Lingua araba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Arabo (عربية ʿarabiyya)
Parlato in Algeria, Arabia Saudita, Bahrain, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Oman, Qatar, Sudan, Siria, Tunisia, Autorità Nazionale Palestinese (Cisgiordania e Gaza), Sahara Occidentale, Yemen dalla maggioranza, e in molti altri paesi, come Israele, come lingua di minoranza.
Regioni Vicino Oriente arabo
Persone 206-286 milioni
Classifica 5[1]
Tipo VSO flessiva
Filogenesi Lingue afroasiatiche
 Lingue semitiche
  Semitiche Centrali
   Semitiche Centrali Meridionali
Statuto ufficiale
Nazioni Algeria Algeria; Arabia Saudita Arabia Saudita;
Bahrein Bahrein; Ciad Ciad;
Comore Comore; Gibuti Gibuti;
Egitto Egitto; Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti;
Eritrea Eritrea; Iraq Iraq; Giordania Giordania;
Kuwait Kuwait; Libano Libano;
Libia Libia; Mauritania Mauritania;
Marocco Marocco; Oman Oman;
Palestina Palestina; Qatar Qatar;
Sahara Occidentale Sahara Occidentale;
Sudan Sudan; Siria Siria;
Tunisia Tunisia; Yemen Yemen
Una delle lingue nazionali di:
Mali Mali; Senegal Senegal (Hassaniya).
Regolato da In Algeria Algeria: Consiglio Supremo della lingua araba.
In Egitto Egitto: Accademia della Lingua Araba.
In Siria Siria: Accademia della Lingua Araba.
In Iraq Iraq: Accademia delle Scienze.
Codici di classificazione
ISO 639-1 ar
ISO 639-2 ara
ISO 639-3 ara  (EN)
SIL arb  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
يولد جميع الناس أحرارًا متساوين في الكرامة والحقوق. وقد وهبوا عقلاً وضميرًا وعليهم أن يعامل بعضهم بعضًا بروح الإخاء.
Ywld Jmyʻ an-Nās ʼḨrāraⁿā Mtsāwyn Fy al-Krāmh Wālḩqwq. Wqd Whbwā ʻQlāaⁿ Wḑmyraⁿā Wʻlyhm ʼN Yʻāml Bʻḑhm Bʻḑaⁿā Brwḩ al-ʼKhāʼ.
Arabic Language.PNG
Nazioni dove l'arabo è lingua ufficiale (blu) o co-ufficiale (verde).

La lingua araba (الْعَرَبيّة al-ʿarabiyyah o semplicemente عَرَبيْ ʿarabī) è una lingua semitica, del gruppo centrale.

La scrittura dell'arabo classico si sviluppò dalla forma tardo-nabatea dell'aramaico. L'alfabeto aramaico dei nabatei, con la loro capitale Petra, è un precursore della scrittura araba. La scrittura dei graffiti arabi era soprattutto aramaica o nabatea. Secondo il Kitab al-Aghani («Il libro dei canti»), tra i primissimi inventori della scrittura araba ci furono due cristiani di al-Hīra (Zaid Ibn Bammad e suo figlio). A Zabad (a sud-ovest di Aleppo) sono state trovate delle iscrizioni cristiane in tre lingue, siriano, greco e arabo, degli anni 512-513 d.C., finora le più antiche testimonianze scoperte della scrittura araba.

È evidente come i cristiani arabi abbiano giocato un ruolo nella storia della lingua araba nel VI secolo. I testi più antichi di un arabo «classico» risalgono al III secolo d.C. e presto si sviluppò una poesia araba straordinariamente artistica in ambito semitico. È certo che la lingua e la scrittura araba furono ulteriormente sviluppate alla corte di Hīra, la città araba sulla riva occidentale dell'Eufrate del Sud, la cui sede vescovile è spesso citata, che fu un grande centro cristiano ancora prima di Nağrān nell'Arabia del sud: qui si studiava l'arte dello scrivere, molto prima che fosse praticata in generale nel resto della penisola arabica. L'arabo fu infine fondamentale per il senso dell'unità e dell'identità degli arabi.

La lingua araba ha preso "in prestito" da altre lingue non solo le parole profane, come ad esempio il termine qasr (da latino castrum «accampamento», «cittadella»), bensì anche parole che sono state molto rilevanti per il Corano e per altri usi della lingua: così la parola qalam (dal greco kalamos), che significa «calamo», attraverso il quale Dio ha insegnato agli uomini ciò che essi prima non sapevano. Dalle fonti semitico-ebraiche o cristiane derivano:

  • sīrat = «il giusto cammino», «guida del cammino» (dal latino strata, «strada lastricata») che si trova in posizione centrale già nelle sure di apertura del Corano;
  • sūra = «un pezzo di scrittura»;
  • rabb = «Signore» (nel Corano riservato solo a Dio);
  • 'abd = «servo» (nel Corano riservato solo al servizio di Dio);
  • ar-rahmān = «il Clemente» (due volte programmaticamente nelle sure di apertura, assieme alla parola dal suono simile ar-rahim = il Misericordioso).

Il siriaco qeryqānā (= «lettura» nella liturgia) dimostra un legame con il nome al-Qur'ān (attraverso il verbo affine qara'a «leggere ad alta voce»). Ma ancora più importante: la parola che il Corano conosce per il solo e unico Dio fu utilizzata in Arabia già prima di Muhammad per il massimo Dio («il Dio superiore»): Allāh (il padre di Muhammad si chiamava per esempio « servo di Allāh » = 'abd Allāh) risultò, se è di origine puramente araba, dalla contrazione al-ilāh, cioè «il Dio». Secondo altri autori, però, esso potrebbe aver avuto anche un'origine non araba, bensì generalmente semitica (reminiscenze dell'ebraico elohim e dell'antico siriaco alaha = «il Dio»). Ad ogni modo, ancor oggi gli ebrei, i cristiani e i musulmani, in arabo non conoscono alcuna altra parola per Dio che Allāh, e per questo Allāh va semplicemente tradotto con «Dio».

Storia[modifica | modifica sorgente]

La lingua araba fa capo al ceppo semitico, alla cui radice gli studiosi hanno postulato un capostipite unico, definito protosemitico, che fu il probabile mezzo di espressione dei primi semiti nella stadio linguistico comune, cioè prima che il gruppo umano semitico si frammentasse geograficamente in vari gruppi migratori, diversificandosi culturalmente. Quando ciò avvenne, diversi millenni ora sono, dal protosemitico rampollarono lingue diverse, ciascuna delle quali assunse, con il tempo, peculiari caratteristiche morfologiche e lessicali, e la tesi più accreditata tuttavia indicherebbe il serbatoio dei Semiti nella penisola araba. Comunque la lingua araba venne diffusa tra il VII e il XII secolo, sull'onda delle grandi conquiste islamiche, in tutto il nord Africa, dove venne ad affiancarsi ai dialetti berberi, e in un'ampia fascia che copre tutto il Medio Oriente fino ai confini della Persia. Oggi è la lingua ufficiale di tutti i ventun paesi che aderiscono alla Lega araba: Kuwayt, Baḥrayn, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman, Yemen, Arabia Saudita, ´Irāq, Siria, Giordania, Libano, Egitto, Sudan, Gibuti, Somalia, Libia, Tunisia, Marocco, Mauritania, essendo il ventunesimo membro la problematica Palestina. Incalcolabile è il numero di persone che parla arabo come seconda lingua, lingua veicolare o lingua del culto.

La letteratura araba è ricchissima. Tale letteratura prende l'avvio con le Mu´allaqāt, splendide poesie di argomento lirico, erotico o guerresco, scritte nel VI secolo da un gruppo di poeti nell'ambiente dei beduini nomadi, tra cui spiccano ´Antar e Imru `l-Qays. A queste opere segue strettamente la compilazione del Qur`ān, parola divina trasmessa dall'arcangelo Gabriele al profeta Muḥammad, con la quale si apre il capitolo dell'Islām. Il Qur`ān rappresenta un inizio di quella che, nei secoli successivi, si rileverà come una delle più vaste letterature del mondo.[senza fonte] Le opere di narrativa, storia, filosofia, teologia, poesia, sia originali sia di derivazione greca e persiana, che meriterebbero di essere menzionate, sono innumerevoli. Ricordiamo brevemente l'antologia Alf layla wa layla ("Le mille e una notte") che tuttora continua ad affascinare l'umanità nelle sue innumerevoli traduzioni e riscritture. Da allora, l'arabo non ha mai smesso di essere, per centinaia di milioni di persone, una ricca e validissima lingua letteraria.

Di grammatica non semplice, l'arabo presenta, come le altre lingue semitiche, la flessione interna dei sostantivi e dei verbi. Soltanto lo scheletro consonantico delle parole rimane invariato, mentre infissi e vocali si combinano per ottenere le più sottili sfumature. Ricca di uvulari, aspirate e faringali ostiche agli europei, l'arabo è tuttavia una lingua molto melodiosa. Oggi l'arabo si presenta in un gran numero di dialetti, non sempre mutualmente comprensibili, mentre la lingua classica è da tutti conosciuta come lingua dei media, delle pubblicazioni, della religione e dei rapporti internazionali del mondo arabo.

Alfabeto[modifica | modifica sorgente]

L'alfabeto arabo consiste di 28 consonanti, più un grafema particolare (hamza) e alcuni simboli grafici particolari. Tre di queste consonanti hanno un valore semi-consonantico (o semi-vocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo classico (fuṣḥa):

  • a → ا
  • u → و
  • i → ي

In realtà nei vari dialetti ('amma) i suoni vocalici "e" e "o" trovano appieno accoglienza. Questo rende particolarmente ardua la soluzione della traslitterazione in alfabeto latino perché, se in arabo classico il nome "Muhammad" prescriverebbe l'uso appunto delle vocali "u" e "a", nel parlato ciò non è detto avvenga. Si avrà allora (in modo perfettamente legittimo) "Mohammed" o, addirittura (rispettando la realtà fonetica di certe aree arabofone) "M'hammed". Meno corretto – ma non in maniera dirimente – mescolare le cose e creare ad esempio "Muhammed" o "Mohammad". Spesso si preferisce, per uniformità, usare con coerenza il sistema "classico", comunemente chiamato "arabo letterario". Questo per evitare le varietà fonetiche che si presentano numerose, a seconda delle nazioni arabofone. La stessa cosa vale per l'articolo determinativo arabo "al-" che, con circa metà delle lettere dell'alfabeto, assimila la prima consonante che incontra mentre resta invariato con le restanti lettere. Le lettere che assimilano l'articolo sono dette lettere "solari" e sono, ﺕ (ta), ﺙ (tha), ﺩ (dal), ﺫ (dhal), ﺭ (ra), ﺯ (zay), ﺱ (sin), ﺵ (shin), ﺹ (sad), ﺽ (dad), ﻁ (ta), ﻅ (za), ﻝ (lam) ﻥ (nun); quelle che non lo assimilano sono chiamate lettere "lunari" e sono ﺍ (alif), ﺏ (ba), ﺝ (gim), ﺡ (ḥa), ﺥ (kha), ﻉ (ʿayn), ﻍ (ghayn), ﻑ (fa), ﻕ (qaf), ﻙ (kaf), ﻡ (mim), ﻩ (ha hafifa), ﻭ (waw), ﻱ (ya). Si avrà così "ash-shams" (il sole), "ar-rajul" (l'uomo), "an-nūr" (la luce) ecc; mentre si avrà "al-qamar" (la luna), "al-kitāb" (il libro), "al-bint" (la ragazza), ecc.

Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate da tre diversi segni posti sopra o sotto la consonante che precede immediatamente quella vocale, con un piccolo tratto obliquo soprastante la "a" (detto fatha), con uno identico ma sottostante la "i" (detto kasra) e con una sorta di piccolo nove, con coda più accentuata, soprastante la "u" (detto damma). Tra i simboli particolari appartenenti alla scrittura araba troviamo:

  • Sukun: è un cerchietto posto sopra una lettera e indica l'assenza di vocalizzazione della lettera stessa, e si pronuncia come una leggerissima aspirazione.
  • Shadda: un segno simile alla lettera greca "ω" posto in orizzontale sopra una lettera e ne indica il raddoppiamento.

La lingua araba si scrive da destra verso sinistra. Le 28 lettere che compongono l'alfabeto hanno 4 forme differenti a seconda che si trovino all'inizio di una parola, in mezzo, alla fine o isolate. Solo 6 lettere non legano a sinistra con le altre e perciò hanno solo la forma iniziale. Esse sono:

  • Alif: ا
  • Ra: ر
  • Zai: ز
  • Dal: د
  • Dhal: ذ
  • Waw: و

Esistono altri "simboli" particolari che sono costituiti dall'unione di 2 lettere o caratteri:

  • la lam-alif (لا) nata dall'incontro appunto di una Lam (ل) e di un'Alif (ا);
  • l'Alif madda (آ) composta da un'alif con una linea ondulata al di sopra ed è come se fosse un'alif seguita da un'altra alif (il suono che rappresenta è una A lunga);
  • l'Alif wasla composta da un'alif con una specie di ricciolo al di sopra di essa; in corpo di frase non viene pronunciata;
  • L'Alif maqsura (ى) che ha il suono di una "a" lunga posta in fine di parola.

Esistono vari sistemi di traslitterazione dall'arabo.

La lingua araba è la lingua ufficiale nei Paesi che aderiscono alla Lega Araba ed è considerata lingua sacra per essere stata impiegata nel Corano, testo sacro della religione islamica a cui aderisce più di un miliardo di musulmani.

Alfabeto arabo
ص
ṣād
ش
šīn
س
sīn
ز
zāy
ر
rāʼ
ذ
ḏāl
د
dāl
خ
ḫāʾ
ح
ḥāʾ
ج
ǧīm
ث
ṯāʼ
ت
tāʼ
ب
bāʼ
ا
ʾalif
ي
yāʼ
و
wāw
ه
hāʼ
ن
nūn
م
mīm
ل
lām
ك
kāf
ق
qāf
ف
غ
ġayn
ع
ʿayn
ظ
ẓāʼ
ط
ṭāʼ
ض
ḍād
Lettere aggiuntive: ة
tāʼ marbūṭa
لا
lāmalif
ء
hamza
traslitterazione dall'arabo
storia dell'alfabeto arabo
Segni diacritici (arakāt): َ
fatḥa
ِ
kasra
ُ
ḍamma
ّ
shadda
ْ
sukun
numerazione abjad
calligrafia araba

Dialetti[modifica | modifica sorgente]

I differenti dialetti arabi.

Nel mondo arabo si parlano molte varianti dialettali della lingua araba, spesso molto diverse tra loro. Mentre esiste un arabo ufficiale standard che viene usato per la comunicazione scritta e in situazioni formali, per la comunicazione orale viene usato a livello pubblico l'arabo standard oppure, a livello privato, la lingua dialettale. Alcuni di questi dialetti sono solo parzialmente comprensibili per arabi che vengono da regioni diverse. In particolare i dialetti del Maghreb sono considerati molto diversi dall'arabo standard. Mentre le persone di buon livello culturale sono in genere capaci di esprimersi nell'arabo ufficiale, la maggioranza degli arabi usa generalmente solo il proprio dialetto locale. Al giorno d'oggi i dialetti egiziano e siriano sono probabilmente i più conosciuti e parlati nel mondo arabo, grazie alla grande popolarità della filmografia egiziana e siriana. سنأء فتى.

Nozioni di grammatica[modifica | modifica sorgente]

La frase nominale[modifica | modifica sorgente]

La frase nominale è formata da un soggetto e da un predicato. Il soggetto può essere un nome o un pronome, mentre il predicato può essere un aggettivo, un pronome, un nome preceduto da preposizione o anche una frase stessa.

In arabo, fra il soggetto e il predicato non si usa il verbo essere, che è sottinteso. (nell'arabo classico, il verbo essere, così come lo conosciamo noi italiani, non esiste). Quindi una frase come "Dove sei?" si tradurrà "Dove tu?" (m. o f.): أﻳﻥ أنت؟ - ayna anta/anti? oppure "Chi è lui/lei?" e "Chi lui/lei?" (من هو؟ - man huwa?).

L'articolo determinativo[modifica | modifica sorgente]

In arabo esiste un solo articolo, determinativo, invariabile per tutti i generi e numeri, che è "al-"(-ﺍﻟ). L'articolo si attacca alla parola, di modo che il libro sarà al-kitab (ﺍﻟﻜﺘﺎﺏ).

Le lettere lunari dell'alfabeto, ovvero quelle labiali e gutturali, prendono l'articolo così com'è, mentre tutte le altre lettere, chiamate anche solari, prendono l'articolo con una variante: perdono la Lam dell'articolo e la prima lettera della parola si raddoppia. Esempio: shams = sole, ash-shams = il sole.

Le declinazioni[modifica | modifica sorgente]

Anche l'arabo, come alcune altre lingue, ha desinenze per esprimere la funzione all'interno della frase: la ḍamma (ـُ /u/) è la marca del nominativo (caso del soggetto), la fatḥa (ـَ /a/) per l'accusativo, ovvero il complemento oggetto, e infine la kasra (ـِ /i/) per il caso obliquo (per tutti i complementi diversi dal complemento oggetto). In particolare, il caso obliquo è importante per la costruzione dello stato costrutto, quello che funge da complemento di specificazione. Esempio: "il libro del ragazzo", kitābu al-waladi, in cui il primo termine, ossia "il libro", non prende mai l'articolo pur essendo determinato e al caso nominativo (notare la -u a fine parola), mentre il secondo termine, "del ragazzo", prende l'articolo e il caso obliquo (notare la -i). In una catena di casi obliqui, ad esempio "il libro della figlia del maestro", solo l'ultimo termine prenderà l'articolo: kitābu binti al-muʿallimi, "Il libro della figlia del maestro". Per esprimere invece l'indeterminazione in arabo si usano sempre le tre vocali già citate ma raddoppiate (es. ـُ damma, al nominativo indeterminato, sarà scritta ـُـُ). La pronuncia non sarà più "u" ma diventerà "un" (lo stesso vale per fatḥa e kasra, che rispettivamente saranno lette "an" e "in"). Il fenomeno del raddoppiamento vocalico a fine parola si chiama "nunazione" (termine per sottolineare il raddoppiamento della "nun" (ﻥ) e che in arabo è chiamato tanwīn, per indicare appunto il "rafforzamento della "nūn" (la lettera araba equivalente cioè alla "N"). In arabo l'aggettivo segue sempre il nome e ne segue genere, numero e caso (es. una bella casa=baytun jamīlun, mentre la bella casa=al-baytu al-jamīlu). Nella lingua parlata e nelle forme dialettali di arabo il sistema di declinazione non viene evidenziato.

Il verbo[modifica | modifica sorgente]

La radice del verbo arabo (e da cui nascono poi i rispettivi avverbi, sostantivi ecc...) può essere formata da tre o da quattro lettere (la maggioranza dei verbi presenta trilitterismo). Questi vengono chiamati verbi semplici. Vi sono però anche forme dette "aumentate" (nove in tutto), e ognuna di esse rappresenta un certo valore semantico (es. la seconda forma ha valore perlopiù causativo, la terza di reciprocità, la quinta di passività, etc.) che si esprime con l'aggiunta di lettere alla radice del verbo, secondo dei paradigmi.

Come in altre lingue anche in arabo esistono dei verbi irregolari, che si formano quando nella radice trillittera vi sono la semivocale ﻭ o ﻱ (o anche entrambe) che darebbero una pronuncia cacofonica se precedute e/o seguite dalle desinenze verbali. Quando un verbo irregolare ha ﻭ o ﻱ all'inizio, il verbo si dice 1° debole o assimilato; se al centro, si dice 2° debole o concavo; se alla fine, 3° debole o difettivo.

Il verbo arabo possiede solo due tempi, cioè il perfetto e l'imperfetto:

  1. il perfetto indica ogni azione che si sia svolta nel passato: ha solo il modo indicativo;
  2. l'imperfetto indica un'azione che si svolge/che si sta svolgendo/che avrà luogo in futuro. Ha il modo indicativo, il congiuntivo, l'imperativo, l'infinito sostantivato (maṣdar), il participio attivo/presente sostantivato (ism al-fāʿil, letteralmente "nome del facente"), il participio passivo/passato sostantivato (ism al-mafʿūl; letteralmente "nome del fatto") e il condizionale iussivo (una sorta di esortativo negativo).

La coniugazione regolare si rifà al modello del verbo ﻓﻌﻝ (faʿala, fare).

Lo stesso maṣdar di faʿala, fiʿl (letteralmente "il fare") significa VERBO, poiché FARE indica una qualsiasi azione generica.

Cenni di fonologia[modifica | modifica sorgente]

La pronuncia dell'arabo si differenzia notevolmente nei vari Paesi in cui è parlato e anche all'interno di essi. Esiste però una forma considerata standard, chiamata arabo moderno standard. In questa forma la lingua araba comprende 5 fonemi vocalici e 28 consonantici:

Nota: tutti i simboli indicati tra due barre rappresentano suoni IPA (Alfabeto Fonetico Internazionale).

  • Suoni vocalici
    • vocali semplici: /i/, /u/, /a/ (tutte con suono corto o lungo)
    • dittonghi: /aj/, /aw/ (simili ma non uguali ai dittonghi ai e au)
  • Consonanti
  Labiali Interdentali Dentali / Alveolari Palatali Velari Uvulari Faringali Glottali
semplici enfatiche
Nasali م m   ن n            
Occlusive sorde     ت ط t̪ˁ   ك k ق q   ء ʔ
sonore ب b   د ض d̪ˁ ج dʒ~g1      
Fricative sorde ف f ث θ س s ص ش ʃ خ x~χ4 ح ħ ه h
sonore   ذ ð ز z ظ ðˁ~zˁ   غ ɣ~ʁ4 ع ʕ  
Approssimanti     ل l2   ي j و w    
Vibranti     ر r            

Quasi tutte le consonanti possono essere corte o lunghe (geminate). La pronuncia enfatica si realizza avvicinando la parte posteriore della lingua alla faringe.

Nell'arabo ufficiale standard non esistono i suoni vocalici /o/ ed /e/ e i suoni consonantici /p/, /v/ e /ʧ/ (c di cera), se non in alcune parole importate da altre lingue.

L'arabo come lingua ufficiale negli organismi internazionali[modifica | modifica sorgente]

L'arabo è una delle lingue ufficiali dell'ONU, nonché della Lega araba e dell'Unione Africana.

Premi Nobel per la letteratura di lingua araba[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Statistica Ethnologue 2009. URL consultato il 30 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Dizionari[modifica | modifica sorgente]

Dialetti arabi moderni:

Grammatiche[modifica | modifica sorgente]

  • Laura Veccia Vaglieri, Grammatica teorico-pratica della lingua araba, I.P.O., Roma, 1937 (e successive ristampe)
  • Agnese Manca, Grammatica teorico-pratica dell'arabo letterario moderno, Associazione Naz. Amicizia Italo-Araba, Roma, 1989
  • Claudia M. Tresso, Lingua araba contemporanea - Grammatica ed esercizi, Hoepli, 1997
  • Lucy Ladikoff Guasto, "Ahlan grammatica araba didattico-comunicativa", Carocci, 2002
  • Olivier Durand, Angela D. Langone, Giuliano Mion, Corso di arabo contemporaneo. Lingua standard, Milano, Hoepli, 2010
  • Deheuvels Luc-Willy, Grammatica araba - Manuale di arabo moderno con esercizi e cd audio per l'ascolto, Edizione italiana a cura di Antonella Ghersetti, Bologna, Zanichelli, vol. 1 2010, vol. 2 2011
  • Laura Veccia Vaglieri - Maria Avino, Grammatica teorico-pratica della lingua araba, 2 voll. (vol. 1 - "Grammatica teorico-pratica"; vol. 2 - "Esercizi"), Roma, Istituto per l'Oriente C. A. Nallino, 2011 (II ed. 2012)

Dialetti arabi moderni:

  • Olivier Durand, Introduzione ai dialetti arabi, Milano, Centro Studi Camito-Semitici, 1995
  • Olivier Durand, Dialettologia araba, Roma, Carocci, 2009

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]