Ultima Cena
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Ultima Cena è il nome con il quale nella religione cristiana si indica solitamente la cena di Gesù con gli apostoli durante la pasqua ebraica, precedente la sua morte. Si tenne nel luogo detto del Cenacolo.
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[modifica] Il Nuovo Testamento
Raccontano l'ultima cena di Gesù i tre vangeli sinottici contenuti nel Nuovo Testamento:
La narra pure san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi 11,23-26.
Quest'ultimo testo è considerato normalmente più antico dei precedenti in quanto risale circa all'anno 59.
[modifica] Ubicazione del cenacolo
Secondo quanto dicono i vangeli sinottici, il giovedì mattino i discepoli si presentarono a Gesù e gli chiesero in quale luogo egli volesse celebrare la Pasqua ebraica[1]. Gesù mandò due discepoli (Luca specifica Pietro e Giovanni[2]) in città dicendo loro che avrebbero incontrato lungo la via un uomo con una brocca d’acqua, diretto verso la casa del proprio padrone. I due avrebbero dovuto seguirlo e chiedere al padrone di casa se era possibile per Gesù celebrare la Pasqua nella sua dimora.
Il segno dato ai due apostoli era abbastanza singolare, essendo infatti l’ufficio di attingere l’acqua riservato ordinariamente alle donne. Diverse le ipotesi riguardo al proprietario della casa, senza dubbio un simpatizzante di Gesù. L’opinione meglio accreditata è quella che vede nel padrone del cenacolo il padre, o comunque qualche parente, di Marco, il futuro evangelista (ritenuto da alcuni come il giovinetto fuggito nudo durante l’arresto di Gesù).
Verso il 530 l’arcidiacono Teodosio infatti, descrivendo la sua visita a Gerusalemme, parlando della chiesa della Sancta Sion, ritenuta come il luogo dell’ultima cena, afferma: "Ipsa fuit domus sancti Marci evangelistae" ("Questa fu la casa di San Marco evangelista")[3]. Questa affermazione doveva senza dubbio fondarsi su un dato molto antica essendovi inoltre una seconda testimonianza, del monaco cipriota Alessandro, che descrive la chiesa della Sancta Sion come dimora di Maria, madre di Marco[4]
[modifica] "Uno di voi mi tradirà"
Terminata la lavanda dei piedi Gesù riprese posto a tavola. Egli occupava senza dubbio il posto più onorifico e gli apostoli avevano dibattuto su chi dovesse sedersi nel posto più vicino a lui. Essendo la tavola a semicerchio, secondo una moda dell'epoca, i divani erano disposti radialmente all'esterno del semicerchio. Gesù occupava dunque il posto centrale al vertice del semicerchio e, a quanto dicono i vangeli, erano Pietro, Giovanni e Giuda Iscariota i commensali più vicini a lui. Alla destra di Gesù stava Pietro, alla sinistra Giovanni, che poteva così appoggiare la testa sul petto del maestro[5] e a fianco di Giovanni stava Giuda, abbastanza vicino a Gesù.
Questi, mentre gli apostoli continuavano la cena, rivelò che uno di loro l'avrebbe presto tradito. I discepoli, entrati in confusione, chiesero al maestro chi di loro fosse il traditore e per ultimo Giovanni, su consiglio di Pietro, avvicinatosi a lui, gli chiese di mostrarglielo. Ai tempi in cui viveva Gesù si era soliti mettere nel tavolo alcuni vassoi comuni nei quali si intingeva il pane o le erbe amare. Gesù intinse dunque un boccone di pane e lo porse a Giuda Iscariota dicendo: "Quello che devi fare, fallo presto"[6]. Nessuno dei commensali comprese però il significato di tale gesto e Giuda ebbe dunque la possibilità di alzarsi e di andare via (secondo il vangelo di Luca, Giuda esce dal cenacolo subito dopo l'istituzione eucaristica).
[modifica] L'istituzione eucaristica
| Per approfondire, vedi la voce Eucaristia. |
Mentre la cena continuava, Gesù compì un atto alquanto insolito nel rito pasquale. Prese del pane e dopo aver pronunziato la preghiera di benedizione, lo spezzò e dandolo ai discepoli disse: "Prendete e mangiate[7]. Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me"[8].
Poco dopo prese un calice colmo di vino e dopo averlo benedetto allo stesso modo disse: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati"[9]
Questo gesto sconvolse parecchio gli apostoli che rammentarono l'avvenimento nelle prime comunità cristiane, tanto che San Paolo, nella sua lettere ai Corinzi[10], presentò l'Eucaristia come un rito nel quale il fedele mangiava e beveva davvero il corpo e il sangue di Gesù. Quel gesto, secondo l'apostolo, sarebbe inoltre un collegamento fra l'ultima cena e la successiva passione, essendo in entrambi i momenti il suo corpo donato e il sangue versato.
Giovanni è l'unico a tacere sull'avvenimento, concentrandosi principalmente sulla lavanda dei piedi e sugli ultimi insegnamenti di Gesù ma vi è un precedente riferimento all'istituzione eucaristica nel capitolo 6 e precisamente nella frase, pronunciata da Gesù: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete"[11]
Si è discusso a lungo se Giuda abbia partecipato o no all'Eucaristia, i vangeli di Matteo e Marco infatti inseriscono la rivelazione del suo tradimento (e di conseguenza la sua uscita dal cenacolo) prima dell'istituzione eucaristica mentre Luca la inserisce dopo. Giovanni non parla dell'eucaristia e dunque non venne preso in esame. Alcuni padri della Chiesa credettero che Giuda fosse presente al convito mentre altri lo negarono. Essendo i vangeli, unica fonte storica sulla vita di Gesù, discordanti riguardo la cronologia degli avvenimenti, allora la questione non potrà mai avere soluzione.
Fu oggetto di dibattito anche la ricerca delle origini di tale rito eucaristico, essendo infatti da alcuni creduto tale racconto come un'interpolazione successiva, inserita su influenza di Paolo. Si pensò dunque ai primitivi riti di totemismo e di teofagia e più accuratamente s'investigarono i riti di Iside e Osiride, di Dioniso e soprattutto del dio Mitra. Gli antichi romani credevano che l'eucaristia fosse un atto di antropofagia, poiché i cristiani dicevano di mangiare il corpo di Cristo e berne il suo sangue e usarono questo rituale come motivo di persecuzione.
[modifica] Il Santo Cenacolo e le reliquie dell'Ultima Cena
Il luogo dove oggi si ricorda l'Ultima Cena è il Santo Cenacolo, situato sul Monte Sion oltre le mure dell'odierna città vecchia di Gerusalemme. Il Santuario più volte distrutto dai mussulmani ha ospitato per diversi secoli un convento dei Frati Minori della Custodia di Terra Santa.
Tradizione vuole che la tavola sopra cui Gesù fece l'ultima cena con gli Apostoli sia conservata nella cappella della Casa Colonna, presso la Basilica di San Giovanni in Laterano (Roma).
Il Sacro Catino, secondo la tradizione cattolica, sarebbe invece il piatto usato da Cristo, conservato a Genova nel Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo.
[modifica] L'Ultima Cena nell'arte
Alcuni celebri dipinti raffiguranti l'Ultima Cena:
- L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci
- L'Ultima Cena del Tintoretto
- L'Ultima Cena di Domenico Ghirlandaio Refettorio d'Ognissanti (Firenze)
- L'Ultima Cena di Salvador Dalí
- L'Ultima Cena di Pieter Paul Rubens
- L'Ultima Cena del Giampietrino
- L'Ultima Cena di Daniele Crespi
- L' Ultima Cena di Federico Barocci Duomo di Urbino
- L'Ultima Cena di Tiziano Galleria Naz. delle Marche (Palazzo Ducale, Urbino)
- L'Ultima Cena di Romanino Parrocchiale di Montichiari
Nella musica:
- Come in un'ultima cena è il sesto album del Banco del Mutuo Soccorso
[modifica] Note
- ^ Mt26,17-18;Mc14,12-13;Lc22,7
- ^ Lc22,8
- ^ De situ Terrae Sanctae, pag 141
- ^ Acta Sanctorum, Junii pag 434
- ^ Gv13,23-25
- ^ Gv13,26-28
- ^ Mt26,26; Mc13,22
- ^ Lc22,19
- ^ Mt26,27-28; Mc13,24; Lc22,20
- ^ 1Cor11,23-29
- ^ Gv6,35
[modifica] Voci correlate
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