Lingua ladina

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Ladino (Ladin)
Parlato in Italia Italia
Regioni Flag of Trentino-South Tyrol.svg Trentino-Alto Adige
Flag of Veneto.svg Veneto
Elenco dei comuni di lingua ladina
Persone Diffusione
Classifica non nelle prime 100
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue italiche
  Lingue romanze
   Lingue italo-occidentali
    Lingue romanze occidentali
     Lingue gallo-iberiche
      Lingue galloromanze
       Lingue gallo-retiche
        Lingue retoromanze
Statuto ufficiale
Nazioni riconosciuta dallo Stato italiano come lingua minoritaria
Regolato da Ufficio per la pianificazione della lingua ladina
Istituto Culturale Ladino Majon di Fascegn
Istituto Ladino Micurà de Rü
Istituto Ladin de la Dolomites
Codici di classificazione
ISO 639-3 lld  (EN)
SIL lld  (EN)

La lingua ladina[1] è una lingua retoromanza parlata in Trentino-Alto Adige e Veneto.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Sembra che il ladino derivi dall'idioma parlato dalle popolazioni del Norico rifugiatesi nelle vallate delle Alpi orientali a partire dal V secolo, fuggendo dalle invasioni dei Rugi, degli Avari e degli Slavi.

Contrazione dell'area delle lingue retoromanze. In arancione l'attuale area del ladino

Questi gruppi, unitisi alle preesistenti etnie celtiche (breoni), erano indicati dalle popolazioni di lingua tedesca come Welsch (opponendoli a sé stessi e ai Windisch, gli Slavi), mentre essi stessi si autodefinivano latini (da cui il termine dialettale ladin). Il termine si diffuse a partire dal XVIII secolo anche negli ambienti tedeschi (Ladinisch) per designare le popolazioni in via di germanizzazione soggette al Tirolo. Alcune delle popolazioni soggette storicamente alla Repubblica di Venezia non compresero subito l'importanza di salvaguardare il proprio bagaglio storico-culturale per i significati sottesi di filo-asburgicismo, per cui negli ambienti italiani si era giunti al compromesso di Ladino-Dolomitici. Ora però una nuova consapevolezza e sensibilità sta prendendo piede anche in tali popolazioni e una maggiore attenzione è rivolta alle proprie origini, a di là dei confini.

Il ladino ha tratti in comune con le lingue romanze occidentali, per esempio la lenizione - talvolta fino alla scomparsa - delle intervocaliche (latinu > ladin) e il plurale in -s anziché in -i, -e, ma a volte se ne discosta (la c dinanzi a e e i non passa a [ʦ] > [s] ma diventa [ʧ] come nel gruppo orientale.

Il ladino sarebbe la lingua caratterizzante della Ladinia, se non che di quest'ultimo termine si fa solitamente un uso impreciso ed ambiguo, mancando di un significato storicamente affermato. In particolare con questo termine alcuni gruppi di opinione intendono indicare la regione geografica che raggruppa i territori di lingua ladina (anticamente molto più estesi) che fino al 1918 erano dell'Impero asburgico, vale a dire Val di Fassa (Trentino), Val Gardena, Val Badia, Marebbe (Alto Adige) nonché Livinallongo, Colle e Ampezzo (Veneto).

Come tale il termine Ladinia non esaurirebbe la totalità dei territori di lingua ladina, mancando di annoverare almeno quelli adiacenti (anche linguisticamene) ma storicamente compresi nei domini veneziani, come il Cadore, lo Zoldano e l'Agordino. Rimarrebbero escluse anche la Val di Non e la Val di Sole nel Trentino occidentale.

Varianti[modifica | modifica sorgente]

Una possibile classificazione della lingua ladina[2] distingue sei varianti risalenti:

Gruppo atesino del Sella[modifica | modifica sorgente]

Aiuto
Racconto in ladino gardenese di Adele Moroder-Lenert della vita dei suoi nonni (info file)
registrazione Archiv Radio Ladin Alex Moroder
Aiuto
Racconto in ladino gardenese di Tresl Gruber sulla sua giovinezza. (info file)
registrazione Archiv Radio Ladin Alex Moroder[3]

Trattasi dei dialetti parlati nella provincia autonoma di Bolzano:

I dialetti atesini del Sella hanno conservato meglio degli altri i tratti originari del ladino.

Gruppo trentino del Sella[modifica | modifica sorgente]

Trattasi del fassano, parlato in Val di Fassa nella provincia autonoma di Trento nelle tre varianti:

  • moenat
  • brach
  • cazet

In tutto si contano 7.553 abitanti di madrelingua ladina in Val di Fassa (82,8%);[4] Il dialetto fassano risente degli influssi del dialetto trentino.

Gruppo agordino del Sella[modifica | modifica sorgente]

Ne fanno parte i seguenti dialetti della provincia di Belluno:

Gruppo ampezzano[modifica | modifica sorgente]

Si tratta dell'ampezzano, parlato a Cortina d'Ampezzo (Anpezo), dove però prevale l'uso dell'italiano. Vi sono forti somiglianze con il dialetto cadorino.

Anche nel dialetto della Valle di Zoldo (da Forno-Fôr in su) sono presenti tratti ladini.

Gruppo cadorino[modifica | modifica sorgente]

In provincia di Belluno la lingua ladina è parlata nel Cadore e nel Comelico in forma di ladino cadorino, normalmente ascritto alla lingua ladina e politicamente riconosciuto come tale,[6] quantunque per ragioni storiche e politiche questo territorio talvolta venga ignorato in riferimento all'adiacente territorio ladino ex-austroungarico, in cui la spinta al riconoscimento di minoranza etnico-linguistica è stato storicamente più forte. Si distinguono pertanto le seguenti varianti:

Gruppo solandro e nones[modifica | modifica sorgente]

In Trentino occidentale, in Val di Non, Val di Sole, Val di Peio, Val di Rabbi e piccola parte della Val Rendena separati dall'area dolomitica, sono diffusi dialetti di chiara origine ladina, attualmente non riconosciuti politicamente come tali, che presentano uno sviluppo proprio e qualche influsso del trentino e del lombardo. Per alcuni studiosi questi dialetti rappresentano il punto d'incontro tra le parlate dolomitiche e furlane e quelle Grigionensi. Alcune comparazioni dimostrano inoltre una grande arcaicità nel lessico, dovuta al poco influsso di altre lingue (slavo, tedesco, francese ed italiano), almeno fino ad uno o due decenni fa, sulla parlata reto-romanza[8]. Tali dialetti vengono anche definiti ladino anaunico. Si distinguono in:

In occasione dei censimenti linguistici del 2001 e del 2011 circa 9 000 trentini al di fuori dell'area ufficialmente ladina si dichiararono ladini, prevalentemente in Val di Non e in misura minore in Val di Sole.

Standardizzazione[modifica | modifica sorgente]

Recentemente è stato concluso il progetto SPELL che mira alla creazione di una lingua ladina standard. Dapprima si è realizzata una grande ricognizione sulla realtà linguistica delle valli ladine con l'informatizzazione del completo patrimonio lessicale, dopodiché si è passati alla redazione di un dizionario e di una grammatica di base.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco dei comuni di lingua ladina.

La lingua ladina è riconosciuta come lingua minoritaria in 54 comuni del Trentino-Alto Adige e del Veneto.[9] L'area ufficialmente ladina conta circa 92.000 abitanti, ma non è possibile indicare con esattezza il numero dei parlanti la lingua ladina, dal momento che solo in Trentino-Alto Adige è prevista la dichiarazione di appartenenza linguistica in occasione del censimento decennale della popolazione. Solo in provincia di Bolzano il censimento rileva ai fini della proporzionale etnica.

Al di fuori dell'area ufficialmente riconosciuta, in particolare in Val di Non in Trentino, il 23,19% si è dichiarato ladino, rispetto al 17,54 % nel 2001.

Provincia 2001 2011
Bolzano 18.736[10] 20.548[11]
Trento 16.462[12] 18.550[13]

Provincia di Bolzano[modifica | modifica sorgente]

Al censimento del 2011 20.548 altoatesini si sono dichiarati ladini, vale a dire il 4,53% della popolazione. In 8 dei 116 comuni altoatesini la lingua ladina è maggioritaria.

Nome italiano Nome ladino Abitanti Percentuale di ladini
Badia Badia 3.366 94,07%
Corvara in Badia Corvara 1.320 89,70%
La Valle La Val 1.299 97,66%
Marebbe Mareo 2.914 92,09%
Ortisei Urtijëi 4.659 84,19%
San Martino in Badia San Martin de Tor 1.733 96,71%
Santa Cristina Valgardena' Santa Cristina Gherdëina 1,873 91.40%
Selva di Val Gardena Sëlva 2.664 89,74%
Provincia 4,53%

Nel comune di Castelrotto risiede una consistente minoranza ladina del 15,37%.

Provincia di Trento[modifica | modifica sorgente]

Al censimento del 2011 18.550 trentini si sono dichiarati ladini. I ladini sono concentrati in Val di Fassa, dove sono una minoranza riconosciuta, e Val di Non, dove il ladino non è però riconosciuto, pur essendo i ladini nonesi più numerosi dei ladini fassani.[14]

Nome italiano Nome ladino Abitanti Numero di ladini Percentuale di ladini
Campitello di Fassa Ciampedel 740 608 82,2%
Canazei Cianacei 1.911 1.524 79,7%
Mazzin Mazin 493 381 77,3%
Moena Moena 2.698 2.126 78,8%
Pozza di Fassa Poza 2.138 1.765 82,6%
Soraga Sorega 736 629 85,5%
Vigo di Fassa Vich 1.207 1.059 87,7%
Provincia 526.510 18.550 3,5%

Provincia di Belluno[modifica | modifica sorgente]

Appartengono all'area ladina storicamente tirolese i comuni di Cortina d'Ampezzo, Colle Santa Lucia, Livinallongo del Col di Lana.

Rocca Pietore, fu invece a capo di una Magnifica Comunità che per più di 500 anni godette di una propria autonomia, trovandosi tra il Tirolo e la Repubblica di Venezia. La sua parlata mantiene ancora il tratto Ladino Atesino che l' accomuna a Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana.

Anche nei seguenti comuni il ladino è riconosciuto come minoranza linguistica: Agordo, Alleghe, Auronzo di Cadore, Borca di Cadore, Calalzo di Cadore, Canale d'Agordo, Cencenighe Agordino, Cibiana di Cadore, Comelico Superiore, Danta di Cadore, Domegge di Cadore, Falcade, Forno di Zoldo, Gosaldo, La Valle Agordina, Lozzo di Cadore, Ospitale di Cadore, Perarolo di Cadore, Pieve di Cadore, Rivamonte Agordino, San Nicolò di Comelico, San Pietro di Cadore, San Tomaso Agordino, San Vito di Cadore, Santo Stefano di Cadore, Selva di Cadore, Taibon Agordino, Vallada Agordina, Valle di Cadore, Vigo di Cadore, Vodo di Cadore, Voltago Agordino, Zoldo Alto, Zoppè di Cadore.

Riconoscimento giuridico[modifica | modifica sorgente]

Scuola ladina a Santa Cristina Valgardena

Provincia di Bolzano[modifica | modifica sorgente]

In provincia di Bolzano (Balsan/Bulsan) il ladino è lingua ufficialmente riconosciuta e la minoranza ladina viene tutelata con diverse norme riguardanti tra l'altro l'insegnamento nelle scuole pubbliche e la facoltà di usare il ladino nei rapporti orali e scritti con gli uffici della pubblica amministrazione, con esclusione delle forze armate e le forze di polizia. Infatti nelle scuole delle località ladine dell'Alto Adige la lingua ladina è lingua d'insegnamento assieme al tedesco e italiano. In base alla delibera della Giunta Provinciale n. 210 del 27 gennaio 2003 (Utilizzo della lingua ladina da parte degli enti pubblici e negli atti normativi) "le varianti del ladino con riconoscimento ufficiale in provincia di Bolzano sono il ladino unificato della Val Badia e quello della Val Gardena". Per garantirne la rappresentanza politica, ai ladini è riservato un seggio in consiglio provinciale. La lingua e cultura ladina vengono curate dall'istituto ladino Micurà de Rü con sede a San Martino in Badia. Inoltre la facoltà di scienze della formazione della Libera università di Bolzano possiede anche una sezione di lingua ladina[15] con sede a Bressanone.

Provincia di Trento[modifica | modifica sorgente]

In base all'articolo 102 dello Statuto d'autonomia del Trentino-Alto Adige la lingua e la cultura ladina sono tutelate anche nella provincia di Trento (Trent). Per garantirne la rappresentanza politica, anche ai ladini trentini è riservato un seggio in consiglio provinciale. La lingua e cultura ladina in Trentino vengono curate dall'Istituto Culturale Ladino Majon di Fascegn a Vigo di Fassa.

Provincia di Belluno[modifica | modifica sorgente]

Recentemente anche in Provincia di Belluno (Belun), grazie alla normativa sulle minoranze linguistiche storiche (legge 482/1999), sono stati riconosciuti ladini i comuni del Cadore, del Comelico, dell'Agordino, della Valle del Biois, dell'alta val Cordevole e della Val di Zoldo.

È attivo l'Istituto Ladin de la Dolomites (Istituto Culturale delle Comunità dei Ladini Storici delle Dolomiti Bellunesi), con sede a Borca.[16]

Esiste pure l'Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan a Colle S. Lucia che fa riferimento ai ladini storici presenti in Provincia di Belluno dei tre comuni di Livinallongo, Colle e Ampezzo, apparteneuti alla provincia di Trento fino il 1926. Nell'associazione, è presente anche il comune di Rocca Pietore di cui con i primi due (Livinallongo e Colle) ne condivide il tratto Ladino Atesino.

Una efficace tutela delle minoranze linguistiche in provincia di Belluno da parte delle istituzioni è tuttavia ancora mancante. L'insegnamento nelle scuole ed un seggio di rappresentanza in consiglio provinciale sono possibili misure a tutela della lingua e cultura ladina.

Media[modifica | modifica sorgente]

La sede Rai di Bolzano produce, sotto il marchio Rai Ladinia, programmi radiotelevisivi in lingua ladina, dedicati a tutto il territorio culturale.

Esempi[modifica | modifica sorgente]

Frasi comuni[modifica | modifica sorgente]

Italiano Gardenese Badioto Fassano Zoldan Alie Nones Solandro Agordino
Come ti chiami? Co es'a inuem? Co àst'pa inom? Che èste pa inom? Ke asto gnóm? Come te ciameto? Come te clames po?
(Che gias nom po?)
Come te ciames po?
(Che/Chje gh'às/jas nòm po?)
Come fàśtu de gnòm? (Come te ciàmetu?)
Quanti anni hai? Tan d'ani es'a? Tan de âgn àst'pa? Cotenc egn èste pa? Quainch agn asto? Cotanc agn asto? Canti ani gias po? Quanti àni gh'às/jas po? Quanti àni àśtu?
Vado a casa. Vedi a cësa. I va a ciasa. Vae a ciasa. Vade a casa. Vade a ciesa. Von a ciasa. Von a chjasa / casa. Vade / Vàe a casa.
Dove abiti? Ulà stessa? Aulà virest'pa? Olà staste pa? An do stasto? Ulà stasto? En do abites? 'Ndo abites po? Ónde śtàśtu?
Vivo a Trento. Stei a Trent. I viri a Trënt. Stae ja Trent. Staghe a Trento. Stae a Trient. Vivi a Trent. (Ston a Trent) Vivi a Trent. (Ston a Trent) Śtàe a Trent.

Una leggenda[modifica | modifica sorgente]

Un esempio di una leggenda in ladino dolomitico / ladin dolomitan standard:

Duc i Ladins sá che l lé (o lech) dl ergabuan è l Lé de Careza. Chest è conesciú lonc y lerch per si biei colours che muda demeztroi dal vert-fresch al cuecen-scarlat, y dal blé dl ciel al ghel-aur; per chesta mudazion de colours él vegnú batié "Lé dl Ergabuan", dai colours dla irida/cogola dl uedl. An conta che chel lé fova n iade abité da na "gana" che ova l corp da pesc y l cef da persona, desche an se imaginova da zacan na ninfa. N salvan che abitova te cheles selves, che scluj ite chest pice lé desche na perla, se ova inamoré da perde l cef te chesta bela muta-ninfa; ma dut debant! Per la tré a se, se ova l salvan pensé de fé n gran ergabuan con i colours plu biei che se destenova fora da la piza dl Latemar enfin ju tl lech; ma la ninfa ne se ova empone lascé pié. Dal gran senn, l Salvan, che ova fat con tant de fadia sie beliscim laour, ova n dí tout l ergabuan, l ova desfat en tant de fruzies y l ova spo sciulé tl lech. Da chel moment á l lé giaté duc chi biei colours che al à enfin aldidancuei.

Traduzione:

Tutti i ladini sanno che il lago di ergabuan (arcobaleno) è il lago di Carezza. Questo è conosciuto tra i laghi per i suoi bei colori che cambiano dal verde fresco allo scarlatto e dal blu cielo all'oro; per questo cambiamento dei colori viene chiamato "lago arcobaleno", dai colori...

La volpe e il corvo nelle Favole di Fedro[modifica | modifica sorgente]

Varianti ladine[modifica | modifica sorgente]

Ladin dla Val Badia (Marô)
La olp ea endo en iade afamada. Te chel veghera en corf co tignia en tòch de ciajó te so bech. " Chel mo sess pa bun", s'ara ponsé, y à cherdé le corf: " Tan en bel che t'es! Sce to cianté è tan bel co to ciaré fora, spo este dessogü tö le plü bel vicel de düc."
Ladin dla Val Badia (Badiot)
La olp ê indô n iade afamada. Te chël vëighera n corf che tignî n tòch de ciajó te so bech. "Chël me savess bun", s’àra ponsè, y à cherdè le corf: "Tan bel che t’es! Sce to ciantè è tan bel co to ciarè fora, spo este dessigü tö le plü bel vicel de düc."
Ladin de Gherdëina (Gherdëina)
La bolp fova inò n iede arfameda. Te chëla vëijela n corf che tën n tòch de ciajuel te si bech. "Chël me savëssa bon", se ala mpensà y à cherdà l corf: "Ce bel che te ies! Sce te ciantes tan bel coche te cëles ora, pona ies dessegur tu l plu bel ucel de duc."
Ladin de Fascia (Fascian)
La bolp era endò famèda. Te chela la veit n corf con n toch de formai tel bech. "Chel, vé, me saessa bon", la se peissa e la ge disc al corf: "Che bel che t’es! Se tie ciantèr l'é scì bel che tia parbuda dapò t’es de segur tu l più bel anter duc i ucìe."
Ladin de Fodom (Fodom)
La volp l'eva ndavò afamada. Nte chëla la veiga n còrf che l se tegniva n tòch de formai ntel bech. "Chël l me savëssa ben bon", la s'à pensé ntra de dëla, e l'à clamé l còrf: "Cotánt bel che t'es! Se tuo cianté l è bel coche ti te ciale fòra, nlouta t'es segur ti l plu bel de duc cánc i uciei!"

Ladin de La Ròcia

La olp l'eiva danuof famèda. Ite chela la vé n còrf che l se tegniva n tòch de formai tel béch. "Chel vè me piajese begn tant", la s'a pensè intra de ela e l'à ciamè l còrf: "Ci n bel che t'és! Se te ciante autertant begn che te vèrde fora, inlaota de segur t'es el pì bel dì guzì!"

Ladin d’Ampez (Ampezan)
Ra volpe r’èa danoo infamentada. Cenoné ra vede un cròo, che ‘l aéa inze ‘l bèco un tòco de forméi. "Chel sì che el me piajaràe", ra s’à pensà ra volpe, e r’à ciamà el croo: "Cé un bel che te sos! Se te ciantes polito cemodo che te se vede, de seguro te sos el pì bel de dute i uziéi!"
Ladin Nones
La bolp l'era de nuèu famada. 'N te chela la vet en grol con en toć de formai 'n tel bèć. "Chel vè 'l me saverues bon", la 'npensa 'ntra de ela, e la ge dis al grol: „Che bel che es! Se 'l to ciantar l'è 'nzì bel come che vardes fuèra, de segur es el pu bel de tut i auzièi!"
Ladin Solànder
La bolp l'èra amò famada. Nte quèla la vet en còrf con 'n toch de fromai (stavél) 'ntél bèch. "Quèl if, vè, el me savrós bòn", la pensà trà de ela, e la gh'à dit al còrf: "Che bèl che ses! Se 'l tó cantar l'é aosì bèl come che vardes för, de segur t'es 'l pù bèl de tuti i auciéi!"
Ladin dla Val et Rabi (Rabies)
La bolp la ero amòtotorno famado. Nte quelo la ve n corf con n toch et formai ntal bèch. "Quel if vè elm savorò bon!", la sempenso entrà de elo, e la ji dis al corf:"Che bel chje es! Se l to chjantar l füs si bel come el to vardar för del sejür sorosti ti el pü bel et tüt i aucei!"
Ladin de Falciade, di transizione col veneto
La bolp l’èra danof famada. N'dant la veth en còrf, che ‘l avéa inte ‘l bèc en tòc de formài. "Chel sì che el me piasarie", la s’à pensà la bolp, e l’à ciamà el corf: "ché bel che tes! Se te cante polito come che te se veth, de segur tes el pì bel de duti i auziéi!"
Ladin de Alie, dialetto alleghese
La bòlp 'l era 'ndanuof famada. Kel ke no lè la vez 'n korf ko 'n tok de formai inanter 'l bèk. "Chel vè,me savese bon ", pensa la bòlp y 'ndant la dis al korf "ke bèl ke tès !" Se te ciante valif ke te varde fora bèl, de segur tès 'l pì bèl de uziei!"[17]
Dialetto del Basso Agordino (Taibón)
La bólp l'era danóf famàda. Śun péž la vét 'n kòrf ko 'n tok de formai 'nte 'l bèk. E la se diś ànter de éla: "Quan ké 'l me śavarìe bón!" ; e al kòrf: " Quan bèl che tè śé! Śe tè śubiéśe drìo la tò beléža, de śegùr te śarìe el pi fèter ànter i ośèi!"

Confronto con altre lingue retoromanze[modifica | modifica sorgente]

Friulano carnico di Paularo
La bolp l'èrä di nûf famadä. In chê la jou un corvat, cal vevä tal bec un toc di ciuç. "chel si ca mi plašares", alà pensâ la bolp, e ai dîš al corvat: " ce biel ca tu sês! Sa tu cjantes ben comä cjalâti di fûr, di sigûr tu sês il plui biel di ducj i ucèi!"
Romancio della Val Monastero (anticamente diffuso anche in Val Venosta)
La vuolp d'eira darcheu üna jada fomantada. Qua ha'la vis ün corv chi tgnaiva ün toc chaschöl in seis pical. Quai am gustess, ha'la pensà, ed ha clomà al corv: "Che bel cha tü est! Scha teis chant es uschè bel sco tia apparentscha, lura est tü il plü bel utschè da tuots!"

Italiano[modifica | modifica sorgente]

La volpe era nuovamente affamata. Vide un corvo posato su un pino con un pezzo di formaggio nel becco. Come lo gusterei, pensò la volpe, e disse al corvo: « Come sei bello ! Se il tuo canto è così bello come il tuo aspetto, allora sei il più bello fra gli uccelli ».

Numeri in Ladino[modifica | modifica sorgente]

Badiot
  • 1: un
  • 2: dui
  • 3: trëi
  • 4: cater
  • 5: cinch
  • 6: sis
  • 7: set
  • 8: ot
  • 9: nü
  • 10: diesc
  • 11: önesc
  • 12: dodesc
  • 13: trëdesc
  • 14: catordesc
  • 15: chinesc
  • 16: sëdesc
  • 17: dejesset
  • 18: dejedot
  • 19: dejenü
  • 20: vint
Gherdëina
  • 1: un
  • 2: doi
  • 3: trëi
  • 4: cater
  • 5: cinch
  • 6: sies
  • 7: set
  • 8: ot
  • 9: nuef
  • 10: diesc
  • 11: undesc
  • 12: dodesc
  • 13: trëdesc
  • 14: catordesc
  • 15: chindesc
  • 16: sëidesc
  • 17: dejesset
  • 18: dejedot
  • 19: dejenuef
  • 20: vint
Fodom e Rocchesàn
  • 1: un
  • 2: doi
  • 3: trei
  • 4: cater
  • 5: cinc
  • 6: siec
  • 7: set
  • 8: vot
  • 9: nuof
  • 10: dies
Zoldan ed agordìn
  • 1: un
  • 2: doi
  • 3: trei
  • 4: quatre
  • 5: zinc
  • 6: siei
  • 7: set
  • 8: ot
  • 9: nuof
  • 10: dies
  • 11: undes
  • 12: dodes
  • 13: tredes
  • 14: catordes
  • 15: chindes
  • 16: sedes
  • 17: didiset
  • 18: disdot
  • 19: disnuof
  • 20: vint
Nones (Soratòu)
  • 1: un
  • 2: doi
  • 3: trei
  • 4: cater
  • 5: zinć
  • 6: siei
  • 7: set
  • 8: ot
  • 9: nueu
  • 10: dies
  • 11: undes
  • 12: dodes
  • 13: tredes
  • 14: catordes
  • 15: chindes
  • 16: sedes
  • 17: desesset
  • 18: desdot
  • 19: desnueu
  • 20: vinti
Rabiès
  • 1: ün
  • 2: dói
  • 3: tréi
  • 4: quàter
  • 5: cinch
  • 6: séi
  • 7: sèt
  • 8: òt
  • 9: nöf
  • 10: dés
  • 11: ündes
  • 12: dòdes
  • 13: trédes
  • 14: quatòrdes
  • 15: quìndes
  • 16: sédes
  • 17: desesèt
  • 18: desdòt
  • 19: desnöf
  • 20: vinti

Solànder

  • 1: un
  • 2: dói
  • 3: tréi
  • 4: quàtro/quàter
  • 5: cinch
  • 6: séi
  • 7: sèt
  • 8: òt
  • 9: nöf
  • 10: dés
  • 11: ùndes
  • 12: dòdes
  • 13: trédes
  • 14: quatòrdes
  • 15: quìndes
  • 16: sédes
  • 17: desesèt
  • 18: desdòt
  • 19: desnöf
  • 20: vinti/vénti

Statuti comunali[modifica | modifica sorgente]

Fiabe, romanzi, testi vari[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Mário Eduardo Viaro, O reto-românico: unidade e fragmentação. Caligrama. Belo Horizonte, 14: 101-156, dicembre 2009.
  3. ^ File from Archiv Radio Ladin - Alex Moroder Mediathek Bozen Signatur CRLG_216_Spur2
  4. ^ Tav. I.5 appartenenza alla popolazione di lingua ladina (censimento 2001), Annuario statistico della provincia autonoma di Trento 2006 - Tav. I.5
  5. ^ Ernesto Majoni e Luigi Guglielmi: Ladinia bellunese: storia, identità, lingua, cultura. Manuale informativo. Tipografia Ghedina, Cortina 2003 (p. 15)
  6. ^ Manuale di linguistica e filologia romanza, L. Renzi e A. Andreose, il Mulino, pg. 56-57
  7. ^ Proverbi ladini: le stagioni in lingua ladina
  8. ^ G. Zanella, Dizionario Italiano Solandro, pg.198
  9. ^ SECOND REPORT SUBMITTED BY ITALY PURSUANT TO ARTICLE 25, PARAGRAPH 2 OF THE FRAMEWORK CONVENTION FOR THE PROTECTION OF NATIONAL MINORITIES (received on 14 May 2004), APPROPRIATELY IDENTIFIED TERRITORIAL AREAS Decisions adopted by provincial councils, Consiglio d'Europa; il comune di Calalzo di Cadore è stato incluso nell'area ladina con delibera del Consiglio Provinciale di Belluno del 25 giugno 2003.
  10. ^ Censimento 2001 Alto Adige
  11. ^ Censimento 2011 Alto Adige
  12. ^ Appartenenza alla popolazione di lingua ladina, mochena e cimbra, per comune ed area di residenza (censimento 2001), Servizio Statistica della Provincia Autonoma di Trento
  13. ^ 15º Censimento della popolazione e delle abitazioni. Rilevazione sulla consistenza e la dislocazione territoriale degli appartenenti alle popolazioni di lingua ladina, mòchena e cimbra (dati provvisori), Servizio Statistica della Provincia Autonoma di Trento
  14. ^ Ladini: i nonesi superano i fassani, Trentino Corriere delle Alpi, 30 giugno 2012
  15. ^ Statut/Statuto
  16. ^ Istituto Ladin de la Dolomites
  17. ^ Pallabazzer Vito, Lingua e cultura ladina. Lessico e Onomastica di Laste, Rocca Pietore, Colle S. Lucia, Selva di Cadore, Alleghe. Belluno, Istituto bellunese di Ricerche Sociali e Culturali, serie “Dizionari” n. 1, 1989.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (LADDEIT) Hans Goebl (ed.), ALD: Atlant linguistich dl ladin dolomitich y di dialec vejins / Sprachatlas des Dolomitenladinischen und angrenzender Dialekte / Atlante linguistico del ladino dolomitico e dei dialetti limitrofi, 8 voll., Wiesbaden, Reichert, 1998-2006. ISBN 3-89500-071-X

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