Aleppo

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Aleppo
città
in arabo: حلب, Ḥalab
Aleppo – Veduta
Localizzazione
Stato Siria Siria
Governatorato Aleppo
Distretto Jabal Samʿān
Territorio
Coordinate 36°13′N 37°10′E / 36.216667°N 37.166667°E36.216667; 37.166667 (Aleppo)Coordinate: 36°13′N 37°10′E / 36.216667°N 37.166667°E36.216667; 37.166667 (Aleppo)
Altitudine 379 m s.l.m.
Abitanti 1 900 000[1] (stima 2009)
Altre informazioni
Prefisso 021
Fuso orario UTC+2
Soprannome La grigia, La capitale del Nord
Cartografia
Mappa di localizzazione: Siria
Aleppo
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Antica città di Aleppo
(EN) Ancient City of Aleppo
Tipo Culturali
Criterio (iii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1986
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda
La città vecchia vista dalla cittadella

Aleppo (in arabo: حلب, Ḥalab), detta anche "la grigia" (al-Shahbāʾ)[2] è una città della Siria settentrionale, ed è soprannonimata La capitale del Nord.

Secondo il censimento ufficiale della popolazione del 1994 (anche secondo la stima del 2007), Aleppo è la città più popolosa della Siria, con 1.900.000 abitanti, e supera la capitale del paese, Damasco, abitata da 1.669.000 persone.

La popolazione è variegata e include arabi, armeni, curdi, circassi e turchi. Inoltre Aleppo, con 300.000 cristiani di dieci diverse confessioni, è la terza maggiore città cristiana del mondo arabo, dopo Beirut e Il Cairo.

È una delle più antiche città del mondo abitata ininterrottamente dall'antichità[3]. Occupa una posizione strategica a metà strada tra il mare e l'Eufrate; inizialmente era costruita su un piccolo gruppo di colline, in una vallata ampia e fertile, su entrambe le rive del fiume Oweq. La sua provincia si estende attorno alla città per oltre 16.000 km² e conta circa 3,7 milioni di abitanti.

È patrimonio dell'umanità dell'UNESCO dal 1986.

Nell'anno 2006 Aleppo è stata la prima città a fregiarsi del titolo di "Capitale culturale del mondo islamico".

Nome[modifica | modifica sorgente]

Il nome accadico della città era Halap o Halab. Nelle fonti egiziane era chiamata hlp, in quelle ugaritiche e aramaiche hlb. In epoca seleucide il nome era Beroea (resta Berya nella Tavola Peutingeriana).

L'origine del toponimo è oscura. Vi sono diverse ipotesi al riguardo: nella lingua amorrita Halab significa metallo di ferro o rame di cui il luogo era importante fornitore nell'antichità; in lingua aramaica significa bianco come il colore del marmo abbondante nell'area. In arabo Ḥalab Ibrāhīm significa il latte di Abramo poiché, come racconta il viaggiatore Ibn Baṭṭūṭa, il profeta, soggiornando nel luogo e avendo un gregge numeroso, era solito distribuirne ai poveri.[4] L'opinione corrente, riportata su tutte le guide, è che "la grigia" si riferisca al colore delle pietre calcaree (pietra bianca) con cui sono costruiti la cittadella e gli edifici.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La porta di accesso alla Cittadella

Gli aleppini rivendicano orgogliosamente una storia ininterrotta di 5000 anni. I primi documenti che la citano appartengono agli archivi degli Ittiti, di Mari e di Ebla del II millennio a.C., dove appare come capitale del regno amorrita di Yamkhad. La città viene conquistata dal re ittita Muršili I, nel 1600 a.C., lasciando un vuoto politico nel nord della Siria sino all'inizio del XV secolo a.C., quando viene annessa al regno hurrita di Mitanni. Il re ittita Shuppiluliuma nel 1473 a.C. riconquista la città, che diventa sede religiosa dell'impero ittita.
Nel 1274 a.C. il re di Aleppo Telepinu partecipa con le forze hittite alla famosa battaglia di Kadesh svoltasi sulle rive dell'Oronte, non distante dalla città. La battaglia segnò la fine dell'espansione verso nord degli Egiziani.

Dopo la caduta dell'Impero hittita con l'invasione dei Popoli del mare (1190 a.C.), Aleppo forma uno dei piccoli stati neo-hittiti, mentre l'elemento arameo aveva il sopravvento tra la popolazione, come in tutta la Siria del nord; infatti più tardi Aleppo diventa capitale di un regno aramaico.

Tiglatpileser I, nell'XI secolo a.C., invade l'impero ittita e fonda l'impero assiro, nel quale viene definitivamente inclusa con la vittoria di Salmanassar III nella battaglia di Qarqar (853 a.C.), la città di Aleppo, che da quel momento conserva come unico motivo di prestigio il celebre ed antico santuario del dio della tempesta, Hadad.

I caldei o neo-babilonesi si sostituiscono brevemente agli assiri nel 612 a.C., e a loro volta sono sconfitti da Ciro II di Persia (539 a.C.), fondatore dell'Impero achemenide. Viene istituito il sistema amministrativo delle satrapie.

Nel 333 a.C. Aleppo viene conquistata da Alessandro Magno, e viene chiamata 'Beroea' dal suo successore Seleuco I Nicatore, che la fortifica a scopo militare, ed è annessa alla satrapia di Babilonia. Fece parte dell'Impero seleucide fino all'arrivo dei romani; ma, tra il secondo ed il primo secolo a.C., soffrì per le lotte dinastiche all'interno della famiglia regnante e la città fu conquistata anche dal re armeno Tigrane.

Nel 64 a.C. Pompeo annette la Siria alla Repubblica Romana; la città diviene quindi parte dell'Impero romano prima, e di quello Bizantino poi
Nel 540, la città venne distrutta dal re sasanide Cosroe I e fu riedificata e fortificata dall'imperatore Giustiniano.

Con l'avanzata della potenza araba nel VI secolo, gli aleppini aprono le porte della città a Khalid ibn al-Walid nel 637. Sotto gli Omayyadi la città prospera, per poi declinare quando gli Abbasidi spostano la capitale del califfato a Baghdad e distruggono tutte le opere degli Omayyadi (resta solo l'impianto della grande Moschea). La dinastia degli Hamdanidi, iniziata con ʿAli Sayf al-Dawla, che rese Aleppo indipendente dal califfo, regna dal 944 al 1003 e, proprio con Ali Sayf, ancora oggi ricordato ad Aleppo, difende la città contro gli attacchi dell'imperatore bizantino Niceforo Foca che, nel 962, riesce a saccheggiare la città ma non a conquistarne la Cittadella.

In seguito la città cadde sotto il controllo dei Fatimidi sciiti nel 1015, di alcune tribù beduine nel 1024, della famiglia dei Banu ʿAqīl nel 1080, dei turchi Selgiuchidi sunniti nel 1086 e della dinastia urtuchide nel 1117.

Durante le crociate la città viene assediata, senza esito, dai cristiani nel 1098 mentre, nel 1124, arriva in aiuto della città l'atabeg selgiuchide di Mossul, ʿImād al-Dīn Zangī. Con Nur al-Din Zangi (1128 – 70), figlio di Zangi e atabeg di Mossul, Aleppo diventa il fulcro della reazione islamica contro i crociati e, alla morte di questi, passa al curdo Saladino, fondatore della dinastia degli Ayyubidi, che riunisce sotto un'unica guida diverse fazioni islamiche e pone fine alla terza crociata. Il figlio del Saladino, al-Zahir Ghazi, fece scavare il fossato e ricoprì di pietre la scarpata della Cittadella.

Nel 1138 la città subisce molti danni a causa di un terremoto catastrofico che causa circa 250.000 vittime.

La città viene conquistata e devastata durante le incursioni mongole in Palestina del 1260. I Mamelucchi nel 1292 ricostruiscono la Cittadella che nuovamente viene distrutta nel 1400 con l'invasione di Tamerlano.

Nel 1516 Aleppo passa sotto gli Ottomani con Selim I, che sconfigge i Mamelucchi di Siria ed Egitto. Vi si stabilisce la residenza di un Wali (governatore), e nei quattro secoli che seguono la città resta uno degli scali commerciali più importanti al mondo, confluendovi le vie carovaniere dell'Asia e dell'Arabia con i collegamenti al Mar Mediterraneo nei porti di Tripoli e Alessandretta. È tappa obbligatoria nei pellegrinaggi islamici alla Mecca.
Nel 1822, un terribile terremoto uccide il 60% della popolazione della città, che in poche decadi si risolleva e alla fine di quel secolo raggiunge nuovamente i centomila abitanti.

In seguito alla caduta dell'impero ottomano nel 1920 viene imposto il protettorato francese nel territorio attualmente compreso negli stati di Siria, Libano e Israele, oltre alla zona di Alessandretta, che viene ceduta arbitrariamente dai francesi al nuovo Stato Turco, privando così Aleppo del suo porto storico.

Nel 1946 la Siria si autoproclama repubblica indipendente.
Le misure di nazionalizzazione del 1958 (costituzione della Repubblica Araba Unita), inasprite nel 1963, determinano la partenza di numerosi industriali e commercianti con un conseguente rallentamento della crescita economica, mentre numerosi finanziamenti pubblici attivano l'industrializzazione della capitale, Damasco.
Aleppo comunque resta la seconda città della Siria e può vantare negli ultimi anni un considerevole sviluppo in campo industriale, commerciale ed agricolo.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Si trova in una conca fra le montagne e il suo clima non è sempre particolarmente favorevole.

Attrattive[modifica | modifica sorgente]

Aleppo presenta moltissimi siti archeologici e di interesse storico e artistico, una guida ai monumenti storici[5] riporta:

« Ho viaggiato molto, e lontano

accompagnato da amici, a volte.
Ho visto cose strane
ed ho affrontato atrocità.
Sono sceso solo sotto terra
cercando la compagnia di Dio »

(epitaffio sulla tomba del Viaggiatore
Ali ibn Bakr al-Harawi ad Aleppo
)

Vi hanno lasciato il segno molte civiltà: Ittiti, Assiri, Egizi, Greci, Romani, Bizantini, Israeliti, Arabi, Turchi, Persiani, Mongoli.

Nonostante gli sventramenti operati negli anni cinquanta, i sūq di Aleppo sono ancora i più estesi e tra i più vitali del Vicino Oriente con circa 12 km complessivi.

La Cittadella (al-Qalʿa)[modifica | modifica sorgente]

La cittadella di Aleppo è il monumento più conosciuto della città, situato su una collina alta una cinquantina di metri, dotata di una pianta ellittica con 300-400 metri di diametro, è circondata da un fossato profondo 22 metri e largo 30. Il nucleo principale della cittadella attuale è una fortezza arabo-islamica medievale costruita ad uso militare ma in grado di ospitare oltre 10.000 persone durante gli assedi.

In realtà la collina stessa è in gran parte artificiale, formata dai diversi strati degli edifici che si sono costruiti uno sulle rovine dell'altro. I più antichi reperti trovati all'interno della cittadella sono due leoni di basalto che ornavano il tempio ittita di Hadad, del X secolo a.C. ma si ritiene che la collina si sia formata già ai primi insediamenti nella città (3000 a.C.) e che fosse fortificata, dagli Amorrei del regno di Yamkad, nel II millennio a.C.

Di fatto inespugnabile, la fortezza si arrese solo a Hulagu Khan, nipote di Gengis Khan, che la saccheggiò e massacrò la guarnigione. Poi Tamerlano la conquistò con l'inganno.

Durante il dominio macedone (le terre conquistate da Alessandro Magno) fu costruita l'acropoli, ai tempi di Giustiniano fu scavata una grande cisterna sotterranea, detta "prigione di sangue", perché gli arabi la usarono come segreta, nel 945, la residenza del governatore fu trasformata in un palazzo dalla dinastia degli Hamdanidi, nel 1167, Norandino fece costruire la moschea Makam Ibrahim al-Asfal, nel luogo dove la leggenda narra che Abramo mungesse la sua vacca, nel 1214, al-Zahir Ghazi fece costruire la Grande moschea e poi, nel 1230, un complesso di edifici di 40 stanze (Palazzo Ayyubide), ora in rovina e infine, dopo l'ultima devastazione dei Mongoli, del 1401, Jakam fece costruire la sala del trono, lunga 27 metri e larga 24 metri, poi abbellita dai suoi successori..

I governatori ottomani vi stabilirono la loro residenza facendo costruire un hammam e all'interno costruirono una caserma, poi utilizzata anche dall'esercito francese.

La Moschea Omayyade, la grande moschea[modifica | modifica sorgente]

Vista della Grande Moschea omayyade di Aleppo (un poco a destra col minareto quadro)

La moschea degli Omayyadi di Aleppo si chiama anche "moschea di Zaccaria" (Jāmiʿ Zakariyāʾ), perché si crede ospiti la tomba del padre di San Giovanni Battista (per l'Islam anch'egli profeta, col nome di Yaḥyā). Fu costruita nell'area cimiteriale della cattedrale bizantina dal califfo al-Walīd I ibn ʿAbd al-Malik (705-715) e dal fratello e successore Sulaymān ibn ʿAbd al-Malik (715-717). La moschea era tappezzata di ricchi mosaici asportati dalla cattedrale di Cyrrhus, che gli Abbasidi poi trasferirono alla moschea di Anbar in Egitto. Bruciata, nel 962, da Niceforo Foca, fu ricostruita, nel 965, da Sayf al-Dawla. Distrutta ancora dal fuoco, nel 1169, fu ricostruita da Nur al-Din Zangi, che fece edificare un minbar in ebano, con intarsi in avorio, che Saladino fece trasportare nella moschea al-Aqsa di Gerusalemme, dopo la vittoria di Hattin. Il minbar fu allora sostituito con uno simile. All'interno della sala delle preghiere un reliquiario contiene la testa di Zaccaria, padre di san Giovanni Battista; un paravento in legno separa gli uomini dalle donne durante la visita alla reliquia. Il minareto di epoca selgiuchide (1090), alto 45 metri e a pianta quadrata, è andato distrutto durante la guerra civile siriana il 24 aprile 2013[6].

La madrasa al-Halawiyya[modifica | modifica sorgente]

In origine cattedrale bizantina (conserva ancora le colonne con capitelli bizantini del V secolo) che la tradizione vuole fondata da Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino il Grande; confiscata, nel 1124, per le atrocità commesse dai Crociati. Il nome della madrasa deriva da hulw (dolce), perché al tempo di Nur al-Din Zangi venivano distribuiti dolciumi alla popolazione. La madrasa, restaurata, è usata ancora oggi come scuola coranica.

Hammam al-Nahaseen[modifica | modifica sorgente]

Uno dei più antichi bagni pubblici di Aleppo, risale al XIII secolo. Restaurato nel 1985, è ancora attivo ed è uno dei più lussuosi hammam di Aleppo e uno dei migliori della Siria.

Khan al-Nahassin[modifica | modifica sorgente]

O caravanserraglio dei Fabbri del XVI secolo, dove nel 1539 fu aperto il funduq (fondaco o emporio) della Repubblica di Venezia, che ne fece il proprio consolato. Divenuto la residenza della famiglia Poche, per breve tempo fu anche consolato del Belgio. Simbolo della presenza consolare e mercantile europea in città, oggi accoglie il consolato di Francia.

Un vicolo nel quartiere cristiano

Jdeydé[modifica | modifica sorgente]

Era l'insediamento cristiano "fuori le mura" vicino alla Bāb al-Faraj (Porta della Gioia), risalente al XV secolo, dopo la devastazione operata da Tamerlano, ed ora a pieno titolo i quartieri di al-Jadīda[7] e al-Tadrība sono inseriti nei giri storico-turistici della città. Nei due quartieri si trovano alcune case tradizionali arabe dei secoli XVII-XVIII, con all'esterno alte mura di protezione; nel passato, di notte, i tre cancelli d'ingresso venivano chiusi e presidiati da guardie. Detto anche quartiere cristiano o quartiere armeno, vi si trovano quasi[8] tutte le chiese della città:

  • le armene come la chiesa Gregoriana Armena dei 40 martiri, del XIX secolo, che ha una splendida collezione di icone, che era sorta su una precedente del XIV secolo, a sua volta sorta su una del VI secolo; la chiesa Ortodossa Armena della Vergine Maria, del XV secolo, con un monumento, nel cortile, che ricorda il massacro degli Armeni operato dai Turchi Ottomani, nel 1915. Oggi è un museo d'arte religiosa; e la chiesa Cattolica Armena, ricavata dall'abitazione della famiglia Qara Ali, nel 1830;
  • la maronita, come la chiesa Maronita di Sant'Elia con un altare di marmo su colonne e una preziosa raccolta di manoscritti;
  • la melchita, come la chiesa Greca Cattolica, del 1843, decorata all'interno in stile mamelucco, con pietre bianche, nere e gialle;
  • la greco-ortodossa, come la chiesa dedicata alla Vergine Maria, con una splendida collezione di icone di scuola aleppina, restaurata, nel XIX secolo;
  • la Chiesa cattolica sira, come la chiesa Siriana cattolica, già esistente, nel XVI secolo e ricostruita, nel 1825, oggi ospita un seminario;
  • ed altre,

Hammam Yalbugha al-Nasiri[modifica | modifica sorgente]

È l'hammam più frequentato dai turisti, vicino alla Cittadella. Risale al XV secolo. Fu fatto costruire dall'emiro Yalbugha al-Nasiri, da cui prende il nome, nel 1491, sulle rovine di un precedente bagno pubblico distrutto da Tamerlano durante il saccheggio della città. Ha funzionato come bagno pubblico sino all'inizio del XX secolo, quando divenne la sede di un laboratorio per la lavorazione del feltro. Infine, nel 1983 è stato restaurato, usando materiali e sistemi originali che lo hanno restituito alla sua funzione originale, senza alterarne la struttura. L'edificio rispecchia la tradizione architettonica dei mamelucchi con, all'esterno, decorazioni di pietra gialla e nera, mentre all'interno sia i pavimenti sia le pareti sono rivestiti di marmo.

Sinagoga al-Bandara[modifica | modifica sorgente]

Risalente al XII secolo, la Sinagoga è in pessimo stato di conservazione, pur mantenendo alcune parti originali, risalenti agli anni della costruzione. Secondo una tradizione, qui si sarebbero conservati i più antichi manoscritti dell'Antico Testamento.

Khan al-Gumruk[modifica | modifica sorgente]

Il caravanserraglio della dogana fu edificato nel XVI secolo fu completato nel 1574, ed è il più grande dei caravanserragli aleppini; è chiamato anche Khan al-Kabir (il grande caravanserraglio), in quanto in origine era conosciuto con tale nome. Vi sono oltre trecento negozi su una superficie di circa 7.000 metri quadrati, ed inoltre un quartiere con 23 laboratori e una piccola moschea al centro. Fu a lungo sede delle rappresentanze diplomatiche (consolati) e commerciali di Francia, Inghilterra e Paesi Bassi, tra cui la compagnia inglese delle Indie orientali.

Bimaristan Arghun[modifica | modifica sorgente]

I bimaristan erano ospizi dedicati alla cura dei malati, ivi compresi i malati di mente. Il nome deriva dal persiano e significa appunto "luogo dei malati". La costruzione del bimaristan Arghun è stata avviata nel 1354 dall'emiro Arghūn al-Kāmilī, da cui il nome. L'edificio è dotato di quattro corti attorno alle quali si distribuiscono le celle dei malati: la corte principale, la più grande, oltre ad una vasca centrale, dispone di due iwan, posti uno di fronte all'altro. Il settore psichiatrico del bimaristan è particolarmente notevole se pensiamo che, mentre in Europa fino al XVIII secolo i malati di mente venivano tenuti in catene, la medicina islamica, già nel XIV secolo, realizzava per questi malati ambienti funzionali, puliti e individuali. Oltre alla bellezza dell'ambiente, il colore ed il profumo dei fiori e la musica, è da notare il fatto che un complesso sistema di fontane portava l'acqua in tutte le corti, in modo tale che il continuo zampillare e fluire causasse un rumore piacevole e rilassante. Infine il cortile più piccolo a forma ottagonale era dedicato ai malati mentali più pericolosi; intorno alla fontana centrale si aprivano dodici celle munite di inferriate, dove venivano rinchiusi gli sventurati. Oggi questo vecchio manicomio, a volte, viene usato come scenario per lo spettacolo della danza a ruota dei Dervisci.

Bab Antakia, la porta di Antiochia[modifica | modifica sorgente]

La massiccia porta è rafforzata da due grandi bastioni esagonali eretti dal nipote del Saladino, il figlio di al-Zahir Ghazi, al-Nasr Yūsuf II, della dinastia degli Ayyubidi. Da qui partiva la strada per Antiochia, e da questa porta i musulmani entrarono pacificamente ad Aleppo nel 637. L'iscrizione più antica che è riportata nelle pietre della struttura risale al 1016-1018.

Moschea e madrasa al-Firdaws (del Paradiso)[modifica | modifica sorgente]

Situata fuori dalle mura in un quartiere di recente insediamento, non è segnalata opportunamente. Costruita nel 1235 per volontà di Daifa Khatun, vedova di al-Zahir Ghazi e reggente ayyubide dell'emirato di Aleppo, è la più grande scuola coranica della città. Il mihrab, decorato da arabeschi ad intarsio di marmi policromi che disegnano finissimi intrecci e compongono versi coranici, è considerato uno dei più begli esempi di arte musulmana, secondo solo a quello della moschea di Cordova, in Spagna. Il cronista Ibn al-Adim considerava questa moschea come una delle meraviglie del mondo, al pari di quella di Cordova.

Hotel Baron[modifica | modifica sorgente]

Facciata dell'hotel Baron

Il Baron, che in armeno vuol dire Signore, fu fondato e inaugurato, nel novembre 1911, da Krikor Mazloumian. La quarta generazione della famiglia armena Mazloumian gestisce ancora l'albergo, che è diventato leggendario nel mondo a causa delle disparate vicende che vi si sono svolte. Ha ospitato viaggiatori e turisti europei e americani che qui si recavano per alloggio o semplicemente per godere dell'unico american bar di tutto il Vicino Oriente. Lawrence d'Arabia, nella stanza 202, vi trascorse molti mesi preparando la sua tesi sui castelli crociati in Terra Santa; Agatha Christie, nella 203, vi scrisse "Assassinio sull'Orient Express", mentre il marito, l'archeologo Max Mallowan, scavava a Tell Brak, nel bacino del Khabur; vi hanno soggiornato anche l'aviatore Charles Lindbergh, il presidente americano Theodore Roosevelt, il fondatore della Turchia moderna Kemal Ataturk, il presidente (ra'īs) egiziano Nasser, il magnate Nelson Rockfeller e anche Pierpaolo Pasolini, quando girava alcune scene del film "Medea" nella cittadella di Aleppo.
Inoltre l'hotel Baron fu il centro dove si organizzò un aiuto clandestino alla popolazione armena durante le deportazioni degli anni 1915-1916 (vedi genocidio armeno). Pur restando una delle attrazioni della città, l'Hotel subisce un lento e progressivo degrado.

Bayt Jumblatt[modifica | modifica sorgente]

Esempio notevole di residenza privata, costruita nel XVII secolo, era la residenza del governatore, divenuta in seguito scuola pubblica. Nella corte centrale si affacciano due iwan, uno in stile mamelucco (XVII secolo) decorato di ceramiche policrome e, di fronte, il più recente in stile ottomano sobrio ed elegante in pietra scura con motivi a due colori alterni. Attualmente in restauro, è destinata ad ospitare uffici di rappresentanza.

Cultura e religione[modifica | modifica sorgente]

Aleppo ospita una delle popolazioni più variegate del Vicino Oriente, che include arabi, curdi, armeni, circassi e turchi. La maggioranza della popolazione è di fede musulmana sunnita, mentre oltre 300.000 cristiani appartenenti ad una decina di confessioni fanno di Aleppo la terza maggiore città cristiana del mondo arabo dopo Il Cairo e Beirut. Nella seconda metà del XX secolo la comunità ebraica di Aleppo si è drasticamente ridimensionata a causa di diverse ondate migratorie causate da fattori politici (il conflitto arabo-israeliano) ed economici, mentre diverse migliaia di drusi, alawiti e ismailiti delle province circostanti si sono stabiliti in città.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Ingresso del museo Nazionale
  • Museo Nazionale di Aleppo, dove si trovano le seguenti sale:
    • al piano terra, sala dei reperti della zona di Jazīra, sala di Mari, sala di Hama, sala di Ugarit, sala di Tell Halaf, sala di Arsian Tash, sala di Tell Ahmar ed infine una sala con reperti provenienti da siti diversi
    • al piano superiore vi sono reperti del periodo preclassico e interessanti testimonianze del periodo romano e bizantino;
  • Museo delle Tradizioni, con arredi che ricreano l'atmosfera di una sontuosa residenza dell'Aleppo del XIX secolo;
  • Museo della Cittadella

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Aleppo è famosa nel mondo arabo per la varietà e la raffinatezza della sua cucina, pari a quella libanese.

Piatto tipico di Aleppo è il Kebab alle ciliegie, per la cui preparazione si utilizza una varietà di ciliegie specifica e tipica della zona.

Altra deliziosa preparazione è la confettura di rose, di lunga tradizione condivisa con la città di Damasco, ma non è possibile provvedersene nei suq locali in quanto viene preparata solo per uso familiare e non è prodotta in quantità sufficienti per il commercio.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

La città è servita dall'Aeroporto internazionale di Aleppo, che è base secondaria della Syrianair, la principale compagnia aerea siriana.

La situazione dell’antica città di Aleppo nel novembre 2013[modifica | modifica sorgente]

La città è stata sede di feroci combattimenti, nel corso della guerra civile combattuta in Siria, che hanno prodotto seri danni, tra cui, il grande Suq medievale che è stato dato alle fiamme e la Moschea Omayyade, o Grande moschea, ridotta a campo di battaglia[9].

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Persone legate ad Aleppo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ World Gazetteer
  2. ^ A causa del colore predominante degli edifici.
  3. ^ La classifica delle 10 più antiche città del mondo travel365.it
  4. ^ Ibn Baṭṭūṭa, I viaggi, Einaudi, Torino, 2006
  5. ^ Hadjar 2005
  6. ^ Aleppo, distrutto il minareto patrimonio dell'Unesco in Corriere della Sera, 24 aprile 2013.
  7. ^ "Jdeydé" è il diminutivo dialettale di "al-Jadīda", che di per sé significa "la Nuova": quindi "La piccola Nuova".
  8. ^ la Chiesa Latina (cattolica), dedicata a San Francesco (i francescani si trovano ad Aleppo sin dal 1233, quando un accordo tra il papa Gregorio IX e il figlio del Saladino, al-Zahir Ghazi, permise loro di assistere i Crociati prigionieri ad Aleppo) è stata costruita nel 1939, e si trova fuori da Jdeydé
  9. ^ Tratto dall'articolo de La Stampa di Torino, dell' 08/11/2013, a cura della giornalista, Carla Reschia - Siria, in macerie i gioielli dell’Unesco:
    Ad Aleppo la grande e sontuosa moschea degli Omayyadi, un capolavoro del XIII secolo, che secondo la tradizione musulmana custodisce la tomba del profetta Zaccaria, è stata per mesi terreno di scontri tra ribelli e governativi. Ora ha l’aspetto di un campo di battaglia: crollato il minareto millenario, crivellati dai colpi di mitra i colonnati, la corte pavimentata in marmo bianco e nero, le fontane per le abluzioni. Non ha avuto sorte migliore il suq, il grande mercato coperto medievale. Dove le foto delle guide turistiche mostrano ancora lussuose botteghe di oreficeria e negozi di tappeti pregiati, oggi si trovano solo le arcate annerite dall’incendio che l’ha completamente distrutto.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • J. Sauvaget, Alep: essai sur le développement d'une grande ville syrienne des origines au milieu du XIXe siècle, Parigi, 1941.
  • Julia Gonella, Wahid Khayyata, Kay Kohlmeyer, Die Zitadelle von Aleppo und der Tempel des Wettergottes, Rhema-Verlag, Münster 2005, ISBN 978-3-930454-44-0.
  • (FR) Abdallah Hadjar, Monuments historiques d'Alep, trad. par Madeleine Trokey, Automobile et Touring Club de Syrie (ATCS), Aleppo, 2005
  • Alfonso Anania - Antonella Carri - Lilia Palmieri - Gioia Zenoni, SIRIA viaggio nel cuore del Medio Oriente, Polaris, 2009, pp. 377–405
  • Giulia Annalinda Neglia, Aleppo. Processi di formazione della città medievale islamica / Processes of Formation of the Medieval Islamic City, PolibaPress, Bari 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


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