Papa Giovanni Paolo I

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« Noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. È papà; più ancora è madre. »
(Papa Giovanni Paolo I durante l'Angelus del 10 settembre 1978[1])
Papa Giovanni Paolo I
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263º papa della Chiesa cattolica
C o a John Paul I.svg
Elezione 26 agosto 1978
Insediamento 3 settembre 1978
Fine pontificato 29 settembre 1978
Motto Humilitas
Predecessore papa Paolo VI
Successore papa Giovanni Paolo II
Nome Albino Luciani
Nascita Canale d'Agordo, 17 ottobre 1912
Morte Città del Vaticano, 29 settembre 1978 (65 anni)
Sepoltura Grotte vaticane

Papa Giovanni Paolo I (in latino: Ioannes Paulus PP. I, nato Albino Luciani; Canale d'Agordo, 17 ottobre 1912Città del Vaticano, 29 settembre 1978) è stato il 263º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, finora l'ultimo di nazionalità italiana, 5º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, accanto agli altri titoli connessi al suo ufficio.

Fu eletto il 26 agosto 1978 e il suo pontificato fu tra i più brevi nella storia della Chiesa cattolica: la sua morte avvenne dopo soli 33 giorni[2] dalla sua elezione al soglio di Pietro. È servo di Dio[3]: nel 2003 è stata aperta la causa per la sua canonizzazione.[4]

Viene ricordato con gli affettuosi appellativi di "Papa del Sorriso" e "Sorriso di Dio"[5][6]. Il TIME e altri settimanali anglosassoni lo chiamarono The September Pope, "Il Papa di Settembre"[7]. A lui è stato dedicato un museo, situato nella canonica del suo paese natale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni di Belluno[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane seminarista nel 1936
« È stato ricordato dai giornali, anche troppo forse, che la mia famiglia era povera. Posso confermarvi che durante l'anno dell'invasione ho patito veramente la fame, e anche dopo; almeno sarò capace di capire i problemi di chi ha fame! »
(Papa Giovanni Paolo I nell'udienza ai Bellunesi il 3 settembre 1978)
La casa natale vista da via XX agosto

Nato da Giovanni Luciani e Bortola Tancon, ebbe tre fratelli: Tranquillo Federico (1915-1916), Edoardo (1917-2008) e Antonia, detta Nina (1920-2009). Il padre, di idee socialiste, emigrò in seguito in Svizzera per lavoro. Nell'ottobre del 1923 entrò nel seminario interdiocesano minore di Feltre e in seguito, nel 1928, nel seminario interdiocesano maggiore di Belluno.

Fu ordinato diacono il 2 febbraio 1935 e presbitero il 7 luglio dello stesso anno nella chiesa rettoriale di San Pietro apostolo a Belluno (contigua al Seminario Gregoriano). Venne subito nominato vicario cooperatore di Canale d'Agordo, ma già in dicembre venne trasferito ad Agordo, dove insegnò anche religione all'istituto minerario. Presso il seminario gregoriano di Belluno fu insegnante (1937-1958) e vice-rettore (1937-1947).

Il 27 febbraio 1947 si laureò in sacra teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi su L'origine dell'anima umana secondo Antonio Rosmini: quella di Luciani e dei suoi relatori fu di certo una scelta audace, poiché si trattava di un autore con due libri messi all'Indice, all'epoca non ancora del tutto riabilitato dalla Chiesa. In novembre fu nominato da monsignor Girolamo Bortignon procancelliere vescovile della diocesi di Belluno; il mese successivo venne nominato anche cameriere segreto soprannumerario e segretario del sinodo diocesano. A queste nomine, il 2 febbraio 1948 si aggiunsero anche quelle di provicario generale della diocesi di Belluno e di direttore dell'ufficio catechistico diocesano.

Durante le elezioni politiche italiane post-belliche del 1948 si schierò apertamente con la Democrazia Cristiana e contro i partiti di sinistra, descrivendo le idee marxiste come un "male terribile", anche se ebbe sempre una pietà paterna per gli uomini dalle idee marxiste, "nostri fratelli erranti". Nel 1954 divenne vicario generale della diocesi di Belluno; nel frattempo (1949) aveva pubblicato il volume Catechetica in briciole; del libro verranno pubblicate sei edizioni in Italia e una anche in Colombia. Il 30 giugno 1956 fu nominato canonico della cattedrale di Belluno.

In questi anni gli fu erroneamente diagnosticata una tubercolosi incurabile e per questo fu costretto a lasciare la parrocchia e a recarsi in sanatorio a Sondalo, in Valtellina, dove i medici si accorsero dell'errore dei colleghi, diagnosticando e curando la vera malattia: una polmonite. Luciani fu diverse volte proposto per la nomina a vescovo, ma venne respinto per due volte a causa delle sue condizioni di salute, della sua voce flebile, della sua bassa statura e del suo aspetto dimesso.[8] Dopo l'ascesa al soglio di Pietro di papa Giovanni XXIII, il 15 dicembre 1958, fu finalmente promosso vescovo di Vittorio Veneto. A tal proposito si narra che Giovanni XXIII, respingendo le varie perplessità riguardo ai motivi per cui fino ad allora non fosse stato promosso, legate principalmente alle sue cagionevoli condizioni di salute, sentenziò bonariamente:[8]

« ...vorrà dire che morirà Vescovo. »

Ricevette la consacrazione episcopale nella basilica di San Pietro in Vaticano il 27 dicembre per l'imposizione delle mani di papa Giovanni XXIII, coconsacranti i vescovi di Padova e di Feltre e Belluno Girolamo Bartolomeo Bortignon e Gioacchino Muccin. Insieme a lui fu consacrato anche monsignor Charles Msaklia,[9] originario della Tanzania: i due rimarranno amici e sarà proprio grazie a questo prelato africano che Luciani inizierà a conoscere la realtà della Chiesa cattolica in Africa.[10]

Luciani vescovo di Vittorio Veneto[modifica | modifica wikitesto]

Albino Luciani vescovo di Vittorio Veneto.
Albino Luciani vescovo di Vittorio Veneto.

Luciani prese possesso della diocesi l'11 gennaio 1959. Il "periodo vittoriese" sarà decisivo per la sua formazione. Iniziò subito le visite pastorali nelle parrocchie. Luciani, che mai in vita pensò alla carriera ecclesiastica, lasciò Belluno a malincuore, prendendo le redini di una diocesi con i bilanci in grave passivo: infatti, quelli erano gli anni in cui lo IOR, meglio conosciuto come Banca Vaticana, era entrato in crisi.

Luciani non nascose di sopportare a fatica la gestione economica della Chiesa, specie negli anni in cui lo IOR fu diretto dall'arcivescovo americano Paul Marcinkus, sostenendo che la Chiesa avrebbe dovuto avere una condotta economica il più trasparente possibile e coerente agli insegnamenti del Vangelo.

Negli anni di episcopato a Vittorio Veneto mostrò innanzitutto insuperabili doti di catechista, per la sua capacità di farsi comprendere da tutti, anche dai bambini e dalle persone di poca cultura, per la sua chiarezza nell'esporre, la sua capacità di sintesi e la sua tendenza ad evitare discorsi e letture difficili, nonostante la profonda cultura che aveva. Lo stesso raccomandò sempre ai suoi sacerdoti.

Si dimostrò insofferente al dovere di risiedere nel Castello di San Martino, residenza storica dei vescovi vittoriesi, posta in posizione arroccata e distaccata rispetto all'abitato di Vittorio Veneto: avrebbe preferito una dimora più vicina alla sua gente. Avvertì in anticipo i nuovi venti della "contestazione", ribadendo l'importanza dell'Azione Cattolica che cominciava a sentire il peso degli anni.

Ebbe grande attenzione per la formazione dei giovani e sollecitò la partecipazione dei laici alla vita attiva della Chiesa, all'epoca ancora piuttosto risicata.[11] La sua indole bonaria non era però piegata alle idee correnti della moda e, ad esempio, una volta divenuto Patriarca si batté apertamente contro l'istituzione del divorzio durante il referendum del 1974, opponendosi apertamente come Vescovo ad alcune associazioni cattoliche che si rifacevano alla FUCI veneta e che invece si schieravano a favore del divorzio.

Luciani e la chiesa africana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa cattolica in Africa.

Nel marzo 1962 ricevette la visita di monsignor André Makarakiza,[12] tutsi membro di una famiglia nobile del Burundi, convertito al cattolicesimo e diventato in seguito sacerdote e poi vescovo di Ngozi. Era venuto per chiedere a Luciani alcuni sacerdoti per la propria diocesi, e quest'ultimo acconsentì, conscio delle necessità delle popolazioni locali. La scelta cadde sul giovane don Vittore De Rosso[13] di Farra di Soligo, che partì in dicembre, destinazione diocesi di Kuntega, Burundi, praticamente senza un soldo in tasca, a causa della grave situazione economica della diocesi. Si trattava del primo sacerdote missionario Fidei donum di quella diocesi; se ne sarebbero aggiunti altri due l'anno successivo.

Qualche anno dopo, i tre missionari chiesero e ottennero dal loro vescovo di celebrare la messa non in lingua latina, ma nell'idioma locale e di comunicare i fedeli per mano e non per bocca per motivi igienici: tutto questo in anticipo rispetto alle disposizioni introdotte dopo il concilio Vaticano II. Dal 16 agosto al 2 settembre 1966, Luciani compì una storica visita pastorale nelle missioni africane della sua diocesi, durante la quale conobbe usi e costumi delle popolazioni locali, celebrò Messa in chiese affollatissime, imparò un po' di lingua kirundi, sopportò a fatica il clima e le zanzare e subì tutta una serie di imprevisti, tra cui una zecca sotto un'unghia e l'impantanamento della jeep su cui viaggiava: in quell'occasione Luciani non si fece problemi a scendere dal mezzo e spingere la vettura insieme agli altri.[14]

Questa serie di incontri ravvicinati con le realtà africane, così come i successivi in Sudamerica, non fece altro che aumentare la sensibilità del futuro papa riguardo ai problemi delle popolazioni del terzo mondo.

Lo scisma di Montaner[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scisma di Montaner.

Nel 1966-1967 il vescovo Luciani si trovò ad affrontare una spinosa questione riguardante la parrocchia di Montaner, frazione del comune di Sarmede, alle pendici del Cansiglio. Il 13 dicembre 1966 morì l'anziano parroco don Giuseppe Faè, amatissimo dalla popolazione. Nei giorni seguenti maturò fra la gente l'idea che il cappellano Antonio Botteon, che si occupava da tre anni del vecchio parroco, potesse essere perfetto per il paese. Il vescovo Luciani prima ricordò che i parroci non sono eletti dal popolo e poi nominò nuovo parroco di Montaner don Giovanni Gava, il cui insediamento sarebbe dovuto avvenire il 22 gennaio 1967.

In paese, rifiutando la scelta del vescovo, si costituì allora un comitato che proponeva di far rimanere il cappellano Botteon o come nuovo parroco, o come viceparroco. La risposta del vescovo Luciani fu negativa: non solo, come già detto, per il codice di diritto canonico non è contemplata l'elezione del parroco da parte dei parrocchiani, ma il cappellano Botteon era troppo giovane per amministrare da solo una parrocchia. Inoltre, non si riteneva necessario un viceparroco per un paese così piccolo. La scelta di Luciani provocò una durissima reazione della popolazione, che arrivò a murare porte e finestre della chiesa e della canonica per impedire al cappellano Botteon di andare via.

Montaner si divise allora fra i sostenitori del cappellano Botteon come nuovo parroco e una minoranza che non riteneva giusto ribellarsi al vescovo. Tra le due fazioni scoppiò un vero e proprio odio, sfociato anche in atti di violenza. Nei giorni seguenti la protesta si inasprì e il paese venne presidiato stabilmente dai carabinieri, anche per la notizia che a Montaner fossero state trovate delle armi; la cosa non fu smentita dalla popolazione visto che molti in casa avevano pistole e fucili dal tempo della seconda guerra mondiale.

Il 9 febbraio 1967 una delegazione di montaneresi partì per Roma con la speranza, rimasta vana, di un colloquio con Paolo VI. La data più cruenta di questa vicenda fu il 12 settembre 1967: dopo varie mediazioni fallite nei mesi precedenti, nel pomeriggio arrivò a Montaner Albino Luciani in persona, preceduto dal vicequestore di Treviso, alcuni commissari, poliziotti e un autobus di carabinieri, chiamati per scortare il vescovo nonostante lui stesso non ne avesse richiesto l'intervento.

Per punire la disobbedienza di quei parrocchiani, Luciani entrò in chiesa, prelevò le ostie consacrate dal tabernacolo e andò via, lanciando l'interdetto contro la parrocchia: da quel momento nessun sacerdote avrebbe più potuto celebrare funzioni o amministrare i sacramenti.[15] I parrocchiani dissidenti, allora, compirono un vero e proprio scisma costituendo in paese una comunità ortodossa che resiste ancora al giorno d'oggi.

Concilio Vaticano II[modifica | modifica wikitesto]

Il vescovo Luciani partecipò a tutte le quattro sessioni del concilio Vaticano II (1962-1965), intervenendo e facendosi così conoscere tra i ranghi della Chiesa cattolica. Il 15 dicembre 1969 papa Paolo VI nominò Luciani Patriarca di Venezia. Neanche cinquanta giorni dopo, il 1º febbraio 1970, Luciani ricevette la cittadinanza onoraria di Vittorio Veneto.

Luciani Patriarca e cardinale[modifica | modifica wikitesto]

Papa Paolo VI mentre impone la berretta cardinalizia ad Albino Luciani
Lapide commemorativa del Patriarcato di Venezia
Stemma cardinalizio di Albino Luciani.

Patriarca nei difficili anni della contestazione, non fece mancare il suo appoggio e il dialogo diretto con gli operai di Marghera, spesso in agitazione. Anche per questo maturò la consapevolezza del bisogno da parte della Chiesa di adeguarsi ai nuovi tempi e riavvicinarsi alla gente; questo gli fece guadagnare le simpatie dei veneziani.

Anche a Venezia si trovò a dover fare i conti con la crisi economica. Poco amante degli sfarzi, era anche per questo favorevole alla vendita di oggetti sacri e preziosi di proprietà della Chiesa. Tra il 12 e il 14 giugno 1971 compì un viaggio pastorale in Svizzera. Tre giorni dopo venne nominato vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, carica che manterrà fino al 2 giugno 1975. Sempre nel 1971 propose alle chiese ricche dell'Occidente di donare l'uno per cento delle loro rendite alle chiese povere del terzo mondo.

Il 16 settembre del 1972 il Patriarca Luciani ricevette Paolo VI in visita pastorale. Al termine della Santa messa in piazza San Marco il Pontefice si tolse la stola papale, la mostrò alla folla e la mise sulle spalle del Patriarca Luciani davanti a ventimila persone, facendolo arrossire per l'imbarazzo. Dell'episodio esiste un documento fotografico, ma non fu ripreso dalle telecamere, che avevano già chiuso il collegamento. La stampa disse che Paolo VI aveva scelto il suo successore:[senza fonte] a conferma di ciò,[senza fonte] pochi mesi dopo Paolo VI annuncia un concistoro e Luciani è il primo della lista.[quale] Il 5 marzo 1973 venne infatti creato cardinale del titolo di San Marco a Roma dallo stesso papa Paolo VI.

L'anno successivo, in occasione della campagna elettorale per il referendum sul divorzio, sciolse la sezione veneziana della FUCI, la Federazione degli universitari cattolici, perché si era mostrata favorevole al no, contrariamente alle indicazioni della Curia.[16] Tra il 27 settembre e il 26 ottobre dello stesso anno partecipò a Roma alla terza Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema: "L'evangelizzazione nel mondo moderno".

Il 1975 lo vide due volte all'estero per altrettanti viaggi pastorali, il 18 maggio in Germania e dal 6 al 21 novembre in Brasile, dove l'università statale di S. Maria a Rio Grande do Sul lo insignì di una laurea honoris causa. Fu in Brasile che impressionò moltissimi prelati per la sua profonda umiltà e devozione. A gennaio 1976 pubblicò Illustrissimi, una raccolta di lettere immaginarie scritte negli anni precedenti a personaggi storici o della letteratura; il libro fu un grande successo editoriale e venne tradotto in numerose lingue.

Sin dal suo insediamento a Venezia, portò sempre il classico abito scuro da sacerdote, indossando di rado la fascia cremisi da vescovo e poi rossa da cardinale e attirandosi così molte critiche dai fedeli zelanti veneziani. Era un'altra prova del suo ricercare la semplicità.

L'incontro con suor Lucia[modifica | modifica wikitesto]

Paolo VI in visita a Venezia nel 1972 con il patriarca Albino Luciani, che indossa la stola consegnatagli dal papa stesso pochi istanti prima.

Il 10 luglio 1977, l'allora cardinale Luciani, molto devoto alla Madonna di Fatima, accogliendo l'invito di Suor Lucia, vi si recò in pellegrinaggio (esattamente a Cova da Iria) incontrando al Carmelo di Coimbra la famosa mistica, con la quale si trattenne per due ore in conversazione. Suor Lucia gli avrebbe rivelato il contenuto del Terzo Segreto (o, più correttamente, la III parte del Segreto o Messaggio) di Fatima. Egli ne fu sensibilmente impressionato e, una volta rientrato in Italia, descrisse così quell'incontro: "La suora è piccolina, è vispa, e abbastanza chiacchierina... parlando, rivela grande sensibilità per tutto quel che riguarda la Chiesa d'oggi con i suoi problemi acuti...; la piccola monaca insisteva con me sulla necessità di avere oggi cristiani e specialmente seminaristi, novizi e novizie, decisi sul serio ad essere di Dio, senza riserve. Con tanta energia e convinzione m'ha parlato di suore, preti e cristiani dalla testa ferma. Radicale come i santi: ou tudo ou nada, o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio".[17]

Si dice anche che suor Lucia abbia predetto a Luciani la sua elezione e il breve pontificato, chiamandolo "Santo Padre" tuttavia nel 2006 il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone ha definito questa storia "tesi vecchia e priva di fondamento".[16] A tal proposito, si ricorda[senza fonte] che il fratello Edoardo vide il cardinale Luciani tornare molto scosso dal viaggio a Fatima: era diventato silenzioso e spesso assorto nei pensieri e quando gli chiese cosa avesse, Albino rispose: "Penso sempre a quello che ha detto Suor Lucia".

Un altro segno della sua personale via crucis può essere una macchiolina rossa su un occhio riscontrata dopo il viaggio in Brasile, diagnosticata come un embolo. I suoi parenti, fra cui un medico, ritennero che fosse stata un'embolia la vera causa della sua morte.[18]

L'addio a Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale Luciani lasciò per l'ultima volta Venezia il 10 agosto 1978 per il conclave dal quale sarebbe uscito papa il 26 agosto, al secondo giorno di votazione. È il terzo Patriarca di Venezia del novecento, dopo Giuseppe Sarto (san Pio X) e Angelo Giuseppe Roncalli (san Giovanni XXIII), a essere chiamato al soglio di Pietro. Nella sua ultima messa, celebrata nella chiesa di san Marco, invitò ripetutamente i fedeli a pregare la Madre di Dio per l'elezione del Papa, per il futuro Papa.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giovanni Paolo I in sedia gestatoria
« Intendiamoci: io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere. »
(Giovanni Paolo I)
Blasonatura dello stemma papale di Papa Giovanni Paolo I
C o a John Paul I.svg

D'azzurro, al monte di sei cime d'argento uscente dalla punta, sormontato da tre stelle d'oro, disposte una e due, col capo patriarcale di Venezia: d'argento caricato di un leone passante, guardante e nimbato, tenente con la branca anteriore destra un libro recante la scritta PAX TIBI MARCE EVANGELISTA MEUS, il tutto d'oro

Il regno di papa Luciani sulla cattedra di Pietro fu brevissimo, durò appena 33 giorni. Ciò malgrado, non mancarono episodi importanti e passaggi fondamentali della storia del papato.

L'elezione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave dell'agosto 1978.

La sua elezione sarebbe stata frutto di una mediazione tra diverse posizioni, tra le quali quelle più conservative della Curia, che sostenevano l'arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri, e la parte sostenitrice delle riforme del Concilio Vaticano II, che sostenevano l'arcivescovo di Firenze, cardinale Giovanni Benelli. Ricevette alcuni voti anche il cardinale Karol Wojtyla, poi papa Giovanni Paolo II, la cui candidatura fu presentata da quei cardinali che auspicavano un'apertura internazionalista del Vaticano. Luciani, tuttavia, chiese sempre di non essere preso in considerazione e, anzi, fu proprio lui a parlare per primo di un papa straniero.

Egli infatti aveva sempre votato per il cardinale Aloisio Lorscheider, un francescano che aveva conosciuto in Brasile e che invece fu tra i più accesi sostenitori di Luciani, soprattutto perché non dimenticò mai quella visita in Brasile. Ad ogni modo, il conclave fu rapidissimo e si concluse dopo sole quattro votazioni, avvenute nella stessa giornata: alle 19:18 del 26 agosto 1978 si aprirono le vetrate della loggia centrale delle Basilica Vaticana, passarono solo ventisei ore e mezzo dalla chiusura delle porte del Conclave e già il nuovo papa era stato eletto. Subito dopo comparve il grande drappo rosso con lo stemma papale e poi il cardinale Pericle Felici, protodiacono, annunciò l'Habemus Papam. Luciani fu eletto 263º successore di Pietro con un'amplissima maggioranza (101 voti tra i 111 cardinali, il quorum più alto nei conclavi del Novecento).

Lo stupore della folla in piazza fu grandissimo poiché la fumata, probabilmente per un errore del cardinale fuochista, fu inizialmente grigio chiara per poi diventare nera. La situazione di incertezza durò fino all'annuncio di Radio Vaticana e alla contemporanea apertura della loggia (solo nel conclave del 2005 verranno introdotte, dopo la fumata, le campane a festa). Appena eletto avrebbe voluto parlare alla folla, ma il cerimoniere glielo impedì, obiettando che non era nella tradizione. Papa Giovanni Paolo II, cinquanta giorni dopo, avrebbe invece infranto il cerimoniale e rivolto un saluto alla folla, oltre alla tradizionale benedizione Urbi et Orbi.

Fu questo il primo segnale di cambiamento che Luciani, seppur per breve tempo, avrebbe cominciato nella Chiesa. Inoltre, al momento della sua elezione, L'Osservatore Romano mandò in stampa l'edizione straordinaria dell'elezione del nuovo papa con un piccolo errore non facile da notare (Albinum Luciani qui sibi "nominem" imposuit Ioannem Paulum I), che resero le copie di quel giornale un pezzo molto raro, equiparabile al famoso francobollo Gronchi rosa[19], nelle poche ore successive, infatti, corressero immediatamente l'errore ritirando il precedente quotidiano e rimettendo in emissione la seconda edizione con il titolo corretto da "nominem" a "nomen".

Si disse che Luciani fu eletto più per "ciò che non era" che per "ciò che era": non era un conoscitore della Curia (il che, secondo alcuni, avrebbe potuto fargli assumere un comando autocratico e accentrato); nonostante la sua notevole cultura non era un altero intellettuale potenzialmente capace di mettere in difficoltà i porporati; non era nemmeno uno straniero, ciò che per i cardinali italiani costituiva una sicurezza e un indubbio valore di continuità.[senza fonte] Il Patriarca non si aspettava minimamente la sua elezione al soglio di Pietro. Il giorno stesso dell'entrata in conclave, andò a sollecitare il meccanico perché aggiustasse in fretta la sua vecchia auto, rottasi alle porte di Roma: “Mi raccomando, fate il più presto possibile. Dovrò ritornare a Venezia tra pochi giorni e non saprei come fare a recuperare la vettura se dovessi lasciarla qui…” disse Luciani. A una sorella disse anche: "Per fortuna io sono fuori pericolo"[20]

La scelta del nome[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paolo I con il cardinale Karol Wojtyla

Per la prima volta nella bimillenaria storia della Chiesa, Luciani scelse un doppio nome, in ossequio ai due pontefici che lo avevano preceduto: Papa Giovanni XXIII, che lo aveva consacrato vescovo, e Papa Paolo VI, che lo aveva creato cardinale. Annunciando l'elezione con il tradizionale Habemus papam, il cardinale protodiacono Pericle Felici, secondo alcuni, volle aggiungere il numero ordinale dopo il nome: «qui sibi nomen imposuit Ioannis Pauli Primi».

Fu lo stesso Luciani a richiederlo, infatti è uso che il pontefice che scelga un nome pontificale mai usato da un suo predecessore non assuma l'ordinale, che gli viene attribuito postumo solo nel caso in cui un suo successore scelga lo stesso nome. Luciani, invece, per tutto il suo breve pontificato, fu sempre chiamato Giovanni Paolo I o Giovanpaolo I (caduto in disuso subito dopo la sua morte), ma mai solo Giovanni Paolo, a differenza di quanto accaduto con il nome pontificale di Papa Francesco, al quale non è stato aggiunto ufficialmente alcun numero ordinale (lo stesso Papa Argentino precisò che voleva essere chiamato solo "Francesco" e non "Francesco Primo").

È possibile[senza fonte] che la scelta di aggiungere il numerale I fosse legata la novità che, benché il nome in sé fosse inedito, si trattava comunque di un nome costituito dall'unione dei nomi dei due predecessori e quindi il numerale I volesse proprio sottolineare la novità. All'indomani dell'elezione, Luciani avrebbe confidato al fratello Edoardo che il suo primo pensiero era stato di farsi chiamare Pio XIII, ma aveva desistito pensando ai settori della Chiesa che avrebbero strumentalizzato questa scelta[21]. Subito dopo pensò a "Giampaolo I" per i motivi suddetti ma i cardinali lo convinsero che "Giampaolo" suonasse troppo familiare e fosse meglio "Giovanni Paolo"[22] (poi, in sèguito, da alcuni media italiani contratto in "Giovanpaolo").

Giovanni Paolo fu il primo nome inedito (anche se costituito da due nomi già usati) scelto da un pontefice dai tempi di Papa Lando (morto nel 914). Da allora, per oltre mille anni, tutti i papi si erano dati o comunque ebbero nomi già appartenuti a un loro predecessore. Anche il successore, Karol Wojtyła, aveva inizialmente pensato a Stanislao, patrono della Polonia, ma avrebbe poi scelto Giovanni Paolo II in memoria di Albino Luciani. La novità sul nome pontificale introdotta da Luciani viene ripetuta nel 2013 dal cardinale gesuita argentino Jorge Mario Bergoglio che sceglie un nome completamente inedito nella storia dei Papi, "Francesco".

Le innovazioni introdotte da Luciani[modifica | modifica wikitesto]

Fu il primo pontefice a desiderare di parlare alla folla dopo l'elezione ma, poiché non era consuetudine, preferì rinunciare. Fu il primo anche ad abbandonare il tradizionale plurale maiestatis nei suoi discorsi, rivolgendosi in prima persona ai fedeli, nonostante zelanti custodi del protocollo preferirono conformarsi alla tradizione riconvertendo i suoi discorsi per la pubblicazione su L'Osservatore Romano e in altri atti ufficiali, nei quali sono mancanti anche varie espressioni estemporanee e informali usate da Luciani.[senza fonte]

Il suo ministero iniziò il 3 settembre con una messa celebrata nella Piazza antistante la Basilica. Per la prima volta dopo molti secoli il Papa non sarebbe stato incoronato: Luciani fece infatti sostituire la tradizionale cerimonia di incoronazione con una "solenne cerimonia per l'inizio del ministero petrino", nel corso della quale, in luogo dell'imposizione sul capo della tiara (che con il suo pontificato cadde in disuso), gli fu imposto sulle spalle il pallio. Inizialmente non volle nemmeno usare la sedia gestatoria, salvo poi cedere per ragioni pratiche: essendo alta rispetto al terreno, la sedia gestatoria consentiva ai fedeli di godere di una migliore visibilità del papa.[senza fonte]

Fu il primo[senza fonte] papa a parlare di sé in termini umani, e non ebbe remore nell'ammettere con inusitata[senza fonte] umiltà la timidezza del suo carattere, ricordando pubblicamente il momento in cui, ancora patriarca di Venezia, Paolo VI gli aveva messo sulle spalle la stola papale facendolo diventare "rosso per la vergogna", nonché la paura che lo colse quando si rese conto di essere stato eletto papa: "Tempestas magna est super me". Così come non altri prima,[senza fonte] espresse pubblicamente una sensazione d'inadeguatezza al ruolo.[senza fonte]

Il suo pensiero, il suo stile[modifica | modifica wikitesto]

« Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri. »
(Preghiera particolare di papa Giovanni Paolo I)

Colto teologo, era considerato per certi versi un conservatore, pubblico difensore dell'Humanae Vitae, che si apprestava a ratificare con una sua enciclica che però mai vide la luce. D'altro canto, però, in una lettera ai suoi diocesiani all'indomani della promulgazione dell'Humanae Vitae, scrisse: «Confesso che […] privatamente avevo sperato che le gravissime difficoltà che esistono sarebbero state superate e che la risposta del Maestro, che parla con uno speciale carisma e nel nome del Signore, avesse coinciso, almeno in parte, con le speranze delle molte coppie sposate dopo che era stata costituita un'apposita Commissione pontificia per esaminare la questione».[23]

Una certa morbidezza nei confronti della questione degli anticoncezionali e della contraccezione, anzi una qualche apertura per l'argomento dopo un convegno delle Nazioni Unite sul tema della sovrappopolazione, furono oggetto di una censura da parte dell'Osservatore Romano, che non pubblicò i commenti papali.[24] Già dai tempi del Concilio Vaticano II (al quale partecipò come membro della commissione allargata sui problemi della famiglia e del controllo delle nascite), infatti, Luciani aveva mostrato idee piuttosto progressiste, parlando di “maternità responsabile” e appoggiando a determinate condizioni l'uso degli anticoncezionali.[23]

Giovanni Paolo I, inoltre (come si capisce dal titolo dell'enciclica che avrebbe voluto scrivere: "I poveri e la povertà nel mondo"), si dimostrò molto sensibile al tema della povertà del Sud del mondo, sottolineando l'inutile opulenza del mondo occidentale. Parlò anche della questione sociale, dell'importanza di dare "la giusta mercede" ai lavoratori.[23] Le sue uniche quattro udienze generali hanno tutte riunite un messaggio di senso compiuto. La prima dedicata all'umiltà dove il Papa chiama a sé un chierichetto per far capire il senso dell'umiltà. La seconda è dedicata alla fede e in quella speciale occasione Giovanni Paolo I recita una poesia di Trilussa. La terza è dedicata alla speranza. Il Papa parla della iucunditas e cita San Tommaso d'Aquino. Nella quarta e ultima udienza generale il Papa parla della carità, cita alcuni passaggi della Populorum progressio (l'enciclica di Paolo VI) e invita a dare un aiuto al Papa un bambino frequentante la quinta elementare.

"Dio è papà, più ancora è madre"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maternità di Dio (cattolicesimo).

Durante l'Angelus della settimana successiva, il 10 settembre 1978, Giovanni Paolo I disse:

« Noi siamo oggetto, da parte di Dio, di un amore intramontabile: (Dio) è papà, più ancora è madre[25] »

Questa frase è una citazione di un passo dell'Antico Testamento, nonché semplice interpretazione di alcuni passi del Vangelo.[26] Il concetto fu ribadito più volte anche dal suo successore Giovanni Paolo II, per esempio nell'udienza di mercoledì 20 gennaio 1999[27].

Nell'anno 2012 (centenario della sua nascita) sia la Repubblica Italiana che lo Stato della Città del Vaticano per ricordarlo emisero un francobollo a lui dedicato:

  • Quello vaticano è formato da un foglietto di quattro francobolli con Luciani seduto e benedicente. Sul lato sinistro del foglietto è stata riportata la famosa frase che provocò grande confusione all'interno della Chiesa cattolica: Dio è papà, più ancora è madre. In più fu coniata una moneta celebrativa da cinque euro sempre a lui dedicata.
  • Quello italiano è un francobollo singolo (autoadesivo) raffigurante papa Luciani benedicente dal Palazzo Apostolico e sul lato destro la cupola della Basilica Vaticana.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Giovanni Paolo I nelle Grotte Vaticane

Papa Luciani, si spense presumibilmente tra le ore 23:00 del 28 settembre 1978 e le ore 5:00 del 29 settembre, nel suo appartamento privato a causa di un infarto miocardico. Secondo un comunicato ufficiale della Santa Sede,[28] poco prima di morire, il Papa era sbiancato in volto, quando aveva saputo del giovane Ivo Zini assassinato a Roma.

Per molte ore, il giorno dopo la sua morte, una gran folla di fedeli continuò a sfilare davanti alla sua salma, sotto gli affreschi della sala Clementina, nonostante il brutto tempo. Nei giorni immediatamente successivi alla morte, venne chiesto invano da una parte della stampa di effettuare l'autopsia sul corpo del papa, richiesta respinta dal collegio cardinalizio in quanto non prevista dal protocollo. Papa Luciani riposa nelle Grotte Vaticane dal 4 ottobre 1978.

In appena trentatré giorni di pontificato non riuscirono a preparare l'Anello del Pescatore per papa Luciani. Lui utilizzò l'"Anello del Concilio" (fatto fare da papa Paolo VI per tutti i padri conciliari che parteciparono al Concilio Vaticano II) e fu sepolto con lo stesso anello.

Teorie alternative sulla morte[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teorie sulla morte di Giovanni Paolo I.

Alcuni mesi dopo iniziarono a circolare alcune ipotesi alternative sulla sua morte.

A fare scalpore fu soprattutto la teoria sviluppata dal giornalista investigativo britannico David Yallop sei anni dopo, nel best seller In nome di Dio, in cui l'autore ipotizza un omicidio a sfondo politico ad opera di alcuni cardinali che si opponevano agli interventi di riforma programmati da Papa Luciani (in particolare quella dello I.O.R. – Istituto Opere Religiose – allora gestito da Paul Marcinkus[29]) e all'apertura verso la contraccezione.[30]

Le dichiarazioni di un pentito di Cosa Nostra, Vincenzo Calcara, da prendere comunque con cautela, anche per mancanza di riscontri oggettivi[31], hanno successivamente alimentato questa tesi. La teoria di Yallop è stata confutata da numerosi autori[32][33]: per lo storico John Pollard, Yallop non si dimostra molto affidabile e la sua tesi non risulta sostenibile[34].

Al di là delle ipotesi editoriali, Giovanni Paolo I non godeva di buona salute: un embolo durante un viaggio in aereo lo aveva privato della vista in un occhio per qualche tempo e lui stesso, durante l'ultima udienza generale da lui tenuta, confessò, rivolgendosi agli ammalati presenti, di essere stato otto volte in ospedale e di essersi sottoposto a quattro operazioni. Questa parte del discorso non appare nel sito ufficiale del Vaticano.[35]

Sue opere[modifica | modifica wikitesto]

La canonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il processo di beatificazione[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo la sua morte da più parti del mondo cattolico sono giunte le richieste per l'apertura del processo di beatificazione. La richiesta è stata formalizzata nel 1990 con la firma di 226 vescovi brasiliani, tra cui quattro cardinali. Il 26 agosto 2002 il vescovo di Belluno-Feltre Vincenzo Savio, al termine della messa celebrata a Canale d'Agordo in ricordo del XXIV anniversario dell'elezione al soglio pontificio di Albino Luciani, ha annunciato l'avvio della fase preliminare di raccolta dei documenti e delle testimonianze necessarie per avviare il processo di beatificazione.

L'8 giugno 2003, al termine dell'assemblea sinodale svoltasi nella basilica cattedrale di San Martino a Belluno, il vescovo Savio ha annunciato che la Congregazione per le Cause dei Santi aveva espresso "parere positivo" circa la "possibilità che si proceda, con i passaggi stabiliti, nella causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Giovanni Paolo I" e che "ben volentieri concede che, a livello diocesano, l'indagine circa la vita e le virtù del servo di Dio Giovanni Paolo I, nonché sulla sua fama di santità, si svolga presso la curia diocesana della diocesi di Belluno-Feltre".

Il 23 novembre 2003, alle ore 15, si è tenuta nella cattedrale di Belluno la sessione inaugurale dell'inchiesta diocesana del processo di beatificazione presieduta dal vescovo Savio alla presenza del cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. Il 10 novembre 2006 si è tenuta sempre in cattedrale a Belluno la sessione di chiusura dell'inchiesta diocesana del processo di beatificazione.

Il 27 giugno 2008 la Congregazione per le Cause dei Santi ha firmato il decreto di validità sugli atti dell'inchiesta diocesana sulla beatificazione. Il 30 maggio 2009 si è concluso ad Altamura il processo sulla presunta guarigione miracolosa, attribuita all'intercessione del servo di Dio Giovanni Paolo I, di Giuseppe Denora, un fedele pugliese della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti; gli atti sono stati trasmessi alla Congregazione per le Cause dei Santi in attesa che la consulta medica e la consulta teologica si esprimano in merito.

Il 25 marzo 2010 la Congregazione per le Cause dei Santi ha sancito la validità del processo diocesano sulla guarigione di Giuseppe Denora. Il miracolo dovrà essere ora investigato nel merito attraverso un supplemento d'indagine condotto dalla consulta medica di laici.

Il 17 ottobre 2012 (giorno del centenario della sua nascita) il vescovo feltrino Enrico dal Covolo ha consegnato nelle mani del cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, la Summarium testium, il primo dei quattro documenti che contribuiranno a preparare la Positio sulle virtù eroiche del servo di Dio Giovanni Paolo I.

La memoria di Papa Luciani a Canale d'Agordo[modifica | modifica wikitesto]

In questo piccolo paese nel bellunese dove egli nacque, oggi meta di pellegrinaggi verso la sua figura, troviamo:

  • La piazza principale a lui dedicata.
  • Nella chiesa Pievanale, la statua dell'Umiltà di Riccardo Cenedese (1982)
  • Davanti alla casa natale una formella bronzea per il centenario della sua nascita (2012) sul lato sinistro il piccolo Albino e sul lato opposto lui da papa con la mano chinata come nell'accarezzare un bambino.

Questo papa, dunque, non è stato quella “meteora” di cui qualche volta si dice.

Il Museo e Centro Studi Papa Luciani[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo papa Luciani.

Dal 1978 è stato costituito a Canale d'Agordo un museo provvisorio di foto e ricordi appartenuti ad Albino Luciani, ubicato nella canonica dell'arciprete e aperto nei mesi estivi. L'esposizione, inalterata per circa 30 anni, è stata recentemente rinnovata e ampliata con l'aggiunta di oggetti di uso personale del Pontefice, finora non visibili al pubblico. Per il museo definitivo bisognerà attendere alcuni anni: l'attuale mostra-museo provvisoria sarà infatti trasferita e sistemata all'interno della vecchia sede municipale ora in disuso.

Via Crucis con Papa Luciani[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 agosto 2008 gli è stata dedicata una Via Crucis itinerante, partendo dalla prima stazione in Piazza Papa Luciani (davanti alla canonica), poi si prosegue in direzione del bosco di "Cavallera" per arrivare quasi alla fine del confine tra Canale e Caviola, (comune di Falcade). La Via Crucis si snoda in un percorso di 2 km e le stazioni sono su grandi massi di roccia bianca su cui sono state posizionate 15 formelle artistiche in bronzo, della "Passione di Cristo", realizzate dell'artista falcadino Franco Murer.

La figura di Giovanni Paolo I nel tempo[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Paolo I nel ricordo dei suoi successori[modifica | modifica wikitesto]

Papa Benedetto XVI prega sulla tomba di papa Giovanni Paolo I
« Quando mercoledì 27 settembre il Santo Padre Giovanni Paolo I ha parlato ai partecipanti all'udienza generale, nessuno poteva immaginare che fosse per l'ultima volta. La sua morte – dopo 33 giorni di pontificato – ha sorpreso e ha riempito tutto il mondo di profondo lutto. Egli che suscitò nella Chiesa così grande gioia e ispirò nei cuori degli uomini tanta speranza ha, in così breve tempo, consumato e portato alla fine la sua missione. Nella sua morte si è verificata la parola tanto ripetuta del Vangelo: "...state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà" (Mt 24,44). Giovanni Paolo I vegliava sempre. La chiamata del Signore non l'ha sorpreso. Egli l'ha seguita con la stessa trepida gioia, con la quale il 26 agosto aveva accettato l'elezione al soglio di San Pietro. »
(Giovanni Paolo II prima udienza generale, 25 ottobre 1978)
« Riflettendo su questi testi biblici, ho pensato subito a Papa Giovanni Paolo I, di cui proprio oggi ricorre il trentesimo anniversario della morte. Egli scelse come motto episcopale lo stesso di san Carlo Borromeo: Humilitas. Una sola parola che sintetizza l’essenziale della vita cristiana e indica l’indispensabile virtù di chi, nella Chiesa, è chiamato al servizio dell’autorità. In una delle quattro Udienze generali tenute durante il suo brevissimo pontificato disse tra l’altro, con quel tono familiare che lo contraddistingueva: "Mi limito a raccomandare una virtù, tanto cara al Signore: ha detto: imparate da me che sono mite e umile di cuore … Anche se avete fatto delle grandi cose, dite: siamo servi inutili". E osservò: "Invece la tendenza, in noi tutti, è piuttosto al contrario: mettersi in mostra" (Insegnamenti di Giovanni Paolo I, p. 51-52). L’umiltà può essere considerata il suo testamento spirituale.

Grazie proprio a questa sua virtù, bastarono 33 giorni perché Papa Luciani entrasse nel cuore della gente. Nei discorsi usava esempi tratti da fatti di vita concreta, dai suoi ricordi di famiglia e dalla saggezza popolare. La sua semplicità era veicolo di un insegnamento solido e ricco, che, grazie al dono di una memoria eccezionale e di una vasta cultura, egli impreziosiva con numerose citazioni di scrittori ecclesiastici e profani. È stato così un impareggiabile catechista, sulle orme di san Pio X, suo conterraneo e predecessore prima sulla cattedra di san Marco e poi su quella di san Pietro. "Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio", disse in quella medesima Udienza. E aggiunse: "Non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma: si crede alla mamma, io credo al Signore, a quello che Egli mi ha rivelato" (ivi, p. 49). Queste parole mostrano tutto lo spessore della sua fede. Mentre ringraziamo Dio per averlo donato alla Chiesa e al mondo, facciamo tesoro del suo esempio, impegnandoci a coltivare la sua stessa umiltà, che lo rese capace di parlare a tutti, specialmente ai piccoli e ai cosiddetti lontani. Invochiamo per questo Maria Santissima, umile Serva del Signore. »

(Benedetto XVI, Angelus, Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, 28 settembre 2008)

Speciali televisivi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988 Mixer, storico rotocalco televisivo di Giovanni Minoli in onda su Rai 2, mandò in onda la puntata-inchiesta La strana morte di Papa Luciani, riproposta nel 2006 da un altro programma di Minoli, La storia siamo noi[36]

Nel settembre 2005, in occasione della ricorrenza della scomparsa di papa Luciani, la testata documentaristica La grande storia di RaiTre ha realizzato un film-documento inedito sulla vita e il pontificato (Giovanni Paolo I, Il Papa del sorriso) a cura di Luigi Bizzarri. Viene riproposto il 17 agosto 2012 in occasione del centenario della nascita (1912-2012).

La fiction televisiva[modifica | modifica wikitesto]

RaiUno ha presentato nelle serate del 23 e 24 ottobre 2006 la fiction Papa Luciani - Il sorriso di Dio, seguita da oltre 10 milioni di telespettatori. Il ruolo di Giovanni Paolo I è interpretato dall'attore Neri Marcorè. Fu riproposta il 26 agosto 2012 sempre in occasione del centenario della nascita (1912-2012) in versione serale ristretta.

Il film è stato criticato per i ritratti non corrispondenti alla realtà di alcuni personaggi (in particolar modo dei Cardinali del Concilio) e perché sposa, seppur non apertamente, la tesi del complotto, che secondo il film sarebbe emersa già il giorno successivo alla morte.

In particolare, il cardinale Tarcisio Bertone[16] ha anche criticato l'etichetta di "pontefice buonista" che è stata affibbiata al protagonista. Albino Luciani era uomo mite, ma estremamente preparato e fermo nelle proprie decisioni: sono assenti, ad esempio, episodi quali la chiusura della FUCI del 1974. Critiche sono inoltre giunte a causa dell'ambientazione della fiction, che nulla aveva a che vedere con il bellunese e le Dolomiti agordine.

Al cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nel film Il Padrino - Parte III, del 1990, è inclusa la teoria dell'assassinio di Papa Giovanni Paolo I, nonostante il nome dei personaggi e l'anno della sua morte siano diversi.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

A lui sono stati dedicati il brano musicale "Hey, Luciani" del gruppo The Fall[37] e l'album Wave di Patty Smith.[38]

Compare tra i personaggi italiani famosi nel video Buonanotte all'Italia del 2007 di Luciano Ligabue.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Trattamenti di
Giovanni Paolo I
Stemma
Papa della Chiesa Cattolica
Vescovo di Roma
Trattamento di cortesia Sua Santità
Trattamento colloquiale Vostra Santità
Trattamento religioso Santo Padre
Titolo postumo Servo di Dio
I trattamenti d'onore
Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'Oro
Gran Maestro dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Piano
Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno
Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro Papa
Laurea honoris causa - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa
— Universidade Federal de Santa Maria, Santa Maria (Brasile), novembre 1975.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Paolo I - Angelus Domini - domenica 10 settembre 1978, www.vatican.va. URL consultato il 5-aprile-2013.
  2. ^ H. Jedin, Storia della Chiesa, Jaca Book, Milano 1995, vol. X, p. xxxvii
  3. ^ http://www.santiebeati.it - Servo di Dio Giovanni Paolo I (Albino Luciani)
  4. ^ Solenne apertura della causa di canonizzazione del Servo di Dio Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, 23 novembre 2003.
  5. ^ Luigi Bizzarri - Il Papa del Sorriso
  6. ^ Giovanni Paolo I, il Papa del Sorriso
  7. ^ The September Pope, cover story in Time, Monday, 9 Oct 1978]], webpage found 3 April 2010
  8. ^ a b Mario Sgarbossa, Giovanni XXIII - La saggezza del cuore
  9. ^ Scheda su catholic-hierarchy.org
  10. ^ Ido Da Ros, L'Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, De Bastiani, 1996, pp. 9-10.
  11. ^ Autori vari, Storia religiosa del Veneto – Diocesi di Vittorio Veneto, Giunta regionale del Veneto – GregorianaLibreriaEditrice.
  12. ^ Scheda su catholic-hierarchy.org
  13. ^ Scheda del sito diocesano
  14. ^ Ido Da Ros, L'Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, De Bastiani, 1996, pag. 13-14, 137-168. Si veda anche http://www.papaluciani.com/ita/fioretti/fioretti21.htm.
  15. ^ Lo scisma di Montaner
  16. ^ a b c Intervista a Mons. Tarcisio Bertone, pubblicata su Avvenire il 26 ottobre 2006
  17. ^ Don Diego Lorenzi, Maria, Trieste febbraio 1980
  18. ^ Orazio La Rocca, Luciani e la profezia de morte. Da Fatima tornò turbato, la Repubblica, 28 settembre 2003
  19. ^ Articolo di LaFolla.it
  20. ^ Servo di Dio Giovanni Paolo I
  21. ^ Stefania Falasca, La Speranza è aspettare qualcosa di bello dal Signore, articolo pubblicato su 30Giorni, agosto 2002.
  22. ^ http://www.zenit.org/it/articles/albino-luciani-inedito-seconda-parte
  23. ^ a b c La strana morte di Papa Luciani: un decesso all'italiana? da "Storia in Network
  24. ^ Tra altre dichiarazioni: atti della commissione 4 del "Concilio Ecumenico Vaticano II" in cui Albino Luciani collaborò.
  25. ^ ANGELUS, Domenica, 10 settembre 1978
  26. ^ Per esempio Vangelo secondo Matteo 23,37
  27. ^ http://www.et-et.it/articoli1999/a99a21.htm
  28. ^ Almanacco di Storia Illustrata nº 254 del 1978 - Arnoldo Mondadori editore pag. 118.
  29. ^ I fioretti di Papa Luciani, parte IV, da "Humilitas" - anni 1994 - 1995
  30. ^ Articolo su Papa Luciani su "il Cassetto"
  31. ^ Corrado Augias, "I segreti del Vaticano", Mondadori, 2010.
  32. ^ Ad es, Michael Hesemmann, Cfr. M. Hesemann, Contro la Chiesa, San Paolo, Cinisello Balsamo 2009, pagg. 315-334
  33. ^ Ad es. John Cornwell, A thief in the night: life and death in the Vatican, 1985.
  34. ^ John F. Pollard, Money and the Rise of the Modern Papacy: Financing the Vatican, 1850-1950, Cambridge University Press, 2005.
  35. ^ Giovanni Paolo I, udienza generale del 27 settembre 1978
  36. ^ Puntata di La storia siamo noi sulla morte di Luciani, integrale, dal sito ufficiale
  37. ^ Brano musicale dei The Fall
  38. ^ Brano musicale di Patty Smith

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ivan Marsura, "Giovanni Paolo I, Il sorriso dell'umile, Dario De Bastiani Editore, 2012, ISBN 978-88-8466-279-8
  • Marco Roncalli, "Giovanni Paolo I. Albino Luciani", San Paolo Edizioni, 2012
  • Andrea Maniglia, "MAGIS OSTENTUS QUAM DATUS! Il tempo dell'umiltà", Edizioni Segno, 2012
  • Luca Antonucci, “Papa Luciani Un lampo di stupore”, Este Edition Srl, 2012, ISBN 978-88-6704-012-4
  • Opera omnia, (9 volumi in formato e-book), Edizioni Messaggero, Padova, 2011
  • Giovanni Vian (ed.), Albino Luciani dal Veneto al mondo. Atti del convegno di studi nel XXX della morte di Giovanni Paolo I (Canale d'Agordo – Vicenza – Venezia, 24-26 settembre 2008), Viella, (Venetomondo, 3), 2010, ISBN 978-88-8334-470-1
  • Regina Kummer, Albino Luciani Papa Giovanni Paolo I Una vita per la Chiesa , Edizioni Messaggero Padova, 2009, II ed., ISBN 978-88-250-2239-1
  • Loris Serafini, Albino Luciani, il Papa del sorriso, Edizioni Messaggero Padova, 3ºa edizione 2008, ISBN 978-88-250-2103-5
  • Luciani Albino, Cè Marco, Scola Angelo, Come il padre ha mandato me, così io mando voi, 2007
  • Scopelliti-Taffarel, Lo stupore di Dio. La vita di Papa Luciani, Ares, 2006, ISBN 88-8155-348-1
  • Luis Miguel Rocha, La morte del Papa, Cavallo di ferro, 2006, ISBN 88-7907-014-2
  • Jesús López Sáez, El día de la cuenta. Juan Pablo II a examen, Ediciones Meral, 2005, ISBN 84-933979-2-X
  • Patrizia Luciani, Un prete di montagna. Gli anni bellunesi di Albino Luciani (1912-1958) Edizioni Messaggero Padova, 2003, ISBN 88-250-1382-5
  • Stefania Falasca, Mio fratello Albino. Ricordi e memorie della sorella di Papa Luciani, ed.30Giorni, 2003
  • Tornielli-Zangrando, Papa Luciani. Il sorriso del Santo, Piemme, 2003, ISBN 88-384-6587-8
  • Luigi Incitti, Papa Luciani, una morte sospetta, L'Airone, 2001, ISBN 88-7944-498-0
  • Luigi Incitti, Da Papa Luciani a Papa Wojtyla, L'Airone, 2000, ISBN 88-7944-442-5
  • David Yallop, In nome di Dio. La morte di Papa Luciani, Tullio Pironti Editore, 1997, ISBN 88-7937-056-1
  • Ido Da Ros, L'Africa di Albino Luciani e dei missionari vittoriesi, De Bastiani Editore, 1996
  • Jesús López Sáez, Se pedirá cuenta. Muerte y figura de Juan Pablo I, Editorial Orígenes, 1991, ISBN 84-7825-047-6
  • Jesús López Sáez: libros sobre Juan Pablo I en www.comayala.es

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Paolo VI 26 agosto 1978 - 29 settembre 1978 Papa Giovanni Paolo II
Predecessore Vescovo di Vittorio Veneto Successore BishopCoA PioM.svg
Giuseppe Carraro 27 dicembre 1958 - 15 dicembre 1969 Antonio Cunial
Predecessore Patriarca di Venezia Successore PrimateNonCardinal PioM.svg
Giovanni Urbani 15 dicembre 1969 - 26 agosto 1978 Marco Cé
Predecessore Cardinale presbitero di San Marco Successore CardinalCoA PioM.svg
Giovanni Urbani 5 marzo 1973 - 26 agosto 1978 Marco Cé

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