Capitolo (cristianesimo)

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Il capitolo, nella Chiesa cattolica, nell'anglicanesimo e nel luteranesimo scandinavo, è un'assemblea di presbiteri o di religiosi, dotata di personalità giuridica e di autorità normativa.

Il capitolo (nell'ambito sia di un istituto religioso, sia di una cattedrale o di una collegiata, sia di un ordine cavalleresco) è autonomo nelle decisioni che riguardano i suoi membri, e per questo motivo solo chi ne fa parte può intervenire nelle votazioni e nei dibattiti.[1]

Il capitolo negli Istituti di vita consacrata[modifica | modifica sorgente]

Negli Istituti di vita consacrata della Chiesa cattolica, il capitolo è la riunione di tutti i religiosi di un monastero, di una provincia o di una congregazione, volta a riflettere, verificare e prendere decisioni relativamente alla vita religiosa comune dei membri di quell'istituto.

Nei monasteri, la sala capitolare è l'ambiente in cui, una volta al giorno, si legge un "capitolo" della regola oppure si discute, quando sia necessario, dei problemi che riguardano l'intera comunità.

Capitolo dei canonici[modifica | modifica sorgente]

Il capitolo, o collegio dei canonici di una cattedrale o di una collegiata, è un gruppo di presbiteri incaricato di assicurare la celebrazione del culto con continuità e solennità. In una diocesi il capitolo della cattedrale è il "senato del vescovo", e vi fanno parte sacerdoti, in genere parroci, che si sono distinti per particolari meriti nel loro ministero.

I membri di un capitolo si riuniscono almeno una volta alla settimana (o comunque secondo quanto stabilito dai propri statuti) per recitare o cantare la Liturgia delle ore e per concelebrare la messa conventuale.

Il conferimento del canonicato ad un presbitero spetta al vescovo, dopo che questi abbia udito il capitolo della chiesa stessa, mentre l'istituzione di un nuovo capitolo è oggi riservata alla Santa Sede. Il canonico porta il titolo di monsignore in alcuni casi per i capitoli cattedrali più importanti, oppure il solo titolo di canonico per i capitoli minori o di collegiate minori non cattedrali, e a seconda del grado è parificato in molti casi ai prelati minori, con abito proprio, e porta durante le funzioni nella Chiesa capitolare l'abito corale tipico di quel capitolo di cui è parte, con i rispettivi colori della talare e delle mozzetta, con il cordone e croce pettorale (o medaglia iconografica) previsti. Al capitolo, come vero collegio, competono i diritti delle persone morali collegiali. Il diritto canonico assegna al capitolo il diritto e il dovere di darsi degli statuti che devono regolamentare il regime interno, le riunioni capitolari, l'amministrazione dei beni comuni.

I canonici, fin dal giorno del loro insediamento, hanno diritto a insegne e a privilegi propri. Le insegne sono stabilite dal documento di istituzione del capitolo o da privilegi speciali: i canonici le possono usare nella propria chiesa, in tutta la diocesi in cui si trova il capitolo, e anche al di fuori di essa se così previsto dal privilegio papale. Essi hanno diritto ad un seggio nel coro, ed "hanno voce in capitolo" nelle loro riunioni (che vengono chiamate anch'esse "capitoli").

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Negli antichi monasteri benedettini durante il capitolo potevano parlare soltanto i monaci: anche qualora altre persone fossero state ammesse come osservatori, queste non avevano diritto di intervenire. Da qui viene il modo di dire "avere/non avere voce in capitolo". Vedi: Glossario delle frasi fatte.

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Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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