Chiesa di Gerusalemme

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Il Tempio di Gerusalemme, frequentato anche dai giudeo-cristiani prima della sua distruzione.

La Chiesa di Gerusalemme è la più antica delle chiese cristiane. Essa ebbe una grande importanza nel I secolo, fino alla distruzione della città da parte dei romani nel 70 e anche in seguito, in tono minore, fino alla seconda distruzione della città sacra da parte di Adriano nel 135 e la sua rifondazione come Aelia Capitolina.

Origini e caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Le fonti a disposizione per la storia delle origini di questa chiesa sono il Nuovo Testamento, in particolare gli Atti degli Apostoli e alcune lettere di San Paolo in cui si fa cenno ai conflitti con questa Chiesa, la Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea (in cui si utilizzano altre fonti più antiche) e l'opera di Giuseppe Flavio.

Stando al racconto del Nuovo Testamento, dopo che Gesù fu messo a morte (probabilmente nel 30), dopo tre giorni resuscitò ed apparve agli apostoli (in particolare Pietro e Giacomo), ad altri discepoli ed a più di 500 persone contemporaneamente [1]. Questo gruppo di persone, di origine eterogenea (ad esempio gli Apostoli erano galilei quindi non originari di Gerusalemme), decise di stabilirsi nella città santa degli ebrei nella probabile convinzione che da lì a poco avrebbe avuto luogo la fine dei tempi. Queste persone, ebrei e proseliti, erano considerate una delle tante sette giudaiche che allora componevano il variegato mondo religioso ebraico. Il gruppo non era omogeneo nemmeno nelle convinzioni. Dagli scritti neotestamentari (in particolare gli Atti degli apostoli) è possibile riconoscere almeno tre gruppi con visioni abbastanza differenti su come intendere il nuovo Vangelo, che peraltro allora non esisteva ancora in forma scritta:

  • gli "Ellenisti", gruppo legato alla figura di Stefano;
  • un altro gruppo maggioritario, legato prima a Pietro e poi a Giacomo, fratello del Signore;
  • un terzo gruppo, legato a Giovanni, che elaborò una teologia originale su Gesù e sulla sua relazione con Dio, che in seguito diverrà predominante in tutta la Chiesa, assieme al pensiero di Paolo.

Il gruppo degli Ellenisti aveva un atteggiamento piuttosto sovversivo nei confronti delle istituzioni ebraiche, in particolare del tempio, e ciò portò ad uno scontro con il sinedrio, con la morte di Stefano e l'allontanamento della comunità da Gerusalemme. Essi si trasferirono quindi ad Antiochia e lì cominciarono a predicare anche a proseliti dell'ebraismo di origine non ebraica, costituendo le prime comunità cristiane composte da membri non nati nell'ebraismo.

Della Chiesa di Gerusalemme, San Paolo dichiara che era basata su tre "colonne": Giacomo, Pietro e Giovanni. San Pietro si era dovuto allontanare ben presto dalla città, dopo che era stato messo in prigione da Erode Agrippa I (e ne era miracolosamente fuggito), e dopo che venne ucciso Giacomo il Maggiore.

La chiesa proseguì sotto la guida di Giacomo il Giusto, fratello del Signore, divenuto capo della chiesa. I giudeo-cristiani praticavano integralmente la legge ebraica e pregavano regolarmente nel tempio di Gerusalemme, tollerati dalle altre componenti del giudaismo precedente alla distruzione della città santa. Giuseppe Flavio scrive che quando Giacomo venne ucciso, nel 62, la sua morte provocò sconforto presso i farisei della città. Poco tempo dopo la comunità cristiana si allontanò da Gerusalemme per trasferirsi a Pella, in Giordania.

La Chiesa di Gerusalemme intratteneva rapporti anche con le altre chiese che cominciavano a formarsi nella diaspora in seguito alla predicazione di Paolo. Queste chiese ponevano anche un problema di tipo teologico, in quanto erano composte da ebrei ma anche da numerosi greci sia proseliti che provenienti dal paganesimo, e l'interpretazione di Paolo della predicazione di Gesù metteva in disparte la legge mosaica, rispettata invece a Gerusalemme. Ciò portò ad uno scontro tra le due visioni, di cui si hanno traccia nella lettera ai Galati e probabilmente nella seconda lettera ai Corinti. Il libro degli Atti degli apostoli dà invece un resoconto privo della conflittualità che probabilmente accompagnò la soluzione della questione, nel compromesso del cosiddetto Concilio di Gerusalemme (intorno al 49), in cui si diedero disposizioni per rendere accettabili i costumi dei convertiti dal paganesimo anche ai giudeo-cristiani.

Successori della chiesa di Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

Eusebio di Cesarea descrive così il seguito della chiesa dopo Giacomo:

« Dopo il martirio di Giacomo e la conquista di Gerusalemme immediatamente seguita, si dice che gli apostoli e i discepoli del Signore che erano ancora in vita si radunarono da tutte le direzioni assieme a coloro che erano legati al Signore da vincoli di carne (poiché la maggioranza d'essi era ancora in vita), per decidere chi fosse degno di succedere a Giacomo.

All'unanimità venne scelto Simeone, il figlio di Cleopa, di cui anche il vangelo fa menzione, come degno successore al seggio episcopale di quella sede. Egli era un cugino, come si diceva, del Signore, in quanto Egesippo segnala che Cleopa era un fratello di Giuseppe" »

((Libro III cap XI hist. eccl.))
« Della famiglia del Signore vivevano ancora i nipoti di Giuda, di cui si diceva che fosse il fratello del Signore secondo la carne.

Essendosi diffusa la voce che essi appartenevano alla stirpe di Davide, furono portati all'imperatore Domiziano per Evocatus, poiché Domiziano temeva la venuta di Cristo allo stesso modo di Erode. Egli chiese loro se fossero discendenti di Davide, al che essi risposero affermativamente. Poi fu loro chiesto quante proprietà o quanto denaro avessero. Entrambi risposero che avevano solo novemila denari, suddivisi in due metà ciascuno. La proprietà non consisteva in argento, ma di un fondo di soli trentanove acri, sul quale pagavano le tasse e che coltivavano direttamente. Al che mostrarono le loro mani, assieme alla rozzezza dei loro corpi e ai calli provocati dalla fatica come prova della loro attività. Quando fu chiesto loro di Cristo e del suo regno, di che specie fosse e dove e quando sarebbe dovuto manifestarsi, essi risposero che il regno non era temporale o terrestre, ma celeste e angelico, che sarebbe apparso alla fine del mondo, quando sarebbe venuto nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e a rendere a ciascuno secondo le sue opere. All'udire ciò Domiziano non ritenne di procedere oltre, ma giudicandoli di nessuna importanza li lasciò andare, e decretò di non perseguitare la chiesa. Ma al loro rilascio essi governarono le chiese poiché erano testimoni e parenti del Signore. La pace fu quindi ristabilita, e vissero fino al tempo di Traiano. Questo è quanto riporta Egesippo.

Anche Tertulliano menziona Domiziano con le seguenti parole: "Domiziano, che condivideva la crudeltà di Nerone, cercò inizialmente di comportarsi allo stesso modo. Ma siccome egli possedeva, suppongo, una certa intelligenza, cessò ben presto, e richiamò coloro che erano stati banditi. In seguito, dopo che Domiziano ebbe regnato per 15 anni, e Nerva gli succedette all'impero, il Senato di Roma, secondo gli scrittori che riportano la storia dell'epoca, votò per la cancellazione dell'onore di Domiziano, e quelli che erano stati ingiustamente banditi poterono ritornare alle loro case e riacquisire i loro beni. fu in quest'epoca che Giovanni poté rientrare dall'esilio nell'isola e stabilirsi a Efeso, secondo l'antica tradizione cristiana. »

((Libro III cap XX hist. eccl.))

Vescovi giudeo-cristiani di Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

Secondo Eusebio di Cesarea

« Siccome i vescovi della circoncisione ebbero termine dopo la rivolta di Bar Kokba, è giusto a questo punto esporre l'elenco dei loro nomi dal principio. Il primo quindi fu Giacomo, il cosiddetto fratello del Signore; il secondo Simeone, il terzo Giusto, il quarto Zaccheo; il quinto Tobia, il sesto Beniamino; il settimo Giovanni; l'ottavo Mattia; il nono Filippo; il decimo Seneca, l'undicesimo Giusto, il dodicesimo Levi, Il tredicesimo Efrem, il quattordicesimo Giuseppe, e infine i quindicesimo Giuda. Questi sono i vescovi di Gerusalemme vissuti dal tempo degli apostoli fino a quella data, tutti appartenenti alla circoncisione. »
(Libro IV della Storia ecclesiastica, capitolo 5,34)

Chiese cristiane oggi a Gerusalemme[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Patriarcato di Gerusalemme.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ 1Corinzi 15,5-7.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]