Ursus americanus

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Baribal
Black bear large.jpg
Ursus americanus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Ursidae
Genere Ursus
Specie U. americanus
Nomenclatura binomiale
Ursus americanus
Pallas, 1780

L'orso nero americano (Ursus americanus), conosciuto come baribal, di dimensioni minori rispetto al grizzly è uno dei simboli dell'America Settentrionale, soprattutto dei tempi passati quando era un paese selvaggio e disabitato con distese boscose. La specie è parente dell'orso tibetano, ed entrambe hanno antenati europei.[1]

Un orso nero in una foresta di sequoie

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

  • Altezza 150 - 180 cm (ma stando in piedi possono raggiungere anche i 2,12 metri[2]
  • Peso 115 - 275kg (maschi) 40 - 180kg (femmine), solitamente i maschi sono il 33% più grandi delle femmine[3] si ricorda di un esemplare che pesava oltre 400 kg[4]
  • Velocità, è stata calcolata sui 48 km/h
Orsi neri all'Henry Vilas Zoo di Madison, nel Wisconsin

Le specie mostrano arti posteriori corti e artigli poco sviluppati. Fra i sensi più sviluppati vi è l'olfatto, mentre la vista, meno acuta di altri carnivori, gli è di grande aiuto durante la caccia.

I loro latrati vengono emessi durante i conflitti fra simili o nei cuccioli per richiamare l'attenzione della madre. Sa arrampicarsi (caratteristica ereditata dai loro antenati i miacidi), ed è un abile nuotatore.[5]

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

È la specie più comune nel Nord America e lo si ritrova in 41 dei 50 stati degli USA, anche in Alaska dove diffusa è la sottospecie Ursus americanus emmonsii. Lo si osserva anche nel Canada, dove una specie particolare che mostra un manto chiarissimo, si trova in alcune zone isolate della Columbia Britannica (Canada occidentale) sino al Messico.

Preferisce i boschi, le foreste pluviali dove il clima è umido e temperato e gli alberi crescono molto alti e le vaste distese di conifere. Nelle regioni orientali, frequenta le zone boscose e le paludi mentre in quelle più occidentali vive tra le foreste della montagna, anche se raramente raggiunge più di 2100 m di altitudine.

Diorama rappresentante lo scontro di due specie diverse di orsi , in groenlandia , conservato al Museo civico di storia naturale di Milano

Il territorio di caccia degli orsi ha una superficie che va dai 2,5 ai 94 km² e per gli esemplari maschi è più grande di quello delle femmine (fino a 5 volte più grande). Preferisce evitare gli spazi aperti.

Evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Il genere Ursus, al quale appartengono le 3 specie di orso del XX secolo, secondo gli studiosi apparve circa 3 milioni di anni fa. Il nome orso "nero" fu dato al baribal, per il colore del suo manto, dai primi abitanti dell'America Settentrionale, anche se le tonalità di colore sono differenti in realtà (il colore tende da un blu scuro al grigio).

Si ipotizza che i loro antenati vissero già dal Miocene, dai 25 agli 8 milioni circa di anni fa, diffondendosi nel Pliocene, ma successivamente le altre razze più antiche si estinsero.

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

Il baribal è un animale prevalentemente notturno, ma spesso lo si incontra anche di giorno. È solito poggiare e sfregare il proprio corpo sulla corteccia degli alberi al risveglio dal letargo per liberarsi del prurito causato dai peli caduti. Tale pratica danneggia gli alberi fino a portare alla loro distruzione (riescono a distruggere anche 50 alberi in una notte)

Orso nero della Louisiana

La grandezza e la forma dei loro escrementi sono simili a quelli di un cane. Quando un orso fa indigestione di bacche, i cataboliti sono più liquidi e più scuri.

La sua natura è solitaria ed evita di aggregarsi in gruppi, se si affrontano gli antagonisti rimangono accosciati, ciondolando la testa avanti e indietro e spalancando la bocca mentre emettono sordi brontolii, se uno dei due esemplari non dovesse arrendersi si affrontano poggiandosi saldamente sui 4 arti, tenendo testa e orecchie basse e mostrando i canini, la lotta dura fino a quando il più debole si allontana.

Il suo corpo ha valore medico in paesi orientali come la Cina, la Corea del sud , la nordcorea e il Giappone

Dieta e alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Lento nei movimenti, passa molto del suo tempo alla ricerca del cibo. Si nutre di insetti e piccoli mammiferi e strappando la vegetazione. Spesso si siede vicino a un cespuglio per mangiare, spostandosi ogni tanto ma senza allontanarsi. Il fabbisogno giornaliero di cibo si aggira intorno ai 7 kg. Essenzialmente carnivoro ma si adatta anche a vegetali (che di fatto costituiscono buona parte della sua dieta).

Si nutre di insetti e larve, erba, ramoscelli, foglie, germogli di albero e di cespugli, grano, ghiande, faggina, radici, tuberi, bulbi, uccelli che trova a terra, porcospini, bacche e frutti di ogni tipo, saccheggia il favo, le api e le larve dei loro nidi servendosi degli artigli.

Primo piano di baribal

Occasionalmente divora anche i cervi wapiti,[6] alci[7] e lemming della famiglia dei miomorfi in Canada. Lo si è visto rovistare tra i rifiuti e danneggiare le auto dei visitatori dei parchi e boschi.

Alcuni orsi mangiano sostanze resinose come foglie o aghi di pino e inoltre strappano e ingoiano i loro peli trasformando tale ammasso, una volta digerito, in una specie di tampone. Non si conosce il motivo di tale comportamento, ad ogni modo i tamponi vengono eliminati durante la primavera.

Ibernazione[modifica | modifica sorgente]

All'avvicinarsi dell'autunno l'orso mangia sempre di più aumentando anche di 14 kg di peso in una settimana, ma pochi giorni prima dell'inizio del letargo smette di cibarsi in quanto la cavità dello stomaco si restringe e si indurisce.

La riserva di grasso accumulato sotto la pelle gli permetterà di sopravvivere durante il rigido inverno quando cadrà in una specie di letargo. La temperatura che raggiunge durante i mesi freddi (32 gradi solitamente che raggiungono talvolta i 5 °C) fa comprendere che non si tratti di un vero e proprio letargo.

Si sono registrati casi in cui nelle giornate più calde, il baribal si risveglia per alcune ore, anche se più frequentemente dorme anche 1 mese senza muoversi, se non viene disturbato. Mentre dorme consuma metà delle energie che impiega quando è in attività e il ritmo del battito cardiaco diminuisce considerevolmente.

Più è rigido il freddo e l'inverno più dura questo suo stato, ad esempio si racconta di alcuni orsi che vivendo in Florida, paese molto caldo, non vanno in ibernazione.

Esemplari neonati di baribal

Quando emerge dal suo rifugio, appare molto dimagrito tanto che le sue funzioni alimentari ritornano alla normalità solo dopo alcune settimane, quando ricomincia a mangiare come di consueto. Spesso però l'animale continua a perdere peso per un altro mese o due.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Le femmine partoriscono, dopo una gestazione durata 7-8 mesi, 2 o 3 cuccioli che nei primi mesi dell'anno della nascita pesano meno di 1/500 rispetto alla madre. Nascono ciechi, indifesi e coperti di peli radi, tanto da sembrare nudi. Durante le prime settimane stanno attaccati alla madre addormentata e succhiano il latte. Aprono gli occhi quando hanno 25-30 giorni di vita, raggiungono la maturità sessuale intorno a 3-4 anni. La madre allatta i propri piccoli fino all'età di 6 o 8 mesi. Se per caso l'animale non ha accumulato sufficienti riserve di grasso sottocutaneo per attingere il nutrimento necessario per sé e per l'embrione, l'ovulo non si impianta ma viene semplicemente riassorbito nel corpo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Macdonald, David (1984). The Encyclopedia of Mammals: 1. pp. 446. ISBN 0-04-500028-X. http://www.amazon.com/Encyclopedia-Mammals-David-W-Macdonald/dp/0871968711.
  2. ^ (EN) Whozoo.org
  3. ^ Brown, Gary, Great Bear Almanac, 1996, p. 340, ISBN 1-55821-474-7.
  4. ^ (EN) All about the American black bear - Zoology - Helium - by P.H.Rh
  5. ^ (EN) North American Bear Center - Senses & Abilities
  6. ^ Schlegal. M. 1976, Factor affecting calf elk survival in north central Idaho. Western Association of State Game and Fish Commission 56:342-355.
  7. ^ Franzmann. A. W. C. C, Schwartz and R.O. Peterson, Moose calf mortality in summer at Kenai Peninsula, Alaska. Journal of Wildlife Management 44:764-768

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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