Celebrazione eucaristica

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La celebrazione eucaristica o messa è il rito della Chiesa cattolica, della Chiesa ortodossa, delle Comunità anglicane di tradizione anglo-cattolica e di alcune comunità luterane in cui si celebra l'eucaristia.

Messa del rito romano di forma ordinaria.

Il termine "messa", usato dai cattolici di rito latino, deriva dalla parola latina missa che viene pronunciata dal sacerdote nel rito romano in latino quando congeda i fedeli dicendo: Ite missa est. Prima di assumere tale nome, si chiamava Fractio panis, dal nome dell'azione più importante durante la liturgia.

Cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

Significato teologico[modifica | modifica wikitesto]

La celebrazione eucaristica ha quattro significati principali:

  • il sacrificio, rinnovazione incruenta del sacrificio di Cristo sul Calvario,
  • il memoriale, ricordo e presenza di Cristo nell'attesa del suo ritorno,
  • il convito, segno di unione fra Cristo e la Chiesa, come l'Ultima cena,
  • il ringraziamento, per i doni ricevuti da Dio, chiamati anche "pace".

Questi quattro significati principali sono intimamente legati fra loro e sono richiamati da diverse parti della liturgia. Abbastanza vivo è il dibattito teologico su quale, tra questi, sia il significato principale da attribuire alla celebrazione eucaristica[1].

Nell'eucaristia l'attore principale è Cristo, presente attraverso il sacramento. È infatti Cristo l'offerta che la Chiesa attraverso lo Spirito Santo presenta al Padre in virtù della comunione che la rende «un solo Corpo» con Cristo. L'offerta di Cristo è presentata dal sacerdote, che agisce «in persona Christi» e dall'assemblea che partecipa alla celebrazione. Tuttavia, la celebrazione non è a esclusivo vantaggio dell'assemblea, ma i frutti spirituali dell'eucaristia, che è il sacrificio di Cristo per la redenzione del mondo, sono per tutta la Chiesa, non solo per tutti i vivi, ma anche per le anime dei defunti che si trovano in Purgatorio. Gli angeli e i santi si uniscono alla liturgia terrena che è prefigurazione della liturgia celeste con cui la Chiesa trionfante adora Dio.[2]

Rito romano (forma ordinaria)[modifica | modifica wikitesto]

Un altare utilizzato per celebrazioni eucaristiche. Per la Chiesa cattolica è la rappresentazione sia del tavolo dell'Ultima cena, che l'ara su cui si compie il sacrificio eucaristico.

La celebrazione consiste di due parti principali: la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica; esse sono così strettamente congiunte tra loro da formare un unico atto di culto. Nella messa viene imbandita tanto la mensa della parola di Dio quanto la mensa del Corpo di Cristo, e i fedeli ne ricevono istruzione e ristoro. Ci sono inoltre alcuni riti che iniziano e altri che concludono la celebrazione.

I riti di introduzione[modifica | modifica wikitesto]

I riti che precedono la Liturgia della Parola un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione.[3] Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità, e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l'eucaristia.

  • Introito. Mentre i sacerdoti accedono processionalmente all'altare, i fedeli accompagnano con il Canto d'Ingresso questo momento. Se non si canta, si può leggere l'antifona proposta dal Messale.[4]
  • Saluto. Consiste nel Segno di Croce, la formula Il Signore sia con voi (Dominus vobiscum) o simili, e la presentazione (generalmente da parte del sacerdote o del diacono) della messa del giorno.[5]
  • Atto penitenziale. I fedeli e il sacerdote chiedono perdono per i propri peccati. Si utilizza una di tre formule: il Confesso (Confiteor), Pietà di noi, Signore (Miserere nostri, Domine), oppure le invocazioni Signore, pietà (Kyrie, eleison).
  • Kyrie eleison. Se nell'atto penitenziale non è già stata usata questa formula, vanno eseguite le invocazioni.
  • Gloria. Nelle domeniche (tranne in Avvento e Quaresima), solennità e feste, e quando è prescritto, si recita o canta l'inno Gloria a Dio nell'alto dei cieli (Gloria in Excelsis Deo).[6]
  • Orazione colletta. Introduce la messa del giorno tramite una preghiera mobile, che termina con la conclusione lunga o "trinitaria".[7]

La liturgia della Parola[modifica | modifica wikitesto]

la liturgia della Parola è costituita dalla lettura di brani tratti dalla Sacra Scrittura, dall'omelia del celebrante (ove prescritta), dalla professione di fede (nelle domeniche e solennità), e dalla preghiera dei fedeli.

I testi delle letture cambiano ogni giorno e sono tratti dal Lezionario. I testi ruotano secondo un modello di Anni Pari e Anni Dispari nelle ferie e Anni A, B, e C nelle domeniche e in alcune solennità; nella maggior parte delle solennità le letture sono le stesse tutti gli anni. Nelle celebrazioni di precetto si leggono due letture prima del Vangelo; nelle altre celebrazioni, una sola lettura prima del Vangelo. Dopo la prima lettura ha luogo il Salmo responsoriale. Le letture non sono proclamate da colui che presiede, ma da altri ministri; il Vangelo è letto dal diacono, o da un altro sacerdote, o altrimenti dallo stesso celebrante principale.[8]

  • Prima lettura. Nelle domeniche e nelle solennità è generalmente tratta dall'Antico Testamento o, nel Tempo di Pasqua, dagli Atti degli Apostoli. È generalmente subordinata al Vangelo, che deve dare senso a questo brano. Quando non vi è seconda lettura, la prima lettura può essere tratta dall'Antico o dal Nuovo Testamento.
  • Salmo responsoriale. È tratto dal Libro dei Salmi, o talvolta da un cantico biblico, nel quale alle strofe si frappone un ritornello cantato o recitato dall'assemblea. Le strofe del salmo possono essere cantate da un salmista, oppure recitate. Al posto del Salmo responsoriale riportato nel Lezionario si può cantare il graduale tratto dal Graduale romanum oppure un salmo dal Graduale simplex.[9]
  • Seconda lettura. È presente solo celebrazioni di precetto ed è tratta dal Nuovo Testamento, in genere dalle lettere paoline e cattoliche.
  • Sequenza. In alcune limitate occasioni, precisamente Pasqua e ottava, Pentecoste, Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo, e Memoria della B.V.M. Addolorata, prima dell'Alleluia viene recitata o cantata la sequenza, un testo o una preghiera di invocazione non biblica. È obbligatoria solo nei giorni di Pasqua e Pentecoste.[10]
  • Canto al Vangelo. Precede la lettura del Vangelo, e viene generalmente cantato. La formula di canto al Vangelo è l'Alleluia in tutti i periodi dell'anno tranne la Quaresima e la Settimana Santa, nella quale si canta un altro versetto oppure il tratto presente nel Graduale.[11]
  • Vangelo. Costituisce il culmine della liturgia della parola.[12] Nell'anno A, predomina il Vangelo di Matteo, nell'anno B quello di Marco e nell'anno C di Luca. Tuttavia, nelle feste della Vergine viene sempre letto quello di Luca, e in alcuni periodi (Settimana Santa, Tempo di Pasqua, Tempo di Natale...) si legge il Vangelo di Giovanni.
  • Omelia. Obbligatoria di domenica e nelle feste di precetto e raccomandata negli altri giorni,[13] è la spiegazione "o di qualche aspetto delle letture della sacra Scrittura, o di un altro testo dell’Ordinario o del Proprio della Messa del giorno",[14] ed è tenuta di solito dal celebrante.[15]
  • Professione di fede. Nelle domeniche e nelle solennità i fedeli acclamano e testimoniano la propria fede recitando il Credo. Generalmente, si recita il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, ma, soprattutto in Quaresima e nel Tempo di Pasqua, può essere sostituito dal più breve Simbolo Apostolico.[16]
  • Preghiera universale dei fedeli. Conviene che abbia luogo a tutte le messe con partecipazione di popolo.[17] Generalmente, il sacerdote introduce la preghiera con una breve formula, quindi un lettore legge le singole invocazioni (l'ordine di solito è: preghiera per la Chiesa, per i governanti e per il mondo, per i tribolati, per la comunità locale),[18] alle quali si intervalla il popolo che risponde con formule del tipo Preghiamo: Ascoltaci, o Signore (Dominum deprecemur: Te rogamos, audi nos). Il tutto è concluso da una breve orazione del celebrante.

La liturgia eucaristica[modifica | modifica wikitesto]

La liturgia eucaristica sviluppa le azioni di Gesù durante l'ultima cena in tre momenti: la preparazione dei doni, la preghiera eucaristica e la comunione.

La preparazione dei doni (offertorio)[modifica | modifica wikitesto]
« [V]engono recati ... all'altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue. È il gesto stesso di Cristo nell'ultima Cena, "quando prese il pane e il calice". "Soltanto la Chiesa può offrire al Creatore questa oblazione pura, offrendogli con rendimento di grazie ciò che proviene dalla sua creazione" [ Ireneo di Lione, Adversus haereses, 4, 18, 4; cf Ml 1,11]. La presentazione delle oblate all'altare assume il gesto di Melchisedek e pone i doni del Creatore nelle mani di Cristo. È lui che, nel proprio Sacrificio, porta alla perfezione tutti i tentativi umani di offrire sacrifici. »
(Catechismo della Chiesa cattolica, § 1350.)

Durante la presentazione delle offerte, in genere l'assemblea esegue il canto d'offertorio, mentre il sacerdote benedice pronuncia sottovoce le preghiere sul pane e il vino Benedetto sei tu, Signore, Dio dell'universo (Benedictus es, Domine, Deus universi), che vengono invece pronunciate ad alta voce se manca il canto, nel qual caso l'assemblea può rispondere Benedetto nei secoli il Signore (Benedictus Deus in saecula).[19]

Anticamente i fedeli portavano il proprio pane e il vino da consacrarsi; rimane però il valore e il significato spirituale del gesto della presentazione delle offerte. Si possono anche fare offerte in denaro o presentare altri doni per i poveri o per la Chiesa.[20]

Segue poi l'orazione sopra le offerte.[21]

La preghiera eucaristica[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Preghiera eucaristica.

Gli elementi principali di cui consta si possono così distinguere:[22]

  • Azione di grazie (prefazio). Variabile a seconda della "diversità del giorno, della festa o del Tempo".
  • Acclamazione. Santo (Sanctus), cantato da tutta l'assemblea.
  • Epiclesi. Consiste nell'invocazione dello Spirito Santo sulle offerte affinché diventino realmente corpo e sangue di Gesù Cristo. L'assemblea si inginocchia mentre il sacerdote recita l'epiclesi e resta inginocchiata per tutto il racconto seguente.
  • Racconto dell'istituzione e consacrazione. Il sacerdote consacra le offerte pronunciando le parole di Gesù durante l'ultima cena, mentre alza l'ostia e il calice. Segue un'invocazione dell'assemblea, generalmente Annunziamo la tua morte, Signore... (Mortem tuam annuntiamus, Domine...) introdotta dal sacerdote con le parole Mistero della fede (Mysterium fidei).
  • Anamnesi. Vengono commemorate la passione, morte, risurrezione e ascensione al cielo di Cristo.
  • Offerta. La Chiesa offre a Dio, per mezzo dello Spirito Santo, la vittima immacolata.
  • Intercessioni per i vivi e per i defunti.
  • Dossologia. La formula conclusiva, Per Cristo, con Cristo e in Cristo... (Per ipsum et cum ipso et in ipso...) al termine della quale il popolo dà il proprio assenso esclamando Amen.

Esistono diverse preghiere eucaristiche. L'Ordinamento Generale del Messale Romano[23] disciplina l'uso delle Preghiere I, II, III, IV. La Preghiera Eucaristica I, detta anche Canone Romano, si può sempre usare; la II è "più indicata per i giorni feriali o in circostanze particolari"; la III è preferibile "nelle domeniche e nei giorni festivi"; la IV si può dire "quando manca un prefazio proprio e nelle domeniche del tempo ordinario". Nell'appendice all'Ordo Missae del Messale Romano, Editio Typica Tertia, si trovano inoltre le Preghiere Eucaristiche "della riconciliazione" I e II, e la Preghiera Eucaristica che si può usare "nelle messe per varie necessità", detta anche Preghiera Eucaristica V.

Tutte le preghiere eucaristiche in uso configurano un'unica azione eucaristica-sacrificale, espressa in parole, gesti e preghiere dal sacerdote; l'assemblea è invitata ad unirsi all'azione del celebrante, in quanto egli dice: "Rendiamo grazie al Signore nostro Dio" (Gratias agamus Domino Deo nostro); "È cosa buona e giusta" (Dignum et iustum est) ed attende che essa ratifichi la propria preghiera con l'Amen.

I riti di comunione[modifica | modifica wikitesto]
  • Preghiera del Signore. Dopo una breve introduzione del sacerdote, tutti recitano o cantano il Padre Nostro (Pater Noster), tratto da Matteo 6,9-13, al termine del quale il sacerdote recita l'embolismo Liberaci, o Signore... (Libera nos, quaesumus, Domine), al quale il popolo risponde con la dossologia Tuo è il regno... (Quia tuum est regnum...)
  • Rito della pace. Introdotto da una breve orazione del celebrante, segue l'invocazione affinché la pace di Dio sia sul popolo e indi, secondo opportunità,[24] lo scambiarsi un segno di pace secondo gli usi locali (a seconda di quanto stabilito dalle Conferenze Episcopali), in modo sobrio.[25]
  • Frazione del pane. In maniera visibile a tutti, il sacerdote esegue tale azione e esegue l'immistione di una piccola porzione dell'ostia nel calice a significare " l’unità del Corpo e del Sangue di Cristo nell’opera della salvezza"[26]. Nel mentre si dice o si canta l'Agnello di Dio (Agnus Dei).
  • Comunione. Con una preghiera silenziosa il sacerdote si prepara alla propria comunione, quindi presenta l'Agnello di Dio, dice insieme con l'assemblea Signore, non sono degno... (Domine, non sum dignus...) e comunica sé stesso (mentre inizia il canto di comunione[27]) e i ministri. Dopodiché ha luogo la distribuzione della Santa Comunione all'assemblea. Il comunicando "riceve il sacramento in bocca o, nei luoghi in cui è stato permesso, sulla mano, come preferisce."[28] In alcuni casi l'assemblea riceve la Comunione sotto le due specie (pane e vino), ma è cosa poco diffusa per via delle difficoltà pratiche che sussistono, eccezione fatta laddove la santa Comunione viene distribuita per intinzione, ad esempio nelle messe con numerosi sacerdoti non celebranti (ad esempio quelle pontificali), o nei Riti Orientali. Se l'assemblea dei fedeli è numerosa e il celebrante non è aiutato da altri sacerdoti, può attuare la pratica di istituire dei Ministri straordinari della Santa Comunione, ossia fedeli che ottengono il permesso di comunicare il popolo. Tale "ministro straordinario della santa Comunione" è ammesso soltanto laddove la necessità lo richieda, ossia quando il Sacerdote è impedito da malattia, vecchiaia o altro serio motivo o quando il numero dei fedeli che accedono alla Comunione è tanto grande che la celebrazione stessa della Messa si protrarrebbe troppo a lungo (nel senso che andrà considerata motivazione del tutto insufficiente un breve prolungamento, secondo le abitudini e la cultura del luogo). Tale funzione è stata frequentemente abusata, e la Santa Sede ha precisato che laddove sia di solito presente un numero di ministri sacri sufficiente anche alla distribuzione della santa Comunione, non si possono deputare a questo compito i ministri straordinari della santa Comunione, ricordando che in tali circostanze, coloro che fossero deputati a tale ministero sono chiamati a non esercitarlo. La Santa Sede inoltre definisce "riprovevole" la prassi di sacerdoti che, presenti alla Messa, si astengano dal distribuire la Comunione, incaricando di tale compito i laici.[29]
  • Orazione dopo la comunione. Orazione recitata dal sacerdote con la conclusione breve.

I riti di conclusione[modifica | modifica wikitesto]

  • Comunicazioni o avvisi al popolo.
  • Congedo. Il sacerdote dice Il Signore sia con voi e l'assemblea risponde di conseguenza.
  • Orazione sul popolo. Se presente, nelle messe che la prevedono, va recitata senza conclusione e quindi senza risposta specifica del popolo.
  • Benedizione. Generalmente, il diacono o il sacerdote impartisce la benedizione dicendo Vi benedica Dio onnipotente, + Padre e Figlio e Spirito Santo, alla quale il popolo, dopo essersi fatto il segno di croce, risponde Amen. Il vescovo prima di impartire la benedizione come sopra, usa una formula più lunga e che prevede il responsorio del popolo, ossia Sia benedetto il nome del Signore. Ora e sempre. Il nostro aiuto è nel nome del Signore. Egli ha fatto cielo e terra. Nelle messe solenni, la formula di benedizione è preceduta da invocazioni del sacerdote alle quali si risponde Amen, e la formula di benedizione è E la benedizione di Dio Onnipotente + Padre, Figlio, e Spirito Santo discenda su di voi e con voi rimanga sempre.

Paramenti ed oggetti liturgici[modifica | modifica wikitesto]

Durante la celebrazione eucaristica di rito romano, il celebrante indossa questi paramenti liturgici: l'amitto, il camice, il cingolo, la stola e la casula o la pianeta. Nel rito romano antico il sacerdote indossa anche il manipolo. I sacerdoti di rito ambrosiano indossano gli stessi paramenti del rito romano con la sola aggiunta del cappino.

Per la consacrazione del pane ed il vino, durante la celebrazione eucaristica, si utilizzano normalmente vari oggetti tra i quali: pane azimo, generalmente in forma di ostia, la patena su cui collocare l'ostia, il calice in cui versare il vino, il corporale su cui collocare patena e calice, la palla per coprire il calice.

Canto e musica[modifica | modifica wikitesto]

La musica e il canto adatti per la liturgia sono trattati al capitolo VI (Musica sacra) della costituzione conciliare "Sacrosanctum Concilium". Si afferma che l'azione liturgica riveste una forma più nobile quando la liturgia è celebrata solennemente con il canto, con i ministri e la partecipazione attiva del popolo (art 113). Il gregoriano è considerato il canto proprio della liturgia romana e il concilio gli riserva il posto principale, anche se non si escludono altre forme, soprattutto la polifonia (art 116). Pur non escludendo altri strumenti, viene tenuto in grande onore l'organo a canne per la sua capacità di dare splendore alla liturgia e di elevazione degli animi. Il concilio prevede l'incremento e la conservazione con grande cura del patrimonio musicale della chiesa e la promozione delle scholae cantorum specialmente nelle cattedrali, e che i fedeli possano partecipare attivamente con il canto, ad esempio dell'ordinario della messa (artt 54 e 114).

Rito bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Divina Liturgia e Rito bizantino.
Un altare bizantino

Nel rito bizantino la celebrazione eucaristica prende il nome di Divina Liturgia ed è celebrata con modalità molto simili a quelle in uso nella Chiesa ortodossa. All'interno della Chiesa cattolica quindici diverse chiese sui iuris adottano il rito bizantino.

Le differenze con i riti latini sono notevoli nella forma, ma rappresentano solo sfumature diverse della celebrazione dei misteri eucaristici. Generalmente si ritiene che il rito bizantino ponga maggiormente in risalto l'aspetto della liturgia come coro angelico, in particolare attraverso il canto dell'inno dei cherubini che i fedeli cantano in "rappresentanza" degli angeli.

Le differenze più evidenti sono la netta prevalenza di parti cantate rispetto a quelle recitate, la celebrazione dei misteri dietro l'iconostasi (che cela totalmente o parzialmente alcuni momenti della celebrazione alla vista dei fedeli), la comunione ricevuta sotto le due specie anche dai fedeli (generalmente per intinzione).

Altre differenze riguardano la frequente presenza del segno della croce (differente da quello fatto dalla Chiesa latina) compiuto ogni volta che vengono nominate le persone della Santissima Trinità, differenze di calendario liturgico e di paramenti e colori liturgici.

Come nel rito romano, anche nel rito bizantino si possono utilizzare le lingue nazionali nella celebrazione. In area slava rimangono comunque abbastanza frequenti le celebrazioni in slavo ecclesiastico, una lingua esclusivamente liturgica.

Rito armeno[modifica | modifica wikitesto]

La celebrazione liturgica del rito armeno in uso presso la Chiesa armeno-cattolica è piuttosto simile al rito romano e al rito bizantino.

Il celebrante è assistito da un diacono, il cui ruolo è all'incirca simile a quello del diacono nel rito bizantino.

All'inizio della celebrazione è prevista la recita del Salmo 42, analogamente a quanto avviene nella Messa tridentina. Qui è recitata a versetti alternati tra il celebrante e il diacono.

Le orazioni del diacono, cui il popolo risponde "Dio, abbi pietà di noi", sono simili a quelle del rito bizantino.

Sono previste due letture bibliche oltre al vangelo.

Il bacio della pace avviene invece prima della consacrazione.

La preghiera eucaristica è fissa, l'epiclesi segue la consacrazione.

Prima della benedizione finale, è recitata una "preghiera universale".

Al termine della celebrazione, ma solo nelle solennità, si recita una preghiera per il papa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Catechismo della Chiesa Cattolica invita a considerare l'Eucaristia come azione di grazie e lode al Padre, come memoriale del sacrificio di Cristo e del suo corpo, come presenza di Cristo in virtù della potenza della sua parola e del suo Spirito (1358). Altri documenti del Magistero pongono in evidenza la definizione di sacrificio propiziatorio (Cfr.: Can.3;DB, 949: Si quis dixerit; Missae sacrificium tantum esse laudis et gratiarum actiones aut nudam commemorationem sacrificii cruce peracti, non autem propitiatorium ... anathema sit).
  2. ^ Catechismo della Chiesa cattolica, 1322-1491
  3. ^ OGMR, n. 46.
  4. ^ OGMR, n. 48.
  5. ^ OGMR, n. 50.
  6. ^ OGMR, n. 53.
  7. ^ OGMR, n. 54.
  8. ^ OGMR, nn. 58-59.
  9. ^ OGMR, n. 61.
  10. ^ OGMR, n. 64.
  11. ^ OGMR, n. 62.
  12. ^ OGMR, n. 60.
  13. ^ OGMR, n. 66.
  14. ^ OGMR, n. 65.
  15. ^ OGMR, n. 66.
  16. ^ Missale Romanum Editio Typica Tertia, Ordo Missae, n. 19.
  17. ^ OGMR, n. 69.
  18. ^ OGMR, n. 70.
  19. ^ Missale Romanum Editio Typica Tertia, Ordo Missae, nn. 23-24.
  20. ^ OGMR, n. 73.
  21. ^ OGMR, n. 77.
  22. ^ OGMR, n. 79 a)-h).
  23. ^ n. 365.
  24. ^ Missale Romanum, Editio Typica Tertia, Ordo Missae, n. 128.
  25. ^ OGMR n. 82.
  26. ^ OGMR, n.83.
  27. ^ OGMR n. 86.
  28. ^ OGMR, n. 161.
  29. ^ Istruzione Redemptionis Sacramentum, http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccdds/documents/rc_con_ccdds_doc_20040423_redemptionis-sacramentum_it.html

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Cattolica, Catechismo della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano, 1992 (ISBN 88-209-1888-9).

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