Concilio Vaticano II

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Concilio Vaticano II
Concili ecumenici delle Chiese cristiane
Data 1962-1965
Accettato da cattolici (XXI)
Concilio precedente Concilio Vaticano I
Concilio successivo nessuno
Convocato da papa Giovanni XXIII
Presieduto da papa Giovanni XXIII,
papa Paolo VI
Partecipanti circa 2450
Argomenti La Chiesa nel mondo moderno, Ecumenismo, Ispirazione della Bibbia
Documenti e pronunciamenti quattro costituzioni, nove decreti e tre dichiarazioni (vedi Documenti del Concilio Vaticano II)
Gruppi scismatici Lefebvriani, Sedevacantisti, gli aderenti al Sedeprivazionismo, al Conclavismo e i Catholic home alone.
La Basilica di San Pietro in Roma, durante il Concilio Vaticano II

Il Concilio ecumenico Vaticano II è stato il ventunesimo e ultimo concilio ecumenico, ovvero una riunione di tutti i vescovi cattolici del mondo, per discutere di argomenti riguardanti la vita della Chiesa cattolica.

Si svolse in quattro sessioni, dal 1962 al 1965, sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI. Promulgò quattro Costituzioni, tre Dichiarazioni e nove Decreti.

L'importanza del Concilio Vaticano II, nella storia della chiesa, è stata da alcuni paragonata a quella del Concilio di Trento.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

I tentativi precedenti[modifica | modifica sorgente]

Fin dalla sospensione del Concilio Vaticano I, interrotto nel 1870 a causa della presa di Roma, l'orientamento generale delle gerarchie ecclesiastiche era di riprenderne le sessioni per completare i lavori lasciati in sospeso.[2] Nell'enciclica Ubi Arcano Dei Consilio del 1922 papa Pio XI aveva manifestato il proposito di riprendere il Vaticano I,[3] e, a questo scopo, aveva inviato a cardinali e vescovi una lettera chiedendo il loro parere sulla ripresa dell'assise. L'iniziativa, tuttavia, sfumò a causa della vastità del dibattito e della questione romana ancora aperta.[2]

Anche Pio XII aveva valutato la possibilità di riprendere le sessioni del concilio o di indirne uno nuovo, affidando la questione al Sant'Uffizio, dove una piccola commissione iniziò a lavorare su queste ipotesi il 15 marzo 1948. Nel febbraio dell'anno seguente papa Pacelli istituì la commissione speciale preparatoria, nominando Francesco Borgongini Duca come presidente e il gesuita Pierre Charles come segretario. La commissione concluse che una mera ripresa del Vaticano I non sarebbe stata in grado di affrontare i numerosi nuovi problemi, sorti nella Chiesa dal 1870 ad allora, e la convocazione di un nuovo concilio avrebbe comportato notevoli difficoltà in merito alla sua organizzazione e impostazione.[4] Sentito il parere della commissione, il 4 gennaio 1951 papa Pacelli dispose l'abbandono del progetto.[5]

La decisione di Pio XII fu motivata principalmente dal fatto che, nel corso del suo pontificato, erano sorte in ambiti protestanti francesi, olandesi e tedeschi numerose tendenze teologiche innovatrici, non sempre coerenti con il magistero della Chiesa, le quali, sfruttando l'assise conciliare, avrebbero potuto insinuarsi nella dottrina cattolica.[6]

L'indizione[modifica | modifica sorgente]

L'annuncio ufficiale dell'indizione di un concilio venne dato da papa Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, a soli tre mesi dalla sua elezione al soglio pontificio, nella basilica di San Paolo, insieme all'annuncio di un sinodo della diocesi di Roma e dell'aggiornamento del Codice di Diritto Canonico:[7]

« Venerabili Fratelli e Diletti Figli Nostri! Pronunciamo innanzi a voi, certo tremando un poco di commozione, ma insieme con umile risolutezza di proposito, il nome e la proposta della duplice celebrazione: di un Sinodo Diocesano per l'Urbe, e di un Concilio ecumenico per la Chiesa universale. »

Il 16 maggio venne nominata la commissione antepreparatoria, presieduta dal cardinale Domenico Tardini, la quale consultò tutti i cardinali, i vescovi cattolici, le congregazioni romane, i superiori generali delle famiglie religiose cattoliche, le università cattoliche e le facoltà teologiche, per chiedere suggerimenti sugli argomenti da trattare. In dicembre il papa dichiarò inoltre che il concilio non sarebbe stato considerato una prosecuzione del Concilio Vaticano I (sospeso, ma non concluso, nel 1870) ma avrebbe avuto una propria fisionomia; fu tuttavia chiaro subito che uno dei principali compiti del Concilio sarebbe stato il completamento della riflessione sulla Chiesa, sia nel rapporto con il mondo sia nella definizione della sua identità e natura, già avviata dal Vaticano I con la costituzione Pastor Aeternus e poi interrotta.[8] Nel 1960 venne poi nominata la commissione preparatoria, presieduta dallo stesso papa, la quale definì gli argomenti da trattare durante le sessioni plenarie del Concilio.

Il 25 dicembre 1961 Giovanni XXIII firmò la costituzione apostolica Humanae salutis con il quale indiceva ufficialmente il concilio;[9] il 2 febbraio 1962 promulgò infine il motu proprio Consilium con il quale stabiliva il giorno di apertura dello stesso: la data scelta fu l'11 ottobre, che secondo le parole dello stesso papa «si ricollega al ricordo del grande Concilio di Efeso, che ha la massima importanza nella storia della Chiesa».[10]

Il 1º luglio 1962 pubblicò inoltre l'enciclica Paenitentiam Agere, nella quale si invitavano clero e laicato a «prepararsi alla grande celebrazione conciliare con la preghiera, le buone opere e la penitenza», ricordando che nella Bibbia «ogni gesto di più solenne incontro tra Dio e l'umanità [...] è stato sempre preceduto da un più suadente richiamo alla preghiera e alla penitenza».[11]

L'apertura[modifica | modifica sorgente]

I padri conciliari in piazza San Pietro il giorno dell'apertura del Concilio
Apertura del Concilio Vaticano II

Il Concilio fu dunque aperto ufficialmente l'11 ottobre 1962 da papa Giovanni XXIII all'interno della basilica di San Pietro in Vaticano con cerimonia solenne. In tale occasione pronunciò il celebre discorso Gaudet Mater Ecclesia (Gioisce la Madre Chiesa) nel quale indicò quale fosse lo scopo principale del concilio:

« [...] occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione. »
(Papa Giovanni XXIII – Discorso per la solenne apertura del SS. Concilio, 11 ottobre 1962[12])

Il sinodo si caratterizzò pertanto subito per una marcata natura "pastorale": non si proclamarono nuovi dogmi (benché siano stati affrontati dogmaticamente i misteri della Chiesa e della Rivelazione), ma si vollero interpretare i "segni dei tempi" (Matteo 16, 3); la Chiesa avrebbe dovuto riprendere a parlare con il mondo, anziché arroccarsi su posizioni difensive.

Nello stesso discorso Roncalli si rivolse anche ai «profeti di sventura», gli esponenti della Curia e del clero più avversi all'idea di celebrare un Concilio:[12]

« Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia, che è maestra di vita, e come se ai tempi dei precedenti Concili tutto procedesse felicemente quanto alla dottrina cristiana, alla morale, alla giusta libertà della Chiesa »

Quella stessa sera il pontefice pronunciò inoltre il celebre "Discorso della luna".[13]

Un concilio "ecumenico"[modifica | modifica sorgente]

Fu un vero e proprio Concilio "ecumenico": raccolse quasi 2500 fra cardinali, patriarchi e vescovi cattolici da tutto il mondo.

Al momento dell'apertura, il vescovo più anziano era l'italiano mons. Alfonso Carinci, di 100 anni, arcivescovo titolare di Seleucia di Isauria, Segretario emerito della Sacra Congregazione dei Riti, nato a Roma il 9 novembre 1862, ed ivi morto il 6 novembre 1963, mentre il più giovane era il peruviano mons. Alcides Mendoza Castro, di 34 anni, vescovo titolare di Metre, ausiliare di Abancay, nato a Mariscal Cáceres il 14 marzo 1928, consacrato vescovo il 28 aprile 1958, morto il 20 giugno 2012 a Lima.

Fu la prima vera occasione per conoscere realtà ecclesiali fino a quel momento rimaste ai margini della Chiesa. Infatti nel corso dell'ultimo secolo la Chiesa cattolica da eurocentrica si era andata caratterizzando sempre più come una Chiesa universale, soprattutto grazie alle attività missionarie avviate durante il pontificato di Pio XI.

La diversità non era più rappresentata dalle sole Chiese cattoliche di rito orientale, ma anche dalle Chiese latino-americane ed africane, che chiedevano maggiore considerazione per la loro "diversità". Non solo: al Concilio parteciparono per la prima volta, in qualità di osservatori, anche esponenti delle altre confessioni cristiane diverse da quella cattolica, come ad esempio quelle ortodosse e protestanti.

L'elezione di Paolo VI[modifica | modifica sorgente]

Papa Paolo VI
Papa Paolo VI attraversa la Basilica Vaticana sulla sedia gestatoria in conclusione dell'ultima sessione del Concilio

La morte di papa Giovanni XXIII avvenuta il 3 giugno del 1963 spinse molti, vista la ritrosia di alcuni vescovi conservatori nel continuare le discussioni, a ritenere opportuno di sospenderne i lavori. Questa ipotesi venne meno con l'elezione al soglio pontificio dell'arcivescovo di Milano, Giovanni Battista Montini (papa Paolo VI), il quale nel suo primo radiomessaggio del 22 giugno 1963 parlò della continuazione del concilio come dell'«opera principale» e della «parte preminente» del suo pontificato, facendo così propria la volontà del predecessore.[14]

Nel suo primo discorso da pontefice ai padri conciliari, Montini indicò inoltre quali fossero gli obiettivi primari del sinodo:[15]

  1. Definire più precisamente il concetto di Chiesa
  2. Il rinnovamento della Chiesa cattolica
  3. La ricomposizione dell’unità fra tutti i cristiani
  4. Dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo

Chiusura[modifica | modifica sorgente]

Copia dell'anello conciliare regalato da Paolo VI ai Padri conciliari nel dicembre 1965

Dopo quattro sessioni di lavoro il concilio venne chiuso il 7 dicembre 1965. Durante l'ultima seduta pubblica, nella sua allocuzione ai padri conciliari, il papa spiegò come il concilio avesse rivolto «la mente della Chiesa verso la direzione antropocentrica della cultura moderna», senza che però questo interesse fosse disgiunto «dall’interesse religioso più autentico», soprattutto a motivo del «collegamento [...] dei valori umani e temporali con quelli propriamente spirituali, religiosi ed eterni: [la Chiesa] sull’uomo e sulla terra si piega, ma al regno di Dio si solleva».[16]

Il giorno successivo vennero indirizzati dal papa otto messaggi al mondo: ai padri conciliari, ai governanti, agli intellettuali (consegnato simbolicamente a Jacques Maritain), agli artisti, alle donne, ai lavoratori, ai poveri e agli ammalati, ai giovani.

Le costituzioni e i decreti[modifica | modifica sorgente]

La Bibbia[modifica | modifica sorgente]

Bibbia cattolica in lingua italiana tradotta nel 1968

La costituzione Dei Verbum sulla «divina rivelazione» ricollocò al centro della vita della Chiesa e dei singoli cristiani la Bibbia, che dall'epoca del Concilio di Trento, per reagire alla diffusione del testo in lingua volgare promosso dalla Riforma protestante, era stata vincolata al testo latino e dunque di fatto riservata al clero, in forma comunque limitata.

Incoraggiò quindi la ricerca scientifica sui testi originali (già avviata nella prima metà del secolo anche grazie all'enciclica Divino Afflante Spiritu di Pio XII), le traduzioni in lingue vive, anche secondo il parlato corrente, e la pratica della Lectio Divina.

La Chiesa[modifica | modifica sorgente]

Arcivescovo cattolico durante una celebrazione. Il Concilio Vaticano II rivide la dottrina sulla Chiesa che era stata definita dal Concilio di Trento e dal Concilio Vaticano I

Tra tutti i documenti conciliari, il più importante fu la costituzione dogmatica Lumen Gentium, sulla Chiesa e la sua natura e organizzazione, definita da Paolo VI la «magna charta» del Vaticano II[17]. Nel documento venne esposta e approfondita la dottrina sulla Chiesa esposta nella costituzione Pastor Aeternus del Concilio Vaticano I, ponendo però allo stesso tempo alcune istanze riformatrici, tra le quali la rinnovata importanza attribuita ai laici e a tutto il popolo di Dio nel suo complesso, nella vita della Chiesa.

La Chiesa venne innanzitutto definita come sacramento di Cristo, «segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano» e suo «corpo mistico», «popolo di Dio».

Si ribadì la struttura tripartita della Chiesa, che ricalcava tre caratteristiche cristologiche: il sacerdozio, la profezia, la regalità. Il sacerdozio fu visto proprio prevalentemente dei presbiteri, la profezia dei religiosi, la regalità dei laici. Ciò nonostante ogni componente della Chiesa doveva vivere, in quanto battezzato, tutte e tre le dimensioni cristologiche. Si parlò, infatti, di "sacerdozio comune dei fedeli", aprendo alle teorie luterane condannate dal Concilio di Trento, specificando la distinzione tra sacerdozio battesimale e ministeriale (ordinato).

Venne approfondito il ruolo e la natura dell'episcopato e del suo rapporto con il papato: si specificò come i vescovi, successori degli Apostoli, dovessero lavorare collegialmente tra loro e in comunione con il vescovo di Roma e successore di san Pietro, cioè il papa, capo del collegio episcopale.[18]

Finito il potere temporale della Chiesa, si riconobbe una preminenza del laicato cattolico nel vivere la dimensione regale, cioè il rapporto con il mondo. I laici erano, così, visti come i cristiani che assumevano una specifica funzione, "ricondurre il mondo a Cristo", testimoniare la propria fede nelle realtà temporali, e non più solo come il popolo di Dio guidato dai pastori. Importante in questo campo fu il decreto Apostolicam Actuositatem, sull'apostolato dei laici, che ha rivalutato e incoraggiato il ruolo dei fedeli non consacrati e di tutto il «popolo di Dio» nell'adempimento alla missione delle Chiesa e nell'opera di evangelizzazione e santificazione dell'umanità. In particolare, il Concilio riconobbe il ruolo esercitato negli ottant'anni precedenti dall'Azione cattolica, o associazioni similari, nella formazione dei laici cattolici, al di fuori dei tradizionali ambiti ecclesiali.

La liturgia[modifica | modifica sorgente]

Messa cattolica secondo il rito di Paolo VI

La costituzione Sacrosanctum Concilium, riguardante la «Sacra liturgia» e le celebrazioni, pur non riguardante solo la materia liturgica, ebbe un'amplissima eco, visto il principio fondante della partecipazione dei fedeli e il conseguente riconoscimento delle lingue "volgari" (parlate dal popolo) come "adatte" per la celebrazione dei Sacramenti, primo fra tutti la Messa, e per la Liturgia delle Ore.

Il latino rimaneva la lingua ufficiale della Chiesa e di tutte le sue liturgie, ma alcune parti della liturgia (letture e acclamazioni) si sarebbero potute pronunciare nelle varie lingue vernacole. In sede di attuazione, la riforma liturgica sarebbe arrivata alla generalizzazione dell'uso della lingua nazionale nella Messa e negli altri Sacramenti.

Il Concilio ribadì inoltre l'importanza della liturgia come «fonte e culmine» della vita ecclesiale.[19]

Il mondo contemporaneo[modifica | modifica sorgente]

Padri conciliari lasciano S. Pietro
Padri conciliari lasciano S. Pietro

Con la costituzione Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, i padri conciliari posero l'attenzione della Chiesa sulla necessità di aprire un proficuo confronto con la cultura e con il mondo. Esso infatti, pur se lontano spesso dalla morale cristiana, era pur sempre opera di Dio e quindi luogo in cui Dio manifestava la sua presenza (e perciò fondamentalmente buono).

Si considerò pertanto compito della Chiesa, dei laici in primo luogo, ma non solo, riallacciare profondi legami con "gli uomini e le donne di buona volontà", soprattutto nell'impegno comune per la pace, la giustizia, le libertà fondamentali, la scienza.

Tra le molte questioni affrontate dal documento, non vennero trattate in modo approfondito quelle relative alla contraccezione. Il concilio si limitò ad affermare la finalità procreativa del matrimonio (riconoscendo tuttavia la validità e l'indissolubilità di un matrimonio non consumato) e a ricordare che, nel «comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento dipende da [...] criteri oggettivi, destinati a mantenere in un contesto di vero amore l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana»[20]; lasciò quindi che «alcune questioni che hanno bisogno di ulteriori e più diligenti ricerche» fossero esaminate dalla Commissione per lo studio della popolazione, della famiglia e della natalità, rimettendosi al giudizio del papa e senza quindi proporre «soluzioni concrete»[21]: nel 1968 venne pubblicata infine l'enciclica Humanae Vitae.

L'ecumenismo e la libertà religiosa[modifica | modifica sorgente]

Il decreto Unitatis Redintegratio sull'unità delle confessioni cristiane e la dichiarazione Nostra Aetate sulle religioni non cristiane riconobbero invece la presenza di "semi di verità" anche nelle altre Chiese cristiane e nelle altre confessioni religiose, rispettivamente. Si ribadì che Cristo era la Verità e l'unica Via per giungere al Padre, ma si riconobbe il ruolo delle altre realtà religiose nel contribuire all'elevazione morale del genere umano. In particolare, la Nostra Aetate contiene il ripudio dell'antisemitismo teologico.

Di conseguenza, con la dichiarazione Dignitatis Humanae la Chiesa cattolica accettò e fece proprio il principio della libertà religiosa, cioè che all'uomo deve essere garantita la libertà di credere (rifiutando quindi l'ateismo di stato) e allo stesso tempo la fede non deve essere imposta con la forza, concetto che solo apparentemente in passato veniva rifiutato, come mostrato da vari autori (Dalla Torre, La città sul monte).

Elenco dei documenti conciliari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Documenti del Concilio Vaticano II.

Si dividono in 4 Costituzioni, 9 Decreti e 3 Dichiarazioni.

Il "dopo-concilio"[modifica | modifica sorgente]

Le aspettative per i risultati del concilio, visto da molti come una «nuova Pentecoste», furono ampie sia tra il clero che il laicato, ma rimasero in molti casi irrealizzate. Lo stesso Paolo VI espresse questo parere, annotando allo stesso tempo la perdita di importanza della Chiesa nella società:

« [Sembra che] da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. Non ci si fida più della Chiesa, ci si fida del primo profano che viene a parlarci da qualche giornale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita [...] Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli. »
(Omelia del 29 giugno 1972[22])

Negli anni immediatamente successivi al Concilio, papa Paolo VI e i suoi successori dovettero infatti fare i conti con una profonda emorragia di sacerdoti e religiosi che interpretarono l'attenzione al mondo in maniera diversa dall'effettiva dottrina cattolica. Prese forza il movimento dei "preti operai", già attivo dal secondo dopoguerra in Francia, ma che dopo il Concilio trovò nuovo vigore grazie anche all'approvazione da parte dello stesso Paolo VI di tale pratica, precedentemente ritenuta illegittima da Pio XII e Giovanni XXIII. Nacquero le "Comunità cristiane di base" le quali, soprattutto in Sudamerica, testimoniando la vitalità delle Chiese locali assunsero una dimensione assai rilevante che dura ancora oggi. Sempre in America Latina, molti teologi seguaci della teologia della liberazione abbracciarono la lotta marxista. Da parte opposta, Monsignor Lefebvre rifiutò invece la riforma della liturgia ed altri pronunciamenti di "apertura" del concilio, tra cui quelli sull'ecumenismo, ponendosi di fatto in una situazione di rottura con la Chiesa di Roma.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fraternità Sacerdotale San Pio X.

L'ermeneutica del Concilio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ermeneutica del Concilio Vaticano II.

Una prima difficoltà riguardo all'attuazione dei documenti conciliari fu l'interpretazione del Concilio stesso e dei suoi documenti. Infatti, Giovanni XXIII aveva indicato come scopo del Concilio quello di «approfondire ed esporre» la «dottrina certa e immutabile» della Chiesa[12], mentre alcuni dei pronunciamenti del Concilio stesso sembravano contraddire alcuni elementi della dottrina tradizionale (soprattutto in merito all'ecumenismo e alla libertà di coscienza). Per questo, il Concilio fu considerato da alcuni una vera e propria rivoluzione della dottrina della Chiesa: sia da parte dei "progressisti" (che valutavano positivamente l'apertura al mondo del concilio) sia da parte di alcuni ambienti tradizionalisti (che al contrario erano fortemente critici verso questi pronunciamenti di apertura).

La questione della corretta interpretazione del Vaticano II è stata così affrontata a lungo da storici e teologi, facendo emergere due "ermeneutiche" prevalenti: l'ermeneutica della continuità, secondo la quale il Concilio va interpretato alla luce del magistero della Chiesa precedente e successivo al Concilio e l'ermeneutica della discontinuità, che attribuisce al Concilio un valore in quanto evento cruciale, di rottura con il depositum Fidei tradizionale. La prima linea interpretativa è stata sostenuta da tutti i papi da Paolo VI in avanti e specialmente da papa Benedetto XVI; la seconda linea interpretativa è seguita dai cosiddetti progressisti della "scuola di Bologna" e dai tradizionalisti, sebbene con valutazioni opposte sul valore del Concilio.

Vita ecclesiale[modifica | modifica sorgente]

In generale, il problema della ricezione e dell'applicazione del discusso insegnamento del Concilio nella vita della Chiesa continuò a caratterizzare la vita ecclesiale cattolica della seconda metà del Novecento, anche in merito alla contemporanea "crisi" della fede religiosa tradizionale in Europa.

Nel 1971, nel suo libro "Ciò che credo", il filosofo cattolico Jean Guitton disse che era «prevedibile, anzi inevitabile che ci dovesse essere una crisi all'interno della Chiesa dopo il Concilio». Secondo Guitton, il Concilio aveva avuto il «merito notevole di mettere l'accento su quelle verità di tipo orizzontale di cui la Chiesa cattolica si era disinteressata, o meglio, che aveva considerato evidenti, naturali, tali da non aver bisogno di essere ricordate» (cita ad esempio l'aspetto affettivo e non solo procreativo della vita matrimoniale, il concetto di Messa come «comunione dei cristiani tra loro», l'idea della liturgia come «parola, insegnamento comunicato agli uomini, una prassi», la nozione di peccato collettivo, il carattere comunitario della preghiera, la bellezza del creato e del mondo). Tuttavia, aggiungeva che «Non c'è di peggio della corruzione dell'eccellente, dato che ogni perfezione può subire un'inversione, tanto più radicale quanto più la perfezione originaria è elevata Il pericolo dell'epoca contemporanea sarebbe quello di considerare, per un fenomeno di inversione, le verità verticali come simboli delle verità orizzontali [...] Tanto ero sensibile all'urgenza di una riforma, altrettanto sono sensibile alle difficoltà che minacciano una riforma imprudente o troppo precipitosa».[23]

Nel 1985 il cardinale Joseph Ratzinger affermava, riguardo alla "crisi" del post-concilio, che «nelle sue espressione ufficiali, nei suoi documenti autentici, il Vaticano II non può essere ritenuto responsabile di questa evoluzione che – al contrario – contraddice radicalmente sia la lettera che lo spirito dei Padri conciliari». Spiegava quindi che «se per "restaurazione" intendiamo la ricerca di un nuovo equilibrio dopo le esagerazioni di un'apertura indiscriminata al mondo, dopo le interpretazioni troppo positive di un mondo agnostico e ateo; ebbene, allora una "restaurazione" intesa in questo senso è del tutto auspicabile ed è del resto già in atto nella Chiesa. In questo senso si può che dire che è chiusa la prima fase dopo il Vaticano II. [...] Credo anzi che il tempo vero del Vaticano II non sia ancora venuto, che la sua recezione autentica non sia ancora cominciata»[24]. Nel 2013, dopo la sua ascesa al soglio petrino, ritornando sull'argomento disse: «Il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale. Ma la forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale».[25]

Nel 2010, il gesuita Bartolomeo Sorge indicava tre acquisizioni teologiche del concilio che più si sarebbero rivelate «feconde e innovative» nella ricezione del Concilio da parte della realtà ecclesiale:[26]

  1. l'ecclesiologia di comunione che caratterizza la concezione di Chiesa della costituzione Lumen Gentium e che, da un punto di vista storico, segnò il passaggio dalla concezione prevalente di Chiesa come «società perfetta» a quella di «popolo di Dio»
  2. la teologia delle realtà terrestri, che avrebbe portato i cattolici a guardare il mondo con uno sguardo di maggiore fiducia e indipendenza per le realtà temporali e profane (nell'ottica di una «laicità da intendere positivamente»)
  3. la teologia biblica, ovvero la considerazione della Bibbia come «libro aperto» a tutti.

La riforma liturgica[modifica | modifica sorgente]

Consacrazione di un altare versus populum (rivolto verso il popolo)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma liturgica.

Una delle principali conseguenze del concilio fu il rinnovamento della liturgia e la definizione del nuovo rito per la Messa, elaborata da una Commissione liturgica presieduta da Annibale Bugnini (nominato già ai tempi di Pio XII).

Le riforme apportate nella liturgia sono una delle eredità del concilio più evidenti soprattutto per i fedeli: il rinnovamento, andando oltre le stesse prescrizioni della costituzione Sacrosanctum Concilium in certi punti, comportò di fatto l'abbandono del latino (indicato invece dai padri conciliari come lingua privilegiata, seppure non esclusiva, del culto cristiano occidentale) e la modifica, la riformulazione o anche l'eliminazione di alcune parti del rito precedente, specie se non attestate dalla tradizione del primo millennio cristiano.

Tra le innovazioni risalta anche il distacco degli altari dalle pareti (usati per la messa tridentina), portandoli al centro del presbiterio[27]; l'altare, che dev'essere unico (come unico è quel Cristo che simboleggia), non poteva più ridursi a una mensola, ma doveva risultare in tutto e per tutto una mensa, attorno a cui il celebrante principale e i ministri potessero correttamente disporsi (o ambulare per l'incensazione), come attestato nella prassi più antica. Ciò ha portato di conseguenza a uno spostamento del sacerdote, non più voltato verso il tabernacolo (luogo della riserva eucaristica), voltando le spalle ai fedeli, ma rivolto verso l'assemblea celebrante (versus populum). Nonostante tale pratica in quanto tale non sia prevista in alcun documento del Concilio, essa è giustificata dall'importanza teologica dell'assemblea stessa ed è stata successivamente adottata nel Messale romano[28]. L'innovazione, dunque, può essere dedotta dal significato rinnovato che venne attribuito dal Vaticano II alla celebrazione liturgica, in cui viene messo in evidenza il ruolo del sacerdozio battesimale, che comporta una partecipazione attiva del popolo di Dio alla liturgia stessa.[29]

L'ecumenismo[modifica | modifica sorgente]

Il Concilio segnò inoltre con il passare degli anni una rinnovata fase per quanto riguarda l'ecumenismo (già avviato agli inizi del secolo), e negli anni successivi alla sua chiusura vennero aperti dialoghi bilaterali con numerose confessioni cristiane, tra i quali la Comunione Anglicana (1966), la Federazione Luterana Mondiale (1967), la Chiesa ortodossa (1980).[30][31]

Il rapporto con gli ebrei[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Paolo II in visita alla sinagoga di Roma nel 1986

Il Concilio determinò inoltre una svolta decisiva nei rapporti della Chiesa cattolica con l'Ebraismo, che rese possibile la visita di papa Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma il 13 aprile 1986.[32]

Nel 2010, in occasione della visita alla sinagoga di Roma di Benedetto XVI, il rabbino capo Riccardo Di Segni ha ribadito l'importanza del Concilio nel dialogo ebraico-cristiano affermando che «se quel che ha portato il Concilio Vaticano II venisse messo in discussione, non ci sarebbe più opportunità di dialogo»[33]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gabriele De Rosa, Giorgio Cracco, Il papato e l'Europa, Rubbettino Editore, 2001, p. 237, ISBN 978-88-498-0222-1.
  2. ^ a b Andrea Riccardi, Il Papa all'origine del Concilio, in Concilio Vaticano II. Ricerche e documenti. 4, 2004, pp. 25-40.
  3. ^ Testo integrale dell'enciclica Ubi Arcano Dei Consilio. URL consultato il 17 aprile 2013.
  4. ^ Andrea Riccardi, Preparare il Concilio: Papa e Curia alla vigilia del Vaticano II, in Le Deuxième Concile du Vatican (1959-1965), Collection de l'École Française de Rome, 113, Roma, 1989, pp. 181-184.
  5. ^ Giovanni Caprile, Un nuovo progetto di concilio al tempo di Pio XII, in Il Concilio Vaticano II. Annunzio e preparazione. Parte 1, pp. 15-35.
  6. ^ Benny Lai, Il Papa non eletto: Giuseppe Siri, cardinale di Santa Romana Chiesa, Roma e Bari, Laterza, 1993, p. 179.
  7. ^ Papa Giovanni XXIII, Annuncio del Sinodo romano, del Concilio ecumenico e dell'aggiornamento del Codice di Diritto Canonico, 25 gennaio 1959.
  8. ^ Joseph Ratzinger, La mia vita. Ricordi (1927-1977), San Paolo, 1997.
  9. ^ Papa Giovanni XXIII, Costituzione Apostolica Humanae salutis, 25-12-196.
  10. ^ Papa Giovanni XXIII, Lettera Apostolica Motu Proprio Consilium, 2 febbraio 1962.
  11. ^ Papa Giovanni XXIII, Paenitentiam agere, Lettera Enciclica nella quale si invita a fare penitenza per il buon esito del Concilio, 1º luglio 1962.
  12. ^ a b c Papa Giovanni XXIII, Discorso per la solenne apertura del SS. Concilio, 11 ottobre 1962.
  13. ^ Papa Giovanni XXIII, Saluto ai fedeli partecipanti alla fiaccolata in occasione dell'apertura del Concilio ecumenico Vaticano II 11-10-1962.
  14. ^ Papa Paolo VI, Qui fausto die, 22 giugno 1963.
  15. ^ Papa Paolo VI, Discorso per l'apertura del secondo periodo del SS. Concilio, 20 settembre 1963.
  16. ^ Papa Paolo VI, Allocuzione in occasione dell'ultima sessione pubblica del Concilio Vaticano II, 9 dicembre 1965.
  17. ^ Papa Paolo VI, Omelia per il centenario della morte di Pio IX, 505-03-1978.
  18. ^ Cost. Dog. Lumen Gentium, § 22
  19. ^ Papa Giovanni Paolo II, enciclica Tertio Millennio Adveniente n. 36
  20. ^ Cost. Dog. Gaudium et Spes, §§ 50-51
  21. ^ Cost. Dog. Gaudium et Spes, cap. I, nota 14
  22. ^ Papa Paolo VI, Omelia in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno 1972. URL consultato il 3 novembre 2009.
  23. ^ Jean Guitton, Crisi attuale della fede cattolica in Ciò che credo, Milano, Bompiani Tascabili [1971], 1995.
  24. ^ Joseph Ratzinger, Vittorio Messori, Un concilio da riscoprire in Rapporto sulla fede, Milano, San Paolo, 1985.
  25. ^ Benedetto XVI, Incontro con i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma, Benedetto XVI, 14 febbraio 2013.
  26. ^ B. Sorge, La traversata, op. cit., cap. 1
  27. ^ J. Ratzinger, Introduzione a Uwe Michael Lang, Rivolti al Signore. L'orientamento nella preghiera liturgica", Cantagalli, 2008.
  28. ^ Ordinamento generale del Messale Romano, § 299: «L'altare sia costruito staccato dalla parete, per potervi facilmente girare intorno e celebrare rivolti verso il popolo: la qual cosa è conveniente realizzare ovunque sia possibile. L'altare sia poi collocato in modo da costituire realmente il centro verso il quale spontaneamente converga l'attenzione dei fedeli»
  29. ^ Cost. Dogm. Sacrosantum concilium, § 48
  30. ^ Eleuterio F. Fortino, I passi avanti dell’ecumenismo in Il giornale del pellegrino, 7 marzo 2000.
  31. ^ Walter Kasper, Il carattere teologicamente vincolante del Decreto sull'ecumenismo del Concilio Vaticano II "Unitatis redintegratio" in L'Osservatore Romano, 9 novembre 2003.
  32. ^ Papa Giovanni Paolo II, Incontro con la comunità ebraica della città di Roma, 13 aprile 1986.
  33. ^ Il Papa in Sinagoga, tra i sorrisi clima disteso dopo le polemiche in Corriere della Sera, 17 gennaio 2010. URL consultato il 10 febbraio 2010.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Documentari[modifica | modifica sorgente]

  • Il Concilio Vaticano II prodotto da Nova T, distribuito da HDH Communications; 2006.
  • Alberto Melloni, a cura di L. Bizzarri, Il Concilio. Storia del Vaticano II, Edizioni RAI - ERI, Roma 2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Alberigo (diretta da), Alberto Melloni (a cura di): Storia del Concilio Vaticano II, Peeters/Il Mulino, Bologna, 1995-2001, 5 voll.
  • Giuseppe Alberigo: Breve storia del Concilio Vaticano II, Il Mulino, Bologna 2005
  • Agostino Marchetto: Il Concilio ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2005
  • Michael Bredeck: Das Zweite Vatikanum als Konzil des Aggiornamento. Zur hermeneutischen Grundlegung einer theologischen Konzilsinterpretation (Paderborner theologische Studien, 48), Paderborn: Ferdinand Schöningh 2007 (ISBN 978-3-506-76317-4)
  • Ralf van Bühren: Kunst und Kirche im 20. Jahrhundert. Die Rezeption des Zweiten Vatikanischen Konzils (Konziliengeschichte, Reihe B: Untersuchungen), Paderborn: Ferdinand Schöningh 2008 (ISBN 978-3-506-76388-4)
  • Bartolomeo Sorge, La traversata. La Chiesa dal Concilio Vaticano II a oggi, Mondadori, Milano, 2010
  • Roberto de Mattei: Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Lindau, Torino, 2010
  • Brunero Gherardini: Concilio Vaticano II. Il discorso mancato, Lindau, Torino, 2011
  • Brunero Gherardini: A domanda risponde. In dialogo con Karl Barth sulle sue "Domande a Roma" , Frigento: Casa Mariana Editrice, 2011 (ISBN 978-88-905611-1-5). Una ragionata risposta alle domande sul Concilio Vaticano II poste da Karl Barth nel 1967 nel suo "Ad limina apostolorum."
  • Stefano Manelli e Padre Serafino Maria Lanzetta (a cura di): Concilio Vaticano II, un concilio pastorale. Analisi storico-filosofico-teologica, Frigento: Casa Mariana Editrice, 2011 (ISBN 978-88-905611-2-2). Con saggi di Roberto De Mattei, Brunero Gherardini, Florian Kolfhaus, Padre Serafino Maria Lanzetta, Rosario Sammarco, Athanasius Schneider.
  • Mauro Velati: Dialogo e rinnovamento. Verbali e testi del segretariato per l'unità dei cristiani nella preparazione del concilio Vaticano II (1960-1962), Il Mulino, Bologna, 2011
  • John O'Malley SJ, What happened at Vatican 2, Belknap Press of Harvard University Press, 2008. Traduzione italiana: Che cosa è successo nel Concilio Vaticano II, Vita e Pensiero, Milano, 2010
  • Lucio Coco, I grandi temi del Concilio Vaticano II, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2012
  • Brunero Gherardini: Il Vaticano II. Alle radici d'un equivoco, Torino: Lindau, 2012. Un primo avvio del 'discorso mancato.'

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