Dialetto leccese

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1leftarrow.pngVoce principale: Dialetto salentino.

Dialetto leccese (Tialettu te Lecce)
Parlato in Italia Italia
Regioni Lecce Lecce
Brindisi Brindisi
Persone circa 100.000
Classifica non in top 100
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Meridionale estremo
    Salentino
     Leccese
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
(a Lecce) "Tutti li cristiani te lu munnu nascenu libberi e suntu pari pe' dignità e diritti. Tutti tenenu cervieḍḍu e cuscenza e tocca 'sse comportanu comu frati l'unu cu l'auṭru."
Salentino.jpg

Il dialetto leccese o salentino centrale è una variante del salentino e si differenzia dal salentino settentrionale per la presenza di cambiamenti metafonetici solo parziali. In particolare, si nota il dittongamento in /jɛ/ e /wɛ/ per i soli continuatori di Ĕ,Ŏ seguiti da -/i/, -/u/ (dente-denti vengono resi con tente-tienti; buona-buono vengono resi con bona-buenu), ma anche qualche esito metafonetico condizionato per i soli continuatori di Ē (mese-mesi vengono resi con mese-misi).
Pur con alcune differenze tra un comune e l'altro, il salentino centrale copre la parte meridionale della provincia di Brindisi e quella centro-settentrionale della provincia di Lecce. A sud della linea Gallipoli - Maglie - Otranto si è soliti parlare di variante meridionale del salentino, caratterizzato dall'assenza quasi totale di cambiamenti metafonetici.

Diffusione geografica[modifica | modifica sorgente]

Provincia di Lecce Provincia di Brindisi

Differenze dall'italiano standard[modifica | modifica sorgente]

Il dialetto presenta un sistema a 5 vocali in posizione tonica e 3 gradi di apertura. È composto inoltre da una dittongazione metafonetica per -i e -u finali.

  • Ě>jε tranne se è preceduta da una palatale ed una dittongazione inconstante nelle forme in -mentum (ad esempio, denti diventa tiènti; sentimento > sientimientu oppure sientimentu)
  • Ŏ>wε oppure Ŏ>wε>ε in iniziale di parola o ɔ preceduta da una palatale o dentale (ad esempio, morto diventa muertu ecc.)

La o lunga diventa quasi sempre u (sole>sule), tranne nella zona di Galatina dove può rimanere o (il sole > lu sole).
La forma uo diventa ue (fuoco>fuècu), ma talora è reso con o (fuocaia > fòcara, ma anche in alcune zone fuoco > focu). Queste indicazioni di massima hanno comunque numerose eccezioni. La o di gioco, ad esempio, viene resa in modo diverso a seconda se si tratta del sostantivo o del verbo: io gioco > iou sta sciocu; il gioco > lu šwecu; giocare > sciucare.

Nell'area leccese (e a Lecce in particolare) si nota una tendenza, di derivazione un po' aristocratica, ad addolcire alcuni suoni. Ad esempio, la a e la e sono quasi sempre molto aperte, si tende a sostituire la z (zeta sorda) con la ẓ (zeta sonora), la u con la o, la g con la c (per dire zinco si usa talora ẓingo in luogo di zincu). Quest'ultimo fenomeno fonetico è particolarmente evidente quando si parla in italiano.
La e non accentata (se non è in finale di parola) può essere resa con "i", ma sussiste (specialmente a Lecce) la forma con e (piccàtu e peccàtu). Allo stesso modo la "o" accentata può anche essere resa con "e": nèsciu/nòscia per "nostro"/"nostra", ièu o iòu per "io", èju o òju per "olio". Il gruppo "gl" (suono non esistente nel salentino) viene reso, a secondo della zona, con j oppure con ggh: òju o ogghiu per "io voglio" (ma anche per "olio"), Majanu o Magghianu per il centro abitato di "Magliano".
Da notare anche la traduzione della particella pronominale ci: la parola "liberaci" viene resa nell'area leccese con "liberanne" o "liberande", ma già a Carmiano si preferisce "liberandi", mentre nei paesi del basso brindisino (Cellino San Marco, San Pietro Vernotico) "liberanci" e nel brindisino di Brindisi "liberandi" o liberanni".

Differenze territoriali[modifica | modifica sorgente]

Il leccese parlato in alcuni paesi dell'area bilingue della Grecìa Salentina, tra cui Martano, Corigliano d'Otranto, Castrignano de' Greci, Soleto, Zollino e in altre località come Aradeo, è caratterizzato dall'uso frequente del passato remoto anche per azioni appena compiute, a differenza degli altri paesi del Salento, dove, anche per influenza dell'italiano, si usa più spesso il passato prossimo. Tale particolarità, che avvicina sensibilmente il dialetto di questi paesi al siciliano e a quello Calabrese meridionale, deriva dal greco che, come nell'inglese moderno, usa il passato remoto (aoristo) per le azioni compiute e concluse nel passato, anche recente, e che quindi non hanno conseguenze nel presente. Ad esempio, la frase "oggi è andato al mare" - che nel salentino di Lecce diventa osce è/ha sciùtu a mmare - viene reso in queste zone osci scìu a mmare, ossia “oggi andò al mare” (confronta il griko Sìmmeri pìrte sti ttàlassa e il greco moderno Σήμερα πήγε στη θάλασσα / sìmera piye sti thàlassa).

Verbi[modifica | modifica sorgente]

Il presente e il passato continuato in leccese si forma con la terza persona dell'indicativo presente del verbo stare + indicativo presente/perfetto del verbo:

  • sta fazzu [sto facendo]; sta facìa [stavo facendo].
  • sta fàcene/fàcenu [stanno facendo]; sta facìane/facìanu [stavano facendo].

Non esiste la forma futura, che viene sostituito dal presente progressivo in caso di azione programmata nel futuro (crài sta bau fore, domani sto andando in campagna), da un costrutto col verbo avere in caso di azione necessaria (crài aggiu scire fore, domani devo andare in campagna), dal presente indicativo negli altri casi (crai au fore, domani vado in campagna).

Le desinenze dei verbi subiscono delle leggere variazioni da un paese all'altro.

Verbo Essere[modifica | modifica sorgente]

persona Indicativo presente Imperfetto Perfetto
Ieu/Iou su'/suntu era fuèsi
Tie/Tia/Tune si'/sinti eri fuèsti
Iḍḍu/Iḍḍa ete era foi/fose
Nui simu èramu fòsemu
'Ui/Vui siti eravate/erive foste
Iḍḍi/Iḍḍe su'/suntu èrane/èranu fòrene/fòsera

Verbo Avere[modifica | modifica sorgente]

Il verbo "avere" è difettivo e nei tempi presente e imperfetto dell'indicativo viene usato solo nella funzione di ausiliare. Negli altri casi viene sostituito dal verbo tenere.

persona Indicativo presente Imperfetto Perfetto
Ieu/Iou aggiu ìa ibbi
Tie/Tia/Tune ai/a' ii/ìvi ìsti
Iḍḍu/Iḍḍa àe ìa ibbe
Nui amu/imu ìamu ìbbimu
'Ui/Vui iti ìvi ìsti
Iḍḍi/Iḍḍe àne/ànu ìane/ìanu ìbbera

Verbo Andare (Scire)[modifica | modifica sorgente]

persona Indicativo presente Imperfetto Perfetto
Ieu/Iou àu/vàu scia scìi
Tie/Tia/Tune ai/vài scivi scisti
Iḍḍu/Iḍḍa àe/vài scìa scìu
Nui sciàmu scìamu scemmu/scimmu
'Ui/Vui sciàti scìvive scistu/scìstive
Iḍḍi/Iḍḍe àne/ànu/vànnu scìanu/scìane scèranu/scèrane/scèra

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • A. Costagliola, Vocalismo tonico del dialetto di Lecce
  • A. Garrisi, Studi e testi dialettali
  • M. D'Elia (1957) Ricerche sui dialetti salentini. Atti e memorie dell'Acc. Toscana La Colombaria, 21, a. 1956, Firenze, Olschki, 133-179.
  • G.B. Mancarella (1975) Salento. In M. Cortelazzo (ed.), Profilo dei dialetti italiani, 16, Pisa, Pacini.
  • G.B. Mancarella (1998) Salento. Lecce, Ed. del Grifo.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]