Lingua emiliana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Emiliano
Parlato in Italia Italia
Regioni Emilia-Romagna-Bandiera.png Emilia-Romagna (Provincie di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e parte occidentale della Provincia di Bologna)
Flag of Lombardy.svg Lombardia (Provincia di Mantova, Provincia di Pavia e il Casalasco nella Provincia di Cremona)
Piemonte Piemonte (Provincia di Alessandria, zona del Tortonese)
Flag of Tuscany.svg Toscana (Carrara e Lunigiana)
Flag of Veneto.svg Veneto (Transpadana Ferrarese)
Persone ~2,5 milioni
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Emiliano-romagnolo
         Emiliano
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
ISO 639-3 egl  (EN)

Col termine emiliano[1] ci si riferisce ad un gruppo di varietà linguistiche locali, volgarmente dette anche dialetti, parlati nell'Italia Settentrionale. Tali varianti sono diffuse prevalentemente nella regione storica dell'Emilia, ma si estendono anche in territori circostanti di Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto[2]. Insieme al romagnolo, l'emiliano costituisce una delle due varietà della lingua emiliano-romagnola, appartenente al gruppo gallo-italico delle lingue romanze occidentali. Pertanto, come il francese, l'occitano ed il catalano presenta fenomeni fonetici e sintattici innovativi che lo distinguono dall'italiano, che appartiene invece al gruppo orientale delle lingue romanze.

Una koinè emiliana non esiste[3], tuttavia studi più recenti e mirati hanno individuato alcune koiné locali intorno a singole città o piccole aree[4].

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

I confini tra le varietà emiliane e le altre lingue gallo-italiche sono abbastanza labili per quanto riguarda la fonetica e il lessico. Il continuum dialettale emiliano, infatti, va oltre i confini amministrativi dell'Emilia-Romagna e contamina i dialetti delle regioni vicine, creando così zone di transizione all'interno delle quali le caratteristiche degli uni e degli altri finiscono per mescolarsi reciprocamente[5].

Oltre che in Emilia (coincidente pressappoco con le province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara e parte della provincia di Bologna fino al fiume Sillaro, al di là del quale ha inizio la Romagna), le varietà del gruppo emiliano si spingono più volte a nord del Po. Sulla sponda sinsitra del fiume raggiungono una fetta della Provincia di Rovigo anticamente chiamata Transpadana Ferrarese (territorio che appartenne all'Emilia fino al Congresso di Vienna), buona parte della provincia di Mantova, la zona sudorientale della provincia di Cremona intorno a Casalmaggiore (dialetto casalasco) e la città di Pavia con il suo circondario. Risulta comunque controversa la posizione del pavese cittadino (talvolta identificato unitamente all'oltrepadano come pavese-vogherese), parlato nella città di Pavia, nelle immediate vicinanze e nella sua provincia sulla sponda sinistra del Po (ad esclusione del settore settentrionale della provincia, già linguisticamente lombardo). Sebbene qualcuno oggi aggreghi il pavese cittadino al gruppo occidentale della lingua lombarda a causa della sempre più intensa influenza del dialetto milanese[6], a partire da Bernardino Biondelli[7] è ritenuto un dialetto di tipo emiliano[8][9] almeno dal Medioevo[10]. Come varietà emiliana di transizione verso il lombardo è indicato nella Carta dei dialetti d'Italia elaborata da Giovan Battista Pellegrini nel 1977[11]. In provincia di Pavia è poi linguisticamente emiliana la zona dell'Oltrepò pavese. Ma seppur gradualmente, il continuum emiliano si spinge ancora più ad occidente, fino nella provincia di Alessandria[12][13][14][15]. Si noterebbe infatti solo sulla sponda sinistra della Scrivia l'inizio dell'area interessata dalla lingua piemontese[16].

A sud l'emiliano scavalca gli Appennini, dove raggiunge la Lunigiana fino alla città di Carrara e alcuni comuni della montagna pistoiese e lucchese.

Varietà dialettali[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo emiliano si suddivide in dieci sotto-dialetti, includendo il pavese-vogherese, ognuno dei quali presenta diverse sfumature fonetiche e lessicali.

Secondo alcuni studiosi[senza fonte], l'emiliano si divide sostanzialmente in cinque varianti:

Secondo altri studiosi[17][18] per i dialetti emiliani, anziché una classificazione per province, conviene una divisione in tre linee parallele al fiume Po, alla via Emilia e agli Appennini: cosicché si ha un dialetto emiliano "valligiano", "mediano" e "montano". I dialetti appartenenti a tali fasce est-ovest hanno maggiori affinità rispetto alle suddivisioni provinciali nord-sud. In base a questa teoria, ad esempio il dialetto mirandolese è più simile al ferrarese, piuttosto che col modenese; il modenese centrale assomiglia più al reggiano centrale, rispetto al frignanese[19].

Peculiarità linguistiche[modifica | modifica wikitesto]

I dialetti del gruppo emiliano presentano tratti comuni alle altre parlate dell'area gallo-italica, tra i quali i più caratteristici sono:

  • la caduta delle vocali finali diverse da a, probabilmente attraverso una fase di transizione che prevedeva lo schwa canonico in posizione finale[20], e il conseguente allungamento fonetico della vocale precedente, che può diventare complessa: bolognese mèder (madre), dutåur (dottore), âlber (albero);
  • l'esistenza di un sistema di particelle proclitiche soggettive, o clitici soggetto, ad accompagnare il verbo, come nel piacentino lü al canta, lur i cantan (egli canta, essi cantano); modenese: me a sun andèe (sono andato);
  • il ricorso a forme pronominali atone a destra del verbo, secondo il fenomeno dell'inversione, per la formazione della forma interrogativa comune anche al francese: bolognese a sån (io sono) e såggna? (sono io?); piacentino a buùm (beviamo) e buùmia? (beviamo?); mirandolese at magn (mangi) e magn-at? (mangi?);
  • la presenza di vocali arrotondate tipiche delle parlate della zona romanza occidentale. In carrarese e in emiliano occidentale ve ne sono quattro: ä, ü, ö, å (in piacentino anche ë, vocale semimuta paragonabile alla cosiddetta "terza vocale piemontese"), in bolognese soltanto due (ä e å), in modenese una sola. Si confronti ad esempio il piacentino lümäga con il bolognese lumèga;
  • la presenza di suoni nasali alveolari (trascritti in bolognese con il segno grafico ń) come nel bolognese cuséń (cugino) o nasali velari come nel mirandolese mujàm (mollica), bòn (buono) o finàl (finale);
  • la formazione del plurale tramite un'alternanza vocalica: źnòć (ginocchio) e źnûć (ginocchia);
  • la presenza di gallicismi comuni anche al francese e allo spagnolo: piacentino me/mi sum (a) dré a parlä (sto parlando).
  • elisione delle vocali atone interne a sillabe finali in corrispondenza di parole inizianti per vocale: mirandolese I vènan da cla banda chè (vengono da questa parte) → I vèn'n a cà (vengono a casa); A gh'ò sédas pui (ho sedici polli) → A gh'ò séd'ś an (ho sedici anni) ma → A gh'ò daśdòt an (ho diciott'anni).

Più forte rispetto agli altri dialetti galloitalici è

  • l'indebolimento delle sillabe atone, che spesso tendono ad un grado di apofonia di tipo zero, seppur con nette variazioni da un dialetto all'altro: bolognese śbdèl (ospedale), bdòć (pidocchio), e dscårrer (discorrere, usato nell'accezione di parlare), ma piacentino uspedäl, piöc' e discùr.

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Il corvo aveva rubato da una finestra un pezzo di formaggio; appollaiato sulla cima di un albero, era pronto a mangiarselo, quando la volpe lo vide; era davvero affamata. (Fedro)

Bolognese[modifica | modifica wikitesto]

Al côrv l'avêva rubè da una fnèstra un pzulén ed furmâi; apugè in vàtta a un âlber, l'êra drî par magnèrel, quand la våulp al le vésst; l'avêva pròpi una gran sghéssa.

Centese (variante del dialetto bolognese parlato nella città di Cento)[modifica | modifica wikitesto]

Al côrv l avîva rubè un pcŏn d furmâi da na fnèstra; pugiè invĕtta a 'n âlbar, l îra prónti par magnèrel, quand la vŏulp al la vdé; l'avîva na fâta sghéssa.

Casumarese (al confine tra Cento, Bondeno e Finale)

’Na curnàcia l’éva rubà ’n pzulìn ’d furmàj d’in vét’a 'na fnèstra; pugiàda ssóra 'n’àlbar, l’éra lì lì par tacàr a magnàrssal, quant la vólp la l’à vista; la gh’éva 'na sghìssa! ('na fàm da òrb!)

Ferrarese[modifica | modifica wikitesto]

Al còrav l'eva rubà da na fnèstra un còn ad furmaj; pugià ad sóra n'àrbul, l'era pront par magnàrsal, quànd la vòlp al l'ha vist; la gh'eva purasa fam.

Argentano[modifica | modifica wikitesto]

Al còrv l'avéva ciavè da 'na fnèstra un còn ad furmài; pugè in vèta a 'n èrbul, l'ira dria magnèral, quènd la volp al la véd; l'ira purasè afamèda.

Comacchiese[modifica | modifica wikitesto]

Al corv l'eva rubà da 'na fnastra un toch at furmaj; apugià at sauvra un erbal, l'ira praunt a magnersel, quand la vaulp là là vëst, l'ira propri (daveira) affamà.

Mantovano[modifica | modifica wikitesto]

La curnàcia l'eva rubà da 'na fnèstra 'n tòch ad formàj; pustà insìma a 'na pianta, l'éra prunt par magnàrsal, quand la vulp la l'à vist; la gh'eva propria fàm.

Guastallese e zone limitrofe (nord della provincia di Reggio E. al confine con il Mantovano)[modifica | modifica wikitesto]

Al curnàc l'ava ciavà da 'na fnèstra un tòch ad furmài; pustà insìma a 'n arbul (a 'na pianta), l'éra prunt par magnàral, quand la vulp a 'l a vist, la gh'ava fam dimóndi (propia fam).

Casalasco e Viadanese (zone al confine tra Cremonese, Mantovano e Parmigiano)[modifica | modifica wikitesto]

Al curnàc l’áva rubá da 'na fnëstra ‘n tòch ad furmàj; pugiá insìma a ‘na piánta, l’éra bèla lé prùnt par mangiál, quánt la (v)ulp al la vët; la gh’áva pròpia fàm.

Parmigiano[modifica | modifica wikitesto]

Al corv l'äva robè da 'na fnéstra 'n tòch äd formàj; pozè insimma a 'na pianta, l'éra lì lì par magnärsol/magnärsel, quand la volpa l'al vèdda; la gh'äva fama dabón.

(Valtaro / Valceno) El crôvu l'ava rôoba da na fenèstra 'n toccu de furmaju; l'era a pulà insümma a na pianta e l'era a dré a manjalu quande na vurpe u l'ha vüstu; a g'ava famme daboun

Piacentino[modifica | modifica wikitesto]

Al cròv l'äva rubä da 'na finestra (anche: fnestra) un toch ad furmäi; pugiä insima (anche: insüma) a una pianta (anche: un ärbul), l'era lé (anche: lì) par mangiäl, quand la vulp al l'ha vist; la gh'äva dabon fam a bota (anche: a bota fam).

Bobbiese[modifica | modifica wikitesto]

U cróv l'èva rôbè da ona fnèstra on tòch ad furmài; pugiè en sìma a ona piànta, l'éra prònt par mangièsõl, quànd ra vùlp a l'ha vìst; a gh'èva propi ona fàm da lù.

Pavese[modifica | modifica wikitesto]

Al crov l'aviva rubà da una finestra un toch ad furmàg'; pugià in s'la sima d'un'àlbra (d'una pianta) l'era lì par mangiàsal, quand la vulp al l'hà vist; la gh'aviva propi fàm (la gh'aviva dabón fàm).

Reggiano[modifica | modifica wikitesto]

Al crōv l'îva rubée da 'na fnèstra un pcòun ed furmâj; pularê in sém'a un êlber, l'éra lé lé per magnêrel, quànd la vòulpa al vèd; la gh'îva prôpria fàm.

Modenese[modifica | modifica wikitesto]

La curnàçia négra l'ìva purtèe via da óna fnèstra un pcòun ed furmàj; pugèda inzéma a óna piànta, l'éra pròunta per magnèrsel, quànd la vólpa la-l'ha vésta; la gh'ìva 'na fàm òrba.

Carpigiano[modifica | modifica wikitesto]

Al corev l'iva ciavè da 'na fnèstra un p'caun 'd furmai; pugè insìma a n'élber l'éra prount per magnèrel quand 'na volpa l' al véd; la gh'iva dimòndi fam.

Finalese e zone limitrofe (al confine tra Modena e Ferrara)[modifica | modifica wikitesto]

Al còrav l'iva rubà da na fnestra un pcon ad furmaj; pugià in vetta a n'arbul, l'era pront a magnarsal, quand la volp la l'ha vist; la gh'iva propria fàm.

Mirandolese[modifica | modifica wikitesto]

La curnàccia 'l iva rubâ da na fnèstra un pcón ad furmài; pugiâ inzimma a 'n àrbul, 'l éra prónt a magnàr-s-al, quànd la vólpa la 'l à vdû; la gh'iva pròpia fam.

Carrarese[modifica | modifica wikitesto]

'l corv i avev robat da 'na fnèstra 'n toc d' formai; as'tat 'n t' la zima d' 'n albr, i er lì lì p'r magnars'l, ma po' la golpa i l'ha vist, al avev propi fama.

Lunigianese alto (Bagnone, Villafranca - Massa e Carrara)[modifica | modifica wikitesto]

Al crou i'eu rubà da 'na fnestra 'n toc ad formadj; asdà an cima a 'na pianta, i'er pront à mandjarsal, quand 'na gorpa la l'ha vist; l'agheu propri fama.

Lunigianese medio/basso (Caprigliola-Massa e Carrara)[modifica | modifica wikitesto]

'r crovo ghjavé robà da 'na fnestré 'n toco d' formaghjo; acovà 'ntla zime d' 'n arbro, ghjieré lì lì p'r manghjiarslo, quand'ei cla gorpe i l'ha mirà; l'ere davero afamà.

Dialetto massese (contrada di Canevara-Massa)[modifica | modifica wikitesto]

'L corvo ghjeve arobbat(o) un tocco ( brigin') de formaggio da 'na fnestra. Accovacciat(o) 'nt la c/gima d'una pianta ghje lì lì per magnarselo, quand'al vèn la golpa ch'a lo mire. A l'ere affamata addavero!

Bondenese (variante del dialetto ferrarese)

Na curnacia l'eva rubà da na fnestra un pcon ad furmaj,pugiada in veta (ad sora) a n'arbul l'era pronta par magnarsal quand la volp al l'ha vista,la gh'èva dimondi fam.

Produzione audiovisiva[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni brani folk rock e pop di diversi autori hanno raggiunto in Italia una popolarità nazionale seppur cantati in emiliano. Il dialetto modenese è stato utilizzato per la prima volta da Pierangelo Bertoli e successivamente dai Modena City Ramblers. In bolognese Andrea Mingardi ha inciso l'album Ciao Ràgaz. Qualche canzone in reggiano è stata pubblicata dai disciolti Üstmamò. Daniele Ronda ha invece fatto ricorso al piacentino.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

L'unico film interamente girato in una varietà emiliana è L'uomo che verrà di Giorgio Diritti, che fa ricorso al dialetto bolognese nella sua versione originale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Mainoldi, Manuale dell'odierno dialetto bolognese, Suoni e segni, Grammatica - Vocabolario, Bologna, Società tipografica Mareggiani 1950 (Rist. anast.: Sala Bolognese, A. Forni 2000)
  • Fabio Foresti, Bibliografia dialettale dell'Emilia-Romagna e della Repubblica di San Marino (BDER), Bologna, IBACN Emilia-Romagna / Compositori 1997
  • E. F. Tuttle, Nasalization in Northern Italy: Syllabic Constraints and Strength Scales as Developmental Parameters, Rivista di Linguistica, III: 23-92 (1991)
  • Luigi Lepri e Daniele Vitali, Dizionario Bolognese-Italiano Italiano-Bolognese, ed. Pendragon 2007

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ (IT) Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  3. ^ A. A. Sobrero, A. Miglietta, Introduzione alla linguistica italiana, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006
  4. ^ Fabio Foresti, Aree linguistiche. Emilia e Romagna in Holtus, Metzeltin e Schmitt, 1998, pag 569-93
  5. ^ (IT) Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani.it. URL consultato il 30 luglio 2014.
  6. ^ Daniele Vitali, Dialetti delle Quattro province, Dove comincia l'Appennino. URL consultato il 28 gennaio 2014.
  7. ^ "Saggio sui dialetti Gallo-italici" di B. Biondelli
  8. ^ Francesco D'Ovidio, Wilhelm Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani, Hoepli. URL consultato l'11 febbraio 2014.
  9. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 54
  10. ^ Profilo linguistico dei dialetti italiani, Loporcaro Michele, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 97, cfr Salvioni C., Dell'antico dialetto pavese. Bollettino della Società Pavese di Storia Patria
  11. ^ Carta del Pellegrini
  12. ^ Fabio Foresti, Profilo linguistico dell’Emilia-Romagna, Editori Laterza, Bari, 2010, pag. 120
  13. ^ Introduzione alla dialettologia italiana, Grassi C. - Sobrero A. A. - Telmon T., Editori Laterza, Roma-Bari, 2003, pag. 57
  14. ^ (IT) Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani.it. URL consultato il 12 febbraio 2014.
  15. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti Gallo-italici. URL consultato l'11 maggio 2014.
  16. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 1
  17. ^ Francesco Lorenzo Pullè, Profilo antopologico dell'Italia, Firenze, 1898
  18. ^ Eusebio Meschieri, Nuovo volabolario mirandolese-italiano, Imola, 1932, pag. XIII
  19. ^ G. Bertoni, Il dialetto di Modena, Torino, 1905
  20. ^ Schwa finali sull'appennino emiliano: il vocalismo del dialetto di Piandelagotti
Emilia Portale Emilia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Emilia