Lingua ladina

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Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, si è deciso a seguito di discussioni di usare nella nomenclatura delle pagine il termine lingua per quelle riconosciute come tali nella codifica ISO 639-1, ISO 639-2 oppure ISO 639-3, approvata nel 2005. Per gli altri idiomi viene usato il termine dialetto.

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Ladino (Ladin)
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Parlato in: bandiera Italia
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Persone: ~30.000
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Suddivisioni: {{{sub1}}}
Statuto ufficiale
Nazioni: riconosciuta dallo Stato italiano come lingua minoritaria
Regolato da: Ufficio per la pianificazione della lingua ladina
Istituto Culturale Ladino Majon di Fascegn
Istituto Ladino Micurà de Rü
Codici di classificazione
ISO 639-1
ISO 639-2 {{{iso2}}}
ISO 639-3 lld  (EN)
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SIL LLD  (EN)
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Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - Art.1
Il Padre Nostro
Traslitterazione
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Distribuzione geografica del Ladino
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Racconto in ladino gardenese di Adele Moroder-Lenert della vita dei suoi nonni: registrazione Archiv Radio Ladin Alex Moroder

Il ladino dolomitico costituisce una serie di dialetti appartenenti al gruppo delle lingue retoromanze uniti da strette affinità, e parlati da circa 30.000 persone nella parte orientale dell'arco alpino, nella cosiddetta isola linguistica ladino-dolomitica.

Indice

[modifica] Le origini

Sembra che il ladino derivi dall'idioma parlato dalle popolazioni del Norico rifugiatesi nelle vallate delle Alpi orientali a partire dal V secolo, fuggendo dalle invasioni dei Rugi, degli Avari e degli Slavi. Questi gruppi, unitisi alle preesistenti etnie celtiche (breoni), erano indicati dalle popolazioni di lingua tedesca come Welsch (opponendoli a sé stessi e ai Windisch, gli Slavi), mentre essi stessi si autodefinivano latini (da cui il termine dialettale ladin). Il termine si diffuse a partire dal XVIII secolo anche negli ambienti tedeschi (Ladinisch) per designare le popolazioni in via di germanizzazione soggette al Tirolo. Le popolazioni soggette storicamente alla Repubblica di Venezia non hanno mai accettato il termine per i significati sottesi di filo-asburgicismo, per cui negli ambienti italiani si era giunti a un compromesso (ladino-dolomitici).

Il ladino ha tratti in comune con le lingue romanze occidentali, p.es. la lenizione - talvolta fino alla scomparsa - delle intervocaliche (latinu > ladin) e il plurale in -s anziché in -i, -e, ma a volte se ne discosta (la c dinanzi a e e i non passa a [ts] > [s] ma diventa [tš] come nel gruppo orientale .

Il ladino sarebbe la lingua caratterizzante della Ladinia, se non che di questo ultimo termine si fa solitamente un uso impreciso ed ambiguo, mancando di un significato storicamente affermato. In particolare con questo termine alcuni gruppi di opinione intendono indicare la regione geografica che raggruppa i comuni ladini che fino al 1918 erano dell'Impero asburgico, e che come tale non esaurirebbe la totalità dei territori di lingua ladina, mancando di annoverare quelli storicamente compresi nei domini veneziani anziché austroungarici.

[modifica] Suddivisione territoriale

I territori di lingua ladina già appartenuti all'impero Austro-Ungarico

Si hanno le seguenti varianti:

  • Area occidentale (di transizione al lombardo-orientale):
    • gardenese, parlato in Val Gardena (Gherdëina) (8.148 abitanti), 80-90 %;
    • novese, anticamente diffuso sull'alpe di Siusi e sinistra-Isarco fino a Nova Levante/Welschnofen, dove si è estinto definitivamente nel 17° sec.; sopravvive a Bulla, Roncadizza, Sureghes;
    • fassano, parlato in Val di Fassa e con varianti a Moena e a Canazei, in tutto 8.620 abitanti di cui il 60-75% di madre lingua ladina
    • Nones, parlato in Val di Non e con varianti nelle diverse zone della valle e della adiacente bassa Val di Sole. All'ultimo censimento linguistico del 2001 più di 7000 residenti in Val di Non e in val di Sole si dichiararono ladini. Non è certo se il Nones è un idioma ladino oppure una lingua vera e propria.
  • Area orientale (di transizione al veneto-alpino e in parte al friulano):
  • sono considerati ladine anche le parlate dell'Agordino e della Valle di Zoldo, sebbene molti studiosi li reputino dei "semiladini" o dei dialetti veneti con influssi ladini.

I dialetti occidentali risentono di stanziamenti celti (breoni) e dal confinare coi dialetti lombardi (trentino), i dialetti centro-orientali da stanziamenti reto-veneti e dal confinare coi dialetti veneti (feltrino, bellunese) e friulani (carnico).

In Provincia di Bolzano (Bulsan) è lingua ufficialmente riconosciuta in base all'art. 102 dello Statuto d'autonomia sulla valorizzazione delle iniziative e attività culturali e la minoranza ladina viene tutelata con diverse norme riguardanti tra l'altro l'insegnamento nelle scuole pubbliche e la facoltà di usare il ladino nei rapporti orali e scritti con gli uffici della pubblica amministrazione, con esclusione delle forze armate e le forze di polizia. Infatti nelle scuole delle località ladine dell'Alto Adige la lingua ladina è lingua d'insegnamento assieme al tedesco e italiano. In base alla delibera della Giunta Provinciale n. 210 del 27 gennaio 2003 (Utilizzo della lingua ladina da parte degli enti pubblici e negli atti normativi) "le varianti del ladino con riconoscimento ufficiale in provincia di Bolzano sono il ladino unificato della Val Badia e quello della Val Gardena".

Recentemente anche in Provincia di Belluno, grazie alla normativa sulle minoranze linguistiche storiche (legge 482/1999), sono stati riconosciuti ladini i comuni del Cadore, del Comelico, dell'Agordino, dell'alta val Cordevole e della Val di Zoldo. È attivo l'Istituto Ladin de la Dolomites (Istituto Culturale delle Comunità dei Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi), con sedi a Borca e Selva di Cadore.

Recentemente è stato concluso il progetto SPELL che mira alla creazione di una lingua ladina standard.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Elenco dei comuni di lingua ladina.

[modifica] Esempio

Un esempio di una leggenda in ladin dolomitan / standard:

Duc i Ladins sá che l lé (o lech) dl ergabuan é l Lé de Careza. Chest é conesciú lonc y lerch per si biei colours che muda demeztroi dal vert-fresch al cuecen-scarlat, y dal blé dl ciel al ghel-aur; per chesta mudazion de colours él vegnú batié "Lé dl Ergabuan", dai colours dla irida/cogola dl uedl. An conta che chel lé fova n iade abité da na "gana" che ova l corp da pesc y l cef da persona, desche an se imaginova da zacan na ninfa. N salvan che abitova te cheles selves, che scluj ite chest pice lé desche na perla, se ova inamoré da perde l cef te chesta bela muta-ninfa; ma dut debant! Per la tré a se, se ova l salvan pensé de fé n gran ergabuan con i colours plu biei che se destenova fora da la piza dl Latemar enfin ju tl lech; ma la ninfa ne se ova empone lascé pié. Dal gran senn, l Salvan, che ova fat con tant de fadia sie beliscim laour, ova n dí tout l ergabuan, l ova desfat en tant de fruzies y l ova spo sciulé tl lech. Da chel moment á l lé giaté duc chi biei colours che al à enfin aldidancuei.

Traduzione:

Tutti i ladini sanno che il lago di ergabuan (arcobaleno) è il lago di Carezza. Questo è conosciuto tra i laghi per i suoi bei colori che cambiano dal verde fresco allo scarlatto e dal blu cielo all'oro; per questo cambiamento dei colori viene chiamato "lago arcobaleno", dai colori...

[modifica] Esempio nelle diverse varianti

Ladin dla Val Badia (Badiot)
La olp ê indô n iade afamada. Te chël vëighera n corf che tignî n tòch de ciajó te so bech. "Chël me savess bun", s’àra ponsè, y à cherdè le corf: "Tan bel che t’es! Sce to ciantè é tan bel co to ciarè fora, spo este dessigü tö le plü bel vicel de düc."
Ladin de Gherdëina (Gherdëina)
La bolp fova inò n iede arfameda. Te chëla vëijela n corf che tën n tòch de ciajuel te si bech. "Chël me savëssa bon", se ala mpensà y à cherdà l corf: "Ce bel che te ies! Sce te ciantes tan bel coche te cëles ora, pona ies dessegur tu l plu bel ucel de duc."
Ladin de Fascia (Fascian)
La bolp era endò famèda. Te chela la veit n corf con n toch de formai tel bech. "Chel, vé, me saessa bon", la se peissa e la ge disc al corf: "Che bel che t’es! Se tie ciantèr l'é scì bel che tia parbuda dapò t’es de segur tu l più bel anter duc i ucìe."
Ladin Nones (Nones)
La bolp l'era de nuèu famada. Nte chela la vet en grol con en toć de formai tel beć. "Chel, vè, el me saverues bon", la mpensa entra de ela, e la ge dis al grol: „Che bel che es! Si l to ciantar l'è nzì bel come che vardes fuera, de segur es el pu bel di tut i aucièi!"
Ladin de Fodom (Fodom)
La volp l'eva ndavò afamada. Nte chëla la veiga n còrf che l se tegniva n tòch de formai ntel bech. "Chël l me savëssa ben bon", la s'à pensé ntra de dëla, e l'à clamé l còrf: "Cotánt bel che t'es! Se tuo cianté l é bel coche ti te ciale fòra, nlouta t'es segur ti l plu bel de duc cánc i uciei!"
Ladin d’Ampez (Ampezan)
Ra volpe r’èa danoo infamentada. Cenoné ra vede un cròo, che ‘l aéa inze ‘l bèco un tòco de forméi. "Chel sì che el me piajaràe", ra s’à pensà ra volpe, e r’à ciamà el croo: "Cé un bel che te sos! Se te ciantes polito cemodo che te se vede, de seguro te sos el pì bel de dute i uziéi!"

[modifica] Numeri in Ladino

Fodom
  • 1 : un
  • 2 : doi
  • 3 : trei
  • 4 : cater
  • 5 : cinc
Zoldan
  • 1 : un
  • 2 : doi
  • 3 : trei
  • 4 : quatre
  • 5 : zinc
  • 6 : siei
  • 7 : set
  • 8 : ot
  • 9 : nuof
  • 10 : dies
  • 11 : undes
  • 12 : dodes
  • 13 : tredes
  • 14 : catordes
  • 15 : chindes
  • 16 : sedes
  • 17 : didiset
  • 18 : disdot
  • 19 : disnuof
  • 20 : vint
Nones (Soratòu)
  • 1 : un
  • 2 : doi
  • 3 : trei
  • 4 : cater
  • 5 : cinc
  • 6 : siei
  • 7 : set
  • 8 : ot
  • 9 : nueu
  • 10 : dies
  • 11 : undes
  • 12 : dodes
  • 13 : tredes
  • 14 : catordes
  • 15 : chindes
  • 16 : sedes
  • 17 : desesset
  • 18 : desdot
  • 19 : desnueu
  • 20 : vinti

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Statuti comunali in tedesco italiano ladino

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