Codice dei canoni delle Chiese orientali

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Il Codice dei canoni delle Chiese orientali o in latino Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, correntemente abbreviato CCEO, è stato promulgato da papa Giovanni Paolo II il 18 ottobre 1990 (con vigore dal 1º ottobre 1991) e costituisce il codice comune a tutte le Chiese sui iuris diverse dalla Chiesa latina.

Storia della redazione[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa latina aveva visto aggiornato il proprio codice a partire dal 1983, però mancava da secoli una disciplina unitaria alle Chiese orientali cattoliche, e -come detto dalla Orientalium Ecclesiarum- «ne rispecchiasse il patrimonio rituale e ne garantisse la salvaguardia».

Papa Giovanni XXIII, prima dell'elezione pontificia aveva svolto uno dei suoi primi incarichi diplomatici come nunzio apostolico a Sofia, e in quella occasione ebbe modo di occuparsi, nella piccola comunità cattolica bulgara, di risolvere i difficili rapporti tra i cattolici di rito latino e quelli allora detti uniati, mentre Giovanni Paolo II era ben conscio degli stessi contrasti esistenti in Polonia.

Il Sinodo straordinario del 1985, aveva, del resto espresso un desiderium di veder emanato un Codex per le chiese orientali che ne salvaguardasse le caratteristiche. Nella locuzione papale si è ricordato che fin dal 1927 papa Pio XI si era pronunciato per l'urgenza di un codice delle Chiese orientali i cui lavori furono seguiti dai cardinali Pietro Gasparri, Luigi Sincero, Massimo Massimi e Pietro Agagianian, Acacio Coussa, e infine Joseph Parecattil. L'opera fu agevolata dal lavoro dei consultori, in particolare il Collegio dei Professori della Facoltà di Diritto Canonico del Pontificio Istituto Orientale, con la collaborazione dell'Institut für Kirchenrecht dell'Università di Friburgo in Brisgovia.

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