Ostia (liturgia)

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Ostie di varie dimensioni. La più grande viene usata per la comunione del celebrante, le più piccole per la comunione dei fedeli.

L'ostia è una cialda di pane azzimo di forma circolare, fatta esclusivamente di frumento. Deriva il suo nome dal latino hostia usato per indicare la materia del sacrificio da farsi in onore di un dio. Questo anche presso gli Ebrei, soprattutto nella loro cena pasquale, memoriale della Pasqua di liberazione dall'Egitto (agnello).

L'ostia nella celebrazione eucaristica diventa - tramite un evento (consacrazione) definito teologicamente in modi diversi (nella Chiesa Cattolica transustanziazione, in altre comunità cristiane consustanziazione, impanazione ecc.) - il corpo di Gesù, offerto in sacrificio per la redenzione dell'umanità. Il potere di consacrare è stato conferito agli apostoli e ai loro successori (vescovi e, in subordine, ai presbiteri) nell'ultima cena.

[modifica] Curiosità

  • La chiesa cattolica ha autorizzato anche l'uso di ostie con un minimo contenuto di glutine per i fedeli celiaci.
  • I ritagli di ostia, frammenti di ostia non consacrata, vengono venduti per uso culinario.
  • Nel Veneto e in Friuli diventa una interiezione comune. Esempi: Va sul ostie! (va in quel paese), Ce dal ostie fastu? (Che diavolo fai?), Ce ostie di mule! (Che ragazza!), Ostie! (Caspita!). In Romagna è usato nell'interiezione "Ah, osta!".

La stessa interiezione è usata in Canada dai francofoni. Hostie! (Caspita!)

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