Protolingua
La protolingua indica, in ambito linguistico, una lingua reale o ipotetica che viene supposta come madre di altre lingue successive denominate figlie (tra loro con un certo grado di affinità), ed è stata usata per la prima volta, dai linguisti comparatisti dell’800 (o secolo XIX);
- Per esempio:
- nella teoria della linguistica romanza si suppone che il latino sia la lingua madre delle lingue neolatine e dei dialetti romanzi;
- come nella teoria della linguistica indoeuropea si suppone alla base delle lingue indoeuropee una lingua madre denominata "protoindoeuropeo";
- così come una protolingua mondiale o globale viene supposta quale lingua madre di tutte le famiglie e macrofamiglie linguistiche del mondo (in particolare dai linguisti americani Merritt Ruhlen e John D. Bengtson, sulla base della loro comparazione di quasi tutte le lingue del mondo)[1].
Di ipotesi su possibili protolingue ne esistono moltissime e quasi per ogni famiglia o macrofamiglia linguistica del mondo.
Inoltre con questo termine si indica anche, non tanto una lingua madre, quanto piuttosto una fase linguistica precedente e comune di una famiglia o di una macrofamiglia linguistica[2].
| Per approfondire, vedi le voci Linguistica comparativa e Glottologia. |
Indice |
[modifica] Etimologia
Il termine Protolingua è una parola composta bimembre costituita dagli elementi proto + lingua. Il primo elemento “Proto” è chiaramente corrispondente al greco protō- da prôtos (primo), derivato da pro (davanti). Per pro un’ indagine filologico-comparativa ci rimanda anche al sanscrito prá-, all’avestico e antico persiano fra, al latino «prō» -«prōd», all’osco umbro pru, al celtico e antico irlandese ro-, al lituano pra, al russo pro, all’ittita paraa (innanzi), ugaritico pr ‘ (il meglio), ebraico pera (principe) e pāra (essere capo, guidare), arabo far (cima, apice), egiziano pra (andare avanti), aramaico perā (produrre, fruttificare) e all’accadico parā’u (venir su, crescere).[3]
[modifica] Il concetto
Il termine protolingua viene adoperato con un'articolazione di diversi significati, tra loro non sempre coerenti, che lo rendono complicato, contraddittorio e ambiguo.
Per introdurre l'argomento si veda la definizione di protolingua data in questa recente dispensa universitaria:[4]
Una prima fonte di complicazione è l'utilizzo del termine protolingua per indicare una fase linguistica anziché un'ipotetica e supposta lingua determinata come fanno alcuni linguisti ed è dato in alcuni dizionari come definizione di protolingua.
A ciò si aggiunga che taluni linguisti per "protolingua" intendono non tanto una lingua quanto piuttosto un insieme di lingue o dialetti, cioè un insieme di varianti linguistiche affini denominato anche diasistema.
[modifica] Critica al concetto di protolingua secondo la teoria della continuità.
Secondo alcuni studiosi l'ipotetico linguaggio degli uomini della preistoria, in mancanza di attestazioni scritte dovrebbe essere per coerenza chiamato non lingua, ma dialetto. Il termine di protolingua manifesterebbe pertanto una contraddittorietà nella terminologia di base della linguistica, risentendo degli schematismi genealogici dei modelli linguistici "ad albero" e "ad onda", già criticati nella teoria della continuità di Mario Alinei.
Secondo questa teoria nessuna protolingua sarebbe di per sé definibile e determinabile storicamente, in quanto ogni fase rimanda sempre a fasi precedenti. Il termine "protolingua" potrebbe pertanto indicare soltanto una condizione o fase generale e universale di tutte le lingue umane e non una precisa lingua particolare, supposta come "madre" di altre lingue particolari ad essa eventualmente affini.
[modifica] Note
- ^ Merritt Ruhlen in Wikipedia statunitense en:Merritt Ruhlen
- ^ Un dizionario a caso [1]
- ^ Le informazioni di filologia etimologica sono tratte dai Dizionari etimologici di Giovanni Semerano
- ^ Definizione di protolingua in una dispensa universitaria [2]
[modifica] Voci correlate
|
|