess, Hermann Göring ed Ernst Röhm, che sarebbe stato il capo dell'organizzazione paramilitare nazista, la SA (Sturmabteilung), ufficialmente denominate "Squadre Sportive del Partito". Nel 1921 fu condannato a tre mesi di prigione, di cui solo uno scontato, per aver personalmente guidato un attacco delle SA contro un comizio, culminato con l'aggressione dell'oratore, un federalista bavarese di nome Ballerstedt.

Hitler tra i maggior congiurati del "Putsch di Monaco"

Un altro suo ammiratore fu il Maresciallo di Campo dell'epoca di guerra, Erich Ludendorff. Hitler decise di usare Ludendorff come facciata in un tentativo abbastanza velleitario di conquistare il potere, il "Putsch di Monaco" dell'8 novembre 1923, quando i nazisti si spostarono da una birreria fino al Ministero della Guerra bavarese, intendendo rovesciare il governo separatista di destra della Baviera e da lì marciare su Berlino, emulando così la marcia su Roma di mussoliniana memoria. Hitler fece affidamento principalmente sull'aiuto degli ex combattenti delusi dalla Repubblica di Weimar riuniti nelle organizzazioni paramilitari dei "Corpi Franchi" (Freikorps).

Il colpo di stato fallì e Hitler venne processato per alto tradimento; tuttavia, egli si servì del processo per diffondere il suo messaggio in tutta la Germania. Nell'aprile 1924 venne condannato a cinque anni di carcere nella prigione di Landsberg am Lech ubicata ad un'ottantina di chilometri di distanza da Monaco di Baviera. Qui Hitler lesse l'opera di Henry Ford L'Ebreo internazionale e, ispirandosi a questa, scrisse la sua famosa opera Mein Kampf (La mia battaglia). Questo lavoro ponderoso conteneva le idee di Hitler sulla razza, la storia e la politica, compresi numerosi avvertimenti sul destino che attendeva i suoi nemici, specialmente gli ebrei, nel caso in cui fosse riuscito a salire al potere. Il libro venne pubblicato la prima volta in due volumi: il primo nel 1925 e il secondo un anno dopo. Le prospettive di un Hitler al potere sembravano così remote, a quel tempo, che nessuno prese seriamente i suoi scritti.

Considerato relativamente innocuo, Hitler ottenne una riduzione della pena. Venne rilasciato il 21 dicembre 1924 dopo solo nove mesi di pena detentiva. A quel momento il Partito Nazista a malapena esisteva e i suoi capi dovettero adoperarsi a lungo per ricostruirlo. Durante questi anni Hitler formò un gruppo che sarebbe in seguito diventato uno degli strumenti chiave nel raggiungimento dei suoi obiettivi. All'interno delle SA Hitler costituì nel 1925 una guardia del corpo personale di otto fidatissimi uomini, le Schutzstaffeln ("unità di protezione" o SS). Questo corpo d'élite dalle uniformi nere, ufficialmente presentato come "Scuola filosofica del Partito" venne guidato da Heinrich Himmler, che poi sarà il principale esecutore dei piani di Hitler sulla "questione ebraica", durante la seconda guerra mondiale. Le S.S. arriveranno a contare 300 uomini nel 1929 al momento del conferimento dell'incarico ad Himmler, per divenire praticamente onnipotenti dopo l'ascesa del nazismo al potere: nel 1934 arrivarono a contare 52.000 iscritti giungendo a controllare la polizia, la Gestapo, le rivali S.A. e praticamente ogni settore della società e dell'economia tedesche, fino ad ottenere un rapporto paritario con lo stesso esercito, quando vennero fondate le unità di S.S. combattenti ("Waffen SS")[51]. Nel 1930 Hitler assunse la carica di Oberste SA (capo supremo), affindando la carica di comandante militare (Stabschef) delle SA a Ernst Röhm.

Un elemento chiave del fascino esercitato da Hitler sul popolo tedesco si trovava nel suo costante fare appello all'orgoglio nazionale, ferito dalla sconfitta in guerra e umiliato dal Trattato di Versailles, imposto all'Impero germanico dagli Stati vincitori. L'Impero, infatti, dovette cedere territori a Francia, Polonia, Belgio e Danimarca, abbandonare le sue colonie, dismettere la Marina, pagare un conto salatissimo per le riparazioni di guerra, e assumersi la piena responsabilità e colpevolezza dello scoppio del conflitto: un vero e proprio diktat.

Siccome molti tedeschi non credevano che fosse stata la Germania a dar inizio alla guerra (essendo stata dichiarata dall'Austria) né di essere stati sconfitti sul campo, essi erano amaramente risentiti per questi termini. Anche se i primi tentativi, da parte dei nazisti, di guadagnare voti con la condanna delle umiliazioni e delle macchinazioni dell'"ebraismo internazionale" non ebbero particolare successo con l'elettorato, la propaganda di partito imparò la lezione, e presto capovolse la situazione a proprio vantaggio attraverso un'espressione più subdola dei suoi contenuti, che combinava l'antisemitismo con attacchi "spiritati" contro i fallimenti del "sistema di Weimar" e i partiti che l'appoggiavano.

L'influenza di Eckart e di Haushofer e le basi del programma del Partito Nazionalsocialista[modifica | modifica wikitesto]

Adolf Hitler, al raduno del partito Nazista a Norimberga del 1927

Nel periodo a cavallo tra il 1919 ed il 1920, Hitler conobbe a Monaco il politico, drammaturgo, giornalista bavarese Dietrich Eckart che gli fece da mentore, presentandolo alle personalità in vista della città, introducendolo in società, fornendogli un abbigliamento decoroso ed un alloggio dignitoso, insegnandogli le buone maniere ed impartendogli pure lezioni di lingua tedesca priva d'influssi dialettali[52]. Hitler lo considerò sempre alla stregua d'un maestro, tanto che il proclama che era solito utilizzare Eckart, "Deutschland erwache !" ("Germania svegliati !") divenne anche il grido di battaglia del partito nazionalsocialista[53]. Eckart diventa ben presto anche il primo direttore del Völkischer Beobachter" ("L'osservatore Popolare"), il giornale di partito acquistato il 17 settembre 1920, e l'ideologo del nazismo stesso[9]. Indubbiamente Hitler fece suo il manifesto di Eckart del 1919 Auf Gut Deutsch ("In buon tedesco"), dove si attaccavano con veemenza sia il Trattato di Versailles che gli "[…] Speculatori ebrei che - a mo' di pescecani - si sono arricchiti vergognosamente a spese del sangue versato dalle vittime del conflitto, salvo - poi - dar avvio al Bolscevismo in Russia ed alla Socialdemocrazia in Germania". Sempre nel summenzionato pamphlet compare per la prima volta l'esplicita accusa di disfattismo a carico degli ebrei che Hitler sposerà integralmente "[…] E la mano che brandiva il pugnale non esitò un solo attimo a vibrare il colpo tra le scapole del fratello, ad affondarlo nella schiena del miglior amico"[9].

Hitler considerò sempre d'inestimabile valore il contributo di Eckart alla causa nazista, sia inserendolo nei circoli iniziatici della Thule Gesellschaft, che incitandolo continuamente a scrivere ed a pronunciare discorsi ultranazionalisti ed antisemiti in pubblico[9]. Verso la fine del 1922 l'ultimo saggio di Eckart, dal titolo Der Bolshevismus von Moses bis Lenin ("Il bolscevismo, da Mosè a Lenin"), strutturato a mo' di dialogo tra maestro (Eckart stesso) e allievo (Hitler), delineò in modo netto la comune credenza secondo la quale gli Ebrei altro non erano che «assetati di potere, affamati di denaro, anelanti alla gloria»[9]. Nel 1923 la salute di Eckart iniziò a declinare vieppiù, essendo il fisico minato dall'abuso di morfina (al tempo non soggetta a vincolo prescrittivo medico) e di alcol, tanto che il contributo del "maestro" al tentato golpe risultò quasi del tutto ininfluente[9]. Ciò nonostante venne per poche settimane imprigionato nel carcere di Monaco, lo "Prigione di Stadelheim" (lo stesso dove undici anni dopo Hitler farà imprigionare Ernst Röhm e l'intero vertice delle SA al termine della purga passata alla storia col nome di "Notte dei lunghi coltelli"), quindi liberato per le precarie condizioni di salute prima di morire il 23 dicembre. L'affetto e la riconoscenza di Hitler nei confronti dell'ideologo del nazismo è testimoniata dal fatto che Eckart venne seppellito a Berchtesgaden, dove Hitler farà costruire la sua villa di montagna, nonché dal fatto che proprio ad Eckart sarà dedicata la frase conclusiva del Mein Kampf. Di rimando, le ultime parole di Eckart furono, stando alle testimonianze: «Seguite Hitler! Il movimento è solo agli albori ma in futuro queste mie parole diventeranno indiscutibilmente chiare. Egli danzerà, ma son stato io a creare la melodia. Non state in lutto per me: io ho influenzato la storia più di qualsiasi altro tedesco»[9].

La società segreta Thule Gesellschaft, di cui Eckart era uno dei fondatori, tornerà utilissima ad Hitler ed agli aderenti al partito, all'epoca della messa al bando del nazionalsocialismo in seguito al fallito colpo di stato, in quanto gli incontri da essa promossi presso l'Hotel "Quattro Stagioni" di Monaco fungevano da copertura per le riunioni clandestine del partito hitleriano[32]. Altra figura di spicco tra gli ideologi del movimento nazista fu il bavarese Karl Haushofer, che Hitler frequentò negli anni che vanno tra il 1919 ed il 1924. A lui si riconduce il programma dello "Spazio Vitale" (il Lebensraum). Le influenze di Haushofer nel Mein Kampf risultano particolarmente evidenti, anche alla luce del fatto che costui, nel periodo di detenzione di Hitler a Landsberg, conseguentemente al fallimento del putsch del 1923, si recava quotidianamente in visita al futuro dittatore, al tempo recluso in carcere, e la stesura del dattiloscritto del programma politico del nazismo venne redatta proprio durante il periodo di carcerazione del Führer[53]. Negli anni compresi tra l'ascesa al potere del nazismo (1933) ed il tentativo di Hess di concludere una pace separata con la Gran Bretagna (1941) l'ideologia mutuata da Haushofer diventa il cardine della politica espansionistica di Hitler, quella che giustifica le annessioni e le invasioni di altri Stati[9].

La stella di Haushofer declinò bruscamente nel 1941, dopo il fallimento del tentativo di Hess – di cui Haushofer fu ispiratore –, per concludersi drammaticamente nel 1945 con la condanna a morte di suo figlio implicato nel tentativo di eliminazione di Hitler del 20 luglio 1944. Poco prima di esser giustiziato, Albrecht Haushofer indirizzerà al padre la sua poesia-testamento che, una volta letta dal genitore, lo condurrà al suicidio il 14 marzo 1946[9]. Essa, infatti, recita: "Una lunga leggenda profonda dell'Oriente (riferimento ai popoli dell'Est che subirono l'applicazione del Lebensraum teorizzato da Haushofer e messo in pratica da Hitler) / ci narra che gli spiriti della potenza del male (i nazisti ed ogni altro movimento illiberale) / son tenuti prigionieri nella notte marina (impossibilitati dalla storia ad acquisire il potere) / sigillati dalla prudente mano del buon Dio. / Fino a quando la sorte, una volta al millennio, / ad un solo pescatore (Haushofer, suo padre) concede il potere / di spezzare le catene dei prigionieri / se non rigetta immediatamente il proprio bottino a mare (se non rinuncia alla fama di ideologo agli occhi di tutti). / Per mio padre, il destino ha parlato. / La sua volontà altre volte aveva avuto la forza (Haushofer era un generale di fanteria) / di respingere il demonio nella sua prigione (di stroncare demagoghi e golpisti). / Mio padre ha ceduto (con il nazismo). / Non ha avvertito il soffio del diavolo (Hitler) ed ha lasciato il demonio spargersi sul mondo".. Infine, è doveroso citare anche Hans Heinz Ewers, iscritto al partito fin dalla sua fondazione, nonché autore dell'Horst Wessel Lied (Horst Wessel era un trentenne berlinese membro delle SA rimasto ucciso in un duello con un simpatizzante comunista, nel 1930, in seguito ad una banale lite presso la casa di tolleranza che entrambi frequentavano ed assurto al rango di "martire" del nazismo), l'inno ufficiale del Partito Nazionalsocialista, che curò tutto il substrato cerimoniale del movimento e fu l'ispiratore del mito della forza, della potenza e della mancanza di remore morali che stanno alla base della crudeltà del comportamento delle SA e delle SS[54].

Non ha un peso ideologico, ma rappresenta un punto nodale della sua formazione culturale, l'opera del “tedeschissimo poeta” Friedrich Schiller. In particolare, Hitler appare ossessionato dal Die Verschwörung des Fiesco zu Genua (1872), la tragedia ispirata alla Congiura di Gianluigi Fieschi nella storica Repubblica di Genova. Il passaggio su uno dei protagonisti, il Moro, lo cita insistentemente: due volte nel Mein Kampf, in un discorso pubblico a Berlino e nelle trattative con il presidente ceco Emil Hácha[55].

La "Thule Gesellschaft" come nutrice del futuro Führer[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito Nazista delle origini, creato da Drexler, venne istituito all'interno della società esoterica segreta e da essa provengono numerosi futuri alti gerarchi nazisti, nonché compagni della prim'ora di Hitler. Fra le personalità appartenenti alla società segreta ricordiamo, oltre al già citato Anton Drexler, le figure di Rudolf Hess, Hans Frank, Max Amman, Alfred Rosenberg, Dietrich Eckart, Gottfried Feder, Hermann Göring. Hitler, all'inizio, è iscritto, ma figura soltanto in qualità di "associato"[56]. Come spia delle forze dell'ordine, Hitler presentava rapporti alquanto favorevoli sull'attività della società e del neonato partito[9]. La società evocava la figura dei tipici capi tribali germanici a cui spettava l'onore e l'onere di mantenere in salute l'intera comunità, cosa che dipendeva dalle loro scelte. Oltre ai dogi ariani ed alle istanze antisemite, è la figura della "guida", un araldo inviato da Dio, che contraddistingue la filosofia della società, ed Hitler parve subito a tutti la persona ad hoc, tanto che, il 20 maggio 1920, non ancora capo del partito nazista, alla proposta del simbolo della svastica levogira, egli la modificò in senso destrogiro[9].

La corsa al potere[modifica | modifica wikitesto]

Il punto di svolta delle fortune di Hitler giunse con la Grande depressione che colpì la Germania nel 1930. Il regime democratico costituito in Germania nel 1919, la cosiddetta Repubblica di Weimar, non era mai stato genuinamente accettato dai conservatori e neanche dal potente Partito Comunista. I Socialdemocratici e i partiti tradizionali del centro e della destra si mostrarono inadeguati nel contenere lo shock della Depressione ed erano, inoltre, tutti segnati dall'associazione con il "sistema di Weimar". Nelle elezioni del 14 settembre 1930 il Partito Nazionalsocialista sorse improvvisamente dall'oscurità e si guadagnò oltre il 18% dei voti e 107 seggi nel Reichstag, diventando così la seconda forza politica in Germania.

Saluto nazista di Hitler durante una sfilata di camicie brune a Weimar (ottobre 1930).

Il successo di Hitler si basava sulla conquista della classe media, colpita duramente dall'inflazione degli anni venti e dalla disoccupazione portata dalla Depressione. Contadini e veterani di guerra costituivano altri gruppi che supportavano i nazisti, influenzati dai mistici richiami dell'ideologia Volk (popolo) al mito del sangue e della terra. La classe operaia urbana, invece, in genere ignorava gli appelli di Hitler; Berlino e le città della regione della Ruhr gli erano particolarmente ostili; infatti in queste città il Partito Comunista era ancora forte, ma si opponeva anch'esso al governo democratico, ragion per cui si rifiutò di cooperare con gli altri partiti per bloccare l'ascesa di Hitler.

Le elezioni del 1930 furono un disastro per il governo di centro-destra di Heinrich Brüning, che si vedeva privato della maggioranza al Reichstag, affidato alla tolleranza dei Socialdemocratici e costretto all'uso dei poteri d'emergenza da parte del Presidente della Repubblica per restare al governo. Con le misure austere introdotte da Brüning per contrastare la Depressione, avare di successi, il governo era ansioso di evitare le elezioni presidenziali del 1932, e sperava di garantirsi l'accordo con i nazisti per estendere il mandato di Hindenburg. Ma Hitler si rifiutò e anzi corse contro Hindenburg nelle elezioni presidenziali, arrivando secondo nelle due tornate elettorali, superando il 35% dei voti nella seconda occasione, in aprile, nonostante i tentativi del Ministro degli Interni Wilhelm Groener e del governo Socialdemocratico della Prussia di limitare le attività pubbliche dei nazisti, soprattutto bandendo le SA.

Hitler con il presidente Hindenburg nel 1933

L'imbarazzo delle elezioni pose fine alla tolleranza di Hindenburg nei confronti di Brüning e il vecchio Maresciallo di Campo dimise il governo e ne nominò uno nuovo guidato dal reazionario Franz von Papen, che immediatamente abrogò il bando sulle SA e indisse nuove elezioni per il Reichstag. Alle elezioni del luglio 1932 i nazisti ottennero il loro migliore risultato, vincendo 230 seggi e diventando il partito di maggioranza relativa. In quel momento i nazisti e i comunisti controllavano la maggioranza del Reichstag, e la formazione di un governo di maggioranza stabile, impegnato alla democrazia, era impossibile. A seguito quindi del voto di sfiducia sul governo von Papen, appoggiato dall'84% dei deputati, il nuovo Reichstag si dissolse immediatamente e furono indette nuove elezioni per novembre.

Von Papen e il Partito di Centro (cattolico) aprirono entrambi dei negoziati per assicurarsi la partecipazione nazista al governo, ma Hitler pose delle condizioni dure, chiedendo il cancellierato e il consenso del Presidente che gli permettesse di utilizzare i poteri d'emergenza dell'articolo 48 della Costituzione. Il tentativo fallito di entrare nel governo, unito agli sforzi nazisti di ottenere il supporto della classe operaia, alienarono alcuni dei precedenti sostenitori e nelle elezioni del novembre 1932 i nazisti persero dei voti, pur rimanendo il principale partito del Reichstag.

Poiché von Papen aveva chiaramente fallito nei suoi tentativi di garantirsi una maggioranza attraverso la negoziazione che avrebbe portato i nazisti al governo, Hindenburg lo dimise e chiamò al suo posto il generale Kurt von Schleicher, che era stato per lungo tempo una forza dietro le quinte e successivamente Ministro della Difesa, il quale promise di poter garantire un governo di maggioranza attraverso la negoziazione con i sindacalisti Socialdemocratici e con la fazione nazista dissidente, guidata da Gregor Strasser.

Quando Schleicher s'imbarcò in questa difficile missione, von Papen e Alfred Hugenberg, Segretario del Partito Popolare Tedesco-Nazionale (DNVP), che prima dell'ascesa nazista era il principale partito di destra, cospirarono per persuadere Hindenburg a nominare Hitler come cancelliere in coalizione con il DNVP, promettendo che sarebbero stati in grado di controllarlo. Quando Schleicher fu costretto ad ammettere il suo fallimento e chiese ad Hindenburg un altro scioglimento del Reichstag, Hindenburg lo silurò e mise in atto il piano di von Papen, nominando Hitler Cancelliere con von Papen come Vicecancelliere e Hugenberg come Ministro dell'Economia, in un gabinetto che comprendeva solo tre nazisti: Hitler, Göring, e Wilhelm Frick. Il 30 gennaio 1933, Adolf Hitler prestò giuramento come Cancelliere nella camera del Reichstag, sotto gli sguardi e gli applausi di migliaia di sostenitori del nazismo.

Usando il pretesto dell'Incendio del Reichstag, Hitler emise il cosiddetto "Decreto dell'incendio del Reichstag" il 28 febbraio 1933, a meno di un mese dall'insediamento.

Il Decreto dell'incendio del Reichstag (in tedesco, Reichstagsbrandverordnung) è il termine con cui viene indicata la legge che venne passata dal governo nazista in risposta diretta all'incendio del Reichstag del 27 febbraio 1933. Occorse solo un giorno al governo per farla passare il 28 febbraio, dal momento che bastava soltanto la controfirma del Presidente della Repubblica alla proposta scritta del Cancelliere per farla approvare: era un decreto volutamente inserito dal legislatore come "decreto d'emergenza" e volto a schiacciare i tentativi di colpo di stato, e - come tale - non necessitava dell'approvazione parlamentare per divenire operativa. Il vero nome del decreto è "Verordnung des Reichspräsidenten zum Schutz von Volk und Staat" ("Decreto del Presidente del Reich per la protezione della popolazione e dello stato"). Emanato dall'anziano (e ormai senile) presidente Paul von Hindenburg sulla base dell'articolo 48 sottosezione 2 della Costituzione, che consentiva al Reichspräsident di prendere ogni misura appropriata per rimediare ai pericoli per la sicurezza pubblica, rappresentò uno dei principali passi compiuti dal governo nazista per stabilire il suo dominio, tali passi vengono normalmente indicati dal termine Gleichschaltung.

Adolf Hitler fotografato nel 1938

Il decreto sospese o soppresse gran parte dei diritti civili garantiti dalla costituzione del 1919 della Repubblica di Weimar in nome della sicurezza nazionale: i leader comunisti, assieme ad altri oppositori del regime, si trovarono ben presto in prigione. Al tempo stesso le SA lanciarono un'ondata di violenza contro i movimenti sindacali, gli ebrei e altri "nemici". Tuttavia Hitler non aveva ancora la nazione in pugno. La nomina a Cancelliere e il suo uso dei meccanismi incastonati nella costituzione per approdare al potere hanno portato al mito della nazione che elegge il suo dittatore e del supporto della maggioranza alla sua ascesa. In verità Hitler divenne Cancelliere su nomina legale del Presidente, che era stato eletto dal popolo, ma né Hitler, né il partito disponevano della maggioranza assoluta dei voti. Nelle ultime elezioni libere, i nazisti ottennero il 33% dei voti, guadagnando 196 dei 584 seggi disponibili.

Anche nelle elezioni del marzo 1933, che si svolsero dopo che terrore e violenza si erano diffuse per lo stato, i nazisti ricevettero solo il 44% dei voti. Il partito ottenne il controllo della maggioranza dei seggi al Reichstag attraverso una formale coalizione con il DNVP. Infine, i voti addizionali necessari a far passare il Decreto dei pieni poteri (Ermächtigungsgesetz), che investì Hitler di un'autorità dittatoriale, furono assicurati con l'espulsione dei deputati comunisti dal Reichstag e con l'intimidazione dei ministri del Partito di Centro. Con una serie di decreti che arrivarono subito dopo, vennero soppressi gli altri partiti e bandite tutte le forme di opposizione. In soli pochi mesi Hitler aveva raggiunto un controllo autoritario senza aver mai violato o sospeso la costituzione del Reich, minando tuttavia il sistema democratico. Sfruttando, infatti, il quadro giuridico fornito dalla Costituzione, Adolf Hitler fece approvare dal Parlamento la legge che gli concesse i pieni poteri. È il 24 marzo del 1933 e tutti i partiti, anche quelli di ispirazione democratica che avevano governato in precedenza, votarono le norme che trasformano la Germania in una dittatura. Dopo l'espulsione dal Reichtstag dei comunisti solo la SPD votò contro la Ermächtigungsgesetz. In base a questo decreto, Hitler sciolse d'imperio tutti i partiti politici tedeschi e promosse soltanto il Partito Nazista ad unico partito ammesso in Germania (14 luglio 1933).

Il regime nazionalsocialista[modifica | modifica wikitesto]

« Verrà un giorno in cui sarà più grande onore avere il titolo di cittadino del Reich in qualità di spazzino che essere re in uno Stato straniero, e questo giorno verrà certamente, poiché, in un mondo come il nostro, che permette la mescolanza delle razze, uno Stato che dedica tutti i suoi sforzi allo sviluppo dei migliori elementi razziali deve fatalmente diventare il padrone del mondo. »

Essendosi assicurato il potere politico supremo in maniera legale con libere elezioni, Hitler rimase estremamente popolare fino ai momenti finali del suo regime. Era un maestro di oratoria, e con tutti i mezzi d'informazione tedeschi sotto il controllo del suo capo della propaganda, Joseph Goebbels, fu in grado di persuadere la maggioranza dei tedeschi che egli fosse il loro salvatore dalla Depressione, dai comunisti, dal trattato di Versailles e dagli ebrei. Su quelli che non ne erano persuasi, le SA, le SS e la Gestapo (la Polizia segreta di stato) avevano mano libera, e a migliaia scomparirono nei campi di concentramento. Molti di più emigrarono, compresi circa metà degli ebrei tedeschi.

Visita ufficiale di Hitler a Roma, 1938. Sul palco in prima fila da sinistra: Benito Mussolini, Adolf Hitler, Vittorio Emanuele III, Elena del Montenegro; in seconda fila, da sinistra: Joachim von Ribbentrop, Joseph Goebbels, Rudolf Hess, Heinrich Himmler.

Per consolidare il suo regime, Hitler aveva bisogno della neutralità dell'esercito e dei magnati dell'industria. Questi erano allarmati dalla componente "socialista" del nazionalsocialismo, che era rappresentata dalle camicie brune delle SA di Ernst Röhm, in gran parte appartenenti alla classe operaia. Per rimuovere questa barriera all'accettazione del regime, Hitler lasciò libero il suo luogotenente, Heinrich Himmler, di assassinare Röhm e decine di altri nemici reali o potenziali, durante la notte del 29-30 giugno 1934 (conosciuta come la "Notte dei lunghi coltelli"). Un effetto meno visibile della purga, che venne poco percepito all'epoca ma probabilmente rientrava nei progetti di Hitler, fu di focalizzare le energie del partito non più su aspetti sociali (come desiderato dalle SA) ma sui «nemici razziali» della Germania. Secondo alcuni autori, il nazionalsocialismo, nato come ideologia gemella al fascismo italiano, rimase tale solo fino a questo momento dato che con l'eliminazione della corrente "di sinistra" facente capo a Röhm, la corrente "di destra" facente capo ad Hitler prese il sopravvento. Da questo momento il Partito Nazista avrebbe abbracciato implicitamente il capitalismo prefigurandosi come un'ideologia prettamente conservatrice, abbandonando ogni ipotesi rivoluzionaria e quindi rimanendo "socialista" solo nel nome. Questo sarebbe avvenuto come pegno ai poteri economici internazionali che l'avevano sostenuto finanziariamente nell'ascesa al potere[57].

Anche Pino Rauti in una sua opera ritiene che l'epurazione della cosiddetta "ala sinistra" del movimento nazionalsocialista fu inevitabile per Hitler al fine di accreditarsi presso l'esercito, la grande finanza e il club degli industriali, tutti settori che vedevano in von Papen il garante contro la deriva populista da parte del Partito. Infatti, Papen chiese notoriamente a Röhm di esplicitare cosa intendesse per "rivoluzione nazionalsocialista", aggiungendo beffardamente che non si trattasse "[…] di una rivoluzione antimarxista per favorire l'ascesa al potere d'una corrente filomarxista". Nell'incontro di Venezia con Mussolini (14 giugno 1934, solo due settimane prima della fatidica "Notte dei lunghi coltelli"), Hitler domandò al dittatore italiano come avesse fatto ad incanalare le camicie nere nell'alveo della legalità, preoccupato per il comportamento delle camicie brune naziste. Al che Mussolini, da sempre ritenuto un maestro dal dittatore nazista, gli rispose di averne "eliminato" i capi. Il Duce intendeva un'eliminazione politica, ovvero averne indirizzato i capi a carriere burocratiche, mentre Hitler prese il consiglio alla lettera. Eugene Davidson, invece,[58] dà credito alle memorie dell'ex-capo di stato maggiore della Reichswehr, Werner von Blomberg, il quale scrisse che, qualche giorno prima dell'incontro di Venezia con Mussolini, a Neudeck (l'attuale cittadina polacca di Ogrodzieniec), al piano terra della casa del presidente della repubblica Paul von Hindenburg ebbe un colloquio con Hitler recatosi in visita all'anziano presidente che versava in precarie condizioni di salute (sarebbe morto quaranta giorni dopo). Prospettò ad Hitler, in quell'occasione, che, se non fosse stata esautorata la direzione delle S.A., l'esercito sarebbe intervenuto non solo contro i pretoriani del regime nazista, ma anche contro il regime stesso, abbattendolo. Ciò non toglie che Hitler abbia comunque chiesto a Mussolini come risolvere il grave problema che lo assillava[9].

Hitler durante una manifestazione a Berlino

In ogni caso, il problema che si parava di fronte ad Hitler era quello di non poter andare oltre la carica di cancelliere, per di più vigilato da un uomo del presidente Hindenburg, qual era Papen. Infatti, come generale in capo della Reichwehr (l'esercito della Repubblica di Weimar), Werner Von Blomberg scrisse nelle sue memorie, "[…] Già dal 1931 le S.A. erano divenute il triplo, numericamente parlando, in termini d'effettivi, rispetto ai militi della Reichwehr: 300.000 contro 100.000, complice la dura crisi economica importata dagli Stati Uniti d'America fin dal 1929. Domenica 17 giugno 1934, Hitler venne convocato dal presidente Hindenburg nella sua villa a Neudeck (oggigiorno Ogrodzieniec, cittadina polacca sita nel distretto di Kisielice) e severamente ammonito al fine di eliminare il pericolo costituito da quell'esercito privato oramai fuori controllo. Io stesso - prima che l'aereo lo riportasse a Berlino - gli ribadii che, con Hindenburg prossimo alla morte, la situazione era foriera di notevoli rischi per il suo futuro politico. Era una giornata afosa, ma Hitler era come impietrito. Io stavo sulla gradinata della villa soffocato nella mia alta uniforme e senza preamboli, in una riunione a due durata pochi minuti, esplicitamente gli rammentai che il presidente aveva l'intenzione di dichiarare la legge marziale, affidandomi il controllo totale della nazione e che - se si fosse giunti a questo - io avrei restaurato la monarchia, il che avrebbe distrutto per sempre i piani di una dittatura assoluta di Hitler. Ritengo che fu questo il punto di svolta dell'intera questione: fu il momento in cui Hitler comprese che il potere di Ernst Röhm andasse epurato di colpo e con la violenza"[59].

Quando Hindenburg morì, il 2 agosto 1934, Hitler, che in quanto già capo del governo (cancelliere del Reich) non poteva diventare anche Presidente del Reich (capo di stato), creò per sé una nuova carica, quella di Führer, che in pratica gli consentì di cumulare i due incarichi. Neanche un'ora dopo il ferale evento della morte dell'ottuagenario presidente Hindenburg, Hitler decretò che le cariche di Cancelliere e di Presidente della Repubblica sarebbero state fuse in modo tale da garantire al dittatore nazista non soltanto la qualifica di "capo della nazione", ma anche quella più importante e prestigiosa di "comandante supremo delle forze armate", il che imponeva a queste ultime il diretto giuramento di fedeltà nei confronti di Hitler in persona. Egli era Führer und Reichskanzler (Guida e Cancelliere del Reich). Il 19 agosto 1934, i tedeschi furono chiamati alle urne per esprimere il loro parere sull'assunzione del potere totale da parte di Hitler. Più che un'elezione, fu una scontata conferma plebiscitaria del nuovo stato delle cose (su 45.5 milioni di aventi diritto al voto, 38 milioni espressero parere favorevole e 4.5 milioni ebbero il coraggio ed il buonsenso di negare la loro approvazione)[60]. Dal 1934 sino alla sua morte in Germania non ci fu alcun Presidente del Reich, in quanto Hitler governava per decreto - legge.

Quegli ebrei che non erano emigrati in tempo ebbero a pentirsi della loro esitazione. In base alle Leggi di Norimberga del 1935 persero il loro status di cittadini tedeschi e vennero espulsi dagli impieghi statali, dagli ordini professionali e da gran parte delle attività economiche. Furono oggetto dello sbarramento di una feroce propaganda. Pochi non ebrei tedeschi si opposero a questi passi. Queste restrizioni vennero ulteriormente aggravate, specialmente dopo l'operazione anti-ebraica della notte tra il 9 e il 10 novembre 1938, conosciuta come Notte dei cristalli (Kristallnacht o Reichskristallnacht). Dal 1941 gli ebrei furono obbligati a indossare una stella di David gialla in pubblico. Nel marzo 1935 Hitler ripudiò il Trattato di Versailles, reintroducendo la coscrizione in Germania. Il suo scopo sembrava quello di costruire una massiccia macchina militare, comprendente una nuova marina (la Kriegsmarine) e una nuova aeronautica militare (la Luftwaffe). Quest'ultima venne posta sotto il comando di Hermann Göring, un comandante veterano della prima guerra mondiale. L'arruolamento di grandi quantità di uomini e donne nel nuovo esercito sembrava risolvere i problemi di disoccupazione, ma distorse seriamente l'economia.

Nel marzo 1936, mentre l'attenzione del mondo era concentrata sull'attacco fascista all'Etiopia, Hitler violò nuovamente il Trattato, rioccupando la zona demilitarizzata della Renania e, poiché Regno Unito e Francia non si mobilitarono per fermarlo, prese coraggio. Nel luglio dello stesso anno scoppiò la Guerra civile spagnola dove i militari, guidati dal generale Francisco Franco, si ribellarono contro il governo regolarmente eletto del Fronte Popolare. Hitler inviò delle truppe ad aiutare i ribelli. L'intervento in Spagna servì da prova sul campo per le nuove forze armate tedesche e per i loro metodi, compreso il bombardamento di città indifese come Guernica, che venne distrutta dalla Luftwaffe nell'aprile 1937.

Benito Mussolini e Hitler durante la visita ufficiale nella Jugoslavia occupata

Per dimostrare al mondo la potenza tedesca, Hitler (su idea di Goebbels) ospitò a Berlino l'XI Olimpiade, con una cerimonia iniziale trionfale. Il 25 ottobre dello stesso anno ci fu a Berlino la firma di un trattato di amicizia fra Italia e Germania e il 1º novembre successivo, in un discorso a Milano, Mussolini userà per la prima volta il termine Asse Roma-Berlino, riferendosi a tale accordo. Da qui l'usanza diffusa di considerare il Trattato di amicizia come istitutivo dell'Asse anche se l'alleanza militare nascerà più tardi, il 22 maggio 1939, con il Patto d'Acciaio: questa alleanza venne in seguito allargata a Giappone, Ungheria, Romania e Bulgaria, ossia le Potenze dell'Asse. Il 5 novembre 1937 Adolf Hitler tenne un incontro segreto alla Cancelleria del Reich, in cui dichiarò i suoi piani per l'acquisizione di "spazio vitale" per il popolo tedesco.

Il 10 aprile 1938 l'Austria, con un plebiscito, si univa con la Germania (il cosiddetto Anschluss) e Hitler, che così poneva le basi della Grande Germania, fece un ingresso trionfale a Vienna. In seguito intensificò la crisi che coinvolgeva gli abitanti di lingua tedesca della regione dei Sudeti in Cecoslovacchia. Questo portò all'Accordo di Monaco del settembre 1938 in cui la Gran Bretagna e la Francia, con la mediazione di Mussolini, cedettero debolmente alle sue richieste per evitare la guerra, sacrificando però la Cecoslovacchia, che fu occupata. I tedeschi entrarono a Praga il 10 marzo 1939.

A questo punto Francia e Gran Bretagna decisero di prendere posizione, e resistettero alla successiva richiesta di Hitler per la restituzione del territorio di Danzica, un territorio tedesco ceduto alla Polonia in base al Trattato di Versailles. Ma le potenze occidentali non furono in grado di giungere ad un accordo con l'Unione Sovietica per un'alleanza contro la Germania, e Hitler ne approfittò. Il 23 agosto 1939 concluse un patto di non-aggressione (il Patto Molotov-Ribbentrop) con Stalin, definendo anche i criteri per la spartizione del territorio polacco.

Il 1º settembre la Germania invase la Polonia. Hitler era certo che Francia e Gran Bretagna non avrebbero onorato il loro impegno con i polacchi per dichiarare guerra alla Germania: "Ho giudicato i loro capi a Monaco: Daladier, Chamberlain, dei vermiciattoli!"[61]. Quando la mattina del 3 settembre l'aiutante Schmidt entrò nello studio di Hitler consegnandogli la dichiarazione di guerra dell'Inghilterra, questi restò pietrificato e voltosi verso il suo ministro degli esteri Ribbentrop, con lo sguardo furibondo disse: "Was nun?" (E adesso?)[62]. Nell'anticamera, affollata di generali e dignitari del partito, la voce di Göring, appena informato, ruppe il silenzio che si era creato: "Se perdiamo questa guerra, Dio abbia pietà di noi!"[63].

Seconda guerra mondiale: le vittorie[modifica | modifica wikitesto]

Hitler parla al Reichstag
« Dobbiamo essere crudeli. Dobbiamo riabituarci a essere crudeli con la coscienza pulita. »
Le truppe tedesche hanno superato il confine della Macedonia
Hitler a Berlino nel 1941

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Nei tre anni seguenti Hitler conseguì una serie quasi ininterrotta di successi militari. La Polonia venne rapidamente sconfitta e spartita con i sovietici. Nell'aprile 1940 la Germania invase la Danimarca e la Norvegia (Operazione Weserübung). In risposta all'invasione della Polonia, Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania. In maggio iniziò un'offensiva lampo che travolse rapidamente i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo e la Francia (conosciuta come la Campagna di Francia), che collassò nel giro di sei settimane. Il piano per la conquista della Francia, nato dalle idee di Hitler, di Heinz Guderian, leader dei Panzer, e del generale von Manstein, fu un'operazione magistrale, un capolavoro tattico che permise ai tedeschi di travolgere ben 3 eserciti, oltre al BEF. Nell'aprile 1941 toccò alla Jugoslavia e alla Grecia essere invase (Campagna dei Balcani). Nel frattempo le forze tedesche (Deutsches Afrikakorps), unite a quelle italiane, avanzavano attraverso il Nordafrica verso l'Egitto, puntando su Alessandria d'Egitto e Il Cairo.

Queste invasioni furono accompagnate dal bombardamento di città indifese come Varsavia, Rotterdam (avvertita e quindi evacuata) e Belgrado. L'unico insuccesso di Hitler fu quello di non riuscire a piegare la Gran Bretagna con i bombardamenti aerei della Battaglia d'Inghilterra. Il 22 giugno 1941 ebbe inizio l'Operazione Barbarossa. Le forze tedesche, appoggiate dalle nazioni dell'Asse e della Finlandia, invasero l'URSS, occupando rapidamente parte della Russia europea, assediando Leningrado e Stalingrado e minacciando Mosca. Durante l'inverno, l'armata di Hitler venne respinta alle porte di Mosca, e il furibondo Fuhrer assunse egli stesso il comando delle forze armate, ma l'estate successiva l'offensiva riprese. Per il luglio 1942 le truppe di Hitler erano sul Volga. Qui vennero sconfitte nella Battaglia di Stalingrado, la prima grossa sconfitta tedesca.

In Nordafrica i britannici sconfissero i tedeschi nella Seconda battaglia di El Alamein, contrastando i piani di Hitler di occupare il Canale di Suez e il Medio Oriente. A proposito della certezza della vittoria bellica da parte del dittatore e dei suoi fedeli, Hitler dichiarò testualmente in presenza dei suoi generali:

« Quanto alla propaganda, troverò qualche spiegazione per lo scoppio della guerra. Non importa se plausibile o no, al vincitore non verrà chiesto, poi, se avrà detto o no la verità"[64]. »

La Shoah[modifica | modifica wikitesto]

Hitler e Mussolini a Monaco nel 1939
L'ingresso del Campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau al tempo della sua liberazione nel 1945.

L'invasione dell'Unione Sovietica fu anche motivata dal proposito nazionalsocialista, già presente agli albori del movimento, di acquisire il Lebensraum («spazio vitale») per la Germania ad Est, a scapito delle popolazioni slave considerate Untermenschen («sub-umane»). Contemporaneamente, l'operazione Barbarossa si proponeva di abbattere il nemico ideologico rappresentato dal comunismo, parte, secondo l'ideologia hitleriana, del complotto giudaico per il dominio del mondo. Non ultimo, la campagna ad Est avrebbe permesso alla Germania, svaniti i sogni di una rapida campagna occidentale, di raggiungere ed utilizzare le ricche risorse economiche sovietiche rappresentate dal petrolio caucasico e le derrate alimentari ucraine.

Fu immediatamente dopo lo scoppio del conflitto ad Est che la persecuzione ebraica raggiunse la sua fase culminante con l'avvio dei massacri operati dalle Einsatzgruppen che seguivano le forze armate tedesche avanzanti. D'altro canto non esistono prove che nel giugno 1941 esistesse già un piano per una «soluzione finale della questione ebraica». Gli storici rilevano che probabilmente la decisione venne presa in un periodo compreso tra il novembre 1941 e il gennaio 1942 e che la fase operativa si concretizzò solo successivamente. Per facilitare l'attuazione della Soluzione finale, si tenne a Wannsee, nei pressi di Berlino, una conferenza il 20 gennaio del 1942, con la partecipazione di quindici ufficiali superiori del regime guidati da Reinhard Heydrich e Adolf Eichmann.

Le registrazioni della conferenza forniscono le prove più evidenti della pianificazione centrale dell'Olocausto. Tra il 1942 e il 1944 le SS, assistite dai governi collaborazionisti e da personale reclutato nelle nazioni occupate, uccisero in maniera sistematica circa 3,5 milioni di ebrei in sei campi di sterminio localizzati in Polonia: Birkenau, Bełżec, Chełmno, Majdanek, Sobibór e Treblinka. Altri vennero uccisi meno sistematicamente in altri luoghi e in altri modi, o morirono di fame e malattie mentre lavoravano come schiavi. Al tentativo di genocidio degli ebrei europei ci si è generalmente riferiti nel dopoguerra con la parola Olocausto, ma successivamente è stato adottato dalla comunità internazionale il termine ebraico Shoah, preferito dagli ebrei stessi poiché l'olocausto indica nella cultura ebraica un sacrificio a Dio.

Altri gruppi etnici, sociali e politici sono stati oggetto di persecuzione e in alcuni casi di sterminio durante la "Soluzione finale". Migliaia di socialisti tedeschi, comunisti e altri oppositori del regime morirono nei campi di concentramento, così come un numero alto ma sconosciuto di omosessuali. I Rom e gli zingari, ugualmente considerati razze inferiori, furono anch'essi internati e uccisi nei campi. Circa tre milioni di soldati sovietici, prigionieri di guerra, morirono nei lager, ridotti alla stregua di schiavi. Tutte le nazioni occupate soffrirono privazioni terribili ed esecuzioni di massa: fino a tre milioni di civili polacchi (non-ebrei) morirono durante l'occupazione. Non è stato ritrovato alcun documento nel quale sia stata pianificata la "Soluzione finale", ma ciò nonostante la stragrande maggioranza degli storici concorda nel ritenere che Hitler ne sia stato l'ideatore, ordinando a Himmler di portare avanti il piano.

Seconda guerra mondiale: la disfatta[modifica | modifica wikitesto]

Hitler nel 1944 in visita a un edificio bombardato dagli Alleati

I primi trionfi persuasero Hitler di essere un genio della strategia militare, per questo motivo divenne sempre meno desideroso di ascoltare i consigli dei suoi generali o anche solo di udire cattive notizie. Dopo la battaglia di Stalingrado, ampiamente considerata come il punto di svolta della seconda guerra mondiale, le sue decisioni militari divennero sempre più erratiche, e la posizione economica e militare della Germania si deteriorò. L'entrata in guerra degli Stati Uniti, il 7 dicembre 1941, oppose alla Germania una coalizione delle principali potenze mondiali: il più grande impero mondiale (l'Impero britannico), la principale potenza finanziaria e industriale (gli USA), e l'Unione Sovietica, che si era sobbarcata il peso più grande della seconda guerra mondiale in termini di vite umane e altre perdite. I realisti all'interno dell'esercito tedesco videro la sconfitta come inevitabile e complottarono per togliere Hitler dal potere. Nel luglio 1944 uno di loro, Claus Schenk von Stauffenberg, piazzò una bomba nel quartier generale di Hitler (il cosiddetto Complotto del 20 luglio), ma Hitler scampò miracolosamente alla morte e ordinò una selvaggia rappresaglia nella quale vennero giustiziati tutti i capi del complotto.

L'ingresso delle Fosse Ardeatine così come lo vediamo oggi

L'alleato di Hitler, Benito Mussolini, venne rovesciato il 25 luglio del 1943. Nel frattempo l'Unione Sovietica continuava costantemente a costringere le armate di Hitler alla ritirata dai territori occupati a est. Ma fintanto che in Europa occidentale non si aprì un altro fronte, la Germania poteva sperare di tenere la posizione, nonostante la sempre più pesante campagna di bombardamenti sulle città tedesche. Il 6 giugno 1944 (D-Day), le armate Alleate sbarcarono nel nord della Francia, e per dicembre erano arrivate al Reno. Hitler comandò una disperata offensiva sulle Ardenne, ma con il nuovo anno le armate Alleate stavano avanzando sul territorio tedesco. I tedeschi, intanto, avevano invaso l'Italia e instaurarono a Salò uno stato fantoccio, la Repubblica Sociale Italiana, con a capo Mussolini.

Tra il 1943 e il 1945 i tedeschi uccisero migliaia di civili italiani (i peggiori massacri furono quelli di Marzabotto, con 770 vittime, delle Fosse Ardeatine, con 335 morti e di Sant'Anna di Stazzema con 560 vittime civili, per lo più donne e bambini). In febbraio i sovietici si fecero strada attraverso la Polonia e la Germania orientale, e in aprile arrivarono alle porte di Berlino. I più stretti collaboratori di Hitler gli consigliarono di scappare in Baviera o in Austria, per organizzare una resistenza finale sulle montagne, ma egli era determinato a restare nella capitale fino alla capitolazione.

Lo "Stars & Stripes", giornale delle truppe americane, riporta la notizia della morte di Hitler

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Morte di Adolf Hitler.

Le sue armate tedesche non riuscirono ad arrestare l'avanzata degli Alleati e, mentre i sovietici si aprivano la strada verso il centro di Berlino, Hitler si suicidò nel suo bunker il 30 aprile 1945, insieme all'amante Eva Braun che aveva sposato il giorno prima. Aveva 56 anni. Come parte delle sue ultime volontà, ordinò che il suo corpo venisse portato all'esterno e bruciato. Nel suo testamento, scaricò tutti gli altri leader nazisti e nominò il Großadmiral Karl Dönitz come nuovo Presidente del Reich[65] e Joseph Goebbels come nuovo Cancelliere del Reich. Tuttavia quest'ultimo si suicidò il 1º maggio 1945 insieme alla moglie dopo aver ucciso i suoi sei figli. L'8 maggio 1945, la Germania si arrese. Il "Reich millenario" di Hitler era durato poco più di 12 anni.

I resti parzialmente carbonizzati di Hitler vennero trovati e identificati dai sovietici (attraverso le impronte delle arcate dentarie) e in seguito seppelliti a Magdeburgo nella Germania orientale. Pare che intorno all'aprile 1970, nella zona in cui i resti furono seppelliti, venne deciso di costruire una zona residenziale. I servizi segreti sovietici, quindi, riesumarono i resti di Hitler, di Eva Braun, di Joseph Goebbels e della sua famiglia, li cremarono e gettarono le ceneri nel fiume Elba.

La vita privata di Hitler[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sessualità di Adolf Hitler.

Le conseguenze della politica hitleriana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Germania nazista.

Influenza nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Adolf Hitler nella cultura popolare.

La figura di Hitler non poteva che ispirare registi, scrittori, drammaturghi, cantanti, e diventare egli stesso un personaggio, più o meno storico a seconda dei casi. Spesso si è tentato di far luce sulle ombre dell'uomo invece che del politico, con risultati discussi e spesso controversi.

Prima e durante la seconda guerra mondiale, Hitler fu spesso descritto in Germania come una figura quasi divina, amata e rispettata dai tedeschi (si veda ad esempio il film di propaganda, girato su volontà dello stesso Hitler, Il trionfo della volontà). Al di fuori della Germania, invece, era spesso oggetto di derisione.

Dopo la sconfitta della Germania nazista e la sua morte, la derisione nei suoi confronti è stata sostituita dall'accettazione della sua totale follia: le politiche antisemite di Hitler erano ben note durante il corso della sua vita, ma fu solo dopo la sua morte che la portata delle politiche razziali e dell'Olocausto divenne realmente nota all'opinione pubblica al di fuori della Germania. Dopo che smise di essere una minaccia palpabile, quindi, fu descritto nella cultura popolare come figura sinistra e diabolica.

Hitler in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Una volta asceso al potere, Hitler scelse come sua prima meta all'estero l'Italia per incontrare Benito Mussolini. Da allora tornò a far visita al duce altre due volte. Altri tre incontri avvennero durante la guerra al confine tra Italia e Germania presso Brennero:

Ascendenza e discendenza di Adolf Hitler[modifica | modifica wikitesto]

Ascendenti[modifica | modifica wikitesto]

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Adolf Hitler Padre:
Alois Hitler
Nonno paterno:
Johann Georg Hiedler
Bisnonno paterno:
Martin Hiedler
Trisnonno paterno:
Johannes Hiedler
Trisnonna paterna:
Anna Maria Neugeshwandter
Bisnonna paterna:
Anna Maria Goschl
Trisnonno paterno:
Laurenz Göschl
Trisnonna paterna:
Eva Maria
Nonna paterna:
Maria Anna Schicklgruber
Bisnonno paterno:
Johannes Schicklgruber
Trisnonno paterno:
Jacob Schikelgrueber
Trisnonna paterna:
Theresia Sillip
Bisnonna paterna:
Theresia Pfeisinger
Trisnonno paterno:
Johannes Pfeisinger
Trisnonna paterna:
Gertraut Hagen
Madre:
Klara Pölzl
Nonno materno:
Johann Pölzl
Bisnonno materno:
Laurenz Pölzl
Trisnonno materno:
Johann Pölzl
Trisnonna materna:
Theresia Ledermüller
Bisnonna materna:
Juliana Walli
Trisnonno materno:
Anton Wally
Trisnonna materna:
Anna Maria Stumpner
Nonna materna:
Johanna Hiedler
Bisnonno materno:
Johann von Nepomuk Hiedler
Trisnonno materno:
Martin Hiedler
Trisnonna materna:
Anna Maria Goschl
Bisnonna materna:
Eva Maria Decker
Trisnonno materno:
Joseph Tecker
Trisnonna materna:
Theresia Hinterlechner

Ascendenza patrilineare di Adolf Hitler[modifica | modifica wikitesto]

  1. Mattheus Hüetler, vivente nel 1571
  2. Hannß Huettler, vivente nel 1585
  3. Stephan Hiedler, vivente nel 1635
  4. Georg Hiedler, morto nel 1678
  5. Johannes Hüetler, 1644-1703
  6. Stephan Hüetler (Hietler), 1675-1757
  7. Johannes Hiedler, 1725-1803
  8. Martin Hiedler, 1762-1829
  9. Johann Georg Hiedler, 1792-1857
  10. Alois Hitler, 1837-1903
  11. Adolf Hitler, 1889-1945

Discendenti[modifica | modifica wikitesto]

Jean-Paul Mulders, nel libro Alla ricerca del figlio di Hitler, ha rintracciato i discendenti del dittatore tedesco, nipoti del fratello Alois il cui figlio, William Patrick, era scappato negli USA. Secondo il libro di Mulders, i discendenti diretti di Adolf Hitler sarebbero quattro e avrebbero cambiato cognome dopo la guerra in Stuart-Houston: Alexander, Louis, Brian e Howard. Alexander farebbe lo psicologo a East Northport, Louis e Brian sarebbero giardinieri e vivrebbero a East Patchogue mentre Howard, morto nel 1980, era un poliziotto di New York. Un altro discendente di Hitler, Andreas Hüttler, è stato individuato da Mulders a Groß Gerungs, in Austria, e la parentela è stata confermata da un test del DNA.

Gran parte degli studiosi ritiene invece priva di fondamento l'ipotesi del caso dell'ex ferroviere francese Jean-Marie Loret di Saint-Quentin in Piccardia (1918-1985), il quale sosteneva di essere figlio illegittimo del Führer , cosa che sembra essergli stata rivelata nel 1948 dalla madre, la contadina francese Charlotte Eudoxie Alida Lobjoie, in punto di morte, identificando con lo stesso Hitler il "soldato tedesco sconosciuto" con il quale aveva avuto una relazione durante la prima guerra mondiale[66][67][68][69].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Mein Kampf, München, Franz-Eher-Verlag, 1925-1926.
La mia battaglia, con prefazione inedita dell'autore per l'edizione italiana, Milano, Bompiani, 1934.
  • Hitlerʼs secret book, New York, Grove Press, 1961 (ma 1928).
Il libro segreto, Milano, Longanesi, 1962.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe
«Per la Prima battaglia di Ypres»
— 2 dicembre 1914
Croce di Ferro di I classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di I classe
«Assolvendo all'incarico di "Portaordini" dimostrava sangue freddo, coraggio e audacia esemplari. In condizioni di grande pericolo, quando tutte le linee di comunicazione erano state tagliate, l'attività instancabile e senza paura di Hitler, permetteva di trasferire importanti messaggi alle nostre postazioni.(versione tradotta)»
— 14 agosto 1918
Distintivo per feriti in ferro - nastrino per uniforme ordinaria Distintivo per feriti in ferro
— 14 agosto 1918
Croce al Merito Militare di 3ª Classe bavarese con Spade - nastrino per uniforme ordinaria Croce al Merito Militare di 3ª Classe bavarese con Spade
«Per la battaglia di Passchendaele»
— 17 settembre 1917
Medaglia Commemorativa del 9 novembre 1923 detta Ordine del Sangue - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia Commemorativa del 9 novembre 1923 detta Ordine del Sangue
— marzo 1934
Croce d'Onore per i Combattenti al Fronte con Spade - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'Onore per i Combattenti al Fronte con Spade
— 13 luglio 1934
Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi - nastrino per uniforme ordinaria Insegna d'Oro del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi
— 1936
Capo dell'Ordine dell'Aquila Tedesca - nastrino per uniforme ordinaria Capo dell'Ordine dell'Aquila Tedesca
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine imperiale del giogo e delle frecce (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine imperiale del giogo e delle frecce (Spagna)
— 1937

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Cittadinanza Onoraria della Città di Bad Doberan - nastrino per uniforme ordinaria Cittadinanza Onoraria della Città di Bad Doberan
— Bad Doberan - 1932

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il termine "olocausto con riferimento al genocidio degli ebrei è ritenuto non politicamente corretto si veda Olocausto, Shoah, memoria
  2. ^ (EN) Jennifer Hyde, Polish Jew gave his life defining, fighting genocide in CNN.com, 13 novembre 2008. URL consultato il 18 febbraio 2012.
  3. ^ a b Jetzinger, Franz (1976) [1956]. Hitler's Youth. Westport, Conn: Greenwood Press. ISBN 978-0-8371-8617-7. p. 32
  4. ^ Eugene Davidson: "L'ascesa di Adolf Hitler"; Newton and Compton Editori; 1977; pag. 9; ISBN 88-8289-457-6
  5. ^ Toland, John (1992) [1976]. Adolf Hitler. New York: Anchor Books. ISBN 978-0-385-42053-2. pp. 246–247.
  6. ^ Kershaw, Ian (1999) [1998]. Hitler: 1889–1936: Hubris. New York: W. W. Norton & Company. ISBN 978-0-393-04671-7. pp. 8-9.
  7. ^ Eugene Davidson: "L'ascesa di Adolf Hitler". Newton & Compton Ediori; 1977; ISBN 88-8289-457-6; pag.12
  8. ^ Eugene Davidson: "L'ascesa di Adolf Hitler". Newton & Compton Ediori; 1977; ISBN 88-8289-457-6; pag.11
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Ibidem
  10. ^ Sezione della Guida - in tedesco - della città di Braunau am Inn [collegamento interrotto]
  11. ^ Antistante la casa natale di Hitler è ora posta una lapide che commemora le vittime del nazismo: Fotografia dell'azienda di Promozione Turistica locale [collegamento interrotto]
  12. ^ La circostanza è tema di narrazione nel romanzo di Norman Mailer, Il castello nella foresta, pubblicato da Einaudi nel 2008 (ISBN 978-88-06-18534-3)
  13. ^ Ron Rosenbaum, Il mistero Hitler, Mondadori, 2000
  14. ^ (EN) The Rise of Adolf Hitler su The history place]
  15. ^ Erica Orsini, Assaggiavo i pasti di Hitler e vi dico che era vegetariano in il Giornale, 15 febbraio 2013. URL consultato il 18 marzo 2013.
  16. ^ a b Joachim C. Fest: "Hitler, una biografia" Ed. Garzanti, 2005
  17. ^ "Adolf Hitler ed Eva Braun", Mondadori, 1979.
  18. ^ a b Pino Rauti: "L'immane conflitto" Ed. CEN, 1966.
  19. ^ a b Eugene Davidson: "L'ascesa di Adolf Hitler". Newton & Compton Ediori; 1977; ISBN 88-8289-457-6; pag.13
  20. ^ a b c d e f g h i Ibidem.
  21. ^ Joachim C. Fest: "Hitler, una carriera". Ed. BUR - Rizzoli, 1978.
  22. ^ Successivamente, nel Mein Kampf avrebbe descritto quegli anni come "i giorni più felici della mia vita; mi sembrarono quasi un sogno." Adolf Hitler, "Mein Kampf", Bompiani, Milano, 1934
  23. ^ Alcuni presunti disegni di Adolf Hitler
  24. ^ Totalitarismi [collegamento interrotto]
  25. ^ The Rise of Hitler - Dec. 21, 1907 Hitler's Mother Dies
  26. ^ Alan Bullock: "Hitler, studio sulla tirannide" Ed. Bompiani, 1955.
  27. ^ Giorgio Galli: "Hitler ed il nazismo magico". Rizzoli editore; 1989 - 2005; pp. 113 - 114.
  28. ^ "Corriere della Sera" del 15 luglio 1998
  29. ^ a b Adolf Hitler, "Mein Kampf", Bompiani, Milano, 1934
  30. ^ P.B. Boschesi: "Hitler ed il Nazismo verso la guerra", Ed. Mondadori, 1981,
  31. ^ Eugene Davidson: "L'ascesa di Adolf Hitler"; Newton & Compton Ed.; 2000; pp. 16 - 18; ISBN 88-8289-457-6
  32. ^ a b c d e Renè Feund: "La magia e la svastica: Occultismo, New Age e Nazionalsocialismo". Ed. Lindau; 2006; pag. 43; ISBN 88-7180-592-5
  33. ^ Marco Castelli: "La svastica nelle tenebre - Nazismo magico" ed. "Il Foglio"; 2006, pag. 14; ISBN 88-7606-053-7
  34. ^ Wilfried Daim, Der Mann, der Hitler, die Idee gab. München, 1958.
  35. ^ Marco Castelli: "La svastica nelle tenebre - Nazismo Magico"; 2006; Ed. "Il Foglio"; pp. 9 - 10; ISBN 88-7606-053-7
  36. ^ Renè Freund: "La magia e la svastica: Occultismo, New Age e Nazionalsocialismo"; 2006; Ed. Lindau; pp. 24 - 26; ISBN 88-7180-592-5
  37. ^ Renè Freund: "La magia e la svastica: Occultismo, New Age e Nazionalsocialismo"; 2006; Ed. Lindau; pp. 88 - 89; ISBN 88-7180-592-5
  38. ^ Renè Freund: "La magia e la svastica: Occultismo, New Age e Nazionalsocialismo"; 2006; Ed. Lindau; pp. 90 - 91; ISBN 88-7180-592-5
  39. ^ Documentario: "Atlantide - Storie di uomini e di mondi" - 12 ottobre 2009 - LE TRINCEE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
  40. ^ a b c La vera storia di Hitler nella Prima guerra mondiale su Il Secolo XIX
  41. ^ La storia segreta di Hitler nella Grande guerra
  42. ^ Giorgio Galli: "Hitler ed il nazismo magico". Rizzoli Editore; 1989 - 2005; pp. 114 - 115
  43. ^ Jua Nyla Hutcheson: "Hypnosis Of Hitler May Have Affected - History Study"; Journal of Forensic Science. Baton Rouge, Louisiana; November 20, 1998.
  44. ^ Giorgio Galli: "Hitler ed il nazismo magico". Rizzoli editore; 1989 - 2005; pp. 112 - 113.
  45. ^ a b c Eufene Davidson: "L'ascesa di Adolf Hitler". Ed. Newton & Compton; 2000; ISBN 88-8289-457-6.
  46. ^ Albert Speer: "Memorie del Terzo Reich". Mondadori Editore; 1996
  47. ^ Giorgio Galli: "Hitler ed il nazismo magico". Rizzoli Editore; 1989 - 2005; pag. 112.
  48. ^ Giorgio Galli: "Hitler ed il nazismo magico". Rizzoli Editore; 1989 - 2005; pag. 123.
  49. ^ Giorgio Galli: "Hitler ed il nazismo magico". Rizzoli Editore; 1989 - 2005; pag. 124.
  50. ^ Renè Freund: "La magia e la svastica: Occultismo, New Age e Nazionalsocialismo". Lindau Ed.; 2006; ISBN 88-7180-592-5
  51. ^ Marco Castelli: "La svastica nelle tenebre - Nazismo Magico"; Ed. "Il Foglio"; 2006; ISBN 88-7606-053-7; pp. 79 - 84
  52. ^ Renè Feund: "La magia e la svastica: Occultismo, New Age e Nazionalsocialismo". Ed. Lindau; 2006; pp. 17 - 18; ISBN 88-7180-592-5
  53. ^ a b Marco Castelli: "La svastica nelle tenebre - Nazismo magico"; Ed. "Il Foglio"; 2006; pp. 41 - 43; ISBN 88-7606-053-7
  54. ^ Marco Castelli: "La svastica nelle tenebre - Nazismo magico"; Ed. "Il Foglio"; 2006; pp. 141 - 142; ISBN 88-7606-053-7
  55. ^ Hitler e l'ossessione dei Fieschi su Il Secolo XIX
  56. ^ Marco Castelli: "La svastica nelle tenebre - Nazismo magico"; Ed. "Il Foglio"; 2006; pp. 24 - 25; ISBN 88-7606-053-7
  57. ^ Paolo Buchignani, Fascisti rossi, Mondadori, 1998
  58. ^ Eugene Davidson: "L'ascesa di Adolf Hitler"; Newton and Compton Editori; 1977; pag. 355; ISBN 88-8289-457-6
  59. ^ Len Deighton: "La Guerra Lampo", Longanesi Editore; 1981; pp. 46 - 48
  60. ^ Klein S.; Twiss M. . "The most evil dictators in history"; Michael O'Hara Books Ltd.; 2002 (Ed. Ital. a cura di Newton Compton Edizioni; 2006; pag. 324)
  61. ^ Raymond Cartier La seconde guerre mondiale, Parigi, Moreau & Cie, 1965, p. 9
  62. ^ Pier Carlo Marini, Mussolini: la maschera del dittatore, Roma, BFS Edizioni, 1999, p. 70 *** Giorgio Angelozzi Gariboldi, Pio XII, Hitler e Mussolini; il Vaticano fra le dittature, Milano, Mursia, 1988, p. 142
  63. ^ "Wenn wir diesen krieg verlieren, dann möge uns der himmel gnädig sein" *** Karl Heinz Frieser. Blitzkrieg- Legende: der westfeldzug 1940, Oldenbourg, 2005, p. 15 *** Thomas Ramge, Die Flicks - eine deutsche familien geschicte, Campus verlag, 2004, p. 115
  64. ^ William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Torino, Einaudi, 1990.
  65. ^ In realtà Hitler non aveva il potere di nominare il Presidente del Reich, che secondo la costituzione doveva essere eletto dal popolo. Lo stesso Hitler, essendo già cancelliere, non poté mai diventare Presidente del Reich, ma Führer
  66. ^ Magdhi Abo Abia, Il figlio di Adolf Hitler? Si tratta di Jean Marie Loret, morto nel 1985, secondo la rivista parigina “Le Point” Il Telegraph ci racconta la storia di Jean Marie Loret, morto nel 1985 all’età di 67 anni, il quale non incontrò mai il suo padre in giornalettismo.com, 18 febbraio 2012. URL consultato il 4 ottobre 2014.
  67. ^ “Tuo padre si chiamava Hitler”: il figlio (francese) segreto del fuhrer in blitz quotidiano, 20 febbraio 2012. URL consultato il 4 ottobre 2014.
  68. ^ Il settimanale Le Point scopre il figlio nascosto (e francese) di Hitler in Le point, 17 febbraio 2012. URL consultato il 4 ottobre 2014.
  69. ^ Loret scrisse di questo sua presunta discendenza in un libro autobiografico intitolato Ton père s'appelait Hitler [Tuo padre si chiamava Hitler] nel 1981, in seguito all'attenzione sostenuta dallo storico tedesco Werner Maser, che per primo rese pubblica la presunta notizia, nel 1977, in un articolo del giornale Zeitgeschichte del febbraio 1978, dal titolo "Adolf Hitler: Vater eines Sohnes [Adolf Hitler: padre di un figlio]", Zeit Geschichte, febbraio 1978, pp. 173-202

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Albert Speer, Memorie del Terzo Reich, Milano, Mondadori, 1996, ISBN 88-04-42299-8.
  • Albert Speer, Diari segreti di Spandau, Milano, Mondadori, 1976.
  • Henrik Eberle, Matthias Uhl (a cura di), Il dossier Hitler (documento n. 462a, sezione 5, indice generale 30, dell'Archivio di Stato russo per la storia contemporanea, Mosca), Torino, UTET, 2005, ISBN 88-02-07159-4.
  • Traudl Junge, Fino all'ultima ora. Le memorie della segretaria di Hitler 1942-1945, Milano, Mondadori, 2004, ISBN 88-04-53242-4.
  • Rochus Misch, Ultimo. Il memoriale inedito della guardia del corpo di Hitler (1940-1945), Roma, Castelvecchi, 2007, ISBN 88-7615-166-4.

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Narrativa ispirata alla figura di Adolf Hitler[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Presidente del Partito Nazista Successore Flag of German Reich (1935–1945).svg
Anton Drexler 1921 - 1945 Martin Bormann
Predecessore Capo delle SA Successore Flag of German Reich (1935–1945).svg
Franz Pfeffer von Salomon 1930 - 1945 Nessuno
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Predecessore Führer della Germania Successore Flag of German Reich (1935–1945).svg
Paul von Hindenburg
Presidente del Reich
1935 - 1945 Karl Dönitz
Presidente del Reich
Predecessore Comandante dell'Esercito Successore War Ensign of Germany 1938-1945.svg
Walther von Brauchitsch 1941 - 1945 Ferdinand Schörner

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