Trentino-Alto Adige
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Regione Autonoma Trentino-Alto Adige Autonome Region Trentino-Südtirol Region Autonóma Trentin-Südtirol regione autonoma a statuto speciale |
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| Stato: | |||||||||
| Zona: | Italia nord-orientale | ||||||||
| Capoluogo: | Trento | ||||||||
| Superficie: | 13.607 km² | ||||||||
| Abitanti: | 1.007.267 (01-01-2008) | ||||||||
| Densità: | 74 ab./km² | ||||||||
| Province: | |||||||||
| Comuni: | Elenco dei 339 comuni | ||||||||
| Politica | |||||||||
| Presidente: | Luis Durnwalder (SVP) (dal 17.02.2009) |
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| Giunta: | Vedi Giunta Regionale | ||||||||
| Consiglio (70 seggi): |
Vedi Consiglio Regionale | ||||||||
| Ultime elezioni: | 26 ottobre e 9 novembre 2008 | ||||||||
| Prossime: | 2013 | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Il Trentino-Alto Adige/Südtirol (nome ufficiale) (in tedesco Trentino-Südtirol e in ladino Trentin-Südtirol) è una regione italiana di circa un milione di abitanti confinante con l'Austria meridionale e la Svizzera orientale, con capoluogo Trento[1]. Corrisponde alla parte più meridionale del Tirolo, regione storica dell'Impero Asburgico, recentemente rilanciata con l'istituzione, nell'ambito dell'Unione Europea, dell'Euroregione Tirolo-Alto Adige-Trentino.[2]
Il Trentino-Alto Adige è formato da due aree storico-culturali ed amministrative: a nord l'Alto Adige, corrispondente alla Provincia Autonoma di Bolzano, ed a sud il Trentino, corrispondente alla Provincia Autonoma di Trento. Confina a sud e a sud-est con il Veneto, a nord e a nord-est con il Tirolo (settentrionale e orientale) ed il Salisburghese, a sud-ovest con la Lombardia, a nord-ovest con la Svizzera (Cantone dei Grigioni).
Per effetto del secondo statuto speciale entrato in vigore nel 1972 il nome ufficiale della regione è Trentino-Alto Adige/Südtirol. Il primo statuto, del 1948, assegnava alla regione il nome bilingue Trentino-Alto Adige/Tiroler Etschland (Trentino-Alto Adige/Terra Tirolese dell'Adige). La legge di modifica costituzionale nr. 3 del 18 ottobre 2001 ha costituzionalizzato la dizione del 1972 (vedi l'articolo 116 della Costituzione). Nell'uso quotidiano italiano spesso la regione viene erroneamente indicata con la sola denominazione di Trentino, che indica in realtà il solo territorio corrispondente alla Provincia Autonoma di Trento.
[modifica] Geografia della regione
| Per approfondire, vedi la voce Zone altimetriche d'Italia. |
Il Trentino-Alto Adige è la regione italiana più settentrionale ed è completamente montuosa.
[modifica] Aspetti generali
Con i suoi 13.607 km² il Trentino Alto Adige è una delle regioni meno densamente popolate in quanto ospita circa 1.000.000 abitanti per una densità di 74 ab/km², molto al di sotto della media nazionale, collocandosi al secondo posto, dopo la Valle d'Aosta, nel rapporto tra numero di abitanti e superficie territoriale. Considerando l'orografia del territorio e il fatto che le foreste ne ricoprono oltre il 70%, appare tuttavia evidente come vi siano notevoli differenze fra la densità di abitanti dell'entroterra (in cui peraltro si sono verificati fenomeni di spopolamento e di migrazione verso le città sulle principali valli) e quella dell' Adige.
La regione è compresa sopra le Alpi centreali e quelle orientali, mentre a sud il lago di garda delimita il confine con le altre regioni. Le catene montuose della regione sono tra le più belle d'Europa e si innalzano fino a quote altimetriche di 2700-3000 m. Tutta la regione è ricchissima di boschi di conifere e faggi, ruscelli e fiori, mentre in altri tratti (ad esempio vicino alle montagne) sono presenti numerosi prati e pascoli in cui vi è un'altissima percentuale di specie alpine di erbe e funghi, molte delle quali protette dallo statuto speciale, in cui la popolazione porta al pascolo i bovini. Le valli sono generalmente piccole e strette, i cui versanti sono ricoperti da foreste. Unica eccezione è la valle dell'Adige. La parte più settentrionale della valle percorsa dall'Adige è chiamata val Venosta, mentre a sud di Rovereto essa è denominata Vallagarina fino all'ingresso del fiume nella pianura Padana poco a nord di Verona. La Valle dell'Adige ha origine glaciale. Le principali città situate in val d'Adige sono Bolzano e Trento. Nella tratto meridionale della valle (Rovereto-Bolzano) corrono la Strada Statale 12 dell'Abetone e del Brennero, l'autostrada A22 del Brennero e la ferrovia del Brennero oltre a varie strade provinciali. Nel tratto tra Bolzano e Merano corrono la ferrovia Bolzano-Merano, la Strada Statale 38 dello Stelvio che tra i due centri è una superstrada detta MeBo, nonché varie altre strade minori.
[modifica] Montagne
A nord della Regione, verso il confine austriaco, lungo la linea che va dal Passo Resia al Passo di Monte Croce di Comelico, si estendono le Alpi Atesine (suddivisibili in Alpi Venoste, Breonie, Aurine e Pusteresi), che raggiungono la loro massima altezza nella Palla Bianca/Weisskugel (3764 m s.l.m.). Nella Valle Aurina, la Vetta d'Italia/Glockenkarkopf (2911 m s.l.m.) rappresenta la punta più a nord dell'intero territorio nazionale. Nella parte occidentale del Trentino-Alto Adige si elevano i gruppi dell'Ortles-Cevedale (con l'Ortles/Ortler, massima vetta della Regione, 3902 m s.l.m.), dell'Adamello-Presanella e delle Dolomiti di Brenta.
Sia l'Alto Adige che il Trentino sono interessati dalla sezione occidentale delle Dolomiti (Dolomiti di Sesto, Gruppo del Puez, Odle, Sciliar, Sassolungo, Catinaccio, Marmolada, Gruppo di Sella, Latemar, Pale di San Martino), mentre proseguendo verso sud i rilievi montuosi degradano nelle Prealpi.
Riassumendo le sezioni e sottosezioni alpine che interessano la regione sono[3]:
- Alpi Retiche occidentali (Alpi della Val Müstair)
- Alpi Retiche orientali (Alpi Venoste, Alpi dello Stubai, Alpi Sarentine)
- Alpi dei Tauri occidentali (Alpi della Zillertal, Alti Tauri, Alpi Pusteresi
- Alpi Retiche meridionali (Alpi dell'Ortles, Alpi della Val di Non, Alpi dell'Adamello e della Presanella, Dolomiti di Brenta)
- Prealpi Bresciane e Gardesane (Prealpi Gardesane)
- Dolomiti (Dolomiti di Sesto, di Braies e d'Ampezzo, Dolomiti di Brenta, Dolomiti di Gardena e di Fassa, Dolomiti di Feltre e delle Pale di San Martino, Dolomiti di Fiemme).
[modifica] Fiumi
Il Trentino-Alto Adige è ricco di corsi d'acqua (fra i maggiori: l'Adige con gli affluenti Passirio, Isarco con il suo tributario Rienza, Noce e Avisio, il Brenta, il Sarca e il Chiese).
[modifica] Laghi
In Trentino si estende la punta settentrionale del lago di Garda che si trova un po' in Trentino, in Veneto e Lombardia; numerosi sono inoltre i laghi alpini, spesso di piccole dimensioni. Fra i più noti: lago di Anterselva, lago di Braies, lago di Caldaro, lago di Dobbiaco, lago di Caldonazzo, lago di Carezza, lago di Cei, lago di Landro, lago di Ledro, lago di Levico, lago di Molveno, lago di Resia e lago di Tovel.
[modifica] Aree protette
Diverse sono le aree protette, che coprono circa un quinto del territorio della regione. Nel territorio regionale è presente un parco nazionale (Parco Nazionale dello Stelvio) e 10 parchi provinciali (8 dei quali si estendono in Provincia di Bolzano).
[modifica] Z.P.S. - Zone di Protezione Speciale
Questi sono, per quanto concerne la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, i siti delle Zone di Protezione Speciale.
Le località - definite Zone di Protezione Speciale, e spesso indicate con l'acronimo Z.P.S. - sono state proposte sulla base del Decreto 25/3/2005 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 168 dell'21 luglio 2005 - predisposto dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ai sensi della direttiva 79/409/CEE.
- Lago di Tovel
- Palu' di Borghetto
- Taio di Nomi
- Passo Brocon
- Crinale Pichea - Rocchetta
- Alpe di Storo e Bondone
- Bocca d'Ardole - Corno della Paura
- Bocca di Caset
- Catena di Lagorai
- Monti Lessini Nord
- Piccole Dolomiti
- Pasubio
- Val Campelle
- Valle del Vanoi
- Biotopo Ontaneto di Sluderno
- Biotopo Vegetazione Steppica Sonnenberg
- Val di Fosse nel Parco naturale Gruppo di Tessa
- Lacines - Catena del Monteneve nel Parco Naturale Gruppo di Tessa
- Biotopo Delta del Valsura (in tedesco Falschauermuendung)
- Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina
- Ontaneti dell'Aurino (in tedesco Ahrauen)
- Valle di Funes - Sass de Putia nel Parco naturale Puez Odle
- Parco naturale dello Sciliar
- Biotopo di Caldaro
- Parco naturale Monte Corno
- Ultimo - Solda nel Parco Nazionale dello Stelvio
- Ortles - Monte Madaccio nel Parco Nazionale dello Stelvio
- Alpe di Cavallaccio nel Parco Nazionale dello Stelvio
- Parco naturale Fanes - Sennes e Braies
- Parco naturale Dolomiti di Sesto
[modifica] Castelli
- Castello del Buonconsiglio
- Castello di Rovereto
- Castello di Castellano
- Castello di Sabbionara d'Avio
- Castel Toblino
- Castello delle Flecche
- Castello di Arco
- Castel Belvedere o de la Mot
- Castel Beseno
- Castel Restor
- Castello San Giovanni
- Castel Telvana
- Rocca di Breguzzo
- Castel Sajori
- Castello di Dosso Maggiore
- Castello di Altaguardia
- Palazzo Lodron-Bertelli, maso Curio
- Castel Caldes
- Castellalto
- Castel Pietra
- Castello di Altaguardia
- Castelfondo
- Castello di Mostizzolo
- Castel Seregnano
- Castel Cles
- Castello di Arsio o Castel Fava o Castello Superiore
- Castello di Sant'Anna o Castello Inferiore
- Castel Coredo
- Palazzo Nero di Coredo
- Castel Corona
- Castelfondo
- Castel Drena
- Castello di Monreale
- Castel Fornace o Roccabruna
- Castel Corno
- Castel Pradaglia
- Castel Ivano
- Castel Madruzzo
- Castel Selva
- Castel Liprando o castello degli Aliprandini
- Castello di Santa Barbara
- Palazzo Bavaria e Palazzo Caffaro
- Castel Campo
- Castel Spine
- Castello di Malgolo
- Castel Malosco
- Tor Tonda
- Castel Firmian
- Castel San Gottardo
- Castello della Torre
- Castel Albano
- Castel Gresta
- Castel Penede
- Castel Nanno
- Castel Noarna
- Palazzo Lodron
- Castello di Nomi
- Palazzo Vecchio
- Castel San Michele
- Torre Quadra
- Castel Pergine
- Castel Romano
- Castel Barco
- Bastione di Riva del Grda
- Rocca di Riva del Garda
- torre Apponale
- Castel Lizzana, Castel Dante
- Castel Placeri
- Castel Avio
- rocca di Samoclevo
- Castel Mani
- castello di Montereale
- Castel Casez o Palazzo Concini
- Castel Morenberg o dei Mori
- Castello di Segonzano
- Castel Belasi
- Castel Belfort
- Castel Sporo o Rovina
- Castel Stenico
- Castel Bragher
- Castel Valer
- Castello di Tenno
- Castel Terlago
- Palazzo Torraccia
- Castel San Pietro di Ton
- Castel San Pietro di Torcegno
- Castel Thun
- Castello di Vasio
- Castel Vigolo
- Castello di Castellano
- Castel Chizzola
- Castel Roncolo o Runkelstein
- Castello di Tures
- Castel Badia
- Castel Monteleone o Castel Lebensberg
- Castel Foresta
- Castel Wolfsthurn o Castel Mareta
- Castel del Gatto o Katzenzungen
- Castel Trauttmansdorff o Castel di Nova
- Castel Verruca o Fragsburg
- Castel Rubein
- Castel San Zenoo Zenoburg
- Castello Principesco di Merano
- Castel Planta o Greifen
- Castel Rundegg
- Castel Tirolo
- Castelfeder
- Castel Gaudententhurm
- Castel Spauregg
- Castel Stachelburg
- Castel Forte o Trostburg
- Castello di Rodengo
- Castel del Giovo - Jaufenburg (Rovine)
- Castel Tor
- castel Gardena - Fischburg
- Castel Gaiano - Schlosse Goyen
[modifica] Geografia dell'Alto Adige
Confina a nord e a est con l'Austria (Tirolo e Salisburghese), a ovest con la Svizzera (Canton Grigioni), a sud-est con il Veneto (provincia di Belluno), a sud con la provincia autonoma di Trento (Trentino) e a sud-ovest (presso il passo dello Stelvio) con la Lombardia (provincia di Sondrio).
[modifica] Monti
- Dolomiti di Sesto: Punta Tre Scarperi, Croda dei Baranci, Tre Cime di Lavaredo
- Dolomiti di Gardena: Sassolungo, Sassopiatto, Sella, Piz Boè,
- Altri rilievi dolomitici: Plan de Corones, Latemar, Cima della Plose, Cima del Catinaccio, Sciliar
Alpi: Ortles, il monte più alto con 3.902 m, Palla Bianca, Similaun, L'Altissima, Punta della Vedretta
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Lo Sciliar |
Il Catinaccio |
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Panorama del Sassolungo |
Il Latemar |
[modifica] Passi
Passo Gardena, Passo Nigra, Passo Sella,Passo Stalle, Passo del Brennero, Passo del Rombo, Passo della Mendola, Passo delle Erbe, Passo delle Palade, Passo dello Stelvio, Passo di Campolongo, Passo di Costalunga, Passo di Monte Croce di Comelico, Passo di Monte Giovo, Passo di Pampeago, Passo di Pennes, Passo di Resia, Passo di Valparola, Passo San Lugano.
[modifica] Valli
- Val d'Adige: Val Passiria, Val d'Ultimo, Val di Fassa
- Valle Isarco: Val di Tires, Val Gardena, Val Ridanna, Val Sarentino, Val d'Ega, Val di Vizze, Val Racines, Val di Giovo, Val di Fleres
- Val Pusteria: Val di Tures, Valle Aurina, Val Badia, Valle di Casies, Val Fiscalina, Valle di Anterselva, Val di Landro, Valle di Braies
- Val Venosta: Val Monastero, Val Martello, Val di Senales
[modifica] Fiumi
Il territorio è attraversato da diversi corsi d'acqua: Adige (ted. Etsch), Isarco (ted. Eisack), Rienza (ted. Rienz), Passirio (ted. Passer), Talvera (ted. Talfer), le fonti della Drava (ted. Drau) e altri più piccoli.
[modifica] Laghi
Nella Provincia di Bolzano vi sono 176 bacini d'acqua naturali con lunghezza maggiore o uguale a 100 metri. Gran parte di tali bacini si trova a quote superiori ai 2000 m. I laghi naturali con una superficie maggiore di 5 ettari sono 13: di questi solo tre (il Lago di Caldaro, ted. Kalterer See, e i due laghi di Monticolo, ted. Montiggler Seen) sono situati al di sotto dei 1000 m. I restanti 10 laghi maggiori sono il Lago di Anterselva (ted. Antholzersee), lago di Braies (ted. Pragser Wildsee), il lago di Carezza (ted. Karersee), il lago di Costalovara (ted. Wolfsgruben) , il lago di Dobbiaco (ted. Toblacher See), il lago di Favogna, (ted. Fennberger See), il lago di Fiè (ted. Völser Weiher), il lago di Santa Maria (ted. St. Felixer Weiher oppure Tretsee), il lago di San Valentino alla Muta (ted. Haidersee), il lago di Landro (ted. Dürrensee) ed il lago di Varna (ted. Vahrner See).
Vi sono anche laghi artificiali, alcuni dei quali di dimensione ragguardevole. Tra i principali ricordiamo il Lago di Resia (ted. Reschensee), il Lago di Zoccolo (ted. Zoggler Stausee), il Lago di Fortezza (ted. Franzensfester See), il Lago di Rio di Pusteria (ted. Mühlbacher See) e il Lago di Valdaora (ted. Olanger Stausee).
[modifica] Cascate
Terra di Alpi e Dolomiti, ricca di corsi d'acqua, l'Alto Adige può vantare numerose cascate. Tra le più belle si annoverano: le Cascate di Stanghe, a Racines, nei pressi di Vipiteno, le Cascate di Riva, a Campo Tures in Valle Aurina, la Cascata di Parcines, a Parcines in Val Venosta, la più alta dell'Alto Adige. Con le rigide temperature invernali le cascate si ghiacciano e formano delle pareti verticali che gli alpinisti sfidano a scalare. Le Cascate in Alto Adige sono diverse e si trovano su tutto il territorio, data la montuosità del territorio delle Alpi dolomitiche. Per le temperature critiche invernali, le cascate d'inverno, ghiacciandosi, diventano delle pareti verticali, che molti alpinisti sfidano a scalare.
[modifica] Elenco delle principali cascate in Alto Adige
- Cascate di Barbiano, a Barbiano, sopra a Ponte Gardena
- Cascate di Stanghe, a Racines, nei pressi di Vipiteno
- Cascate di Riva, a Campo Tures, in Valle Aurina
- Cascate di Vandoies, a Vandoies, in bassa Val Pusteria
- Cascata di Parcines, a Parcines, in Val Venosta. è la più alta dell'Alto Adige
- Cascate di Stieber, a Moso, in Val Passiria
- Cascata di Imst, in Val Passiria
- Cascate di Stulles, vicino al Passo del Rombo
- Cascata all'inferno (ted. Cascata Pflerscher Höll), in val di Fleres, al Brennero
- Cascate della val di Fleres, al Brennero
- Cascate Gampelefall, a nord di Fortezza (BZ)
- Cascata Schnatzgraben, sulla Plose, a Bressanone
- Le cascate presso il santuario delle Tre Fontane Sacre, a Trafoi, nel comune di Stelvio
[modifica] Parchi naturali
Parco naturale Dolomiti di Sesto, Parco naturale Fanes - Sennes e Braies, Parco del Gruppo di Tessa, Parco del Monte Corno, Parco Puez Odle, Parco naturale dello Sciliar, Parco naturale Vedrette di Ries - Aurina, Parco nazionale dello Stelvio.
Il Parco delle Alpi Sarentine è ancora in fase di attivazione.
[modifica] Monumenti naturali
L'Alto Adige offre nelle sue montagne e valli innumerevoli monumenti naturali, come le piramidi di terra in Alto Adige; in Alto Adige le più famose sono le piramidi di Plata e le piramidi di Renon.
[modifica] Storia della regione Trentino-Alto Adige in generale
| Per approfondire, vedi le voci Storia del Trentino, Storia dell'Alto Adige e Principato vescovile di Trento. |
Fino al 1918 il Trentino-Alto Adige fu parte integrante della Contea del Tirolo e quindi dell'impero austro-ungarico. La Regione aveva costituito storicamente un unicum amministrativo/geografico con l'attuale Stato Federato del Tirolo) a partire dalla Restaurazione del 1815. In precedenza il Trentino costituì uno stato semi-indipendente dentro il Sacro Romano Impero Germanico, dalla fondazione del Principato vescovile di Trento (e del coevo Principato di Bressanone) all'inizio dell'XI secolo, sino alla sua secolarizzazione nel 1802 per opera di Napoleone.
Le spinte risorgimentali-irredentiste che si svilupparono in Italia durante il corso del XIX secolo sfociarono nell'annessione della regione all'Italia. Alla conclusione della prima guerra mondiale, il Trattato di Saint Germain del 1919 assegnò la regione (all'epoca chiamata Venezia Tridentina) al Regno d'Italia. Tale annessione sancì lo smembramento dell'antica contea tirolese e l'accorpamento di popolazioni di lingua tedesca all'Italia.
Dopo la fine della Grande Guerra, che aveva visto i soldati trentini impegnati prevalentemente sui fronti orientali dell'impero austro-ungarico, ma anche contro le truppe italiane, il subentrato governo fascista perseguì una politica di assimilazione delle minoranze di lingua tedesca e ladina ed una progressiva italianizzazione dell'intera regione. I comuni ladini di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d'Ampezzo furono smembrati dal contesto regionale ed accorpati alla provincia veneta di Belluno. Vennero inoltre abolite le scuole di lingua tedesca in Alto Adige.
Nel 1939, in ottemperanza all'accordo italo-tedesco sulle Opzioni, la maggioranza dei residenti altoatesini di lingua tedesca si dichiarò favorevole ad emigrare verso i territori del Terzo Reich. Lo scoppio della seconda guerra mondiale intervenne però a rallentare le operazioni di esodo.
A seguito dell'armistizio firmato dall'Italia con gli alleati, la regione venne di fatto annessa al Terzo Reich. Dal 1943 al 1945 venne praticamente ristabilita l'integrità territoriale asburgico-tirolese che era stata frantumata nel 1918. Il governo della Repubblica Sociale Italiana non aveva praticamente giurisdizione sui territori della regione (che venne estesa a comprendere anche il Bellunese). L'area venne ufficialmente nominata Zona d'Operazione delle Prealpi - Ted. Operationzone Alpenvorland, con capoluogo Bolzano.
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale ed anche in seguito a manifestazioni popolari (l'A.S.A.R. a Borghetto (TN) nel 1948) che reclamavano il distacco della parte settentrionale della regione dall'Italia, al Trentino-Alto Adige venne formalmente e costituzionalmente riconosciuta un'autonomia speciale. Inizialmente l'autonomia era prevista solo per l'Alto Adige, ma il trentino De Gasperi, la allargò ai suoi conterranei, creando sulle ceneri della Venezia Tridentina (creata solo nel 1922) la Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. In questo modo fu coronata da successo la ricerca di forme d'autonomia da sempre richieste dalle popolazioni trentine ed altoatesine/sudtirolesi sin dai tempi dell'Impero asburgico.
L'autonomia speciale della Regione risale al Trattato di Parigi che mise fine alla Seconda Guerra Mondiale ed in particolare all'accordo siglato tra De Gasperi, per il governo di Roma, e Karl Gruber, per il governo di Vienna (Accordo De Gasperi-Gruber).
A seguito di nuove trattative tra Italia ed Austria, rese necessarie dall'insoddisfazione del gruppo di lingua tedesca (culminata nel terrorismo del BAS), fu siglato il cosiddetto "Pacchetto" e nel 1972 entrò in vigore il nuovo Statuto regionale, che tutt'ora privilegia l'autonomia delle province.
Il Trentino-Alto Adige, unitamente allo Stato Federato del Tirolo, costituisce un'Euroregione. Ovvero l'Euregione Tirolo-Alto Adige-Trentino.
[modifica] Ducato di Trento
Il Ducato di Trento fu uno dei ducati istituiti dai Longobardi in Italia. Trento fu probabilmente tra le prime città a cadere sotto il dominio dei Longobardi guidati da Alboino, nel corso dell'invasione del 568-569. La costituzione del ducato risale, con ogni probabilità, a quegli stessi anni, forse già nel tardo 568 (ma la penetrazione tra le montagne deve essere stata assai lenta). Fu tra i più importanti ducati della Langobardia Major anche in virtù della sua posizione strategica a ridosso dei valichi alpini. Alla sua massima estensione il ducato comprendeva l'attuale Trentino (eccetto il Primiero e la Val di Fassa) e una parte dell'Alto Adige (da Maia - Merano a Bolzano e fino a Sabiona - Bressanone). Diversi duchi di Trento giocarono un ruolo di primo piano nella storia del regno longobardo; spiccano Ewin, durante il Periodo dei Duchi, e l'usurpatore Alachis.
[modifica] Il VI secolo
Paolo Diacono (che aveva utilizzato per narrare le vicende dei primi decenni dei Longobardi in Trentino le cronache di Secondo di Non[5]) non indica la data esatta della costituzione del ducato, ma essa deve collocarsi nel primo periodo dell'occupazione longobarda dell'Italia nord-orientale (568-569). Il ducato rivestì comunque fin dalla fondazione un ruolo politico di primaria importanza: lo stesso storico longobardo cita il duca Ewin tra i cinque più importanti dei trentacinque tra i quali, durante il periodo di interregno che vide i Longobardi privi di un re (574-584), fu ripartito collettivamente il potere[6]. Ai tempi di Ewin il ducato subì un'incursione dei Franchi, che riuscirono a occupare il castello di Non (di collocazione incerta, forse proprio a Nanno in Val di Non) e la stessa Trento, prima di essere ricacciati dal duca. Una nuova incursione franca fu registrata poco più tardi, nei primi anni del regno di Autari, quando gli invasori devastarono numerosi castelli del Trentino e ne deportarono gli abitanti, poi rimpatriati - dietro al pagamento di un forte riscatto - dopo l'ascesa al trono di Agilulfo, grazie all'intercessione del vescovo Agnello.
Alla morte di Ewin (circa 595), sul trono ducale salì Gaidoaldo, del quale Paolo Diacono sottolinea la fede cattolica[7]. La notazione è di particolare interesse, perché il ducato sarebbe diventato in seguito, in particolare sotto Alachis, uno degli epicentri della ribellione tradizionalista, anticattolica e filo-ariana nella Langobardia Major orientale (l'Austria, ovvero l'Italia orientale). Già lo stesso Gaidoaldo, tuttavia, assunse atteggiamenti di fronda contro Agilulfo, associandosi al duca del Friuli Gisulfo II. Il dissidio, comunque, venne appianato nel 602. Gaidoaldo riuscì a espandere il ducato verso ovest, occupando l'intera Valsugana fino al Cismon, e le valle del Chiese e del Sarca, eccetto Riva, probabilmente entrata a far parte del demanio regio. Dopo la morte di Secondo di Non le fonti longobarde sulle vicende sono assai scarse, fino all'insediamento di Alachis.
[modifica] Il VII secolo
Negli anni Ottanta del VII secolo il duca Alachis si rivoltò contro il re Pertarito, esponente della fazione cattolica. Alachis, dopo aver compiuto una vittoriosa incursione contro un conte baiuvaro (alleato della corona) che occupava Bolzano, si sollevò contro il sovrano, esponente della dinastia Bavarese e si arroccò a Trento. Assediato, riuscì a sorprendere Pertarito con una sortita, tanto da costringerlo alla ritirata. Nonostante le diffidenze del re, il duca ottenne non soltanto il perdono ma anche, grazie all'intercessione dell'erede al trono Cuniperto, anche il beneficio aggiuntivo del ducato di Brescia. Alachis, forte ora del sostegno di un numero accresciuto di guerrieri longobardi, tornò a ribellarsi contro lo stesso Cuniperto, quando questi nel 688 successe al padre sul trono dei Longobardi. Tra il 688 e il 689 riuscì perfino a insediarsi a Pavia, scacciando Cuniperto, fino a quando il legittimo sovrano non riuscì a sconfiggerlo e ucciderlo nella battaglia di Coronate, nella piana tra Trezzo e Cornate d'Adda.
[modifica] VIII secolo: dal ducato longobardo alla contea franca
Dopo Alachi, in assenza di fonti dirette, gli storici ritengono che il ducato trentino perdette la sua autonomia e venne inglobato nel demanio regio, retto direttamente da un funzionario della corona e non più da un duca semi-indipendente come in precedenza. Nel 769 la contea di Bolzano venne ceduta al duca di Baviera Tassilone III come dote della sposa, una longobarda figlia del re Desiderio, per poi ritornare nel 774 sotto il controllo tridentino in seguito all'invasione franca. In questi anni il ducato, ormai sotto dominio franco, è retto dal duca Ruperto, che muore combattendo contro i Baiuvari nel 788. L'estensione del ducato longobardo alle terre in Alto Adige è attestato ancora nell' 845 (Trattato di Verdun) e in altri documenti del IX secolo. I Carolingi articolavano i loro regni in 'comitati' (contee) rette da conti: è probabile (le fonti non sono molto chiare a riguardo) che anche il ducato longobardo di Trento venne organizzato sotto i Franchi secondo questo profilo istituzionale (al di là degli appellativi, l'organizzazione franca era più centralizzata e i conti dipendevano direttamente dalla corona).
[modifica] Storia del principato vescovile di Trento
Il Principato vescovile di Trento è un antico stato ecclesiastico esistito per circa otto secoli (dall'inizio dell'XI secolo al 1801) nel territorio dell'attuale Trentino e di buona parte dell'Alto Adige (almeno fino al XVI secolo, nonostante le pressioni dei Tirolo). Nel 1801 venne secolarizzato da Napoleone e quindi accorpato alla contea del Tirolo dall'Impero d'Austria con la Restaurazione (1815). In precedenza per molti secoli (dalla sua fondazione, databile all'inizio dell'XI secolo) era esistito come entità semi-indipendente entro il Sacro Romano Impero di Germania (quest'ultimo sciolto nel 1806 da Napoleone).
[modifica] Gli inizi e i primi secoli
Secondo le fonti attualmente disponibili il Principato venne creato nel 1027 dall'imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II (nello stesso anno della fondazione del vicino Principato di Bressanone, come attestano i rispettivi diplomi imperiali di investitura) [8]. Tuttavia secondo alcuni storici sussiste ancora il dubbio che il Principato tridentino sia stato fondato già nel 1004 [9] , ad opera di Enrico II per ricompensare il vescovo Udalrico I dell'aiuto fornitogli contro Arduino d'Ivrea, sconfitto alle chiuse della Valsugana. Le prime attestazioni di poteri temporali attribuiti al vescovo di Trento risalgono invece già al periodo 933-945 con Manasse d'Arles, costretto alla resa da Berengario al suo rientro in Italia nel 945. Il ducato (o marca) di Trento venne in seguito inglobato dagli Ottoni nel regno di Germania nel 951 o 952, aggregato al Ducato di Baviera assieme alla marca di Verona (in precedenza faceva parte del Regno d'Italia), quindi nel 962, con il titolo imperiale a Ottone I, entrò a far parte del Sacro Romano Impero di Germania.
Le donazioni fatte dall'imperatore Corrado II al vescovo Udalrico II comprendevano i seguenti territori[10]:
- la Contea di Venosta, che si estendeva dall'attuale Zernez in Engadina (Svizzera) fino a Merano (territori soggetti i precedenza alla Rezia Curiense).
- la Contea di Bolzano, da Merano fino a Laives verso sud, e fino a Chiusa, rio Isarco e rio Bria a nord (scorporata della contea del Norital appartenente al ducato di Baviera).
- la Contea di Trento comprendente i territori lungo l'Adige da Laives fino ad Avio, Ala, Brentonico a sud; dalla Valle dell'Adige alle valli Giudicarie, Rendena e Ledro a ovest; da Trento alla Val di Fiemme e all'alta Val Sugana, fino a Novaledo, ad est, oltre all'altopiano di Lavarone-Folgaria-Luserna.
Il territorio comprendente le due contee di Trento e Bolzano ricalcava i territori dell'antico ducato (poi marca) longobardo di Trento, rimasto sostanzialmente invariato in età carolingia.
Corrado II decise di investire dei poteri temporali i vescovi per stabilizzare la regione, spesso teatro di scontri fra i diversi principi laici dell'Impero e per favorire il passaggio dell'esercito imperiale nel nord dell'Italia, lungo due antiche strade romane della zona, la Via Claudia Augusta e la Claudia Augusta Altinate. La maggior parte delle aree comprese nei due nuovi stati era precedentemente inclusa nella Marca di Verona e nel Ducato di Baviera.
I due principi vescovi erano autentici principi (a diverso titolo: duca il primo, conte il secondo) del Sacro Romano Impero, soggetti solo all'autorità dell'imperatore e membri della dieta imperiale.
[modifica] XII secolo
Nei secoli seguenti il vescovo di Trento cercò di stabilire un solido legame con l'imperatore, allo scopo di limitare la crescente influenza sulla regione dei vicini 'conti' del Tirolo. Essi infatti riuscirono progressivamente a controllare il Tirolo settentrionale e miravano ad ampliare i loro domini verso sud, in particolare verso Bolzano, la Bassa Atesina e la val Venosta, territori sotto il controllo del vescovo di Trento (da notare che, come spesso accadeva nel Medioevo, l'autorità politica temporale del vescovo non coincideva con i confini territoriali della Diocesi di Trento). Le crescenti ambizioni dei Tirolo (che si definivano 'conti' senza averne acquisito il titolo da formale investitura imperiale) minacciavano fortemente l'autorità del capo della Chiesa tridentina nei territori settentrionali: i 'conti del Tirolo' attuarono una politica di pressione sui vescovi di Trento a Bressanone sino ad ottenere la cessione in feudo della Venosta e della contea norica della Pusteria. Nel 1140 la Contea di Venosta era già caduta in mano degli usurpatori, mentre nella Contea di Bolzano verso la fine del secolo si registra ancora una forma di regime consorziale tra i 'conti' e il vescovo di Trento (durata fino al 1170 circa).
Il vescovo Adelpreto (1156-1172), della famiglia dei Hohenstaufen (la stessa di Federico Barbarossa), che aveva tentato di ripristinare il proprio legittimo potere temporale su tutto il territorio del principato, venne assassinato ad Arco il 30 settembre 1172 su mandato dei conti di Appiano. L'autorità del principe vescovo venne però ripristinata dall'imperatore Federico Barbarossa e dal figlio Enrico VII: il vescovo venne tra l'altro autorizzato a battere moneta propria e istituire nuove tasse.
[modifica] XIII secolo
Il Principato venne riorganizzato da Federico Vanga (1205-1218), uno delle figure di maggior rilievo della storia trentina, parente dell'imperatore Ottone IV. Alleatosi con il vescovo di Bressanone e sostenuto dall'ordine religioso-militare dei Cavalieri Teutonici, al quale donò grandi patrimoni, riuscì a limitare l'influenza e la forza dei nobili laici e riconquistare gran parte dei territori perduti. Allo scopo di definire definitivamente l'autorità del vescovo sul territorio della regione, egli riunì tutti i documenti storici che certificavano i poteri episcopali nella raccolta chiamata Codex Wangianus, nota in origine con il titolo di Libro di san Vigilio. Inoltre Federico promosse il commercio lungo le vie delle Alpi e investì notevoli capitali nelle miniere d'argento (a questo periodo risale l'insediamento delle comunità germanofone trentine della Valle dei Mocheni, originariamente lavoratori nelle miniere). Lo statuto minerario emanato da Federico Vanga il 19 giugno 1209 è considerato il più antico documento ufficiale sull'estrazione mineraria alpina. In questo periodo la città venne inoltre fortificata con la costruzione di una nuova cinta muraria, mentre iniziarono i lavori per la costruzione della cattedrale.
La morte di Vanga in Terra Santa nel 1218 durante la V crociata segnò una battuta d'arresto del principato trentino. Nel 1236 l'imperatore Federico II depose i principi-vescovi della regione e prese direttamente il controllo militare dell'area trentina, annessa nel 1239 alla marca di Treviso: l'amministrazione del nuovo feudo fu affidata al fedele Ezzelino da Romano da Verona e a Sodegerio da Tito, nominato podestà imperiale (tale arentesi istituzionale durò fino al 1255). La debolezza del vescovado indusse Alberto III del Tirolo a solidarizzare con i vicari imperiali per rivendicare il potere temporale dei vescovi locali (e di Coira e Salisburgo), tanto che nel 1252 ottenne con la forza dal vescovo di Trento anche i feudi dell'estinta casa dei conti di Appiano (dopo aver ottenuto nel 1248 i feudi comitali di Bressanone). È a questo periodo che risale l'appropriazione del titolo di 'conte' (che spettava di diritto ai vescovi di Trento e Bressanone in quanto principi diretti dell'Impero) da parte del consortile dei Tirolo, il quale cominciò a farsi chiamare non più "conti di Tirolo" bensì "conti del Tirolo". Nella seconda metà del XIII secolo Mainardo II di Tirolo-Gorizia proseguì la politica di usurpazione ai danni dei vescovi, sottraendone la maggior parte dei territori con l'intendo di dare luogo ad una vera e propria nuova compagine statale. Seguirono una serie di scontri armati (assedio ed espugnazione del castello del 'Mal Consiglio' nel 1277 da parte dei trentini (che diventò allora 'Buonconsiglio'), a cui seguì la presa di Bolzano da parte di Mainardo (che ne rase al suolo le mura) che riuscì a prevalere. Le usurpazioni violente da parte dei Tirolo vennero progressivamente riconosciute anche dagli Asburgo e la denominazione 'Contea del Tirolo' cominciò ad essere impiegata nonostante l'origine illegale del titolo.
[modifica] XIV secolo
Il potere temporale del vescovo venne ripristinato, in parte, nel 1310, quando papa Clemente V nominò a capo della Chiesa tridentina l'abate cistercense Enrico da Metz, cancelliere del re di Germania Enrico VII di Lussemburgo. Questo segnò l'inizio di un solido legame tra Trento e la dinastia dei Lussemburgo: nel 1338 assume la cattedra episcopale un altro cancelliere, il boemo Nicolò da Bruna, strettamente legato alla dinastia reale. Nicolò limitò il potere dei nobili e cercò di ristabilire l'unità del Principato, riorganizzando il piccolo esercito vescovile, riunito sotto un nuovo stemma unitario, l'aquila di San Venceslao (concessa il 9 agosto 1339 dal re di Boemia Giovanni).
Nel corso della seconda metà XIV secolo, durante lo scontro tra gli imperatori rivali Carlo IV e Luigi IV, il Principato fu oggetto di diverse devastazioni e venne temporaneamente annesso ai territori della Baviera.
In questo periodo, il vescovo Alberto di Ortenburg fu costretto a stringere un'alleanza esclusiva e perpetua con i nuovi potenti conti del Tirolo, gli Asburgo, attraverso la stipulazione di patti noti come le compattate del (1363 (di dubbia autenticità) e del 1365): essi prevedevano la costruzione di una sorta di alleanza militare tra il conte del Tirolo (cioè la casata degli Asburgo, dato che nel 1363 Rodolfo IV era riuscito ad acquisirne la contea per mezzo di un'abile politica che indusse Margherita Maltausch alla cessione ereditaria) e i vescovi locali, di fatto usurpandone il legittimo potere politico, segnandone la fine di una politica estera e militare autonoma.
[modifica] XV e XVI secolo
All'inizio del XV secolo il vescovo trentino Giorgio I di Liechtenstein (1390-1419) tentò di smarcarsi dalla subordinazione della Diocesi nei confronti del Tirolo, non riconoscendo l'alleanza e ponendosi direttamente sotto l'autorità dell'imperatore. Tuttavia in questo periodo vi fu una decisa perdita di potere del vescovo nei confronti della città e della campagna. Il carico fiscale imposto dal vescovo e le ingerenze tirolesi provocarono una rivolta generale a Trento, quindi nelle campagne e nelle valli (1407), in seguito alla quale venne promulgato un abbozzo di statuto comunale. Sperando di ottenere l'appoggio militare della Repubblica di Venezia, i rivoltosi costrinsero il principe vescovo all'esilio, mentre elessero Rodolfo Belenzani capitano del popolo. Privi però di appoggio esterno vennero sconfitti il 5 luglio 1409 dalle truppe asburgiche (Belenzanì cadde combattendo sul campo). Le nuove istituzioni comunali non vennerò però soppresse e costituirono da allora in poi un nuovo soggetto politico nella storia trentina.[11]
Alla morte di Giorgio I di Liechtenstein la cattedra episcopale venne affidata al nipote del re di Polonia, Alessandro di Masovia (1423-1444). Sostenitore di una coraggiosa politica di allontanamento dal Tirolo, cercò di far avvicinare Trento a Venezia e Milano. L'atteggiamento dispotico del vescovo polacco provocò però un'altra rivolta sanguinosa con l'intervento delle truppe austro-tirolesi (1435). Alla morte di Alessandro, divenuto in precedenza cardinale, il Principato sprofondò nell'anarchia con uno scisma interno: il capitolo della cattedrale e l'Impero nominarono un vescovo che operava nel nord della Diocesi, mentre papa Eugenio IV e Venezia sostennero un ex abate che governava il sud dell'Episcopato.
Nel giugno del 1511 Trento e Bressanone firmarono un accordo con cui i due Principati divennero "confederati perpetuamente" con la Contea del Tirolo. Durante la guerra con Venezia, nel 1519, il territorio trentino venne invaso dai Lanzichenecchi, di ritorno da una spedizione fallita contro Vicenza. In città e nelle campagne ci furono inoltre episodi di pestilenze (1510 e 1512), carestie (1512, 1519-1520) e un terremoto nel 1521: questi episodi tragici segnarono l'inizio di una forma di resistenza al potere degli Asburgo. Una vera rivolta armata venne organizzata nel 1525 ed è nota come Bauernkrieg, rivoluzione contadina. I ribelli erano guidati dal tirolese Michael Gaysmair (1490-1532), che aveva stabilito un complesso piano di liberazione di tutti i territori di Trento e Bressanone e l'istituzione di una repubblica contadina, la nazionalizzazione delle terre e delle miniere, l'abolizione della nobiltà e del ruolo stesso della Chiesa cattolica, a favore di una fede basata su una relazione diretta con Dio.
I rivoltosi mancavano comunque di organizzazione e vennero facilmente uccisi nelle battaglie della Valle Isarco e di Vipiteno dalle truppe mercenarie austriache, con l'appoggio del vescovo Bernardo Clesio. Lo stesso Gaysmair venne ucciso da un sicario dell'arciduca Ferdinando a Padova nel 1532. Un migliaio di ribelli tirolesi si rifugiarono in Moravia, vicino Auspitz, dove organizzarono le "fraterne fattorie" (Bruderhöfe).
Il cardinale Bernardo Clesio è considerato l'autentico rifondatore (Neubegründer) dell'autorità dei principi di Trento. Consigliere dell'imperatore Massimiliano d'Asburgo e amico di Erasmo da Rotterdam, egli giocò un ruolo importante nell'elezione di Carlo V a Francoforte nel 1519 e in quella di Ferdinando I in qualità di re di Boemia. La sua personalità permise di superare la subordinazione trentina nei confronti del Tirolo e garantì la sovranità su Castelbarco e Rovereto. Con l'episcopato di Clesio il capoluogo del Principato venne fortemente rinnovato: venne predisposto infatti un nuovo assetto urbanistico e una nuova grande chiesa, Santa Maria Maggiore, anche in vista del grande Concilio che venne ospitato (1545-1563). Lo statuto che il cardinale promulgò per Trento nel 1528 rimase in vigore fino al 1807.
Le grandi riforme avviate da Clesio vennero completate dal suo successore, il cardinale Cristoforo Madruzzo. Grazie al Concilio e alla politica di questo periodo il Trentino godette di una forte crescita economica nell'ambito delle miniere, delle manifatture e del commercio. La presenza, dovuta al Concilio, di uomini di cultura e di studiosi prevalentemente di lingua italiana, contribuì alla diffusione degli ideali rinascimentali e della cultura italiana. In seguito, l'introduzione della Controriforma determinò una decisa inversione di tendenza rispetto al passato, con la definitiva diffusione della lingua italiana a scapito di quella tedesca, molto diffusa in precedenza fra i chierici della curia ma anche sul territorio.
[modifica] Età moderna
Nel XVII secolo il Principato soffrì le conseguenze economiche della guerra dei trent'anni e la decadenza dei commerci con il Veneto. Nella prima metà del secolo, l'Episcopato venne retto dai membri della dinastia Madruzzo, che si passarono la carica di principe vescovo da zio a nipote: Ludovico, Carlo Gaudenzio (creati cardinali dal papa) e Carlo Emanuele governarono il Trentino per un secolo, controllando indirettamente anche il principato di Bressanone, sino alla morte di Carlo Emanuele nel 1658.
In quest'anno l'imperatore d'Austria Leopoldo I assegnò il Principato all'arciduca Sigismondo Francesco d'Austria, fratello del conte del Tirolo. Il Trentino ritornava dunque nell'orbita tirolese, sebbene nel 1662 venisse siglato un accordo tra gli Asburgo e il capitolo di Trento sulla giurisdizione ecclesiastica a favore di Trento. Tre anni dopo Sigismondo Francesco morì e il Principato (assieme a tutta la Contea del Tirolo) tornò nei domini diretti della dinastia degli Asburgo.
Questo non significò tuttavia la perdita dello status di semi-indipendenza per il Principato, che non aveva più gli "scomodi" conti tirolesi accanto e ottenne invece alcuni vantaggi: il pareggio di bilancio nel 1683, il completamento del Castello del Buonconsiglio di Trento, la bonifica di zone paludose nella valle dell'Adige, dove venne introdotta la coltivazione del riso.
La situazione peggiorò all'inizio del XVIII secolo, quando il Trentino e il Tirolo vennero invasi dalle truppe francesi e bavaresi, e la stessa città di Trento venne assediata per una settimana (settembre 1703). La minaccia più pericolosa per l'autonomia del Principato fu la richiesta dell'imperatore Carlo VI di riunire direttamente sotto la corona asburgico tutti i territori che appartenevano alla sua dinastia. I vescovi trentini, e in particolare Leopoldo Spaur, continuarono la loro battaglia per l'indipendenza contro l'autorità imperiale austriaca, fino all'invasione napoleonica del 1796.
Il trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) stabilì la secolarizzazione degli stati ecclesiastici. Tra il 1803 e il 1810 fece parte del filo-napoleonico Regno di Baviera. Nel 1810 Napoleone decise l'annessione, rivelatasi molto breve, di Trento e Bolzano al Regno d'Italia (dipartimento dell'Alto Adige). Il 1815 con la Restaurazione segnò la fine definitiva del Principato, inglobato nell'Impero asburgico d'Austria quale parte della Contea del Tirolo.
[modifica] Storia della provincia di Trento
Il Trentino, situato in posizione mediana rispetto all'area mediterranea di cultura latina e l'Europa centrale germanica, ha rappresentato nel passato e rappresenta tutt'oggi un'area di dialogo e di confronto fra civiltà diverse. Deve la sua unità territoriale all'istituzione del principato vescovile nell'XI secolo (che riprendeva in parte l'antica giurisdizione del municipium romano e del successivo ducato longobardo), che ne segnerà la storia per quasi ottocento anni. Parte del Sacro Romano Impero Germanico, dell'Impero d'Austria e del successivo Impero Austro-Ungarico, divenne uno dei principali teatri di guerra durante il primo conflitto mondiale, a seguito del quale entrò a far parte del Regno d'Italia.
[modifica] Preistoria
Le diverse valli che ora compongono il Trentino furono abitate in epoca mesolitica e gli insediamenti più rilevanti si concentrarono nella Valle dell'Adige, la zona più adatta alle attività umane per il suo clima e la posizione di centralità rispetto alle valli laterali. Si ipotizza che i primi insediamenti siano relativi a cacciatori provenienti da zone più basse della Pianura Padana e delle Prealpi Venete, che si spostarono in Trentino a seguito dello sciogliersi del ghiaccio che copriva i territori alpini.
In diverse zone della Provincia sono stati ritrovati reperti al Mesolitico, in particolare sepolture. Tra queste si possono ricordare gli scheletri di cacciatori ritrovati a Vatte di Zambana e Mezzocorona, mentre oggetti lavorati, destinati ad essere corredi funebri, sono stati ritrovati nei siti di Ischia Podetti. Importante l'insediamento dei Laghetti di Colbricòn, presso il Passo Rolle, vasta area di attività di caccia di uomini del Neolitico.
[modifica] I Reti
Attorno al 500 a.C. si assisté alla comparsa nel territorio trentino del popolo dei Reti, che già occupavano ampi spazi dell'area alpina centrale e orientale. I Reti si stabilirono in diverse valli e organizzarono una società abbastanza complessa, costruendo una rete di villaggi molto vasta e dedicandosi a diverse attività di sfruttamento del territorio, che accompagnavano l'occupazione tradizionale della caccia: agricoltura, dalla quale producevano vino (celebre a Roma già in età repubblicana), ortaggi, e diversi tipi di cereali e allevamento di ovini, caprini, bovini e cavalli. In età romana l'intero territorio del Trentino-Alto Adige, unito ad altre zone confinanti, era conosciuto come Retia.
[modifica] Età Romana
L'integrazione della regione nei domini di Roma avvenne solo nel I secolo a.C.. La sconfitta definitiva dei Reti, avvenuta nei pressi di Bolzano, si ebbe a seguito delle campagne militari nelle Alpi di Druso e Tiberio nel 16/17 a.C..
Nel I secolo a.C. venne fondata anche la città di Tridentum, attuale Trento (anche se alcuni studiosi ipotizzano una fondazione precedente, individuabile in un insediamento retico o risalente all’invasione gallica del III secolo a.C.).
La città divenne municipium romano tra il 50 e il 40 a.C. e venne strutturata secondo i principi canonici dell'urbanistica romana (pianta basata sul cardo e sul decumano; presenza del foro, dell'anfiteatro, delle terme, e di un'imponente cinta di mura esterne). I confini del municipium andavano dall'attuale Trentino occidentale e meridionale (con l'esclusione della bassa Val Sugana legata al feltrino) sino all'Alto Adige (Bolzano, bassa Val Venosta, bassa val d'Isarco).
In età imperiale Claudio (41-54 d.C.) comprese l'importanza strategica del territorio trentino e sfruttò la posizione di Trento completando due grandi strade: la via Claudia Augusta Padana, che da Ostiglia raggiungeva il Passo Resia, e la via Claudia Augusta Altinate che, partendo da Altino, si ricongiungeva nel capoluogo trentino con la Padana attraverso la Valsugana.
[modifica] Alto Medioevo
| Per approfondire, vedi la voce Ducato di Trento. |
Nel V secolo il Trentino assistette ad una serie di invasioni provenienti da nord e da est: prima gli Ostrogoti, seguiti da Baiuvari, Longobardi e Franchi.
Tra il 400 e il 500 d.C. si concluse il lungo processo di evangelizzazione delle vallate trentine, ad opera di diversi vescovi e chierici, tra cui il vescovo martire e patrono di Trento Vigilio, morto durante l'evangelizzazione della pagana Val Rendena il 26 novembre del 400.
Il Trentino subì nel 568-569 l'invasione dei Longobardi, che costituirono il Ducato di Trento, uno dei principali ducati del loro regno. Con la dominazione longobarda inizia a svilupparsi un concetto di unità territoriale del Trentino ("Tridentinum territorium"), grazie all'opera del duca Ewin, da alcuni storici considerato il primo vero fondatore dell'unità territoriale del Trentino.
Nel 774 il Trentino passò sotto il dominio dei Franchi ed entrò a far parte del Regno Italico, nel quadro dell'Impero Carolingio.
Dopo la morte di Carlo Magno (814) l'area visse un periodo di turbolenza, come tutto l'impero carolingio, a causa delle guerre di successione dinastica (spartizione dei territori, titolo di re d'Italia, titolo imperiale).
Tale periodo di instabilità durò almeno fino al 951-952, quando Ottone I di Sassonia (futuro imperatore) scese in Italia.
Manasse II di Arles, originario della Francia, venne nominato vescovo di Trento,Verona e Mantova nel 935 dallo zio Ugo di Provenza, re d'Italia, e quindi nel 948 arcivescovo di Milano da Lotario, suo cugino. Nel 945, Manasse cambiò partito (ai danni dello zio) schierandosi dalla parte del futuro imperatore Ottone I, che sosteneva Berengario d'Ivrea contro re Ugo, e permettendogli il passaggio in Italia attraverso il Brennero.
Manasse perse il controllo del vescovato di Trento nel 951, da Ottone I di Sassonia (futuro imperatore), sceso in Italia per cingere la corona italica, il quale sottrasse l'area - Ducato (o Marca) di Trento e Marca di Verona - dal regno italico di Berengario I per inserirla entro il Ducato di Baviera. L'intenzione era quella di attribuire sempre maggiori poteri ai vescovi, in particolare delle zone alpine, in funzione di stabilizzazione politico-militare.
Nel 962 Ottone I ottenne la corona imperiale: il Trentino entra a far parte del Sacro Romano Impero di Germania.
Nel 993 Trento e Verona furono aggregate al Ducato di Carantania (comprendente anche Carinzia, Carniola, Stiria) da Ottone II.
[modifica] Dopo il Mille: il Principato Vescovile
| Per approfondire, vedi la voce Principato Vescovile di Trento. |
Dopo la morte di Ottone III (1002), durante la campagna militare dell'imperatore Enrico II, sceso in Italia per ripristinare la sua autorità contro il rivale, il re Arduino d'Ivrea, ed essere incoronato a sua volta re della penisola, il Trentino, dove l'imperatore sostò nel 1004, venne costituito (secondo alcuni studiosi: non disponiamo del relativo diploma imperiale che lo attesti, ma il fatto è assai probabile) in Principato affidato all'autorità del vescovo di Trento Udalrico I.
La prima fonte ufficiale (diploma imperiale) di istituzione del Principato risale al 1027, quando l’imperatore Corrado II, successore di Enrico, nomina il vescovo di Trento Udalrico II principe del territorio tridentino. Le zone del Principato comprendevano il Trentino occidentale e centrale, gran parte dell’attuale Alto Adige, parte del Trentino orientale ma non il Primiero e la Valsugana orientale (territori assegnati inizialmente al vescovo di Feltre) e la Val di Fassa (affidata al vescovo di Bressanone).
Il vescovo di Trento ottenne dall'imperatore il diritto di esercitare tutte le funzioni pubbliche, di riscuotere i tributi e di amministrare la giustizia autonomamente. Il principe vescovo era soggetto solo all'autorità dell'imperatore.
Il Principato si rafforzò in particolare con l'episcopato di Federico Vanga (venostano, vescovo tra il 1207 e il 1217), che legittimò il potere temporale ecclesiastico elaborando il Codex Wangianus, una grande raccolta dei documenti che attestavano i diritti del vescovo.
Nel XIV secolo si assistette a una serie di tensioni tra il vescovo trentino e i Conti del Tirolo: essi tentarono in molti modi di imporre la loro autorità, cercando di limitare i poteri vescovili, e cercando di rendere il Trentino subordinato alla politica tirolese, in cambio di protezione militare del territorio.
Tra il Principato trentino e la Casa di Boemia si era instaurato un rapporto di fedeltà e fiducia poiché Carlo di Boemia, figlio del re Giovanni, aveva portato con sé in Trentino il cancelliere Nicolò da Bruna (l'attuale Brno capoluogo della Moravia) che nel 1337 venne eletto vescovo principe di Trento grazie al sostegno del re boemo. Sempre più minacciato dai tentativi di secolarizzazione e inglobamento da parte dei conti del Tirolo, Nicolò cercò di riorganizzare il piccolo esercito del Principato, dotandolo di uno stemma unitario. Si rivolse al re Giovanni di Boemia chiedendo la concessione per l'utilizzo, come stemma, dell'aquila fiammeggiante di san Venceslao. Il re rispose positivamente, autorizzandolo ad usare l'aquila di san Venceslao, martire e patrono della Boemia, nel 1339, per ricompensare il principe vescovo dell'amicizia sempre dimostratagli.
[modifica] Età Moderna
La grande rinascita del Principato avvenne nella prima metà del XVI secolo, quando a capo della diocesi trentina viene nominato il cardinale Bernardo Clesio (1514-1538), figura molto simile a quella dei grandi principi rinascimentali italiani. Clesio riorganizzò amministrativamente e militarmente il Principato e si dedicò a un generale rinnovamento architettonico ed urbanistico di Trento. Fece inoltre edificare una nuova residenza vescovile, il Magno Palazzo, affiancato all'antico nucleo storico del Castello del Buonconsiglio, affrescato dal Romanino. Figura di grande prestigio, Clesio fu al vertice dell'amministrazione austriaca e delegato alla politica estera dell'impero; tra i favoriti alla successione di papa Clemente VII, nel 1534 vide sfumare la sua elezione al soglio pontifico (venne eletto Alessandro Farnese, Paolo III).
Alla morte di Clesio venne eletto vescovo Cristoforo Madruzzo (1539-1567, dal 1545 cardinale). Con Cristoforo iniziò una sorta di "dinastia vescovile": i membri della famiglia Madruzzo si passarono la carica di principe vescovo di Trento da zio a nipote per ben tre volte, governando il Trentino per più di un secolo (1539-1658).
Anche grazie agli sforzi di Clesio, ma soprattutto per la sua posizione geografica e storico-culturale di città mediana tra il mondo italiano e a quello germanico, nel 1542 Trento venne scelta come sede per il Concilo di Riforma della Chiesa (1545-1563). Il cardinale "ospitante" Cristoforo Madruzzo si spese (anche pericolosamente) per una mediazione tra l'ortodossia teologica cattolica e le tesi di riforma protestante, senza ottenere però alcun sostegno tra i diversi vescovi cattolici presenti.
[modifica] XVIII secolo e la parentesi napoleonica
Nel corso del XVII e del XVIII secolo il Principato vide ridursi sempre più la sua autonomia a favore della Contea del Tirolo, mentre emergeva come centro culturale la città di Rovereto. Nel 1750 venne fondata l’Accademia degli Agiati ad opera di allievi di Girolamo Tartarotti, riconosciuta formalmente come centro culturale dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria nel 1753. Rovereto si contraddistinse per vitalità culturale anche in seguito, con Carlo Antonio Pilati e Antonio Rosmini.
Nel 1796 Trento fu invasa dalle truppe napoleoniche: questo evento segnò la fine del Principato di Trento. Il trattato di Lunéville (9 febbraio 1801) stabilì la secolarizzazione degli stati ecclesiastici. Nel 1803 Napoleone sancì la secolarizzazione forzata dei territori germanici governati da autorità ecclesiastiche: così tra il 1803 e il 1810 il Trentino entrò a far parte del filo-napoleonico Regno di Baviera. Alcune misure adottate dai franco-bavaresi, come l'eliminazione della Dieta, l'obbligo al servizio militare e la pesante tassazione causarono nel vicino Tirolo tedesco l'insurrezione anti-napoleonica di Andreas Hofer, a cui parteciparono attivamente anche le vallate trentine, come la Val di Non, la Val di Sole o la Val di Fiemme, che aveva già anticipato autonomamente la rivolta. Nel 1810 Napoleone decise l'annessione, rivelatasi molto breve, di Trento e Bolzano al Regno d'Italia (dipartimento dell'Alto Adige).
[modifica] XIX secolo
Il 1815 con la Restaurazione segnò la fine definitiva del Principato, inglobato nell'Impero asburgico d'Austria quale parte della Contea del Tirolo (1815), con capoluogo Innsbruck. Nel capoluogo tirolose venne costituita una Dieta dotata di alcuni poteri di autogoverno rispetto a Vienna. Nella prima metà dell'Ottocento, seguendo le dottrine di Metternich, la vita politica e sociale fu caratterizzata dal conservatorismo, dal controllo rigido ma corretto della polizia sulla stampa e sui movimenti politici. In Trentino venne sempre rispettata l'autonomia culturale: l'italiano era la lingua usata nell'amministrazione pubblica e nelle scuole.
A partire dal 1860 si diffuse un movimento politico clandestino (Irredentismo) che sosteneva l'annessione del territorio trentino al neocostituito Regno d'Italia. Nel 1866, nel contesto della guerra austro-prussiana emerse anche a livello europeo la questione trentina: il governo italiano tentò di convincere, senza successo, le potenze europee a inserire il Trentino fra i territori che dall'Austria sarebbero passati all'Italia; tuttavia prevalse l'idea di non indebolire troppo l'Impero.
Inserito nel contesto della Contea del Tirolo, il Trentino, seppur ben amministrato, soffrì il centralismo di Innsbruck e la sproporzione fra il Tirolo italiano e quello di lingua tedesca (nella Dieta tirolese il rapporto era di uno a tre: 21 delegati trentini su 64 membri). Mentre le valli trentine, che costituiscono la maggioranza del territorio e delle genti trentine, si riconoscevano prevalentemente nell'Impero asburgico, gli ambienti borghesi del capoluogo e di Rovereto iniziarono a sostenere sempre di più l'unità politica degli italiani: a Trento nel 1886 venne innalzato un monumento a Dante Alighieri, a simboleggiare l'italianità del Trentino.
Tra gli irredentisti si possono ricordare Fabio Filzi e il socialista e geografo Cesare Battisti, eletto deputato fra gli italiani nella Dieta di Vienna nel 1911, assieme ad Alcide De Gasperi. Le posizioni politiche filo-italiane di Battisti trovarono un oppositore nel cattolico De Gasperi, sostenitore della cultura italiana del Trentino ma legato alla monarchia asburgica. La complessità della questione nazionale in Trentino è bene descritta dallo storico sudtirolese di lingua tedesca Klaus Gatterer, autore di una biografia di Cesare Battisti. In essa l'autore evidenzia come i maggiori problemi all'attività editoriale di Battisti venissero creati non tanto dal governo imperiale di Vienna, quanto dalla polizia politica della città di Trento (composta in gran parte da trentini) e dal governo regionale di Innsbruck. Per evitare i sequestri l'editore Cesare Battisti spesso era costretto a far stampare il suo materiale a Vienna, dove le rivendicazioni nazionali dei trentini erano viste con maggiore tolleranza.
[modifica] La prima guerra mondiale
L'inizio dell'ostilità fra Serbia e Austria-Ungheria, a seguito della dichiarazione di guerra emanata da Francesco Giuseppe il 28 giugno 1914, causò la mobilitazione generale dell'esercito e della popolazione maschile con meno di 40 anni del Trentino, dal quale partirono circa 60.000 persone, per lo più destinate a combattere contro i Russi nella regione dei Carpazi e della Galizia (tra Polonia e Ucraina). Questa mobilitazione privò il Trentino di forza lavoro e compromise tutti i settori produttivi, specialmente quello agricolo che passò in mani femminili. Nel frattempo Cesare Battisti e diversi altri irredentisti, assieme a numerosi studenti trentini (tra cui Giovanni Pedrotti e Guido Larcher), fuggirono in Italia e inviarono un indirizzo a Vittorio Emanuele III affinché dichiarasse guerra all'Austria e liberasse le terre irredente.
Tuttavia l'allora deputato austriaco Alcide De Gasperi, comunicando nel settembre del 1914 con l'ambasciatore dell'Impero a Roma, sostenne che gran parte dei Trentini erano fedeli agli Asburgo e in caso di referendum per il passaggio in Italia probabilmente più del 90%, sempre a detta di De Gasperi, avrebbero optato per l'Austria.
Nel corso della prima metà del 1915 il governo italiano (su pressione del parlamento e di Giovanni Giolitti) cercò di negoziare con gli Austriaci la neutralità del Regno in cambio del Trentino e di parte della Venezia Giulia. Allettato tuttavia dalle offerte della Triplice Intesa (che garantiva all'Italia in caso di intervento anche l'Alto Adige, l'Istria, la Dalmazia e altri territori), il governo italiano, con l'appoggio del Re, dichiarò il 24 maggio 1915 guerra all'Austria-Ungheria e successivamente, il 25 agosto 1916, alla Germania.
Subito in Trentino scattarono misure di sicurezza, con l'arresto di numerose persone accusate d'Irredentismo che furono portate nel campo di internamento di Katzenau, mentre iniziava l'evacuazione della popolazione dei paesi posti sulla linea del fronte. Nella prima metà del 1915 furono sciolti i consigli comunali di Trento e Rovereto, che furono affidate ad amministratori ufficiosi (Trento all'avvocato Adolfo de Bertolini e Rovereto al capitano distrettuale Giovanni Hafner).
Ben presto si susseguirono una serie di operazioni militari sul fronte trentino. Nelle prime settimane dall’entrata in guerra del Regno d'Italia, mentre l’afflusso delle truppe regolari procedeva con lentezza (gli austro-ungarici erano già impegnati sul fronte russo), i confini del Tirolo furono difesi grazie al contributo delle compagnie di volontari Standschützen (i "Sizeri"), comprese quelle di lingua italiana del Trentino (ma la maggior parte dei soldati trentini di lingua italiana venne mandato a combattere sul fronte orientale). Circa un migliaio di giovani trentini non rispose alla chiamata alle armi e si arruolarò nelle file dell'esercito italiano, come Cesare Battisti, che fu in seguito catturato e giustiziato dagli austriaci come traditore.
Nel 1915 l'Italia riuscì con successo ad attuare una serie di operazioni militari, occupando la Bassa Valsugana e il Primiero nel Trentino orientale, il Tonale e la Valle di Ledro in quello occidentale. Alla ritirata strategica austriaca fece seguito nel 1916 una risposta durissima sul fronte trentino, la Strafexpedition (Spedizione punitiva, maggio-giugno 1916). In seguito la situazione volse a favore della truppe imperiali che travolsero gli italiani a Caporetto (9 novembre 1917); a seguito di questo successo le truppe italiane furono costrette a ritirarsi sulla linea del Piave e ad abbandonare le linee lungo il Trentino orientale.
La sostituzione di Cadorna con Diaz avvenne in coincidenza all'aggravarsi delle condizioni politiche interno dell'Impero austriaco ormai in disfacimento (anche in seguito alle rivendicazioni nazionalistiche dei popoli ad esso sottoposti): le sorti della guerra cambiarono a favore dell'Intesa anche sul fronte trentino e con le decisive vittorie italiane il 3 novembre 1918 veniva firmato l’armistizio; lo stesso giorno le truppe italiane occupavano Trento.
Il bilancio per il Trentino fu di oltre 10.000 mila morti, 14.000 feriti, 12.000 prigionieri e circa 100.000 sfollati in Austria (una parte, finita in mano all'esercito italiano, finì nel Sud della penisola). In ricordo di tutti i caduti Don Rossaro fece costruire nel 1924, con il ferro fuso delle macchine belliche, la Campana dei Caduti situata sul colle di Miravalle a Rovereto.
Da notare che ancor oggi, a quasi un secolo di distanza, talvolta i caduti trentini nella prima guerra mondiale non vengano ricordati con correttezza storica. Su molti monumenti si cita la “guerra 1915-1918”, mentre i trentini entrarono in guerra, come ogni altro cittadino austroungarico, nel 1914 e proprio nel primo anno del conflitto si ebbe la maggior parte dei caduti.
Da notare che se in Italia la retorica nazionalista esaltò i “ragazzi del ‘99”, l’Impero, vicino al collasso, fu costretto a reclutare anche la classe dei nati nell’anno 1900: vite ancora più giovani da immolare nella prima grande follia del XX secolo.
[modifica] Il Fascismo
In base al Trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) il Tirolo a sud del Brennero fu annesso al Regno d'Italia, senza che le popolazioni, di lingua tedesca, italiana o ladina, fossero interpellate. In questa terra non si svolse alcun plebiscito.
Dopo il periodo del Governatorato militare provvisorio (novembre 1918-luglio 1919), si iniziò a discutere della struttura istituzionale definitiva del Trentino all'interno del Regno d'Italia. Tutti i partiti trentini (Popolari, Socialisti e Liberali) fecero richiesta affinché fosse garantito alla provincia il diritto all'autogoverno, con competenze simili a quelle assegnate dagli Asburgo alla vecchia Dieta tirolese. I governi liberali di Nitti e Giolitti dettero delle assicurazioni riguardo alle aspirazioni dei Trentini e dei Sudtirolesi, ma qualunque speranza venne travolta dai radicali cambiamenti istituzionali operati in seguito all'avvento del Fascismo.
Il carattere centralistico, già proprio del regno sabaudo, venne ancor di più accentuato: vennero aboliti gli statuti delle città maggiori (Trento e Rovereto), unificati arbitrariamente diversi piccoli comuni della provincia (si passò dai 366 comuni trentini di età asburgica a 127) e istituita la figura del podestà.
Nel ventennio fascista il Trentino attraversò inoltre una dura crisi economica, causata dalle conseguenze della grande guerra, dal ristagno dell'agricoltura, dall'impossibilità dell'emigrazione a seguito della politica fascista e dalla totale mancanza di investimenti pubblici, tutti dirottati in Alto Adige, terra da "italianizzare".
Dopo la caduta del Fascismo, il Trentino assieme al Sudtirolo ed alla Provincia di Belluno venne inglobato nell'Alpenvorland (10 settembre 1943) e di fatto annesso alla Germania nazista, mentre nelle valli si organizzavano i diversi gruppi della Resistenza.
[modifica] Il secondo dopoguerra
Subito dopo la conclusione del secondo conflitto mondiale, sia le autorità che la popolazione rinnovarono le richieste per un'autonomia amministrativa per il territorio trentino. Queste esigenze trovarono sostegno nella politica dell'A.S.A.R. (Associazione Studi Autonomistici Regionali, attiva dal 1945 al 1948), che si proponeva il raggiungimento dell'autogoverno per l'area che va da Borghetto al Brennero (l'intera regione Trentino-Alto Adige), territorio legato, pur nelle diversità linguistiche, da comuni radici storiche e culturali.
Le richieste trentine vennero accolte e promosse da De Gasperi, divenuto Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Esteri. Il 5 settembre 1946 venne firmato a Parigi l'Accordo De Gasperi-Gruber, che prevedeva un'autonomia su base regionale, nonostante l'iniziale opposizione del Ministro degli Esteri austriaco Gruber, più favorevole ad un'autonomia limitata al Sudtirolo. Il Trentino riusciva così a riconquistare la sua autonomia.
Nei decenni successivi la politica trentina fu dominata dalla Democrazia Cristiana, mentre le istanze autonomistiche trovavano voce nel Partito Popolare Trentino Tirolese (ribattezzato nel 1988 Partito Autonomista Trentino Tirolese, PATT), erede diretto della politica dell'A.S.A.R.. Non mancarono episodi di tensioni fra le due parti della Regione: i Sudtirolesi accusarono i Trentini e la giunta regionale di centralismo e si dichiararono più volte insoddisfatti dell'assetto regionale. La crisi politica della Regione sfociò il 17 novembre 1957 a Castelfirmiano, per opera di Silvius Magnago, leader della Südtiroler Volkspartei: in quella occasione venne coniato dai Sudtirolesi lo slogan Los von Trient (Via da Trento), auspicando un veloce distacco dell'Alto Adige dal Trentino.
Un accordo definitivo venne raggiunto nel 1972, con la stesura del secondo statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige, in base al quale la maggior parte delle competenze regionali venivano assegnate alle due province, che divenivano ufficialmente autonome.
A partire dagli anni Sessanta e Settanta il Trentino si caratterizzò per un deciso sviluppo economico, trainato soprattutto dal turismo e favorito dalle risorse dell'autogoverno.
Alcuni eventi tragici segnarono la storia della provincia (e in particolare della Val di Fiemme) nella seconda metà del XX secolo:
- le due tragedie degli impianti a fune del Cermis: la prima il 9 marzo 1976, quando 42 persone di cui 15 bambini morirono precipitando nel vuoto. La causa della tragedia fu la rottura accidentale del cavo portante la cabina in cui si trovavano. La seconda strage del Cermis il 3 febbraio 1998, quando un aereo militare americano, passando sotto i cavi della funivia nel compiere evoluzioni non autorizzate, tranciò le funi dello stesso impianto, causando la morte di 20 persone;
- la catastrofe della Val di Stava il (19 luglio 1985), quando l'argine di un bacino di decantazione della miniera di valle crollò, permettendo ad un'enorme colata di fango di calare sull'abitato di Stava e provocare la morte di 268 persone.
[modifica] Storia della provincia autonoma di Bolzano
[modifica] Preistoria
Sin da epoca preistorica l'uomo colonizzò le valli altoatesine: nel vicino Trentino, a Passo Rolle, furono rinvenuti nel 1971 accampamenti di cacciatori, risalenti al mesolitico (dal 6000 al 4500 a.C.). La celebre mummia del Similaun, nota anche come Ötzi, avrebbe un'età di circa 5 mila anni. Questo la pone nell'età del rame, momento di transizione tra il neolitico e l'età del bronzo. Sepolcri in pietra del 2000 a.C. sono stati localizzati ad Appiano. Il clima era ancora più mite di oggi, come dimostrano i reperti localizzati in grotte della Val Pusteria.
Nell'età del bronzo, intorno al 1500 a.C., l'uomo si spinse più in alto, lasciando le vallate di mezzamontagna, per estrarre il rame in Valle Aurina e d'Isarco. Nello stesso periodo giunsero da nord e da est gli Illiri. Presso Bressanone sono state rinvenute tombe del 1000 a.C., attribuite alla cultura di Luco-Meluno.
Nell'attuale Alto Adige sono venute alla luce tracce riconducibili alla cultura di Hallstatt, che si sviluppò nell'età del ferro dal 750 al 450 a.C.
Gli archeologi hanno scoperto oltre 800 insediamenti di epoca preromana, appartenenti a diversi popoli. Nella regione infatti giunsero i Celti e tra il 113 e il 102 a.C. i Cimbri. Finalmente l'Alto Adige fu conquistato dai Romani che chiamavano le eterogenee popolazioni dell'area col nome di "Reti".
[modifica] Antichità
Nel 16 e 15 a.C., i Romani sotto Druso e Tiberio occuparono il territorio alpino, spingendosi fino alle rive del Danubio. Il territorio dell'Alto Adige venne diviso fra due province e una regione: Rezia (Raetia), dove fra l'altro si trovava l'accampamento di Vipitenum (oggi Vipiteno), Norico (Noricum) e la Regio X Venetia et Histria. L'insediamento di maggiori dimensioni finora noto è Sebatum/San Lorenzo di Sebato, un importante snodo stradale.
Il periodo romano si protrasse per cinque secoli e lasciò profonde tracce nella vita e soprattutto nella lingua delle popolazioni. Sarchi, Breoni, Venosti ed altre popolazioni adottarono una lingua comune, il cosiddetto retoromanzo, parlato a tutt'oggi in Svizzera e sopravvissuto nell'Alto Adige (e non solo) nell'idioma ladino.
Dopo l'anno 400 d.C., nella tarda romanità, si diffondeva il Cristianesimo, influenzando in misura crescente la vita pubblica e privata. La sede vescovile di Sabiona, presso l'odierna Chiusa, sopravvisse ai rivolgimenti ed alle guerre del Primo Medioevo fino alla sua annessione al ducato baiuvaro, verso l'anno 590.
[modifica] Alto medioevo
Dopo la caduta dell'impero romano d'occidente nel 476 d.C. il territorio alpino fu invaso o colonizzato da popolazioni germaniche: primi fra tutti gli Ostrogoti di Teodorico. Nel 558-559 fu la volta dei Longobardi che si stabilirono nella Bassa Atesina. Bolzano e parte dell'Alto Adige (da Maia-Merano a Sabiona) entrarono a far parte del ducato di Trento, assieme al Trentino. I Baiuvari e i Franchi tentarono a più riprese di penetrare in Val Venosta e Val Pusteria, questi ultimi favoriti dagli alleati Longobardi, che continuarono a controllare l'intero territorio del ducato di Trento.
All'inizio dell'VIII secolo anche la conca meranese era stata occupata dai baiuvari[senza fonte]. La germanizzazione dell'Alto Adige fu tuttavia un processo molto lento, e vide il progressivo arretramento delle popolazioni di cultura reto-romanza (gli antenati degli attuali ladini), fenomeno che durò molti secoli.
Nel 774 d.C. Carlo Magno sconfisse i Longobardi a Pavia e conquistò il regno longobardo d'Italia. Pochi anni più tardi, nel 788, ebbe ragione anche dei Baiuvari.
Nel 952 d.C. l'imperatore del Sacro Romano Impero di nazione germanica, Ottone I di Sassonia, espanse i propri domini in Italia: anche l'Alto Adige passò dunque sotto l'Impero. L'imperatore Corrado II (1024-1033) aggregò la contea di Bolzano e della Venosta al vescovato di Trento, mentre le contee delle Valli dell'Inn e dell'Isarco e più tardi anche quelle della Val Pusteria passarono al vescovato di Bressanone.
Le immunità concesse alle signorie ecclesiastiche dagli imperatori di volta in volta aprirono la strada – con il volgere dei secoli – all’assunzione di veri e propri poteri pubblici da parte dei vescovi. In tal modo l'imperatore Corrado II (1024-1033), con un diploma del 1027, investì il vescovo di Trento, Udalrico II, anche della signoria su Bolzano e sulla valle dell'Adige compresa la Venosta, conferendogli i corrispondenti poteri comitali. Analoga investitura di poteri nello stesso anno avvenne a favore del vescovo di Sabiona-Bressanone, Hartwig, per i territori di sua competenza (Valli dell'Inn e dell'Isarco e più tardi anche quelle della Val Pusteria.
I principi-vescovi mantennero il potere, almeno formalmente, fino alla secolarizzazione napoleonica del 1803.
[modifica] La germanizzazione dell'Alto Adige
Il territorio dell'odierno Alto Adige, dopo la caduta dell'Impero Romano era totalmente incluso nella regione di parlata retoromanza, che si estendeva ininterrotta dagli attuali Grigioni al Friuli.
La penetrazione della lingua tedesca cominciò nell'Alto Medioevo. Dal VII secolo l'uso delle lingue germaniche si espanse lentamente a partire dalla val Pusteria verso le altre vallate. La lentezza di tale penetrazione è testimoniata dal fatto che ancora nel XVI secolo ampie zone dell'Alto Adige risultano non germanizzate. L'idioma romanzo sopravvisse a lungo in val Venosta ed è tuttora vitale nelle valli ladine. La prevalenza della lingua tedesca non escluse continui contatti e presenze di persone e piccoli gruppi di lingua neolatina e italiana.
L'intensa germanizzazione fece dell'Alto Adige una terra prevalentemente di lingua tedesca: i poeti Walther von der Vogelweide e Oswald von Wolkenstein, considerati i padri del tedesco letterario, vennero al mondo proprio nelle valli altoatesine (ma l'origine del primo non è stata accertata).
Della più antica presenza romana sopravvive oggi la minoranza linguistica ladina in Val Gardena, nei territori intorno a Marebbe e in Val Badia, oltre alla Fassa in Trentino e l'Ampezzano in Veneto.
Nel corso dei secoli l'Alto Adige subì ripetute fasi di italianizzazione, che riguardarono sopratutto la valle dell'Adige fra Salorno e Bolzano (compresa). Ne risultò che il confine linguistico, lungo la valle dell'Adige, fu alquanto altalenante.
Fino al Settecento il cambiamento della parlata degli strati popolari (la stragrande maggioranze della popolazione) fu un processo di assimilazione culturale spontaneo, slegato da ancora inesistenti implicazioni di carattere nazionalistico. Fu a partire dal Settecento, con Maria Teresa d'Austria, che cominciò un'opera di germanizzazione con intenti politici, come conseguenza la percentuale degli italiani si abbassò progressivamente.
L'Ottocento vide l'emergere delle coscienze nazionali e dei nazionalismi. Specie dopo il 1866, con la perdita del Veneto da parte dell'Austria, si intensificò l'opera di germanizzazione, col lavoro concorde del governo centrale di Vienna, del governo provinciale di Innsbruck e delle associazioni pangermaniste. Simili fenomeni di assimilazione forzata avvennero comunque in molte altre parti dell'Impero ed in generale in tutta Europa. La presenza di minoranze etniche era infatti generalmente combattuta, in quanto era vista (non a torto) come un pericolo per l'integrità territoriale dei singoli stati.
[modifica] L'Alto Adige e il Tirolo
La collocazione dei territori dei due vescovadi, sulla linea di collegamento tra Germania e Italia, rivestiva un ruolo importante perché – a partire dalla seconda metà del X secolo – la corona imperiale era ritornata ai re di Germania, che dovevano essere incoronati a Roma, passando per la val d’Isarco e la val d'Adige e per Bolzano: era quindi fondamentale che i valichi alpini fossero sotto il controllo di vassalli fedeli e privi di interessi dinastici, caratteristiche che si ritrovavano nei vescovi di Trento e Sabiona-Bressanone: così il legame tra vescovi e re di Germania venne rafforzato ancor più. Presto passò anche il periodo d'oro per il potere comitale dei vescovi a vantaggio di una nuova aristocrazia: dall’inizio del 1200 i vescovi furono bene o male spinti a cedere sempre più i loro poteri ad alcune famiglie nobiliari. Progressivamente fra gli advocati dei vescovi si ritagliò un grande potere militare un consortile venostano, che diventò presto egemone nella regione, usurpando il legittimo potere politico-militare del principe-vescovo di Trento. Alla fine del XIII secolo assunsero (illegittimamente ma in seguito con il riconoscimento degli Asburgo) il titolo di "Conti del Tirolo", dal nome di un loro castello sopra Merano. Tra questi ebbero un ruolo preminente nella prima metà del ‘200 Alberto III e poi nella seconda Mainardo II: con una serie di abili manovre partendo dalla posizione di avvocati e in tale veste rappresentanti militari vescovili, i Tirolo svuotarono i principi vescovi di Trento e Bressanone delle loro prerogative di governo territoriale, ottenendo sostanzialmente la signoria di fatto su buona parte degli attuali Alto Adige e Trentino. Nell'ambito dell'inevitabile conflitto innescatosi quindi anche con il vescovo di Trento, Mainardo II nel 1276 conquistò Bolzano, distruggendone castello e palazzo vescovile e ordinando anche l'abbattimento delle mura, con i cui resti venne colmato il fossato che circondava la città.
Alla morte dell'ultimo discendente maschio dei Tirolo, il potere passò nel 1335 alla nipote del conte Mainardo II, Margherita di Tirolo-Gorizia, nota come Margarethe "Maultasch". Nel 1342 fu concesso uno statuto che prevedeva forme di partecipazione rappresentativa al potere, ampliava le libertà individuali, riconosceva il diritto di proprietà, anche ai contadini, e creava un'amministrazione autonoma di tipo pubblico. Nel 1363 Margarethe "Maultasch" fu costretta in seguito a pressioni politiche a cedere la contea del Tirolo al duca d'Austria Rodolfo IV d'Asburgo: Merano rimase formalmente capitale tirolese fino al 1848, ma di fatto sin dal 1420 il duca Federico IV "dalle tasche vuote", trasferì la propria corte a Innsbruck. Il Tirolo rimase poi possedimento degli Asburgo quasi ininterrottamente fino al 1918. Intorno al 1500 vennero annessi al Tirolo i tribunali di Rattenberg, di Kitzbühel e di Kufstein, la Val Pusteria, la conca di Lienz, Ampezzo, Primiero. Nel 1665 il Tirolo (e quindi il territorio dell'attuale Alto Adige), fino ad allora ampiamente autonomo, passò sotto l'amministrazione diretta di Vienna.
La Riforma protestante e le rivolte contadine sconvolsero il Tirolo. Michael Gaismair (1490-1532) propose nei suoi famosi "articoli meranesi" la costituzione di una repubblica contadina. Il progetto ebbe un esito fallimentare, vi furono violente sommosse e la popolazione insorse contro i nobili ed il clero, incendiando chiese e castelli. Il XVIII secolo fu segnato da numerosi conflitti: nella guerra di successione spagnola del 1703 gli Schützen si opposero vittoriosamente all'esercito bavarese. La regione fu anche teatro di scontri nel corso della prima guerra di coalizione contro la Francia (1792-1797).
La secolarizzazione promossa da Napoleone pose fine ai Principati vescovili di Trento e Bressanone. Nel 1805, dopo la disfatta dell'Austria per opera di Napoleone, il Trattato di Presburgo assegnò la Contea del Tirolo alla Baviera.
In seguito alla dichiarazione di guerra dell'Austria alla Francia, i Tirolesi (tra loro anche i trentini, 'tirolesi' di lingua italiana) si sollevarono contro il dominio dei bavaresi, alleati dei francesi. Andreas Hofer, un oste di San Leonardo in Passiria, organizzò assieme a Peter Mayr e al bellicoso religioso padre Joachim Haspinger un'azione di opposizione popolare che sfociò in rivolta. Nonostante alcuni successi militari ed una strenua resistenza, la sollevazione, infine non appoggiata dall'Austria, non ebbe esito positivo. Il capo della resistenza tirolese fu catturato e fucilato a Mantova dai francesi: l'inno del Tirolo ricorda le vicende di Hofer martire a Mantova.
Nel 1809 i confini cambiarono nuovamente. Con la pace di Schönbrunn alla Baviera toccò il Tirolo settentrionale fino a Merano e quello centrale fino a Chiusa; la Val Pusteria, da San Candido alle Province Illiriche, passò all'Austria; la Bassa Atesina con Bolzano e la maggior parte del territorio dolomitico furono incorporate nel Regno d'Italia di Napoleone: il termine "Alto Adige" fu coniato in questo periodo, per designare il nuovo dipartimento. Ettore Tolomei lo avrebbe ripreso per creare il toponimo italiano della regione. L'Alto Adige tornò all'Austria nel 1813 ed entrò a far parte della monarchia austro-ungarica.
[modifica] L'Alto Adige passa all'Italia
Al termine della Prima guerra mondiale, da cui l'Italia uscì vincitrice, il Tirolo venne nuovamente diviso. Il confine del Regno d'Italia veniva quindi a coincidere con lo spartiacque delle Alpi (anzi a superarlo nella conca di San Candido) come previsto dall' Accordo di Londra, suggellato dal Trattato di Saint-Germain. Il territorio venne formalmente annesso il 10 ottobre del 1920.
L'Alto Adige venne incluso nel governatorato della Venezia Tridentina e costituito in provincia (1926). I comuni ladini di Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia e Cortina d'Ampezzo furono smembrati dall'Alto Adige ed accorpati alla provincia veneta di Belluno.
Prima della guerra solo il 3% della popolazione dell'Alto Adige si dichiarava di madrelingua italiana: è però difficile disporre di dati credibili perché in occasione dei censimenti molti italofoni si dichiaravano di lingua tedesca nel tentativo di uscire da una condizione subalterna rispetto ai germanofoni. Non pochi d'altronde avevano subito nel corso dell'Ottocento un forte processo di assimilazione, come dimostrano i molti cognomi italiani di famiglie germanofone. Inoltre, i censimenti austriaci conteggiavano i ladini come italiani.
Re Vittorio Emanuele III, nel discorso alla corona del 1 dicembre 1919, aveva dichiarato il pieno rispetto delle autonomie e delle tradizioni locali, con il supporto delle istituzioni politiche e militari. Le scuole tedesche, le istituzioni e le associazioni furono mantenute e furono inoltre avviate trattative per creare strutture amministrative autonome, in grado di garantire l’integrazione delle istituzioni locali nel nuovo sistema statale.
Alle prime elezioni parlamentari a cui parteciparono anche gli abitanti dell’Alto Adige (15 maggio 1921), si presentarono la Tiroler Volkspartei, la Deutschfreiheitliche Partei e la Sozialdemokratische Partei. I primi due partiti si presentarono assieme come Deutscher Verband ottenendo circa il 90% dei voti e conquistando quattro seggi ( Eduard Reut Nicolussi, Karl Tinzl, Friedrich Graf Toggenburg e Wilhelm von Walther). I socialdemocratici ebbero il restante 10% dei consensi e non riuscirono a inviare alcun deputato a Roma. I quattro rappresentanti continuarono le trattative sull’autonomia in parlamento, che terminarono con la presa di poter del fascismo (28 ottobre 1922)
Le trattative per un'ampia autonomia furono da subito contrastate da gruppi nazionalistici, a capo dei quali si pose Ettore Tolomei. I nazionalisti più fanatici vollero la cancellazione di qualsiasi traccia e testimonianza di cultura tirolese dai nuovi territori, anche con la violenza. Il 24 aprile 1921 uno squadrone fascista agli ordini di Achille Starace assaltò con armi da fuoco e bombe a mano una sfilata in costumi tradizionali di cittadini di lingua tedesca. Quarantacinque persone furono ferite, in parte gravemente. Franz Innerhofer, maestro di Marlengo, venne assassinato a colpi di pistola, nel tentativo di ripararsi sotto un portone con uno scolaro, che voleva salvare dal linciaggio fascista. Quel giorno viene ancora oggi ricordato come la "Domenica di sangue". Dopo la presa di potere dei fascisti l'Alto Adige germanofono fu sottoposto a un intenso tentativo di italianizzazione: fu vietato l'insegnamento della lingua tedesca nelle scuole, fu censurata tutta la stampa germanofona, persino i nomi e addirittura i cognomi furono forzatamente italianizzati. Fu incentivata l'immigrazione dalle regioni più povere d'Italia, promuovendo l'industrializzazione dell'Alto Adige, con l'intento di aumentare la consistenza dell'etnia italofona. Tutto ciò suscitò notevoli rancori, ancora oggi non sopiti, fra la popolazione di lingua tedesca, che si oppose strenuamente ai tentativi di assimilazione: anche l'insegnamento del tedesco continuava nella clandestinità delle Scuole nelle Catacombe, il cui fondatore fu Michael Gamper. Nell'autunno del 1928 furono create scuole parrocchiali tedesche ove s'insegnava la religione nella madrelingua.
| Per approfondire, vedi la voce Il Programma di Tolomei. |
I toponimi italiani, raramente riconducibili ad antiche e disusate radici latine o retiche, ma in gran parte inventati o storpiati con grande fantasia e da Ettore Tolomei in dieci anni di intenso lavoro dal 1906 al 1916, e raccolti nel Prontuario dei nomi locali dell'Alto Adige, furono ufficializzati con regio decreto nel 1923.
Per proteggere il nuovo confine italiano, negli anni trenta furono erette in Alto Adige le fortificazioni del Vallo Alpino Littorio , che doveva estendersi da Ventimiglia a Fiume, insomma a tutto l'arco alpino.
| Per approfondire, vedi la voce Opzioni in Alto Adige. |
L'avvicinamento fra Hitler e Mussolini e l'annessione dell'Austria al Terzo Reich facevano sperare agli altoatesini di lingua tedesca che presto avrebbero seguito il destino austriaco. Speranze presto deluse: il 23 giugno 1939 un accordo fra il regime nazista e quello fascista (per il quale era presente a Berlino il Prefetto di Bolzano Giuseppe Mastromattei), interessati per motivi diversi ad allontanare il maggior numero possibile di tedeschi dalla zona, portò alle cosiddette Opzioni (l'accordo venne formalizzato il 21 ottobre 1939), in cui ai Sudtirolesi veniva imposto di scegliere se rimanere entro i confini italiani accettando l'italianizzazione o trasferirsi in lontani territori del Reich mantenendo però la propria lingua e cultura. Buona parte di essi, a fronte sia delle incertezze fasciste (le autorità italiane si dibattevano fra il desiderio di un trionfo dei Dableiber, che a loro parere avrebbe dimostrato il successo dell'italianizzazione, e quello di un allontanamento in massa dei germanofoni, che avrebbe consentito una colonizzazione italiana anche nelle valli) sia della propaganda del Völkischer Kampfring Südtirols (Vks), scelsero di emigrare verso il Terzo Reich: intere famiglie furono lacerate fra Dableiber (coloro che decisero di non tradire la loro terra, rimanendo) e Optanten (che decisero di non tradire la loro identità culturale tedesca emigrando nei territori del Reich). Decine di migliaia di Optanten emigrarono fino al 1943, soprattutto semplici lavoratori e contadini, che vendettero le loro case all'"Ente per le tre Venezie" o ai Dableiber. Più di un terzo degli optanti ritornò in Italia dopo la guerra.
Dopo l'8 settembre 1943 l'Alto Adige fu occupato dai nazisti nell'ambito dell'operazione Alarico (nel giro di due soli giorni, il 9 e il 10 settembre). Insieme alle province di Trento e Belluno fu incorporato nella Operationszone Alpenvorland - Zona di operazioni delle Prealpi, appendice del Terzo Reich, sotto il comando del Gauleiter Franz Hofer. Durante il periodo dei 600 giorni il gruppo linguistico italiano subì gravi contraccolpi: gran parte delle autorità amministrative italiane furono sostituite da elementi tedeschi, fedeli al Reich; il giornale italiano "La Provincia di Bolzano" venne soppresso e sostituito con il "Bozner Tagesblatt"; l'unica emittente italiana venne sostituita con un'emittente tedesca; anche la scuola italiana venne chiusa. I militari altoatesini di lingua tedesca confluirono nella Wehrmacht, nelle SS e nella Gestapo. I giovani abili vennero reclutati con la forza, anche se non mancarono volontari che collaborarono alle persecuzioni contro gli ebrei (fu decimata la comunità di Merano) e alla caccia ai soldati italiani sbandati dopo l'8 settembre. A Bolzano sorse un campo "di transito" (Durchgangslager) attraverso il quale passarono migliaia di vittime destinate ai campi di sterminio oltrebrennero. Durante la storia del campo, 23 italiani che furono catturati e lì internati, furono successivamente trucidati nell'eccidio della caserma Mignone, il 12 settembre 1944.
In base al programma di eutanasia -T4, voluto da Hitler, molti infermi psichici e disabili vennero deportati presso la clinica psichiatrica di Innsbruck e di qui a Hall e al Castello di Hartheim a Linz. Dei 569 malati che furono deportati, 239 morirono di fame e privazioni o furono eliminati.
Una nota: i militari tedeschi vittime dell'attacco di via Rasella a Roma, che scatenò la rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine, appartenevano all'11a compagnia del 3° battaglione del reggimento "SS Polizei Bozen".
La resistenza era rappresentata dal CNL (guidato fino alla sua esecuzione da Manlio Longon) e dall'Andreas-Hofer-Bund, formato da Dableiber che i nazisti perseguitavano come traditori. Ricordiamo i nomi di Friedl Volgger, internato nel campo di concentramento di Dachau. Riuscì a sopravvivere e nel dopoguerra divenne senatore della Südtiroler Volkspartei. Josef Mayr-Nusser, capo della gioventù cattolica diocesana, che non volle prestare giuramento alle SS per incompatibilità con la propria fede religiosa, morto durante il viaggio verso il Campo di concentramento di Dachau. Erich Ammon, che l'8 maggio 1945 fondò la Südtiroler Volkspartei (SVP).
Il 25 maggio del 1945 l'Alto Adige venne occupato dagli Alleati. La seconda guerra mondiale finì con 8.000 altoatesini dispersi o morti in guerra.
[modifica] L'Alto Adige dal 1945 al 1972
Nell'immediato dopoguerra (1945-1946) numerosi altoatesini speravano in un ritorno all'Austria; ma l'Italia aveva già perso l' Istria e altri territori e l'Austria era un paese privo di sovranità, sotto occupazione quadripartita, che aveva dato i natali all'istigatore del conflitto mondiale Hitler e partecipato allo sterminio degli ebrei. Un buon numero di altoatesini di lingua tedesca aveva poi simpatizzato per il nazismo, il che rendeva la richiesta di ritorno all'Austria per lo meno intempestiva e difficile da sostenere: in più l'Unione Sovietica si oppose violentemente a qualunque processo potesse favorire una ricompattazione di territori tedeschi, temendo possibili rigurgiti pangermanisti. La terra a sud del Brennero doveva quindi rimanere italiana, a condizione che venisse rispettata la forte minoranza tedesca. Alcide De Gasperi e Karl Gruber, ministro degli esteri austriaco, raggiunsero l'Accordo di Parigi, stipulato il 5 settembre 1946 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 24 dicembre del 1947. Fu prevista la possibilità del rientro degli optanti non compromessi in maniera particolarmente evidente e grave con il regime nazista. Questa serie di provedimenti, anche se ispirata dalle grandi potenze, potè realizzarsi grazie alla notevole (secondo alcuni eccessiva) disponibilità da parte del governo italiano, se si considera anche il fatto che in Alto Adige le simpatie verso il nazismo nell'immediato dopoguerra non erano affatto scomparse, come dimostra un recente, documentatissimo studio dello storico austriaco Gerald Steinacher [4](Nazis auf der Flucht, Studien Verlag, Innsbruck 2008) che illustra come nel 1946 centinaia di criminali di guerra, fra cui Eichmann, Mengele, Priebke, abbiano potuto trovare aiuto e rifugio in Alto Adige, spesso con la collaborazione di ecclesiastici di vario grado e livello, nel corso della loro fuga verso lidi sicuri.
L'Accordo De Gasperi-Gruber prevedeva una forte autonomia per il solo Alto Adige (l'art.1 recitava: "Gli abitanti di lingua tedesca della Provincia di Bolzano e quelli dei vicini comuni bilingui della provincia di Trento godranno di completa eguaglianza di diritti rispetto agli abitanti di lingua italiana, nel quadro delle disposizioni speciali destinate a salvaguardare il carattere etnico e lo sviluppo culturale ed economico del gruppo di lingua tedesca"), ma per l'inopportunità politica di creare una regione a maggioranza tedescofona essa venne estesa anche al Trentino. Ebbe un certo rilievo anche l'origine trentina di De Gasperi. Il primo statuto speciale del 1948 concedeva ampi poteri legislativi, amministrativi e finanziari alla Regione Trentino-Alto Adige/Tiroler Etschland, dove gli italofoni erano in maggioranza, fu sancito il bilinguismo italiano/tedesco, furono istituite scuole in lingua tedesca, venne introdotta la toponomastica bilingue.
L'autonomia fu ritenuta insoddisfacente dagli altoatesini di lingua tedesca: mal digerirono l'arrivo di italofoni immigrati dalle zone più depresse del paese, attirati dalle sovvenzioni e dall'industrializzazione; la presenza maggioritaria di italiani nelle pubbliche amministrazioni; il centralismo regionale (in Regione gli italofoni erano sempre in maggioranza). Nel 1957 una folla di 35.000 persone si radunò a Castel Firmiano per protestare contro la costruzione di 5.000 alloggi per gl'italiani immigrati nella provincia. La dimostrazione era stata organizzata dalla SVP all'insegna del motto "Los von Trient" (via da Trento), che sostituiva il precedente "Los von Rom" (via da Roma): la parte più moderata dei popolari altoatesini intorno a Silvius Magnago rinunciava (almeno temporaneamente) alla secessione dall'Italia a favore di una maggiore autonomia.
Ma gli sviluppi non furono soltanto pacifici: negli anni cinquanta nacque un movimento terrorista clandestino, mirante alla riunificazione del Tirolo, il Comitato per la liberazione del Sudtirolo (BAS). Negli anni sessanta si verificarono numerosi attentati dinamitardi, inizialmente contro cose (tralicci, caserme ecc.); ma i terroristi non esitarono a usare la violenza contro le forze dell'ordine, ricorrendo addirittura a mine antiuomo (tragico l'episodio di Cima Vallona). Le forze dell'ordine ed in particolare i Carabinieri risposero duramente. Ci furono denunce per tortura che avrebbero anche portato alla morte di tre persone. Il relativo processo si concluse con otto proscioglimenti e due amnistie. Gli attentati continuarono fino ai primi anni settanta, con strascichi fino agli anni ottanta. Bilancio: trentadue anni di guerriglia, dal 20 settembre del 1956 al 30 ottobre del 1988. 361 attentati con esplosivi, raffiche di mitra, mine. 21 morti, di cui 15 membri delle forze dell'ordine, due cittadini comuni e quattro terroristi, dilaniati dagli ordigni che stavano predisponendo. 57 feriti: 24 fra le forze dell'ordine, 33 privati cittadini. Vedi anche Terrorismo in Alto Adige
A parte episodi a carattere sostanzialmente goliardico da parte dell'API (Associazione protezione italiani), la popolazione di lingua italiana non rispose mai alla violenza con la violenza.
Nel contempo si cercava una soluzione politica: il trattato del 1946 fu la base della risoluzione 1497 delle Nazioni Unite del 1960, sollecitata dal cancelliere austriaco Bruno Kreisky, che invitava urgentemente i due paesi a riprendere i negoziati con l'obiettivo di trovare una soluzione di tutte le controversie concernenti l'attuazione dell'accordo di Parigi del 5 settembre 1946.
[modifica] L'Alto Adige dal 1972 a oggi
Dopo dodici anni di discussione nel 1972 l'Alto Adige ottenne dallo Stato italiano un'amplissima e ricchissima autonomia (secondo la quale dispone del 90% delle imposte pagate in provincia). La provincia autonoma dispone di 9 mila euro di risorse all'anno per ognuno dei suoi oltre 480 mila abitanti (contro i 2 mila della Lombardia, superati però dai 12 mila della Valle d'Aosta). Complessivamente il bilancio dell'Alto Adige si aggira sui 5 miliardi di euro all'anno. Con l'entrata in vigore del secondo Statuto speciale del Trentino-Alto Adige, che in tedesco viene da allora chiamato Trentino-Südtirol, le maggiori competenze e risorse sono state trasferite alle Province autonome di Trento e di Bolzano.
L'Alto Adige è oggi al secondo posto in Italia per PIL pro capite, superato di poco dalla Lombardia, attestandosi sui 31.158€. Nel contesto europeo il potere d'acquisto pro capite supera di oltre 40 punti percentuali la media dell'Unione Europea a 25.[12] Anche la condizione occupazionale in provincia è eccellente, e con un tasso di disoccupazione che si attesta al 2,7% si parla tecnicamente di piena occupazione.[13] Il notevole benessere è anche riconducibile alla oculata gestione delle notevoli risorse da parte dell'amministrazione provinciale: nel maggio del 2006 il Presidente Durnwalder ha ricevuto lo "European Taxpayers' Award" per l'efficienza della cosa pubblica in Alto Adige.[14]
Lo Statuto sancisce la parità delle due lingue italiano e tedesco, l'obbligo del bilinguismo per tutti i dipendenti pubblici e la cosiddetta proporzionale etnica: le assunzioni pubbliche sono distribuite in proporzione alla consistenza dei tre gruppi linguistici italiano, tedesco e ladino. La normativa deroga all'articolo 3 della Costituzione, che proclama l'uguaglianza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, ma si giustifica in base all'art. 6: La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche nonché in base alle leggi costituzionali in materia.
A parte rare eccezioni (Libera Università, la scuola ladina e alcune scuole private) tutte le scuole, in base allo statuto d'autonomia, sono separate per gruppi linguistici.
Negli ultimi anni del XX secolo e nei primi del XXI si è sostenuto che esista un progressivo disagio nella popolazione di lingua italiana, che è in progressivo calo (è scesa dal 35% al 25% circa: il timore di una "Todesmarsch" o Marcia della morte - la scomparsa progressiva dell'etnia tedesca - diffuso negli anni sessanta, si starebbe ora diffondendo fra gli italiani a proposito della propria etnia). A causa del crollo del Patto di Varsavia, dell'ingresso dell'Austria nell'Unione Europea e della sua adesione al trattato di Schengen, si è verificato il trasferimento di un consistente numero di militari dell'esercito (che avevano la residenza in Alto Adige) dalla frontiera altoatesina verso altre regioni d'Italia, il che ha contribuito a questo fenomeno che appare ormai inarrestabile. Da tempo si osserva lo stato di subalternità in cui è costretto il gruppo italiano, quasi sempre lontano dalle posizioni di maggior rilievo politico, sociale ed economico (Bolzano a parte). Ciò si deve anche al fatto che il potere politico è saldamente nelle mani della SVP, che si considera rappresentante degli interessi tedeschi e ladini, ma non italiani, tant'è che gli altoatesini di lingua italiana non vi si possono iscrivere. Si aggiungano le difficoltà di comunicazione: mentre gli italofoni apprendono il tedesco standard, la popolazione germanofona si esprime in un colorito dialetto, molto diverso rispetto all' "Hochdeutsch". L'immigrazione di italiani verso questa prospera regione viene ostacolato da una normativa rigidissima, che consente di votare per le elezioni provinciali e di godere dei sussidi pubblici, indispensabili in un territorio dove il costo della vita è altissimo, soltanto dopo 4 anni di residenza. Ma anche fra gli italofoni già residenti è forte il disagio, legato alla percezione di maggiori privilegi e di un trattamento di favore riservato alla comunità tedesca.[15] Come conseguenza, in occasione del censimento, molti italiani, se coniugati o conviventi con un/a cittadino/a di madrelingua tedesca, trovano più vantaggioso dichiarare i propri figli, come di etnia tedesca.
Se da un lato l'ingresso dell'Austria nell'Unione Europea e la sua adesione al trattato di Schengen hanno provocato una riunificazione di fatto delle popolazioni tirolesi (c'è ormai la stessa moneta, si passa liberamente il confine senza più barriera doganale, si stanno creando attività comuni di sviluppo), contribuendo a stemperare le spinte autonomistiche o separatiste, d'altro canto proprio l' apertura della frontiera rafforza la compattezza del gruppo tedesco e fa del gruppo italiano una minoranza ancora più ristretta se vista nell'ambito di un contesto tirolese che oggi tende ad allargarsi al versante austriaco. La comunità linguistica italiana è sempre più comunemente definita minoranza italiana dell'Alto Adige.
Per quanto concerne la toponomastica, al fine di trovare una soluzione condivisa è stato creato un comitato paritetico con il compito di elaborare una norma di attuazione in materia. La toponomastica elaborata da Ettore Tolomei è l'unica ufficialmente vigente, dovendo i toponimi tedeschi essere accertati e poi approvati da una legge provinciale, ai sensi dello Statuto del Trentino-Alto Adige. Il bilinguismo dei toponimi vale anche per quei comuni della montagna dove l'appartenenza al gruppo tedesco supera il 98%. Comunque in buona parte del territorio (con l'eccezione di Bolzano e pochi altri comuni) il toponimo tedesco precede quello italiano. In alcuni casi, come nel comune di Marlengo, dove oltre il 10% della popolazione è di madrelingua italiana, il toponimo italiano è stato completamente rimosso dall'indicazione della stazione ferroviaria, contrariamente all'obbligo del bilinguismo.
Nel 1992, approvate le norme di attuazione dello Statuto, confluite nel Pacchetto di Autonomia, l'Austria rilasciò all'Italia la c.d. quietanza liberatoria: la questione dell'Alto Adige sembrava essere definitivamente risolta.
Dagli anni novanta si è aperto un dibattito pubblico sul passato nazista e fascista, soprattutto nel gruppo etnico tedesco, sull'esempio della Germania. Il gruppo italiano si è mostrato meno sensibile alla tematica, come dimostra l'esito del recente referendum su Piazza della Pace a Bolzano svoltosi il 6 ottobre 2002, in cui prevalse (62% contro 38%) la decisione di ripristinare il nome Piazza della Vittoria. La piazza è fra l'altro corredata di un imponente monumento di costruzione fascista, ornato di fasci littori, che ricorda la vittoria nella Grande guerra. La comunità italiana ha così reagito a quello che era apparso come un tentativo di annacquare l'identità italiana della città. Tuttavia si può rilevare che anche tra i germanofoni vi è la tendenza a nascondere o a minimizzare le evidenti simpatie naziste di molti altoatesini di lingua tedesca negli anni trenta e quaranta, come dimostrano i legami di Andreas Pöder, consigliere provinciale dell'Union für Südtirol, partito con simpatie separatiste, con i neonazisti del Südtiroler Kameradschaftsring (con conseguenti indagini della magistratura).[16] Per quanto riguarda poi la valutazione dei trascorsi terroristici, non manca chi esprime pubblicamente apprezzamento. In questo senso gli Schützen (comparabili con gli Alpini) hanno lanciato nel 2004 la seguente campagna: Südtirol sagt Danke für deutsche Schule, starke Wirtschaft, Wohlstand und vieles mehr!. Sullo sfondo un traliccio divelto dalla dinamite, ben in mostra Sepp Kerschbaumer, fondatore del BAS, in sovrimpressione le parole: "Il Sudtirolo ringrazia per la scuola tedesca, la forte economia, il benessere e molto altro!"[17]
L'Alto Adige è tornato sotto i riflettori nel gennaio 2006. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi cancellò la visita ufficiale a Vienna a seguito di iniziative volte a inserire in una prospettata riforma della Costituzione austriaca norme che dichiarino esplicitamente la funzione di tutela dell' Alto Adige da parte dello Stato austriaco e il diritto all'autodeterminazione. 113 sindaci altoatesini su 116 firmarono una petizione in favore delle proposte di modifica della costituzione austriaca. Un fatto alquanto grave, se si tiene in considerazione che i sindaci, ufficiali dello Stato italiano, rappresentano anche gli altoatesini di lingua italiana e ladina. L'azione dei sindaci altoatesini fu molto criticata sia dall'allora Governo Berlusconi, sia dall'Unione di centrosinistra, che anzi pensò di rompere l'alleanza con la SVP.
Nello stesso anno si sono verificati alcuni atti vandalici nei confronti del monumento all'Alpino di Brunico ("Alla gloria imperitura degli Alpini") che ha destato molto sdegno da parte della popolazione residente ma soprattutto è risulatto l'ennesimo atto da parte di "ignoti" nei confronti delle Forze Armate presenti in Alto Adige, in questo caso agli Alpini.[18]
Che la questione altoatesina non possa dirsi ancora conclusa e che tra i gruppi linguistici serpeggi ancora un certo malessere nonostante la grande prosperità economica, lo dimostrano i fatti: nello statuto della SVP, il partito da quasi 60 anni al potere nella provincia, si legge che come conseguenza della prima guerra mondiale l'Alto Adige, per secoli parte dell'Austria, fu separato dalle madrepatria e tale ingiustizia storica viene tuttora sentita come tale dalla popolazione;[19] il presidente della Provincia autonoma, Luis Durnwalder, si è detto convinto che se oggi gli altoatesini fossero chiamati al referendum, si pronuncerebbero in maggioranza per il ritorno all'Austria.[20] Dall'altro lato il parlamento austriaco ha nel settembre 2006 votato un ordine del giorno per inserire definitivamente nella nuova Costituzione la funzione di tutela della popolazione altoatesina di lingua tedesca. Il partito Süd-Tiroler Freiheit ha fatto della secessione dall'Italia e della "libertà del Sud-Tirolo" la sua bandiera, lanciando una campagna politica per rimarcare che "il Sud-Tirolo non è Italia".
Tanti fantasmi si aggirano ancora a guastare i rapporti tra i gruppi linguistici in Alto Adige anche da parte italiana, come dimostrano le polemiche che taluni media italiani hanno scatenato nei confronti di Gerhard Plankensteiner, vincitore della medaglia di bronzo per l'Italia alle Olimpiadi invernali di Torino: alla domanda del perché non avesse cantato l'inno di Mameli (domanda in sé assurda e provocatoria, poiché per le madaglie di argento e di bronzo nessun inno viene comunque eseguito) l'atleta di madrelingua tedesca aveva risposto: "Non conosco questa canzone". È evidente che Plankensteiner cercava di "tradurre" il tedesco Lied, che vale per ogni tipo di canto, dagli inni alle canzonette, così come è comprensibile che il brano sicuramente gli era noto sotto il nome di Inno nazionale dell'Italia, ma non sotto il nome dell'autore Goffredo Mameli.
A parte episodi del genere, che in ogni caso non devono essere sottostimati o trascurati, si può affermare che l'Alto Adige sia sotto numerosi aspetti un modello d'integrazione etnica.
[modifica] Economia
Di seguito la tabella che riporta il PIL ed il PIL procapite[21] prodotto nella Regione dal 2000 al 2006:
| 2000 | 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Prodotto Interno Lordo (Milioni di Euro) |
25.356,7 | 25.953,9 | 26.702,1 | 27.647,2 | 28.909,4 | 29.707,5 | 30.810,6 |
| PIL ai prezzi di mercato per abitante (Euro) |
27.218,4 | 27.681,5 | 28.251,4 | 28.922,8 | 29.876,4 | 30.348,2 | 31.152,4 |
Di seguito la tabella che riporta il PIL[21], prodotto in Trentino-Alto Adige ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:
| Macro-attività economica | PIL prodotto | % settore su PIL regionale | % settore su PIL italiano |
| Agricoltura, silvicoltura, pesca | € 916,6 | 2,97%% | 1,84% |
| Industria in senso stretto | € 4.547,9 | 14,76% | 18,30% |
| Costruzioni | € 12.029,9 | 6,59% | 5,41% |
| Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni | € 7.242,9 | 23,51% | 20,54% |
| Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali | € 6.488,4 | 21,06% | 24,17% |
| Altre attività di servizi | € 5.950,3 | 19,31% | 18,97% |
| Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni | € 3.634,5 | 11,80% | 10,76% |
| PIL Trentino-Alto Adige ai prezzi di mercato | € 30.810,6 |
[modifica] Trasporti e strade
- Trasporto stradale: Autostrada del Brennero, MEBO, Strada statale 38, Strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, Strada statale 47 della Valsugana
- Trasporto pubblico: Trentino Trasporti, SAD SASA
- Trasporto ferroviario
- Ferrovie attive: Ferrovia del Brennero, Ferrovia della Valsugana, Ferrovia Trento-Malè-Marilleva, Ferrovia della Val Venosta, Ferrovia marmifera di Lasa, Ferrovia del Renon, Ferrovia della Val Pusteria;
- Ferrovie dismesse: Alta Anaunia, Ferrovia Elettrica Brunico-Campo Tures, Ferrovia delle Dolomiti, Ferrovia Lana-Postal, Merano-Lana, Ferrovia Rovereto-Arco-Riva, Ferrovia Bolzano-Caldaro, Val di Fiemme, Val Gardena;
- Trasporto aereo: Aeroporto di Bolzano, Aeroporto di Trento
- Trasporto funicolare: Gardena Ronda Express, Funicolare del Guncina, Funicolare della Mendola, Funicolare del Virgolo
[modifica] Amministrazione
[modifica] Assetto istituzionale
Il Trentino-Alto Adige è una regione a statuto speciale. Le sue due province, il Trentino (Provincia Autonoma di Trento) ed Alto Adige (Provincia Autonoma di Bolzano) sono le uniche due province italiane che godono di uno statuto di autonomia.
Le due autonomie provinciali sono sviluppate in modo tale che di fatto contano più della regione stessa: specifiche norme, basate sul titolo V della Costituzione (anche prima delle modifiche), prevedono che vengano trattate alla stregua di regioni, tant'è che partecipano anche alla Conferenza Stato - Regioni, la cui denominazione ufficiale è, per l'appunto, Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.
Dalle penultime elezioni amministrative i cittadini non eleggono più il consiglio regionale dal quale si formeranno poi i due consigli provinciali, ma viceversa. Ossia gli elettori votano il rinnovo del proprio consiglio (sistema proporzionale puro in Alto Adige, sistema proporzionale con premio di maggioranza in Trentino), che insieme formano quello regionale.
Un accordo fra i presidenti delle due province ha istituito il sistema della "presidenza regionale a rotazione": la regione avrà nel corso di una legislatura due presidenti, che sono in pratica i presidenti stessi delle due province autonome.
Nel caso della corrente legislatura il primo ad aver assunto la carica di presidente della regione è quello al tempo stesso della Provincia Autonoma di Bolzano, Luis Durnwalder (il primo presidente regionale di lingua tedesca o in ogni caso dell'Alto Adige, carica assunta sempre da italiani del Trentino), mentre nella seconda parte della stessa prenderà il suo posto il trentino Lorenzo Dellai. Lo stesso sistema di rotazione vale anche per la presidenza del consiglio regionale.
Nella prima metà di legislatura il consiglio e la giunta regionale si riunisce a Trento, mentre prosegue nella seconda a Bolzano. Di fatto il ruolo di Trento-capoluogo regionale si può definire puramente formale. Entrambe le città capoluogo hanno dal punto di vista politico-amministrativo un'eguale importanza.
Dallo Stato Italiano le due province autonome sono dunque considerate alla stregua di regioni. Inoltre il governo intrattiene rapporti separati con le due province: in regione infatti vi sono due Commissariati del Governo, uno a Bolzano per l'Alto Adige ed uno a Trento per il Trentino. Dati i limitati poteri ad essa attribuiti, e la natura derivata delle sue autorità rispetto a quelle delle due singole amministrazioni locali, dopo le riforme istituzionali del 2001 la Regione può essere considerata una confederazione delle due province autonome.
[modifica] Consiglio regionale
| Per approfondire, vedi la voce Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige. |
Il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige (in tedesco Regionalrat Trentino-Südtirol, in ladino Consei dla Region Trentin-Südtirol) è l'organo legislativo della Regione autonoma Trentino-Alto Adige. È composto dai 70 membri dei consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano (art. 25 comma 1, Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige[22]). Si riunisce alternativamente a Trento e a Bolzano (art. 27 c. 1).
I membri del consiglio regionale rappresentano la regione (art. 28 c. 1 Statuto) e non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni e dei voti espressi nell'esercizio delle loro funzioni (art. 28 c. 2 Statuto). La loro carica è incompatibile con quella di deputato, senatore, membro di un altro Consiglio regionale o del Parlamento europeo (art. 28. c. 3 Statuto).
Fra i membri vengono eletti un Presidente e due vicepresidenti, che durano in carica per due anni e mezzo. Per la prima metà della legislatura il Presidente è eletto fra gli appartenenti al gruppo di lingua italiana, per la seconda fra quelli di lingua tedesca. In alternativa può essere eletto un consigliere appartenente al gruppo di lingua ladina, con l'assenso della maggioranza dei componenti del gruppo "alle spese del quale" viene eletto. In ogni caso i vicepresidenti devono fare parte del gruppo non rappresentato dal Presidente (art. 30 Statuto). Presidente e vicepresidenti possono essere revocati dalla maggioranza dei componenti del Consiglio (art. 32 Statuto).
Con la maggioranza assoluta dei consiglieri viene approvato un regolamento che disciplina l'attività del consiglio[23] (art. 31).
Originariamente il Consiglio regionale rimaneva in carica 4 anni (art. 21 L. cost. 26 febbraio 1948, n. 5) ma la durata è stata portata a 5 anni nel 1972 (art. 3 L. cost. 23 febbraio 1972, n. 1). La durata di 5 anni è ora stabilita dall'art. 48 dell'attuale Statuto.
[modifica] Presidenti
Di seguito l'elenco dei presidenti del Consiglio regionale dal 1948 ad oggi.[24][25]
| Elezioni | Legislatura | Periodo | Presidente |
|---|---|---|---|
| 1948 | I | 13 dicembre 1948 - 19 dicembre 1950 | Luigi Menapace |
| 20 dicembre 1950 - 12 dicembre 1952 | Silvius Magnago | ||
| 1952 | II | 13 dicembre 1952 - 12 dicembre 1954 | Riccardo Rosa |
| 13 dicembre 1954 - 12 dicembre 1956 | Silvius Magnago | ||
| 1956 | III | 13 dicembre 1956 - 12 dicembre 1958 | Remo Albertini |
| 13 dicembre 1958 - 12 dicembre 1960 | Silvius Magnago | ||
| 1960 | IV | 13 dicembre 1960 - 20 aprile 1962 | Remo Albertini |
| 20 aprile 1962 - 12 dicembre 1962 | Riccardo Rosa | ||
| 13 dicembre 1962 - 13 dicembre 1964 | Alois Pupp | ||
| 1964 | V | 14 dicembre 1964 - 13 dicembre 1966 | Armando Bertorelle |
| 14 dicembre 1966 - 12 dicembre 1968 | Alois Pupp | ||
| 1968 | VI | 13 dicembre 1968 - 13 dicembre 1970 | Armando Bertorelle |
| 14 dicembre 1970 - 12 giugno 1973 | Robert von Fioreschy | ||
| 13 giugno 1973 - 12 dicembre 1973 | Alfonso Salvadori | ||
| 1973 | VII | 13 dicembre 1973 - 1° aprile 1974 | Giorgio Pasquali |
| 1° aprile 1974 - 13 giugno 1976 | Silvio Nicolodi | ||
| 14 giugno 1976 - 12 dicembre 1978 | Karl Vaja | ||
| 1978 | VIII | 13 dicembre 1978 - 19 aprile 1979 | Claudia Piccoli |
| 19 aprile 1979 - 12 giugno 1981 | Armando Paris | ||
| 13 giugno 1981 - 12 dicembre 1983 | Erich Achmüller | ||
| 1983 | IX | 13 dicembre 1983 - 12 giugno 1986 | Guido Sembenotti |
| 13 giugno 1986 - 14 maggio 1987 | Erich Achmüller | ||
| 25 giugno 1987 - 12 dicembre 1988 | Luis Zingerle | ||
| 1988 | X | 13 dicembre 1988 - 12 aprile 1989 | Giorgio Tononi |
| 13 aprile 1989 - 12 giugno 1991 | Franco Tretter | ||
| 13 giugno 1991 - 12 dicembre 1993 | Oskar Peterlini | ||
| 1993 | XI | 13 dicembre 1993 - 12 giugno 1996 | Franco Tretter |
| 13 giugno 1996 - 16 dicembre 1998 | Oskar Peterlini | ||
| 1998 | XII | 17 dicembre 1998 - 9 marzo 1999 | Lorenzo Dellai |
| 9 marzo 1999 - 19 giugno 2001 | Mauro Leveghi | ||
| 20 giugno 2001 - 17 novembre 2003 | Franz Arthur Pahl | ||
| 2003 | XIII | 21 novembre 2003 - 21 maggio 2006 | Mario Magnani |
| 22 maggio 2006 - 2 dicembre 2008 | Franz Arthur Pahl | ||
| 2008 | XIV | dal 3 dicembre 2008 | Marco Depaoli[26] |
[modifica] Composizione
Attualmente[27] nella XIV legislatura (quinquennio 2008-2013), in base ai risultati delle elezioni del 2008 nelle due province autonome, il Consiglio Regionale risulta composto dai seguenti partiti politici:
| Partiti | seggi |
|---|---|
| Südtiroler Volkspartei (SVP) | 18 |
| Partito Democratico (PD) | 10 |
| Il Popolo della Libertà (PdL) | 8 |
| Lega Nord (LN) | 7 |
| Unione per il Trentino (UpT) | 7 |
| Die Freiheitlichen | 5 |
| Federazione dei Verdi (Verdi) | 3 |
| Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) | 3 |
| Süd-Tiroler Freiheit (STF) | 2 |
| Italia dei Valori (IdV) | 1 |
| Amministrare il Trentino (AT) | 1 |
| Union für Südtirol (UfS) | 1 |
| Unitalia | 1 |
| Union Autonomista Ladina (UAL) | 1 |
| indipendenti | 2 |
| Totale | 70 |
[modifica] Giunta Regionale
L'attuale giunta regionale è formata da cinque membri (2 di madrelingua italiana, 2 tedesca, 1 ladina). La carica del Presidente della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige (in tedesco Präsident der Autonomen Region Trentino-Südtirol) viene assegnata a rotazione al Presidente della Provincia Autonoma di Trento ed al Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano.
[modifica] Presidente
[modifica] Assessori
- Lorenzo Dellai (UpT), primo vicepresidente e assessore al bilancio.
- Martha Stocker (SVP), seconda vicepresidente e assessora al welfare.
- Florian Mussner (SVP), assessore alle minoranze linguistiche.
[modifica] Simboli regionali
| Per approfondire, vedi la voce Bandiera del Trentino-Alto Adige. |
Secondo il Decreto del Presidente della Repubblica del 21 marzo 1983 la Regione gode di tre simboli ufficiali (Bandiera, stemma e gonfalone):
- Bandiera
- Per quanto concerne la bandiera della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige; essa è composta da un bicolore bianco ed azzurro od alternativamente bianco e blu (colori sui quali, anticamente, si portavano gli stemmi di Trento e Bolzano) caricato al centro dallo stemma ufficiale regionale. La bandiera, raramente impiegata ed ufficiosamente riconosciuta (non se ne conosce il motivo ma mai impiegata ufficialmente), viene spesso rimpiazzata dalle più popolari bandiere delle due province autonome o dalla bandiera ladina.
- Stemma
- d'argento inquartato: il primo ed il quarto all'aquila antica di Trento di nero, rostrata e membrata d'oro, contornata da fiamme di rosso uscenti e linguata di rosso fiammeggiante, con le ali caricate da sostegni d'oro con trifogli dello stesso nel contorno alare; il secondo ed il terzo all'aquila antica del Tirolo di rosso, rostrata e membrata d'oro, linguata di rosso, con le ali caricate da sostegni d'oro. (DPR 21/03/1983)
- Gonfalone
- drappo partito d'azzurro e di bianco caricato dello stemma sopra descritto con l'iscrizione bilingue in oro: Regione Trentino-Alto Adige nel palo d'azzurro e Region Trentino-Südtirol nel palo di bianco. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Regione e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro. (DPR 21/03/1983)
[modifica] La suddivisione amministrativa del Trentino
L'unità amministrativa dei comprensori fu istituita dalla giunta di Bruno Kessler negli anni '70, al fine di garantire una maggiore efficienza nell'amministrazione del territorio provinciale, frazionato in ben 223 comuni, a volte di piccole o piccolissime dimensioni. Non sempre i confini dei comprensori rispettavano una tradizione di collaborazione fra comunità vicine e infatti si sono rivelati spesso strumenti poco efficaci, tranne nei casi in cui includessero una comunità di valle ben definita (Val di Fiemme, Primiero, Val di Sole, Val di Fassa). Inoltre la giunta comprensoriale non era eletta direttamente, ma nominata dalle giunte dei diversi comuni.
È stata approvata una riforma che prevede l'istituzione di un consiglio delle autonomie e il passaggio nel 2007 all'istituto giuridico delle comunità di valle, più omogenee rispetto ai comprensori.
Le nuove comunità di valle avranno più poteri rispetto ai vecchi comprensori: la Provincia infatti ha devoluto ad esse la competenza in diverse materie come le infrastrutture d'interesse locale, determinati servizi pubblici, urbanistica, assistenza ed edilizia scolastica, distribuzione dell'energia, trasporto locale, servizi socio-assistenziali, gestione del ciclo dell'acqua e dei rifiuti[28][29].
Rispetto ai vecchi comprensori, le variazioni territoriali più significative sono l'istituzione di enti autonomi per comunità unite da vincoli storici e geografici come la Val di Cembra, la Valle dei Laghi, l'Altopiano di Folgaria, Lavarone e Luserna, l'Altopiano della Paganella e la Piana Rotaliana, prima parte di comprensori più ampi.
[modifica] I Comprensori del Trentino
| Comprensorio | Capoluogo | Estensione | Popolazione[30] | Localizzazione |
|---|---|---|---|---|
| C1 Valle di Fiemme | Cavalese | 415 km²[31] | 19.131 | Trentino orientale, valle dell'Avisio |
| C2 Primiero | Fiera di Primiero | 413 km² | 10.032 | Trentino orientale, valli del Cismon e del Vanoi |
| C3 Bassa Valsugana e Tesino | Borgo Valsugana | 578 km² | 26.343 | Trentino orientale, valle del Brenta e conca del Tesino |
| C4 Alta Valsugana | Pergine Valsugana | 394 km² | 52.030 | Trentino orientale, valli del Brenta e del Fersina |
| C5 Valle dell'Adige | Trento | 656 km² | 167.880 | Trentino centrale |
| C6 Val di Non | Cles | 596 km² | 38.185 | Trentino occidentale, valle del Noce |
| C7 Val di Sole | Malè | 609 km² | 15.327 | Trentino occidentale, valle del Noce |
| C8 Giudicarie | Tione | 1.176 km² | 36.377 | Trentino occidentale, valli del Sarca e del Chiese |
| C9 Alto Garda e Ledro | Riva del Garda | 353 km² | 44.836 | Trentino meridionale, alto Garda e valle del Sarca |
| C10 Vallagarina | Rovereto | 694 km² | 85.700 | Trentino meridionale, valle dell'Adige |
| C11 Ladino di Fassa | Vigo di Fassa | 318 km² | 9.335 | Trentino orientale, valle dell'Avisio |
[modifica] Comuni principali
Il Trentino è suddiviso in 223 comuni, di cui questi sono i quindici più popolosi ordinati per numero di abitanti (dati: Istat 31/12/2007):
| Pos. | Stemma | Comune di | Popolazione (ab) |
Superficie (km²) |
Densità (ab/km²) |
Altitudine (m s.l.m.) |
Comunità di valle |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1° | Trento | 112.637 | 157,92 | 713 | 194 | Trento | |
| 2° | Rovereto | 37.053 | 50,9 | 721 | 204 | Vallagarina | |
| 3° | Pergine Valsugana | 19.269 | 54 | 357 | 490 | Alta Valsugana | |
| 4° | Arco | 16.155 | 63 | 256 | 91 | Alto Garda e Ledro | |
| 5° | Riva del Garda | 15.611 | 42 | 372 | 70 | Alto Garda e Ledro | |
| 6° | Mori | 9.158 | 34 | 269 | 204 | Vallagarina | |
| 7° | Ala | 8.643 | 119,87 | 72 | 180 | Vallagarina | |
| 8° | Lavis | 8.365 | 12,44 | 672 | 238 | Valle dell'Adige | |
| 9° | Levico Terme | 7.191 | 62 | 116 | 520 | Alta Valsugana | |
| 10° | Cles | 6.772 | 39 | 174 | 658 | Val di Non | |
| 11° | Borgo Valsugana | 6.666 | 52,28 | 128 | 380 | Bassa Valsugana e Tesino | |
| 12° | Mezzolombardo | 6.627 | 13,82 | 480 | 227 | Piana Rotaliana | |
| 13° | Mezzocorona | 4.943 | 25,42 | 194 | 219 | Valle dell'Adige | |
| 14° | Baselga di Pinè | 4.759 | 40,84 | 117 | 964 | Alta Valsugana | |
| 15° | Storo | 4.617 | 62,88 | 73 | 409 | Val Giudicarie |
[modifica] Comprensori dell' Alto Adige
I 116 comuni sono raggruppati in 8 comprensori (o comunità comprensoriali, Bezirksgemeinschaften), unità amministrative poste tra la Provincia Autonoma e i Comuni. Svolgono funzioni delegate dalla Provincia stessa, in particolare coordinano le attività dei comuni. Sono retti da una Giunta Comprensoriale (Bezirksausschuss), presieduta da un Presidente Comprensoriale (Bezirkspräsident), entrambi eletti dal Consiglio Comprensoriale (Bezirksrat), i cui membri sono scelti dai Comuni con un complesso sistema di voto, per la rappresentanza di tutti i gruppi linguistici e politici.
- Val Venosta/Vinschgau: Silandro/Schlanders,...
- Burgraviato/Burggrafenamt: Merano/Meran,...
- Oltradige-Bassa Atesina/Überetsch-Unterland: Egna/Neumarkt, Bronzolo/Branzoll, Laives/Leifers, Ora/Auer, Terlano/Terlan, Appiano/Eppan, Caldaro/Kaltern ...
- Bolzano/Bozen: formato unicamente dall'omonimo comune
- Salto-Sciliar/Salten-Schlern: Ortisei/Urtijëi, Ritten/Renon, S.Genesio/Jenesien, Sarentino/Sarnthein...
- Valle Isarco/Eisacktal: Bressanone/Brixen,...
- Alta Valle Isarco/Wipptal: Vipiteno/Sterzing,...
- Val Pusteria/Pustertal: Brunico/Bruneck,...
[modifica] Demografia
Nel 2006[32] i nati sono stati 10.231 (10,3‰, il secondo più alto indice regionale d'Italia), i morti 8.362 (8,4‰) con un incremento naturale di 1.869 unità rispetto al 2005 (1,9‰). Le famiglie contano in media 2,4 componenti. Il 31 dicembre 2006 su una popolazione di 994.703 abitanti si contavano 61.674 stranieri (6,2%). Alla fine del 2006 si contavano 487.673 abitanti, di cui 28.394 stranieri (5,8%). Nello stesso anno i nati vivi sono stati 5.409 (11,1‰), i morti 3.707 (7,6‰), con un incremento naturale di 1.702 unità (3,5‰), il più elevato del Norditalia. Le famiglie contano in media 2,5 componenti, mentre la nuzialità nel 2005 era di 3,8 matrimoni ogni mille abitanti, dei quali il 41.8% si è svolto con rito religioso.
[modifica] Lingue e gruppi linguistici nell'Alto Adige
| Per approfondire, vedi la voce Lingue della provincia autonoma di Bolzano. |
La Provincia autonoma di Bolzano è un'area trilingue: oltre due terzi degli abitanti (69,15%) sono di madrelingua tedesca (i quali parlano abitualmente il dialetto sudtirolese), il 4,37% di madrelingua ladina dolomitica. [33]
Gli italofoni (26,47%) sono concentrati soprattutto nel capoluogo, Bolzano (lad. Bulsan, ted. Bozen), nei maggiori centri della provincia (dopo Bolzano), Merano (lad. e ted. Meran) e Bressanone (ted. Brixen, lad. Persenon), e nei comuni sottoindicati. I ladinofoni soprattutto nella Val Gardena (lad. Gherdëina, ted. Gröden) e in Val Badia (lad. Val Badia, ted. Gadertal).
[modifica] Popolazione
Secondo il censimento ASTAT del 2007 il 61,8% dei residenti in Alto Adige è nato in Alto Adige, mentre il 26,2% della popolazione è nato nel resto d'Italia e il 12% della popolazione è straniera. Ecco i dati in dettaglio sugli italiani, comprese le minoranze lingustiche:
| Regione di nascita[34] | Abitanti | Percentuale |
|---|---|---|
| 398.721 | 61,8% | |
| 11.320 | 2,3% | |
| 919 | 0,20% | |
| 47 | 0,01% | |
| 3.882 | 0,8% | |
| 13.103 | 2,7% | |
| 1.453 | 0,3% | |
| 515 | 0,10% | |
| 1.769 | 0,36% | |
| 738 | 0,15% | |
| 205 | 0,04% | |
| 480 | 0,10% | |
| 1.820 | 0,40% | |
| 515 | 0,10% | |
| 128 | 0,03% | |
| 3.210 | 0,65% | |
| 2.717 | 0,55% | |
| 451 | 0,92% | |
| 3.792 | 0,77% | |
| 2.905 | 0,59% | |
| 985 | 0,20% | |
| 449.675 | 88% | |
| Stranieri | 41.503 | 12% |
| TOTALE |
491.266 | 100% |
Fonte:Annuario Statistico 2008,ASTAT,pag.107,Bolzano,2008 in base ai registri anagrafici comunali.
Le più grandi comunità di stranieri, oltre le mille persone sono:
Albanesi: 4.387 persone
Tedeschi: 4.269 persone
Marocchini: 2.675 persone
Serbi e Montenegrini: 2.503[35]
Pakistani: 1.987 persone
Macedoni: 1.909 persone
Slovacchi: 1.498 persone
Austriaci: 1.492 persone
Romeni: 1.228 persone
Fonte:Bilancio Demografico ISTAT 2007, Roma,2008
[modifica] Comuni più popolosi
| Comune | Abitanti[36] |
|---|---|
| Trento | 114.006 |
| Bolzano | 101.850 |
| Merano | 37.185 |
| Rovereto | 37.053 [37] |
| Bressanone | 20.324 |
| Pergine Valsugana | 19.684 |
| Laives | 16.687 |
| Arco | 16.324 |
| Riva del Garda | 15.765 |
| Brunico | 15.116 |
| Appiano | 13.890 |
[modifica] Gruppi linguistici
In Trentino-Alto Adige sono presenti tre gruppi linguistici (non è possibile disporre di dati precisi, poiché soltanto in Alto Adige è prevista la dichiarazione di appartenenza linguistica):
| Lingua | Percentuale |
|---|---|
| italiano | ca. 65 % |
| tedesco | ca. 32 % |
| ladino | ca. 3% |
Il Trentino è quasi completamente italofono, con comunità storiche germanofone (Mocheni e Cimbri), mentre l'Alto Adige è a maggioranza germanofona (parlante il dialetto sudtirolese), con una forte minoranza italofona, oggi circa al 26% (in passato anche al 35%).
In Trentino-Alto Adige è presente una minoranza linguistica ladina, parlante il ladino, una lingua retoromanza. La cosiddetta Ladinia, che si estende anche in territorio veneto, comprende 5 vallate: Val Gardena (BZ), Val Badia (BZ), Val di Fassa (TN), Livinallongo del Col di Lana (BL) e Ampezzo (BL). Ogni vallata possiede la propria variante linguistica, spesso molto differente dalle altre. Per dare impulso ad uno sviluppo linguistico-culturale dell'area si è pensato, attraverso il progetto SPELL, di creare una lingua standard ("ladino standard") sul modello del romancio nel Cantone svizzero dei Grigioni, che riunisca gli aspetti più simili delle varie parlate ladine.
[modifica] Galleria immagini
|
Bressanone, con il suo Duomo |
[modifica] Gli abitanti ed il corretto uso degli aggettivi
Quando ci si riferisce a qualcosa del Trentino-Alto Adige bisogna fare attenzione alla zona alla quale ci si riferisce. Spesso i media italiani parlano di "Trentino" riferendosi alla regione, anche se si tratta di avvenimenti accaduti in Alto Adige (p.es. "...a Silandro, in Trentino... / ...l'Adige nasce in Trentino..."), quelli tedeschi o del gruppo slavo fanno riferimento a "Sudtirolo" per ciò che accade anche in Trentino, oppure usano entrambi (p.es. "...das Adamellogebirge in Südtirol... / ...der Südtiroler Levicosee im Trentino... / ...južnotirolsko glavno mesto Bocen v Trentinu...").
In realtà sarebbe corretto e rispettoso della realtà regionale verificare a quale dei due territori ci si sta riferendo, evitando così errori. Per gli abitanti e ciò che è del Trentino si deve usare l'aggettivo o il sostantivo "trentino" (o "tridentino" se riferito alla storia o alla Chiesa, p.es. "il Concilio Tridentino"), per gli abitanti e ciò che è dell'Alto Adige si deve usare o "altoatesino" (soprattutto se riferito ad abitanti di madrelingua italiana o al territorio, p.es. "il capoluogo altoatesino") o "sudtirolese" (soprattutto se riferito ad abitanti di madrelingua tedesca o alla cultura e storia locali, p.es. "la cucina sudtirolese").
Durante il Fascismo ed il Risorgimento tornò in auge la denominazione di origine latina di Venezia Tridentina per riferisi al territorio che oggi è chiamato Trentino-Alto Adige, dato che questo era noto in epoca romana, sin dall'età augustea, come Regio X Venetia et Histria per via del fatto che era abitato prettamente dal popolo dei Veneti. La denominazione, mai ufficializzata durante il regno d'Italia (1861-1946) ma popolarmente diffusa, decadde nell'uso dopo la seconda guerra mondiale, quando la costituzione italiana introdusse le regioni. Il territorio assunse dunque il nome attuale (in tedesco venne chiamata Trentino-Tiroler Etschland, ovvero "Trentino-Terra Tirolese dell'Adige"), quindi divenne "Trentino-Alto Adige/Südtirol" nel 1972. Il toponimo "Alto Adige" deriva a sua volta da uno storico ed omonimo dipartimento amministrativo di epoca Napoleonica (il cosiddetto Haut-Adige). Infine il temine "Tirolo" deriva dalla Città di Tirolo (oggi comune dell'Alto Adige), che fu sede della Contea di Tirolo: il territorio altoatesino assunse, soprattutto in ambito germanico, il nome di "Tirolo" mutuandolo proprio dall'omonima cittadina.
[modifica] Sport
| Per approfondire, vedi la voce Sport in Trentino-Alto Adige. |
Lo sport in Trentino-Alto Adige si è sviluppato ad un certo livello solo dal secondo dopoguerra in poi.
[modifica] Principali impianti sportivi
- Stadio "Druso" di Bolzano
- Stadio "Briamasco" di Trento
- Stadio "Europa" di Bolzano
- PalaTrento
- PalaMazzali
- Palaonda
- Palaresia
- Eisstadion Bruneck
- Palaghiaccio Gianmario Scola
- Arena Ritten
- DiscoArena di Vipiteno
- Palaghiaccio Pranives
- MeranArena
[modifica] Principali società sportive
[modifica] Baseball
[modifica] Broomball
- Associazione Sportiva Pochi '89 [5], campioni 2006 broomball
[modifica] Calcio
- Fussball Club Südtirol-Alto Adige milita in Serie C2
- Associazione Calcio Mezzocorona milita in Serie C2
- Trento Calcio 1921 milita in Serie D
- Football Club Bolzano 1996 milita in Serie D
- Associazione Sportiva Porfido Albiano milita in Eccellenza Trentino-Alto Adige
- Associazione Sportiva Fersina milita in Eccellenza Trentino-Alto Adige
- Unione Sportiva Arco milita in Eccellenza Trentino-Alto Adige
- Unione Sportiva Vallagarina milita in Eccellenza Trentino-Alto Adige
- Società Sportiva Condinese milita in Eccellenza Trentino-Alto Adige
- Associazione Sportiva Virtus Don Bosco milita in Eccellenza Trentino-Alto Adige
[modifica] Cricket
[modifica] Football americano
[modifica] Hockey su ghiaccio
- Hockey Club Bolzano, 17 volte campioni d'Italia, l'ultima nel 2008, squadra di hockey su ghiaccio che milita in serie A.
- Sportiva Hockey Club Fassa squadra di hockey su ghiaccio che milita in serie A
- Hockey Club Pustertal squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie A
- Renon Ritten Sport Hockey squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie A
- Hockey Club Future Bolzano, seconda squadra dell'HC Bolzano, che ha militato in serie A2
- Wintersportverein Vipiteno - Sterzing Broncos milita in Serie A2
- Hockey Club Gherdëina, 4 volte campioni d'Italia, squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie A2
- Hockey Club Merano, 2 volte campioni d'Italia, squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie A2
- Hockey Club Neumarkt-Egna squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie A2
- Hockey Club Eppan-Appiano squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie A2
- SV Kaltern-Caldaro squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie A2 (con la seconda squadra in serie C U26)
- Hockey Club Fiemme squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie C U26
- Hockey Club Bressanone-Brixen squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie C U26
- A.S. Hockey Pergine squadra di hockey su ghiaccio che milita in Serie C U26
[modifica] Hockey su prato
- U.H.C. Adige serie A2
[modifica] Floorball
[modifica] Hockey in-line
[modifica] Pallacanestro Maschile
- G.S. Riva Gardacartiere milita in serie B1 [9]
- Aquila Basket Trento milita in serie B2 [10]
- G.S. Virtus Riva Basket milita in serie C2 [11]
- Basket Pergine milita in serie D maschile [12]
- G.S. Arco Basket milita in serie D maschile [13]
- Società Bolzano Basket milita in serie D maschile
- Charly Basket Merano milita in serie D maschile [14]
- US Piani Pallacanestro Bolzano milita in serie D maschile [15]
[modifica] Pallacanestro Femminile
- Rovereto Basket milita in serie A1 femminile [16]
- Basket Club Bolzano milita in serie A2 femminile [17]
- Anaune Cles milita in serie B2 femminile
- G.S. Basket Europa milita in serie C femminile [18]
[modifica] Pallavolo Maschile
- Trentino Volley SpA milita in serie A1, campione d'Italia 2008
- Pergine Volley [19]
[modifica] Pallavolo Femminile
- Anaune Cles milita in serie B2 femminile
[modifica] Nuoto
[modifica] Pallamano
- SSV Bozen, milita in serie A1
- SC Meran Handball, 1 scudetto, milita in serie A d'Elite
- SSV Brixen Handball, 2 volte campione d'italia a livello maschile e 7 a livello femminile, entrambe le squadre nelle rispettive serie A2
- Pallamano Mezzocorona milita nella Serie A1
- Pallamano Pressano milita nella serie A1[23]
- ASC Algund Raiffeisen milita nella Serie A2
- Handball Eppan milita nella Serie B
- Pallamano Rovereto milita nella Serie B
- SSV Taufers milita nella Serie B
- AS Pallamano Mori milita nella Serie B
[modifica] Pallanuoto
[modifica] Softball
[modifica] Rugby
- Lagaria Rugby
- Rugby Trento milita in serie C [24]
- Sudtirolo Rugby milita in serie C [25]
[modifica] Voci correlate
- Tirolo
- Stato Federato del Tirolo
- Bandiera del Trentino-Alto Adige
- Presidenti del Trentino-Alto Adige
- Provincia Autonoma di Bolzano - Alto Adige
- Provincia Autonoma di Trento
- Nativi del Trentino-Alto Adige
[modifica] Note
- ^ Art. 1 c. 2, Statuto Speciale per la Regione Trentino-Alto Adige.
- ^ Euregio Tirolo-Alto Adige-Trentino. URL consultato il 7-3-2009.
- ^ In ordine di sezione secondo la SOIUSA.
- ^ Tutti i castelli d'italia su http://www.mondimedievali.net/castelli/index.htm
- ^ Secondo di Non, Succinta de Langobardorum gentis historiola
- ^ Paolo Diacono, II, 32.
- ^ Paolo Diacono, IV, 10.
- ^ 31 maggio e 7 giugno 1027 rispettivamente, MGH: Diplomata regum et imperatorum Germaniae, IV, p.143, n.101, e p.144 n.102
- ^ H.Bresslau, Exkurse zu den Diplomen Konrads II., in "Neuses Archiv der Gesellschaft fuer aeltere deutsche Geschichtskunde", XXXIV, 1908, p.122; J.Koegl, La sovranità dei vescovi di Trento e Bressanone, Artigianelli, Trento, 1964, pp.3-12, 374
- ^ Iginio Rogger, 'I principati ecclesiastici di Trento e Bressanone dalle origini alla secolarizzazione del 1326', pag.182, in (a cura di) C.G.Mor e H.Schmidinger, "I poteri temporali dei vescovi in Italia e in Germania nel Medioevo", Annali dell’istituto storico italo germanico, Quaderno 3, Atti della settimana di Studio, 13-18, settembre 1976, Casa Editrice Il mulino, Bologna 1979.
- ^ La rivolta di Rodolfo Belenzani (1407/1409). Trentino Cultura. URL consultato il 12/6/2008.
- ^ Eurostat News Release 23/2007: Regional GDP per inhabitant in the EU 25[1]
- ^ Astat: occupazione nel primo trimestre 2007[2]
- ^ dal sito della Provincia, in tedesco
- ^ dal Giornale
- ^ STOL - Südtirol Online in tedesco
- ^ Südtirol sagt Danke
- ^ dal Corriere della Sera
- ^ Programma della SVP in tedesco
- ^ Citazione da STOL - Südtirol Online
- ^ a b Dati Istat - Tavole regionali
- ^ D'ora in avanti "Statuto". Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige (pdf). Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. URL consultato il 26-11-2008. Nella formulazione originale del 1972 lo statuto prevedeva all'art. 25 che il Consiglio regionale fosse composto di 70 membri, e all'art. 48 che i consigli provinciali fossero composto dai membri del Consiglio regionale eletti nella rispettiva provincia.
- ^ Regolamento interno del Consiglio regionale (pdf). Parlamenti regionali. URL consultato il 26-11-2008.
- ^ Presidenti del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige dal 13 dicembre 1948 ad oggi. Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. URL consultato il 26-11-2008.
- ^ Presidente del Consiglio regionale della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. Regione Autonoma Trentino-Alto Adige. URL consultato il 26-11-2008.
- ^ Consiglio regionale. Depaoli presidente, Trentino, 3 dicembre 2008.
- ^ Gruppi consiliari, Regione Trentino-Alto Adige.
- ^ Consiglio della Provincia Autonoma di Trento - Legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3: Norme in materia di governo dell'autonomia del Trentino
- ^ Presidente della Provincia Autonoma di Trento - La riforma istituzionale per un nuovo governo dell'Autonomia
- ^ Dati sulla popolazione relativi all'anno 2005 ricavati da Trentino in Schede - Servizio Statistica della Provincia Autonoma di Trento
- ^ VALLE DI FIEMME - La valle. cicloweb.net. URL consultato il 09-07-2008.
- ^ Fonte annuario statistico italiano 2007-ISTAT
- ^ http://www.provinz.bz.it/astat/download/jb_k03.pdf
- ^ Esclusa la provincia di Trento e quella di Bolzano he vengono considerati regioni a sè
- ^ Include serbi e montnegrini, nonostante la divisione della federazione di Serbia e Montenegro in Serbia e Montetenegro
- ^ dati ISTAT al 31 ottobre 2008
- ^ Fonte: Annuario Statistico Demografico 2008 del Comune di Rovereto [3].
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
- Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol. Sito ufficiale. URL consultato il 7-3-2009.
| Italia | Province della regione Trentino-Alto Adige | ||
|---|---|---|
| Bolzano | Trento | ||
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|---|---|

