Vescovo

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Stemma vescovile della Chiesa cattolica.
Vescovo cattolico durante una celebrazione liturgica. Si possono notare le insegne, tra cui la mitra, il bastone pastorale, l'anello e la croce pettorale (quest'ultima, durante le celebrazioni, andrebbe indossata sotto la casula o la pianeta).

Il vescovo, in alcune chiese cristiane, è il responsabile (pastore) di una diocesi e, nel cattolicesimo come nell'ortodossia ed in tutte le chiese che credono nell'episcopato storico, è considerato un successore degli apostoli. La parola viene dal greco επίσκοπος (epìscopos), che significa "supervisore", "sorvegliante".

Alcune chiese cristiane usano la traduzione invece della traslitterazione della parola greca, in corrispondenza di un servizio simile a quello dei vescovi cattolici. Nell'antica Grecia questo termine veniva utilizzato per indicare uno scolarca, o direttore di un'accademia, poiché spesso aveva funzioni di sorveglianza[non chiaro]. Si è evoluto nel tempo coincidendo con la figura del dirigente tecnico, o tecnarca, come nella gerarchia dei filomati, mentre è rimasto invariato nell'assetto religioso delle varie chiese.[senza fonte]

I vescovi cattolici godono dell'appellativo di "eccellenza reverendissima", mentre i patriarchi (cattolici e ortodossi) quello di "beatitudine".

Storia[modifica | modifica sorgente]

Ambrogio, vescovo di Milano, vestito delle insegne episcopali

L'episcopato è uno dei ministeri citati nel Nuovo Testamento, in particolare nelle lettere di Paolo, seppur con differenze rispetto a quello sviluppatosi con tempo nello chiese di tradizione episcopale (che riconoscono cioè l'autorità dei vescovi come successori degli apostoli).[1]

Nei primi secoli del cristianesimo il suo ruolo cominciò a delinearsi come quello di guida delle chiese locali: nel III secolo abbiamo la presenza di importanti comunità cristiane di fondazione apostolica guidate da vescovi (come a Lione o ad Antiochia). Nel IV secolo sono vescovi molti dei padri della Chiesa: Ambrogio a Milano, Agostino a Ippona, Cirillo a Gerusalemme, Atanasio ad Alessandria.

Nel IV secolo Costantino dette inoltre ai vescovi lo "status" di funzionari dello Stato romano, attribuendosi lui stesso il titolo di "supervisore/vescovo per gli affari esterni alla chiesa cristiana". Fu lo stesso imperatore Costantino a convocare e presiedere il primo concilio ecumenico della storia, quello di Nicea del 325.

Dipinto di Meo da Siena (particolare dal polittico del 1315 per l'abbazia di Santa Maria di Valdiponte, oggi nella Galleria nazionale dell'Umbria a Perugia) raffigurante un vescovo

Questa pratica[quale?] venne mantenuta anche dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente in età feudale, spesso anche per motivi pratici: i vescovi, essendo sacerdoti, avevano l'obbligo del celibato e non potevano pertanto avere figli legittimi che potessero pretendere un'eredità del feudo. Questo avvenne nella maggior parte dei paesi a maggioranza ortodossi (come Romania, Grecia, Bulgaria, ...), nel Regno di Franconia, nel Sacro Romano Impero di Carlo Magno (con il fenomeno dei vescovi-conte), nei paesi scandinavi (Danimarca, Norvegia, Svezia) e in Islanda (così come è avvenuto, in tempi più recenti, nella Repubblica Popolare Cinese).

Questa situazione dettò nel corso della storia della Chiesa numerosi problemi, soprattutto per quanto riguardava la facoltà di nominare i vescovi, contesa tra imperatore e papato; questa tensione sfociò in uno scontro aperto nell'XI secolo, in quella che viene definita lotta per le investiture.

Il ruolo dei vescovi venne messo in discussione nel XVI secolo da parte delle chiese riformate, che non accettavano l'ordine sacro e non ritenevano che l'episcopato facesse parte della costituzione divina della Chiesa.

In ambito cattolico, questa concezione venne condannata dal Concilio di Trento, che ribadì invece la dottrina secondo cui i vescovi sono i successori degli apostoli e il loro ruolo è istituito da Gesù Cristo; il concilio emanò inoltre alcuni decreti disciplinari per contrastare la pratica che considerava il vescovo un uomo di potere: per la prima volta, la rendita dei benefici ecclesiastici venne connessa alla residenza nella diocesi di appartenente e venne ribadita la preminenza del ruolo pastorale del vescovo rispetto quello politico e istituzionale.

Nelle Chiese ortodosse[modifica | modifica sorgente]

Nel cattolicesimo[modifica | modifica sorgente]

Nel cattolicesimo l'episcopato è il primo e più alto grado del sacramento dell'Ordine. Gli altri due, in posizione subordinata all'episcopato, sono il presbiterato (sacerdoti) e il diaconato.[2]

I vescovi sono inoltre i successori degli apostoli[3] sia dal punto di vista pastorale sia sacramentale: gli apostoli, ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecoste (Atti 1,8; 2,4; Giovanni 20,22-23), lo hanno trasmesso ai loro successori con l'imposizione delle mani ed esso è stato trasmesso fino a oggi nell'ordinazione episcopale[2] (questo concetto teologico è chiamato successione apostolica).

La chiesa-edificio da cui un vescovo esercita il suo magistero è detta cattedrale.

Elezione e ordinazione[modifica | modifica sorgente]

Nella Chiesa delle origini, il vescovo veniva scelto con l'intervento del clero e del popolo, che potevano testimoniare i meriti del candidato. Nel Medioevo il diritto di elezione era esercitato generalmente dal capitolo cattedrale. Ma successivamente, in epoche diverse per ogni diocesi, i diritti di elezione dei vescovi furono esercitati direttamente dalla Santa Sede, che in alcune occasioni concesse a sovrani cattolici il diritto di nomina o di presentazione. Solo con il codice del 1917 si arriva ad affermare solennemente che il vescovo deve essere nominato dal papa, o comunque il diritto del papa di confermare i vescovi legittimamente eletti.[4] Ancora oggi la Santa Sede riconosce i privilegi tradizionali esercitati da alcuni capitoli e alcuni capi di Stato nella nomina dei vescovi.[5]

Attualmente è previsto che almeno ogni tre anni i vescovi di una provincia ecclesiastica, o le conferenze episcopali, inviino alla Santa Sede un elenco di sacerdoti adatti all'episcopato. In ogni caso, ogni qualvolta viene nominato un vescovo, il legato pontificio è tenuto a comunicare alla Santa Sede, insieme al suo parere, anche quello del metropolita e dei vescovi suffraganei della provincia alla quale appartiene il candidato.[6]

Per l'elevazione all'episcopato si richiede che il candidato:[7]

  1. sia eminente per fede salda, buoni costumi, pietà, zelo per le anime, saggezza, prudenza e virtù umane, e inoltre dotato di tutte le altre qualità che lo rendono adatto a compiere l'ufficio in questione;
  2. goda di buona reputazione;
  3. abbia almeno trentacinque anni di età (40 in Italia su decisione della CEI);
  4. sia presbitero almeno da cinque anni;
  5. abbia conseguito la laurea dottorale o almeno la licenza in Sacra Scrittura, teologia o diritto canonico in un istituto di studi superiori approvato dalla Sede Apostolica, oppure sia almeno veramente esperto in tali discipline.

Il rito dell'ordinazione episcopale prevede l'imposizione delle mani da parte di un vescovo consacrante (solitamente insieme ad altri due vescovi co-consacranti[8]) e la consegna del Vangelo, dell'anello, della mitra e del bastone pastorale. La consegna del Vangelo indica il dovere di annunciare la Parola di Dio, l'anello è simbolo della fedeltà all'impegno e al servizio episcopale, la mitra (o mitria) è un richiamo allo splendore della santità alla quale il vescovo deve aspirare, il bastone pastorale è un riferimento al ministero di pastore che il vescovo assume con la sua nomina.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rito romano#Ordinazione episcopale.

L'ordinazione episcopale viene sempre effettuata su un permesso espresso dalla Santa Sede, ma può essere valida (anche se non legittima) anche in contrasto con questa disposizione, purché il consacrante sia un vescovo. Il vescovo che consacri un altro vescovo senza mandato pontificio incorre tuttavia nella scomunica latae sententiae prevista dal Codice di Diritto Canonico.[9] Nei tempi moderni gli ordinanti sono di solito tre vescovi. In tempi recenti, hanno suscitato clamore l'ordinazione di quattro vescovi senza le dovute lettere pontificie da parte di mons. Marcel Lefebvre nel 1988 e, nel 2006, da parte di mons. Emmanuel Milingo.[10]

Molti teologi criticano l'attuale modalità di nomina dei vescovi da parte della Santa Sede e chiedono un ritorno all'elezione dei vescovi da parte delle chiese nazionali.

Funzioni del vescovo nella Chiesa cattolica[modifica | modifica sorgente]

Vescovo cattolico conferisce l'ordine sacro a un sacerdote secondo la forma straordinaria del rito romano

Il Codice di diritto canonico precisa che:

« I Vescovi, che per divina istituzione sono successori degli apostoli, mediante lo Spirito Santo che è stato loro donato, sono costituiti Pastori della Chiesa, perché siano anch'essi maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo »
(Can. 375)

Secondo questo testo, e secondo le linee comuni della teologia, il ministero o servizio del vescovo si sviluppa lungo tre direttrici, partendo dalle tre caratteristiche di Cristo (regalità, profezia, sacerdozio):

  • Dimensione regale (governare, cioè servire): il vescovo è il responsabile dell'attività pastorale della comunità diocesana, il primo dei servitori del popolo di Dio e quindi del regno di Dio.
  • Dimensione profetica (insegnare): il vescovo è il maestro nella fede del popolo di Dio a lui affidato, ha la funzione di insegnare con autorità la dottrina rivelata da Dio.
  • Dimensione sacerdotale (santificare): presiedendo la celebrazione dei sacramenti, è strumento di Dio per la santificazione del suo popolo. È suo compito e responsabilità amministrare il sacramento dell'Ordine sacro per la consacrazione di diaconi, presbiteri, vescovi. E

Insegne episcopali e abiti propri[modifica | modifica sorgente]

L'arcivescovo cattolico Dionigi Tettamanzi con le insegne durante una celebrazione liturgica.

Oltre alle insegne episcopali ricevute durante la consacrazione (anello, mitria e pastorale) e ai paramenti propri del presbitero, durante i vari riti liturgici il vescovo indossa la croce pettorale, solitamente in metallo e affrancata a una catena o cordiglio di colore verde/oro e lo zucchetto di colore paonazzo. Nei pontificali il vescovo presidente indossa sotto la casula o pianeta anche la dalmatica. Se il vescovo è insignito del titolo di arcivescovo metropolita (cioè è a capo di una metropolia, una circoscrizione ecclesiastica comprendente più diocesi) indossa, sopra la casula, il pallio, che esprime il legame con il pontefice romano.

In occasione di visite pastorali o se assiste (ovvero non prende parte diretta alla celebrazione) a riti religiosi, il vescovo indossa l'abito corale, mentre ordinariamente indossa l'abito piano.

Gerarchia dei vescovi[modifica | modifica sorgente]

L'arcivescovo metropolita polacco Zygmunt Kamiński mentre indossa il pallio

Benché dal punto di vista sacramentale tutti i vescovi abbiano le stesse attribuzioni, anche tra i vescovi esiste una gerarchia: il grado più alto è quello di patriarca, a cui segue, nelle chiese cattoliche orientali, quello di arcivescovo maggiore; quindi gli arcivescovi metropoliti, che sono i vescovi a capo delle arcidiocesi metropolitane, sedi principali di una provincia ecclesiastica composta, oltre alla sede metropolitana, da una o più diocesi suffraganee.

L'arcivescovo metropolita, oltre agli abiti episcopali comuni a tutti i vescovi, indossa il pallio che gli è proprio. Il pallio e il pastorale possono essere portati solo nel proprio ambito di giurisdizione. C'è inoltre da precisare che alcune sedi suffraganee sono comunque "arcidiocesi", non metropolitane. Il vescovo di tale sede suffraganea è dunque arcivescovo, senza essere metropolita e senza indossare il pallio.

Anticamente il primate, cioè un arcivescovo a capo di una Chiesa nazionale cattolica (o autocefala per gli Ortodossi) era uso portare il "razionale", che lo distingueva dal resto dei metropoliti, ed era una specie di pallio fregiato a forma più circolare, oppure a Y; vi sono alcune arcidiocesi nel Nord Europa in cui è ancora oggi in uso, ad esempio Paderborn in Germania e Cracovia in Polonia. Vi sono poi gli arcivescovi, che possono essere a capo di una arcidiocesi metropolitana (metropolita), o di un'arcidiocesi soppressa o ancora ad personam.

In una diocesi grande possono anche essere nominati vescovi ausiliari per aiutare il vescovo titolare. Se hanno diritto di successione vengono chiamati coadiutori, e succedono alla cattedra del vescovo titolare.

Ad alcuni vescovi (anche latini) è attribuito il titolo di "esarca" in riconoscimento di un'autorità più ampia, o di una tradizione illustre della propria sede episcopale.

Aspetto collegiale[modifica | modifica sorgente]

Vescovi radunati nel Primo concilio di Nicea

L'ordine episcopale ha un carattere collegiale: i vescovi sono tenuti a lavorare in comunione tra loro e con il vescovo di Roma (il papa) in particolare. L'insieme di tutti i vescovi prende il nome di Collegio episcopale di cui il pontefice è il capo.[11]

Il collegio episcopale esercita la sua potestà in modo solenne durante i concili ecumenici, riunioni nelle quali tutti i vescovi della Chiesa sono chiamati per trattare temi di fede e di morale.[11] Tali concili sono comunque sottomessi all'autorità del Vescovo di Roma.[12]

A livello locale i vescovi sono organizzati in conferenze episcopali su base nazionale. Le cariche della conferenza episcopale sono elettive e a scadenza determinata.[13]

Appellativi[modifica | modifica sorgente]

I vescovi e gli arcivescovi cattolici romani hanno diritto al trattamento di Eccellenza Reverendissima, mentre ai patriarchi (termine che significa, in greco, "primo padre") cattolici di rito orientale spetta quello di Beatitudine, trattamento che è riservato anche al patriarca di Gerusalemme dei Latini.

Nella Chiesa ortodossa di rito bizantino e nelle Chiese orientali non bizantine si segue un'altra tradizione: i patriarchi ortodossi più importanti (ad esempio Costantinopoli, Antiochia, Alessandria, Gerusalemme, Mosca) godono del trattamento di "santità" (che nella Chiesa latina è riservato al papa); i primati (cioè arcivescovi a capo) di Chiese ortodosse autocefale o autonome hanno pure il trattamento di "beatitudine", mentre agli arcivescovi in genere, sia metropoliti sia non metropoliti spetta il trattamento di "eminenza", che li distingue dai vescovi, e che invece nella Chiesa cattolica è riservato ai soli cardinali.

Vi sono poi usanze locali tradizionali e antichissime: ad esempio, si usa in Grecia l'appellativo di Kyrios (Signore), che in slavo-russo diviene Vladika, e che indica il vescovo; oppure addirittura l'usanza più vicina all'epoca apostolica di indicare il vescovo come il Santo (ad esempio: «il Santo di Smirne», o «il Santo di Atene», «il Santo di Antiochia», ecc. con il solo nome del vescovo e non il cognome, poiché egli era conosciuto da tutti). Infatti le Lettere apostoliche (come quelle di Paolo di Tarso), oppure la stessa Apocalisse giovannea, cominciavano spesso con questa formula codificata: "Al Santo che sta nella città di..." o "ai Santi che sono in..." e spesso finiva con i saluti "ai Santi e ai fratelli in Cristo" per indicare i vescovi e presbiteri a capo delle Chiese sorelle.

Un altro trattamento particolare è riservato al Patriarca della Chiesa armena (una delle Chiese più antiche) chiamato «Catholicos degli Armeni»; infatti le Chiese d'Oriente si sono ritenute cattoliche (nel senso di "universali") da sempre, recitando il Credo nella liturgia ([Credo] in Unam Sanctam, Catholicam et Apostolicam Ecclesiam); il termine ortodosso è solo una connotazione storica, non di fede in senso stretto.

Infine il Patriarca di Alessandria, oltre ad avere il titolo di Tredicesimo Apostolo e di giudice universale, portava, circa duecento anni prima del vescovo di Roma, il titolo di "papa" (papas), che significa “Padre”, come anche il termine patriarca.

Nel vetero-cattolicesimo[modifica | modifica sorgente]

Vescovo vetero-cattolico con i paramenti liturgici

Secondo l'ecclesiologia vetero-cattolica, quella di vescovo è la più alta carica nella Chiesa, ed è legata a una realtà diocesana esistente. Questo principio è espresso dalla chiesa primitiva e ribadito da Urs Küry con le parole: sine episcopo nulla Ecclesia, nullus episcopus sine ecclesia (non c'è chiesa senza un vescovo, non c'è vescovo senza una chiesa). Pertanto nelle Chiese vetero-cattoliche non ci sono vescovi ausiliari, se non in rari casi (ad esempio malattia grave o età avanzata del vescovo in carica).

Precondizione per l'ordinazione episcopale è che il candidato all'episcopato sia stato consacrato diacono e presbitero già prima della consacrazione (l'Ordine ricevuto in altre Chiese cattoliche è riconosciuto e quindi non può essere ripetuto). Bisogna rispettare le seguenti operazioni:

  1. Il candidato deve essere nominato dal capitolo della cattedrale o dal Sinodo per essere eletto vescovo. Questa è la forma attuale delle elezioni della Chiesa primitiva secondo la formula "vescovo dal clero e dal popolo".
  2. La consacrazione avviene mediante la preghiera di consacrazione e l'imposizione delle mani da parte di un vescovo in successione apostolica, di solito con l'assistenza di almeno due altri vescovi.

Caratteristica di un vescovo vetero-cattolico è, quindi, di essere sia eletto sia consacrato. Quando manchi il primo passo (come nel caso dei vescovi vaganti), la validità della consacrazione è dubbia. Tuttavia, se il consacrando è validamente eletto, mentre la consacrazione non è ancora stata effettuata, costui può già - quando l'ordinamento della sua Chiesa locale lo consenta - esercitare le funzioni episcopali che non richiedono l'ordinazione episcopale in qualità di "vescovo eletto".

Le Chiese vetero-cattoliche sono Chiese locali autonome. Così, l'Arcivescovo di Utrecht, che è al contempo presidente della Conferenza episcopale vetero-cattolica internazionale dell'Unione di Utrecht in quanto titolare della più antica sede episcopale, detiene il primato d'onore ma non ha poteri giurisdizionali di là della sua diocesi.

Il ritiro del vescovo e il massimo è regolamentato a livello nazionale. In Germania e in Svizzera, per esempio, l'età massima è di 70 anni, dopo di che un vescovo dovrebbe andare in pensione. Anche successivamente alle dimissioni egli può esercitare nella liturgia funzioni episcopali, mentre la guida della diocesi rimane unicamente al suo successore.

Le insegne di un vescovo vetero-cattolico sono simili a quelle di un vescovo cattolico romano: mitria, pastorale, anello e croce pettorale. A causa dello scisma da Roma, gli arcivescovi di Utrecht dal 1723 non portano il pallio.

Secondo la tradizione patristica, rimangono riservati al vescovo consacrato la consacrazione degli oli sacri, la consacrazione di chiese e altari e i Sacramento della Confermazione e dell'Ordine.[14] Qualora sia presente in una celebrazione, di solito è guida della Messa e di qualsiasi altra amministrazione di sacramenti, anche non espressamente a lui riservati. Un vescovo vetero-cattolico può amministrare atti di culto (ad esempio battesimi, matrimoni, unzione degli infermi, funerali) in tutte le comunità della sua diocesi per motivi pastorali.

In alcune chiese vetero-cattoliche, l'esclusione delle donne dal triplice ministero ordinato è stato abolito con decisioni sinodali, e pertanto le donne saranno ammesse agli ordini sacri.

Nel protestantesimo[modifica | modifica sorgente]

Vescovi luterani

Nella Riforma protestante l'episcopato, come il sacerdozio, non è considerato istituito da Cristo né come una prosecuzione del ministero apostolico, in quanto la successione apostolica è garantita dalla retta predicazione, cioè conforme all'insegnamento degli apostoli.

Alcune chiese protestanti mantengono la figura del vescovo, senza valore sacramentale, ma con un ruolo istituzionale o amministrativo.

Vescovi cattolici per età[modifica | modifica sorgente]

Nel mondo ci sono 5.299 vescovi cattolici[15], in questa tabella è segnato il più anziano[16] e il più giovane in carica[17]:

N. Nome Data di nascita Anni e giorni Giorni Paese Diocesi
1 Géry-Jacques-Charles Leuliet 12 gennaio 1910 104 anni e 252 giorni 38 238 Francia Francia Amiens Francia
5.299 Yosafat Moschych 16 settembre 1976 38 anni e 5 giorni 13 884 Ucraina Ucraina Pulcheriopoli Albania
Ivano-Frankivs'k Ucraina

Tuttora i vescovi viventi centenari sono:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 1 Tim 3,1-7; Tito 1, 7; At 20, 28; Fil 1, 1.
  2. ^ a b Lumen Gentium, 21.
  3. ^ Lumen Gentium 20.
  4. ^ Can. 377, §1 CIC.
  5. ^ In Svizzera i vescovi di Coira, di San Gallo e di Basilea e in Germania i vescovi di Magonza sono nominati con un'elezione concordata tra capitolo e Santa Sede. In Francia gli arcivescovi di Strasburgo e i vescovi di Metz sono nominati dal presidente della Repubblica francese.
  6. ^ Can. 377, §2 §3 CIC.
  7. ^ Can. 378 §1 CIC.
  8. ^ Per i vescovi co-consacranti vedi la costituzione apostolica Episcopalis Consecrationis di papa Pio XII, AAS 37 (1945), p. 131.
  9. ^ Can. 1382 CJC.
  10. ^ Milingo sfida il Vaticano e ordina 4 vescovi sposati in Corriere della Sera, 26 settembre 2006, p. 22. URL consultato il 5 gennaio 2012.
  11. ^ a b Lumen Gentium 22.
  12. ^ Can. 341 CIC.
  13. ^ Can. 447 segg. CIC.
  14. ^ In casi eccezionali, come ad esempio la Confermazione come parte di un battesimo degli adulti, può essere concesso il potere di amministrare la Confermazione a un sacerdote. Allo stesso modo, in assenza del vescovo, l'unzione della Confermazione può essere effettuata da un sacerdote autorizzato. Questo è di regola il Vicario generale. In pericolo di vita ogni sacerdote può e deve concedere al battezzato non confermato il sacramento anche in assenza di una speciale autorizzazione.
  15. ^ Living bishops
  16. ^ Oldest bishops
  17. ^ Youngest Bishops
  18. ^ Mgr Gery Leuliet, doyen de l'épiscopat mondial (decano dell'episcopato mondiale), La Croix, 15 maggio 2012

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Catechismo della Chiesa Cattolica, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1992, ISBN 88-209-1888-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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