Provincia autonoma di Bolzano
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Provincia autonoma di Bolzano/Bozen - Alto Adige Autonome Provinz Bolzano/Bozen - Südtirol Provinzia Autonòma de Bulsan - Südtirol |
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| Tipico paesaggio dell'Alto Adige/Südtirol | |||
| Stato: | |||
| Regione: | |||
| Capoluogo: | Bolzano | ||
| Superficie: | 7.399,97 km² | ||
| Abitanti: |
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| Densità: | 67,4 ab./km² | ||
| Comuni: | Elenco di 116 comuni | ||
| Targa: | BZ | ||
| CAP: | 39010-39100 | ||
| Pref. telefonico: | 0471, 0472, 0473, 0474 | ||
| Codice ISTAT: | 021 | ||
| Presidente: | Luis Durnwalder (Südtiroler Volkspartei) 17.3.1989 | ||
| Sito istituzionale | |||
La Provincia autonoma di Bolzano - Alto Adige (in tedesco Autonome Provinz Bozen - Südtirol, in ladino Provinzia Autonòma de Bulsan - Südtirol) è una delle due parti costituenti la regione italiana del Trentino-Alto Adige.
Assieme al Trentino, al Tirolo Settentrionale ed al Tirolo Orientale, l'Alto Adige costituisce un'euroregione, corrispondente al territorio della regione storica del Tirolo.
Ha circa 500 mila abitanti e con quasi 7.400 km² è la provincia più estesa d'Italia (dopo che con l'istituzione delle nuove province in Sardegna quella di Sassari è stata ridimensionata).
La denominazione riportata nello Statuto di Autonomia del 1972 (legge costituzionale dello Stato) e nelle successive leggi statali di attuazione è quella di "Provincia di Bolzano" o di "Provincia Autonoma di Bolzano", da accompagnarsi con l'omologa traduzione ufficiale in tedesco ("Provinz Bozen" o "Autonome Provinz Bozen").
L'articolo 116 della Costituzione della Repubblica italiana recita: "La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano". L'Ente pertanto utilizza in tutti i suoi atti la doppia denominazione "Provincia Autonoma di Bolzano - Alto Adige" (ufficialmente tradotto in tedesco nella forma "Autonome Provinz Bozen - Südtirol").
La forma ladina non è riportata nello statuto di autonomia o in altre leggi dello Stato ma sugli atti viene abitualmente resa dall'Ente come "Provinzia Autonòma de Bulsan - Südtirol".
[modifica] Storia
| Per approfondire, vedi le voci Storia dell'Alto Adige, Storia del Trentino, Storia del Tirolo e Principato vescovile di Trento. |
Nel 1919 il territorio dell'attuale provincia, che prima faceva parte del Tirolo, viene scorporato dall'impero Asburgico e annesso all'Italia a seguito della vittoria italiana nella prima guerra mondiale. Nel 1920 viene istituita la provincia di Trento (comprendente il Trentino, l'Alto Adige e l'Ampezzano) e nel 1927 la provincia di Bolzano.
[modifica] Preistoria
Sin da epoca preistorica l'uomo colonizzò le valli altoatesine: nel vicino Trentino, a Passo Rolle, furono rinvenuti nel 1971 accampamenti di cacciatori, risalenti al mesolitico (dal 6000 al 4500 a.C.). La celebre mummia del Similaun, nota anche come Ötzi, avrebbe un'età di circa 5 mila anni. Questo la pone nell'età del rame, momento di transizione tra il neolitico e l'età del bronzo. Sepolcri in pietra del 2000 a.C. sono stati localizzati ad Appiano. Il clima era ancora più mite di oggi, come dimostrano i reperti localizzati in grotte della Val Pusteria.
Nell'età del bronzo, intorno al 1500 a.C., l'uomo si spinse più in alto, lasciando le vallate di mezzamontagna, per estrarre il rame in Valle Aurina e d'Isarco. Nello stesso periodo giunsero da nord e da est gli Illiri. Presso Bressanone sono state rinvenute tombe del 1000 a.C., attribuite alla cultura di Luco-Meluno.
Nell'attuale Alto Adige sono venute alla luce tracce riconducibili alla cultura di Hallstatt, che si sviluppò nell'età del ferro dal 750 al 450 a.C.
Gli archeologi hanno scoperto oltre 800 insediamenti di epoca preromana, appartenenti a diversi popoli. Nella regione infatti giunsero i Celti e tra il 113 e il 102 a.C. i Cimbri. Finalmente l'Alto Adige fu conquistato dai Romani che chiamavano le eterogenee popolazioni dell'area col nome di "Reti".
[modifica] Antichità
Nel 16 e 15 a.C., i Romani sotto Druso e Tiberio occuparono il territorio alpino, spingendosi fino alle rive del Danubio. Il territorio dell'Alto Adige venne diviso fra due province e una regione: Rezia (Raetia), dove fra l'altro si trovava l'accampamento di Vipitenum (oggi Vipiteno), Norico (Noricum) e la Regio X Venetia et Histria. L'insediamento di maggiori dimensioni finora noto è Sebatum/San Lorenzo di Sebato, un importante snodo stradale.
Il periodo romano si protrasse per cinque secoli e lasciò profonde tracce nella vita e soprattutto nella lingua delle popolazioni. Sarchi, Breoni, Venosti ed altre popolazioni adottarono una lingua comune, il cosiddetto retoromanzo, parlato a tutt'oggi in Svizzera e sopravvissuto nell'Alto Adige (e non solo) nell'idioma ladino.
Dopo l'anno 400 d.C., nella tarda romanità, si diffondeva il Cristianesimo, influenzando in misura crescente la vita pubblica e privata. La sede vescovile di Sabiona, presso l'odierna Chiusa, sopravvisse ai rivolgimenti ed alle guerre del Primo Medioevo fino alla sua annessione al ducato baiuvaro, verso l'anno 590.
[modifica] Alto medioevo
Dopo la caduta dell'impero romano d'occidente nel 476 d.C. il territorio alpino fu invaso o colonizzato da popolazioni germaniche: primi fra tutti gli Ostrogoti di Teodorico. Nel 558-559 fu la volta dei Longobardi che si stabilirono nella Bassa Atesina. Bolzano e parte dell'Alto Adige (da Maia-Merano a Sabiona) entrarono a far parte del ducato di Trento, assieme al Trentino. I Baiuvari e i Franchi tentarono a più riprese di penetrare in Val Venosta e Val Pusteria, questi ultimi favoriti dagli alleati Longobardi, che continuarono a controllare l'intero territorio del ducato di Trento.
All'inizio dell'VIII secolo anche la conca meranese era stata occupata dai baiuvari[senza fonte]. La germanizzazione dell'Alto Adige fu tuttavia un processo molto lento, e vide il progressivo arretramento delle popolazioni di cultura reto-romanza (gli antenati degli attuali ladini), fenomeno che durò molti secoli.
Nel 774 d.C. Carlo Magno sconfisse i Longobardi a Pavia e conquistò il regno longobardo d'Italia. Pochi anni più tardi, nel 788, ebbe ragione anche dei Baiuvari.
Nel 952 d.C. l'imperatore del Sacro Romano Impero di nazione germanica, Ottone I di Sassonia, espanse i propri domini in Italia: anche l'Alto Adige passò dunque sotto l'Impero. L'imperatore Corrado II (1024-1033) aggregò la contea di Bolzano e della Venosta al vescovato di Trento, mentre le contee delle Valli dell'Inn e dell'Isarco e più tardi anche quelle della Val Pusteria passarono al vescovato di Bressanone.
Le immunità concesse alle signorie ecclesiastiche dagli imperatori di volta in volta aprirono la strada – con il volgere dei secoli – all'assunzione di veri e propri poteri pubblici da parte dei vescovi. In tal modo l'imperatore Corrado II (1024-1033), con un diploma del 1027, investì il vescovo di Trento, Udalrico II, anche della signoria su Bolzano e sulla valle dell'Adige compresa la Venosta, conferendogli i corrispondenti poteri comitali. Analoga investitura di poteri nello stesso anno avvenne a favore del vescovo di Sabiona-Bressanone, Hartwig, per i territori di sua competenza (Valli dell'Inn e dell'Isarco e più tardi anche quelle della Val Pusteria.
I principi-vescovi mantennero il potere, almeno formalmente, fino alla secolarizzazione napoleonica del 1803.
[modifica] La germanizzazione dell'Alto Adige
Il territorio dell'odierno Alto Adige, dopo la caduta dell'Impero Romano era totalmente incluso nella regione di parlata retoromanza, che si estendeva ininterrotta dagli attuali Grigioni al Friuli.
La penetrazione della lingua tedesca cominciò nell'Alto Medioevo. Dal VII secolo l'uso delle lingue germaniche si espanse lentamente a partire dalla val Pusteria verso le altre vallate. La lentezza di tale penetrazione è testimoniata dal fatto che ancora nel XVI secolo ampie zone dell'Alto Adige risultano non germanizzate. L'idioma romanzo sopravvisse a lungo in val Venosta ed è tuttora vitale nelle valli ladine. La prevalenza della lingua tedesca non escluse continui contatti e presenze di persone e piccoli gruppi di lingua neolatina e italiana.
L'intensa germanizzazione fece dell'Alto Adige una terra prevalentemente di lingua tedesca: i poeti Walther von der Vogelweide e Oswald von Wolkenstein, considerati i padri del tedesco letterario, vennero al mondo proprio nelle valli altoatesine (ma l'origine del primo non è stata accertata).
Della più antica presenza romana sopravvive oggi la minoranza linguistica ladina in Val Gardena, nei territori intorno a Marebbe e in Val Badia, oltre alla Fassa in Trentino e l'Ampezzano in Veneto.
Nel corso dei secoli l'Alto Adige subì ripetute fasi di italianizzazione, che riguardarono sopratutto la valle dell'Adige fra Salorno e Bolzano (compresa). Ne risultò che il confine linguistico, lungo la valle dell'Adige, fu alquanto altalenante.
Fino al Settecento il cambiamento della parlata degli strati popolari (la stragrande maggioranze della popolazione) fu un processo di assimilazione culturale spontaneo, slegato da ancora inesistenti implicazioni di carattere nazionalistico. Fu a partire dal Settecento, con Maria Teresa d'Austria, che cominciò un'opera di germanizzazione con intenti politici, come conseguenza la percentuale degli italiani si abbassò progressivamente.
L'Ottocento vide l'emergere delle coscienze nazionali e dei nazionalismi. Specie dopo il 1866, con la perdita del Veneto da parte dell'Austria, si intensificò l'opera di germanizzazione, col lavoro concorde del governo centrale di Vienna, del governo provinciale di Innsbruck e delle associazioni pangermaniste. Simili fenomeni di assimilazione forzata avvennero comunque in molte altre parti dell'Impero ed in generale in tutta Europa. La presenza di minoranze etniche era infatti generalmente combattuta, in quanto era vista (non a torto) come un pericolo per l'integrità territoriale dei singoli stati.
[modifica] L'Alto Adige e il Tirolo
La collocazione dei territori dei due vescovadi, sulla linea di collegamento tra Germania e Italia, rivestiva un ruolo importante perché – a partire dalla seconda metà del X secolo – la corona imperiale era ritornata ai re di Germania, che dovevano essere incoronati a Roma, passando per la val d'Isarco e la val d'Adige e per Bolzano: era quindi fondamentale che i valichi alpini fossero sotto il controllo di vassalli fedeli e privi di interessi dinastici, caratteristiche che si ritrovavano nei vescovi di Trento e Sabiona-Bressanone: così il legame tra vescovi e re di Germania venne rafforzato ancor più. Presto passò anche il periodo d'oro per il potere comitale dei vescovi a vantaggio di una nuova aristocrazia: dall'inizio del 1200 i vescovi furono bene o male spinti a cedere sempre più i loro poteri ad alcune famiglie nobiliari. Progressivamente fra gli advocati dei vescovi si ritagliò un grande potere militare un consortile venostano, che diventò presto egemone nella regione, usurpando il legittimo potere politico-militare del principe-vescovo di Trento. Alla fine del XIII secolo assunsero (illegittimamente ma in seguito con il riconoscimento degli Asburgo) il titolo di "Conti del Tirolo", dal nome di un loro castello sopra Merano. Tra questi ebbero un ruolo preminente nella prima metà del ‘200 Alberto III e poi nella seconda Mainardo II: con una serie di abili manovre partendo dalla posizione di avvocati e in tale veste rappresentanti militari vescovili, i Tirolo svuotarono i principi vescovi di Trento e Bressanone delle loro prerogative di governo territoriale, ottenendo sostanzialmente la signoria di fatto su buona parte degli attuali Alto Adige e Trentino. Nell'ambito dell'inevitabile conflitto innescatosi quindi anche con il vescovo di Trento, Mainardo II nel 1276 conquistò Bolzano, distruggendone castello e palazzo vescovile e ordinando anche l'abbattimento delle mura, con i cui resti venne colmato il fossato che circondava la città.
Alla morte dell'ultimo discendente maschio dei Tirolo, il potere passò nel 1335 alla nipote del conte Mainardo II, Margherita di Tirolo-Gorizia, nota come Margarethe "Maultasch". Nel 1342 fu concesso uno statuto che prevedeva forme di partecipazione rappresentativa al potere, ampliava le libertà individuali, riconosceva il diritto di proprietà, anche ai contadini, e creava un'amministrazione autonoma di tipo pubblico. Nel 1363 Margarethe "Maultasch" fu costretta in seguito a pressioni politiche a cedere la contea del Tirolo al duca d'Austria Rodolfo IV d'Asburgo: Merano rimase formalmente capitale tirolese fino al 1848, ma di fatto sin dal 1420 il duca Federico IV "dalle tasche vuote", trasferì la propria corte a Innsbruck. Il Tirolo rimase poi possedimento degli Asburgo quasi ininterrottamente fino al 1918. Intorno al 1500 vennero annessi al Tirolo i tribunali di Rattenberg, di Kitzbühel e di Kufstein, la Val Pusteria, la conca di Lienz, Ampezzo, Primiero. Nel 1665 il Tirolo (e quindi il territorio dell'attuale Alto Adige), fino ad allora ampiamente autonomo, passò sotto l'amministrazione diretta di Vienna.
La Riforma protestante e le rivolte contadine sconvolsero il Tirolo. Michael Gaismair (1490-1532) propose nei suoi famosi "articoli meranesi" la costituzione di una repubblica contadina. Il progetto ebbe un esito fallimentare, vi furono violente sommosse e la popolazione insorse contro i nobili ed il clero, incendiando chiese e castelli. Il XVIII secolo fu segnato da numerosi conflitti: nella guerra di successione spagnola del 1703 gli Schützen si opposero vittoriosamente all'esercito bavarese. La regione fu anche teatro di scontri nel corso della prima guerra di coalizione contro la Francia (1792-1797).
La secolarizzazione promossa da Napoleone pose fine ai Principati vescovili di Trento e Bressanone. Nel 1805, dopo la disfatta dell'Austria per opera di Napoleone, il Trattato di Presburgo assegnò la Contea del Tirolo alla Baviera.
In seguito alla dichiarazione di guerra dell'Austria alla Francia, i Tirolesi (tra loro anche i trentini, 'tirolesi' di lingua italiana) si sollevarono contro il dominio dei bavaresi, alleati dei francesi. Andreas Hofer, un oste di San Leonardo in Passiria, organizzò assieme a Peter Mayr e al bellicoso religioso padre Joachim Haspinger un'azione di opposizione popolare che sfociò in rivolta. Nonostante alcuni successi militari ed una strenua resistenza, la sollevazione, infine non appoggiata dall'Austria, non ebbe esito positivo. Il capo della resistenza tirolese fu catturato e fucilato a Mantova dai francesi: l'inno del Tirolo ricorda le vicende di Hofer martire a Mantova.
Nel 1809 i confini cambiarono nuovamente. Con la pace di Schönbrunn alla Baviera toccò il Tirolo settentrionale fino a Merano e quello centrale fino a Chiusa; la Val Pusteria, da San Candido alle Province Illiriche, passò all'Austria; la Bassa Atesina con Bolzano e la maggior parte del territorio dolomitico furono incorporate nel Regno d'Italia di Napoleone: il termine "Alto Adige" fu coniato in questo periodo, per designare il nuovo dipartimento. Ettore Tolomei lo avrebbe ripreso per creare il toponimo italiano della regione. L'Alto Adige tornò all'Austria nel 1813 ed entrò a far parte della monarchia austro-ungarica.
[modifica] L'Alto Adige passa all'Italia
Al termine della Prima guerra mondiale, da cui l'Italia uscì vincitrice, il Tirolo venne nuovamente diviso. Il confine del Regno d'Italia veniva quindi a coincidere con lo spartiacque delle Alpi (anzi a superarlo nella conca di San Candido) come previsto dall' Accordo di Londra, suggellato dal Trattato di Saint-Germain. Il territorio venne formalmente annesso il 10 ottobre del 1920.
L'Alto Adige venne incluso nel governatorato della Venezia Tridentina e costituito in provincia (1926). I comuni ladini di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d'Ampezzo furono smembrati dall'Alto Adige ed accorpati alla provincia veneta di Belluno.
Prima della guerra solo il 3% della popolazione dell'Alto Adige si dichiarava di madrelingua italiana: è però difficile disporre di dati credibili perché in occasione dei censimenti molti italofoni si dichiaravano di lingua tedesca nel tentativo di uscire da una condizione subalterna rispetto ai germanofoni. Non pochi d'altronde avevano subito nel corso dell'Ottocento un forte processo di assimilazione, come dimostrano i molti cognomi italiani di famiglie germanofone. Inoltre, i censimenti austriaci conteggiavano i ladini come italiani.
Re Vittorio Emanuele III, nel discorso alla corona del 1 dicembre 1919, aveva dichiarato il pieno rispetto delle autonomie e delle tradizioni locali, con il supporto delle istituzioni politiche e militari. Le scuole tedesche, le istituzioni e le associazioni furono mantenute e furono inoltre avviate trattative per creare strutture amministrative autonome, in grado di garantire l'integrazione delle istituzioni locali nel nuovo sistema statale.
Alle prime elezioni parlamentari a cui parteciparono anche gli abitanti dell'Alto Adige (15 maggio 1921), si presentarono la Tiroler Volkspartei, la Deutschfreiheitliche Partei e la Sozialdemokratische Partei. I primi due partiti si presentarono assieme come Deutscher Verband ottenendo circa il 90% dei voti e conquistando quattro seggi ( Eduard Reut Nicolussi, Karl Tinzl, Friedrich Graf Toggenburg e Wilhelm von Walther). I socialdemocratici ebbero il restante 10% dei consensi e non riuscirono a inviare alcun deputato a Roma. I quattro rappresentanti continuarono le trattative sull'autonomia in parlamento, che terminarono con la presa di poter del fascismo (28 ottobre 1922)
Le trattative per un'ampia autonomia furono da subito contrastate da gruppi nazionalistici, a capo dei quali si pose Ettore Tolomei. I nazionalisti più fanatici vollero la cancellazione di qualsiasi traccia e testimonianza di cultura tirolese dai nuovi territori, anche con la violenza. Il 24 aprile 1921 uno squadrone fascista agli ordini di Achille Starace assaltò con armi da fuoco e bombe a mano una sfilata in costumi tradizionali di cittadini di lingua tedesca. Quarantacinque persone furono ferite, in parte gravemente. Franz Innerhofer, maestro di Marlengo, venne assassinato a colpi di pistola, nel tentativo di ripararsi sotto un portone con uno scolaro, che voleva salvare dal linciaggio fascista. Quel giorno viene ancora oggi ricordato come la "Domenica di sangue". Dopo la presa di potere dei fascisti l'Alto Adige germanofono fu sottoposto a un intenso tentativo di italianizzazione: fu vietato l'insegnamento della lingua tedesca nelle scuole, fu censurata tutta la stampa germanofona, persino i nomi e addirittura i cognomi furono forzatamente italianizzati. Fu incentivata l'immigrazione dalle regioni più povere d'Italia, promuovendo l'industrializzazione dell'Alto Adige, con l'intento di aumentare la consistenza dell'etnia italofona. Tutto ciò suscitò notevoli rancori, ancora oggi non sopiti, fra la popolazione di lingua tedesca, che si oppose strenuamente ai tentativi di assimilazione: anche l'insegnamento del tedesco continuava nella clandestinità delle Scuole nelle Catacombe, il cui fondatore fu Michael Gamper. Nell'autunno del 1928 furono create scuole parrocchiali tedesche ove s'insegnava la religione nella madrelingua.
| Per approfondire, vedi la voce Il Programma di Tolomei. |
I toponimi italiani, raramente riconducibili ad antiche e disusate radici latine o retiche, ma in gran parte inventati o storpiati con grande fantasia e da Ettore Tolomei in dieci anni di intenso lavoro dal 1906 al 1916, e raccolti nel Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige, furono ufficializzati con regio decreto nel 1923.
Per proteggere il nuovo confine italiano, negli anni trenta furono erette in Alto Adige le fortificazioni del Vallo Alpino Littorio , che doveva estendersi da Ventimiglia a Fiume, insomma a tutto l'arco alpino.
| Per approfondire, vedi la voce Opzioni in Alto Adige. |
L'avvicinamento fra Hitler e Mussolini e l'annessione dell'Austria al Terzo Reich facevano sperare agli altoatesini di lingua tedesca che presto avrebbero seguito il destino austriaco. Speranze presto deluse: il 23 giugno 1939 un accordo fra il regime nazista e quello fascista (per il quale era presente a Berlino il Prefetto di Bolzano Giuseppe Mastromattei), interessati per motivi diversi ad allontanare il maggior numero possibile di tedeschi dalla zona, portò alle cosiddette Opzioni (l'accordo venne formalizzato il 21 ottobre 1939), in cui ai Sudtirolesi veniva imposto di scegliere se rimanere entro i confini italiani accettando l'italianizzazione o trasferirsi in lontani territori del Reich mantenendo però la propria lingua e cultura. Buona parte di essi, a fronte sia delle incertezze fasciste (le autorità italiane si dibattevano fra il desiderio di un trionfo dei Dableiber, che a loro parere avrebbe dimostrato il successo dell'italianizzazione, e quello di un allontanamento in massa dei germanofoni, che avrebbe consentito una colonizzazione italiana anche nelle valli) sia della propaganda del Völkischer Kampfring Südtirols (Vks), scelsero di emigrare verso il Terzo Reich: intere famiglie furono lacerate fra Dableiber (coloro che decisero di non tradire la loro terra, rimanendo) e Optanten (che decisero di non tradire la loro identità culturale tedesca emigrando nei territori del Reich). Decine di migliaia di Optanten emigrarono fino al 1943, soprattutto semplici lavoratori e contadini, che vendettero le loro case all'"Ente per le tre Venezie" o ai Dableiber. Più di un terzo degli optanti ritornò in Italia dopo la guerra.
Dopo l'8 settembre 1943 l'Alto Adige fu occupato dai nazisti nell'ambito dell'operazione Alarico (nel giro di due soli giorni, il 9 e il 10 settembre). Insieme alle province di Trento e Belluno fu incorporato nella Operationszone Alpenvorland - Zona di operazioni delle Prealpi, appendice del Terzo Reich, sotto il comando del Gauleiter Franz Hofer. Durante il periodo dei 600 giorni il gruppo linguistico italiano subì gravi contraccolpi: gran parte delle autorità amministrative italiane furono sostituite da elementi tedeschi, fedeli al Reich; il giornale italiano "La Provincia di Bolzano" venne soppresso e sostituito con il "Bozner Tagesblatt"; l'unica emittente italiana venne sostituita con un'emittente tedesca; anche la scuola italiana venne chiusa. I militari altoatesini di lingua tedesca confluirono nella Wehrmacht, nelle SS e nella Gestapo. I giovani abili vennero reclutati con la forza, anche se non mancarono volontari che collaborarono alle persecuzioni contro gli ebrei (fu decimata la comunità di Merano) e alla caccia ai soldati italiani sbandati dopo l'8 settembre. A Bolzano sorse un campo "di transito" (Durchgangslager) attraverso il quale passarono migliaia di vittime destinate ai campi di sterminio oltrebrennero. Durante la storia del campo, 23 italiani che furono catturati e lì internati, furono successivamente trucidati nell'eccidio della caserma Mignone, il 12 settembre 1944.
In base al programma di eutanasia -T4, voluto da Hitler, molti infermi psichici e disabili vennero deportati presso la clinica psichiatrica di Innsbruck e di qui a Hall e al Castello di Hartheim a Linz. Dei 569 malati che furono deportati, 239 morirono di fame e privazioni o furono eliminati.
Una nota: i militari tedeschi vittime dell'attacco di via Rasella a Roma, che scatenò la rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine, appartenevano all'11a compagnia del 3° battaglione del reggimento "SS Polizei Bozen".
La resistenza era rappresentata dal CNL (guidato fino alla sua esecuzione da Manlio Longon) e dall'Andreas-Hofer-Bund, formato da Dableiber che i nazisti perseguitavano come traditori. Ricordiamo i nomi di Friedl Volgger, internato nel campo di concentramento di Dachau. Riuscì a sopravvivere e nel dopoguerra divenne senatore della Südtiroler Volkspartei. Josef Mayr-Nusser, capo della gioventù cattolica diocesana, che non volle prestare giuramento alle SS per incompatibilità con la propria fede religiosa, morto durante il viaggio verso il Campo di concentramento di Dachau. Erich Ammon, che l'8 maggio 1945 fondò la Südtiroler Volkspartei (SVP).
Il 25 maggio del 1945 l'Alto Adige venne occupato dagli Alleati. La seconda guerra mondiale finì con 8.000 altoatesini dispersi o morti in guerra.
[modifica] L'Alto Adige dal 1945 al 1972
Nell'immediato dopoguerra (1945-1946) numerosi altoatesini speravano in un ritorno all'Austria; ma l'Italia aveva già perso l' Istria e altri territori e l'Austria era un paese privo di sovranità, sotto occupazione quadripartita, che aveva dato i natali all'istigatore del conflitto mondiale Hitler e partecipato allo sterminio degli ebrei. Un buon numero di altoatesini di lingua tedesca aveva poi simpatizzato per il nazismo, il che rendeva la richiesta di ritorno all'Austria per lo meno intempestiva e difficile da sostenere: in più l'Unione Sovietica si oppose violentemente a qualunque processo potesse favorire una ricompattazione di territori tedeschi, temendo possibili rigurgiti pangermanisti. La terra a sud del Brennero doveva quindi rimanere italiana, a condizione che venisse rispettata la forte minoranza tedesca. Alcide De Gasperi e Karl Gruber, ministro degli esteri austriaco, raggiunsero l'Accordo di Parigi, stipulato il 5 settembre 1946 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre del 1947. Fu prevista la possibilità del rientro degli optanti non compromessi in maniera particolarmente evidente e grave con il regime nazista. Questa serie di provedimenti, anche se ispirata dalle grandi potenze, potè realizzarsi grazie alla notevole (secondo alcuni eccessiva) disponibilità da parte del governo italiano, se si considera anche il fatto che in Alto Adige le simpatie verso il nazismo nell'immediato dopoguerra non erano affatto scomparse, come dimostra un recente, documentatissimo studio dello storico austriaco Gerald Steinacher [2](Nazis auf der Flucht, Studien Verlag, Innsbruck 2008) che illustra come nel 1946 centinaia di criminali di guerra, fra cui Eichmann, Mengele, Priebke, abbiano potuto trovare aiuto e rifugio in Alto Adige, spesso con la collaborazione di ecclesiastici di vario grado e livello, nel corso della loro fuga verso lidi sicuri.
L'Accordo De Gasperi-Gruber prevedeva una forte autonomia per il solo Alto Adige (l'art.1 recitava: "Gli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano e quelli dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento godranno di completa eguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro delle disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca"), ma per l'inopportunità politica di creare una regione a maggioranza tedescofona essa venne estesa anche al Trentino. Ebbe un certo rilievo anche l'origine trentina di De Gasperi. Il primo statuto speciale del 1948 concedeva ampi poteri legislativi, amministrativi e finanziari alla Regione Trentino-Alto Adige/Tiroler Etschland, dove gli italofoni erano in maggioranza, fu sancito il bilinguismo italiano/tedesco, furono istituite scuole in lingua tedesca, venne introdotta la toponomastica bilingue.
L'autonomia fu ritenuta insoddisfacente dagli altoatesini di lingua tedesca: mal digerirono l'arrivo di italofoni immigrati dalle zone più depresse del paese, attirati dalle sovvenzioni e dall'industrializzazione; la presenza maggioritaria di italiani nelle pubbliche amministrazioni; il centralismo regionale (in Regione gli italofoni erano sempre in maggioranza). Nel 1957 una folla di 35.000 persone si radunò a Castel Firmiano per protestare contro la costruzione di 5.000 alloggi per gl'italiani immigrati nella provincia. La dimostrazione era stata organizzata dalla SVP all'insegna del motto "Los von Trient" (via da Trento), che sostituiva il precedente "Los von Rom" (via da Roma): la parte più moderata dei popolari altoatesini intorno a Silvius Magnago rinunciava (almeno temporaneamente) alla secessione dall'Italia a favore di una maggiore autonomia.
Ma gli sviluppi non furono soltanto pacifici: negli anni cinquanta nacque un movimento terrorista clandestino, mirante alla riunificazione del Tirolo, il Comitato per la liberazione del Sudtirolo (BAS). Negli anni sessanta si verificarono numerosi attentati dinamitardi, inizialmente contro cose (tralicci, caserme ecc.); ma i terroristi non esitarono a usare la violenza contro le forze dell'ordine, ricorrendo addirittura a mine antiuomo (tragico l'episodio di Cima Vallona). Le forze dell'ordine ed in particolare i Carabinieri risposero duramente. Ci furono denunce per tortura che avrebbero anche portato alla morte di tre persone. Il relativo processo si concluse con otto proscioglimenti e due amnistie. Gli attentati continuarono fino ai primi anni settanta, con strascichi fino agli anni ottanta. Bilancio: trentadue anni di guerriglia, dal 20 settembre del 1956 al 30 ottobre del 1988. 361 attentati con esplosivi, raffiche di mitra, mine. 21 morti, di cui 15 membri delle forze dell'ordine, due cittadini comuni e quattro terroristi, dilaniati dagli ordigni che stavano predisponendo. 57 feriti: 24 fra le forze dell'ordine, 33 privati cittadini. Vedi anche Terrorismo in Alto Adige
A parte episodi a carattere sostanzialmente goliardico da parte dell'API (Associazione protezione italiani), la popolazione di lingua italiana non rispose mai alla violenza con la violenza.
Nel contempo si cercava una soluzione politica: il trattato del 1946 fu la base della risoluzione 1497 delle Nazioni Unite del 1960, sollecitata dal cancelliere austriaco Bruno Kreisky, che invitava urgentemente i due paesi a riprendere i negoziati con l'obiettivo di trovare una soluzione di tutte le controversie concernenti l'attuazione dell'accordo di Parigi del 5 settembre 1946.
[modifica] L'Alto Adige dal 1972 a oggi
Dopo dodici anni di discussione nel 1972 l'Alto Adige ottenne dallo Stato italiano un'amplissima e ricchissima autonomia (secondo la quale dispone del 90% delle imposte pagate in provincia). La provincia autonoma dispone di 9 mila euro di risorse all'anno per ognuno dei suoi oltre 480 mila abitanti (contro i 2 mila della Lombardia, superati però dai 12 mila della Valle d'Aosta). Complessivamente il bilancio dell'Alto Adige si aggira sui 5 miliardi di euro all'anno. Con l'entrata in vigore del secondo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige, che in tedesco viene da allora chiamato Trentino-Südtirol, le maggiori competenze e risorse sono state trasferite alle Province autonome di Trento e di Bolzano.
L'Alto Adige è oggi al secondo posto in Italia per PIL pro capite, superato di poco dalla Lombardia, attestandosi sui 31.158€. Nel contesto europeo il potere d'acquisto pro capite supera di oltre 40 punti percentuali la media dell'Unione Europea a 25.[1] Anche la condizione occupazionale in provincia è eccellente, e con un tasso di disoccupazione che si attesta al 2,7% si parla tecnicamente di piena occupazione.[2] Il notevole benessere è anche riconducibile alla oculata gestione delle notevoli risorse da parte dell'amministrazione provinciale: nel maggio del 2006 il Presidente Durnwalder ha ricevuto lo "European Taxpayers' Award" per l'efficienza della cosa pubblica in Alto Adige.[3]
Lo Statuto sancisce la parità delle due lingue italiano e tedesco, l'obbligo del bilinguismo per tutti i dipendenti pubblici e la cosiddetta proporzionale etnica: le assunzioni pubbliche sono distribuite in proporzione alla consistenza dei tre gruppi linguistici italiano, tedesco e ladino. La normativa deroga all'articolo 3 della Costituzione, che proclama l'uguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, ma si giustifica in base all'art. 6: La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche nonché in base alle leggi costituzionali in materia.
A parte rare eccezioni (Libera Università, la scuola ladina e alcune scuole private) tutte le scuole, in base allo statuto d'autonomia, sono separate per gruppi linguistici.
Negli ultimi anni del XX secolo e nei primi del XXI si è sostenuto che esista un progressivo disagio nella popolazione di lingua italiana, che è in progressivo calo (è scesa dal 35% al 25% circa: il timore di una "Todesmarsch" o Marcia della morte - la scomparsa progressiva dell'etnia tedesca - diffuso negli anni sessanta, si starebbe ora diffondendo fra gli italiani a proposito della propria etnia). A causa del crollo del Patto di Varsavia, dell'ingresso dell'Austria nell'Unione Europea e della sua adesione al trattato di Schengen, si è verificato il trasferimento di un consistente numero di militari dell'esercito (che avevano la residenza in Alto Adige) dalla frontiera altoatesina verso altre regioni d'Italia, il che ha contribuito a questo fenomeno che appare ormai inarrestabile. Da tempo si osserva lo stato di subalternità in cui è costretto il gruppo italiano, quasi sempre lontano dalle posizioni di maggior rilievo politico, sociale ed economico (Bolzano a parte). Ciò si deve anche al fatto che il potere politico è saldamente nelle mani della SVP, che si considera rappresentante degli interessi tedeschi e ladini, ma non italiani, tant'è che gli altoatesini di lingua italiana non vi si possono iscrivere. Si aggiungano le difficoltà di comunicazione: mentre gli italofoni apprendono il tedesco standard, la popolazione germanofona si esprime in un colorito dialetto, molto diverso rispetto all' "Hochdeutsch". L'immigrazione di italiani verso questa prospera regione viene ostacolato da una normativa rigidissima, che consente di votare per le elezioni provinciali e di godere dei sussidi pubblici, indispensabili in un territorio dove il costo della vita è altissimo, soltanto dopo 4 anni di residenza. Ma anche fra gli italofoni già residenti è forte il disagio, legato alla percezione di maggiori privilegi e di un trattamento di favore riservato alla comunità tedesca.[4] Come conseguenza, in occasione del censimento, molti italiani, se coniugati o conviventi con un/a cittadino/a di madrelingua tedesca, trovano più vantaggioso dichiarare i propri figli, come di etnia tedesca.
Se da un lato l'ingresso dell'Austria nell'Unione Europea e la sua adesione al trattato di Schengen hanno provocato una riunificazione di fatto delle popolazioni tirolesi (c'è ormai la stessa moneta, si passa liberamente il confine senza più barriera doganale, si stanno creando attività comuni di sviluppo), contribuendo a stemperare le spinte autonomistiche o separatiste, d'altro canto proprio l' apertura della frontiera rafforza la compattezza del gruppo tedesco e fa del gruppo italiano una minoranza ancora più ristretta se vista nell'ambito di un contesto tirolese che oggi tende ad allargarsi al versante austriaco. La comunità linguistica italiana è sempre più comunemente definita minoranza italiana dell'Alto Adige.
Per quanto concerne la toponomastica, al fine di trovare una soluzione condivisa è stato creato un comitato paritetico con il compito di elaborare una norma di attuazione in materia. La toponomastica elaborata da Ettore Tolomei è l'unica ufficialmente vigente, dovendo i toponimi tedeschi essere accertati e poi approvati da una legge provinciale, ai sensi dello Statuto del Trentino-Alto Adige. Il bilinguismo dei toponimi vale anche per quei comuni della montagna dove l'appartenenza al gruppo tedesco supera il 98%. Comunque in buona parte del territorio (con l'eccezione di Bolzano e pochi altri comuni) il toponimo tedesco precede quello italiano. In alcuni casi, come nel comune di Marlengo, dove oltre il 10% della popolazione è di madrelingua italiana, il toponimo italiano è stato completamente rimosso dall'indicazione della stazione ferroviaria, contrariamente all'obbligo del bilinguismo.
Nel 1992, approvate le norme di attuazione dello Statuto, confluite nel Pacchetto di Autonomia, l'Austria rilasciò all'Italia la c.d. quietanza liberatoria: la questione dell'Alto Adige sembrava essere definitivamente risolta.
Dagli anni novanta si è aperto un dibattito pubblico sul passato nazista e fascista, soprattutto nel gruppo etnico tedesco, sull'esempio della Germania. Il gruppo italiano si è mostrato meno sensibile alla tematica, come dimostra l'esito del recente referendum su Piazza della Pace a Bolzano svoltosi il 6 ottobre 2002, in cui prevalse (62% contro 38%) la decisione di ripristinare il nome Piazza della Vittoria. La piazza è fra l'altro corredata di un imponente monumento di costruzione fascista, ornato di fasci littori, che ricorda la vittoria nella Grande guerra. La comunità italiana ha così reagito a quello che era apparso come un tentativo di annacquare l'identità italiana della città. Tuttavia si può rilevare che anche tra i germanofoni vi è la tendenza a nascondere o a minimizzare le evidenti simpatie naziste di molti altoatesini di lingua tedesca negli anni trenta e quaranta, come dimostrano i legami di Andreas Pöder, consigliere provinciale dell'Union für Südtirol, partito con simpatie separatiste, con i neonazisti del Südtiroler Kameradschaftsring (con conseguenti indagini della magistratura).[5] Per quanto riguarda poi la valutazione dei trascorsi terroristici, non manca chi esprime pubblicamente apprezzamento. In questo senso gli Schützen (comparabili con gli Alpini) hanno lanciato nel 2004 la seguente campagna: Südtirol sagt Danke für deutsche Schule, starke Wirtschaft, Wohlstand und vieles mehr!. Sullo sfondo un traliccio divelto dalla dinamite, ben in mostra Sepp Kerschbaumer, fondatore del BAS, in sovrimpressione le parole: "Il Sudtirolo ringrazia per la scuola tedesca, la forte economia, il benessere e molto altro!"[6]
L'Alto Adige è tornato sotto i riflettori nel gennaio 2006. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi cancellò la visita ufficiale a Vienna a seguito di iniziative volte a inserire in una prospettata riforma della Costituzione austriaca norme che dichiarino esplicitamente la funzione di tutela dell' Alto Adige da parte dello Stato austriaco e il diritto all'autodeterminazione. 113 sindaci altoatesini su 116 firmarono una petizione in favore delle proposte di modifica della costituzione austriaca. Un fatto alquanto grave, se si tiene in considerazione che i sindaci, ufficiali dello Stato italiano, rappresentano anche gli altoatesini di lingua italiana e ladina. L'azione dei sindaci altoatesini fu molto criticata sia dall'allora Governo Berlusconi, sia dall'Unione di centrosinistra, che anzi pensò di rompere l'alleanza con la SVP.
Nello stesso anno si sono verificati alcuni atti vandalici nei confronti del monumento all'Alpino di Brunico ("Alla gloria imperitura degli Alpini") che ha destato molto sdegno da parte della popolazione residente ma soprattutto è risulatto l'ennesimo atto da parte di "ignoti" nei confronti delle Forze Armate presenti in Alto Adige, in questo caso agli Alpini.[7]
Che la questione altoatesina non possa dirsi ancora conclusa e che tra i gruppi linguistici serpeggi ancora un certo malessere nonostante la grande prosperità economica, lo dimostrano i fatti: nello statuto della SVP, il partito da quasi 60 anni al potere nella provincia, si legge che come conseguenza della prima guerra mondiale l'Alto Adige, per secoli parte dell'Austria, fu separato dalle madrepatria e tale ingiustizia storica viene tuttora sentita come tale dalla popolazione;[8] il presidente della Provincia autonoma, Luis Durnwalder, si è detto convinto che se oggi gli altoatesini fossero chiamati al referendum, si pronuncerebbero in maggioranza per il ritorno all'Austria.[9] Dall'altro lato il parlamento austriaco ha nel settembre 2006 votato un ordine del giorno per inserire definitivamente nella nuova Costituzione la funzione di tutela della popolazione altoatesina di lingua tedesca.
Il partito Süd-Tiroler Freiheit ha fatto della secessione dall'Italia e della "libertà del Sud-Tirolo" la sua bandiera, lanciando una campagna politica per rimarcare che "il Sud-Tirolo non è Italia".
Tanti fantasmi si aggirano ancora a guastare i rapporti tra i gruppi linguistici in Alto Adige anche da parte italiana, come dimostrano le polemiche che taluni media italiani hanno scatenato nei confronti di Gerhard Plankensteiner, vincitore della medaglia di bronzo per l'Italia ai XX Giochi olimpici invernali: alla domanda del perché non avesse cantato l'inno di Mameli, l'atleta di madrelingua tedesca aveva risposto: "Non conosco questa canzone".
A parte episodi del genere, che in ogni caso non devono essere sottostimati o trascurati, si può affermare che l'Alto Adige sia sotto numerosi aspetti un modello d'integrazione etnica.
[modifica] Geografia
[modifica] Confini
Confina a nord e a est con l'Austria (Tirolo e Salisburghese), a ovest con la Svizzera (Canton Grigioni), a sud-est con il Veneto (provincia di Belluno), a sud con la provincia autonoma di Trento (Trentino) e a sud-ovest (presso il passo dello Stelvio) con la Lombardia (provincia di Sondrio). È l'unica provincia italiana interamente montuosa (100% montagna) e comprende innumerevoli valli, passi, fiumi e laghi che circondano l'intero territorio alto-atesino. La Valle Aurina è la valle più a nord di tutta l'Italia e Predoi il centro abitato più a settentrione situato tra i piedi della valle e la vetta d'Italia, al confine austriaco.
[modifica] Monti
- Dolomiti di Sesto: Punta Tre Scarperi, Croda dei Baranci, Tre Cime di Lavaredo
- Dolomiti di Gardena: Sassolungo, Sassopiatto, Sella, Piz Boè,
- Altri rilievi dolomitici: Plan de Corones, Latemar, Cima della Plose, Cima del Catinaccio, Sciliar
Alpi: Ortles, il monte più alto con 3.902 m, Palla Bianca, Similaun, L'Altissima, Punta della Vedretta
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Lo Sciliar |
Il Catinaccio |
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Panorama del Sassolungo |
Il Latemar |
[modifica] Passi
Passo Gardena, Passo Nigra, Passo Sella,Passo Stalle, Passo del Brennero, Passo del Rombo, Passo della Mendola, Passo delle Erbe, Passo delle Palade, Passo dello Stelvio, Passo di Campolongo, Passo di Costalunga, Passo di Monte Croce di Comelico, Passo di Monte Giovo, Passo di Pampeago, Passo di Pennes, Passo di Resia, Passo di Valparola, Passo San Lugano.
[modifica] Valli
- Val d'Adige: Val Passiria, Val d'Ultimo
- Valle Isarco: Val di Tires, Val Gardena, Val Ridanna, Val Sarentino, Val d'Ega, Val di Vizze, Val Racines, Val di Giovo, Val di Fleres
- Val Pusteria: Val di Tures, Valle Aurina, Val Badia, Valle di Casies, Val Fiscalina, Valle di Anterselva, Val di Landro, Valle di Braies
- Val Venosta: Val Monastero, Val Martello, Val di Senales
[modifica] Fiumi
Il territorio è attraversato da diversi corsi d'acqua: Adige (ted. Etsch), Isarco (ted. Eisack), Rienza (ted. Rienz), Passirio (ted. Passer), Talvera (ted. Talfer), le fonti della Drava (ted. Drau) e altri più piccoli.
[modifica] Laghi
Nella Provincia di Bolzano vi sono 176 bacini d'acqua naturali con lunghezza maggiore o uguale a 100 metri. Gran parte di tali bacini si trova a quote superiori ai 2000 m. I laghi naturali con una superficie maggiore di 5 ettari sono 13: di questi solo tre (il Lago di Caldaro, ted. Kalterer See, e i due laghi di Monticolo, ted. Montiggler Seen) sono situati al di sotto dei 1000 m. I restanti 10 laghi maggiori sono il Lago di Anterselva (ted. Antholzersee), lago di Braies (ted. Pragser Wildsee), il lago di Carezza (ted. Karersee), il lago di Costalovara (ted. Wolfsgruben) , il lago di Dobbiaco (ted. Toblacher See), il lago di Favogna, (ted. Fennberger See), il lago di Fiè (ted. Völser Weiher), il lago di Santa Maria (ted. St. Felixer Weiher oppure Tretsee), il lago di San Valentino alla Muta (ted. Haidersee), il lago di Landro (ted. Dürrensee) ed il lago di Varna (ted. Vahrner See).
Vi sono anche laghi artificiali, alcuni dei quali di dimensione ragguardevole. Tra i principali ricordiamo il Lago di Resia (ted. Reschensee), il Lago di Zoccolo (ted. Zoggler Stausee), il Lago di Fortezza (ted. Franzensfester See), il Lago di Rio di Pusteria (ted. Mühlbacher See) e il Lago di Valdaora (ted. Olanger Stausee).
[modifica] Cascate
| Per approfondire, vedi la voce Cascate in Alto Adige. |
Terra di Alpi e Dolomiti, ricca di corsi d'acqua, l'Alto Adige può vantare numerose cascate. Tra le più belle si annoverano: le Cascate di Stanghe, a Racines, nei pressi di Vipiteno, le Cascate di Riva, a Campo Tures in Valle Aurina, la Cascata di Parcines, a Parcines in Val Venosta, la più alta dell'Alto Adige.
Con le rigide temperature invernali le cascate si ghiacciano e formano delle pareti verticali che gli alpinisti sfidano a scalare.
[modifica] Parchi naturali
Parco naturale Dolomiti di Sesto, Parco naturale Fanes - Sennes e Braies, Parco del Gruppo di Tessa, Parco del Monte Corno, Parco Puez Odle, Parco naturale dello Sciliar, Parco naturale Vedrette di Ries - Aurina, Parco nazionale dello Stelvio.
Il Parco delle Alpi Sarentine è ancora in fase di attivazione.
[modifica] Monumenti naturali
L'Alto Adige offre nelle sue montagne e valli innumerevoli monumenti naturali, come le piramidi di terra in Alto Adige; in Alto Adige le più famose sono le piramidi di Plata e le piramidi di Renon.
[modifica] Cultura
[modifica] Monumenti storici
La provincia di Bolzano nel corso della storia è passata diverse volte in mano a diversi "padroni", che hanno portato tra l'altro anche alla costruzione di diversi castelli, fortezze, ecc ... Tra i più noti sicuramente castel Tirolo (da cui si è potuto avere anche prova dell'origine del simbolo della provincia), Castel Roncolo (il maniero illustrato). Successivamente ai castelli, sotto l'impero austro-ungarico, furono edificati diverse fortezze; il più famoso è sicuramente il Forte di Fortezza, per via della leggenda dell'oro nascosto dai nazisti in fuga.
Oltre ai castelli e fortezze, nella provincia di Bolzano si trovano diverse chiese, abbazie e monasteri: l'abbazia di Monte Maria, l'Abbazia di Novacella ed il Monastero di Sabiona
[modifica] Demografia
Alla fine del 2006 si contavano 487.673 abitanti, di cui 28.394 stranieri (5,8%). Nello stesso anno i nati vivi sono stati 5.409 (11,1‰), i morti 3.707 (7,6‰), con un incremento naturale di 1.702 unità (3,5‰), il più elevato del Norditalia. Le famiglie contano in media 2,5 componenti, mentre la nuzialità nel 2005 era di 3,8 matrimoni ogni mille abitanti, dei quali il 41.8% si è svolto con rito religioso.
[modifica] Popolazione
Secondo il censimento ASTAT del 2007 il 61,8% dei residenti in Alto Adige è nato in Alto Adige, mentre il 26,2% della popolazione è nato nel resto d'Italia e il 12% della popolazione è straniera. Ecco i dati in dettaglio sugli italiani, comprese le minoranze lingustiche:
| Regione di nascita[10] | Abitanti | Percentuale |
|---|---|---|
| 398.721 | 61,8% | |
| 11.320 | 2,3% | |
| 919 | 0,20% | |
| 47 | 0,01% | |
| 3.882 | 0,8% | |
| 13.103 | 2,7% | |
| 1.453 | 0,3% | |
| 515 | 0,10% | |
| 1.769 | 0,36% | |
| 738 | 0,15% | |
| 205 | 0,04% | |
| 480 | 0,10% | |
| 1.820 | 0,40% | |
| 515 | 0,10% | |
| 128 | 0,03% | |
| 3.210 | 0,65% | |
| 2.717 | 0,55% | |
| 451 | 0,92% | |
| 3.792 | 0,77% | |
| 2.905 | 0,59% | |
| 985 | 0,20% | |
| 449.675 | 88% | |
| Stranieri | 41.503 | 12% |
| TOTALE |
491.266 | 100% |
Fonte:Annuario Statistico 2008,ASTAT,pag.107,Bolzano,2008 in base ai registri anagrafici comunali.
Le più grandi comunità di stranieri, oltre le mille persone sono:
Albanesi: 4.387 persone
Tedeschi: 4.269 persone
Marocchini: 2.675 persone
Serbi e Montenegrini: 2.503[11]
Pakistani: 1.987 persone
Macedoni: 1.909 persone
Slovacchi: 1.498 persone
Austriaci: 1.492 persone
Romeni: 1.228 persone
Fonte:Bilancio Demografico ISTAT 2007, Roma,2008
[modifica] Comuni principali
L'Alto Adige è suddiviso in 116 comuni, di cui questi sono i dieci più popolosi ordinati per numero di abitanti (dati: Istat 31/12/2008):
| Pos. | Stemma | Comune di | Popolazione (ab) |
Superficie (km²) |
Densità (ab/km²) |
Altitudine (m s.l.m.) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1° | Bolzano | 101.919 | 52,34 | 1.947 | 262 | |
| 2° | Merano | 37.253 | 26 | 1.433 | 325 | |
| 3° | Bressanone | 20.360 | 84,86 | 240 | 560 | |
| 4° | Laives | 16.722 | 24 | 697 | 258 | |
| 5° | Brunico | 15.170 | 45 | 337 | 838 | |
| 6° | Appiano sulla Strada del Vino | 13.892 | 59,7 | 233 | 416 | |
| 7° | Lana | 10.985 | 36 | 305 | 310 | |
| 8° | Caldaro sulla Strada del Vino | 7.558 | 47 | 161 | 425 | |
| 9° | Renon | 7.430 | 111 | 67 | 1000 | |
| 10° | Sarentino | 6.863 | 302 | 23 | 900 |
|
Bolzano: vista aerea della città in direzione est. |
Bolzano: Portici |
Merano: vista dalle montagne sulla città |
Merano: il Kursaal |
|
Bressanone: panoramica |
Laives: panorama dal Passo della Mendola |
Brunico: vista della città |
Brunico: zona pedonale |
[modifica] Lingua
[modifica] Lingue e gruppi linguistici
| Per approfondire, vedi la voce Lingue della provincia autonoma di Bolzano. |
La provincia autonoma di Bolzano è un'area trilingue: oltre due terzi degli abitanti (69,15%) sono di madrelingua tedesca (i quali parlano abitualmente il dialetto sudtirolese), il 4,37% di madrelingua ladina dolomitica. [12] Gli italofoni (26,47%) sono concentrati soprattutto nel capoluogo, Bolzano (lad. Bulsan, ted. Bozen), nei maggiori centri della provincia (dopo Bolzano), Merano (lad. e ted. Meran) e Bressanone (ted. Brixen, lad. Persenon), e nei comuni sottoindicati. I ladinofoni soprattutto nella Val Gardena (lad. Gherdëina, ted. Gröden) e in Val Badia (lad. Val Badia, ted. Gadertal).
La provincia autonoma di Bolzano è un'area trilingue: oltre due terzi degli abitanti (69,15%) sono di madrelingua tedesca, il 4,37% di madrelingua ladina dolomitica. [12]
| Gruppo linguistico | 1880 | 1890 | 1900 | 1910 | 1921 | 1945 | 1961 | 1971 | 1981 | 1991 | 2001 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Tedesco | 90,60 % | 89,00 % | 88,80 % | 89,00 % | 75,90 % | 61,60 % | 62,20 % | 62,90 % | 64,90 % | 67,99 % | 69,15 % |
| Italiano | 3,40 % | 4,50 % | 4,00 % | 2,90 % | 10,60 % | 35,00 % | 34,30 % | 33,30 % | 28,70 % | 27,65 % | 26,47 % |
| Ladino | 4,30 % | 4,30 % | 4,00 % | 3,80 % | 3,90 % | 3,40 % | 3,40 % | 3,70 % | 4,10 % | 4,36 % | 4,37 % |
Gli italofoni (26,47%) sono concentrati soprattutto nel capoluogo, Bolzano (lad. Bulsan, ted. Bozen), nei maggiori centri della provincia (dopo Bolzano), Merano (lad. e ted. Meran) e Bressanone (ted. Brixen, lad. Persenon), e nei comuni sottoindicati. I ladinofoni soprattutto nella Val Gardena (lad. Gherdëina, ted. Gröden) e in Val Badia (lad. Val Badia, ted. Gadertal).
Raffrontando i dati del censimento del 2001 con quelli del 1991, si può estrapolare la crescita dei gruppi tedesco e ladino. Il cambiamento più forte si è registrato nel comune di Brennero, dove il gruppo linguistico italiano ha perso quasi il 9 % della sua consistenza. Secondo alcuni, questo fatto sarebbe legato all'entrata dell'Austria nell'Unione Europea il 1° gennaio 1995 e alla sua successiva adesione degli Accordi di Schengen nell'aprile dello stesso anno: il conseguente smantellamento rispettivamente della dogana e dei posti di frontiera al passo del Brennero ha portato alla forte riduzione del personale (funzionari della dogana, guardie di finanza, poliziotti ecc.), perlopiù italiofono, in servizio al confine fra i due Stati dell'Unione.
Su 116 comuni, in ben 103 è maggioritario il gruppo tedesco (con una punta del 99,81% a San Pancrazio), in 8 quello ladino (97,67% a La Valle; gli altri comuni sono Badia, Corvara in Badia, Marebbe, San Martino in Badia, Santa Cristina Val Gardena, Selva di Val Gardena, Ortisei). In 5 comuni prevale il gruppo linguistico italiano (in parentesi la consistenza percentuale): Bolzano (73%), Laives (70%), Salorno (62%), Bronzolo (60%), Vadena (57%).
Nei seguenti comuni risiede una consistente minoranza italofona: Merano (48%), Fortezza (41%), Egna (38%), Cortina sulla strada del vino (31%), Ora (30%).
La maggior parte dei comuni ha tuttavia una popolazione italofona ben al di sotto del 10%. Secondo l'ultimo censimento per esempio i comuni di Rodengo, Luson e Predoi hanno una popolazione del gruppo linguistico italiano rispettivamente dello 0,2%, 0,8% e 1,3%.
Gli altoatesini germanofoni fanno largo uso del loro dialetto, appartenente al gruppo del bavarese: il sudtirolese, che è presente in molteplici momenti della vita pubblica e privata ed è quasi sempre preferito al tedesco standard. Quest'ultimo, tuttavia, nella sua variante austriaca, rimane l'idioma insegnato a scuola, usato nella comunicazione scritta e nelle occasioni ufficiali.
Ogni cittadino italiano di età superiore ad anni quattordici residente nella provincia di Bolzano alla data del censimento e non interdetto per infermità di mente è tenuto a dichiarare la propria appartenenza ad un gruppo linguistico; può anche dichiarare di non appartenere a nessuno dei gruppi linguistici, di essere "altro", ma deve comunque aggregarsi ad uno dei tre. La dichiarazione non deve essere resa dai cittadini stranieri. Essa è finalizzata in primo luogo alla determinazione della proporzionale etnica, per l'assegnazione degli impieghi nella pubblica amministrazione: attualmente, su 100 posti pubblici, 69 vanno al gruppo tedesco, 27 a quello italiano e 4 a quello ladino.
| Per approfondire, vedi la voce Proporzionale etnica. |
[modifica] Uso della lingua tedesca
Lo Statuto del Trentino-Alto Adige sancisce che la lingua tedesca è parificata a quella italiana, ma quest'ultima fa testo negli atti aventi carattere legislativo (art. 99).
I cittadini di lingua tedesca della provincia di Bolzano hanno facoltà di usare la loro lingua nei rapporti cogli uffici giudiziari e con gli organi e uffici della pubblica amministrazione, nonché con i concessionari di servizi di pubblico interesse.
Nelle adunanze degli organi collegiali della regione Trentino-Alto Adige, della Provincia di Bolzano e degli enti locali può essere usata la lingua italiana o la lingua tedesca.
Nella corrispondenza e nelle comunicazioni orali deve essere usata la lingua del richiedente; quando viene avviata d'ufficio, la corrispondenza si svolge nella lingua presunta del cittadino cui è destinata.
| « [...]Rimane salvo l'uso della sola lingua italiana all'interno degli ordinamenti di tipo militare. » | |
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(art. 100)
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Le amministrazioni pubbliche devono usare, nei riguardi dei cittadini di lingua tedesca, anche la toponomastica tedesca, se la legge provinciale ne abbia accertata l'esistenza ed approvata la dizione. (art. 101)
Per quanto riguarda la scuola, è prevista la separazione fra gruppi linguistici: l'insegnamento viene impartito esclusivamente in lingua italiana o tedesca, secondo l'appartenenza linguistica, da insegnanti di madrelingua. Elemento di attenuazione risulta l'apprendimento dell'altra lingua a partire dalla prima o seconda elementare (a mo' di lingua straniera). A livello della giunta provinciale vi sono due distinti assessorati, uno per l'intendenza scolastica tedesca (attuale assessore Otto Saurer - SVP) e uno per quella italiana (Luisa Gnecchi - Insieme a sinistra - Pace e Diritti).
[modifica] Uso della lingua ladina nella scuola
La lingua ladina è usata nelle scuole materne ed è insegnata nelle scuole elementari delle località ladine (San Martino in Badia, La Valle, Corvara, Badia, Marebbe, Ortisei, Santa Cristina Valgardena, Selva di Val Gardena). Tale lingua è altresì usata quale strumento di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado delle località stesse. In tali scuole l'insegnamento è impartito su base paritetica di ore e di esito finale, in italiano e tedesco.
Esiste un assessorato alla scuola in lingua ladina distinto da quelli in lingua italiana e tedesca (l'incarico è ricoperto da Florian Mussner, SVP, l'unico ladino della giunta provinciale).
[modifica] Autonomia
Dopo la riforma dello statuto regionale del Trentino-Alto Adige, risalente al 1972, la provincia è stata investita di un ampio potere di legiferare (nello statuto del 1948 questo potere era marginale).
Mentre tutte le altre province italiane hanno mere funzioni amministrative, le province autonome di Trento e Bolzano hanno potere legislativo in molte materie normalmente di competenza statale o regionale. Particolarmente importanti sono le competenze in materia di sanità, scuola, formazione, lavoro, trasporti e viabilità.
La funzione legislativa spetta al consiglio provinciale, formato da 35 membri. Spetta allo stesso consiglio decidere il sistema di voto: si tratta attualmente di un proporzionale, senza elezione diretta del Presidente della Provincia Autonoma.
Molto ampia è anche l'autonomia finanziaria, per cui il 90% dei tributi riscossi in ambito provinciale resta nel territorio. La provincia autonoma dispone di 9 mila euro di risorse all'anno per ognuno dei suoi oltre 480.000 abitanti (contro i 2 mila della Lombardia, superati però dai 12 mila della Valle d'Aosta). Complessivamente il bilancio dell'Alto Adige si aggira sui 5 miliardi di euro all'anno.
[modifica] Autonomia legislativa
La Provincia possiede la competenza esclusiva a legiferare nelle seguenti materie: ordinamento degli uffici provinciali e del personale ad essi addetto; toponomastica, fermo restando l'obbligo della bilinguità nel territorio della provincia di Bolzano; tutela e conservazione del patrimonio storico, artistico e popolare; usi e costumi locali ed istituzioni culturali (biblioteche, accademie, istituti, musei) aventi carattere provinciale; manifestazioni ed attività artistiche, culturali ed educative locali, e anche con i mezzi radiotelevisivi, esclusa la facoltà di impiantare stazioni radiotelevisive; urbanistica e piani regolatori; tutela del paesaggio; usi civici; ordinamento delle minime proprietà colturali, anche agli effetti dell'art. 847 del codice civile; ordinamento dei "masi chiusi" e delle comunità familiari rette da antichi statuti o consuetudini; artigianato; edilizia comunque sovvenzionata, totalmente o parzialmente, da finanziamenti a carattere pubblico, comprese le agevolazioni per la costruzione di case popolari in località colpite da calamità e le attività che enti a carattere extra provinciale, esercitano nella provincia con finanziamenti pubblici; porti lacuali; fiere e mercati; opere di prevenzione e di pronto soccorso per calamità pubbliche; miniere, comprese le acque minerali e termali, cave e torbiere; caccia e pesca; alpicoltura e parchi per la protezione della flora e della fauna; viabilità, acquedotti e lavori pubblici di interesse provinciale; comunicazioni e trasporti di interesse provinciale, compresi la regolamentazione tecnica e l'esercizio degli impianti di funivia; assunzione diretta di servizi pubblici e loro gestione a mezzo di aziende speciali; turismo e industria alberghiera, compresi le guide, i portatori alpini, i maestri e le scuole di sci; agricoltura, foreste e corpo forestale, patrimonio zootecnico ed ittico, istituti fitopatologici, consorzi agrari e stazioni agrarie sperimentali, servizi antigrandine, bonifica; espropriazione per pubblica utilità per tutte le materie di competenza provinciale; costituzione e funzionamento di commissioni comunali e provinciali per l'assistenza e l'orientamento dei lavoratori nel collocamento; opere idrauliche della terza, quarta e quinta categoria; assistenza e beneficenza pubblica; scuola materna; assistenza scolastica per i settori di istruzione in cui la provincia ha competenza legislativa; edilizia scolastica; addestramento e formazione professionale.
Nei seguenti ambiti l'Alto Adige dispone di una competenza legislativa concorrente con lo Stato centrale: polizia locale urbana e rurale; istruzione elementare e secondaria (media, classica, scientifica, magistrale, tecnica, professionale e artistica); commercio; apprendistato; libretti di lavoro; categorie e qualifiche dei lavoratori; costituzione e funzionamento di commissioni comunali e provinciali di controllo sul collocamento; spettacoli pubblici per quanto attiene alla pubblica sicurezza; esercizi pubblici, fermi restando i requisiti soggettivi richiesti dalle leggi dello Stato per ottenere le licenze, i poteri di vigilanza dello Stato, ai fini della pubblica sicurezza, la facoltà del Ministero dell'interno di annullare d'ufficio, ai sensi della legislazione statale, i provvedimenti adottati nella materia, anche se definitivi. La disciplina dei ricorsi ordinari avverso i provvedimenti stessi è attuata nell'ambito dell'autonomia provinciale; incremento della produzione industriale; utilizzazione delle acque pubbliche, escluse le grandi derivazioni a scopo idroelettrico; igiene e sanità, ivi compresa l'assistenza sanitaria e ospedaliera; attività sportive e ricreative con i relativi impianti ed attrezzature.
[modifica] Autonomia finanziaria
In base all'articolo 75 dello statuto del 1972, spettano alla Provincia di Bolzano:
- i nove decimi delle imposte di registro e di bollo, nonché delle tasse di concessione governativa;
- i nove decimi delle tasse di circolazione relative ai veicoli immatricolati;
- i nove decimi dell'imposta sul consumo dei tabacchi ;
- i sette decimi dell'imposta sul valore aggiunto, esclusa quella relativa all'importazione;
- i quattro decimi dell'imposta sul valore aggiunto relativa all'importazione riscossa nel territorio regionale, da ripartire nella proporzione del 53% alla Provincia di Bolzano (e del 47% alla Provincia di Trento);
- i nove decimi del gettito dell'imposta di fabbricazione sulla benzina;
- i nove decimi di tutte le altre entrate tributarie erariali, dirette o indirette, comunque denominate, inclusa l'imposta locale sui redditi (quindi IRPEF, IRES e via discorrendo), ad eccezione di quelle di spettanza regionale o di altri enti pubblici (comuni in primis).
[modifica] Comprensori
I 116 comuni sono raggruppati in 8 comprensori (o comunità comprensoriali, Bezirksgemeinschaften), unità amministrative poste tra la Provincia Autonoma e i Comuni. Svolgono funzioni delegate dalla Provincia stessa, in particolare coordinano le attività dei comuni. Sono retti da una Giunta Comprensoriale (Bezirksausschuss), presieduta da un Presidente Comprensoriale (Bezirkspräsident), entrambi eletti dal Consiglio Comprensoriale (Bezirksrat), i cui membri sono scelti dai Comuni con un complesso sistema di voto, per la rappresentanza di tutti i gruppi linguistici e politici.
- Val Venosta/Vinschgau: Silandro/Schlanders,...
- Burgraviato/Burggrafenamt: Merano/Meran,...
- Oltradige-Bassa Atesina/Überetsch-Unterland: Egna/Neumarkt, Bronzolo/Branzoll, Laives/Leifers, Ora/Auer, Terlano/Terlan, Appiano/Eppan, Caldaro/Kaltern ...
- Bolzano/Bozen: formato unicamente dall'omonimo comune
- Salto-Sciliar/Salten-Schlern: Ortisei/Urtijëi, Ritten/Renon, S.Genesio/Jenesien, Sarentino/Sarnthein...
- Valle Isarco/Eisacktal: Bressanone/Brixen,...
- Alta Valle Isarco/Wipptal: Vipiteno/Sterzing,...
- Val Pusteria/Pustertal: Brunico/Bruneck,...
[modifica] Politica
Sin dalla sua costituzione, nel 1948, la provincia autonoma di Bolzano viene governata dalla Südtiroler Volkspartei. Il partito di raccolta (Sammelpartei) dei cittadini di lingua tedesca e ladina (non di lingua italiana, che per statuto partitico non possono iscriversi) ha potuto sempre contare sulla maggioranza assoluta dei seggi. A livello locale nei centri a maggiore presenza italofona la SVP si è presentata a lungo in alleanza con la Democrazia Cristiana; dagli anni Novanta ha preferito associarsi con il centrosinistra, attualmente con i partiti dell'Unione. Attualmente il capoluogo provinciale è governato da tale coalizione. In ben 107 comuni il sindaco è espresso dai popolari altoatesini (Volkspartei).
Nel gruppo linguistico italiano raccoglievano forti consensi la Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano. Alle ultime elezioni provinciali il partito più forte dell'etnia italiana è stato Alleanza Nazionale.
I partiti più rappresentativi del gruppo ladino sono la SVP e i Ladins (che però non hanno alcun seggio in consiglio provinciale).
Partito trasversale, non legato all'appartenenza a gruppi linguistici, sono i Verdi del Sudtirolo.
[modifica] Composizione del Consiglio provinciale
| Per approfondire, vedi la voce Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano. |
Il consiglio provinciale attualmente in carica è stato eletto con le elezioni provinciali del 26 ottobre 2008. I 35 seggi sono così ripartiti:
In seguito alle elezioni del 2008 il Consiglio della Provincia Autonoma di Bolzano è così composto:
- Südtiroler Volkspartei: 18 seggi
- Die Freiheitlichen: 5 seggi
- Popolo delle Libertà: 3 seggi
- Partito Democratico: 2 seggi
- Verdi del Sudtirolo: 2 seggi
- Süd-Tiroler Freiheit: 2 seggi
- Union für Südtirol: 1 seggio
- Lega Nord Sudtirolo: 1 seggio
- Unitalia: 1 seggio
Nella seduta consiliare del 18 maggio 2006 sono stati eletti, per la 2° metà della legislatura, come presidente del Consiglio provinciale il dott. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) e come vicepresidente Rosa Thaler Zelger (SVP).
[modifica] Composizione della Giunta provinciale
| Per approfondire, vedi la voce Presidenti della Provincia autonoma di Bolzano. |
Presidente della Giunta provinciale è dal 1989 Luis Durnwalder, del gruppo linguistico tedesco. Il suo predecessore Silvius Magnago ha governato l'Alto Adige per quasi trent'anni (dal 1960 al 1989).
La Giunta provinciale è costituita da (vecchia giunta in attesa di formazione di quella nuova):
- SVP
- Insieme a sinistra - Pace e Diritti
- Unione autonomista (la Margherita)
I tre partiti rappresentano una maggioranza del 63,2%.
La legislatura provinciale scade nel 2013.
[modifica] Economia
L'economia altoatesina è fortemente diversificata.
Molto sviluppata è la frutticultura: Il 10% delle mele dell'Unione Europea, ovvero il 2% della produzione mondiale, si coltiva in Alto Adige, su una superficie di 18.000 ettari. Grazie al clima mite, soprattutto lungo la Strada del Vino, la vite cresce particolarmente bene. Numerosi vini portano il contrassegno D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata). Tra i più conosciuti ricordiamo il Gewürztraminer dell'Alto Adige, il Kalterersee Auslese (vino di Caldaro), il St. Magdalener, il Weissburgunder e il Blauburgunder dell'Alto Adige. Da non dimenticare lo Schiava (o Vernatsch) e il Lagrein, vino autoctono. L'area coltivata a vite non supera i 5.100 ettari, cioè appena l'1% dell'intera superficie vitivinicola italiana. Ciò non impedisce ai vini altoatesini di essere universalmente apprezzati e di ben figurare nei concorsi internazionali di qualità.
È altoatesina anche la nota Birra Forst. Anche l'industria ha conosciuto un importante sviluppo. Tra i gruppi più importanti ricordiamo Fercam (autotrasporti), Leitner (funivie), Loacker e Senfter (alimentari), Salewa (abbigliamento invernale), Iveco Defence Vehicle che produce veicoli militari e civili utilizzati da molti paesi nel mondo, come Germania, Gran Bretagna, Belgio, Svizzera, Spagna, Portogallo, Norvegia, Pakistan, Egitto, le Acciaierie Valbruna. Molti sforzi vengono fatti per coniugare la crescita con la sostenibiltà ambientale. La provincia punta in particolare sulle fonti di energia alternativa: biomasse, energia idrica, energia solare, e nei prossimi anni sull'idrogeno.
Nel campo dell'istruzione e della ricerca spiccano la Libera Università di Bolzano, fondata nel 1997, e l'Accademia Europea EURAC.
Ma il settore economico di gran lunga più importante è il turismo: rinomate stazioni sciistiche, le terme a Merano, l'offerta culturale di Bolzano (con il famoso Ötzi), la bellezza del paesaggio e l'ottima cucina altoatesina attirano ogni anno milioni di turisti. La provincia di Bolzano è la prima in Italia quanto a pernottamenti, davanti a Rimini e Venezia.
Tutto ciò ha creato un notevole benessere, in una regione che ancora qualche lustro fa era poverissima. Con un tasso di disoccupazione al 2,7% nel primo trimestre 2007, l'Alto Adige può vantare una piena occupazione. Con un PIL pro capite oltre i 31.000€ l'Alto Adige si colloca al secondo posto in Italia, secondo alla sola Lombardia.
La provincia autonoma di Bolzano controlla il 93,88% di SEL Spa, società che partecipa in Delmi S.p.A. (10%). Il resto del capitale di SEL (6,12%) è detenuto da SELFIN Srl, una società formata da 102 comuni dell'Alto Adige e 4 comunità comprensoriali.
Delmi partecipa pariteticamente con Électricité de France in Transalpina di Energia Srl, la società che controlla il 61.282% di Edison.
[modifica] Trasporti e vie di comunicazione
L'Alto Adige, per la posizione al centro delle Alpi e in particolare grazie al passo del Brennero - il più basso dell'intero arco alpino - è un fondamentale snodo viario.
[modifica] Strade
Nel senso nord-sud è attraversato da:
- l'autostrada A22 del Brennero, che fa parte della Strada Europea E45, da Karesuando (in Svezia) ad Agrigento, in Sicilia
- la Strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero
Trasversalmente a ovest:
- Strada statale 38 dello Stelvio dalla Valtellina attraverso Spondigna di Sluderno, e quindi il resto della Val Venosta fino a Bolzano con alcune ramificazioni (ad esempio la nuova super-strada Me-Bo).
- Strada statale 41 di Val Monastero da Sluderno al confine svizzero presso Tubre
- Strada statale 40 di Resia da Spondigna di Sluderno, al confine austriaco presso il passo Resia di Curon Venosta
A est:
- Strada statale 49 della Pusteria da Bressanone al confine austriaco di Prato alla Drava
Da annotare che tutte le statali dal 1998 sono passate sotto proprietà e gestione diretta della Provincia autonoma, ma hanno comunque mantenuto la loro denominazione di "strade statali".
[modifica] Ferrovie
La principale strada ferrata è la linea ferroviaria del Brennero che collega Verona a Monaco di Baviera dalla quale si diramano, a Fortezza la Ferrovia della Val Pusteria e a Bolzano la Ferrovia Bolzano-Merano, tutte elettrificate. Quest'ultima prosegue come Ferrovia della Val Venosta - a trazione termica - lungo la Val Venosta fino a Malles. Chiusa nel 1991, è stata riaperta nel maggio 2005 ed appartiene alla Provincia Autonoma di Bolzano, tramite la propria società di trasporto pubblico SAD.
È in costruzione la galleria di base del Brennero-BBT di circa 50 km che collegherà Fortezza ad Innsbruck ed è in progetto una nuova linea verso sud che realizzerà un sistema a 4 binari.
Una interessante linea di tipo tramviario è la Ferrovia del Renon sull'omonimo altopiano, fino al 1966 collegata a Bolzano mediante un tratto a cremagliera.
La Ferrovia marmifera di Lasa, a scartamento ridotto, è adibita a uso industriale.
Tra le linee storiche e ormai dismesse si ricordano: la Ferrovia Bolzano Caldaro, la Ferrovia Elettrica Brunico-Campo Tures, la Ferrovia Lana Postal, la Ferrovia della Val Gardena, la Ferrovia della Val di Fiemme e la Ferrovia delle Dolomiti Dobbiaco-Cortina d'Ampezzo-Calalzo.
[modifica] Funivie e Funicolari
L'Alto Adige, per la sua conformazione orografica, ospita un numero considerevole di impianti a fune.
Oltre alle innumerevoli realizzazioni di tipo turistico - in particolare di risalita per la pratica dello sci quali cabinovie, sciovie e simili - sono presenti vari impianti utilizzati per collegare gli abitati in quota con il rispettivo fondovalle.
Fra le funivie si citano quelle con stazione a valle presso la città di Bolzano:
- Funivia del Colle: ristrutturata nel 2006, risale le pendici del Monte Pozza fino alla località Colle di Villa a 1.134 m. Il percorso dura 7 minuti e supera un dislivello di 872 m. È la prima funivia per trasporto persone del mondo, inaugurata nel 1908.
- Funivia del Renon: attiva dal 1966, raggiunge l'abitato di Soprabolzano ed è stata sostituita nel maggio del 2009 da una moderna Cabinovia con portata oraria aumentata e frequenza di 4 minuti.
- Funivia di San Genesio: realizzata negli Anni '30, collega il capoluogo con l'omonimo paese e l'altopiano del Salto.
Anche le funicolari sono ben rappresentate:
- Funicolare della Mendola: caratterizzata dalla notevole lunghezza e dal ripido tracciato, unisce l'abitato di Caldaro al Passo della Mendola.
- Gardena Ronda Express, in Val Gardena raggiunge due comprensori sciistici.
Appartengono al passato della città di Bolzano la Funicolare del Virgolo - distrutta durante la seconda guerra mondiale - e quella del Guncina, dismessa negli Anni '60.
[modifica] Piste ciclabili
| Per approfondire, vedi la voce Piste ciclabili dell'Alto Adige. |
L'intera Provincia è percorsa da una fitta rete di piste ciclabili - cittadine ed extraurbane - in continuo ampliamento con prosecuzioni oltre i confini di Brennero, San Candido/Prato alla Drava e Salorno a sud. Negli ultimi anni in Alto Adige, è stato dato il via per una rete di piste ciclabili che colleghino tutte le principali vallate tra di loro e con le regioni confinanti.
[modifica] Descrizione delle ciclabili
Tutte le principali vie di accesso dell'Alto Adige sono collegate con piste ciclabili. Quindi dal capoluogo di provincia Bolzano, si raggiungono i confini della provincia, cioè: Resia, Brennero, Prato alla Drava e anche Egna. Le piste ciclabili però non terminano in questi luoghi di confine, ma anzi continuano nelle province o stati successivi.
Oltre a queste principali piste, ne esistono anche altre meno importanti dal punto di vista stradale, ma forse anche più affascinanti. Per esempio esistono ciclabili, o sono in fase di costruzione, lungo la Val di Vizze, lungo la Val di Landro (ciclabile delle Dolomiti), lungo la Valle di Sesto, lungo la Val Gardena, lungo la Val di Sarentino, lungo la Val Passiria, lungo la valle Aurina, lungo la valle di Anterselva, lungo la Valle di Casies, e molte altre ancora.
[modifica] Le principali piste
- Ciclabile delle Dolomiti
- Ciclabile Dobbiaco - Lienz
- Ciclabile della Pusteria
- Via Claudia Augusta
- Jakobsweg in Alto Adige
[modifica] Mezzi di informazione
[modifica] Stampa
Fra i quotidiani, il più antico e diffuso è il giornale di lingua tedesca Dolomiten, seguito dall'italiano Alto Adige, del gruppo editoriale L'Espresso-Repubblica. Vi è poi l'inserto locale del Corriere della Sera, il Corriere dell'Alto Adige; in lingua tedesca troviamo anche la Neue Südtiroler Tageszeitung.
Tra i settimanali di lingua tedesca troviamo il ff - Südtiroler Wochenmagazin, il Katholische Sonntagsblatt (a cura della diocesi di Bolzano-Bressanone), la Südtiroler Wirtschaftzeitung (settimanale di economia); in lingua italiana si trova Il Segno.
La Union Generela di Ladins è editrice di un settimanale in lingua ladina, la Usc di Ladins (La Voce dei Ladini). Le pagine dedicate alle varie valli sono scritte ciascuna nei rispettivi dialetti (non esiste infatti un ladino standard).
[modifica] Radiotelevisione
La RAI di Bolzano (RAI Sender Bozen) trasmette programmi radiotelevisivi in tutte e tre le lingue della provincia.
La televisione di stato austriaca ORF ha una sede distaccata a Bolzano.
La RAS (La Radiotelevisione Azienda Speciale per la Provincia autonoma di Bolzano) trasmette i canali austriaci ORF1 e ORF2, tedeschi Das Erste e ZDF e i canali svizzeri di lingua tedesca SF 1e SF 2. Per quanto riguarda la radio in formato digitale (DAB) si ricevono: Rai Radio Uno, Rai Radio Due, Rai Radio Tre, Rai Sender Bozen; gli austriaci Ö1, Radio Tirol, Hitradio Ö3, FM4; i tedeschi Bayern 1, Bayern 2, Bayern 3, Bayern 4 Klassik, B5 aktuell, Radijojo; gli svizzeri Radio Rumantsch e Radio Swiss Jazz. A ciò si aggiungono le stazioni radio private (tra cui Südtirol 1).
C'è anche un piccolo canale televisivo privato, Videobolzano 33.
[modifica] Portali internet
- Il Portale cultura in Alto Adige è il calendario online della vita culturale altoatesina. Una piattaforma aperta e gratuita sulla quale vengono pubblicati gli appuntamenti culturali promossi dai membri della community. Dal teatro al party, dalla letteratura al folklore, sulla home page sono visibili gli appuntamenti del giorno nel raggio di tutta la provincia.[13]
[modifica] Religione
La maggioranza della popolazione, sia italofona che germanofona, è di religione cattolica romana. La messa viene celebrata in lingua italiana o tedesca, come effetto del separatismo linguistico. Finanche le parrocchie si dividono in italiane e tedesche, ma si trovano anche parrocchie bilingui (a Bolzano sono 10 su 18). Bolzano è dal 1964 sede vescovile della Diocesi di Bolzano-Bressanone.
A Bolzano è presente da più di un secolo la più numerosa comunità evangelico-luterana della provincia composta da circa 600 fedeli con una propria chiesa e un proprio pastore. La Comunità fa parte della Chiesa Evangelica Luterana in Italia e il territorio della comunità di Bolzano va dal Brennero alla riva orientale del Lago di Garda; ha a disposizione uno spazio sulla radio del Sender Bozen della RAI. La chiesa evangelico-luterana è il luogo di culto anche per la comunità veterocattolica di Bolzano, facente parte della Chiesa vetero-cattolica d'Austria; un'altra comunità vetero-cattolica, facente riferimento alla Chiesa vetero cattolica dell'Unione di Utrecht in Italia, è presente a Vandoies (nei pressi di Bressanone). Sono presenti anche molti testimoni di Geova e seguaci di altre confessioni libere come quelli della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, Chiesa Neo-Apostolica e della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni), tutte con una sede a Bolzano. Anche il buddismo è presente in provincia con circa 150 membri della Soka Gakkai, a Merano si trova anche un piccolo tempio tibetano.
La comunità ebraica più importante è quella di Merano (falcidiata negli ultimi anni della seconda Guerra Mondiale dai nazisti, con gravi complicità locali) dove è presente una sinagoga e alla quale fanno capo tutte le famiglie ebraiche dell'Alto Adige (circa 60 membri). A Bolzano si trova invece il più grande cimitero ebraico della provincia.
Con l'immigrazione sono giunte anche persone di fedi orientali e cristiano-ortodosse (una comunità russo-ortodossa storica è presente a Merano), ma la parte più rilevante è costituita dagli islamici che probabilmente superano le 3.000 unità (ossia circa il 3% della popolazione) rendendo la comunità islamica la più numerosa tra le fedi minoritarie. Non sono ancora presenti luoghi di culto stabili per musulmani. A Bressanone recentemente si è aperto un ritrovo per persone di fede musulmana, che svolge la funzione di moschea.
[modifica] Scuole
In tutto il territorio provinciale esistono scuole per tutti e tre i gruppi linguistici, dislocate su tutto il territorio, ma principalmente nei maggiori centri abitati.
[modifica] Formazione Professionale
La provincia dal canto suo in quanto autonoma, gestisce autonomamente alcune scuole, come ad esempio:
- Ripartizione Formazione Professionale agricola, forestale e di economia domestica
- Scuola professionale di economia domestica "Frankenberg", Tesimo
- Scuola professionale di economia domestica Corces
- Scuola professionale di economia domestica "Griesfeld", Egna
- Scuola professionale di economia domestica "Aslago", Bolzano
- Scuola professionale di economia domestica Aslago, Bolzano
- Scuola professionale per l'agricoltura e di economia domestica Teodone, Brunico
- Scuola professionale per l'agricoltura e di economia domestica "Salern", Varna
- Scuola professionale per la frutti-, viti-, orti- e floricoltura Laimburg, Vadena
- Scuola professionale per l'agricoltura e forestale "Fürstenburg", Burgusio
[modifica] Sport
In Provincia di Bolzano, essendo una regione montana, prevalgono gli sport invernali, e quindi l'intera area è coperta da impianti sciistici molto rinomati, tra i quali: Plan de Corones, Sellaronda, Plose, ecc...
In provincia hanno un buon seguito anche numerosi sport di squadra: esistono squadre di hockey su ghiaccio (per citare solo le squadre che si sono aggiudicate almeno una volta il campionato italiano: Hockey Club Bolzano, Hockey Club Gherdëina, Hockey Club Merano a livello maschile, Hockey Club Eagles Bolzano a livello femminile), di basket (Basket Club Bolzano), di football americano (Giants Bolzano), di calcio (Fussball Club Südtirol-Alto Adige, unica squadra nel calcio professionistico, e Football Club Bolzano 1996, già AC Bolzano, con un passato in serie B), di pallamano (SC Meran Handball, SSV Brixen Handball).
A livello storico invece è ben radicato in tutta l'area del Tirolo il Ranggeln, un tipo di lotta, simile allo Jūdō.
[modifica] Personaggi famosi
- Ötzi, uomo preistorico
- Walther von der Vogelweide
- Oswald von Wolkenstein
- Arrigo da Bolzano, venerato come beato dalla Chiesa cattolica
- Michael Gaismair,[14]
- Andreas Hofer, condottiero nelle guerre ottocentesche contro le truppe francesi e bavaresi
- Peter Mitterhofer
- Ignaz Solz, pittore
- Albert Stolz, pittore
- Carl Moser, pittore
- Michael Gamper, canonico
- Max Valier, astronomo e precursore del volo spaziale
- Karl Plattner, pittore
- Josef Mayr-Nusser, che pagò con la vita il rifiuto di giurare per le SS
- Lilli Gruber giornalista e deputata europea, indipendente nel gruppo PSE[15]
- Silvius Magnago presidente della giunta provinciale per molti anni
- Alexander Langer, giornalista e uomo politico
- Reinhold Messner, arrampicatore estremo ed ex deputato europeo, Verdi
- Giorgio Moroder, produttore discografico e compositore
- Ottavia Piccolo, attrice
- Valentino Braitenberg, scienziato
- Friedrich Tessmann, giurista, storico e uomo politico
- Luis Trenker regista e attore degli anni '40 famoso anche in Germania ed Austria, diventato padre ad ottant'anni
- Franz Thaler, eroe della resistenza al Nazismo
- Joseph Zoderer, scrittore
- Franz von Defregger, pittore
- Claudia de' Medici, fondatrice del Magistrato Mercantile di Bolzano
- Manlio Longon, capo partigiano antifascista, impiccato a Bolzano dalla Gestapo
- Matteo Albani, famoso liutaio del XVIII secolo
- Norbert Conrad Kaser (1947 - 1978) scrittore
[modifica] Sportivi
- Antonella Bellutti, campionessa olimpica di ciclismo e bobbista
- Klaus Dibiasi, pluricampione olimpico di tuffi
- Maria Canins, campionessa di ciclismo e di sci di fondo
- Franz Haller, più volte campione mondiale di Kick Boxing
- Carolina Kostner, campionessa di pattinaggio artistico su ghiaccio
- Isolde Kostner, campionessa di sci
- Laura Letrari, campionessa nuotatrice
- Beppe Merlo, campione di tennis
- Norberto Oberburger, campione olimpico del sollevamento pesi
- Josef Polig, campione olimpico di sci alpino
- Maria Teresa (Resi) Riedl, campionessa di tennis
- Ylenia Scapin, campionessa di judo
- Andreas Seppi, giocatore di tennis
- Gustav Thoeni, campione olimpico di sci alpino
- Gerda Weißensteiner, campionessa olimpica di slittino
- Armin Zöggeler, campione olimpico di slittino
- Tania Cagnotto, campionessa di tuffi
- Eva Lechner, campionessa europea di ciclismo
- Denise Karbon, campionessa di sci
- Alex Schwazer, campione olimpico di marcia
[modifica] Curiosità
- Le scuole di lingua italiana della provincia, e parte della pubblica amministrazione, sono passate al software libero riducendo sensibilmente il costo sociale legato all'acquisto di licenze software.
[modifica] Lista degli uomini più ricchi della Provincia autonoma di Bolzano
Questa classifica è stata stilata tramite un'indagine sullo stato patrimoniale dei contribuenti provinciali, eseguendo valutazioni secondo parametri economici di vario genere; l'indagine è stata successivamente confrontata con la classifica redatta dalla rivista ff.
Le conclusioni della stima sono:
- Pietro Tosolini - Habitat S.p.A. - 500-600 milioni di Euro
- Fam. Podini - Podini Holding S.p.A. - 400 milioni di Euro
- Ernst, Thomas, Josef Gostner - Fri-el GreenPower - 300/350 milioni di Euro
- Fam. Fuchs - Birra Forst - 250 milioni di Euro
- Franz Senfter - Salumi Senfter - 250 milioni di Euro
- Fam. Loacker - Loacker - 200 milioni di Euro
- Stefan, Peter, Joachim Rubner - Gruppo Rubner - 150 milioni di Euro
- Hans Oberrauch - Finstral - 150 milioni di Euro
- Michael Seeber - 150 milioni di Euro
- Franz Staffler - IFI S.p.A. - 150 milioni di Euro
- Fam. Baumgartner - Fercam e Autoindustriale - 100/150 milioni di Euro
- Angelo Dalle Nogare e figli - Dalle Nogare costruzioni - 100/150 milioni di Euro
- Fam. Oberrauch - Sportler, Salewa - 120 milioni di Euro
- Peter Thun - Thun - 100 milioni di Euro
- Christoph Oberrauch - 100 milioni di Euro
- Piergiorgio Gazzini e famiglia - Gruppo Gazzini - 80 milioni di Euro
- Fam. Egartner - Wipptaler Bau - 80 milioni di Euro
- Fam. Amonn - Gruppo Amonn - 80 milioni di Euro
- Johann Krapf - Duka - 70 milioni di Euro
- Arnold Gasser - Duka - 70 milioni di Euro
- Robert Pichler - 70 milioni di Euro
- Fam. Zimmerhofer - Zimmerhofer, ZH - 60 milioni di Euro
- Fam. Ebner - Athesia - 50 milioni di Euro
- Roberto Padovani - 50 milioni di Euro
- Fam. Frasnelli - Hotel Ideal, immobiliare - 50 milioni di Euro
- Fam. Rauch - RauchBau - 40 milioni di Euro
- Fam. Tarascio - Organizzazione Immobiliare Tarascio - 35 milioni di Euro
- Paul Hofer - 30 milioni di Euro
[modifica] Note
- ^ Eurostat News Release 23/2007: Regional GDP per inhabitant in the EU 25[1]
- ^ Astat: occupazione nel primo trimestre 2007
- ^ dal sito della Provincia, in tedesco
- ^ dal Giornale
- ^ STOL - Südtirol Online in tedesco
- ^ Südtirol sagt Danke
- ^ dal Corriere della Sera
- ^ Programma della SVP in tedesco
- ^ Citazione da STOL - Südtirol Online
- ^ Esclusa la provincia di Trento e quella di Bolzano he vengono considerati regioni a sè
- ^ Include serbi e montnegrini, nonostante la divisione della federazione di Serbia e Montenegro in Serbia e Montetenegro
- ^ a b http://www.provinz.bz.it/astat/download/jb_k03.pdf
- ^ http://www.cultura.bz.it
- ^ http://de.wikipedia.org/wiki/Michael_Gaismair
- ^ http://www.telegiornaliste.com/gruber.htm
[modifica] Voci correlate
Monumenti:
Toponomastica:
- Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige
- Segnaletica bilingue (articolo vetrina)
Politica:
Diritto:
Altro:
[modifica] Altri progetti
Wikimedia Commons contiene file multimediali su Provincia autonoma di Bolzano
[modifica] Collegamenti esterni
- La rete civica dell'Alto Adige
- Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano
- Euregio
- Gli stranieri in Alto Adige (articolo) Fonte:OEW
- Catalag web dell' Alto Adige
- Anthony Alcock, The South Tyrol Autonomy
- Sergio Bertelli, Tirolesi, italiani, trentini: tre diversi approcci ad un unico territorio
- Portale Cultura in Alto Adige
| Italia | Province della regione Trentino-Alto Adige | ||
|---|---|---|
| Bolzano | Trento | ||
| Comunità comprensoriali dell'Alto Adige | ||
|---|---|---|
| Alta Valle Isarco · Bolzano · Burgraviato · Oltradige-Bassa Atesina · Salto-Sciliar · Valle Isarco · Val Pusteria · Val Venosta | ||

