Ursidae

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Ursidae
Kodiak Brown Bear.jpg
Ursus arctos
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
(clade) Ferae
Ordine Carnivora
Sottordine Caniformia
Famiglia Ursidae
Fischer, 1817
Generi

Gli ursidi (Ursidae Fischer, 1817) sono una famiglia di mammiferi dell'ordine Carnivora, solitamente noti con il nome comune di orso.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Tutti gli orsi hanno in comune la pelliccia densa, una coda corta, un buon senso dell'odorato e dell'udito. Gli orsi sono in grado di alzarsi in piedi sugli arti posteriori. Hanno un muso lungo e orecchie rotonde. I loro denti sono utilizzati per la difesa e come strumenti, e il loro aspetto dipende dalla dieta dell'orso stesso. Usano gli artigli per strappare la carne e per scavare profonde buche.

Storia evolutiva[modifica | modifica sorgente]

La famiglia degli ursidi è una delle nove famiglie nel sottordine dei caniformi (ordine carnivori). I più stretti parenti degli orsi risultano essere i pinnipedi, i canidi e i mustelidi. Vi sono alcune caratteristiche distintive (sinapomorfie) che permettono di distinguere gli orsi dai loro più stretti parenti: la presenza di un canale alisfenoide, processi paroccipitali grandi e non fusi alla bulla timpanica, osso lacrimale vestigiale, molari e premolari bunodonti e indicativi di una dieta ipocarnivora, carnassiali appiattiti. Inoltre, alcuni membri della famiglia possiedono molari inferiori allungati e una riduzione dei premolari.

Gli odierni ursidi comprendono otto specie in tre sottofamiglie: Ailuropodinae (monotipica, con il solo panda gigante), Tremarctinae (monotipica, con il solo orso dagli occhiali) e Ursinae (con sei specie divise in uno o tre generi, a seconda degli studiosi).

Orsi fossili[modifica | modifica sorgente]

I primi membri degli ursidi appartengono alla sottofamiglia estinta Amphicynodontinae, e comprendevano Parictis (comparso nell'Eocene superiore, circa 38 milioni di anni fa) e il più recente Allocyon (Oligocene inferiore, circa 34 - 30 milioni di anni fa), entrambi nordamericani. Questi animali non assomigliavano per nulla agli orsi attuali, poiché erano piccoli e simili a procioni nell'aspetto generale, e la loro dieta era forse simile a quella di un tasso. Parictis, in seguito, si spostò in Eurasia e in Africa nel corso del Miocene (circa 20 milioni di anni fa). Non è chiaro se esistessero ursidi in Eurasia già nell'Eocene superiore, anche se uno scambio faunistico con Nordamerica era di fatto possibile grazie al "ponte" di Bering, venutosi a creare nell'Eocene superiore e ancora presente nell'Oligocene inferiore grazie a un abbassamento del livello del mare. In ogni caso, animali simili erano presenti in Asia ed Europa nell'Oligocene, come Amphicynodon. In Nordamerica, invece, nel Miocene inferiore viveva il curioso Kolponomos, di abitudini semiacquatiche. Tutti questi animali, tuttavia, non godono di una classificazione sistematica chiara: alcuni preferiscono considerarli membri primitivi del gruppo degli arctoidi, e non veri ursidi.

Nel corso dell'Oligocene (circa 30 milioni di anni fa) in Eurasia si sviluppò un altro animale, Cephalogale, di aspetto simile a un cane e della taglia di un procione. Questo animale, a causa delle caratteristiche della dentatura, è assimilabile al gruppo degli ursidi ma viene posto in una sottofamiglia estinta (Hemicyoninae), comprendente anche forme più grandi e recenti come Hemicyon e Plithocyon (estintosi 7 milioni di anni fa).

Una specie affine a Cephalogale diede origine al genere Ursavus, sempre durante l'Oligocene. Questo ceppo (di cui fanno parte anche altri animali simili, come Ballusia e Kretzoiarctos) si diffuse con varie specie in Asia e può essere considerato ancestrale a tutti gli ursidi odierni. Sembra che da questo ceppo ancestrale si differenziarono i primi Ursinae (Ballusia, Ursavus) e i primi Ailuropodinae (Kretzoiarctos) nel corso del Miocene. Ailurarctos, del Pliocene, sembrerebbe essere molto vicino all'origine di Ailuropoda, il genere che comprende il panda gigante attuale. Gli orsi dal muso piatto nordamericani (Tremarctinae) si differenziarono dagli Ursinae seguendo un evento di dispersione nel Nordamerica durante il Miocene medio (circa 13 milioni di anni fa), poi invasero il Sudamerica passando per l'istmo di Panama. Il più antico membro di questo clade sembra essere Plionarctos, comparso circa 10 milioni di anni fa), che diede poi origine ai giganteschi Arctodus nordamericano e Arctotherium e Pararctotherium sudamericani, così come al genere attuale Tremarctos (del quale una specie estinta nordamericana, T. floridanus, era di dimensioni notevoli). Altri ursidi del Miocene e del Pliocene includono Indarctos (molto diffuso in Eurasia), Agriotherium (di grandi dimensioni e ipercarnivoro) e Agriarctos (forse vicino all'origine del panda gigante).

La sottofamiglia degli Ursinae andò incontro a una grande radiazione evolutiva nel corso del Pliocene (circa 5 - 4 milioni di anni fa), un periodo che coincise con numerosi mutamenti climatici. In questo periodo comparve il genere Ursus. L'attuale orso labiato è un odierno sopravvissuto di questi antichi ceppi, e acquisì la sua peculiare morfologia (correlata alla dieta a base di termiti e formiche) non più tardi del Pleistocene inferiore (circa 1,8 milioni di anni fa). Circa 3-4 milioni di anni fa, la specie Ursus minimus si sviluppò in Europa; tranne che per la taglia minore, questo animale era quasi identico all'attuale orso tibetano, ed è probabile che fosse l'antenato di tutte le successive specie di orso (tranne l'orso labiato). Da U. minimus si svilupparono due ceppi: gli orsi neri (comprendenti l'orso malese, l'orso tibetano e il baribal) e gli orsi bruni (che includono anche l'orso polare). Questi ultimi si evolvettero a partire dall'orso etrusco, che a sua volta è considerato anche l'antenato dell'orso delle caverne (attraverso una specie nota come Ursus deningeri) e dell'orso polare. Le specie di Ursinae, nel corso del Pliocene e del Pleistocene, migrarono ripetutamente in Nordamerica dall'Eurasia.

Le testimonianze fossili di orsi sono eccezionalmente buone. E' spesso possibile tracciare relazioni dirette antenato-discendente, in particolare per quanto riguarda le specie della sottofamiglia Ursinae.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Gli orsi vivono in una grande varietà di ambienti, dai tropici all'Artide, dalle foreste alla banchisa. Sono prevalentemente onnivori, eccetto l'orso polare (che si nutre di sola carne) ed il panda (che invece ha una dieta prettamente vegetariana); mangiano licheni, radici e bacche. Possono anche catturare pesci in un corso d'acqua. Cacciano soprattutto alla sera e all'alba, a meno che non ci siano esseri umani vicini.

Alcune specie, come l'orso polare (Ursus maritimus, anche detto orso bianco) e l'orso bruno (Ursus arctos), possono essere pericolose per gli esseri umani, soprattutto nelle zone più popolate.

Gli orsi hanno un'aspettativa di vita di 25–40 anni.

Letargo[modifica | modifica sorgente]

Nelle regioni temperate e fredde, gli orsi trascorrono il periodo invernale in uno stato di sonno profondo e prolungato che viene erroneamente scambiato come stadio di letargo. Infatti, anche se l'organismo non assume cibo e liquidi, durante questo periodo la temperatura corporea non si abbassa di molto e le funzioni fisiologiche, anche se ridotte, si svolgono secondo la norma. Inoltre il sonno viene interrotto da più risvegli e le femmine sono anche in grado di partorire 1-2 cuccioli riuscendo ad allattarli nonostante il freddo. A causa però di questo lungo stato di torpore, i piccoli sono di dimensioni ridotte rispetto alla mole della madre (fino ad 1/600), in questo modo si evitano elevate spese d'energia sia per il parto che per l'allattamento.

Orsi in cattività in Italia[modifica | modifica sorgente]

Orsi famosi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ www.lanazione.it/lucca/2007/06/01/15410-addio_gigiballa.shtml , http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2011/01/05/news/e-per-gigiballa-gli-ultimi-anni-all-orecchiella-1.2254815

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