Tirannio Rufino

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Tirannio Rufino, o Rufino d'Aquileia o Rufino di Concordia o ancora Rufino Turranio (Concordia Sagittaria, 345 circa – Sicilia, 411), fu un monaco, storico e teologo cristiano. È noto sia per la sua Storia ecclesiastica (ampliamento dell'opera omonima di Eusebio di Cesarea) sia come traduttore in latino delle opere in greco di alcuni padri della Chiesa, in particolare di quelle di Origene.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pagina dell'Apologia di Hieronymum

A quindici anni si recò a Roma divenendo compagno di studi di san Girolamo. Verso il 368 andò a vivere ad Aquileia, nella propria regione di origine, dove condusse vita ascetica, inserendosi in un gruppo monastico-clericale. Intorno al 370 Rufino ricevette il battesimo e, dopo lo scioglimento del suo gruppo, si trasferì in Egitto (373), per essere a contatto con le sorgenti della più genuina vita ascetica. Percorse i deserti del Basso Egitto, incontrando molti celebri monaci che gli insegnarono tutto ciò che essi avevano appreso da Dio. Ad Alessandria frequentò maestri rinomati per scienza e santità, fra cui Didimo il Cieco, che gli fece scoprire i tesori dell'esegesi e della teologia di Origene, senza trascurare altre opere dei Padri della Chiesa si lingua greca, tra cui quelle di Atanasio di Alessandria e dei "Cappadoci". Gli anni trascorsi in Egitto furono per Rufino di capitale importanza per la propria formazione spirituale e intellettuale. In quegli anni percorse il deserto egiziano insieme a santa Melania l'Anziana.[1] Verso il 377 Rufino tornò a Gerusalemme e, sul Monte Oliveto, gli fu affidato un monastero maschile situato accanto a quello femminile eretto da Melania. [1] Le due comunità divennero un centro di attività spirituale, intellettuale e caritativa. Verso il 390 Rufino fu ordinato sacerdote dal vescovo Giovanni di Gerusalemme.

Nel 393, insieme a Girolamo, fu coinvolto nell'attacco contro Origene e gli origenisti messo in atto da Epifanio di Salamina: Rufino e Giovanni da Gerusalemme si mantennero fedeli alla memoria del grande maestro alessandrino, mentre Girolamo, rompendo le relazioni con entrambi si schierò a favore di Epifanio. La successiva riappacificazione fra Girolamo e Rufino (397) ebbe breve durata: quest'ultimo, tornato a Roma (398), tradusse il Perì Archôn di Origene, eliminando le espressioni che non gli sembravano ortodosse. Girolamo, informato da amici romani, si scagliò nuovamente contro l'amico di un tempo con una serie di scritti.

Trasferitosi ad Aquileia (400 circa), Rufino si difese dapprima con due accese Apologie poi preferì conservare un dignitoso silenzio. Si dedicò ad una feconda attività letteraria, soprattutto di traduzione, per far conoscere all'Occidente i Padri greci. Di fronte all'incalzare dei Goti di Alarico (408), abbandonò Aquileia e si rifugiò prima a Roma, poi nel monastero del Pineto, presso Terracina. Nel 410, subito dopo la caduta e il saccheggio di Roma, Rufino, non sentendosi più sicuro nel Lazio, si rifugiò con alcuni amici in Sicilia, dove morì con ogni probabilità nei primi mesi dell'anno successivo (411)[2].

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Rufino ebbe una grande importanza per lo sviluppo culturale dell'Occidente, in quanto con le sue traduzioni egli rese accessibile ai latini il pensiero dei padri greci, particolarmente quello di Origene. Dotato di una buona preparazione letteraria, si prefisse lo scopo morale e intellettuale di ricercare il vantaggio di quanti sono sulla via del progresso. Si possono suddividere le opere di Rufino in due gruppi distinti: opere originarie (composizioni personali, per lo più occasionali) e opere di traduzione.

Opere originarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Opere polemiche: sono tre scritti connessi con la controversia origenista e dimostrano la forte personalità di Rufino: De adulterazione librorum Origenis, Apologia ad Anastasium papam, Apologia contra Hieronymum.
  • Opera esegetica: De Benedictionibus Patriarcharum in due libri.
  • Opera catechetica: Expositio Symboli. Rufino spiega frase per frase il simbolo apostolico in uso nella Chiesa di Aquileia.
  • Opere storiche: dopo aver tradotto la Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, Rufino la continuò, aggiungendovi due libri che trattano il periodo compreso tra il 325 e il 395. Nella linea storica si pone, in qualche modo, anche la Historia monachorum, che tuttavia non è di sua certa composizione.

Opere di traduzione[modifica | modifica wikitesto]

Rufino offrì un importante aiuto all'Occidente con le opere di traduzione dal greco: in alcuni casi esse sono le uniche testimonianze rimaste e per il mondo di lingua latina esse furono per molto tempo l'unico mezzo per conoscere le opere di autori greci. Di Origene Rufino tradusse il Perì Archôn (De Principiis), numerose Omelie su libri biblici e, con ampie riduzioni e modifiche sia il Commento alla Lettera ai Romani, in 10 libri, sia il Commento al Cantico dei cantici, in 4 libri. Del cosiddetto Adamanzio (da lui identificato con Origene) tradusse il Dialogo sulla retta fede; di Panfilo l' Apologia per Origene; di Sesto, filosofo pitagorico - però da Rufino erroneamente attribuite a papa Sisto II - le prime 451 Sentenze (su 610); dello Pseudo-Clemente le Recognitiones e la breve Epistula Clementis ad Jacobum. Di Eusebio di Cesarea tradusse la Storia Ecclesiastica, ridotta in 9 libri e continuata con altri 2 libri da lui composti (cfr. sopra); di Basilio Magno l'Asketikón e 8 Omelie; di Gregorio di Nazianzo, 9 Omelie; di Evagrio Pontico le Sentenze.

Alcuni tratti del pensiero di Rufino[modifica | modifica wikitesto]

Le polemiche origeniste e gli attacchi di Girolamo hanno oscurato la figura di Rufino, ma ora si mettono in luce il suo equilibrato comportamento e la sua integrità intellettuale e teologica, e si apprezzano maggiormente i suoi scritti dal punto di vista esegetico, teologico, ascetico, storico.

Per quanto riguarda l'esegesi, Rufino coglie l'enorme ricchezza della Parola divina, dimostra una certa sensibilità filologica, sviluppa una sua originalità soprattutto rispetto all’interpretazione morale: la pagina biblica deve indirizzare i comportamenti e le azioni di coloro che la studiano.

Circa la teologia, il nostro autore aderisce fedelmente all’insegnamento tradizionale della Chiesa. Egli si rifà alla semplicità della fede dei cristiani. Ha la preoccupazione di conservare la dottrina rivelata: perciò nel tradurre le opere di Origene egli elimina affermazioni che riteneva contrarie alla tradizione apostolica o contraddittorie con altre asserzioni ortodosse dello stesso autore, pur conservando anche le finezze del grande Maestro alessandrino.

Per quanto riguarda l'ascesi, Rufino, spinto dal desiderio di perseguire la perfezione evangelica, trasmette modelli di vita nelle sue opere, presentando i Padri del deserto e traducendo l'Asketikón di Basilio; in tal modo influenzò il monachesimo occidentale, divulgando e incoraggiando l'adozione delle Regole basiliane. È un maestro di vita spirituale anche per laici impegnati.

Infine, in rapporto alla storia, Rufino fa conoscere la storia della Chiesa dei primi secoli per confortare i cristiani nelle prove e per aiutarli a riflettere sul significato profondo e salvifico degli avvenimenti passati. Egli contribuisce ad elaborare una teologia cristiana della storia. Nella fede egli riconosce l’importanza dei fatti concreti: attraverso le vicende umane, Dio salva l'umanità.

Rufino scrittore e traduttore[modifica | modifica wikitesto]

Rufino, dotato di una buona formazione letteraria e di ampie conoscenze di autori cristiani, rivela buone doti di scrittore. Preferì tuttavia dedicarsi piuttosto a tradurre scritti altrui, che a comporre opere sue. Ma anche nelle traduzioni egli manifesta la sua competenza; fa un buon lavoro di rielaborazione, di adattamento, di traduzione letterale: Rufino può essere considerato uno dei più grandi tra gli antichi traduttori cristiani. Egli si adeguava ai criteri di traduzione del suo tempo, quindi mirava più a rendere il senso del testo che a farne una versione letterale. Inoltre le modifiche erano spesso apportate per motivi dottrinali e storici: egli modificava in qualche caso l'originale pur senza alterare le linee fondamentali del pensiero dell'autore. Inoltre, Rufino voleva dare ai lettori un'opera che contribuisse al loro progresso spirituale. La traduzione diveniva così un'opera letteraria che non ricalcava passivamente l'originale nella forma, ma che tuttavia rimaneva sostanzialmente fedele al pensiero e allo spirito dell'autore tradotto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Universalis
  2. ^ Non conosciamo la data esatta della sua morte ma sappiamo che Girolamo venne a conoscenza del decesso alla metà del 411. Cfr. David Rohrbacher, The Historians of Late Antiquity, Londra-New York, Routledge, 2002, p. 99, ISBN 0-415-20458-5 (hbk) e ISBN 0-415-20459-3 (pbk)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G.Bosio, E.dal Covolo, M.Maritano, Introduzione ai Padri della Chiesa, Secoli III e IV, Società Editrice Internazionale, Torino 1993.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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