Dialetti marchigiani
Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso di usare nella nomenclatura delle voci il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 o ISO 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.
| Dialetto marchigiano (marchizàn, marchizèn, marchigiàn, marchigèn, marchigià, marchiggià, marchëscià) | |
|---|---|
| Parlato in | Italia |
| Regioni | Marche |
| Persone | ~1.500.000 |
| Classifica | Non nei primi 100 |
| Filogenesi | Indoeuropee Italiche Romanze Italo-centrali Dialetto marchigiano |
| Statuto ufficiale | |
| Nazioni | - |
| Regolato da | nessuna regolazione ufficiale |
| Codici di classificazione | |
| ISO 639-2 | - |
I dialetti marchigiani sono quelli parlati nelle Marche. In questa regione sono innumerevoli i vernacoli, le "parlate", che cambiano sensibilmente da paese a paese, ma la caratteristica tipica della regione è il fatto che in essa esistano tre gruppi linguistici romanzi distinti ed estremamente differenti, nei quali vanno inquadrati distintamente i dialetti parlati a nord, centro e sud[1].
Indice |
[modifica] Classificazione
| Per approfondire, vedi le voci Dialetto gallo-italico marchigiano, Dialetti italiani mediani e dialetti abruzzesi settentrionali. |
Come ricordato sopra, i dialetti marchigiani appartengono a tre gruppi diversi:
- i dialetti settentrionali appartengono al gruppo linguistico gallo italico e sono quindi detti galloitalici delle Marche; tra essi il pesarese-fanese-urbinate, il senigalliese, i dialetti dell'area del Conero e l'isola linguistica di Pergola;
- i dialetti centrali appartengono al gruppo linguistico dei dialetti italiani mediani; tra essi l'anconitano, l'osimano, lo jesino, fabrianese, il maceratese, il camerte e il fermano.
- i dialetti meridionali appartengono al gruppo linguistico dei dialetti italiani meridionali; tra essi l'ascolano e il sambenedettese.[2]
Le tre aree dialettali in parte corrispondono alle vie di penetrazione del latino e sono tra loro così diversificate da rendere reciprocamente incomprensibili i dialetti parlati in aree lontane tra loro (ad esempio: Ascoli Piceno e Urbino).
[modifica] Dialetto gallo-italico delle Marche
Il marchigiano settentrionale, o galloitalico-marchigiano o gallico-marchigiano[3] appartiene nelle linee fondamentali al gruppo dei dialetti gallo-italici del Nord Italia, ed ha delle affinità - senza però identificarvisi - con il dialetto romagnolo; le differenze sono in diversi casi assai spiccate, e possono essere così brevemente sintetizzate:
- palatizzazione di a in sillaba libera (chèèsa per casa), fenomeno anche perugino;
- la tonica i dinnanzi a nasale diventa é;
- le atone finali scompaiono del tutto come pure molte delle mediane ad eccezione della -a.
[modifica] Zona pesarese/fanese/urbinate
| {{}} Dialetto pesarese
« Mentr’ acsè le parleva
do’ ragazz malè passeva sai “bleu-geens” tutti sbrimbledi mezz scucid e mezz straccedi e ‘na maja strimilzita cla cupriva metà vita. » |
(IT)
« Mentre parlavano così
due ragazze passarono di lì con i jeans tutti sbrindellati mezzi scuciti e mezzi stracciati e una maglia striminzita che copriva mezza vita. » |
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(Agostino Ercolessi)
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| {{}} Dialetto urbinate
« pegg’ d’un chiod aruginitt,
prò in gambi, avevne dett: te farem ‘na strada a gett che, da vicin Calpin tutta dritta porta a Urbin, cinq minutt sa’ ‘na cinqcent sensa fè tutt qi lament, dietra ‘n camion pien de rena ch ‘ se strascina a malapena, da Borzaga a l’ex Consorzi, e vo’ veda, forsi forsi lla colpa è de nisciun? O s’no è del Comun? O di verdi consiglier? O è d’l‘ Anas cantonier? Sentit un po’, fattla fnitta fat ‘na strada bella dritta. “Tutti insieme radunati accontentate gli urbinati?” Chiapat insiem ‘na decision el bon sens me da’ ragion Via le curv del secol scors Via qi doss da pront socors dit’ insiem a n’ antre cent la "bretella"; finalment! » |
(IT)
« peggio di un chiodo arruginito
però in cambio avevano detto: ti faremo una superstrada che, da vicino a Calpino tutta diritta porta a Urbino cinque minuti con una 500 senza fare quei lamenti dietro un camion pieno di sabbia che si arrampica a malapena da Bivio Borzaga all'ex Consorzio vuoi vedere adesso, la colpa non è di nessuno? oppure è del Comune o dei consiglieri Verdi? Oppure è dell' A.N.A.S.? Ascoltate adesso, fatela finita Realizzate una strada bella diritta "Tutti insieme radunati accontentate gli urbinati?" Prendete una decisione tutti insieme il buon senso mi da ragione Via le curve del secolo scorso Via quei dossi da pronto soccorso dite insieme ad altri cento la Bretella; finalmente! » |
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(Giorgio Speranzini nato Battazza)
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Le differenze con il dialetto romagnolo si possono spiegare pensando che, prima dell'invasione dei Galli senoni, la zona di Pesaro era una delle più importanti della civiltà picena[4]. Nel litorale la zona dialettale pesarese/fanese/urbinate comprende tutte le località fra Gabicce Mare e Marotta e nell'interno abbraccia tutta la Provincia di Pesaro-Urbino tranne Pergola.
[modifica] Zona pergolese
| « 'L pellegrin giva cantando, Gesù Cristo, preddicando, preddicando ad alta voce: Gesù Cristo è morto 'n croce. È morto da 'sta via do' che giva Madre Maria. «I' vo a trova 'l fio mia; vo' l'avete visto 'n velle?» » |
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(Canto popolare religioso in dialetto pergolese)
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Il dialetto parlato nel comune di Pergola rappresenta un'eccezione nell'ambito della provincia di Pesaro-Urbino. Esso è completamente differente da quello della maggior parte dei comuni limitrofi in quanto derivante dal dialetto egubino (Pergola fu fondata da Gubbio nel 1234) a cui deve molti termini e modi di dire. Nelle Marche, gli unici comuni che adottano termini simili sono quelli di Serra Sant'Abbondio e Cantiano, entrambi sotto l'influenza della città umbra fra il XIII e il XIV secolo.
Il latino giunse in quest'area dalla via Flaminia, costeggiando il Metauro.[5]
[modifica] Zona senigalliese
È limitata a Senigallia e a centri limitrofi come Monterado, Castel Colonna e Ripe, i cui dialetti non hanno collocazione precisa per via del meticciamento tra forme centrali e dialetti gallici, che comunque prevalgono decisamente: infatti come in essi, anche nel senigalliese cadono tutte vocali finali tranne la -a. Caratteristica è la preposizione "sa", che significa "con". La cadenza richiama in parte quella anconetana e in parte quella pesarese.
Le basi storiche per capire la situazione dialettale della zona senigalliese vanno ricercati nel fatto che essa fu sottoposta nella storia alternatamente all'influsso italico e a quello gallico. Inizialmente era terra picena, poi, dopo che i Galli senoni strapparono ai Piceni la parte del loro territorio situata a nord dell'Esino, vi attecchì il substrato celtico (come mostra lo stesso nome Sena gallica). In età augustea il vicino fiume Esino segnava il confine fra il Piceno e l'Ager Gallicus[5]. Nel Rinascimento Senigallia fece parte del Ducato di Urbino, poi della Delegazione apostolica di Urbino e Pesaro (che corrispondeva grossomodo all'odierna Provincia di Pesaro e Urbino ) e infine, solo dopo l'Unità d'Italia, passò alla Provincia di Ancona.
[modifica] Zona del Conero
| « Brev' è la vita e l'unica lampa ch'ilumina è sogn e la speranza è la puisia ch' la memoria canta » |
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(Giuseppe Bartolucci, da Biagin cucal e altri versi)
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Poco a sud di Ancona, nell'area centrale e meridionale del promontorio del Conero esiste un'isola linguistica: nelle frazioni anconitane del Poggio, di Massignano e di Varano(a circa 10 chilometri dal capoluogo), nonché nel comune di Camerano e, parzialmente, Sirolo, Numana, si parla un dialetto particolare, di ceppo gallo-italico, diverso dall'anconitano e simile a quello parlato a nord dell'Esino, a circa trenta chilometri di distanza[6]. La caduta delle vocali atone, specie quelle finali, ne è un segno molto evidente(andàm per "andiamo", da qui il detto-scioglilingua cameranense Dì ndu ndam?? No' ndam sul Guast dove il Guast era un toponimo tipico per indicare il Duomo (Dòm) di Camerano).Altra caratterisitca in comune con il senigalliese è la preposizione "sa", che significa "con".
Solo nel dopoguerra nei centri citati si è cominciata a sentire l'influenza del dialetto anconitano, di tipo centrale, che infatti mantiene salde le vocali finali, e che nelle generazioni più giovani ha quasi definitivamente rimpiazzato l'idioma originario, in alcune campagne estintosi fin dagli anni settanta del Novecento.
Ci sono varie ipotesi sul motivo di questa particolarità, tra cui la migrazione e lo stanziamento, in epoca pre-romana, di nuclei di Galli senoni. Pur avendo dimensioni limitate, è ricco di tradizione anche scritta, specie poetica[6].
[modifica] Marchigiano centrale
[modifica] Zona anconitana
La zona dialettale anconitana è quella marchigiana centro-settentrionale. Non tutta la provincia di Ancona appartiene all'area dialettale anconitana: si è già visto che nella zona di Senigallia e in quella del Cònero si parlano dialetti di tipo galloitalico[7]- . La parte restante della provincia si può dividere in quattro sub-aree che raggruppano vernacoli con alcuni tratti in comune ed altri diversificati rispetto a quelli del vernacolo del capoluogo:
- la sub-area anconitana propria (Ancona e Falconara Marittima i centri principali),
- la sub-area osimano-lauretana (Osimo, Loreto, Castelfidardo e, in provincia di Macerata, Porto Recanati),
- la sub-area iesina (Jesi e alcuni comuni limitrofi)
- la sub-area fabrianese (Fabriano, Cerreto d'Esi e Arcevia i centri maggiori)[8].
I dialetti dell'area anconitana hanno come peculiarità l'uso dei pronomi lù e lia (lui e lei), per l'utilizzo di adè (adesso, ora) al posto di mo' e lo scempiamento delle doppie, eccezion fatta per la s, quest'ultimo chiara spia gallo-italica limitata alla sola Ancona.
[modifica] Dialetto anconitano
| Per approfondire, vedi la voce Dialetto anconitano. |
| {{Dialetto anconitano}}
« Io guardo 'sta crucéta sbruzulosa
cun 'st'anima gentile; cià qualcosa del caratere nostro anconità: rozo de fòra, duro, un po' vilà ma drento bono, un zuchero, 'n amore ... ché nun conta la scorza, conta el còre » |
(IT)
« Io guardo questa crocetta bitorzoluta
con quest'anima gentile; ha qualcosa del carattere nostro anconetano: rozzo di fuori, duro, un po' villano ma dentro buono, uno zucchero, un amore... perché non conta la scorza, conta il cuore. » |
Il dialetto (o vernacolo) anconitano ha come centro Ancona e i comuni limitrofi di Falconara Marittima, Camerata Picena, Agugliano, Polverigi e Offagna. I dialetti di altri centri pur molto vicini al capoluogo, come Camerano e Numana solo nelle ultime generazioni hanno subito un fenomeno di assimilazione all'anconetano di città. Il dialetto anconitano costituisce dunque un'isola linguistica, certo a causa della storia particolare del capoluogo marchigiano, segnato dalla colonizzazione greca e dalla presenza del porto, fonte di contatti, anche linguistici, con popolazioni anche lontane.
[modifica] Gli altri dialetti dell'area anconitana
| Per approfondire, vedi le voci Dialetto osimano e Dialetto fabrianese. |
Mentre ad Ancona e Falconara la cadenza e l'intonazione delle frasi fanno ancora ravvisare alcuni elementi gallo-italici, procedendo da Ancona verso sud-ovest la parlata ha sempre più caratteri in comune con i dialetti mediani tipici, fino a Fabriano. Generalmente in tutta l'area (e anche oltre il confine con l'Umbria) sono utilizzati lù e lia come pronomi personali e adè come avverbio di tempo, mentre la degeminazione delle doppie si arresta quasi totalmente nei limiti comunali di Ancona (infatti già ad Osimo e Jesi le geminate esistono come nei dialetti mediani in genere).
Il dialetto che si distacca maggiormente dagli altri della stessa area è il fabrianese che è parzialmente connesso ai dialetti umbro-laziali e, nella zona appenninica, ha alcune tracce di dialetto toscano. Vale però la pena di dire che il fenomeno (tipico del dialetto toscano) di passaggio da c dolce ad un suono molto simile a sc (ad esempio, pace > pasce) è presente a Fabriano e a Porto Recanati, passando per Jesi ed Osimo.
I vernacoli di Filottrano, di Recanati (MC) e presumibilmente di Montefano (MC), sono da considerare anche come forme intermedie tra l'anconitano ed il maceratese.
| {{Dialetto fabrianese}}
« È mesi che c'è secca su la tèra,
la née manca e 'n vène j'acquazzoni; certo per corpa de l'effetto sèra s'è 'rvorticate tutte le stagioni. Regioni calle, spesso sottozero, mentr'i paesi friddi sta' all'asciutto, 'n ce s'accapezza gnente per daéro, cor rischio che t'affoga o 'bbruscia tutto. » |
(IT)
« Sono mesi che c'è siccità sulla terra,
La neve manca e non vengono gli acquazzoni; certo, per colpa dell'effetto serra si sono rovesciate tutte le stagioni. Regioni calde, spesso sottozero, mentre i paesi freddi stanno all'asciutto, non ci si raccapezza per niente davvero, col rischio che (la pioggia) ti affoghi o (che il caldo) bruci tutto. » |
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(dalla poesia El tempo di Pietro Girolametti)
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Per spiegare l'eccezionale diversità linguistica della provincia di Ancona si sono tentate varie spiegazioni; due fattori sono certo molto importanti: il fatto che in età romana la zona fosse servita da una diramazione della Flaminia ed anche il fatto che in essa correva il confine con l'Ager Gallicus. Da ciò deriverebbe l'importanza del substrato umbro nella zona meridionale e di quello gallico a nord.[5] Da alcuni linguisti i vernacoli della zona anconitana sono considerati di transizione tra il gruppo mediano e il gruppo gallo-italico, con elementi in comune con i Dialetti umbri e con quelli toscani.[9]
[modifica] Zona maceratese-fermana-camerte
| {{Dialetto maceratese-fermano-camerte}}
« Ste Marche inzomma è probio desgraziate:
tanti paesi edè, tante parlate, che una coll’altra ’n ci ha a che fa a noelle, e tra tutte è ’na torre de Vavelle! » |
(IT)
« Queste Marche insomma sono proprio disgraziate:
quanti sono i paesi, tanti i dialetti, che non hanno nulla a che fare fra loro, e tutti insieme sono una torre di Babele! » |
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(Felice Rampini[10])
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| {{Dialetto maceratese-fermano-camerte}}
« Parlà italiano, che t’àgghjo da dì!?
Me sa 'che cósa de convezionato. 'Na specie de vuttìja de lo vì, ch'ógghj se vénne: quello misturato. » |
(IT)
« Parlare italiano, che vuoi che ti dica!?
Mi sa di cosa artificiosa. Come una bottiglia del vino venduto al giorno d'oggi: quello adulterato. » |
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(dalla poesia Lu dialettu maceratese)
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La zona dialettale maceratese-fermano-camerte è quella marchigiana centro-meridionale. Quest'area dialettale interessa l'intera provincia di Macerata e, pressoché integralmente, la nuova provincia di Fermo. Analogie con il maceratese si riscontrano anche nella zona dialettale anconitana (o marchigiana centro-settentrionale) tra Fabriano, Cerreto d'Esi e Cupramontana.
Verso sud l'area del dialetto maceratese-fermano-camerte raggiunge il fiume Aso, a sud del quale – fatta eccezione per Pedaso, Campofilone (che appartengono alla nuova provincia di Fermo), Montefiore dell'Aso, Carassai, Comunanza e Montemonaco (facenti parte della attuale provincia di Ascoli Piceno), aree ancora attratte dal dialetto fermano – è già riscontrabile il fenomeno della riduzione in schwa (indicata con -ë o -ə) di tutte le vocali finali diverse da -a.
La zona di Camerino e paesi limitrofi, si caratterizza ulteriormente per un dialetto più strettamente connesso al latino. Il latino vi penetrò attraverso ulteriori diramazioni della Flaminia lungo le valli del Potenza e del Chienti.[5]
| {{Dialetto maceratese-fermano-camerte}}
« Li fa de cecio co' na dose justa,
de cascio, de ricotta, quilli gusta ! Sulo a pensacce pare de magnalli e te fa satollà sinza proalli. » |
(IT)
« Li fanno (i "calzoni") di ceci con una dose giusta,
di formaggio, di ricotta, quelli sono gustosi ! Solo a pensarci, sembra di mangiarli, e ti fanno saziare senza assaggiarli » |
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(dalla poesia Montejorgio Cacionà di Giovanni Capecci)
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Questi sono gli esiti vocalici e consonantici più caratteristici del dialetto maceratese e fermano:
- Distinzione vocalica tra ô (<-o, -ō del latino) e ö (<ū latina) (omo < lat. HOMO, dittu < lat. DICTUM)[11].
- Metafonia: Le parole che terminano in -u, -o ed -i e sono accentate su o/e subiscono uno scurimento di quest'ultime, che passano a ó/é se sono acute oppure a u/i se sono gravi (cóttu < it. còtto, vurgu < it. bórgo, vitéllu < it. vitello, caprittu < it. caprétto, vidìmo < lat. VIDĒMUS, it. vediamo)[12].
- Vocali di inizio parola: Subiscono l'aferesi se seguite da due o più vocali (mmazzà < ammazzare, špettà < aspettare).[11].
- Mancato passaggio -aro > -aio (ara < lat. AREAM, it. aia).
- Passaggio NG > GN (piàgne < piangere).
- Assimilazioni progressive: ND > NN (quanno < lat. QUANDO, mannà < mandare); MB > MM (gamma < gamba); LD > LL, solo nel vocabolo caldo e suoi derivati (callàra < caldaia).
- Palatizzazione G/GH > J (jì < it. ant. gire < lat. IRE, jórnu < giorno, janna < ghianda).
- Apocope: Subiscono troncamento le parole piane che terminano in no, ni, ne, aro, ari, ore, ori (colazzió < colazione, cà < cane/cani, trattó < trattore); perciò anche la desinenza -aro (non passata a -aio) viene apocopata (cappellà < cappellaro, it. cappellaio). In particolare l'apocope è un fenomeno che deve aver avuto la sua origine proprio nell'area maceratese, dov'è tuttora presente nella forma più completa, e da lì si è diffuso tanto verso nord, tanto a sud, arrestandosi all'altezza dei fiumi Esino e oltrepassando il Tronto, dato che è ancora avvertibile nei centri teramani di Sant'Egidio alla Vibrata, Ancarano, Nereto, Corropoli e Martinsicuro, Tortoreto e in misura minore Giulianova: ne sono una dimostrazione i dialetti di Ancona ed Ascoli Piceno, detti localmente ancunetà e ašculà, ma in entrambi l'apocope è limitata ai vocaboli in no, ni, ne (così vino suonerà el vì ad Ancona e lu vì ad Ascoli, lo vì a Fermo ed a Macerata, cambiando solo l'articolo, che è neutro nel dialetto fermano e maceratese, anziché maschile come nel dialetto anconetano ed ascolano).
Questi sono alcuni punti notevoli della grammatica del maceratese:
- Articoli determinativi: Strettamente collegati al latino illum ed illam, suonano lu e la (lu cambu < il campo, lu sticchì < lo stecchino, ll'amicu < l'amico, la venedizzió < la benedizione). Esiste inoltre la distinzione tra il genere maschile e quello neutro, contraddistinto dall'articolo lo e riservato ai nomi collettivi e solitamente non numerabili (lo grà < il grano, lo cascio < il formaggio, lo vì < il vino) o agli infiniti dei verbi quando vengono usati come sostantivi (lo magnà < il mangiare, lo vénne < le cose vendute). Quindi, ad esempio, gróssu è aggettivo, mentre lo gròsso è sostantivo; lu véllu è la persona bella, lo vèllo è la bellezza, e così via.[11]
- Articoli e pronomi dimostrativi: Sono costruiti su tre gradi di origine latina: (qui)llu/quillu (= quel/quello) dal latino ECCU+ILLUM, štu/quištu (= questo) da ECCU+ISTUM, ssu/quissu (= codesto) da ECCU+IPSUM[12].
- Morfologia verbale: Si caratterizza per l'indistinzione fra terza persona singolare e terza persona plurale (lu vitéllu magna < il vitello mangia, li vitélli magna < i vitelli mangiano); il verbo essere è caratterizzato dalla voce di terza persona sing/plur adè (in alcune varianti edè) che deriva dal latino ADEST. Ecco il verbo èsse coniugato:
| indic. pres. | indic. imperf. | condiz. pres. | imperativo |
|---|---|---|---|
| io sò | ero | sarìo | |
| tu sì | eri | sarìsci/sarìsti | |
| issu è/adè | era/adèra | sarìa | |
| nuà simo | eraàmo | sarrémo | |
| vuà séte | eraàte | sarréste | |
| issi è/adè | era/adèra | sarìa |
Il dialetto detto genericamente maceratese o anche maceratese-fermano-camerte ha alcuni caratteri in comune con i dialetti umbri e, nelle aree poste a sud del fiume Aso, anche con i dialetti marchigiani meridionali.
[modifica] Marchigiano meridionale
| Per approfondire, vedi le voci Dialetto ascolano e Dialetti abruzzesi settentrionali. |
La zona dei dialetti dell'area compresa tra il corso centrale dell'Aso e il Tronto, coincidente con l'area residua della provincia di Ascoli Piceno dopo l'istituzione della provincia di Fermo, appartiene al gruppo delle parlate meridionali intermedie ed è di transizione dai dialetti abruzzesi. In quest'area il latino seguì un diverso percorso, attraverso la via Salaria, incontrando quindi un substrato non umbro ma sabellico.[5]
Questi dialetti presentano infatti marcati caratteri fonetici di tipo meridionale, dall'indebolimento delle vocali atone ad eccezione della -a finale (pronunciate indistinte, per cui casë per "caso", ma casa per "casa"), alla metafonesi delle toniche, che si presenta in forme diverse secondo le zone. In area sambenedettese (inclusiva di Grottammare) si giunge anzi a una vera e propria rotazione vocalica (es. tréstë, < tristem; sòbbëtë < subitum). Caratteri diversi contraddistinguono la zona di Ascoli, che travalica il Tronto e sconfina anche in Abruzzo (Sant'Egidio alla Vibrata, Ancarano, Controguerra); tipica è ad es. la resa di -li- in -gghj- (es. figghjë < filium). A livello morfologico si segnala l'aberrazione di alcuni dialetti nordorientali di confine (soprattutto a Ripatransone e Cossignano), che hanno sviluppato una declinazione nel genere sovrapposta alla coniugazione verbale, caratteristica estranea a tutti gli altri dialetti romanzi.[13]
I confini di quest'area dialettale tendono a sfumare tanto a nord quanto soprattutto a sud, perché mentre nella parte settentrionale una linea di demarcazione può essere costituita all'incirca dal corso del fiume Aso, a sud del Tronto, presso la Val Vibrata, vi è una miriade di tipi dialettali misti, in cui i caratteri dialettali delle Marche meridionali s'incontrano e si fondono con quelli dell'area teramana, come si può notare nelle parlate di Civitella del Tronto, Corropoli, Controguerra, Colonnella, Martinsicuro e Sant'Egidio alla Vibrata.
[modifica] Dati statistici
Rispetto ad una popolazione complessiva di 1,56 milioni di abitanti, i dialetti marchigiani hanno la seguente composizione.
I dialetti marchigiani settentrionali riguardano circa 440 000 marchigiani, ed esattamente tutta la provincia di Pesaro (380 mila), l’area di Senigallia (44,5), Montemarciano (10) e Ostra (6,6), per un totale del 28% circa dei residenti (441 000 su 1,56 milioni).
I dialetti marchigiani centrali riguardano il 58,6% dei residenti (915,5 000 su 1,56 milioni), così suddivisi:
- dialetto anconitano 412,9 000 pari al 26,6% (474 000 tutta la provincia di Ancona meno Senigallia, Montemarciano e Ostra);
- dialetto maceratese-fermano-camerte 496 000 pari al 31,9% (321 000 la provincia di Macerata e 175 000 la provincia di Fermo)
I dialetti marchigiani meridionali interessano 211 000 persone (tutta la nuova provincia di Ascoli Piceno).
Non si considerano alcune aree particolari, che però non incidono sensibilmente sulle percentuali, come ad es.:
- l'area omogenea di Fabriano (31,7 cfr. dialetto fabrianese), Cupramontana (4,9) e Cerreto d'Esi (4,0), ricompresa nel dialetto anconitano, potrebbe far parte del dialetto maceratese-fermano-camerte;
- l'area di confine di Montefiore dell'Aso (2,2), Carassai (1,2) e Comunanza (3,2), ricompresa nel dialetto ascolano, delle Marche meridionali potrebbe rientrare nel dialetto maceratese-fermano-camerte.
Una ulteriore opzione è data dal restringere il dialetto anconitano al solo capoluogo Ancona: questo porterebbe ad aumentare la quota dei dialetti centrali da 496 000 a 779 mila, rimanendo il dialetto anconitano a 130 000 (Ancona e Falconara Marittima).
[modifica] Poesia
| Per approfondire, vedi la voce Poesia vernacolare anconitana. |
[modifica] Note
- ^ Giovan Battista Pellegrini, Carta dei Dialetti d'Italia, Pisa, Pacini editore 1977; Sanzio Balducci - I dialetti (in: La Provincia di Ancona - Storia di un territorio, a cura di Sergio Anselmi, foto di Luigi Alberto Pucci - Giuseppe Laterza & figli editori - Roma - Bari 1987 ISBN 88-420-2987-4, CL 20-2987-1
- ^ Pellegrini G., Carta dei dialetti d'Italia, CNR - Pacini ed., Pisa 1977.
- ^ AA. VV. Conoscere l'Italia vol. Marche (Pag. 64), Istituto Geografico De Agostini - Novara - 1982; Le Regioni d'Italia, Vol X Collezione diretta da Roberto Almagià, Pubblicazione sotto gli auspici del Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, 1961
- ^ Ulrico Agnati, Per la storia romana della provincia di Pesaro e Urbino L'Erma di Bretschneider
- ^ a b c d e AA.VV. Guide al Piceno. Maroni, 1994.
- ^ a b Giuseppe Bartolucci Miti e leggende del Conero anconitano Ente Parco del Conero, Sirolo, 1997
- ^ Sanzio Balducci - I dialetti (in: La Provincia di Ancona, Storia di un territorio, a cura di S. Alselmi, foto di L. A. Pucci Editore Giuseppe Laterza e figli Roma - BAri 1987 ISBN 88-420-2987-4
- ^ M. Morroni, Vocabolario del dialetto osimano, 2008
- ^ AA. VV., Le Marche, Touring Club Italiano, p. 62; AA. VV. Conoscere l'Italia vol. Marche, Istituto Geografico De Agostini - Novara - 1982; Le Regioni d'Italia, Vol X Collezione diretta da Roberto Almagià, Pubblicazione sotto gli auspici del Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, 1961
- ^ Poeta dialettale montegiorgese. Nei versi citati descrive efficacemente l'eterogeneità dei dialetti marchigiani.
- ^ a b c Flavio Parrino. Il dialetto. In: La provincia di Macerata. Ambiente cultura società.
- ^ a b Michele Loporcaro. Profilo linguistico dei dialetti italiani, Laterza 2009
- ^ TCI, Marche, capitolo Popolazione.
[modifica] Bibliografia
- Pubblicazioni del prof. Balducci, docente di Dialettologia italiana all'Università di Urbino.
- Pubblicazioni di Mario Panzini, Ancona.
- E. Conti, Vocabolario Metaurense, Tip. Balloni, Cagli 1898, rist. an., Forni Editore, Bologna, 1970
[modifica] Voci correlate
I tre raggruppamenti linguistici in cui sono suddivisi i dialetti marchigiani:
[modifica] Collegamenti esterni
- I dialetti marchigiani di Vanessa Santoni
- Dizionario dialettale su dialettando.com
- Macerata Dialetti
- Banca dati sui dialetti nel maceratese - Università di Macerata
- poesie dialettali maceratesi di Giordano De Angelis
- Wikiliva - Progetto Wiki in dialetto Ascolano
- Sito scritto completamente e dedicato al Vernacolo anconitano
- Dizionario umoristico del Vernacolo anconitano
- Dizionario fabrianese
- Un blog in dialetto osimano
- Un blog in dialetto matelicese