Vescovo
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Il vescovo, nel cristianesimo, è il responsabile (pastore) di una diocesi ed è considerato nel cattolicesimo successore degli apostoli.
La parola viene dal greco επίσκοπος (episcopos), che significa "supervisore", "sorvegliante". Alcune chiese cristiane usano la traduzione invece della traslitterazione della parola greca, in corrispondenza di un servizio simile a quello dei vescovi cattolici.
Indice |
[modifica] Storia
L'episcopato è uno dei ministeri citati nel Nuovo Testamento, in particolare nelle lettere di Paolo.[1]
Nei primi secoli del cristianesimo il suo ruolo iniziò a delinearsi come quello di guida delle chiese locali: nel III secolo abbiamo la presenza di importanti comunità cristiane di fondazione apostolica guidate da vescovi (come a Lione o ad Antiochia). Nel IV secolo sono vescovi molti dei padri della Chiesa: Ambrogio a Milano, Agostino a Ippona, Cirillo a Gerusalemme, Atanasio ad Alessandria.
Nel IV secolo Costantino dette inoltre ai vescovi lo "status" di funzionari dello Stato romano, attribuendosi lui stesso il titolo di "supervisore/vescovo per gli affari esterni alla chiesa cristiana". Fu lo stesso imperatore Costantino a convocare e presiedere il primo concilio ecumenico della storia, quello di Nicea del 325.
Questa pratica venne mantenuta anche dopo la caduta dell'impero romano in età feudale, spesso anche per motivi pratici: i vescovi, essendo sacerdoti, avevano l'obbligo del celibato e non potevano pertanto avere figli legittimi che potessero pretendere un'eredità del feudo. Questo avvenne nella maggior parte dei paesi a maggioranza ortodossi (come Romania, Grecia, Bulgaria, ...), nel Regno di Franconia, nel Sacro Romano Impero di Carlo Magno (con il fenomeno dei vescovi-conte), nei Paesi scandinavi (Danimarca, Norvegia, Svezia) e in Islanda (così come è avvenuto, in tempi più recenti, nella Repubblica Popolare Cinese).
Questa situazione dettò nel corso della storia della Chiesa numerosi problemi, soprattutto per quanto riguardava la facoltà di nominare i vescovi, contesa tra imperatore e papato; questa tensione sfociò in uno scontro aperto nell'XI secolo, in quella che viene definita lotta per le investiture.
Il ruolo dei vescovi venne messo in discussione nel XVI secolo da parte delle chiese riformate, che non accettavano l'ordine sacro e non ritenevano che l'episcopato facesse parte della costituzione divina della Chiesa.
In ambito cattolico, questa concezione venne condannata dal Concilio di Trento, che ribadì invece la dottrina secondo cui i vescovi sono i successori degli apostoli e il loro ruolo è istituito da Gesù Cristo; il concilio emanò inoltre alcuni decreti disciplinari per contrastare la pratica che considerava il vescovo un uomo di potere: per la prima volta, la rendita dei benefici ecclesiastici venne connessa alla residenza nella diocesi di appartenente e venne ribadita la preminenza del ruolo pastorale del vescovo rispetto quello politico e istituzionale.
[modifica] Nel cattolicesimo
Nel cattolicesimo l'episcopato è il primo e più alto grado del sacramento dell'Ordine. Gli altri due, in posizione subordinata all'episcopato, sono il presbiterato (sacerdoti) ed il diaconato.[2]
I vescovi sono inoltre considerati i successori degli apostoli[3] sia dal punto di vista pastorale che sacramentale: gli apostoli, ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecoste (Atti 1,8; 2,4; Giovanni 20,22-23), lo hanno trasmesso ai loro successori con l'imposizione delle mani ed esso è stato trasmesso fino ad oggi nell'ordinazione episcopale[2] (questo concetto teologico è chiamato successione apostolica).
La chiesa-edificio da cui un vescovo esercita il suo magistero è detta cattedrale.
[modifica] Elezione e ordinazione
Nella chiesa delle origini, il vescovo veniva scelto con l'intervento del clero e del popolo, che potevano testimoniare i meriti del candidato. Solo con il codice del 1917 si arriva ad affermare solennemente che il vescovo deve essere nominato dal Papa, o comunque conferma quelli legittimamente eletti.[4]
Attualmente è previsto che almeno ogni tre anni i vescovi di una provincia ecclesiastica, o le conferenze episcopali, inviino alla Santa Sede un elenco di sacerdoti adatti all'episcopato. In ogni caso, ogni qualvolta viene nominato un vescovo, il legato pontificio è tenuto a comunicare alla Santa Sede, insieme al suo parere, anche quello del metropolita e dei vescovi suffraganei della provincia alla quale appartiene il candidato.[5]
Per l'elevazione all'episcopato si richiede che il candidato:[6]
- sia eminente per fede salda, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l'ufficio in questione;
- goda di buona reputazione;
- abbia almeno trentacinque anni di età (40 in Italia su decisione della CEI);
- sia presbitero almeno da cinque anni;
- abbia conseguito la laurea dottorale o almeno la licenza in Sacra Scrittura, teologia o diritto canonico in un istituto di studi superiori approvato dalla Sede Apostolica, oppure sia almeno veramente esperto in tali discipline.
Il rito dell'ordinazione episcopale prevede l'imposizione delle mani da parte di un vescovo celebrante (solitamente insieme ad altri due vescovi concelebranti) e la consegna del Vangelo, dell'anello, della mitra e del bastone pastorale. La consegna del vangelo indica il dovere di annunciare la Parola di Dio, l'anello è simbolo della fedeltà all'impegno e al servizio episcopale, la mitra (o mitria) è un richiamo allo splendore della santità verso la quale il vescovo deve aspirare, il bastone pastorale è un riferimento al ministero di pastore che il vescovo assume con la sua nomina.
| Per approfondire, vedi la voce Rito romano#Ordinazione episcopale. |
L'ordinazione episcopale viene sempre effettuata su un permesso espresso dalla Santa Sede, ma può essere valida (anche se non legittima) anche in contrasto con questa disposizione, purché il consacrante sia un vescovo. Il vescovo che consacri un altro vescovo senza mandato pontificio incorre tuttavia nella scomunica latae sententiae prevista dal Codice di Diritto Canonico[7]. Nei tempi moderni gli ordinanti sono di solito tre vescovi. In tempi recenti, hanno suscitato clamore l'ordinazione di quattro vescovi senza le dovute lettere pontificie da parte di mons. Marcel Lefebvre nel 1988 e, nel 2006, da parte di mons. Emmanuel Milingo[8].
[modifica] Funzioni del vescovo nella Chiesa cattolica
Precisa il Codice di diritto canonico:
| « I Vescovi, che per divina istituzione sono successori degli Apostoli, mediante lo Spirito Santo che è stato loro donato, sono costituiti Pastori della Chiesa, perché siano anch'essi maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo » | |
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(Can. 375)
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Secondo questo testo, e secondo le linee comuni della teologia, il ministero o servizio del vescovo si sviluppa lungo tre direttrici, partendo dalle tre caratteristiche di Cristo (regalità, profezia, sacerdozio):
- Dimensione regale (governare, cioè servire): il vescovo è il responsabile dell'attività pastorale della comunità diocesana, il primo dei servitori del popolo di Dio e quindi del regno di Dio.
- Dimensione profetica (insegnare): il vescovo è il maestro nella fede del popolo di Dio a lui affidato, ha la funzione di insegnare con autorità la dottrina rivelata da Dio.
- Dimensione sacerdotale (santificare): presiedendo la celebrazione dei sacramenti, è strumento di Dio per la santificazione del suo popolo.
[modifica] Insegne episcopali e abiti propri
Oltre alle insegne episcopali ricevute durante la consacrazione (anello, mitria e pastorale) e ai paramenti propri del presbitero, durante i vari riti liturgici il vescovo indossa la croce pettorale, solitamente in metallo e affrancata ad una catena o cordiglio di colore verde/oro e lo zucchetto di colore paonazzo. Nei pontificali il vescovo presidente indossa sotto la casula o pianeta anche la dalmatica. Se il vescovo è insignito del titolo di arcivescovo metropolita (cioè è a capo di una metropolia, una circoscrizione ecclesiastica comprendente più diocesi)indossa, sopra la casula, il pallio, che esprime il legame con il pontefice romano.
In occasione di visite pastorali o se assiste (ovvero non prende parte diretta alla celebrazione) a riti religiosi, il vescovo indossa l'abito corale, mentre ordinariamente indossa l'abito piano.
[modifica] Gerarchia dei vescovi
Anche tra i vescovi stessi esiste una gerarchia: il grado più alto è quello di patriarca, a cui segue, nelle chiese cattoliche orientali, quello di arcivescovo maggiore; quindi gli arcivescovi metropoliti, che sono i vescovi a capo delle arcidiocesi metropolitane, sedi principali di una provincia ecclesiastica composta, oltre alla sede metropolitana, da una o più diocesi suffraganee. L'arcivescovo metropolita, oltre agli abiti episcopali comuni a tutti i vescovi, indossa il pallio che gli è proprio. Il pallio e il pastorale possono essere portati solo nel proprio ambito di giurisdizione. C'è inoltre da precisare che alcune sedi suffraganee sono comunque "arcidiocesi", non metropolitane. Il vescovo di tale sede suffraganea è dunque arcivescovo, senza essere metropolita e senza indossare il pallio.
In una diocesi grande possono essere nominati vescovi ausiliari per aiutare il vescovo titolare. Se hanno diritto di successione vengono chiamati coadiutori, e succedono alla cattedra del vescovo titolare.
Ad alcuni vescovi (anche latini) sono attribuiti il titolo di "Esarca" in riconoscimento di un'autorità più ampia, o di una tradizione illustre della propria sede episcopale.
I vescovi e gli arcivescovi hanno diritto all'appellativo di "Eccellenza Reverendissima", mentre ai Patriarchi di rito Orientale spetta quello di Beatitudine.
[modifica] Aspetto collegiale
L'ordine episcopale ha un carattere collegiale: i vescovi sono tenuti a lavorare in comunione tra loro e con il vescovo di Roma (il papa) in particolare. L'insieme di tutti i vescovi prende il nome di Collegio episcopale di cui il Pontefice è il capo.[9]
Il collegio episcopale esercita la sua potestà in modo solenne durante i concili ecumenici, riunioni nelle quali tutti i vescovi della Chiesa sono chiamati per trattare temi di fede e di morale.[9] Tali concili sono comunque sottomessi all'autorità del Vescovo di Roma.[10]
A livello locale i vescovi sono organizzati in conferenze episcopali su base nazionale. Le cariche della conferenza episcopale sono elettive e a scadenza determinata.[11]
[modifica] Nel vetero-cattolicesimo
Secondo l'ecclesiologia vetero-cattolica, quella di vescovo è la più alta carica nella Chiesa, ed è legata ad una realtà diocesana esistente. Questo principio è espresso dalla chiesa primitiva e ribadito da Urs Küry con le parole:sine episcopo nulla Ecclesia, nullus episcopus sine ecclesia (non c'è chiesa senza un vescovo, non c'è vescovo senza una chiesa). Pertanto nelle Chiese vetero-cattoliche non ci sono vescovi ausiliari, se non in rari casi (ad esempio malattia grave o età avanzata del vescovo in carica).
Precondizione per l'ordinazione episcopale è che il candidato all'episcopato sia stato consacrato diacono e presbitero già prima della consacrazione (l'Ordine ricevuto in altre Chiese cattoliche è riconosciuto e quindi non può essere ripetuto). Bisogna rispettare le seguenti operazioni:
- Il candidato deve essere nominato dal capitolo della cattedrale o dal Sinodo per essere eletto vescovo. Questa è la forma attuale delle elezioni della Chiesa primitiva secondo la formula "vescovo dal clero e dal popolo".
- La consacrazione avviene mediante la preghiera di consacrazione e l'imposizione delle mani da parte di un vescovo in successione apostolica, di solito con l'assistenza di almeno due altri vescovi.
Caratteristica di un vescovo vetero-cattolico è, quindi, di essere sia eletto che consacrato. Quando manchi il primo passo (come nel caso dei vescovi vaganti), la validità della consacrazione è dubbia. Tuttavia, se il consacrando è validamente eletto, mentre la consacrazione non è ancora stata effettuata, costui può già - quando l'ordinamento della sua Chiesa locale lo consenta - esercitare le funzioni episcopali che non richiedono l'ordinazione episcopale in qualità di "vescovo eletto".
Le Chiese vetero-cattoliche sono Chiese locali autonome. Così, l'Arcivescovo di Utrecht, che è al contempo presidente della Conferenza episcopale vetero-cattolica internazionale dell'Unione di Utrecht in quanto titolare della più antica sede episcopale, detiene il primato d'onore ma non ha poteri giurisdizionali di là della sua diocesi.
Il ritiro del vescovo e il massimo è regolamentato a livello nazionale. In Germania e in Svizzera, per esempio, l'età massima è di 70 anni, dopo di che un vescovo dovrebbe andare in pensione. Anche successivamente alle dimissioni egli può esercitare nella liturgia funzioni episcopali, mentre la guida della diocesi rimane unicamente al suo successore.
Le insegne di un vescovo vetero-cattolico sono simili a quelle di un vescovo cattolico romano: mitria, pastorale, anello e Croce pettorale. A causa dello scisma da Roma, gli arcivescovi di Utrecht dal 1723 non portano il pallio.
Secondo la tradizione patristica, rimangono riservati al vescovo consacrato la consacrazione degli oli sacri, la consacrazione di chiese e altari e i Sacramento della Confermazione e dell'Ordine[12]. Qualora sia presente in una celebrazione, di solito è guida della Messa e di qualsiasi altra amministrazione di sacramenti, anche non espressamente a lui riservati. Un vescovo vetero-cattolico può amministrare atti di culto (ad esempio battesimi, matrimoni, unzione degli infermi, funerali) in tutte le comunità della sua diocesi per motivi pastorali.
In alcune chiese vetero-cattoliche, l'esclusione delle donne dal triplice ministero ordinato è stato abolito con decisioni sinodali, e pertanto le donne saranno ammesse all'ordinazione episcopale.
I vescovi vetero-cattolici generalmente non sono tenuti al celibato.
[modifica] Nel protestantesimo
Nella Riforma protestante l'episcopato, come il sacerdozio, non è considerato istituito da Cristo né come una prosecuzione del ministero apostolico.
Alcune chiese protestanti mantengono la figura del vescovo, senza valore sacramentale, ma con un semplice ruolo istituzionale o amministrativo.
[modifica] Note
- ^ 1 Tim 3,1-7; Tito 1, 7; At 20, 28; Fil 1, 1
- ^ a b Lumen Gentium, 21
- ^ Lumen Gentium 20
- ^ Can. 377, §1 CIC
- ^ Can. 377, §2 §3 CIC
- ^ Can. 378 §1 CIC
- ^ Can. 1382 CJC
- ^ Milingo sfida il Vaticano e ordina 4 vescovi sposati
- ^ a b Lumen Gentium 22
- ^ Can. 341 CIC
- ^ Can. 447 segg. CIC
- ^ In casi eccezionali, come ad esempio la Confermazione come parte di un battesimo degli adulti, può essere concesso il potere di amministrare la Confermazione ad un sacerdote. Allo stesso modo, in assenza del vescovo, l'unzione della Confermazione può essere effettuata da un sacerdote autorizzato. Questo è di regola il Vicario generale. In pericolo di vita ogni sacerdote può e deve concedere al battezzato non confermato il sacramento anche in assenza di una speciale autorizzazione.
[modifica] Voci correlate
- Tradizione cattolica
- Chiesa cattolica
- Clero
- Apostolo
- Successione apostolica
- Elenco delle diocesi italiane
- Lotta per le investiture
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