San Romedio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Romedio

Eremita

Nascita Thaur, 330
Morte Val di Non, 400 o 405
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Santuario di San Romedio a Sanzeno
Ricorrenza 15 gennaio

San Romedio eremita, in latino Remedius o Remegius (Thaur, 330Val di Non, 405 o, forse, 400), fu un eremita del IV secolo venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Agiografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque in una famiglia cristiana nell'area di una stazione militare ai confini dell'Italia, ad una decina di chilometri dall'odierna Innsbruck.

In età adulta compì un pellegrinaggio a Roma con due compagni, Abramo e Davide. Lungo il viaggio conobbe Vigilio, vescovo di Trento e i futuri martiri anauniesi Sisinio, Martirio e Alessandro. A Roma visitò i trofei degli apostoli Pietro e Paolo, le catacombe ove erano sepolti i martiri e conobbe il Papa.

Di nuovo a Trento, decise di lasciare le sue proprietà al vescovo, dato che in quei secoli l'assistenza ai poveri era curata dal clero con servizi permanenti (diaconie). Una parte dei beni sembra l'abbia lasciata pure alla chiesa di Augusta in Baviera.

Forse consigliato da Vigilio, stabilì la sua dimora presso il luogo dei martiri anauniesi, in Val di Non, sulla roccia che poi prese il suo nome. Qui trascorse gli ultimi anni di vita, nella venerazione di Gesù alla stregua dei monaci orientali. Morì nel 405 (forse 400) e fu sepolto in cima alla roccia, in un sepolcro scavato da monaci eremiti.

Culto[modifica | modifica sorgente]

Storicamente il culto si manifesta nell'VIII secolo, con la costruzione di una cappella più grande della precedente sulla tomba. Verso la fine del I millennio una confraternita provvedeva alla efficienza del santuario ospizio, che andò via via ingrandendosi fino ad occupare l'intero sperone.

Seguirono donazioni dei principi vescovi di Trento, Adalperone (XI secolo) e Ghebardo (XII secolo). Il calendario diocesano in questo secolo contiene la festa liturgica di san Romedio e suggerisce delle preghiere particolari. L'officiatura risale al XV secolo, la messa propria al XVIII secolo e il culto pubblico fu ammesso da Pio X, il 24 luglio 1907.

Leggende devozionali[modifica | modifica sorgente]

Diverse sono le leggende che la tradizione devozionale gli attribuisce:

  • l'aver reso mansueto un orso che aveva attaccato il cavallo con cui si stava per recare in visita presso il vescovo di Trento, Vigilio.
  • l'aver preannunciato a Vigilio che lo avrebbe avvertito della propria morte «facendo suonare» la campana della chiesa.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 54944472