Lingue indoeuropee

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L'odierna distribuzione (approssimata) delle lingue indoeuropee all'interno delle zone originarie di Europa e Asia:

██ Greco

██ Indo-Iraniche

██ Romanze

██ Celtiche

██ Germaniche

██ Armeno

██ Lingue baltiche

██ Lingue slave

██ Albanese

██ Lingue non indoeuropee

Aree tratteggiate o punteggiate: aree multilinguistiche.
Genealogia delle lingue indoeuropee.

Con lingue indoeuropee in linguistica si intende una famiglia di lingue con origine comune parlate oggi in gran parte del globo. Esse sono generalmente divise in grandi gruppi.

Questa famiglia linguistica comprende la maggior parte delle lingue d'Europa vive ed estinte e si estende attraverso l'Asia centrale fino al subcontinente indiano; nel corso dell'età moderna, a causa delle migrazioni e della colonizzazione, si è diffusa in tutti i continenti, divenendo la famiglia dominante in America, in Australia e in singole regioni dell'Africa. Per l'evoluzione e la storia della protolingua da cui derivano, si rimanda alle voci protoindoeuropeo e indoeuropei.

Membri della famiglia linguistica indoeuropea[modifica | modifica wikitesto]

Appartengono con certezza alla famiglia linguistica indoeuropea diverse sottofamiglie linguistiche a loro volta differenziate in lingue e dialetti:

  • L'Indo-Iranico, comprendente il ramo Indo-ario (lingue indoeuropee parlate in India) e l'iranico (lingue indoeuropee dell'Iran); in età antica è testimoniato dall'avestico e dal sanscrito vedico; I dialetti indo-iranici sono attestati nelle loro sedi nel I millennio a.C.; tuttavia, tracce linguistiche inequivocabili della presenza degli indo-arii sono state rinvenute nei documenti delle civiltà mesopotamiche già fra il 1900 a.C. e il 1300 a.C., in concomitanza con il subentrare di dinastie "barbariche" a Babilonia e fra gli Hurriti[3];
  • le lingue germaniche, di cui è certo che già intorno alla metà del I millennio a.C. fossero diffuse in Europa centro-settentrionale, fra il Baltico e il bassopiano sarmatico; le loro prime attestazioni scritte risalgono al V secolo d.C.[6]
  • il venetico lingua a sé parlata nell'antico Veneto; a esso è forse affine l'illirico, una lingua poco nota diffusa a suo tempo nei Balcani occidentali e forse apparentata con l'albanese [9];

A queste ultime lingue, storicamente documentate anche se poco e male, si devono aggiungere alcune lingue la cui esistenza è solo postulata sulla base di evidenze indirette: da un lato il cosiddetto "europeo antico", ipotetica lingua indoeuropea di sostrato, parlata secondo alcuni in epoca molto antica in Europa, diversa da tutti gli altri rami della famiglia, e che avrebbe dato origine alla tipica idronimia europea di fondo; dall'altro lato le ipotetiche lingue egee morte di substrato indoeuropeo influenti sul Greco antico ma estranee al ramo egeo-anatolico, fra cui il pelasgico [14], il greco psi[15] e il pelastico [16]. Si ribadisce che queste ultime lingue non sono dialetti greci: i loro resti testimoniano l'affioramento di lingue indoeuropee totalmente sconosciute per altro verso e caratterizzate da fenomeni propri, diversi in parte da quelli che identificano le altre sottofamiglie dell'indoeuropeo.

Le diverse sottofamiglie dell'indoeuropeo sono poi per tradizione raggruppate in due grandi gruppi, divisi dalla cosiddetta isoglossa centum-satem, e distinti in base al trattamento delle consonanti gutturali. Le cosiddette lingue centum (dal latino centum, "cento") continuano le antiche gutturali palatali come velari, mentre le lingue satem (dall'avestico satəm, "cento") le mutano in consonanti fricative palatali e sibilanti.

Gli studiosi attribuiscono valore differente al fenomeno della satemizzazione, a seconda dei loro orientamenti. I fautori della cosiddetta teoria glottidale ritengono ad esempio più pertinente il trattamento delle ipotetiche consonanti glottidali che essi presumono tipiche del proto-indoeuropeo nella sua fase comune, e preferiscono perciò distinguere fra lingue taihun (dal gotico taihun, "dieci") che perdono la glottidalizzazione mutando le glottidali in consonanti sorde, e lingue decem (dal latino decem, "dieci"), che tramutano le glottidali in sonore.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito vengono riportati i principali gruppi linguistici che compongono le lingue indoeuropee. A questo scopo si utilizzano le 9 famiglie definite dallo standard ISO 639-5 per i linguaggi Indoeuropei, cui si aggiungono i gruppi relativi alle lingue estinte non previste dal suddetto standard: Anatolico, Illirico, Traco-frigio e Tocario. L'elenco delle lingue che compongono i singoli gruppi non è esaustivo. Per dialetti e parlate si vedano le famiglie e i gruppi. L'asterisco accanto al nome di una lingua o gruppo indica che è estinta/o.

Gruppo albanese[modifica | modifica wikitesto]

[17]

Gruppo anatolico[modifica | modifica wikitesto]

[18]

Gruppo armeno[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo baltico[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo celtico[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione Continentale/Insulare

Classificazione P/Q

Gruppo germanico[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo greco[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo illirico[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo indoario[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo iranico[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo italico[modifica | modifica wikitesto]

[22]

Gruppo slavo[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo tocario[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo traco-frigio[modifica | modifica wikitesto]

Altre lingue isolate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Per una visione riassuntiva della situazione del substrato anatolico pregreco cfr. Francisco Villar, Los indoeuropeos i los origines de Europa, Madrid, Gredos, 1996, seconda ed., ed. ital. Gli indoeuropei e l'origine dell'Europa, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 549 ss. Una descrizione compiuta delle attestazioni dell'egeo-anatolico è in Vladimir Georgiev, Vorgriechische Sprachwissenschaft, voll. I e II, Sofia, 1941-1945. La correlazione fra il ramo egeo-anatolico o pelasgico dell'indoeuropeo e la decifrazione della scrittura minoica lineare A è analizzata dallo stesso Vladimir Georgiev in Lexique des inscriptions créto-myceniennes, Sofia, 1955, nonché in Les deux langues des inscriptions en linéaire A, Sofia, 1963. Per l'evoluzione delle teorie di Kretschmer sulle lingue egee pre-greche, cfr. Paul Kretschmer, "Die protindogermanische Schicht", Glotta, 14 (1925), pp. 300-319, nonché, "Die vorgriechische Sprach- und Volksschichten", in Glotta, 28 (1940) 231-278 e Glotta, 30 (1943), pp. 84-218. Una compendiosa trattazione degli adstrati e dei substrati indoeuropei pregreci nell'Egeo è in Otto Hoffmann, Albert Debrunner, Anton Scherer, Geschichte der griechische Sprache, Berlin, De Gruyter, 1917, quarta ed., ed. ital, Storia della lingua greca, Napoli, Macchiaroli, 1969, vol. I, pp. 16-26. A una forma molto arcaica del ramo anatolico dell'indoeuropeo ha voluto ricondurre anche l'etrusco F. R Adrados, "Etruscan as an IE Anatolian Language", Journal of Indo-europaean Studies, 17 (1989) pp. 363-383, e "More on Etruscan as an IE-Anatolian Language", Kuhns Zeitschrift für vergleichende Sprachforschung 107 (1994), pp. 54-76; la parentela fra la lingua etrusca e l'indoeuropeo resta controversa.
  2. ^ per una trattazione organica dei dialetti greci, miceneo compreso, cfr. Hoffmann, Debrunner, Scherer, op. cit. vol I, pp. 31-55. -ma vedi anche Henry, M. Hoenigswald, "Greco", in Le lingue indoeuropee a cura di Giacalone-Ramat, Ramat, cit. pp. 255-288.
  3. ^ sul ramo indo-ario dell'indoeuropeo e la sua storia, cfr. Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 567-587. Si tenga presente che le élite militari indo-iraniche di Mesopotamia parlavano dialetti affini al proto-vedico non un suo antenato diretto. Le attestazioni dell'indo-iranico fuori dell'India e della Persia rimandano sistematicamente all'indiano antico, non al persiano, come attesta Romano Lazzeroni, "Sanscrito", in Le lingue indoeuropee a cura di Giacalone-Ramat, Ramat cit., p. 123 ss. Per una trattazione organica dell'iranico cfr. invece, Nicholas Sims-Williams, "Le lingue iraniche" in Le lingue indoeuropee cit. pp. 151-162.
  4. ^ Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 443-460; Patrick Sims-Williams "Le lingue celtiche", in Le lingue indoeuropee, a cura di Giacalone-Ramat, Ramat, cit., pp. 374-408
  5. ^ Il contesto linguistico italico è assai complesso, per la presenza di componenti linguistiche diversissime sin dagli albori dell'età antica: cfr. Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 473-498; Domenico Silvestri "Le lingue italiche", in Le lingue indoeuropee a cura di Giacalone-Ramat, Ramat, cit., pp. 349-366; per il latino, cfr Edoardo Vineis "Latino", ibidem, pp. 289-348; v. inoltre F. Stoltz, A. Debrunner, W. P. Schmid, Geschichte der lateinischen Sprache, Berlin, De Gruyter, 1966, quarta ed. ital. Storia della lingua latina, Bologna, Pàtron, 1993, a cura di E. Vineis e A. Traina.
  6. ^ Villar, Gli indoeuropei cit., pp. 425-442; Paolo Ramat, "Le lingue germaniche", in Le lingue indoeuropee, a cura di Giacalone-Ramat & Ramat cit., pp. 409-440.
  7. ^ Villar, Gli indoeuropei cit, pp. 539-546; Roberto Ajello, "Armeno", in Le lingue indoeuropee cit., pp. 225-254.
  8. ^ Werner Winter, "Tocario", in Le lingue indoeuropee cit. pp. 181-196; Villar, Gli indoeuropei, pp. 589-594.
  9. ^ Szémerenyi, op. cit. p. 31; Vittore Pisani, Le lingue dell'Italia antica oltre il latino, Torino, Rosenberg & Sellier, 1964.
  10. ^ Henning Andersen, "Le lingue slave", in Le lingue indoeuropee cit. pp. 441-480; Villar, pp. 413-425.
  11. ^ Villar, Gli indoeuropei cit. pp. 401-412; William R. Schmalstieg "Le lingue baltiche" in Le lingue indoeuropee a cura di Giacalone-Ramat & Ramat, pp. 481-506
  12. ^ Shaham Demiraj, "Albanese" pp. 507-531
  13. ^ Szémerenyi, op. cit., pp. 32 s.; Villar, Gli indoeuropei cit. pp. 531 ss., 379 ss., pp. 389 ss, pp. 465 ss., 395 ss.
  14. ^ Vladimir Georgiev "Das Pelasgische", Proceedings of the Eight International Congress of linguists, Oslo, 1958, pp. 406-413. Al cosiddetto pelasgico si ricondurrebbero alcune parole del greco antico non spiegabili con l'evoluzione fonetica dei dialetti protogreci: ad es. πύργος "torre" < proto-indoeur. *bhergh "luogo elevato" (cfr. il germanico burge il celtico briga) o il verbo ἀτεμβω "danneggiare" (cfr. sanscrito dabhati) o la parola τύμβος "tomba" (proto-indoeur. *dhṃbh) che è praticamente un doppione del più genuinamente greco τάφος, che ha la stessa etimologia, o ancora ταμίας, che in origine significa "dispensiere, domestico", dalla radice *dom- "casa" (cfr. latino domus, gr. δῶμα). Le caratteristiche del pelasgico sono: la legge di Grassmann sulle aspirate come in sanscrito e in greco; un'evoluzione delle consonanti simile a quella dell'armeno; la satemizzazione delle gutturali; la comparsa di u davanti alle nasali e liquide di valore sillabico; la confusione delle vocali /a/ e /o/.
  15. ^ W. Merlingen, Das "Vorgriechische" und die sprachwissenschaflich-voristorischen Grundlagen, Wien, 1955, e "Eine ältere Lehnwortschicht im Griechische", in Griechische I: Lautgeschichte, Wien,1963. Caratteristiche del greco psi sono: una strana rotazione consonantica per cui le occlusive sorde /p, t, k/ diventano /ps, s, ks/, le sonore si aspirano, per cui ad es. si ha /b/>/pʰ/, le sonore aspirate compaiono come semplici sonore. Al greco psi risalgono per esempio parole come ξάνθος "biondo" (cfr. il latino candidus e il greco Κάστωρ "Castore", cioè "Lo splendente", dal proto-indoeur. *kad "rifulgere").
  16. ^ M. Budimir "Zur protoindogermanischen Schicht, in Actes du deuxième congrès international des linguistes, Genève, 1933, pp. 182-184. Il pelastico ha caratteristiche affini a quelle delle lingue slave. Esso spiegherebbe parole come σαργός "cervo", da *kerwos, *kṛwos (cfr. lat. cervus), attraverso due mutamenti fonetici caratteristici: 1) la satemizzazione; 2) la trasformazione della labiovelare /w/ in velare sonora /g/.
  17. ^ Il moderno albanese è stato alternativamente considerato sia derivato dall'evoluzione in situ dell'antico illirico, sia unico membro di un gruppo indoeuropeo isolato. Esistono elementi sia a favore dell'una sia dell'altra ipotesi. In questa classificazione si è sposata l'ipotesi di gruppo autonomo che risulta coerente con la codifica prevista dallo standard ISO 639-5.
  18. ^ È stato proposto che tra le lingue anatoliche si debbano annoverare anche l'Etrusco (Adrados) e il Tartessico (Wikander), ma come ci si può aspettare a causa della scarsa conoscenza di queste due lingue, queste ipotesi non sono accettate.
  19. ^ Il corso, sia oltramontano sia cismontano, viene qui inserito nel gruppo italoromanzo a causa delle strette affinità con il toscano e con il genovese, soprattutto nella versione oltramontana.
  20. ^ Il gallurese viene inserito nel gruppo italoromanzo in quanto strettamente imparentato con il corso.
  21. ^ Il sassarese è una forma di transizione tra il gallurese e il logudorese, viene qui posto nel gruppo italo-romanzo ma secondo alcuni filologi è da porre nel gruppo sardo.
  22. ^ Un tempo considerate una famiglia linguistica indoeuropea unitaria, parallela ad altri sottogruppi della grande famiglia linguistica, le lingue italiche in realtà costituiscono probabilmente due distinti rami della famiglia indoeuropea, entrambi attestati in territorio italico e, di conseguenza, avvicinate da fenomeni di convergenza.
  23. ^ È stato suggerito che il Tocario debba essere unificato con il Traco-Frigio e con l'Armeno.
  24. ^ La presenza di alcuni elementi indoeuropei nei relitti lessicali dell'antico ligure hanno fatto intravedere la possibilità della sua appartenenza a questa famiglia. La questione, però, è ancora dibattuta.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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