Recaredo I

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Recaredo I
Moneta di Recaredo I
Moneta di Recaredo I
Re dei Visigoti
In carica 586 - 601
Predecessore Leovigildo
Successore Liuva II
Morte Toledo, 601
Padre Leovigildo
Madre Teodosia
Consorte Bauda, prima moglie
Seconda moglie (nome sconosciuto)
Figli Liuva II di primo letto
Suintila di secondo letto

Recaredo dei Visigoti, Recaredo anche in spagnolo ed in portoghese, Recared in catalano (... – Toledo, 601), fu re dei visigoti dal 586 al 601, anno della sua morte.

Recaredo era figlio secondogenito del re dei visigoti Leovigildo e della sua prima consorte, Teodosia, la figlia del governatore bizantino della provincia Cartaginense. Suo fratello primogenito era San Ermenegildo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 573 il padre, Leovigildo, alla morte del re dei Visigoti, suo fratello Liuva I, succedendogli sul trono nominò Recaredo e il fratello Ermenegildo duchi di Toledo e Narbona (non si conosce l'esatta distribuzione delle cariche), perché controllassero le province del regno mentre lui, Leovigildo, era impegnato nella guerra contro i distretti bizantini del nord al confine col regno degli Svevi.

Nel corso di questi anni, fu sempre al fianco del padre sia nelle guerre contro Svevi e Bizantini, che nel reprimere le sommosse nel territorio del regno visigoto.

Come suo padre tenne la sua corte nella capitale Toledo e mantenne la tradizione dei re visigoti di professare l'Arianesimo portandolo a scontrarsi con la popolazione romana della penisola iberica fedele al Cattolicesimo trinitario. Sfruttando questa divisione interna il vescovo cattolico Leandro di Siviglia cercò, riuscendo nell'intento, di convertire il figlio maggiore di Leovigildo, Ermenegildo, e lo appoggiò in un moto di sommossa contro il legittimo sovrano che non ebbe successo e causò la condanna all'esilio dello stesso vescovo Leandro, mentre Ermenegildo, fatto poi santo, venne giustiziato nel 585.

Alla morte di Leovigildo il 21 aprile 586, il vescovo Leandro, esule in Mauretania, venne invitato a fare ritorno a Toledo. Nel frattempo Recaredo, che aveva governato insieme al padre prima della sua morte, venne incoronato nuovo re dei Visigoti senza incontrare opposizione alcuna.

Spinto dalle sua parentela coi Merovingi, Recaredo inviò delle ambasciate a suo nipote (figlio di Brunilde, sua cugina e nello stesso tempo sorellastra) Childeberto II ed al di lui zio Gontrano, re franco dei Burgundi per proporre la pace e una alleanza a scopo difensivo, ma Gontrano rifiutò la proposta.

Conversione di Recaredo I, opera del tardo ottocento, del pittore valenzano, Muñoz Degrain, Palazzo del Senato di Madrid.

Secondo Giovanni di Biclar, nel 587 Recaredo si convertì al Cattolicesimo (la conversione fu annunciata dapprima con la fine delle persecuzioni ai cattolici e poi con la convocazione di un convegno di vescovi ariani e cattolici al termine del quale il re proclamò la propria preferenza per il cattolicesimo, quindi la sua conversione) segnando un momento fondamentale per la storia religiosa della penisola iberica e per il futuro dei Visigoti. Gran parte dei nobili visigoti seguirono il suo esempio convertendosi a loro volta, soprattutto nelle zone più prossime a Toledo, mentre alcune regioni più remote si ribellarono alla conversione, come il caso della Settimania, la provincia visigota più settentrionale, che si levò alla guida del vescovo ariano Ataloco, considerato dai suoi nemici un secondo Ario. Tra i leader secolari della rivolta si trovavano i conti Granista e Wildigern i quali si appellarono a Gontrano che prima fece un'incursione in Settimania, dove venne battuto e poi inviò il suo condottiero Desiderio alla guida di un esercito in appoggio dei rivoltosi. Tuttavia Recaredo sconfisse i ribelli ed i loro alleati cattolici in una terribile battaglia che vide la morte dello stesso Desiderio.

Una seconda rivolta anti-cattolica scoppiò in Lusitania e venne capeggiata da Sunna, vescovo ariano di Mérida e dal conte Segga. Claudio, dux Lusitaniae di Recaredo, sedò la rivolta costringendo il vescovo ariano a rifugiarsi in Mauretania, mentre il conte Segga venne bandito e mandato in Galizia.

Recaredo I tra i vescovi al III Concilio di Toledo, raffigurazione tratta dal Codex Vigilanus o Chronicon Albeldense[1].

Nel III Concilio di Toledo, organizzato dal vescovo cattolico Leandro ma tenuto per volontà del sovrano visigoto, nel 589, si stabilirono i principi del nuovo credo religioso del regno visigoto e del suo sovrano, che giurò fedeltà alla nuova religione in una dichiarazione solenne, che venne conclusa da una omelia di Leandro dal titolo Homilia de triumpho ecclesiae ob conversionem Gothorum e che è pervenuta ai giorni nostri. La cosa dette una grande gioia al papa Gregorio Magno, che nei suoi Dialoghi scrisse «non desta meraviglia che egli sia divenuto un predicatore della vera fede, perché suo fratello fu un martire, i cui meriti l'hanno aiutato a riportare molte anime in seno a Dio».

La prima iniziativa della nuova istituzione religiosa dimostrò subito quello che era usuale a quei tempi, cioè l'aspetto di poca tolleranza di fedi diverse, stabilendo la conversione forzata degli Ebrei e l'estirpazione dell'eresia ariana nel regno visigoto. Benché Giovanni di Biclar sostenga il contrario, l'arianesimo del popolo visigoto, non scomparve del tutto ma sopravvisse sino alla caduta del regno visigoto.

Recaredo cercò di sconfiggere i Bizantini e cacciarli dalla Penisola Iberica, senza riuscirci, alla fine, attraverso la mediazione del papa Gregorio Magno, raggiunse la pace con l'imperatore Maurizio, per il mantenimento dello status quo.

Negli ultimi anni di regno dovette combattere i Baschi che tentarono inutilmente di scendere dai Pirenei dove li aveva relegati assieme al padre Leovigildo.

Recaredo morì a Toledo, nel 601, gli successe il figlio Liuva II.

Molte delle notizie sul regno si questo sovrano hanno come fonte Isidoro di Siviglia e Gregorio di Tours.

Fidanzamenti, mogli e discendenti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 584, Recaredo si fidanzò con Rigunte,[2] figlia del re dei Franchi di Neustria, Chilperico I e di Fredegonda. Rigunte si era recata, con un grande seguito nella penisola iberica, per il matrimonio, ma alla notizia che Chilperico I era morto, le nozze furono annullate e Rigunte dovette fare ritorno alla casa materna, dove condusse una vita dissoluta.

Nel 586, Recaredo sposò Bauda (?-ca. 590), da cui ebbe un figlio:[2]

Nel 594, Recaredo si fidanzò con Clodesinde (circa 575-ca. 595), figlia del re dei Franchi d'Austrasia, Sigeberto I e di Brunechilde e sorella del re dei Franchi d'Austrasia e di Burgundia, Childeberto I, che era già stata fidanzata col re dei Longobardi, Autari. Anche questo matrimonio sfumò.[2]

Sempre nello stesso anno (594) Recaredo sposò una donna di cui non si conoscono né gli ascendenti né il nome, dalla quale ebbe un figlio:[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Codex Vigilanus o Chronicon Albeldense è una cronaca storica della penisola iberica, che narra le vicende del regno visigoto, della conquista musulmana, della reconquista, partita dal Regno delle Asturie, sino all'inizio del regno di Alfonso III delle Asturie, scritta nell'881.
  2. ^ a b c d (EN) Dinastie dei Visigoti

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rafael Altamira, La Spagna sotto i Visigoti, in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 743–779
  • L.M. Hartmann e W.H. Hutton, L'Italia e l'Africa imperiali: amministrazione. Gregorio Magno, in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 810–853

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Sovrani visigoti Successore
Leovigildo 586601 Liuva II