Concilio di Calcedonia

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Concilio di Calcedonia
Concili ecumenici delle Chiese cristiane
Data 451
Accettato da anglicani, cattolici, luterani, ortodossi, vetero-cattolici (IV)
Concilio precedente Concilio di Efeso
Concilio successivo Concilio di Costantinopoli II
Convocato da Imperatore Marciano
Presieduto da Una commissione governativa di funzionari e senatori, capeggiata dal patrizio Anatolio
Partecipanti 370 circa
Argomenti Monofisismo, cristologia, natura umana e divina di Gesù, giudizio sui documenti del secondo concilio di Efeso
Documenti e pronunciamenti 28 canoni, Credo di Calcedonia, Condanna del monofisismo

Il concilio di Calcedonia è il quarto concilio ecumenico della storia del cristianesimo ed ebbe luogo nella città omonima nel 451.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Venne convocato dall'imperatore romano d'Oriente Marciano (450-457) e dall'imperatrice Pulcheria sua moglie. Le sedute cominciarono l'8 ottobre 451. Contarono fra i cinquecento e i seicento vescovi. In continuità con i concili precedenti, vennero trattati argomenti cristologici. Inoltre vi fu condannato il monofisismo di Eutiche e di Dioscoro, in chiara opposizione con il secondo concilio di Efeso del 449, non riconosciuto.

Certamente al successo del Concilio contribuirono le pressioni del cugino di Pulcheria, Valentiniano III (425-455), imperatore d'Occidente, il quale agì in accordo con papa Leone I. Quest'ultimo, nel 450, aveva inviato una missione, capeggiata dal vescovo di Como Abbondio, originario di Tessalonica: egli ottenne che Anatolio (Patriarca di Costantinopoli dal 449 al 458) accettasse una lettera che Leone aveva indirizzato nel 449 al suo predecessore Flaviano (martirizzato dai sostenitori del monofisismo di Eutiche). La lettera è tuttora ricordata col nome Tomus ad Flavianum.

Tuttavia papa Leone rifiutò di accettare il ventottesimo canone del concilio, che sanciva la preminenza del patriarcato di Costantinopoli su quelli di Antiochia e di Alessandria e la sua uguaglianza alla sede apostolica della ''vecchia'' Roma in base all'argomento che Costantinopoli era la nuova sede dell'Impero, la Nuova Roma.

Pulcheria era molto devota, ma le stava altrettanto a cuore la preservazione dell'unità dell'impero, già messa sufficientemente a dura prova dai popoli barbari; ultima la minaccia di Attila, che venne sventata da Ezio ai Campi Catalaunici nel 451, l'anno del Concilio. L'anno dopo gli Unni invasero l'Italia, fermati sembra solo da papa Leone.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La prima conseguenza del concilio fu la separazione delle antiche chiese orientali, dichiarate eretiche perché apparentemente monofisite, cosa che porterà presto alla perdita di tutto il territorio medio-orientale in favore dell'invasione arabo-islamica.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • The Ecclesiastical History of Evagrius: A History of the Church from AD 431 to AD 594, transl. Edward Walford, 1846.
  • Charles Joseph Hefele, A History of the Councils of the Church from the Original Documents. 5 voll. (in part. vol. III) Edinburgh 1883
  • John Meyendorff, Christ in Eastern Christian Thought, Washington D.C. 1969
  • R.V. Sellers, Two Ancient Christologies, London 1940
  • R.V. Sellers, The Council of Chalcedon: A Historical and Doctrinal Survey, London 1961

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]