Transustanziazione

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(LA)

« Dogma datur christianis, quod in carnem transit panis, et vinum in sanguinem »

(IT)

« Un dogma è dato ai cristiani: il pane si trasforma in carne e il vino in sangue »

(Tommaso d'Aquino, inno Lauda Sion Salvatorem)

In teologia, transustanziazione o transubstanziazione (lat. trans-substantiatio) è il termine indicante la conversione:

che avviene, durante la celebrazione eucaristica, quando il celebrante, durante la preghiera eucaristica, invoca lo Spirito Santo (epìclesi sulle oblate) affinché trasformi il pane ed il vino in corpo e sangue di Cristo.

Contesto evangelico e origini della dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il racconto contenuto nel Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 6, Gesù, durante un dibattito nella sinagoga di Cafarnao, pronuncia le seguenti frasi:

« In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me ... »   (Giovanni 6:53-57)

L'ebraismo vede di cattivo occhio il cannibalismo (o antropofagia) (chi tocca un cadavere è impuro), e le parole di Gesù suscitavano scompiglio nell'uditorio, sia tra seguaci che opponenti. Il punto di questo discorso è la sostituzione di Gesù al tradizionale agnello e pane azzimo della Pasqua.[senza fonte]

Origini e posizione della Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il Compendio al catechismo della Chiesa cattolica, con la consacrazione si opera

« la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue. Questa conversione si attua nella preghiera eucaristica, mediante l'efficacia della parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo. Tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le «specie eucaristiche», rimangono inalterate. »
(n. 283)

Il primo autore ad utilizzare il termine transubstantiatio fu Rolando Bandinelli, futuro papa Alessandro III. Successivamente fu ripreso da Tommaso d'Aquino e dalla scolastica che ne delinearono con precisione il significato. Sotto il regno di Carlo il Calvo fu oggetto di una polemica tra i teologi Ratramno di Corbie e Pascasio Radberto, circa la presenza simbolica o reale del Cristo nell'ostia. Nei documenti pontifici compare la prima volta con il Concilio Lateranense IV (1215); in seguito, con il Concilio di Trento (1545-1563) riceve la sua formulazione definitiva. Questa dottrina ricevette la sua più coerente formulazione in seno alla filosofia scolastica, che interpretava efficacemente la transustanziazione attraverso la ripresa della teoria dell'ilemorfismo aristotelico (ovvero l'unione inscindibile di forma sostanziale e di materia prima), facendo sì che ogni cosa riceva la sua propria determinazione grazie al principio formale (che crea, che fa sì che ciascuna cosa sia quello che è) concreto contenuto in ciascuna sostanza. L'uso delle categorie filosofiche proprie della scolastica non limita la possibilità ad altre scuole di pensiero di ridire il medesimo concetto dogmatico attraverso categorie diverse. Dunque è possibile che la transustanziazione venga altrimenti spiegata con diversa terminologia che si poggia su altre griglie di pensiero razionale.[1]

Il Concilio di Trento nella definizione dogmatica della XIII sessione dell'11 ottobre 1551, al capitolo IV dichiara:

« con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue.

Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione. »

(Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1376)

Secondo questa dottrina, il pane ed il vino consacrati conservano dunque solo gli accidenti, ovvero le apparenze, della materia precedente alla preghiera eucaristica, perché nel loro intimo la forma sostanziale o principio costitutivo è cambiato perché esso è diventato, per opera della Trinità, realmente il Corpo ed il Sangue del Signore.

In questa luce, la definizione dogmatica del Concilio di Trento sancisce la conversione eucaristica e propone la transustanziazione come valido (modo conveniente e appropriato) modello di interpretazione del mistero, senza impegnare la propria autorità in un riconoscimento dogmatico delle implicazioni filosofiche della transustanziazione.

Il Concilio di Trento per reazione puntò tutta la sua energia nel rilancio dell'Eucarestia come vera presenza reale di Cristo ed anche le chiese vennero concepite in modo che fosse chiaro che il centro della vita liturgica e religiosa dei fedeli fosse il Tabernacolo (vedi Controriforma).

Posizioni nel protestantesimo[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Riforma la transustanziazione venne aspramente criticata:

(EN)

« Transubstantion in the Supper of the Lord cannot be proved by Holy Scriptures, but is repugnant to the plain words of Holy Writ, overthreth the nature of a Sacrament, and hath given occasion to many superstitions.
The Body of Christ is given, taken, eaten in the Supper only after an heavenly and spiritual manner. And the mean whereby the Body of Christ is received and eaten in the supper is Faith »

(IT)

« La transustanziazione nella cena del Signore non può essere provata dalle Sacre Scritture, ma è contraria alle parole inequivocabili della Bibbia, fraintende la natura del Sacramento ed ha fornito un pretesto per originare numerose superstizioni.
Il corpo di Cristo è donato, ricevuto e assunto nella Cena unicamente in maniera mistica e spirituale e il modo con il quale il Corpo di Cristo è donato, ricevuto e assunto nella Cena è solo materia di fede »

(articolo XXVIII della Chiesa Anglicana)

Nelle Chiese riformate il modo di concepire il sacramento eucaristico varia a seconda degli autori e delle chiese. Per Lutero vi è la cosiddetta consustanziazione, in quanto nel sacramento vi è la presenza reale, cioè il vero Corpo ed il vero Sangue di Cristo, ma allo stesso tempo il pane e il vino mantengono la loro natura. Per Calvino invece la presenza è solo spirituale, memoriale "sufficiente" dell'unico e perfetto sacrificio fatto una volta per tutte dal Cristo sulla croce. Perciò il cosiddetto carattere sacrificale della messa è negato, specialmente da Calvino ed i suoi seguaci. Ciò dette origine a numerose dispute intorno alla natura del sacramento fra le varie chiese riformate.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Consustanziazione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. in tal senso Battista Mondin, Storia della teologia: Epoca contemporanea, Edizioni Studio Domenicano, 1997

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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