Ancona
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| Ancona | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | |||||||||
| Altitudine: | 16 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 123,71 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 818,1 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Vedi elenco | ||||||||
| Comuni contigui: | Agugliano, Camerano, Camerata Picena, Falconara Marittima, Offagna, Osimo, Polverigi, Sirolo | ||||||||
| CAP: | 60100 | ||||||||
| Pref. tel: | 071 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 042002 | ||||||||
| Codice catasto: | A271 | ||||||||
| Nome abitanti: | anconetani, anconitani | ||||||||
| Santo patrono: | San Ciriaco | ||||||||
| Giorno festivo: | 4 maggio | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
| « Ad Ancona bisogna arrivarci alle tre del pomeriggio, e con il sole. La città sembra allora una zebra; strisce fonde e scure di vicoli si alternano con fasce abbaglianti e trasversali. Un paio di finestre dal riflesso stralucente fanno gli occhi. Poi se passa una nube, la zebra si muta in un cammello inginocchiato, e si aspetta di vederlo alzare da un momento all'altro, col baldacchino di San Ciriaco sulla gobba, il santo che si sporge vestito di rajah » | |
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(Dino Garrone, Mito di Ancona in Sorriso degli Etruschi)
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Ancona [an-có-na] /aŋˈkona/, è una città di 101.210 abitanti[1] dell'Italia centrale, posta sul Mare Adriatico e capoluogo dell'omonima provincia e della regione Marche. Primario fulcro economico e portuale della regione, è inoltre il suo principale centro urbano per dimensioni e popolazione.
[modifica] Geografia
| Per approfondire, vedi la voce Geografia di Ancona. |
Protesa verso il mare, la città sorge su un promontorio a forma di gomito piegato, che protegge il più ampio porto naturale dell'Adriatico centrale. Il nome stesso della città ricorda la sua posizione geografica: Αγκων, "ankon" in greco significa gomito, e così la chiamarono i Siracusani, che fondarono la città nel 387 a.C. L'origine greca di Ancona è ricordata dall'epiteto con la quale è conosciuta: la "città dorica".
Ancona è caratterizzata dalla posizione a picco sul mare, dal centro ricco di storia e di monumenti, dai parchi semi-urbani ben conservati e dai meravigliosi dintorni. I rioni storici, arrampicati su varie colline, si affacciano sull'arco del porto come intorno al palcoscenico di un teatro. Dal suo porto partono ogni anno circa un milione di viaggiatori diretti soprattutto in Grecia e Croazia, ma anche in Albania, Turchia e Montenegro; è infatti il primo porto adriatico per numero di imbarchi, e uno dei primi per le merci e per la pesca.
La città di Ancona sorge nella costa dell'Adriatico centrale su un promontorio formato dalle pendici settentrionali di monte Conero o Monte d'Ancona (572 m s.l.m.). Questo promontorio dà origine ad un golfo, il Golfo di Ancona, nella cui parte più interna si trova il porto naturale. Il luogo dove sorge Ancona rientra nella zona a sismicità medio-alta, è classificata di livello 2 dalla Protezione civile.[2]
Ad Ancona si vede sorgere il sole dal mare, come in tutta la costa adriatica, ma è l'unica città in cui si può vedere sul mare anche il tramonto, visto che, grazie alla forma a 'gomito' della sua costa, è bagnata dal mare sia ad Est che ad Ovest.
La città possiede varie spiagge; la più centrale è quella del Passetto, tipica spiaggia di costa alta, ricca di scogli, tra i quali la Seggiola del Papa (uno dei simboli della città), lo scoglio del Quadrato, molto apprezzato per la possibilità di tuffarsi nell'acqua profonda. A Nord del porto la costa è bassa. In questa zona da ricordare è la spiaggia di Palombina, sabbiosa, di carattere urbano e con un'aria vivacemente popolare, in vista del golfo dorico e bordata dalla linea ferroviaria. Il territorio cittadino è caratterizzato da un'alternanza di fasce collinari e di vallate.
La fascia di colline più settentrionale, affacciata direttamente sul mare, comprende il Colle Guasco sul quale svetta il Duomo, il Colle dei Cappuccini con il Faro, Monte Cardeto con le sue fortificazioni immerse nel verde del parco omonimo. Più a Sud si trova la vallata un tempo detta Piana degli Orti, oggi attraversata dai tre corsi principali e dal Viale della Vittoria. A Sud di questa vallata c'è poi la seconda fascia collinare, con il colle Astagno, sul quale sorge la Cittadella, un grande polmone verde all'interno della città, il colle di Santo Stefano, con il parco del Pincio, Monte Pulito, con la sede dell'Ammiragliato, Monte Pelago, con il piccolo osservatorio astronomico, ed infine il Monte Santa Margherita, a picco sul mare, occupato nelle sue pendici Nord dal parco del Passetto. La vallata che si trova ancora a Sud è costituita da Valle Miano e dal Piano San Lazzaro, occupato dal quartiere omonimo, il solo pianeggiante della città. Ancora a Sud si estende la fascia di colline periferiche e infine la vallata dei Piani della Baraccola.
Ancona è ben servita dalle vie di comunicazione terrestri, marittime ed aeree (vedi paragrafo).
[modifica] Clima
| Per approfondire, vedi le voci Stazione meteorologica di Ancona Centro e Stazione meteorologica di Ancona Falconara. |
La città di Ancona presenta caratteristiche di transizione tra il clima dell'alto versante Adriatico e il clima mediterraneo. Classificazione climatica: zona D, 1688 GR/G
L'inverno è generalmente freddo, soprattutto durante le irruzioni di aria fredda per venti di bora che possono portare la neve anche sulla costa e durante gli episodi di nebbia da inversione termica, quando le temperature si mantengono costanti per l'intera giornata su valori di poco superiori allo zero.
L'estate si presenta afosa, con temperature massime raramente superiori ai 30°C, fatta eccezione per le giornate in cui soffia il libeccio che può portare valori anche oltre i 35°C ma con bassissimi tassi di umidità relativa; il mese di agosto vede un notevole incremento dei fenomeni temporaleschi rispetto ai due mesi precedenti.
Le precipitazioni sono moderate (776 mm annui), distribuite in modo piuttosto regolare, con minimi relativi in inverno, primavera e nella prima parte dell'estate; tra la tarda estate e l'intera stagione autunnale
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi la voce Storia di Ancona. |
L'attuale zona centrale di Ancona ospitava alcuni insediamenti già nell'età del bronzo. Nell'età del ferro fu un villaggio piceno. Nel 387 a.C. un gruppo di Greci, esuli siracusani attratti dal grande porto naturale, fondò la città sul colle Guasco.
All'arrivo dei Romani nelle Marche le popolazioni locali cercarono inizialmente una convivenza pacifica e Ancona attraversò un periodo di transizione tra la civiltà greca e quella romana, anche dal punto di vista linguistico. Dal 113 a.C. Ancona può considerarsi città romana, pur orgogliosa delle proprie origini greche. I Romani consideravano Ancona l'accesso d'Italia da Oriente e quindi la sede naturale dei commerci con la Dalmazia, l'Egitto e l'Asia. Comprendendo l'importanza strategica e commerciale che aveva Ancona, l'imperatore Traiano fortificò la città e ne ampliò il porto.
Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente Ancona, dopo il dominio degli Eruli e dei Goti, fu tra i possessi dell'Impero Romano d'Oriente e fece parte della Pentapoli marittima assieme alle città di Senigallia, Fano, Pesaro e Rimini. Dopo un breve periodo sotto il dominio longobardo, nel 774 d.C. la città passò allo Stato della Chiesa.
Con l'istituzione del Sacro Romano Impero la città fu posta a capo della Marca di Ancona, che dopo aver assorbito le marche di Camerino e di Fermo comprese quasi tutta l'odierna regione Marche.
Alla fine dell'XII secolo Ancona è un libero comune ed una repubblica marinara. Si scontrò così sia con il Sacro Romano Impero, che tentò ripetutamente di ristabilire il suo effettivo potere, sia con Venezia, che non accettava nell'Adriatico un'altra città marinara.
La forza di Ancona, comunque, era tale che nel 1137 respinse l'imperatore Lotario II, nel 1167 anche l'imperatore Federico Barbarossa e nel 1174, quando il Barbarossa inviò ad Ancona il suo luogotenente, l'Arcivescovo Cristiano di Magonza, per sottomettere una buona volta la città. Ancona, però, uscì vittoriosa ancora una volta.
Nel 1532 Ancona dovette rinunciare all'indipendenza poiché il papa Clemente VII la incorporò nei domini dello Stato Pontificio. A causa della scoperta dell'America, e della caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi, il centro dei commerci si era ormai spostato dal Mediterraneo all'Atlantico e per tutte le città marinare italiane, compresa Ancona, iniziò un periodo di recessione che durò per tutto il XVII secolo e ebbe sollievo solo con papa Clemente XII, che nel 1732 concesse il porto franco, grazie al quale l'economia vide una nuova luce.
Nel 1797 Napoleone occupò la città e proclamò la Repubblica Anconitana, che nel 1798 venne annessa alla prima Repubblica Romana. Dopo alterne vicende ed assedi che la videro passare in mano francese ed austriaca. Alla fine dell'epoca napoleonica tornò a far parte dello Stato Pontificio nel 1815, con la Restaurazione. Il dominio francese aveva lasciato nella città le idee rivoluzionarie di libertà, e questo permise la diffusione della Carboneria; rimase a lungo nella città Massimo d'Azeglio. Ancona partecipò ai moti del 1831-33 che vennero repressi con processi e condanne a morte.
Al termine della Prima guerra di indipendenza, nel 1849, Ancona si dichiarò libera dal dominio papale e appartenente alla (seconda) Repubblica Romana. Il Papa allora chiamò gli austriaci per riprendere il possesso delle sue terre. Compagna di Venezia e di Roma, la città di Ancona per settimane resistette eroicamente all'assedio austriaco. Per l'eroismo e l'attaccamento agli ideali di libertà e di indipendenza dimostrati nel 1849 Ancona venne insignita della medaglia d'oro al valor militare.
Gli austriaci, sconfitti dall'esercito sardo a Castelfidardo, si rifugiarono in Ancona per tentare l'ultima difesa dei territori pontifici: Ancona era ormai per loro l'ultimo baluardo. Il 29 settembre 1860 le truppe dei generali Cialdini e Manfredo Fanti entrarono vittoriose in Ancona. Nel novembre dello stesso anno un plebiscito ufficializzò l'ingresso di Ancona Marche ed Umbria nel Regno d'Italia. Subito Ancona assunse un ruolo militare notevole nella compagine difensiva del giovane regno: fu una delle cinque piazzeforti di prima classe, insieme a Torino, La Spezia, Taranto e Bologna. Momenti che la videro alla ribalta nazionale furono nel 1914 la Settimana Rossa e nel 1920, durante il biennio rosso, la Rivolta dei Bersaglieri.
Durante il ventennio fascista la città di Ancona ebbe un notevole sviluppo urbanistico. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale Ancona, a causa della sua importanza strategica, subì numerosissimi bombardamenti da parte delle forze alleate, che dovevano preparare il passaggio del fronte. In particolare, il 1° novembre 1943 fu uno dei più tragici eventi della storia della città: in pochi minuti duemilacinquecento persone persero la vita. Finalmente il 18 luglio 1944 il generale Władysław Anders a capo dell'esercito polacco entrò in Ancona e la liberò dai tedeschi.
Da segnalare negli ultimi anni vi è la fondazione dell'università, nel 1959, e la riapertura del Teatro delle Muse, nel 2002. Nel 2008 il governo ha scelto Ancona come prestigiosa sede del Forum dell'Adriatico e dello Ionio, che raggruppa i rappresentanti di Italia, Slovenia, Croazia, Montenegro, Albania, Grecia. Sarà la storica Cittadella cinquecentesca ad ospitare le rappresentanze diplomatiche, al termine dei lavori di restauro.
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
| Anno | centro urbano | frazioni e case sparse | totale |
|---|---|---|---|
| 1174 | 11 000 | - | - |
| 1565 | 18 435 | - | - |
| 1582 | 20 500 | 7 270 | 27 770 |
| 1656 | 10 326 | 6 707 | 17 033 |
| 1701 | 8 644 | 7 568 | 16 212 |
| 1708 | 8 274 | 7 920 | 16 194 |
| 1725 | 7 000 | - | - |
| 1763 | 13 828 | - | - |
| 1769 | 10 078 | 12 950 | 23 028 |
| 1770 | 14 000 | - | - |
| 1809 | 17 072 | 14 159 | 31 231 |
| 1816 | 18 776 | 13 860 | 32 636 |
| 1828 | 22 697 | 14 119 | 36 816 |
| 1844 | 22 757 | 20 460 | 43 217 |
| 1846 | 22 704 | 21 249 | 43 953 |
| 1853 | 22 999 | 21 834 | 44 833 |
| 1861 | 17 403 | 29 827 | 47 230 |
| 1871 | 28 031 | 17 650 | 45 681 |
| 1881 | 28 557 | 20 331 | 48 888 |
| 1901 | 34 159 | 27 443 | 58 602 |
| 1911 | 38 978 | 26 410 | 65 388 |
| 1921 | 46 395 | 22 126 | 68 521 |
| 1931 | 48 670 | 26 702 | 75 372 |
| 1936 | 56 065 | 22 574 | 78 639 |
| dicembre 1939 | 62 313 | - | - |
| luglio 1944 | 4 000 | - | - |
| novembre 1946 | 44 779 | - | - |
| marzo 1950 | 57 022 | - | - |
| dicembre 1950 | 59 630 | - | - |
| 1951 | 61 996 | 23 767 | 85 763 |
| 1961 | 75 019 | 25 466 | 100 485 |
| 1971 | 88 410 | 21 379 | 109 789 |
| 1981 | - | - | 106 432 |
| 1991 | - | - | 101 285 |
| 2001 | 90 565 | 9 942 | 100 507 |
Per la corretta lettura dei dati si ricorda che nel 1928 vennero accorpati ad Ancona i comuni di Paterno, Montesicuro e Falconara Marittima; quest'ultimo nel 1948 ritorna ad essere autonomo.
Nella storia dell'evoluzione demografica di Ancona si nota il brusco calo avvenuto nel 1944 per lo sfollamento della popolazione verso le città e le campagne limitrofe a causa dei numerosi bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Altre cause del calo di popolazione sono la grave epidemia del XVIII secolo ed il terremoto del 1972.
Ancona ha avuto il massimo degli abitanti nel 1971. Da allora si assiste ad un lieve calo, favorito dai saldi naturale (differenza fra nati e morti) e migratorio (differenza fra immigrati ed emigrati) entrambi negativi dal 1979.[4]
[modifica] Dialetto
| Per approfondire, vedi le voci Dialetto marchigiano e Poesia vernacolare anconetana. |
Il dialetto cittadino, che alcuni considerano un "vernacolo" vista la limitata zona di suo utilizzo (circoscritta praticamente alla sola città) viene quasi unanimemente considerato il dialetto più settentrionale del gruppo umbro-laziale-marchigiano (secondo la linea Roma-Perugia-Ancona), poiché già a Senigallia, che dal capoluogo dista solo 25 km, l'accento gallo-italico è molto forte. Secondo la tradizione il vernacolo anconitano sarebbe nato nel rione Porto, in una piccola piazza ora non più esistente, detta "la Chioga", nella quale si mescolavano tre parlate: quella dei portolotti, lavoratori portuali, quella dei marinai stabilitisi in città e quella dei buranelli, ossia delle famiglie originarie dalla laguna veneta trasferite ad Ancona in cerca di fortuna. Nel corso del tempo si è modificato e reso assai singolare dagli influssi dovuti agli scambi del porto.
Nel dialetto anconetano, e in quelli dell'area anconitana (Jesi, Castelfidardo, Osimo, Loreto, Porto Recanati), convivono elementi di tre parlate dell'Italia peninsulare: infatti malgrado la già citata appartenenza al gruppo dialettale umbro-laziale-marchigiano, non è difficile accorgersi di influssi sia galloitalici, sia meridionali, per quanto quest'ultime siano piuttosto limitate.
Caratteri in comune con i dialetti gallo-italici:
- nello sdoppiamento delle consonanti doppie ad eccezione della "s", che testimonia peraltro influenze anche venete;
- nei pronomi personali lù e lia (lui e lei);
- nelle seconde persone plurali dei verbi (magné, andé);
- nell'uso dell'articolo determinativo maschile el anche con la s impura (el stato). Vale però la pena di ricordare che l'unico caso in cui è usato "lo" è davanti alla parola "stesso", ma solo nel caso di avverbio (lo/lu stesso);
- nell'uso dell'avverbio di tempo adè (adesso), mentre nell'Italia centro-meridionale, Roma e Umbria comprese, è adoperato mò.
Caratteri in comune con i dialetti meridionali:
- nelle terze persone plurali dei verbi, terminanti in -e (magnane, parlane, dicene, piagnene);
- nell'uso degli avverbi scì e cuscì per sì e così, in uso in tutte le Marche meridionali;
- nell'uso del complemento di termine pure quando il verbo non lo richiede (accusativo preposizionale): ad esempio la frase italiana "gli piace scrivere", in cui il verbo è un infinito sostantivato nel caso di complemento oggetto, ad Ancona e giù fino in Abruzzo diventa "je piace a scrive"; oppure "Sto 'spettà a lù" per "Sto aspettando lui".
Vale comunque la pena di segnalare che insieme al già citato sdoppiamento delle consonanti doppie avviene per contro un certo rafforzamento della "z" (sorda) al posto della "s" dopo n, l, ed r, fenomeno tipico dei dialetti centrali. Per cui la parola "persona" ad Ancona si pronuncia come se la z (sorda) fosse raddoppiata: "perzzona"; "Insomma" diventa dunque "inzzóma", e così via.
Come nel dialetto perugino, le consonanti non presentano i fenomeni di caduta della "c" tra vocali (tipica del toscano) o fricativi che la trasformano in "sc" (diffusa in altri dialetti dell'Italia centrale).
Sconosciuta al dialetto anconetano è invece l'assimilazione progressiva dei nessi consonantici "nd" > nn, "mb" > mm, "ld" > ll , caratteristica comune invece del gruppo mediano-meridionale. L'unica assimilazione riscontrata è quella del nesso "ng", che diventa gn (piagne per "piangere", strégne per "stringere"). Un fenomeno, presente ad Ancona come in tutta l'Italia centromeridionale, è la j al posto del suono "gl" (pijà per "pigliare").
La parlata anconetana è poi caratterizzata dalla lenizione della "t" e della "g": ad esempio pudé (potere), aguto (acuto), segondo (secondo), vinge (vincere), gambià (cambiare), garbó (carbone) e fadiga (fatica);
Per quanto concerne la sintassi, vale la pena di ricordare l'uso della preposizione 'da' davanti all'infinito modale preceduto dal verbo avere in sostituzione di dovere (Ciavémo da fà "dobbiamo fare"; S'ha da magnà "Si deve mangiare").
Il registro linguistico della varietà locale anconetana viene spesso scambiato da chi viene da fuori per quello di una parlata laziale. La parlata di Ancona infatti è sempre contornata sia da parole utilizzate come intercalari, come l'utilizzatissimo "aó", che si usa per richiamare l'attenzione verso di sé prima di parlare (es: «aó, ce la famo a 'rivà in urario al'apuntamènto?»; «aó, và bè, ce sentìmo dòpu!»), sia da alcune espressioni con tono di insulto («và a murì mazzato!»). Non ultima è da segnalare anche la presenza di alcuni vocaboli e modi di dire tipici dell'area romana, che comunque di solito non suonano esattamente uguali a quelli in uso nell'area capitolina: pizardó per "vigile urbano" (a Roma pizzardone), andà de prescia per "andare di fretta".
Tipico di Ancona, come del resto di molti altri posti dell'Italia centrale, è l'uso di aggiungere la -e finale nei vocaboli terminanti in consonante, specie se anglosassoni: stoppe per "stop", scuppe per "scoop", Juventuse per "Juventus", Intere per "Inter", e via discorrendo.
Per quanto riguarda invece la pronuncia, quella anconetana e delle zone limitrofe del comprensorio di Jesi-Loreto-Porto Recanati-Osimo non si discosta molto da quella della vicina Umbria e da quella romana, ma si ha un'apertura maggiore delle vocali: ad esempio i suffissi in -ménto, che in italiano standard, ma anche in buona parte di Umbria e Lazio sono con la e chiusa, nel territorio anconetano si pronunciano con la e aperta; perciò "auménto" diventa umènto, "moménto" diventa mumènto, e così via.
È infine da segnalare che il contado inizia già con le aree periferiche della città, ed è infatti possibile cogliere, all'interno dello stesso comune di Ancona, alcune sfumature linguistiche differenti tra l'area del Porto e di Torrette e le frazioni più distaccate dal centro cittadino come Montesicuro o Gallignano, dove, almeno fino agli anni settanta del 1900, le persone più anziane parlavano un dialetto che dagli anconetani di città veniva considerato non tanto umbro-romanesco quanto piuttosto gallo-italico, a causa della caduta della vocale finale -o: il dialetto di Ancona, infatti, conserva ottimamente l'esito delle -o, -u latine, facendo del resto parte del vasto complesso di parlate centrali, che di tale fatto linguistico fanno un importante tratto di distinzione.
Le ormai estinte parlate contadine, invece, tendevano a lenire o ad eliminare la -o finale: considerando che il dialetto di Jesi è chiaramente appartenente al gruppo centrale, la causa di questa "anomalia" delle suddette parlate della campagna anconetana, ma anche di alcuni centri limitrofi, come Camerano, è forse attribuibile ad una qualche penetrazione gallo-italica su un precedente sostrato umbro-romanesco, che ha riguardato esclusivamente quella parte di territorio fra Jesi ed Ancona, arrestandosi non oltre Camerano e la frazione anconetana di Varano.
Naturalmente, l'influenza sempre più dominante dell'anconetano cittadino ha parzialmente alterato questo schema, che è oggi appena intuibile nelle frazioni di Candia, Varano, del Poggio, e un po' più vistosa nelle frazioni più conservative di Camerano. Ma al giorno d'oggi le generazioni più recenti di tali località ripristinano nettamente la -o finale, e il loro dialetto non si discosta quasi per nulla dall'anconetano standard, peraltro molto più vicino all'italiano.
[modifica] Vernacolo e opere
La vitalità del vernacolo anconitano e l'attenzione che esso riscuote sono testimoniate da numerose pubblicazioni e ristampe. Ogni anno nel mese di settembre si svolge nella frazione di Varano il "Festival del dialetto" con gruppi teatrali che recitano in dialetto provenienti sia da Ancona che da altre città.
È molto vivo il teatro in dialetto, che possiede testi classici dell'inizio del XX secolo ancora frequentemente rappresentati. Il repertorio quasi ogni anno si arricchisce di testi contemporanei. La poesia vernacolare è anche molto viva e praticata e vanta tra i suoi scrittori classici Duilio Scandali, Turno Schiavoni, Eugenio Gioacchini e Palermo Giangiacomi, cantori dell'anima popolare della città. Tra i contemporanei è doveroso ricordare il compianto Franco Scataglini, oramai giunto a fama nazionale, nei cui testi risuona un dialetto rivisitato e trasfigurato dalla poesia.
La musica vernacolare, spesso collegata ai testi teatrali, ha come simbolo l'"Inno del portolotto" e dopo un periodo di completo oblio, viene oggi diffusa da alcuni gruppi musicali dediti alla ricerca storica, ma anche alle nuove composizioni, che tengono concerti molto seguiti dalla popolazione.
Dal 1998 è online un sito web dedicato ad Ancona completamente scritto in vernacolo,[5] che cerca di dare un contributo al mantenimento delle tradizioni popolari; nel sito è presente una corposa rassegna di poeti vernacolari, oltre ad una notevole massa di altre informazioni sulla storia della città, le sue tradizioni, non tralasciando gli aspetti gastronomici.
[modifica] Modi di dire caratteristici
Il cane di Luzi
Il cane di un certo Ulderico Luzi, dal balcone del primo piano dove era tenuto, si era gettato in strada. Ancora incolume, fu investito da un calesse e successivamente finì sotto il tram. In città con l'espressione "Fà la fine del ca' de Luzi" si intende sottolineare una situazione poco fortunata, in passato usata anche come minaccia.[6]
[modifica] Ancona e l'arte
[modifica] Storia dell'arte
L'arte picena e quella greca sono testimoniate dai reperti, anche di eccezionale qualità, ritrovati nelle antiche necropoli ed esposti al museo archeologico e al museo della città. L'arte greca ha un interessante esempio nei resti del tempio dorico dedicato ad Afrodite, visibili sotto il Duomo.
L'arte romana è ben rappresentata dall'Arco di Traiano, di proporzioni slanciate, su un molo anch'esso di epoca traianea. L'anfiteatro, il cui scavo non è ancora completato, è comunque notevole per la porta pompae, detta Arco Bonarelli, e per l'annessa palestra gladiatoria. Il busto dell'imperatore Augusto in veste di pontefice massimo, ritrovato nell'area dell'antico foro, è di pregevole fattura.
L'arte paleocristiana e bizantina trova testimonianza soprattutto nella pianta del Duomo a croce greca, nella basilica inferiore di Santa Maria della Piazza, nei sarcofagi del museo diocesano.
Ad Ancona l'arte ebbe un notevole sviluppo durante i secoli della Repubblica marinara. Per ciò che riguarda l'architettura romanica si ricorda soprattutto il grande cantiere della cattedrale di San Ciriaco, una delle più importanti chiese romaniche d'Italia, pregevole anche per le sculture dell'interno e del portale, tra cui i leoni stilofori, tra i simboli della città. Chiese note a livello nazionale sono anche Santa Maria della Piazza (con le interessantissime sculture della facciata) e la chiesa di Santa Maria di Portonovo. L'architettura gotica è rappresentata dal Palazzo degli Anziani al quale lavorò Margaritone d'Arezzo. Giorgio Orsini da Sebenico fu artista di transizione tra Gotico e Rinascimento e lasciò in città le facciate della Loggia dei Mercanti, di San Francesco alle Scale e di San Agostino, ricche di sue sculture. Per l'architettura rinascimentale va segnalato il Palazzo del Governo, alla cui realizzazione partecipò anche Francesco di Giorgio Martini. Da ricordare anche la Cittadella, uno dei più interessanti esempi europei di fortificazione alla moderna, opera di Antonio da Sangallo il Giovane. La scultura del Quattrocento è ben rappresentata da Giovanni Dalmata. Una scuola di pittura era attiva in città tra Trecento e Quattrocento, e Olivuccio di Ciccarello ne era il maestro. Il pieno Quattrocento in pittura è segnato dall'anconitano Nicola di Mastro Antonio. Pittori rinascimentali di altre regioni che lavorarono ad Ancona furono Piero della Francesca, Carlo Crivelli, Melozzo da Forlì e Lorenzo Lotto, mentre Tiziano inviò in città due grandi pale d'altare. Nel periodo manierista si distinguono i nomi di Pellegrino Tibaldi e dell'anconitano Andrea Lilli, che lavorò molto in tutta Italia. Tra le chiese andate distrutte c'è anche la Chiesa greca di Sant'Anna in origine intitolata a Santa Maria in Porta Cipriana. Fu edificata nel XIII secolo, sulle fondamenta delle antiche mura greche di Ancona, poco prima dell'ampliamento delle nuove mura delle città nel 1221. Venne distrutta da un bombardamento aereo nell'aprile 1944. Si conservano dell'originario arredo alcune icone tardo-bizantine, oggi custodite dal museo diocesano della città.
L'arte del XVIII secolo è contraddistinta dall'importante figura di Luigi Vanvitelli. Come ricordato nel paragrafo dedicato alla storia, egli progettò il nuovo Lazzaretto su di un'isola artificiale di forma pentagonale. Inoltre prolungò il molo realizzato secoli prima dall'imperatore Traiano e vi edificò l'Arco Clementino. Queste opere, al di là dei pregevoli aspetti formali anticipanti il neoclassicismo, sono notevoli per il perfetto inserimento nell'ambiente naturale e per gli aspetti tecnici e costruttivi. In città il Vanvitelli realizzò anche la chiesa del Gesù, con la facciata concava che domina il porto dall'alto, seguendone la naturale curvatura. Dopo l'istituzione del porto franco e la ripresa dei traffici, in città ci fu un periodo di fioritura artistica, testimoniato ancor oggi dalle chiese del Santissimo Sacramento (con le statue di Gioacchino Varlè) e di San Domenico (di Carlo Marchionni), dai tanti palazzi nobiliari affrescati e rinnovati nelle facciate, da Porta Pia (il nuovo ingresso monumentale della città), dalle statue dei continenti all'interno della Loggia dei Mercanti, segno delle nuove correnti di traffico marittimo.
Testimonianze del periodo napoleonico sono soprattutto alcune fortificazioni: la Lunetta di Santo Stefano, Forte Cardeto e il fortino di Portonovo.
Nell'Ottocento spicca la figura del pittore Francesco Podesti, che tra accademismo, pittura storica e romanticismo raggiunse la fama internazionale. Fu uno dei ultimi grandi maestri dell'affresco, e con tale tecnica dipinse in Vaticano la sala dell'Immacolata Concezione. Uno dei suoi capolavori, il Giuramento degli Anconitani, è uno dei simboli della città ed è esposto nella sala consiliare del Comune. Il Teatro delle Muse di Pietro Ghinelli ben rappresenta l'architettura neoclassica del primo Ottocento.
Nel periodo post-unitario la città si ingrandì e si rinnovò completamente; interessante dal punto di vista artistico ed urbanistico è tutta la zona della spina dei Corsi, ma sono notevoli anche le tante fortificazioni risalenti al periodo in cui la città era piazzaforte di prima classe.
Durante il ventennio fascista si aprì il Viale della Vittoria e si completò Corso Stamira. Su questo itinerario, ricco di edifici eclettici e in stile Novecento, ma anche di esempi di tardo liberty, Guido Cirilli realizzò il Palazzo delle Poste e il Monumento ai caduti; Amos Luchetti Gentiloni progettò il Palazzo del Municipio e Pio Pullini ne decorò l'interno con i suoi dipinti; Eusebio Petetti progettò invece il Palazzo del Mutilato.
L'arte contemporanea si distingue per il monumento alla resistenza di Pericle Fazzini, le sculture di Valeriano Trubbiani, scultore di fama internazionale, e per la nuova sede della Regione, di Vittorio Gregotti. Purtroppo si devono segnalare anche alcuni pessimi esempi di inserimenti architettonici in centro storico, soprattutto in via Scosciacavalli, in via Cardeto, in via Carducci e in via Cialdini. Dal punto di vista urbanistico si ricordano le realizzazioni, assai criticate, di Piazza Pertini e del "toroide" di Piazza Ugo Bassi.
[modifica] Pittura e scultura
Nell'elenco sottostante sono riportate le opere di artisti che rappresentano Ancona. Non sono segnalate le opere di artisti locali; tra queste si ricordano soprattutto la Veduta della città di Andrea Lilli (XVI secolo), conservata in Pinacoteca, e il Giuramento degli Anconitani (XIX secolo), di Francesco Podesti, visibile nella residenza comunale. In Pinacoteca sono conservati numerosi dipinti raffiguranti Ancona nel passato.
- Maestro delle imprese di Traiano 115 d.C: Scena 79 della colonna Traiana, (Roma): Partenza da Ancona dell'Imperatore Traiano per la Seconda Guerra Dacica
- Antonio Danti, 1589 (Musei Vaticani, Galleria delle Carte Geografiche, Roma), Veduta della città e del porto di Ancona;
- Vittore Carpaccio,1460 (Collezione Tyssen, Madrid), Ritratto di Francesco Maria II della Rovere, con veduta del rione di Capodimonte;
- Vittore Carpaccio, 1526 (Scuola di San Giorgio degli Schiavoni, Venezia), San Giorgio e il drago; nello sfondo è rappresentato il duomo; Ancona qui serve per rappresentare Silene di Libia;
- Vittore Carpaccio, 1530 (Museo del Louvre, Parigi), La predica di Santo Stefano; sullo sfondo una bella rappresentazione dell'Arco di Traiano;
- Giovanni Bellini, 1430 (Collezione della Cassa di Risparmio, Prato), Crocifissione; sullo sfondo il Duomo e panorama fantastico del colle Guasco;
- Giovanni Bellini, 1516 (Galleria dell'Accademia, Venezia) Sacra Conversazione 'Giovannelli'; sullo sfondo c'è Capodimonte vista dal porto;
- Vittore Belliniano, 1526 (Scuola Grande di San Marco, Venezia), Martirio di San Marco; sullo sfondo il Duomo e il colle Guasco; Ancona qui serve per rappresentare Alessandria d'Egitto;
- Pinturicchio,1454-1513 (Libreria Piccolomini, Siena), Papa Pio II parte per la Crociata dal porto di Ancona;
- Carlo Crivelli, 1435-1494 (Galleria Nazionale, Londra), Visione del Beato Gabriele Ferretti, con veduta della campagna nei pressi della Chiesa di San Francesco ad Alto;
- Tiziano Vecellio, 1502 circa (Museo Nazionale di Londra), Noli me tangere; è rappresentata Porta Capodimonte.
- Jakob Philipp Hackert, 1780 circa, Veduta del porto di Ancona con l'Arco di Traiano.
[modifica] Cinema
Tra i titoli più significativi si citano i seguenti.
- Ossessione, di Luchino Visconti (1943). Il capolavoro di Visconti è considerato il primo film neorealista, ed è stato girato anche ad Ancona, che qui rappresenta la città portuale, nella quale, grazie alle navi che ogni giorno partono, è possibile sognare un nuovo destino per la propria vita. La cattedrale, la fiera di San Ciriaco, le salite e le scalinate della città sono rappresentate con vera maestria.
- Un'anima divisa in due, di Silvio Soldini (1993). Anche in questa pellicola Ancona rappresenta per i protagonisti, fuggitivi da Milano, il desiderio di una vita migliore. In questo caso non è la presenza del porto, ma la dimensione a misura d'uomo e la vicinanza con la natura a far assumere alla città questo ruolo. Ben presto si accorgeranno però che la vita moderna non risparmia alcun luogo.
- La regina degli scacchi di Claudia Florio (1998). Ancona in questo film è nebbiosa, inquietante, e con i suoi scorci fa da sfondo perfetto alla difficile e combattuta introspezione di una giovane ragazza.
- La stanza del figlio di Nanni Moretti (2000). Vincitore del Festival di Cannes e girato interamente in città, qui Ancona è usata senza citarla per rappresentare una tipica città dell'Italia di oggi.
[modifica] Letteratura
- Catullo (Carmina, 36) cita Ancona parlando dei più celebri luoghi di culto di Venere
- Giovenale (Satire, libro IV) in una celebre immagine parla del "tempio di Venere sorretto dalla dorica Ancona"; è dall'epoca romana, dunque che Ancona viene definita dorica
- Dante Alighieri, nel canto XXI del Paradiso, dice:
| « In quel loco fu' io Pier Damiano, e Pietro Peccator fu' nella casa di Nostra Donna in sul lito adriano". » |
È San Pier Damiano a parlare nei versi del Poeta. Il "loco" di cui il santo parla all'inizio è l'eremo di Fonte Avellana, mentre l'identificazione della dimora di nostra Signora sul lido adriatico ha fatto molto discutere. Secondo alcuni si tratterebbe della chiesa di Santa Maria in Porto di Ravenna, secondo altri invece di Santa Maria di Portonovo, presso Ancona. Senza entrare nel merito, basti qui dire che entrambe le ipotesi sono suffragate da prove a favore e contro, ma la seconda è meno nota. Nella chiesa di Portonovo, è presente una targa con i versi di Dante.
- Giacomo Casanova nei suoi diari si sofferma a lungo a proposito del suo soggiorno ad Ancona (nel vecchio lazzaretto), e ci racconta belle ed intriganti avventure capitategli con due donne incontrate qui.
- Madame de Stael nel romanzo "Corinna ou l'Italie" dà una bella descrizione dell'atmosfera cosmopolita della città nei primi anni dell'Ottocento.
- Joyce Lussu nel romanzo "Anarchici e Siluri" ci riporta indietro nel tempo, facendoci immergere nell'Ancona degli anni 1910, che nella finzione letteraria ospitava Sherlock Holmes alle prese con spie, ricevimenti alle Muse e passeggiate nei boschi del Conero.
[modifica] Cultura
[modifica] Musei
- Pinacoteca civica "Francesco Podesti", situata all'interno di palazzo Bosdari, in via Pizzecolli. Tra le altre possiamo trovare opere di Carlo Crivelli, del Tiziano, di Lorenzo Lotto, del Guercino, di Sebastiano del Piombo, di Orazio Gentileschi, di Andrea Lilli, di Francesco Podesti.
- Museo tattile statale Omero, che ha sede nei pressi del palazzo della Regione. È uno dei pochi al mondo, l'unico in Italia, che permette anche ai non vedenti di avvicinarsi all'arte facendo toccare calchi in gesso a grandezza naturale di famose opere scultoree, modellini architettonici di celebri monumenti, ma anche reperti archeologici e sculture di artisti contemporanei originali. La visita è piacevole e istruttiva per tutti coloro che amano l'arte.
- Museo diocesano, situato nel piazzale del Duomo. Ricco delle testimonianze di una fede che ha origini antichissime, essendo legato l'arrivo del Cristianesimo al protomartire Santo Stefano, comprende una collezione di sculture, di dipinti e di oggetti sacri. Tra i pezzi più celebri quattro arazzi dai colori vivissimi, tratti da cartoni del Rubens.
- Museo archeologico nazionale delle Marche, ospitato all'interno del cinquecentesco palazzo Ferretti, permette un interessante viaggio nel tempo grazie alle testimonianze ricchissime di tutte le civiltà della regione. Comprende le seguenti sezioni: Preistorica (dal Paleolitico, al all'età del Bronzo) Protostorica (sezione caratterizzante il museo, grazie ai bellissimi reperti del popolo piceno, che abitava nelle Marche nell'età del Ferro; la sezione comprende poi le testimonianze dell'invasione dei Galli). Da anni si attende la riapertura delle Sezione Greca, che esporrà i reperti della necropoli di Ancona, della Sezione Romana, pure ricchissima, della Sezione Medievale e della notevolissima collezione numismatica. Irrisolta è ancora la questione dei Bronzi dorati da Cartoceto di Pergola, statue di epoca romana di eccezionale valore: si tratta dell'unico gruppo equestre in bronzo dorato rimastoci dall'antichità. Trovati nel 1946 a Cartoceto di Pergola, salvati da un emissario della soprintendenza dalla vendita all'estero, furono esposti al Museo Nazionale fino al 1972, quando a causa del terremoto il museo chiuse. Alla riapertura del Museo si aprì un contenzioso con Pergola, comune nel cui territorio il reperto era stato trovato. Dopo alterne vicende si giunse ad un compromesso alla cui formulazione parteciparono il Ministero, la Regione Marche e la Soprintendenza Archeologica: vennero eseguite delle copie conformi del gruppo bronzeo, e si decise di esporre alternativamente a Pergola e ad Ancona gli originali e le copie. Il patto venne rotto dal Ministero ed attualmente le statue originali sono a Pergola, in un museo appositamente istituito. Sul tetto del Museo Nazionale svettano le copie ricostruttive delle statue, realizzate in bronzo dorato.
- Museo della città, è un museo di storia urbana, situato in Piazza del Papa. Tra i pezzi da segnalare le vedute della città di Luigi Vanvitelli e un grande plastico in legno che ricostruisce la città di Ancona nel 1800.
- Museo di Scienze Naturali "Luigi Paolucci". Pur essendo un museo nato e cresciuto in città grazie all'opera del noto scienziato anconitano Luigi Paolucci, ora ha sede nel vicino centro di Offagna, uno degli storici castelli di Ancona. Il museo espone una piccola ma significativa parte delle ricchissime collezioni naturalistiche di sua proprietà: fossili, minerali, materiali didattici storici, esemplari impagliati di animali; testimonia i vari aspetti degli ambienti naturali delle Marche.
[modifica] Teatri
| Per approfondire, vedi la voce Teatro delle Muse. |
- Teatro delle Muse. Costruito nel 1827 su progetto di Pietro Ghinelli, ha conservato soltanto la struttura esterna e la neoclassica facciata a colonne doriche. Durante la seconda guerra mondiale il tetto fu parzialmente danneggiato da una bomba d'aereo, che suggerì negli anni di ricostruire gli interni in stile moderno, avviando un restauro durato decenni. Capace di accogliere più di mille spettatori, ospita oggi una stagione lirica di livello internazionale, una stagione sinfonica, una di prosa ed una di musica jazz. Da segnalare il sipario tagliafuoco del palcoscenico, decorato da un'opera dell'artista Valeriano Trubbiani.
| Per approfondire, vedi la voce Teatro sperimentale Lirio Arena. |
- Teatro sperimentale Lirio Arena. Inaugurato nel maggio 1960 per far rinascere ad Ancona il teatro drammatico, in attesa della riapertura del Teatro delle Muse, divenne il teatro cittadino e per finanziarne le spese di gestione fu costituito un comitato di sostenitori, che diede solidità finanziaria consentendo alle migliori compagnie italiane di esibirvisi. Nel 1967 si decise l'ampliamento che fu completato solo tra il 1974 e 1979.
- Teatro Metropolitan, gioiello del XIX secolo ubicato nel corso principale, è attualmente oggetto di complesse opere di ristrutturazione.
- Teatro Goldoni, altro teatro storico purtroppo andato perduto. Realizzato a metà Ottocento, è oggi un cinema multisala.
[modifica] Istruzione
| Per approfondire, vedi la voce Università politecnica delle Marche. |
L'Università politecnica delle Marche (già Università degli studi di Ancona) fu fondata nel 1969.
Vi sono presenti le facoltà di Ingegneria, Economia intitolata a "Giorgio Fuà", Agraria, Medicina e Chirurgia, Scienze.
[modifica] Sedi espositive
Il quartiere fieristico di Ancona si trova nella zona portuale della città, nel largo Fiera della Pesca, infatti sin dal 1933 si teneva la "fiera adriatica della pesca" che assunse sempre maggior importanza, anche in ambito internazionale, fino alla seconda guerra mondiale quando fu interamente distrutta. Ricostruita in breve tempo, venne inaugurata il 25 luglio 1948 alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi e assume, di nuovo, carattere internazionale nel 1955. Negli anni 80 si rinnovano i locali e l'ente fieristico inizia ad ospitare esposizioni di molteplici settori, iniziando la sua rinascita. Con 12 000 m² di superficie espositiva divisi in due padiglioni ed un centro congressi, ospita circa 30 manifestazioni e 250 convegni annui (dati 2002). Dal 1995, assieme al quartiere fieristico di Civitanova Marche, è gestito dall'"ente regionale per le manifestazioni fieristiche".
[modifica] Biblioteche
- Biblioteca comunale Luciano Benincasa, fondata nel 1669;
- Biblioteca dell'Archivio di Stato;
- Emeroteca, conserva copie di 12 quotidiani attuali e gli archivi del Corriere Adriatico (dal 1951) e de Il Resto del Carlino (dal 1953) ed altre testate nazionali.
[modifica] Altre istituzioni culturali
- Soprintendenza per i Beni artistici, storici ed architettonici delle Marche;
- Soprintendenza per i Beni archeologici delle Marche;
- Soprintendenza per i Beni archivistici delle Marche;
- Soprintendenza Regionale;
- Deputazione di Storia Patria per le Marche, con relativa biblioteca;
- Accademia Marchigiana di Scienze, Lettere ed Arti, con relativa biblioteca;
- Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche, con relativa biblioteca;
[modifica] Anconetani illustri
| Per approfondire, vedi la voce Categoria:Personalità legate ad Ancona. |
- Luigi Albertini giornalista per lunghi decenni direttore del Corriere della Sera
- Franco Corelli cantante lirico di fama mondiale, recentemente scomparso
- Antonio ed Augusto Elia patrioti del Risorgimento combatterono con Garibaldi
- Giorgio Fuà economista
- Emilio Ferretti comandate partigiano, sindacalista, politico, presidente ANPI Marche
- Gabriele Ferretti cardinale e beato del XV secolo
- Ciriaco Pizzecolli o Ciriaco di Ancona, vissuto a cavallo del XIV e del XV secolo, celebre umanista, considerato il padre dell'archeologia
- Francesco Podesti pittore del XIX secolo che lavorò per varie corti d'Europa e che in Vaticano celbrò il dogma dell'Immacolata concezione
- Galliano Rossini campione olimpico Melbourne 1956
- Franco Scataglini poeta recentemente scomparso che portò a fama nazionale il dialetto anconitano, trasfigurato dalla poesia
- Duilio Scandali poeta del XIX secolo, considerato il padre della poesia dialettale anconitana
- Stamira eroina del XII secolo, la donna anconitana più conosciuta in Italia
- Benvenuto Stracca economista, fondatore del diritto commerciale
- Vito Volterra matematico
- Angelo Pichi generale, patriota e garibaldino
[modifica] Economia
Come il resto della regione, Ancona non ha oggi un gran tessuto industriale ma punta molto sul commercio grazie soprattutto al porto di Ancona e sul turismo grazie al clima, alla natura, ai suoi chilometri di spiagge, ed al patrimonio storico-archeologico che racconta più di 3.000 anni di storia. Inoltre, grazie al clima mite e tipicamente mediterraneo, eccelle in alcuni settori dell'agricoltura.
[modifica] Industrie
Tipica della città è l'industria dei Cantieri Navali, che, di origine antichissima, ancora può contare su una importante sede della Fincantieri e su diversi cantieri privati. Molto importanti sono le industrie metalmeccaniche, chimiche, farmaceutiche.
[modifica] Servizi e commercio
Il commercio è l'attività principale della città, per la grande rilevanza che ha il porto con un notevole traffico di merci (tra i primi dell'Adriatico), ma anche di persone; è infatti al primo posto per numero di passeggeri annui (1.500.000). Il porto è al primo posto nell'Adriatico e tra i primi d'Italia anche per le attività della pesca; considerevole è infatti il mercato ittico della città e la Fiera Internazionale della Pesca, che si tiene in città fin dal 1937. Dall'estate 2005 anche alcune crociere fanno scalo nella città dorica.
Moltissimi sono i cittadini impiegati nei servizi, in particolar modo quelli pubblici, mentre il settore del commercio è particolarmente attivo sia nelle strade del centro cittadino, dove la zona del corso Stamira è tradizionalmente centro commerciale della città, sia nelle periferie dove, negli ultimi anni, sono sorti numerosi centri commerciali di grandi dimensioni, che attirano visitatori e acquirenti da fuori città e fuori provincia.
[modifica] Turismo
Il turismo ha una sua importanza, non tanto per l'alto numero di persone che si imbarcano, che in realtà spesso non escono dall'area portuale, ma per la spiaggia di Portonovo, dotata di alberghi e campeggi.
Il settore alberghiero, ha infatti, aperto la strada ad un concreto sviluppo nel settore turismo, soprattutto in considerazione dell'amplissima gamma e ricchezza nell'offerta storico-culturale, naturalistica, balneare, e dell'intrattenimento che già la la sola città può offrire, e che comporta ogni anno la presenza di un gran numero di turisti da tutto il mondo.
[modifica] Urbanistica
Ancona è una tipica città policentrica, dato che sono quattro le piazze che giocano un ruolo centrale: Piazza del Plebiscito (del Papa), il cuore dei rioni più antichi; Piazza della Repubblica (del Teatro), punto di unione tra il centro e il porto; Piazza Roma, il centro della zona dei mercati all'aperto e al coperto; Piazza Cavour, la più vasta e alberata, centro dei rioni ottocenteschi. Le ultime tre piazze sono unite da un tridente di corsi paralleli: corso Mazzini (corso vecchio), corso Garibaldi (corso nuovo) e corso Stamira; sono considerati i corsi principali e la zona tra essi compresa è nota con il nome di "Spina dei corsi".
Se quattro sono le piazze centrali e tre sono i corsi, uno solo è il vertice di questa città circondata per due lati dal mare: la sommità del colle Guasco, sul quale sorge il Duomo, vero punto di riferimento, dato che esso è visibile non solo dal porto e dal centro, ma anche da tutte le colline di periferia; la collina della cattedrale, primo segno inconfondibile della città per chi proviene dal nord o dal mare.
Anche la Cittadella, progettata da Antonio da Sangallo il giovane, costituiva un caposaldo scenico di grande effetto per la città; è oggi nascosta da un bosco di pini piantato nel dopoguerra in occasione di una Festa dell'Albero per scongiurare le frane che interessavano il versante e dotare la città di una zona di fresca ombra. Le specie scelte per la piantumazione si sono rivelate in seguito di scarsa influenza sulla tenuta del terreno e il bosco potrebbe essere oggetto di uno sfoltimento dei numerosi alberi ormai deperienti, recuperando una parziale visibilità della fortezza.
Caratteristica è la presenza di un asse stradale che attraversa tutto il promontorio da Ovest ad Est, da mare a mare: dalle banchine del porto al belvedere sulle rupi del Passetto. Questa direttrice urbana assume vari nomi: nel tratto iniziale è costituita dai tre corsi paralleli già citati, nel tratto finale invece prende il nome di viale della Vittoria.
Dato che la città si adagia su numerose colline, altra caratteristica è la frequenza con la quale si incontrano salite, scalinate, belvedere e punti panoramici. Tra questi ultimi, i più rinomati sono il piazzale del Duomo, Piazza del Gesù (B. Stracca), la pineta e la scalinata del Passetto, il belvedere di Capodimonte, quello del Pincio, la lanterna rossa del porto, il faro vecchio, gli spalti di Forte Cardeto, e per finire tutti gli "stradelli" che portano al mare da via Panoramica, dalla piscina del Passetto e dal quartiere di Pietralacroce. Anche i quartieri periferici sono interessanti per i panorami, ad esempio Posatora (dal parco Belvedere).
A nord, la conurbazione di Ancona si estende fino a Falconara Marittima, con la quale c'è una continuità di insediamento lungo la via Flaminia.
[modifica] Infrastrutture e trasporti
[modifica] Trasporto su strada
Notevoli sono le infrastrutture viarie: per andare verso Nord ci si può servire della Strada Statale 16 Adriatica e del casello di Ancona Nord (a Castelferretti) dell'Autostrada A14 Adriatica. Per andare verso Ovest si prende la statale SS76, quasi interamente superstrada, che confluendo nella Statale SS3 Flaminia poco oltre il confine con l'Umbria porta sino a Roma. Il casello di Ancona Sud (all'Aspio) serve invece per recarsi nel Mezzogiorno d'Italia. La variante alla SS16, svolge funzioni di tangenziale. È stata completata alcuni anni fa la strada di attraversamento della città, in parte sopraelevata, che dal casello di Ancona Sud giunge in prossimità del centro; quest'ultima strada è chiamata bretella o Asse Nord-Sud. Da anni è in discussione una strada a scorrimento veloce che conduca dal porto all'autostrada; sono state proposte diverse soluzioni, come l'uscita a Sud, che a portato alla realizzazione della SS 681, o l'uscita a Ovest, favorita dall'amministrazione comunale, ma ancora in fase di progettazione.
[modifica] Trasporto su ferro
La stazione di Ancona centrale è di transito per la linea ferroviaria adriatica Milano - Bologna - Ancona - Pescara - Bari - Lecce, e di testa per la transappenninica Ancona - Foligno - Orte - Roma. Già sede di uno dei 13 dipartimenti ferroviari italiani, la città è servita anche dalla stazione di Ancona Marittima, usata soprattutto dai pendolari, e da quelle di Ancona-Varano, Ancona-Torrette e Palombina, destinate al traffico locale.
[modifica] Trasporto marittimo
| Per approfondire, vedi la voce Porto di Ancona. |
La stazione marittima è situata nel molo Santa Maria. I collegamenti dal porto di Ancona sono regolari con la Croazia, con l'Albania, con il Montenegro, con la Grecia e con la Turchia.
[modifica] Trasporto aereo
| Per approfondire, vedi la voce Aeroporto di Ancona-Falconara. |
L'aeroporto Raffaello Sanzio, situato a Falconara Marittima, ha voli regolari con Roma, Milano ed alcune città europee.
[modifica] Trasporti pubblici urbani metropolitani
Il servizio di trasporti pubblici per l'area urbana è costituito dalla rete di filobus e di autobus gestita dalla Conerobus.
La forte presenza di autoveicoli negli ultimi decenni ha portato ad una regolamentazione del traffico con l'istituzione dei parcheggi a pagamento nella zona del centro dalle 8 alle 20 di tutti i giorni feriali.
La situazione del traffico cittadino è comunque difficile per molte cause, come ad esempio:
- l'assenza della rete di trasporto pubblico su ferro (dovuta alla difficoltà di realizzazione di metropolitane per la presenza di zone sismiche nel territorio) e, secondo alcuni, anche per decenni di mancanza di investimenti nel trasporto pubblico;
- l'altissima densità di automobili, nella città è registrato un gran numero di veicoli circolanti che comporta problemi di parcheggi;
- l'oggettiva difficoltà di costruire nuovi ed ampi parcheggi nel centro della città data la particolare situazione geografica ed urbanistica di Ancona.
Nel 1883 fu costruita in città una linea di tram a cavalli, sostituita nel 1909 con la trazione elettrica.[7] In epoca successiva fu smantellato completamente per favorire il trasporto su gomma. Nel 1949 viene costruito l'impianto filoviario.[8]
