Papa Gregorio I
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| San Gregorio I Papa della Chiesa cattolica |
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|---|---|
Console di Dio |
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| Al secolo: | |
| Nato | Roma, 540 circa |
| Elezione al pontificato |
3 settembre 590 |
| Consacrazione: | |
| Fine del pontificato: |
12 marzo 604 |
| Deceduto | |
| Segretario personale: |
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| Predecessore: | papa Pelagio II |
| Successore: | papa Sabiniano |
| - | |
Gregorio I, detto Gregorio Magno (Roma, 540 circa – Roma, 12 marzo 604), fu il 64° papa della Chiesa cattolica e lo fu dal 3 settembre 590 alla sua morte. La Chiesa cattolica lo venera come santo e dottore della Chiesa.
Indice |
[modifica] Biografia
Gregorio nacque verso il 540 dalla famiglia senatoriale degli Anici. Alcuni genealogisti collocano fra gli antenati di Gregorio, i papi Felice III ed Agapito I. Gregorio era figlio del senatore Gordiano e di Silvia. Ai 25 anni di età è stato nominato prefetto di Roma.[1]
Grande ammiratore di Benedetto da Norcia, decise di trasformare i suoi possedimenti a Roma (sul Celio) e in Sicilia in altrettanti monasteri e di farsi monaco, quindi si dedicò con assiduità alla contemplazione dei misteri di Dio nella lettura della Bibbia. Non poté dimorare a lungo, nel suo convento del Celio poiché il papa Pelagio II lo inviò come nunzio, presso la corte di Costantinopoli, dove restò per sei anni, e si guadagnò la stima dell'imperatore Maurizio I, di cui tenne a battesimo il figlio Teodosio.
Al suo rientro a Roma, nel 586, tornò nel monastero sul Celio, vi rimase però per pochissimo tempo, perché il 3 settembre 590 fu chiamato al soglio pontificio dall'entusiasmo dei credenti e dalle insistenze del clero e del senato di Roma, dopo la morte di Pelagio II di cui era stato segretario.
In quel tempo Roma era afflitta da una terribile pestilenza. Per implorare l'aiuto divino, Gregorio fece andare il popolo in processione per tre giorni consecutivi alla basilica di Santa Maria Maggiore, cosa che, ovviamente, aumentò i contagi (ma allora non si sapeva). Cessata l'epidemia, più tardi una leggenda disse che, durante la processione, era apparso sulla mole Adriana l'arcangelo Michele che rimetteva la spada nel suo fodero come per annunziare che le preghiere dei fedeli erano state esaudite. Da allora la tomba di Adriano mutò il nome in quello di Castel Sant'Angelo, e una statua dell'angelo vi fu posta sulla cima.
Come papa si dimostrò uomo di azione, pratico e intraprendente (chiamato "l'ultimo dei Romani"), nonostante fosse fisicamente abbastanza esile e cagionevole di salute. Fu amministratore energico, sia nelle questioni sociali e politiche per supportare i bisognosi di aiuto e protezione, sia nelle questioni interne della Chiesa.
Trattò con molti paesi europei; con il re visigoto Recaredo di Spagna, convertitosi al Cattolicesimo, Gregorio fu in continui rapporti e fu in eccellente relazione con i re franchi. Con l'aiuto di questi e della regina Brunechilde riuscì a tradurre in realtà quello ch'era stato il suo sogno più bello: la conversione della Britannia, che affidò ad Agostino di Canterbury, priore del convento di Sant'Andrea.
A questo proposito si racconta che un giorno, scendendo dal suo convento sul Celio e vedendo sul mercato alcuni giovani schiavi britannici esposti per la vendita, bellissimi di aspetto e pagani, esclamasse rammaricato:
| « Non Angli, ma Angeli dovrebbero esser chiamati… » |
In meno di due anni diecimila Angli, compreso il re del Kent, Edelberto, si convertirono. Era questo un grande successo di Gregorio, il primo della sua politica che mirava ad eliminare gli avversari della Chiesa e ad accrescere l'autorità del papato con la conversione dei "barbari".
Organizzò la difesa di Roma minacciata da Agilulfo, re dei Longobardi, coi quali poi riuscì a stabilire rapporti di buon vicinato e avviò la loro conversione dall'eresia ariana al cattolicesimo grazie anche all'influente sostegno della regina Teodolinda.
Si dedicò anche ai problemi dell'Italia provata da alluvioni, carestie, pestilenze, amministrando la cosa pubblica con equità, supplendo all'incuria dei funzionari imperiali. Ebbe cura degli acquedotti, favorì l'insediamento dei coloni eliminando ogni residuo di servitù della gleba. Riuscì ad intrattenere epistoli e rapporti amichevoli con il re della Barbagia, Ospitone, e cercò di dissuadere la popolazione dall'idolatria e dal paganesimo, convertendo Ospitone stesso al cristianesimo.
Riorganizzò a fondo la liturgia romana, ordinando le fonti liturgiche anteriori e componendo nuovi testi, e promosse quel canto tipicamente liturgico che dal suo nome si chiama gregoriano. L'epistolario (ci sono pervenute 848 lettere) e le omelie al popolo ci documentano ampiamente sulla sua molteplice attività e dimostrano la sua grande familiarità con la Sacra Scrittura.
Si può dire che sia stato il primo papa che mise il papato sulla via della potenza, il primo che ha utilizzato anche il potere temporale della Chiesa e, comunque, non ha dimenticato nella sua vita, anche, l'aspetto spirituale del suo compito.
[modifica] Il canto gregoriano
Il canto gregoriano è il canto rituale in lingua latina adottato dalla Chiesa Cattolica e prende il nome da Gregorio I. Mentre non si sa se abbia scritto egli stesso dei canti (i manoscritti più antichi contenenti i canti del repertorio gregoriano risalgono al IX secolo), la sua influenza sulla Chiesa fece sì che questi prendessero il suo nome.
A tal proposito si cita la famosa leggenda di San Gregorio Magno, tramandata da un intellettuale longobardo della corte di Carlo Magno (Paul Warnefried, detto Paolo Diacono) e da un gruppo di illustrazioni di vari manoscritti che vanno dal IX al XIII secolo: Gregorio avrebbe dettato i suoi canti ad un monaco, alternando tale dettatura a lunghe pause; il monaco, incuriosito, avrebbe scostato un lembo del paravento di stoffa che lo separava dal pontefice, per vedere cosa egli facesse durante i lunghi silenzi, assistendo così al miracolo: una colomba (che rappresenta naturalmente lo Spirito Santo), posata su una spalla del papa, gli stava a sua volta dettando i canti all'orecchio.
[modifica] Opere di Gregorio I
- Sermoni (40 sui Vangeli sono riconosciuti come autentici, 22 su Ezechiele, 2 sul Cantico dei cantici)
- Dialoghi - sulla vita di san Benedetto da Norcia
- Moralia in Iob - esegesi del libro veterotestamentario di Giobbe
- Regula Pastoralis - programma di vita e di lavoro per i vescovi
- Circa 850 lettere sono sopravvissute dal suo Registro papale delle lettere (Registrum Gregorii). Questa collezione serve come inestimabile fonte primaria su quegli anni.
- Opera Omnia dal Migne patrologia Latina con indici analitici
[modifica] Il mito dell'incesto
Una storia circa le sue origini, probabilmente apocrifa, vuole che i suoi parenti biologici fossero gemelli di nobile nascita, che commisero incesto su istigazione del diavolo. Ancora neonato venne affidato al mare dalla madre, che lo aveva posto all'interno di una cesta. Venne, quindi, trovato ed allevato da un pescatore. All'età di sei anni entrò in un convento, che successivamente lasciò per inseguire una carriera da cavaliere. Viaggiò fino alla sua terra di origine, dove sposò la regina del luogo, che era, a sua insaputa, sua madre. Dopo aver scoperto questo doppio incesto, spese diciassette anni nel pentimento prima di essere, infine, eletto papa. Questo mito ha ispirato il romanzo Der Erwählte ("L'eletto") di Thomas Mann.
[modifica] Note
- ^ Cf. Bernardino Llorca, Historia de la Iglesia católica. Edad Antigua, BAC, Madrid 2001, p. 623.
[modifica] Voci correlate
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