Lingua croata

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Croato (Hrvatski)
Parlato in Croazia, Slovenia, Serbia, Austria, Bosnia ed Erzegovina, Ungheria
Persone 5,5 milioni
Classifica non nelle prime 100
Scrittura alfabeto latino
Tipo SVO + ordine libero - tonica
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue slave
  Lingue slave meridionali
   Lingue slave sud-occidentali
Statuto ufficiale
Nazioni Unione europea Unione europea

Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
Croazia Croazia
anche Italia Italia
Regolato da Vijeće za normu hrvatskoga standardnog jezika
(Consiglio per la norma della lingua croata standarda)
Codici di classificazione
ISO 639-1 hr
ISO 639-2 hrv
ISO 639-3 hrv  (EN)
SIL hrv  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Sva ljudska bića rađaju se slobodna i jednaka u dostojanstvu i pravima. Ona su obdarena razumom i savješću pa jedna prema drugima trebaju postupati u duhu bratstva.

La lingua croata è una lingua slava meridionale parlata in Croazia e Bosnia ed Erzegovina.

Tavola di Baška in lingua croata, Baška (1000-1100).
Codice di Vinodol in lingua croata (1200).
Il messale del duca Novak in lingua croata (1368).
Libro di preghiere vaticano in lingua croata (1380-1400).

Distribuzione geografica[modifica | modifica sorgente]

Secondo Ethnologue,[1] la lingua croata è parlata da circa 5,5 milioni di persone, di cui quasi 4 milioni in Croazia. La lingua è attestata anche negli stati confinanti Bosnia ed Erzegovina (469.000 locutori), Slovenia (155.000) e Serbia (114.000).

Il croato viene inoltre parlato come lingua minoritaria in tre comuni del Molise come croato molisano, in Austria (Croati del Burgenland) e in Voivodina (nella Bačka settentrionale e nella Sirmia).

Lingua ufficiale[modifica | modifica sorgente]

È lingua ufficiale in Croazia[2] e in Bosnia ed Erzegovina.[3][4]

Dialetti e lingue derivate[modifica | modifica sorgente]

I dialetti del croato in Croazia e Bosnia-Erzegovina.

I dialetti croati sono suddivisi in tre grandi gruppi, denominati secondo la forma del corrispondente pronome interrogativo che/cosa (ča, kaj, što):

  1. Čakavo (Croazia costiera fino a Macarsca nel sud, penisola d'Istria, nella maggior parte delle isole, nel Burgenland, fino al fiume Kupa, mentre è poco comune nella Croazia interna), con forti influenze di italiano e veneto
  2. Kajkavo (a nord della linea tra il Kupa e l'alto corso della Sava) e ad occidente nella Moslavina, pochi villaggi in Burgenland e in Ungheria meridionale
  3. Štokavo (nella maggior parte della Croazia interna, sulla costa da Macarsca fino ad Antivari in Montenegro, in Bosnia-Erzegovina, nella Bačka settentrionale, nell'Ungheria meridionale, a Janjevo in Kosovo ed in pochi villaggi nel Burgenland). Lo štokavo viene parlato anche dai Bosniaci e Montenegrini e dalla maggioranza dei Serbi (settentrionali e occidentali). Inoltre pone le basi della lingua scritta croata, bosniaca, serba e montenegrina.

Il dialetto croato del Burgenland è dotato di proprie norme ortografiche, che si fondano contrariamente alla lingua standard croata prevalentemente sul dialetto čakavo ed ha anche sviluppato una propria terminologia specialistica.

C'è anche un altro dialetto parlato dai Croati, il torlacco. I Croati che parlano il torlacco vivono in villaggi della Romania (i Krasovani). Questo dialetto viene anche parlato in notevole misura dai Serbi orientali e meridionali e dai Bulgari.

La lingua standard croata si basa sul dialetto štokavo con influssi kajkavi e čakavi.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Secondo Ethnologue,[1] la classificazione della lingua croata è la seguente:

Secondo lo standard ISO 639 la lingua croata è un membro della macrolingua lingua serbo-croata (codice ISO 639-3 hbs).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Una lingua scritta croata cominciò a svilupparsi nel IX secolo parallelamente al paleoslavo, lingua nella quale si teneva la liturgia, in seguito cominciò a svilupparsi una lingua standard su base čakava. Una delle testimonianze scritte più significative di quest'epoca è la Bašćanska ploča del 1100. Questa iscrizione su lastra di pietra trovata nella cappella romanica di St. Lucija vicino alla cittadina di Besca sull'isola di Veglia riporta un'iscrizione in alfabeto glagolitico. Viene descritta qui la sovranità del re croato Zvonimir come donatore della chiesa. I testi medievali croati sono scritti in due alfabeti differenti: il glagolitico, il cirillico, ossia nella sua variante croata definita in alcune parti della Croazia e della Bosnia con i seguenti nomi Bosančica, Poljičica o Arvatica e l'alfabeto latino. A partire dal XVI secolo l'alfabeto latino si impone sempre più grazie alla chiesa.

Jugoslavia[modifica | modifica sorgente]

Si può affermare che, nella lingua standard, riferendosi a croato, serbo e bosniaco, si debba parlare dal punto di vista linguistico di una notevole somiglianza. Sono linguisticamente simili ma non uguali, fermo restando che tutte e tre nella loro forma attuale si fondano su base neoštokava. A tal proposito si consideri il contributo del prof. Roland Marti nell'ambito del secondo bollettino della slavistica tedesca dell'anno 1996. Egli, riferendosi alla problematica linguistica nell'ambito della "Jugoslavia" con particolare attenzione alla questione serbo/croata, parla di "lingue" e non di lingua: oltre a determinate divergenze fonetiche, lessicali e grammaticali, un diverso usus linguistico e differenti tradizioni letterarie caratterizzano e distinguono il croato dal serbo. Questo distinto sviluppo delle lingue letterarie vede una storia della letteratura croata e quindi anche della lingua standard ad essa riferentesi, che a seconda dei periodi storici attinge a tutte e tre le varianti dialettali croate. Il dialetto štokavo, quello kajkavo e quello čakavo si avvicendano in maniera disomogenea sulla scena dell'uso letterario croato con una certa prevalenza in una fase antica del čakavo. Al contrario, per parte serba si afferma una lingua letteraria e una relativa lingua standard che si mantengono salde nell'alveo del dialetto štokavo, con una tradizione facente riferimento alla liturgia ortodossa e quindi al paleoslavo, pur non trascurando contatti e apporti della tradizione croata in momenti storici successivi. Il bosniaco resta una realtà linguistica nell'ambito dello štokavo, la cui autonomia è fortemente rivendicata dalla componente musulmana bosniaca. Essa si sente radicata, rispetto a serbi e croati, in un entroterra storico e religioso diverso, i cui contributi linguistici dovrebbero essere riconosciuti, andando a far legittimamente parte di una lingua standard nazionale.

Nell'ex Jugoslavia socialista esistevano la lingua croata (dal 1974 al 1990 sotto il nome ufficiale "lingua croata o serba") e la lingua serba (sotto il nome "lingua serbocroata", in documenti originali dell'AVNOJ come "lingua serba"), mentre la lingua bosniaca e la lingua montenegrina non erano riconosciute. In Croazia la denominazione "croata o serba" non era mai usata nel linguaggio corrente, soltanto negli documenti ufficiali dal 1974 al 1990. Se ai tempi dell'esistenza della Jugoslavia si doveva considerare la vicinanza col serbo per definire il croato, l'espressione onnivalente e presente sin dal 1974 nella costituzione croata utilizzata era "lingua croata o serba". La denominazione "serbocroato" (srpskohrvatski) aveva già da tempo una connotazione negativa in Croazia, perché simbolizzava la sottomissione della lingua croata (come "lingua regionale", "lingua meno valida") rispetto alla lingua serba, che era "la vera lingua dello stato", "il simbolo dell'unità iugoslava".

Dall'indipendenza politica della Croazia la lingua standard croata venne ampiamente riconosciuta anche all'estero [5][6][7].

La scienza che si occupa della lingua croata è la croatistica.

Grammatica[modifica | modifica sorgente]

Il croato possiede un sistema di declinazioni per i nomi definito in sette casi: oltre al nominativo, al genitivo, al dativo, al vocativo e all'accusativo che incontriamo pure in latino, vi sono anche: lo strumentale e il locativo, due casi prettamente indoeuropei. Vengono declinati nomi, aggettivi e pronomi, secondo casi corrispondenti alla posizione del termine nella frase, al significato che gli si vuole dare od alle preposizioni utilizzate. I nomi, prevedono tre generi: maschile, femminile e neutro. Generalmente i nomi terminanti in consonante sono da considerarsi maschili, quelli terminanti in "A" sono femminili (ma sono femminili anche alcuni nomi terminanti in "OST" riferiti a concetti astratti e qualche raro termine che finisce in consonante), mentre quelli che terminano in "E" ed "O" sono neutri.

I verbi risultano invece molto semplificati rispetto all'italiano. Nella grammatica croata insegnata nelle scuole non si distingue tra modi e tempi verbali, ciò dovuto ad un'errata interpretazione della grammatica latina, pertanto vengono indicati come tempi l'infinito (terminanti generalmente con il suffisso TI), il presente, il passato, il futuro, l'imperativo, il condizionale, una forma corrispondente al participio passato dell'italiano e una corrispondente al gerundio. Tuttavia ad un'attenta analisi è possibile distinguere i modi verbali infinito, participio, gerundio, indicativo, condizionale, imperativo (esiste anche il congiuntivo che si costruisce con una perifrasi e non con l'aggiunta di una desinenza). Per quanto riguarda i tempi verbali si distinguono: futuro, futuro anteriore, presente, presente anteriore (usato come perfetto), imperfetto, imperfetto anteriore, perfetto, aoristo e piuccheperfetto. La formazione del presente anteriore (perfekt) avviene utilizzando il tempo presente del verbo ausiliare BITI (essere), riportato in forma contratta, seguito dal participio passato del verbo; quella del futuro attraverso la coniugazione presente dell'altro verbo ausialiare HTJETI (volere), riportato in forma contratta, seguito dall'infinito del verbo; il condizionale dell'ausiliare BITI forma la base per la coniugazione secondo questa forma degli altri verbi, facendolo seguire dal participio passato del verbo che si vuole porre al condizionale (ad esempio: Ja bih učio, Io studierei, dove "bih" è la prima persona del condizionale di BITI, mentre "učio" è il participio passato del verbo "učiti", studiare). Da notare che la radice del verbo non viene rilevata a partire dal tempo infinito, ma dalla coniugazione alla forma presente, motivo per cui un buon vocabolario di croato deve sempre riportare non solo il verbo all'infinito ma anche alla prima persona del presente.

Gli avverbi non vengono mai declinati e, in modo simile all'italiano, hanno spesso origine dalla declinazione secondo il genere neutro dell'aggettivo corrispondente.

Due curiosità: la lingua croata non prevede l'uso delle doppie, alcuni vocaboli con tale caratteristica sono termini importati da lingue straniere e nelle parole non sono presenti dittonghi; nelle parole che foneticamente paiono averlo, tra le due vocali è presente la lettera "j" che dà così luogo a combinazioni quali "ija", "ijo", "ije", come ad esempio in "rijetko (raramente), "rijeka" (fiume), "mlijeko" (latte). Tale aspetto è una delle principali differenze rispetto al serbo dove viene omesso il gruppo "ij", dando luogo, per gli esempi citati, a "retko", "reka", "mleko". È importante notare che quest'ultima regola non si applica nel caso della coniugazione dei verbi, in particolare al participio passato (ad esempio "vidio", part. passato di "vidjeti", vedere).


Sistema di scrittura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfabeto croato.

La lingua si scrive con i caratteri dell'alfabeto latino[1] con l'aggiunta di segni diacritici particolari.

L'alfabeto croato ha 30 lettere + 2 (i+e=ie, r+r=ŕ):

a, b, c, č, ć, d, dž, đ, e, f, g, h, i, j, k, l, lj, m, n, nj, o, p, r, s, š, t, u, v, z, ž.

Le lettere q, w, x, y compaiono soltanto in prestiti stranieri. I digrammi dž, lj e nj vengono trattati come lettere singole nel loro rispettivo ordine alfabetico. Esiste solo un numero molto basso di parole nelle quali questi gruppi caratterizzano due suoni diversi e devono perciò essere trattati come due lettere diverse, in particolare parole composte come "izvanjezični" (izvan + jezični: extralinguistico) o "nadživjeti" (nad + živjeti: sopravvivere). In origine, l'alfabeto prevedeva anche il digramma dj, sostituito in seguito dal carattere đ.

Da notare che la "r" è considerata una semivocale e l'accento della parola può cadere su di essa. A livello fonetico può essere di aiuto pronunciare una "e" molto stretta (tanto stretta da scomparire) poco prima della "r". Tale trucco può essere di aiuto nella pronuncia di alcune parole formate da sole consonanti, come "Trst" (Trieste), "vrh" (cima), "smrt" (morte), "Uskrs" (Pasqua).

I segni speciali possono essere compilati con i seguenti caratteri:

Č: Č č: č
Ć: Ć ć: ć
Đ: Đ đ: đ
Š: Š š: š
Ž: Ž ž: ž

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Lewis, M. Paul, Gary F. Simons, and Charles D. Fennig (eds), Croatian in Ethnologue: Languages of the World, Seventeenth edition, Dallas, Texas, SIL International, 2013.
  2. ^ Croatia in The World Factbook, Central Intelligence Agency.
  3. ^ Bosnia and Herzegovina in The World Factbook, Central Intelligence Agency.
  4. ^ ABOUT BIH, Agency for Statistics of Bosnia and Herzegovina. URL consultato il 1º luglio 2013.
  5. ^ Codice presso la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d'America, URL consultato in data 25 giugno 2013
  6. ^ Euobserver, il croato - 24esima lingua europea, URL consultato in data 25 giugno 2013.
  7. ^ Cambio dello standard ISO, URL consultato in data 25 giugno 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]